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Riforma del Senato: regioni da resettare

Pubblicato: 8 ottobre 2015 da Sicilia più in Politica
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Ascolta l’intervista all’On. Giuseppe Lauricella su Radio Radicale.

Una mina vagante incrocia la rotta della riforma costituzionale ormai in dirittura d’arrivo al Senato: la disomogeneità e la non contemporaneità dei sistemi elettorali delle Regioni.

Per disinnescare il rischio che la riforma del bicameralismo venga vanificata non resta che una soluzione: il contestuale scioglimento dei consigli regionali.

Fra Montecitorio e Palazzo Madama lo chiamano il lodo Lauricella”, dal nome del Costituzionalista e deputato del Pd Giuseppe Lauricella, che ha proposto l’unica via d’uscita ritenuta finora praticabile per scongiurare l’empasse costituzionale.

“La soluzione cercata dalla minoranza PD e concessa dal governo sulla norma transitoria della riforma costituzionale – osserva l’On. Giuseppe Lauricella -non servirà a dare subito un sistema coerente e con senatori scelti dagli elettori per quella funzione.”

In pratica la soluzione offre soltanto tempi certi per l’approvazione della legge dello Stato che disciplinerà il sistema di elezione e delle leggi regionali che dovranno recepirlo. Ma non avrà effetti veri se non fra cinque anni almeno, quando tutte le regioni, intanto e in tempi diversi, saranno andate ad elezioni.

“Pertanto, l’unica vera e coerente soluzione – spiega Lauricella- sarebbe stata quella di prevedere che, in sede di prima applicazione, al momento dello scioglimento delle Camere, vadano contestualmente sciolti tutti i consigli regionali. In tal modo i consigli verrebbero rinnovati applicando il sistema che verrà previsto dalla legge ordinaria ai sensi dell’articolo 122 della Costituzione e dell’articolo 2 della riforma, come modificato dal Senato. D’altra parte – motiva l’On. Lauricella –stiamo modificando l’intero sistema parlamentare e ciò giustificherebbe la eccezionalità della soluzione”.

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di Giuseppe Lauricella

Ora il testo uscito dalla commissione cultura della Camera migliora nelle parti “discusse” l’originaria impostazione del ddl del governo. Il preside non sarà più l’unico a decidere: il piano triennale; la scelta dei docenti (che si potranno anche proporre al preside); l’organizzazione e l’offerta formativa, che saranno frutto degli organi collegiali della singola scuola.

Saranno assunti 100.000 nuovi insegnanti. Anche gli idonei del concorso 2012 verranno assunti. Il resto andrà a concorso. È evidente che l’autonomia scolastica affievolirà il ruolo del sindacato ed è, probabilmente, per questo che si fomentano gli attacchi al governo.

Gli studenti, i genitori avranno un ruolo attivo nelle scelte. Verrà previsto un serio lavoro di verifica, con ispettori “terzi”, sia del piano triennale, sia del lavoro dei presidi che dei docenti. Un modello che imporrà ai presidi per primi di dotarsi di personale docente di qualità, evitando favoritismi non “convenienti”, pena la propria responsabilità.

La scuola viene proiettata verso la competitività e l’efficienza, anche guardando al confronto e all’esperienza all’estero degli studenti, nonché al collegamento scuola-lavoro.scuola21

Insomma, credo che la via che oggi si sta intraprendendo, soprattutto dopo il prodotto del lavoro fatto in commissione, offra buoni motivi per ritenere che la riforma possa portare ad un salto di qualità.

Matteo Renzi ed il Partito Democratico possono ritenersi soddisfatti. Ma credo lo possano essere anche coloro (per primi gli insegnanti seri) che vogliono una scuola seria e competitiva, capace di offrire le basi culturali per i nostri ragazzi che saranno i dirigenti del futuro.

Da domani saremo in aula per approvare la legge.

Dopo la scuola, però, dovremmo ripensare il modello università, che dopo tutte le passate riforme (di sinistra e di destra) è andata molto indietro.

Entro il mese giugno sarà presentata al Governo Renzi una “proposta organica” di riforma delle pensioni da parte dell’Inps. Lo ha detto intervenendo ieri sera a Otto e mezzo, su La 7, il nuovo presidente dell’Inps Tito Boeri, notoriamente critico nei confronti della riforma delle pensioni Fornero, che ha innalzato l’età pensionabile e introdotto forti penalizzazioni sulla pensione anticipata di uomini e donne. L’economista bocconiano, oggi ai vertici dell’Istituto nazionale per la previdenza sociale, è tornato a ribadire la necessità di introdurre nuovi sistemi di flessibilità in uscita dal lavoro che consentano ai sessantenni di accedere in anticipo al pensionamento.

“L’Inps – ha ricordato Boeri – non ha potere legislativo, ci generiche Inpslimitiamo ad applicare le leggi sulle pensioni”. Boeri, che presto avrà un incontro con il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ha spiegato a Otto e mezzo che all’Inps si sta già “lavorando a delle proposte che si muovono sull’asse assistenza-previdenza“. Sullo stesso asse si pongono i ddl Damiano ed altri dieci proposte di legge abbinate, al vaglio da questa settimana della commissione Lavoro della Camera e che entro l’estate, proprio verso giugno (così come la proposta dell’Inps sulla riforma pensioni), potrebbero confluire in una sorta di testo unificato sulla previdenza, come già annunciato dalla relatrice dei ddl Maria Luisa Gnecchi (Pd). Tutte proposte, comunque, in sintonia con il Boeri-pensiero: “Credo – ha detto il presidente dell’Inps – ci debba essere una certa flessibilità nell’uscita, con regole – ha sottolineato – che devono essere sostenibili“.

Pensione anticipata e tagli alle pensioni d’oro: le proposte di Boeri

Il professor Boeri è tornato a parlare di nuovi tagli alle pensioni d’oro. “Credo che, al di sopra di un certo importo delle pensioni, sia necessario intervenire”, ha dichiarato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, non fornendo comunque indicazioni dettagliate sulla cifra che potrebbe essere considerata come tetto massimo. Mentre qualche settimana fa, in un’intervista a Presa Diretta, Boeri, parlando di numeri, aveva ipotizzato un prelievo del 20%, massimo del 30%, sulle pensioni più alte di 3.000 euro al mese. Novità importanti da Boeri pure sul “problema” legato agli incrementi della speranza di vita a cui si adeguano le pensioni, “su cui bisogna riflettere”, ha detto il presidente Inps, spiegando che questo “è un limite delle riforme fatte durante il Governo Monti“.

Scriviamo insieme la riforma delle Province

Pubblicato: 10 febbraio 2015 da Sicilia più in Eventi
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Luned10612762_792076080868752_5390475641619145096_nì 16 febbraio 2015, ore 16, Sala degli Specchi Palazzo Comitini, Via Maqueda, 100, Palermo
Parteciperanno:
Antonello Cracolici, presidente Commissione Affari Istituzionali; Fabrizio Ferrandelli, deputato regionale Pd; Salvatore Lo Biundo, vicepresidente Anci Sicilia; Leoluca Orlando, presidente Anci Sicilia; Fausto Raciti, segretario regionale Pd Sicilia.