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I dati Istat non ingannino: parlare di crescita dell’economia agricola meridionale rischia di essere esagerato se non inesatto. Lo sostiene il presidente nazionale della Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino, secondo cui “la ventata di ottimismo che ha fatto seguito alla diffusione delle rilevazioni sull’andamento dell’economia agricola meridionale nel 2015 richiede una lettura approfondita che non può prescindere da alcune riflessioni sui singoli comparti produttivi”. 

Stando all’Istituto nazionale di Statistica, il Mezzogiorno registra il primo recupero del Pil (+1%) dopo sette anni di cali ininterrotti, con un eclatante +7,3% del valore aggiunto del comparto agricolo. “Un segnale positivo che testimonia la dinamicità del settore agricolo e certifica gli sforzi quotidiani delle imprese, ma non si può ignorare che a tale crescita non sia seguito un adeguato trasferimento reddituale agli imprenditori”, commenta Scanavino.

“Sono ancora molte le produzioni simbolo dell’agricoltura del Mezzogiorno che vivono uno stato di grande difficoltà: se si guarda ad esempio ai prezzi pagati agli agricoltori, le ultime quotazioni indicano un calo generale del 4,6%. Una contrazione che supera i 15 punti percentuali per la frutta e il 30% per l’olio d’oliva, settore particolarmente penalizzato dalla mancata gestione dell’emergenza Xylella. Senza dimenticare le difficoltà che hanno caratterizzato l’ultima campagna agrumicola e i problemi di alcuni ortaggi come ipomodori”.
 
Non va trascurata poi, prosegue il leader Cia, il fatto che, come testimoniano i dati delle Camere di Commercio, nel primo trimestre 2016 hanno chiuso oltre 6.200 aziende agricole del Sud: un dato che equivale al 40% delle cessioni avvenute su tutto il territorio nazionale.
 
Anche sul fronte internazionale restano in campo la questione embargo con la Russia e si apre la questioneRegno UnitoPer queste ragioni, secondo la Cia, è opportuno siano messe in campo politiche necessarie a rilanciare la redditività degli agricoltori sia sul fronte nazionale sia su quello comunitario. E a proposito delle affermazioni di ieri del responsabile del Mipaaf sulla proroga dell’embargo  Scanavino annota che “finalmente il ministro Martina, nonché alcuni esponenti del mondo istituzionale, politico e associativo sembrano aver preso coscienza della gravità della situazione: gli agricoltori italiani ora si augurano che segua un impegno in sede diplomatica per una risoluzione celere e definitiva della crisi”.
Italiafruit

>>>ANSA/ BATTAGLIA REGOLE NEL PD; RENZI, SU SEGRETERIA DECIDERO'

di  Andrea Del Monaco

Per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 2015 e il 2016 sono «anni di crescita moderata», l’occupazione è cresciuta, tuttavia «non possiamo accontentarci di numeri limitati rispetto alla dimensione del problema». Parole sacrosante! Per creare lavoro occorre investire, soprattutto nel meridione che affoga nella crisi: per farlo occorre sapere quanti soldi sono disponibili. Il presidente del consiglio Renzi ha firmato con il Presidente Pittella il Patto per la Basilicata: promessi 4 miliardi! Il 26 aprile il Presidente Emiliano ha scritto al Presidente Renzi chiedendo se il Governo abbia tagliato il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc) al Sud. Emiliano dice la verità: il Sud ha subito un taglio di 17 miliardi.

Nel contempo la Cgia di Mestre lancia l’allarme: rischiamo di perdere 9 miliardi di Fondi Ue non spesi nel ciclo 2007-2013. 7 (di quei 9) miliardi avanzati sono del Sud. E il 23 aprile il Sottosegretario De Vincenti al Corriere della Sera risponde che «la Cgia confonde le certificazioni di spesa con i pagamenti e che tutte le risorse sono state spese». In realtà ha ragione la Cgia: non si devono confondere i pagamenti con la spesa certificata. Il Sud non è una colonia: i cittadini meridionali hanno il diritto di sapere quanti soldi saranno investiti nei loro territori. E hanno anche il diritto ad un progetto strategico sulle infrastrutture e sul sistema produttivo meridionale: al contrario, il Masterplan per il Sud è diventato una semplice sommatoria di patti locali senza una visione complessiva.

Vediamo con ordine. I dati sul Fsc sono rintracciabili nella tabella E allegata alla Legge di Stabilità 2016. Il Fsc ammonta a 38,7 miliardi. Secondo la Legge di Stabilità 2014, l’80% della dotazione del Fsc deve essere investito nel Mezzogiorno. Facciamo i conti della massaia. L’80% di 38,7 miliardi è pari a 30,9 miliardi: questa è la quota del Sud. Bene, il Masterplan per il Sud destina al meridione solo 13,4 miliardi di Fsc. 13,4 non 30,9 miliardi. Mancano 17,5 miliardi. Non è finita qui: l’allocazione di quei soldi è spalmata negli anni e quindi rinviata: 2,7 miliardi nel 2016, 3 miliardi nel 2017, 3,1 miliardi nel 2018, 29,7 miliardi per gli anni 2019 e seguenti. Insomma, poichè la spesa di 29,7 miliardi è rinviata a dopo il 2019, concretamente quei 38 miliardi sono una favola. Ogni lettore può leggere la Relazione sulle Aree Sottoutilizzate allegata al Def (il Documento di Economia e Finanza del governo) alle pagine 43-46 e avere conferma. Inoltre, poiché il Fsc viene ridotto e la sua spesa viene posposta, non ci sono i soldi per realizzare le infrastrutture meridionali. Andando sul sito dei contratti istituzionali di sviluppo del Ministero dei Trasporti (http://operecis.gov.it/site/cis/home.html), contratti pagati dal FSC, si capisce come manchino 11,4 miliardi. La dorsale ferroviaria Napoli-Bari- Lecce- Taranto costa 7,1 miliardi: al 31 dicembre 2015 sono stati spesi 700 milioni, servono 6,4 miliardi per concludere l’opera. Va meglio alla dorsale ferroviaria Salerno- Reggio Calabria: costa 504 milioni: al 31 dicembre 2015 sono stati spesi solo 207 milioni, servono altri 296 milioni. Difficile il completamento della dorsale ferroviaria Messina- Catania- Palermo: costa 5,1 miliardi: sono stati spesi 1058 milioni, servono altri 4 miliardi. Infine l’Autostrada Sassari/Olgiastra costa 930 milioni: sono stati spesi 215 milioni, servono altri 715 milioni. Queste quattro opere costano 13,6 miliardi: al 31 dicembre sono stati spesi per la loro realizzazione 2,18 miliardi, servono altri 11,47 miliardi. Quindi, poiché il governo riduce la dotazione del Fsc per il Sud, poiché il governo pospone la spesa della maggior parte di quei soldi agli anni successivi al 2019, non è chiaro quando la dorsale ferroviaria Salerno-Reggio Calabria o quella Napoli-Bari-Lecce-Taranto verranno realizzate. Ma non è finita qui. Nel ciclo 2007- 2013 l’Italia aveva una dotazione di programmi cofinanziati dai fondi strutturali di 46,4 miliardi: al 31 dicembre 2015 ne ha spesi 37,1 miliardi secondo il dato della spesa certificata dalla Commissione Europea; avanzano 9,3 miliardi. Questo è il dato citato dalla CgiaA di Mestre ed è quello importante per Bruxelles.

Al contrario De Vincenti cita il dato dei pagamenti rendicontabili, pari a 43,3 miliardi. Il 31 dicembre 2015 era la data ultima per certificare la spesa dei Fondi Ue. Per non perdere la quota europea di quei 9 miliardi, l’Italia deve anticipare i soldi e rispettare due scadenze: entro il 31 marzo 2017 deve concludere la realizzazione dei progetti «normali»; entro il 31 marzo 2019 deve concludere i progetti «non funzionanti» ( non completati e in uso alla chiusura dei vecchi programmi). Per esempio, sul dragaggio del porto di Napoli la Campania non ha speso nulla dei 154 milioni stanziati, di cui 115 erano europei; la Campania, se non dragherà il porto anticipando i soldi, perderà quei 115 milioni Ue. Per tale ragione il dato importante è quello della spesa certificata e non quello dei pagamenti.

il Manifesto

Sinistra italiana scommette sulla Sicilia

di Antonella Sferrazza

A che punto è Sinistra Italiana? Si sa che  il 19 20 e 21 Febbraio, a Roma, ci sarà una manifestazione nazionale. Il via, si dice, all’organizzazione del partito della Sinistra. “Una Sinistra di governo, ma Sinistra”, ci dice Tommaso Lima, coordinatore a Palermo di Futuro a Sinistra. Il nostro è un blog di informazione, come ricordiamo spesso, che punta a raccontare l’Italia vista dal Sud. Oggi proveremo a raccontare Sinistra Italiana vista dalla Sicilia.

Oltre a Tommaso Lima cercheremo di capirne di più dando la parola anche ad Angelo Forgia. Non è un caso che abbiamo deciso di fare una chiacchierata con loro due. Il primo – Tommaso Lima – è cresciuto nel vecchio Pci, ed oggi si trova molto a disagio nel vedere quello che dovrebbe essere il suo partito – il PD – che con Renzi sulla plancia di comando (e al governo del Paese) non sembra avere molto a che vedere con le ragioni storiche della sinistra. Lo stesso discorso vale per Angelo Forgia, di tradizioni socialiste, anche lui lontano dal renzismo.

 

Tommaso Lima parte da lontano. Dice: “Penso che possiamo parlare di un momento storico caratterizzato da un restringimento degli spazi di democrazia per come li abbiamo conosciuti dal secondo dopoguerra ad oggi. Oggi ciò che appare trasformato è il mondo del lavoro. Dove sono stati introdotti elementi di forte discrezionalità che hanno portato il nostro Paese indietro, compromettendo alcuni dei diritti dei lavoratori”.

Il coordinatore di Futuro a Sinistra di Palermo ricorda che la crisi italiana si inserisce nella crisi dell’Europa dell’Euro. “Questa crisi – sottolinea Tommaso Lima – nasce dalla rottura del compromesso tra capitalismo e democrazia. Oggi il capitalismo finanziario sembra non avere freni, soggiogando i fattori della produzione, a cominciare dal lavoro. Siamo nel piano di una crisi strutturale, frutto di una politica deflattiva, con una moneta unica – l’Euro – che prima che da accordi economici e monetari avrebbe dovuto essere fondata su valori civili e culturali.Sono molte le istituzioni comunitarie non legittimate democraticamente, alle quali i singoli paesi europei hanno ceduto sovranità in materia economica, mettendo di fatto in mano a queste organizzazioni, controllate dalla finanza, il destino di centinaia di milioni di uomini”.

A Forgia chiediamo di parlare un po’ dell’organizzazione del partito in Sicilia. “Piano piano – ci dice – ci stiamo radicando in tutte le province della nostra Isola. Siamo già presenti a Palermo, a Messina, a Siracusa, a Caltanissetta, a Ragusa, a Siracusa e via continuando. Lavoriamo molto nei territori, a contatto con la gente. Operiamo nel concreto”.

Sia Angelo Forgia, sia Tommaso Lima sono stati tra i fondatori del Megafono, il movimento del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta. Esperienza poi affossata dallo stesso governatore dell’Isola, che ha preferito ripararsi sotto le ali del PD, partito nel quale, del resto, era stato eletto al Parlamento europeo proprio in Sicilia. Crocetta – che da presidente della Regione sta affossando la Sicilia – è sempre stato nel Partito Democratico. ll Megafono, alla fine, è servito solo al solito Giuseppe Lumia – alleato del presidente della Regione siciliana – per farsi rieleggere al Senato nel 2013. Questo perché lo stesso Lumia non aveva i voti per affrontare le primarie del PD siciliano e, di conseguenza, non avrebbe trovato posto nelle liste del Partito Democratico in Sicilia perché la base di questo partito lo detesta.

Oggi Angelo Forgia e Tommaso Lima non sono più con Crocetta. Anzi, a dir la verità, sono stati tra i primi a lasciare il presidente della Regione quando ancora Sinistra Italiana non era stata nemmeno immaginata. Per loro, legati alla sinistra, è stato quasi naturale avvicinarsi al movimento di Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre. 

 

Chiediamo ai nostri interlocutori: Sinistra Italiana è un partiAngelo Forgiato serio o verrà comunque risucchiato da Renzi? Poniamo la domanda perché Renzi ha chiesto a Stefano Fassina – che ha annunciato la candidatura a sindaco di Roma – di partecipare alle primarie del PD. E l’ha chiesto anche a Ignazio Marino. Simpatico Renzi, no? Prima fa fuori Marino dal Campidoglio perché non fa quello che dice lui e poi, come se non fosse successo nulla, gli chiede di partecipare alle primarie…

A questo punto interviene Tommaso Lima. Che spiega:“Renzi ha imbastardito le primarie, che ormai, nelle sue mani, non hanno più limiti e contenuti politici e morali. Il capo del governo del nostro Paese ha usato le primarie per scardinare  la Sinistra italiana e, perché no?, anche la democrazia. Oggi Renzi sta usando le primarie per costruire il partito della nazione con Berlusconi”.

Detto questo, torniamo a Sinistra Italiana. Il partito, in Sicilia, dicono i nostri due interlocutori, si va organizzando. Ma noi vogliamo salire un po’ più su, per provare ad arrivare al cuore politico della questione. SEL, per esempio. Che è passato con Sinistra Italiana.

Domanda secca: voi pensate veramente che Nicki Vendola e i suoi siano sinceri? Hanno veramente lasciato il PD – dove sono stati eletti al Parlamento nazionale – o sono il cavallo di Troia dentro Sinistra Italiana? Non è che sono passati con Fassina, con D’Attorre e con tutti i protagonisti del nuovo soggetto della Sinistra per affossare quest’esperienza?

Tommaso Lima: “Non è così. Vendola e i suoi sono sinceri. Stanno lavorando per una Sinistra alternativa al PD”.

Angelo Forgia: “Anch’io sono convinto che SEL abbia intenzione di dare vita a un soggetto di Sinistra autonomo dal PD. Certo, se SEL si sciogliesse sarebbe tutto più semplice e nessuno porrebbe più certe domande”.

Qualche domanda sulla Sicilia non può mancare. Ovviamente sulla politica siciliana. Inutile chiedere ai due dell’esperienza di Crocetta: “Per noi – dicono in coro Tommaso Lima e Angelo Forgia – Crocetta non esiste più. Del resto, la Regione governata da lui e da chi l’appoggia è fallita. Politicamente, economicamente, finanziariamente e, soprattutto, culturalmente”.

E del PD siciliano che ne dite?

Angelo Forgia: “Perché esiste un PD siciliano?”.

Tommaso Lima: “E’ una formazione politica con il più alto tasso di trasformismo della politica italiana. L’immagine che dà di sé il PD siciliano è una continua transumanza  di ceti politici sena popolo”.

E la Palermo di Leoluca Orlando? Quando Fassina ha lasciato il PD alcuni consiglieri comunali orlandiani si sono mossi, dando l’impressione che Orlando si sarebbe orientato a sinistra. Del resto, il PD, nel capoluogo siciliano, è all’opposizione. Sembrava cosa fatta. Invece, nelle scorse settimane, Orlando ha scavalcato il PD siciliano – che per lui non ha mai contato molto – e ha intavolato una trattativa con il PD romano. E oggi il Comune di palermo è gestito all’insegna del renzismo più sfrenato: tasse per i cittadini a più non posso e servizi che fanno pena.  

Il sindaco era in difficoltà, per la storia del Tram: un progetto costato 320 milioni di Euro. Una somma enorme, peraltro con progetto e lavori contestati dall’Anticorruzione nazionale.

In effetti, 15 chilometri, o giù di lì, di Tram, al costo di 20 milioni di Euro a chilometro sembrano eccessivi. Solo in un Paese di ‘banditi’ una cosa del genere può passare inosservata. Per fortuna che Palermo non è più la ‘Capitale’ mondiale della mafia, altrimenti sarebbe stato un problema…

Intanto la magistratura penale di Palermo ha detto che è tutto regolare. A parte 80 milioni di Euro in più sui quali dovrà indagare la Corte dei Conti. Vedremo come andrà a finire. La speranza che non finisca a tarallucci e vino c’è, se è vero che è stata smantellata (in verità senza morti & feriti) la vecchia gestione della Sezione per le misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ed è finito sotto inchiesta il presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, considerato fino a qualche tempo fa un paladino dell’antimafia.

Tommaso Lima sorride: “Se dobbiamo costruire un soggetto di sinistra in Sicilia, che ci piaccia o no, con Orlando dobbiamo parlare”.

Angelo Forgia: “Sarà perché sono socialista, ma oggi quando penso a Orlando mi viene in mente una frase che Ciriaco De Mita ha pronunciato di recente a Caltanissetta: Orlando ha sempre parlato di me come maestro. Ma io non sono d’accordo”. E in merito alla sua candidatura alle amministrative di Palermo che fosse una sua creatura “Veramente il suo nome mi fu fatto per primo da Salvo Lima”. Beh, ricordi a parte, credo che Tommaso Lima abbia ragione. Anche se io penso che, più che con Orlando, che ormai mi sembra all’ultimo giro, dobbiamo provare a dialogare con i tanti palermitani che hanno votato Orlando, che sono molto interessati a un soggetto di sinistra alternativo al PD”.

  

                                                             “CARTA DI ENNA”

il contributo del“Comitato Futuro a Sinistra Sicilia”per il processo costituente della SinistraItaliana

Preso atto della radicale mutazione genetica che connota oramai in modo visibile e marcato la parabola del PD di Renzi, l’esigenza di dar vita a un ampio, plurale e ricco processo costituente in grado di ridare forza, consistenza organizzativa ed una chiara identità politico-culturale alla Sinistra Italiana, radicandola fortemente nel tessuto sociale e civile del Paese, è un compito urgente e ineludibile. Ripopolare e rivitalizzare lo spazio politico della Sinistra per riaffermarne le sue ragioni è il tema e l’obiettivo improcrastinabile che è richiesto per rivitalizzare la democrazia italiana. La peculiarità della situazione italiana è data dal fatto che, di fronte al tracollo della destra berlusconiana, il PD sta progressivamente occupando il centro del sistema, interpretando in autonomia il ruolo di garante delle politiche di austerità e del progetto di ristrutturazione neoliberista in atto. Puntando ad attrarre l’elettorato deluso della destra, esso rinuncia a rappresentare l’interesse del lavoro e della parte più debole della popolazione, che cerca altrove, spesso in proposte politiche populiste, una propria rappresentanza, o si ritira nell’astensione. Il Pd si fa inoltre promotore del restringimento degli spazi di partecipazione democratica e di un pericoloso indebolimento delle istituzioni di garanzia con il “pacchetto” Italicum-riforma costituzionale”. Inoltre, l’idea di dar vita ad un “partito della nazione” –  approdato ad una fisionomia volutamente indefinita da partito “pigliatutto”, che sotto il mantra della modernizzazione cela la riproposizione di politiche moderate già ipotizzate dalla destra (dai provvedimenti sul jobs act a quelli sulla “Buona scuola” alle riforme costituzionali, dal filo rosso del verticismo “decisionista” e dell’impoverimento dei luoghi della discussione collettiva, dal parlamento allo stesso partito) – costituisce prova della radicale trasformazione della cultura politica della nuova classe dirigente, espressa da Renzi e dal “renzismo”. Sinistra-Italiana

Risiedono anche in queste intenzioni di posizionarsi al “centro”, da parte del PD le ragioni dell’indebolimento di una “SINISTRA” in grado di corrispondere agli attuali e inevitabili processi di globalizzazione. Eppure di una sinistra si sente, oggi più che mai, il bisogno. Una Sinistra Italiana plurale e popolare che sappia intercettare e rappresentare gli interessi di quella maggioranza della popolazione che negli ultimi anni, per effetto dei processi in atto, ha visto aumentare la propria insicurezza e ridurre le condizioni di benessere e prosciugato il ventaglio di opportunità in grado di dare senso al futuro per le nuove generazioni. Una Sinistra Italiana che sappia attrarre e coordinare verso un progetto politico comune quelle risorse intellettuali e di riflessione che pure sono presenti nella società italiana. Nel Pd non c’è spazio per sviluppare un’iniziativa politica e una visione all’altezza della sfida”. Non è un caso che un simile partito raccolga sempre più spesso adesioni di ceto politico e classe dirigente proveniente dal centrodestra: non si tratta solo del ritorno dell’opportunismo e del trasformismo che è parte della storia profonda d’Italia, ma di una ancor più inquietante effettiva sintonia politica, ormai del tutto metabolizzata da un partito permeabile, senza identità, leaderista a Roma e notabilare in periferia.

Da qui dunque le ragioni dell’avvio di un processo politico costituente in grado di riaffermare le ragioni di una politica di sinistra. Tale esigenza trova la sua urgenza anche, e in special modo, in Sicilia, stretta nella morsa di una crisi sociale, occupazionale, di progressivo impoverimento, di mancanza di chiare prospettive di sviluppo e opportunità civili, mentre il quadro politico-istituzionale dell’isola continua a offrire la propria drammatica incapacità e inadeguatezza, con un Governo Crocetta giunto alla sua quarta composizione, avvitato nel suo pressappochismo legislativo e in processi di preoccupante trasformismo politico, causa principale della decennale permanenza di un gelatinoso e vischioso reticolo di connessioni e intrecci burocratico-istituzionali, da cui emergono ed esplodono i molti casi di illegalità, corruzione, scandali e malaffare che mortificano e impediscono la possibilità di un rinnovamento della politica e l’affermazione di una classe dirigente, finalmente libera da condizionamenti e dalle paludi di consorterie presenti nei partiti e nelle Istituzioni.

Con LA CARTA DI ENNA s’intende dar vita e inaugurare, anche in Sicilia, un “processo politico costituente” – aperto, fortemente inclusivo, plurale ed ospitale, fatto di donne, uomini, giovani, lavoratori, studenti, professionisti, intellettuali, ecc.. – verso la ricomposizione organizzativa e radicata, presente in tutti i Comuni dell’Isola, della Sinistra Siciliana, che, guardando positivamente i percorsi avviati in sede nazionale con la costituzione diFuturo a Sinistra all’assemblea di Roma del quattro luglio, con le sue diramazioni locali in tutto il Paese e anche in Sicilia quasi un tutte le province attiva da tempo sotto forma di comitati provinciali ed oggi organizzata come “Comitato Regionale di Futuro a Sinistra Sicilia”, e la più recente costituzione del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana attraverso i percorsi politici in atto aperti dall’Assise del 7 novembre, al Teatro Quirino a Roma, dagli esponenti e parlamentari di SEL e Futuro a Sinistra, il nostro comitato regionale auspica e intende contribuire, anchedalla Sicilia, alla costituzione di un partito che, rifuggendo dalla connotazione “liquida” che Renzi ha inteso conferire al suo PD, sappia dar vita a una forza organizzata e strutturata, ripensata nelle sue forme rispetto alla tradizione irrecuperabile del partito di massa novecentesco, pertanto lontana da nostalgie e passatismi, con meccanismi moderni di partecipazione e comunicazione, consapevole della necessità di “rappresentare” il proprio messaggio politico attraverso personalità autorevoli e “forti” ma non subalterna al leaderismo dilagante, ispirata da cultura di governo, dalla capacità di individuare una propria agenda di priorità che non si limiti a denunciare problemi ma sappia indicare soluzioni politiche praticabili ed efficaci, e perciò lontana tanto dalla pura amministrazione dell’esistente quanto dalla protesta vociante e sterile; consapevole della necessità del consenso ma non prigioniera di populismi e semplificazioni di questioni complesse; che immetta principi e valori antichi (lavoro, diritti, garanzie, partecipazione, europeismo) in un alveo politico e programmatico che ne valorizzi l’attualità e la necessità con un linguaggio nuovo e una cornice di riferimento ispirata ad un moderno umanesimo sociale.

La Sinistra Siciliana è pronta a dare il proprio contributo al consolidamento di tale processo politico, ideale e organizzativo nel quadro nazionale.

                                            Enna, 19 dicembre 2015.

Tasse tagliate del 25% per le aziende agricole

Pubblicato: 25 gennaio 2016 da Sicilia più in Agricoltura, Attualità
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153190866Nella Legge di Stabilità 2016 la pressione tributaria sulle aziende agricole viene tagliata di oltre il 25%, passando dai 2.360 milioni di euro di quest’anno ai 1.760 milioni dell’anno prossimo.

VIA IMU E IRAP DAI TERRENI AGRICOLI 600 milioni di euro di risparmio per le aziende agricole con l’eliminazione totale delle due imposte.

AUMENTO COMPENSAZIONI IVA PER PRODUZIONE DI LATTE E CARNI Oltre 50 milioni di euro per alzare subito la compensazione Iva sulla produzione di latte al 10% e sulle carni bovine e suine (rispettivamente al 7,7% e all’8%).

CREDITO D’IMPOSTA Esteso il credito d’imposta per gli investimenti produttivi anche all’agricoltura e alla pesca nelle aree del Mezzogiorno.

CONTRIBUTI PER LE ASSUNZIONI IN AGRICOLTURA Prevista l’estensione degli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato anche per il settore agricolo.

CASSA INTEGRAZIONE PESCA Per la tutela del reddito dei pescatori e degli operatori ittici viene rifinanziata la cassa integrazione della pesca per 18 milioni per il 2016.

ASSICURAZIONI CONTRO LE CALAMITÁ Confermato il budget di 140 milioni in due anni a sostegno delle assicurazioni contro le calamità.

PROROGA PROGRAMMA NAZIONALE TRIENNALE DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA Il programma 2013-2015 viene prorogato fino al 31 dicembre 2016 e rifinanziato per 3 milioni per il 2016.
RAZIONALIZZAZIONE ENTI: ACCORPAMENTO ISA E SGFA IN ISMEA Per aumentare l’efficienza dell’amministrazione e favorire l’accesso al credito delle imprese agricole, l’Istituto Sviluppo Agroalimentare (ISA) e la Società Gestione Fondi per l’Agroalimentare (SGFA) vengono incorporati nell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA).

FONDO MACCHINE AGRICOLE Stanziati 45 milioni per il rinnovo delle macchine agricole. Il fondo, creato presso l’Inail, è destinato a finanziare gli investimenti per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali. La misura ha l’obiettivo di favorire l’innalzamento degli standard di sicurezza a favore dei lavoratori, l’abbattimento delle emissioni inquinanti e l’aumento dell’efficienza delle prestazioni.

 

A chiamarlo “pasticciaccio”   forse si sminuisce il problema.  Ad oggi, infatti, crediamo sia venuta fuori solo la punta di un gigantesco iceberg! Eppure chi frequenta con costanza il palazzo di Viale Regione non si stupisce affatto.

Mala burocrazia unita a una gestione approssimativa,  che spesso  lascia  più perplessi che convinti sulla bontà dell’operato dell’Amministrazione gli stessi tecnici interni all’assessorato, non poteva che partorire questo incubo. Perché proprio di un incubo si tratta. A cominciare dalle oltre 8mila aziende che dovranno, stando alla sentenza del Tar Palermo 955/2015  e alla successiva ordinanza,  restituire  quanto percepito  da un bando dichiarato, ormai definitivamente nullo. A queste 8mila aziende si sommeranno le altre, quasi tutte zootecniche, che non avranno percepito quanto,  crediamo, fosse di loro spettanza.

In Assessorato  sono riusciti a fare anche questo: scontentare chi ha vinto il bando e scontentare chi lo ha perso! Anche di ciò in pochi ormai si meravigliano.

Ma veniamo ai fatti

Alla fine del 2012 viene pubblicato  il bando relativo alle misure agroambientali  del Psr (misura 214) e per la prima volta l’assessorato, nella persona della dirigente preposta al rosa-barresisettore, Rosaria Barresi, fa la scelta di inserire in un’unica graduatoria  sia il biologico che la riduzione  fitofarmaci che l’aiuto per le razze zootecniche in via di estinzione, destinando complessivamente così al bando 320 milioni di euro.

A partecipare  ben 10mila aziende. Ma ne vengono finanziate circa 8mila.

Una parte consistente degli esclusi è costituita da aziende zootecniche della provincia di Enna. A pesare sull’esclusione la particolarità della zootecnia estensiva delle aree interne a cui il bando riservava un basso punteggio. Motivi per i quali buona parte di queste aziende sono state inserite negli ultimi posti in graduatoria e pertanto escluse. Un gruppo di aziende zootecniche, rappresentate in buona  sostanza dalla piccola associazione Unione  Allevatori Sicilia, ha da subito iniziato una civile azione di protesta, finalizzata a chiedere,  come  già più volte fatto in passato, lo scorrimento  della graduatoria e il pagamento di tutte le aziende aventi i requisiti.  Questa  richiesta è stata anche supportata da una domanda ufficiale di scorrimento della graduatoria, firmata da venti Parlamentari regionali e da un’analoga richiesta firmata dalle confederazioni regionali Cia, Coldiretti e Confagricoltura. Questi tentativi non hanno sortito nessun effetto e l’Amministrazione è rimasta ferma sulle proprie decisioni.

Facendo due calcoli, a oggi, si scopre che il semplice scorrimento della graduatoria, inserendo le aziende escluse da parametri ritenuti poco confacenti alla realtà delle aree interne, avrebbe  comportato   un’ulteriore spesa annua di meno di 2 milioni e quindi nei cinque anni si sarebbero spesi meno di 10 milioni.

Inoltre,  a onor del vero, va segnalato,  per meglio capire il doppio errore commesso in assessorato,  che successivamente a questo bando ne è stato emanato uno ulteriore di 210 milioni, per cui era sufficiente ridurre di 10 milioni  il bando  successivo e pagare, in questo modo, tutte le aziende  in graduatoria nel 2013, evitando cosi il gran pasticcio che vede oggi Regione e aziende entrambe perdenti! Un pasticcio che rischia davvero di travolgere le aziende agricole che non potranno  restituire quanto percepito per mancanza di liquidità di cassa e  allo stesso tempo mettere in ginocchio i già logori conti della Regione.

I ricorsi

Difronte  all’assoluta incomunicabilità  con l’Amministrazione,   le  aziende escluse   sisono rivolte al Tar, il quale, nel marzo del 2015, con la sentenza n. 955, ha stabilito la nullità del bando  e di tutti gli atti con sequenziali motivando  la sentenza col fatto che l’Amministrazione  aveva previsto un’unica graduatoria per tipologie d’intervento completamente  diverse  (lotta integrata  e biologico).

L’Amministrazione non ha tenuto in nessun conto la sentenza  e ha continuato ad operare come se la stessa non esistesse.

I ricorrenti  a luglio hanno chiesto  e ottenuto dal Tar l’ulteriore annullamento degli altri atti, (circolari, decreti) emanati successivamente alla sentenza  n. 955 e che non hanno tenuto conto delle disposizioni contenute in tale sentenza.

Nel  frattempo  la sentenza 955, oltre che esecutiva, è diventata  anche definitiva perché l’Amministrazione non ha richiesto appello al CGA nei termini stabiliti.

Infine i ricorrenti hanno proposto al Tar la loro reintroduzione in  graduatoria, ottenendo, con ordinanza del 14 dicembre,  il rigetto della richiesta con la seguente motivazione: “Considerato però che la misura cautelare chiesta da parte ricorrente risulta del tutto avulsa dalla sentenza di questa Sezione n. 955/2015,  e dalle sue conseguenze, mirando  ad ottenere  l’inserimento dei ricorrenti in una misura di finanziamento portata avanti attraverso un procedimento interamente annullato…”.

La diffida

I ricorrenti in data 21 dicembre hanno inviato ad Agea, alla Commissione Europea, all’Assessorato all’Agricoltura, al Presidente  della Regione, una diffida dove intimano, ognuno per le proprie competenze, ad agire secondo le disposizioni della sentenza n. 955, ormai definitiva, e quindi bloccare ogni pagamento e chiedere alle imprese agricole di restituire le tre annualità  già percepite per complessivi 180 milioni di euro.

Possibili scenari

Quali sono ad oggi i possibili scenari?

Le conseguenze dell’applicazione della sentenza 955 possono essere le seguenti:

  1. Blocco dei pagamenti in corso
  2. Richiesta alle aziende agricole di restituzione  delle somme erogate dal 2013 al 2015
  3. Mancata rendicontazione  alla  UE di 320 milioni del  PSR 2007/2013
  1. Diniego da parte delle ditte della restituzione delle somme
  2. Messa in fermo amministrativo di tutte le ditte che non restituiscono le somme con conseguente blocco di tutte le agevolazioni a cominciare dal carburante agricolo
  3. Migliaia di ricorsi da parte delle ditte contro l’amministrazione re- gionale con soccombenza della stessa amministrazione
  4. Condanna dell’Amministrazione a pagare i premi  non  riscossi, le spese legali e i possibili danni arrecati dai fermi amministrativi

In definitiva l’unico risultato possibile è quello di migliaia di aziende sull’orlo del fallimento e la Regione con un buco di bilancio di diverse centinaia di milioni di euro.

Il tutto, alla luce di quanto sin qui appurato, causato dalla decisione di non pagare alcune centinaia di aziende per una spesa complessiva di meno di 10 milioni di euro avendo a disposizione 210 milioni di euro utilizzati con il successivo bando.

Per le aziende escluse: oltre al danno anche la beffa!

Le  aziende  escluse  non riceveranno  quindi nessun  indennizzo.

Bene. Ma che spese hanno affrontato? Circa 2mila euro ad azienda per ogni annualità, tra assoggettamento ad un organismo certificatore e spese tecniche, ma, cosa ancora più grave, le aziende escluse hanno scelto di praticare agricoltura biologica con la  conseguente perdita fisiologica di circa il 35% sulla produzione.

Le aziende  ammesse hanno ricevuto il contributo,  quelle escluse hanno ricevuto danno e beffa.

Ad essere maggiormente  colpite  sono le aziende zootecniche  che hanno scelto di operare in biologico. Infatti sono state ben 1800 le domande escluse, pari al 90% delle domande escluse di tutto il bando! E questa alta percentuale di esclusione va proprio  contro le raccomandazioni  della UE che invece invita a privilegiare queste produzioni.  Dove nasce il problema? Le aziende zootecniche,stando al bando voluto dalla direzione Interventi strutturali dell’assessorato Regionale, non ricevono un contributo uguale per tutti. Vengono stabilite, infatti, delle differenziazioni su parametri UBA/HA ovvero animali per ettaro presenti in azienda.

In pratica,  si riceve un contributo  a scaglioni, partendo da un mi nimo di un UBA (pari a un bovino adulto) per ogni 2 ettari ad un massimo di due UBA ogni ettaro.

In pratica  si va da un minimo di 220 euro/ettaro a un massimo di 370, se gli animali pascolano  su foraggere (campi  coltivati)  e da un minimo di 55 euro ad un massimo di 220 se allevati su pascoli naturali.

L’Autorità di gestione non sa se alla fine dovrà pagare il massimo o il minimo  e potenzialmente  si dichiara pronta  a pagarle tutte, ma un conto è pagare 74 milioni di euro, (370 x 200mila ettari circa) oppure il minimo 11 milioni di euro (55 x 200mila)

Di fatto è emerso che il 99% delle aziende ammesse ha presentato un carico inferiore o uguale a una UBA/HA. Ciò vuol dire che l’assessorato ha sborsato una cifra notevolmente  inferiore a quella che potenzialmente ha dichiarato di poter coprire. Perché quindi ostinarsi a escludere ugualmente  le 1.800  aziende? Una decisione tecnico-politica che costerà molto in termini di immagine e di spesa sia alla Regione che alle stesse aziende. Quelle che hanno  incassato e quelle che sono state escluse. Un capolavoro diremmo! Cosa fa oggi l’assessorato? La strada scelta è quella del ricorso al CGA, come già notificato per le vie legali alle parti. Ricorso questo che, secondo tutti gli addetti ai lavori, sarà praticamente  inutile. I termini sono ormai scaduti, l’assessorato, a suo tempo,  in maniera inspiegabile e approssimativa, non si è opposta  evitando  di impugnare  la prima sentenza. Tutto ciò lascia presupporre  che inutile sarà un ulteriore ricorso.  Solo spese legali a carico dei contribuenti  e un’agonia senza fine per chi ha vinto il bando e per chi è stato escluso. Con il concreto  rischio che la Ue non riconosca questo bando  e non consenta quindi  la sua rendicontazione  finale. Tutto a carico della regione quindi.  Nelle stanze della dirigente del Dipartimento interventi strutturali  si continua  a far finta di niente. Nascondere la testa sotto la sabbia non ha mai risolto nulla. I nodi stanno ormai venendo al pettine.  Appena verrà chiesto, dalle parti vincitrici del ricorso, di dare seguito all’ordinanza del Tar, cadrà inesorabilmente questo castello di carte e i problemi saranno scaricati sulle aziende che hanno percepito negli anni passati il premio di un bando che, per caparbietà  e approssimazione,  è nato viziato e di nullità dopo pochi anni è morto.

Agrisette

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Rischia di implodere tutto il sistema dei Consorzi di Bonifica della Sicilia, oberati dai debiti sempre più crescenti, senza risorse necessarie a garantire la normale attività e soggetti da tempo a subire innumerevoli procedimenti risarcitori. Oltre 2.100 i dipendenti che gravitano attorno ai Consorzi di Bonifica tra tempo indeterminato e stagionali con un costo che si aggira sui 50 Milioni di euro. Oltre 130 milioni di debiti e di contenziosi in atto. Invasi semivuoti e limiti strutturali mettono a rischio la Stagione irrigua”. Questo è il grido d’allarme della presidente regionale di CIA Sicilia Rosa Giovanna Castagna.
“L’Assessore regionale all’agricoltura – evidenzia Castagna – deve intervenire per fermare l’aumento delle tariffe irrigue operate dai Consorzi di Bonifica e l’esecutività dei ruoli consortili in atto, assolutamente insopportabili dal mondo agricolo e fuori da ogni logica di gestione moderna e innovativa”.
“La Confederazione Italiana Agricoltori – aggiunge Castagna – ha più volte sottolineato come nelle condizioni attuali rimane incomprensibile ed assurdo decidere il taglio dei trasferimenti delle risorse ai Consorzi di Bonifica più di quanto previsto dalle normative”.
“Per tutta risposta – sottolinea Castagna – nonostante le direttive dei due precedenti Assessori all’Agricoltura (le tariffe irrigue verranno mantenute in linea con gli anni passati e abbiamo definito le procedure per predisporre e approvare i bilanci di previsione senza incidere sulle tariffe… ), per far quadrare i conti i Direttori dei Consorzi di Bonifica aumentano a dismisura i ruoli irrigui scaricando sugli agricoltori una gestione dissennata che rischia di affossare la migliore agricoltura di qualità di cui la Sicilia ne vanta la primogenitura”.
“Gli agricoltori – continua Castagna – chiedono al Governo della Regione e all’assessore Antonello Cracolici di intervenire con urgenza per mettere ordine al sistema della Bonifica restituendo agli agricoltori la gestione democratica di Enti che siano efficienti, risanati e puliti da ogni incrostazione debitoria. E’ necessario revocare l’art.47 della legge Regionale n. 9/2015 nella parte in cui si prevede il disimpegno finanziario della Regione Siciliana fino al pareggio bilancio dei Consorzi a decorrere dal 2021. Si decida in merito alle priorità sui grandi interventi relativi allo stato strutturale delle dighe, i collegamenti tra invasi, lo stato di salute delle reti scolanti e delle condotte idriche nonché lo stato dell’arte delle centrali di sollevamento e la loro funzionalità”.
“E’ forte la nostra preoccupazione – conclude Castagna – rispetto alla situazione che vive il mondo Agricolo e alla necessità di dotare la Sicilia di strumenti snelli ed efficienti che oltre alla distribuzione dell’acqua ad un costo equo, possano operare per la salvaguardia del territorio e la sua manutenzione così come recitano i nuovi indirizzi di economia agricola nell’ambito del contesto Europeo e dello sviluppo sostenibile che le attuali normative impongono”.

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Preso atto della radicale mutazione genetica che connota oramai in modo visibile e marcato la parabola del PD di Renzi, l’esigenza di dar vita a un ampio, plurale e ricco processo costituente in grado di ridare forza, consistenza organizzativa ed una chiara identità politico-culturale alla Sinistra Italiana, radicandola fortemente nel tessuto sociale e civile del Paese, è un compito urgente e ineludibile. Ripopolare e rivitalizzare lo spazio politico della Sinistra per riaffermarne le sue ragioni è il tema e l’obiettivo improcrastinabile che è richiesto per rivitalizzare la democrazia italiana. La peculiarità della situazione italiana è data dal fatto che, di fronte al tracollo della destra berlusconiana, il PD sta progressivamente occupando il centro del sistema, interpretando in autonomia il ruolo di garante delle politiche di austerità e del progetto di ristrutturazione neoliberista in atto. Puntando ad attrarre l’elettorato deluso della destra, esso rinuncia a rappresentare l’interesse del lavoro e della parte più debole della popolazione, che cerca altrove, spesso in proposte politiche populiste, una propria rappresentanza, o si ritira nell’astensione. Il Pd si fa inoltre promotore del restringimento degli spazi di partecipazione democratica e di un pericoloso indebolimento delle istituzioni di garanzia con il “pacchetto” Italicum-riforma costituzionale”. Inoltre, l’idea di dar vita ad un “partito della nazione” –  approdato ad una fisionomia volutamente indefinita da partito “pigliatutto”, che sotto il mantra della modernizzazione cela la riproposizione di politiche moderate già ipotizzate dalla destra (dai provvedimenti sul jobs act a quelli sulla “Buona scuola” alle riforme costituzionali, dal filo rosso del verticismo “decisionista” e dell’impoverimento dei luoghi della discussione collettiva, dal parlamento allo stesso partito) – costituisce prova della radicale trasformazione della cultura politica della nuova classe dirigente, espressa da Renzi e dal “renzismo”.

Risiedono anche in queste intenzioni di posizionarsi al “centro”, da parte del PD le ragioni dell’indebolimento di una “SINISTRA” in grado di corrispondere agli attuali e inevitabili processi di globalizzazione. Eppure di una sinistra si sente, oggi più che mai, il bisogno. Una Sinistra Italiana plurale e popolare che sappia intercettare e rappresentare gli interessi di quella maggioranza della popolazione che negli ultimi anni, per effetto dei processi in atto, ha visto aumentare la propria insicurezza e ridurre le condizioni di benessere e prosciugato il ventaglio di opportunità in grado di dare senso al futuro per le nuove generazioni. Una Sinistra Italiana che sappia attrarre e coordinare verso un progetto politico comune quelle risorse intellettuali e di riflessione che pure sono presenti nella società italiana. Nel Pd non c’è spazio per sviluppare un’iniziativa politica e una visione all’altezza della sfida”. Non è un caso che un simile partito raccolga sempre più spesso adesioni di ceto politico e classe dirigente proveniente dal centrodestra: non si tratta solo del ritorno dell’opportunismo e del trasformismo che è parte della storia profonda d’Italia, ma di una ancor più inquietante effettiva sintonia politica, ormai del tutto metabolizzata da un partito permeabile, senza identità, leaderista a Roma e notabilare in periferia.

Da qui dunque le ragioni dell’avvio di un processo politico costituente in grado di riaffermare le ragioni di una politica di sinistra. Tale esigenza trova la sua urgenza anche, e in special modo, in Sicilia, stretta nella morsa di una crisi sociale, occupazionale, di progressivo impoverimento, di mancanza di chiare prospettive di sviluppo e opportunità civili, mentre il quadro politico-istituzionale dell’isola continua a offrire la propria drammatica incapacità e inadeguatezza, con un Governo Crocetta giunto alla sua quarta composizione, avvitato nel suo pressappochismo legislativo e in processi di preoccupante trasformismo politico, causa principale della decennale permanenza di un gelatinoso e vischioso reticolo di connessioni e intrecci burocratico-istituzionali, da cui emergono ed esplodono i molti casi di illegalità, corruzione, scandali e malaffare che mortificano e impediscono la possibilità di un rinnovamento della politica e l’affermazione di una classe dirigente, finalmente libera da condizionamenti e dalle paludi di consorterie presenti nei partiti e nelle Istituzioni.

Con LA CARTA DI ENNA s’intende dar vita e inaugurare, anche in Sicilia, un “processo politico costituente” – aperto, fortemente inclusivo, plurale ed ospitale, fatto di donne, uomini, giovani, lavoratori, studenti, professionisti, intellettuali, ecc.. – verso la ricomposizione organizzativa e radicata, presente in tutti i Comuni dell’Isola, della Sinistra Siciliana, che, guardando positivamente i percorsi avviati in sede nazionale con la costituzione di Futuro a Sinistra all’assemblea di Roma del quattro luglio, con le sue diramazioni locali in tutto il Paese e anche in Sicilia quasi un tutte le province attiva da tempo sotto forma di comitati provinciali ed oggi organizzata come “Comitato Regionale di Futuro a Sinistra Sicilia”, e la più recente costituzione del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana attraverso i percorsi politici in atto aperti dall’Assise del 7 novembre, al Teatro Quirino a Roma, dagli esponenti e parlamentari di SEL e Futuro a Sinistra, il nostro comitato regionale auspica e intende contribuire, anche dalla Sicilia, alla costituzione di un partito che, rifuggendo dalla connotazione “liquida” che Renzi ha inteso conferire al suo PD, sappia dar vita a una forza organizzata e strutturata, ripensata nelle sue forme rispetto alla tradizione irrecuperabile del partito di massa novecentesco, pertanto lontana da nostalgie e passatismi, con meccanismi moderni di partecipazione e comunicazione, consapevole della necessità di “rappresentare” il proprio messaggio politico attraverso personalità autorevoli e “forti” ma non subalterna al leaderismo dilagante, ispirata da cultura di governo, dalla capacità di individuare una propria agenda di priorità che non si limiti a denunciare problemi ma sappia indicare soluzioni politiche praticabili ed efficaci, e perciò lontana tanto dalla pura amministrazione dell’esistente quanto dalla protesta vociante e sterile; consapevole della necessità del consenso ma non prigioniera di populismi e semplificazioni di questioni complesse; che immetta principi e valori antichi (lavoro, diritti, garanzie, partecipazione, europeismo) in un alveo politico e programmatico che ne valorizzi l’attualità e la necessità con un linguaggio nuovo e una cornice di riferimento ispirata ad un moderno umanesimo sociale.

La Sinistra Siciliana è pronta a dare il proprio contributo al consolidamento di tale processo politico, ideale e organizzativo nel quadro nazionale.

 LA CARTA DI ENNA                                               Enna, 19 dicembre 2015.

Riforme: Lauricella, “cambiare il sistema che lega consigli a sindaci”

A Roma come in Sicilia, quando i governi vanno male non c’è modo di cambiarli: chi governa non si dimette e chi dovrebbe sfiduciare non sfiducia (o non si dimette la maggioranza). fotoLa regola del “simul stabunt simul cadent” blocca il sistema.

Forse e’ giunto il momento di riflettere sulla opportunità di tale sistema e di pensare ad una modifica nel senso del Tatarellum ad ogni livello periferico, regionale e locale: il primo della lista regionale o comunale assume la carica di presidente regionale o di sindaco. Ma se le cose non funzionano, devono poter essere cambiati nel corso della consiliatura. Fino a quando si manterrà la regola che lega inscindibilmente la “vita” dei consiglieri alla “vita” del presidente o del sindaco, il sistema rischia sempre di rimanere bloccato a danno dei cittadini e del territorio”. Lo dichiara il deputato Pd Giuseppe Lauricella.

La corda e la Sicilia

Pubblicato: 28 ottobre 2015 da Sicilia più in Politica
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di Antonio Malafarina

Oggi riflettevo sul post di Crocetta, che ricorda la citazione di un personaggio de “Il berretto a sonagli”, dove il signor Ciampa in un dialogo con la signora Beatrice parla delle corde che regolano la mente umana: quella civile, quella seria e quella pazza, come a dire che le convenzioni regolano la vita della società nel contrasto tra la finzione e la realtà.

La commedia di Pirandello sfocia poi nel dramma: Beatrice fa arrestare il marito per una tresca con la moglie di Ciampa, ma quest’ultimo non può sopportare l’onta delle corna e pensa al delitto della bellissima moglie per riscattare il proprio onore.IMG_20151028_055828

Amaro lo sfogo di Ciampa: in questa società, governata da convenzioni soltanto i pazzi possono osare di dire la verità. E così tutto finisce in farsa: Beatrice si finge pazza ed afferma di essersi inventata tutto. L’onore è salvo ed il marito pure.

Però in tutto questo non vorrei che Pirandello – e Crocetta – abbiano dimenticato di citare tra le corde anche quella dell’impiccato: quella che le forze politiche, a furia di tirarla, stanno spezzando e, non sapendo come riannodarla, hanno pensato di utilizzare per un suicidio.
In fondo non sarebbe un gran male: spero solo che non decidano di impiccare a quella corda solo la Sicilia.

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di Giulio Ambrosetti

Dicono che sia una “manovrina” per l’assestamento del Bilancio. In realtà, come proveremo a illustrare, quello che il Parlamento siciliano si accinge ad approvare è una “manovrona” che culminerà nel “furto con destrezza” di circa 10 miliardi di Euro dal Bilancio della Regione siciliana. Questo nuovo scippo messo a punto non soltanto dall’assessore all’Economia, Alessandro Baccei,
ma anche da alcuni dirigenti regionali che gli reggono il gioco, si somma ai circa 5,4 miliardi di Euro ai quali il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha rinunciato nell’estate dello scorso anno, firmando il celebre accordo-capestro con il governo nazionale di Matteo Renzi (vero è che Crocetta, a nome di 5 milioni di Siciliani, ha rinunciato per quattro anni agli effetti di una sentenza della Corte Costituzionale favorevole alla Sicilia in materia di Crocetta e Bacceiterritorializzazione delle imposte, ma i 5,4 miliardi di Euro persi in questi quattro anni nessuno li restituirà più alla Sicilia: se ne deduce che, in circa un anno, governo Crocetta e Parlamento siciliano stanno regalando al governo Renzi circa 15 miliardi di Euro!).

Nella vita politica, nonostante i tentativi di rendere difficile la lettura dei conti economici per nascondere la verità ai cittadini, non è impossibile leggere i dati di Bilancio. Basta un po’ di pazienza. Per interpretare alcuni dati non c’è nemmeno bisogno di scomodare la matematica finanziaria: basta conoscere le addizioni e, nel caso di quello che sta succedendo nel Bilancio della Regione siciliana, le sottrazioni. Seguiteci in questo piccolo “viaggio”.

Cominciamo con una delibera della Giunta regionale siciliana del 10 agosto scorso. Tema: il riaccertamento dei residui attivi e passivi previsto dal decreto legislativo n. 118 del 2011. Questa delibera avrebbe dovuto essere spedita al Parlamento dell’Isola. Cosa che non è stata fatta. Solo un cretino può pensare che la presidenza del Parlamento siciliano non sia a conoscenza di questa delibera. Anche perché è pubblicata sul sito ufficiale della Regione. La “notizia” è che il Parlamento siciliano non ha preso atto di questa delibera. E questa è solo la prima scorrettezza istituzionale ai danni dei cittadini siciliani.

Proseguiamo. I residui attivi sono le somme di difficile esigibilità (che, come vedremo, almeno in parte, non sarebbe affatto difficile riscuotere). I residui passivi sono invece le somme impegnate, ma non spese. Contrariamente a quello che è stato detto in modo confuso, ieri, nella seduta del Parlamento siciliano, il decreto legislativo 118 non dice che i residui attivi debbono essere cancellati: al contrario, dice che va accertata la loro natura per verificare se sono esigibili o meno. Possono essere cancellati dal Bilancio – nel nostro caso, dal Bilancio della Regione siciliana – solo se viene accertata l’impossibilità di riscuoterli. Per essere ancora più chiari: la Regione, o meglio, i dirigenti regionali (questo è un compito tecnico che spetta a loro e non all’assessore Baccei) debbono accertare se chi deve soldi alla Regione può pagare o non può pagare. Se l’accertamento viene fatto male, i dirigenti che hanno detto che quei soldi non erano più esigibili potrebbero anche commettere un reato che, in quanto tale, è penalmente perseguibile.

Questa precisazione è necessaria e importante perché, come vedremo, ci sono dirigenti regionali che hanno messo per iscritto di aver chiesto più volte ai creditori – e tra questi creditori ci sono anche alcuni uffici dello Stato italiano – “notizie” sui soldi che lo stesso Stato deve alla Regione siciliana. Ma tali uffici non hanno mai risposto. Questi uffici dello Stato non hanno mai detto, per iscritto, che non possono pagare perché non hanno soldi: cosa che non potrebbero mai dire, perché lo Stato che ha un debito con una Regione non può decidere di non onorare il debito: al massimo, serve una legge con la quale si stabilisce che il debito non c’è più. Ma questa legge non può approvarla il creditore, sennò sarebbe troppo comodo e bello. Questa legge la deve approvare il debitore. Ed è quello che sta facendo il Parlamento siciliano, stabilendo, con una legge di assestamento di Bilancio truffaldina e “ascara” (una legge che può essere approvata solo da deputati “venduti” agli interessi delle burocrazia), che alcuni debiti dello Stato verso la Regione sono inesigibili.

Ma il guaio, a nostro modesto avviso, è che l’amministrazione regionale – e ci riferiamo a qualche alto dirigente regionale – lo sta facendo sulla base di dichiarazioni incomplete, perché lo Stato, come già ricordato, non ha mai messo, per iscritto, che non onorerà il debito perché non ha soldi: lo Stato si è limitato a non rispondere, come hanno giustamente fatto rilevare alcuni dirigenti corretti in un documento che è stato inviato all’assessore, Alessandro Baccei, e al dirigente generale dell’assessorato all’Economia (che in Sicilia si chiama anche Ragioniere generale della Regione), Salvatore Sammartano.

Cosa vogliamo dire con questa premessa? Che a nostro avviso, in questa brutta storia dei residui attivi dichiarati precipitosamente inesigibili qualcuno rischia di finire in galera (se vi interessa scoprire quali sono i debiti che gli uffici dell’assessorato regionale all’Economia hanno dichiarato “inesigibili” leggete qui: scoprirete che, tra i beneficiari di questi 5 miliardi di Euro che la Regione siciliana sta regalando c’è anche lo Stato: soldi che lo Stato deve alla Regione e che, con l’approvazione della Legge di assestamento di Bilancio 2015, la Regione non vedrà mai più; il tutto, è il caso di dirlo, a norma di legge).

Ma questa volta, come già ricordato, qualcuno rischia. Sempre che in Italia – e in particolare a Palermo – ci sia ancora uno Stato di diritto: cosa di cui cominciamo a dubitare, sia alla luce di questa incredibile legge regionale di assestamento di Bilancio contrassegnata da dichiarazioni incomplete, sia alla luce dei fatti e dei misfatti in materia di gestione dei beni sequestrati alla mafia, se è vero che le altrettanto incredibili denunce di Pino Maniaci, nei fatti, non hanno sortito gli effetti che tutti si attendevano. Ma questa è un’altra storia.

Torniamo alla legge di assestamento di Bilancio “ascara”. Lo scippo di oltre 10 miliardi di Euro ai danni della Regione si evidenza in una pagina di questa futura legge. Dove, a chiare lettere, si legge che, al 31 dicembre 2014, la Regione siciliana presenta un avanzo di amministrazione pari a circa 6 miliardi e 400 milioni di Euro. L’avanzo di amministrazione non è altro che il dato di sintesi dell’intera gestione finanziaria dell’Ente pubblico in questione, nel nostro caso della Regione siciliana. Se, considerando tutte le partite di dare e avere, scaturisce un risultato positivo si parla, per l’appunto, di avanzo di amministrazione; se il risultato è negativo, si parla invece di disavanzo di amministrazione. Questa breve digressione ci serve per illustrare ai nostri lettori che la Regione siciliana, al 31 dicembre dello scorso anno, considerati i crediti che vanta, aveva un attivo di 6 miliardi e 400 milioni di Euro.

Cosa stanno facendo Baccei, i dirigenti regionali che reggono il gioco all’assessore – a cominciare dal Ragioniere generale – e il Parlamento che approverà questa legge? Stanno cancellando dal Bilancio regionale 2015, in un solo colpo, 10 miliardi e 795 milioni di Euro di residui attivi. Con questa mossa si passa da un avanzo di amministrazione di 6 miliardi e 400 milioni di Euro circa a un disavanzo di amministrazione di 4 miliardi e mezzo. A questo disavanzo vanno sommati i soldi recuperati dai residui passivi (le somme che erano impegnate, ma non spese): circa 2 miliardi e mezzo di Euro recuperati. Che portano il disavanzo a un miliardo e 900 mila Euro.

Come potete notare, siamo passati da un avanzo a un disavanzo di amministrazione di quasi 2 miliardi di Euro. Se a tale disavanzo sommiamo la parte di fondi da accantonare (circa 540 solo per pagare i mutui), 4,4 miliardi di Euro per la parte di spesa vincolata (le spese che la Regione, almeno sulla carta, dovrebbe pagare obbligatoriamente: scriviamo “sulla carta” perché, da qualche anno, la Regione, ad esempio, non paga per intero le Aziende sanitarie provinciali e le Aziende ospedaliere) e 53 milioni di Euro circa per gli investimenti, il disavanzo 2015 vola a 6 miliardi e 900 milioni di Euro.

Come i nostri lettori possono notare – l’abbiamo scritto all’inizio e ora lo ribadiamo – non siamo davanti a una “manovrina”, ma a una “manovrona”. Se avete seguito il dibattito di questi giorni al Parlamento siciliano dedicato a tale tema (le sedute del Parlamento siciliano sono in diretta on line), vi sarete accorti che nessuno vi ha illustrato questi dati: né l’assessore Baccei, né i deputati. In pratica, stanno rubando dal Bilancio regionale 2015 circa 10 miliardi e 800 milioni di Euro circa e nessuno dice nulla.

A questo punto dobbiamo dire perché, i nostri colleghi scrivono che l’eliminazione dei residui attivi ammonta a circa 5 miliardi di Euro e non a 10 miliardi di Euro. Hanno ragione i nostri colleghi, ma abbiamo anche ragione noi. Noi, infatti, abbiamo scritto che Baccei e la sua allegra combriccola stanno eliminando 10 miliardi e 800 milioni di Euro dal Bilancio regionale 2015. Con grande astuzia, Baccei e Sammartano, dei 10 miliardi e 800 milioni di Euro che stanno facendo sparire hanno inseriti solo circa 5 miliardi di residui attivi da eliminare. Gli altri 5 miliardi e 800 milioni di Euro circa li hanno inseriti fra le entrate del 2016 e del 2017. Bisogna capirli: fare sparire 10 miliardi e 800 milioni di Euro sarebbe stato troppo pesante. Così ci dicono – con accertamenti incompleti da parte di alcuni dirigenti, come abbiamo già sottolineato – che di questi 10 miliardi e 800 milioni di Euro, solo 5 miliardi circa sono “inesigibili” e vanno eliminati. Gli altri la Regione li “recupererà” tra le entrate nel 2016 e nel 2017. Scommettiamo che, il prossimo anno, diranno che anche i 5 miliardi e 800 milioni di Euro circa sono “inesigibili” e li inseriranno tra i residui attivi da eliminare?

Quali saranno gli effetti di questa “manovrina”? Li abbiamo già sotto gli occhi in queste ore. Migliaia di studenti disabili non possono recarsi a scuola perché non ci sono i soldi per il trasporto. Se dovessero trovare il modo di arrivarci potrebbero non trovare l’insegnate di sostegno. Perché il governo Renzi – quello che “l’Italia ha svoltato” – ha scoperto che la competenza sulla scuola è della Regione (in realtà non è così per le scuole superiori) e quindi il servizio lo deve pagare la Regione: quella Regione alla quale ha tolto i soldi calpestando l’Autonomia siciliana. Matteo_Renzi_crop_newRenzi è così: quando gli conviene la Sicilia è “autonoma”; quando non gli conviene gli ruba i soldi.

Poi ci pensano la Regione di Crocetta e i Comuni a trovare i soldi. Come sta facendo a Palermo il sindaco Leoluca Orlando: non ha i soldi per far partire il Tram? Ecco il prelievo di 120 Euro a testa per i palermitani con le Ztl. 120 Euro che vanno a sommarsi alla TARI e alla TASI più care d’Italia, alle aliquote IRPEF e IRAP ai massimi livelli.

Fa tutto il centrosinistra: il governo nazionale di centrosinistra toglie 10 miliardi e 800 milioni di Euro dal Bilancio regionale 2015; il Parlamento siciliano – a maggioranza di centrosinistra – si appresta a votare una legge che regolarizza questo scippo; il governo di centrosinistra di Crocetta ha già regalato a Renzi, come già ricordato, 5 miliardi e 400 milioni di Euro. E il Comune di Palermo si appresta a scippare ai cittadini altri 120 Euro.

In più il PD – che è al centro di questi scippi – celebra, sempre a Palermo, la Festa dell’Unità renziana. Avendo cura, ovviamente, di far partecipare solo quelli che nascondono ai cittadini tutte le schifezze contro 5 milioni di Siciliani delle quali sono responsabili deputati e dirigenti del PD siciliano in combutta con Renzi.

da La Voce di New York