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di Antonella Leto

Il Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed i Beni Comuni  ha scritto al presidente Crocetta per sollecitare una sua forte presa di posizione in conferenza stato-regioni contro i decreti attuativi dello Sblocca-Italia del governo Renzi, ed in particolare contro l’art.35 sulla gestione dei rifiuti, e chiede che la Regione Siciliana deliberi per il referendum abrogativo dell’art. 35 del decreto sviluppo del governo Monti, allo scopo di bloccare i processi autorizzativi sulle trivellazioni a mare per la ricerca di idrocarburi e gas.

Le due iniziative promosse rispettivamente da Zero-Waste Sicilia e dal Coordinamento Nazionale No-Triv, già componenti del nostro Forum regionale,  sono supportate da un’ampia documentazione che abbiamo nuovamente trasmesso al Presidente, nella quale si evidenziano le ragioni etiche, tecniche e scientifiche che dovrebbero indurre Crocetta a farsi interprete dell’interesse collettivo del nostro territorio, concorrendo a determinare una opposizione convinta ai decreti attuativi ed a promuovere, insieme ad almeno altre quattro regioni, entro il 30 settembre il referendum abrogativo.

Riteniamo indispensabile che la nostra regione si doti di una politica energetica rivolta all’uscita dal fossile ed orientata alle energie rinnovabili ed al recupero di materia anziché all’incenerimento, NOINC2anche in considerazione dei mutamenti climatici in atto ai quali la conferenza sul clima di Parigi del dicembre 2015 dovrà dare risposta.

Crediamo che gli obiettivi di salvaguardia della salute dei cittadini e la tutela dei nostri mari debbano indurre a promuovere politiche di salvaguardia e sostenibilità ambientale; che con la conversione ecologica, che promuoviamo, si possa contribuire ad aumentare i livelli occupazionali nei settori del turismo e dell’impiantistica necessaria alla conversione energetica, dando ossigeno all’economia siciliana anziché favorire gli interessi di gruppi finanziari che poco o nulla lasciano sul territorio.

Auspichiamo pertanto, insieme a moltissime altre associazioni e personalità della cultura a livello nazionale, che il nostro appello possa essere accolto e che la Sicilia imbocchi un percorso virtuoso che faccia gli interessi della collettività.

Aderiamo a tutte le manifestazioni di ordine regionale e nazionale che sostengono questi obiettivi comuni.

Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed i Beni Comuni.

 

L’opinione. Il Presidente della Regione, Crocetta, ha tante responsabilità. Ma il PD, che l’ha voluto ed eletto alla guida della Sicilia, non può nascondere le proprie responsabilità. Muos, acque, rifiuti: dov’è stato il Partito Democratico? Per non parlare dell’apertura ad Alfano in piena Mafia Capitale…

di Angelo Forgia

Si moltiplicano, in queste ore, gli attacchi di esponenti del PD al presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta. Improvvisamente, dopo i risultati elettorali delle elezioni comunali, il governatore dell’Isola è diventato il responsabile di tutti i mali che affliggono la Sicilia. E chi è che lancia queste accuse? Il Partito che ha voluto e votato Crocetta alla guida della Sicilia.

Sia chiaro: Crocetta ha tante responsabilità. Si è presentato con il volto del cambiamento. Ma per essere eletto ha avuto bisogno di una spaccatura del centrodestra siciliano. Non dobbiamo mai dimenticare che nell’autunno del 2012, senza la candidatura di Gianfranco Miccichè appoggiata da Raffaele Lombardo, il centrosinistra non avrebbe mai vinto contro il candidato del centrodestra, Nello Musumeci. Tra l’altro, Crocetta ha vinto grazie ai voti dei partiti e dei movimenti che l’hanno sostenuto, e non perché ha “sfondato”.

Detto questo, si è presentato, come già ricordato, come l’uomo del cambiamento. Ma questa “Rivoluzione”, per usare il termine utilizzato dallo stesso governatore, si è subito infranto sul muro della Realpolitik. Sul Muos di Niscemi Crocetta, in campagna elettorale, aveva promesso le barricate. Ma le barricate non ci sono state. Sulla gestione dei rifiuti ci si attendeva una svolta. E, in effetti, in una prima fase, la presenza in Giunta dell’assessore Nicolò Marino ha lasciato ben sperare. Ma poi hanno finito con il prevalere gli interessi di Confindustria Sicilia e del senatore Giuseppe Lumia.

Non parliamo dell’acqua. Crocetta, in campagna elettorale, aveva promesso l’acqua pubblica. Ma oggi la gestione dell’acqua, in Sicilia, è ancora nelle salde mani dei privati. E questo nonostante le gestioni fallimentari di Palermo e Siracusa e i dubbi che suscita ancora oggi Sicilacque. Sarebbe, però, scorretto ascrivere i fallimenti in queste tre questioni centrali per la vita politica e sociale della Sicilia al solo Crocetta.

Sul Muos di Niscemi il PD non ha detto nulla. I dirigenti di questo partito, per dirla tutta, sono stati capaci di portare avanti una battaglia per dare il nome di Pio La Torre all’aeroporto di Comiso e a tacere, anzi a rimanere acquiescenti rispetto alla questione Muos. Sull’acqua – a parte la battaglia solitaria del parlamentare regionale del PD Giovanni Panepinto – il Partito Democratico non ha mai sollecitato una svolta politica e parlamentare per tornare alla gestione pubblica di questo settore. Anzi, per essere precisi, l’obiettivo sembra essere quello di arrivare al commissariamento, per dare modo al governo nazionale di Renzi di accentuare le gestione privatistica di questo settore. Anche sui rifiuti – a parte qualche dichiarazione estemporanea – non ci sembra che il PD siciliano abbia introdotto grandi novità. Anzi.

Paradossalmente, sul piano delle alleanze, il PD ha anche proposto un arretramento del quadro politico, sollecitando di “imbarcare” nel governo della Regione il Nuovo centrodestra del Ministro Angelino Alfano. E questo è avvenuto proprio mentre la magistratura accende i riflettori su uno dei più grandi scandali di questa legislatura: la gestione dei centri di accoglienza dei migranti, con le ruberie emerse nell’inchiesta Mafia Capitale. Vicenda che coinvolge proprio il braccio destro di Alfano in Sicilia: il sottosegretario Giuseppe Castiglione.

Sia chiaro: l’idea, di alcuni dirigenti del PD, di intruppare nel governo gli alfaniani non è nuova. Ma è molto singolare che il senatore Lumia l’abbia riproposta dopo le elezioni comunali. Forse al PD interessano i voti – che poi non sono nemmeno tanti – presi dagli uomini del Ministro Alfano alle elezioni per il Consiglio comunale di Agrigento?  In questo caso, dobbiamo riconoscere a Crocetta il merito di aver detto “No” all’apertura a una formazione politica che rappresenta il vecchio clientelismo dell’immutabile trasformismo del Sud.

Crocetta, lo ribadiamo, ha le sue responsabilità: che sono tante. Ma i soldi, alla Regione siciliana, li ha tolti il Governo nazionale: 915 milioni di euro se li è presi il governo Letta nel 2013; un miliardo e 350 milioni di euro se li è presi il governo Renzi nel 2014; e un altro miliardo e 150 milioni di euro se li è presi, quest’anno, il solito governo Renzi. Sono stati questi “accantonamenti”, per usare il termine tecnico, che hanno causato i gravi problemi finanziari della Regione. Fare finta che questi salassi non ci siano stati è solo leninismo d’accatto.

Vogliamo parlare dell’accordo firmato da Crocetta con Roma l’estate dello scorso anno, quando ha rinunciato, per quattro anni, agli effetti positivi del contenzioso con lo Stato in buona parte favorevole alla Regione? Certo, Crocetta, firmando questo “patto scellerato”, per usare la definizione di un autorevole esponente politico, ha fatto perdere alla Sicilia la possibilità di incamerare, subito, oltre 5 miliardi di euro. Ma il “patto scellerato” è stato sollecitato da Renzi, che fino a prova contraria, oltre che capo del governo italiano, è anche segretario nazionale del PD.

Che dire, allora? Che è troppo facile, oggi, scaricare tutte le responsabilità su Crocetta. Il PD, a Roma come a Palermo, si assuma le proprie responsabilità. Anche perché è stato proprio il governo Renzi a imporre, di fatto, il commissariamento del Bilancio regionale con l’arrivo di Alessandro Baccei al vertice dell’assessorato regionale all’Economia. Ricordiamo che, più volte Crocetta ha provato ad opporsi a certe scelte adottate da Baccei: scelte che, con molta probabilità, sono anche alla base del cattivo risultato elettorale del centrosinistra siciliano. Cambiare le carte in tavola, oggi, servirebbe a poco. Anche perché i Siciliani sono tutt’altro che stupidi.

 

da LaVoce di New York

di Anna Bonforte

Sabato 6 giugno a Catania dalle ore 11.00 presso l’Hotel Royal (Via Antonino di Sangiuliano, 337) , si terrà la conferenza stampa congiunta dei Comitati No Discarica di Motta e Misterbianco e delle associazioni ambientaliste ed antimafia Zero Waste Sicilia, Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed i Beni Comuni, Associazione Rita Atria, comitati No-Triv, comitati NO Muos, Rifiuti Zero Sicilia, Adiconsum, Ass. Volontariato Ambientale Ramarro Sicilia.

Nella conferenza stampa si darà conto delle dichiarazioni del Governatore imagesCrocetta e dell’Ass.ra Contrafatto alla luce delle prescrizioni della VAS rilasciate ad un piano regionale dei rifiuti datato ed impreciso e da realizzare, secondo tali premesse, entro il 31/12/2015.

Sara’ inoltre denunciata la scandalosa ed inaccettabile gestione dell’OIKOS spa da parte dei Commissari dello Stato nominati dal Prefetto dott.ssa Maria Guia Federico.

Comitati No Discarica Motta e Misterbianco

Zero Waste Sicilia

Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua e i Beni Comuni

Associazione Rita Atria

No Triv

No Muos

Rifiuti Zero Sicilia

Adiconsum

Associazione Volontariato Ambientale Ramarro Sicilia

Ecco come (10). Ambiente

Pubblicato: 22 aprile 2015 da Sicilia più in Attualità
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di Donato Didonna

Perché il territorio siciliano possa essere un giorno internazionalmente riconosciuto per la qualità del suo mare e dell’ambiente rurale e urbano, con tutte le positive ricadute del caso, è necessario che si prenda collettivamente coscienza dell’insostenibile leggerezza di tanti nostri comportamenti quotidiani.

L’industria energetica, quella automobilistica, quella chimica legata ai prodotti domestici di largo consumo, ecc. ne hanno già da tempo preso consapevolezza e reindirizzato i loro business verso produzioni sostenibili per l’ambiente. La sostenibilità crea consenso e fa vendere (peraltro non ci sono altre alternative nel medio-lungo termine). Chi volesse “vendere” il prodotto Sicilia, come territorio caratterizzato da qualità ambientale, potrebbe contare perciò su buoni indici di ascolto.860735_10200283454123230_517806592_o

Poiché la mancata industrializzazione della Sicilia, nonostante il fiume di miliardi spesi dal dopoguerra, oggi rappresenta quasi un’opportunità, visto che gli insediamenti manifatturieri migrano verso i paesi emergenti mentre le ricadute ambientali negative dell’industrializzazione (inquinamento, piogge acide, ecc.) riguardano quasi esclusivamente i poli petrolchimici siciliani e quindi una parte comunque contenuta del territorio, il discorso si riduce, per modo di dire, all’ottimizzazione del ciclo delle acque, di quello dei rifiuti e al contrasto dell’inquinamento atmosferico e acustico urbano.

Avere per obiettivo mare e fiumi puliti significa innanzitutto pretendere il completamento della realizzazione e l’efficiente funzionamento dei depuratori. In Sicilia, dai tempi della mafia dei pozzi in poi, sembra che l’acqua serva per “mangiare”, non per bere e il malaffare ne ha sempre caratterizzato tutti i business connessi (acquedotti, depuratori, fogne, ATO, ecc.). Occorre una maggiore informazione e vigilanza dell’opinione pubblica sensibile e sensibilizzata alle tematiche ambientali. Le tecnologie, di certo, non mancano oggi che si parla sempre di più dell’acqua come dell’“oro blu”, né bisognerebbe più avere alcuna pietà delle costruzioni abusive sui litorali.

Sull’onda emotiva della drammatica situazione campana, sembrerebbe che i termovalorizzatori rappresentino oggi la soluzione più realistica, il “male minore”, al problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Guarda caso, proprio qui in Sicilia, sopra Palermo, era in progetto la costruzione del più grande termovalorizzatore d’Europa, con una capacità di 800.000 tonnellate, che assieme agli altri tre progettati (Aragona, Augusta e Adrano) avrebbe smaltito tutti i rifiuti della Sicilia e non solo. La Regione si era impegnata persino a indebitarsi per anticipare ai costruttori 250 milioni su un preventivo di due miliardi di opere.

Eppure, proprio qui in Sicilia, il CNR, in collaborazione con un’azienda privata italiana, ha realizzato il prototipo di un impianto di smaltimento più semplice, ecologico e meno costoso, denominato THOR. Forse costava troppo poco per i nostri amministratori che diffidano della tecnologia italiana? C’è poi il problema della raccolta differenziata, presupposta dai termovalorizzatori, ma che qui non si sa dove sia di casa, visto che siamo in fondo alle classifiche nazionali.

Oggi la tecnologia italiana offre prodotti di uso comune alternativi alla plastica e biodegradabili: di sicuro costano di più, ma è una scelta oggi culturale che diverrà poi economica. Certo che sugli aspetti di costume, riguardo lo strano rapporto dei siciliani con la loro immondizia, ci sarebbe da scrivere un libro a parte. Si pensi al classico sacchetto dell’immondizia appeso all’esterno dell’auto, in balia della forza centrifuga: un’immagine inquietante che ho visto solo qui da noi!

I termovalorizzatori lasciano comunque aperto il problema delle polveri sottili e degli altri scarti prodotti dagli inceneritori che, per il fatto di essere meno percettibili o “a norma di legge” (ad hoc), non è detto che siano meno dannosi, soprattutto nel ciclo alimentare, attraverso la contaminazione di terreni e pascoli. Se degli scienziati di chiara fama internazionale fossero disponibili a mettere in gioco la loro reputazione affermando che le paventate nano patologie sono frutto del sensazionalismo di qualche ricercatore e che non si ripeteranno tragiche storie come quella dell’Eternit, anch’io appoggerei la costruzione dei termovalorizzatori. Ho il timore, però, che un giorno potremmo chiederci, così come facciamo oggi senza ricordare più un solo responsabile: ma a chi è venuto in mente di autorizzare la costruzione di stabilimenti petrolchimici e raffinerie di fronte alle isole Eolie (Milazzo) o a Siracusa e Gela?

In tema di rifiuti solidi urbani, ho ascoltato con interesse, due volte a Palermo, il prof. Paul Connet (alla Facoltà di Chimica anni fa e, più recentemente, nella “Sala delle Lapidi”) su cosa comporterebbe la sua strategia “zero rifiuti” già adottata con successo in città come San Francisco. Di fronte alla disponibilità di operatori privati a realizzare in proprio la raccolta differenziata porta a porta e gratuitamente, risulta -apparentemente- incomprensibile l’impermeabilità dell’amministrazione comunale di Palermo ad ogni soluzione diversa dalla costruzione a Bellolampo di un termovalorizzatore e la stessa emergenza sanitaria e di immagine che vive da tempo Palermo sembra volutamente strumentale all’adozione di questa soluzione, magari perché qualcuno ha preso degli impegni …

Sui rimedi al problema dell’inquinamento atmosferico ed acustico dei centri urbani, legato principalmente al traffico veicolare, rimando a quanto più sotto, aggiungendo solo che, in attesa del potenziamento del trasporto pubblico urbano a Palermo (metropolitana e/o tram) ho sperimentato con grande soddisfazione una bicicletta elettrica a pedalata assistita (di tecnologia tutta italiana) mentre consiglierei ai patiti della moto di provare uno scooter elettrico e, agli irriducibili dell’auto, una delle varie versioni ibride di auto adottate da tanti tassisti milanesi: dalle utilitarie alle lussuose.

hotel-president-palermo-e-dintorni3_palermoCome migliorare la qualità della vita di un centro storico quale quello di Palermo?

I sindaci che si sono succeduti, dalla metà degli anni ottanta sino ad oggi, hanno contribuito, chi più chi meno, a favorire investimenti privati nel centro storico, una vasta area urbana abbandonata al suo degrado nel dopoguerra. Basta però, per il ben vivere dei cittadini, favorire la ristrutturazione di case, magari confortevoli al proprio interno, ma inserite in un contesto di inquinamento atmosferico ed acustico causato da un traffico veicolare caotico e paralizzante, quale quello del centro storico che conosciamo oggi? Evidentemente, no.

E’ buona regola che le scelte coraggiose -e talvolta impopolari- vadano fatte all’inizio del mandato, quando l’elettorato avrà poi tutto il tempo necessario per comprenderle e apprezzarle. Quale potrebbe essere allora, per il prossimo sindaco di Palermo, una politica fatta di scelte, magari coraggiose, ma sicuramente idonee a trasformare il centro storico, quello della città murata, in un’area caratterizzata da una elevata qualità della vita urbana?

Penso che la scelta fondamentale sia quella di arrivare a chiudere il centro storico al traffico veicolare privato, trasformando in un’occasione di lavoro la soluzione del conseguente problema della mobilità privata.

Due osservazioni preliminari:

  • Il centro storico, a differenza di altre aree urbane, per la sua specificità architettonica e urbanistica, è godibile soprattutto a piedi oppure in bicicletta, magari con bici elettriche: i motorini non sono infatti meno inquinanti delle auto, sia per i gas che per i rumori che producono.
  • Una politica modernamente intesa dovrebbe avere ben presente come il proprio compito sia quello di creare le condizioni perché l’iniziativa economica privata crei occasioni di lavoro piuttosto che stipendiare direttamente -o indirettamente- i senza lavoro, impegnando risorse pubbliche per mansioni improbabili, anche se utili in chiave clientelare (si pensi alla “conta dei tombini” della tragicomica cronaca LSU di questi anni).

Senza andare lontano in cerca di qualità della vita, in alcune delle nostre isole minori la mobilità privata, in assenza di auto, è efficacemente assicurata, tutto l’anno e 24 ore su 24, da servizi privati di auto elettriche (tipo golf car) che trasportano persone e merci a zero emissioni e con l’inquinamento acustico di un sibilo. Basterebbe allora favorire la costituzione di cooperative private in concorrenza tra loro (attingendo a tutte le declinazioni del lavoro precario) da impegnare nei servizi alla mobilità privata dei circa 250 ettari del nostro centro storico. Le auto private, di residenti e non, potrebbero essere custodite in auto silos posti ai limiti del perimetro chiuso al traffico (stranamente ce ne sono a Catania e a Messina, ma non a Palermo), costituendo così un’altra opportunità di business indotto. Mezzi pubblici, autoambulanze, forze dell’ordine e un numero controllato di operatori (es. rifornimento merci dei mercati storici e degli altri esercizi commerciali, mezzi dei cantieri, ecc.) avrebbero invece accesso alla stessa area attraverso colonnine retrattili telecomandate, così come avviene in molti centri storici del nord Italia e d’Europa.

Se la chiusura del traffico privato dovesse risultare, almeno inizialmente, una misura troppo drastica per i residenti, si potrebbe consentire loro l’accesso, per un periodo di tempo limitato (ad esempio, sino alla costruzione degli auto silos), in modo da arrivare in due tempi all’obiettivo finale della completa chiusura al traffico veicolare privato.

Per ottenere un sufficiente consenso sociale su di una misura di questa portata, bisognerebbe dimostrare ai commercianti e ai residenti del centro storico che, a fronte di innegabili limitazioni alla mobilità personale, essi godrebbero dei seguenti vantaggi:

  • il centro storico di Palermo si trasformerebbe in un’isola di qualità della vita (libera da inquinamento atmosferico ed acustico) in un contesto architettonico e urbanistico che avrebbe poco da invidiare ai più rinomati centri storici d’Italia e d’Europa;
  • come diretta conseguenza di questo salto della qualità della vita urbana, esso diverrebbe un’opportunità di investimento residenziale di ben altro livello rispetto all’attuale situazione, sia per i palermitani che per “immigrati ad alto reddito”, italiani e non, con creazione di valore immobiliare vero e riconoscibile (e non banalmente speculativo come avviene oggi);
  • conseguentemente, anche il valore delle location commerciali attualmente presenti nel centro storico subirebbe un innalzamento che consentirebbe, a chi volesse cimentarsi con la nuova tipologia di residenti o di frequentatori e viaggiatori, di affrontare nuove opportunità di business mentre, a chi non le sapesse o non le volesse sfruttare, di monetizzare il valore di immobili od avviamenti commerciali, da reinvestire eventualmente altrove;
  • si creerebbe lavoro vero per il business della mobilità privata all’interno del centro storico, mentre anche i servizi di taxi, sicuramente disinteressati ai brevi percorsi interni, ne avrebbero una positiva ricaduta per i collegamenti da e per il centro storico;
  • il centro storico si dovrebbe dotare di infrastrutture (auto silos) il cui business sarebbe una conseguenza della chiusura al traffico con un “mercato” stabile quale quello dei residenti per i quali costituirebbe una sorta di “garage di quartiere” (ne farei uno, con apposito servizio di navetta, nel desertico parcheggio di viale Basile).

Non è forse vero che il peggior modo per assicurarsi un futuro migliore sia quello di immaginarlo come la semplice continuazione dell’esperienza del presente o del recente passato?

Come dicevo nelle premesse, ci vuole coscienza ambientale e disponibilità personale per qualche piccola scomodità: il premio, in cambio, è una migliore qualità della vita per tutti e anche opportunità imprenditoriali per chi vorrà coglierle, visto che la sostenibilità ambientale è una nuova frontiera dell’economia mondiale.

Persino la riconversione di un grande impianto industriale quale quello FIAT di Termini Imerese potrebbe coniugarsi con questa visione se, per esempio, si creasse un potenziale mercato ad auto elettriche in virtù della chiusura dei centri storici delle città siciliane al traffico di vetture inquinanti.

Oppure, ricollegandomi ad altro capitolo, lo stesso stabilimento potrebbe produrre microcogeneratori di energia elettrica, alimentati a metano, quali quelli che sta producendo la Volkswagen. La tecnologia richiesta è infatti la stessa dell’automobile: motore a scoppio, coibentazione (carrozzeria) e impianto elettronico di controllo. I condomini delle città diverrebbero microcentrali elettriche che si scambierebbero in rete i saldi di produzione e consumo.

Sarebbe un’applicazione del modello di produzione di energia in rete, teorizzata da Jeremy Rifkin, sul modello tipico della rete internet, recentemente incontrato (con quali esiti, però?) dal presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo.

(continua)

di Francesco Cancellieri*

Misterbianco. Molto partecipata, presso il Teatro Municipale di Misterbianco (CT), l’Assemblea della Associazione Regionale Zero Waste Sicilia (ZWS) avente ad oggetto l’illustrazione delle proposte per “una gestione europea ed efficiente delle risorse chiamate rifiuti” in Sicilia.

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Gli inviti sono stati estesi a tutti i Sindaci Siciliani, all’ANCI, all’Assessorato all’Energia e Servizi di Pubblica Utilità, al Dipartimento regionale Acqua e Rifiuti, ai politici e ai portatori di interesse.

La scelta di Misterbianco non è casuale, perché  luogo simbolo (ndr: vedasi la discarica di contrada Valanghe d’Inverno) di una gestione dissennata, inquinante, antieconomica e antiecologica dei materiali post-consumo.

Il Presidente Beniamino Ginatempo ha affermato: “se la gestione di questi beni seguisse le strade indicate dall’Europa, in Sicilia sarebbe possibile ricavare dalle 2.500.000 tonnellate all’anno di rifiuti prodotti circa 90 milioni di euro annui e creare 5.000 posti di lavoro stabile.
Invece queste RISORSE PUBBLICHE sono gettate via ed inquinano il suolo, le falde acquifere e l’aria, con l’aggravante che lo smaltimento costa ai contribuenti dai 200-250 milioni all’anno solo per l’ingresso in discarica ed altrettanti per la gestione, il trasporto, la manutenzione e i profitti dei gestori della raccolta. Inoltre, l’attuale sistema non rispetta neppure le direttive europee (recepite da leggi italiane). E’, quindi, illegale ed esposto a pesanti sanzioni europee.

Afferma, ancora, Ginatempo: “una gestione alternativa, volta a valorizzare questi beni, è possibile ed è realizzabile in tempi relativamente brevi”.

Se la volontà politica accompagnerà le proposte di ZWS, sarà possibile giungere ad una gestione rispettosa dell’ambiente, che migliori la qualità della vita dei Siciliani, tutelando le loro tasche e non trasformando i rifiuti da risorsa pubblica in lucro di pochi .
Oltre ai saluti, via SMS, dell’Assessore Vania Contrafatto, sono intervenuti nel dibattito, tra gli altri, i Sindaci dei Comuni di Misterbianco, Zafferana Etnea e Canicattini Bagni (Paolo Amenta, Vicepresidente di Anci Sicilia), nonché gli Assessori dei Comuni di Catania e Messina, Rosario D’Agata e Daniele Ialacqua.
Nel video, le interviste al Presidente di ZWS, al Sindaco di Misterbianco, Antonio Di Guardo, e l’intervento dell’Assessore all’Ambiente e Nuovi Stili di Vita del Comune di Messina, Daniele Ialacqua.
*L’Ing. Francesco Cancellieri è il presentatore della proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Rifiuti Zero”.

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