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Di Angelo Forgia

“A Tenerife, nelle isole Canarie, puoi fare quello che vuoi in qualsiasi giorno dell’anno, perché il clima te lo consente”. In realtà, a Tenerife, oltre al clima invitante, si vive bene perché non si è assillati da uno Stato-vampiro che succhia il sangue ai cittadini. L’hanno capito in tanti, in Italia. E infatti, stando a quello che si racconta in tv e sulla rete, sono oltre 10 mila gl’italiani che, negli ultimi anni, si sono trasferiti a Tenerife.

E’ importante ascoltare i loro racconti. Perché è ascoltando le loro parole che gl’italiani possono fare un raffronto corretto tra la vita nelle Canarie e la vita nel nostro Paese. L’invivibilità dell’Italia diventa ogni giorno più palese. Ma è ascoltando le testimonianze dei tanti pensionati che sono andati a vivere a Tenerife – ma anche normali cittadini del nostro Paese che lì hanno avviato con successo attività economiche – che un italiano si rende conto delle bugie che i vari Renzi, Napolitano, Monti e via continuando hanno raccontato a noi cittadini. E, soprattutto, delle panzane che ci racconta ancora Renzi.

Abbiamo conosciuto un signore che oggi vive e lavora a Tenerife. E che è tornato in Italia per raccogliere le ultime cose. “Per raccogliere le ultime cose sì – ci dice – e per scappare dall’Italia per sempre, Paese ormai invivibile. Io mi chiedo e chiedo: ma come fate a sopportare un governo che vi prende in giro? La Tv e i giornali – non tutti, per la verità, ma la maggioranza sì – dicono che il governo Renzi ha ridotto le tasse. Come fanno gl’italiani a non vedere che il cavallo di battaglia di Renzi – l’abolizione dell’IMU sulla prima casa – scatterà quest’anno, e che fino a un mese fa avete pagato tutto? Si dà come una grande vittoria una cosa che deve ancora verificarsi, dimenticando di aggiungere che il Canone Rai è stato infilato nella bolletta dell’energia elettrica, per colpire, alla fine, i più poveri, i pensionati da 500 Euro al mese che già arrivavano a stento e tra mille sacrifici alla fine del mese. A questi toglieranno anche la televisione. Se vorranno tenersela dovranno sobbarcarsi altre rinunce. Ma in Italia chi è che difende la povera gente?”.

“Io sto andando via – aggiunge – ma non capisco come fanno gl’italiani a farsi prendere in giro da questo governo. Questo signor Renzi dice di ave ridotto le tasse. E lo sbandiera ancor prima di averle ridotte, ammesso che riduzione sarà. Ma non dice agl’italiani che ha tagliato i fondi alle Regioni. Renzi dice di aver tagliato le tasse, ma farà pagare ai cittadini circa 200 prestazioni sanitarie che fino allo scorso anno erano a carico del servizio sanitario nazionale. Non solo. Le Regioni si apprestano a tagliare altri servizi sanitari. Avete letto sui giornali che in Italia aumentano i morti? E perché aumentano, secondo voi? La mortalità aumenta perché in Italia ormai si mangia male. Ci si cura male. E in alcuni casi non ci si cura affatto. Per circa 10-12 milioni di persone – i poveri d’Italia – non c’è più prevenzione sanitaria personale. Non ci sono i soldi per curarsi. E di questo dobbiamo ringraziare l’Unione Europea e i politici da quattro soldi che ci hanno trascinato in questa Europa del rigore”.

“Renzi dice che ha ridotto le tasse – aggiunge il nostro amico italiano che da un anno e mezzo vive a Tenerife – ma non dice che le Regioni si apprestano a tagliare altri servizi ai cittadini. E che i Comuni – che hanno subito tagli pesantissimi – si apprestano ad aumentare tasse e imposte locali. Insomma, più che le tasse, il governo Renzi ha tagliato i servizi agl’italiani. A cominciare dal servizio sanitario. E ha creato le condizioni per costringere i Comuni a tartassare di nuove tasse i cittadini. Ma questo il governo non lo dice. Per non parlare dei costi che aumentano. Come i costi delle autostrade”.

“Ma lo sapete che significa per l’economia del Centro Nord Italia l’aumento del costo di percorrenza delle autostrade? Sono aumenti dei costi a carico delle imprese. Perché quasi tutte le merci in Italia viaggiano sul gommato. Aumento dei costi che le imprese non potranno recuperare. Perché oggi, con la deflazione che c’è, a un aumento dei costi di produzione non può corrispondere un aumento dei prezzi dei prodotti. Già la gente acquista il giusto. Se i prezzi aumentano, la riduzione della domanda è ormai immediata”.

“La vuole sapere una cosa? – ci dice sempre il nostro interlocutore -. A Tenerife ci sono un sacco di pensionati italiani. E sa perché? Perché con una pensione di mille, mille e 200 Euro nel Centro Nord Italia è ormai impossibile vivere. In condizioni ordinarie si potrebbe anche arrivare a fine mese. Facendo sacrifici. Anche sul cibo. Già, sul cibo. Ma chi l’avrebbe mai detto che a Milano, a Torino, a Genova con pensioni da mille e 200 Euro al mese – che ai tempi della Lira erano quasi 2 milioni e mezzo di lire al mese! – ci sarebbero stati problemi per arrivare alla fine del mese, anche per i cibo? Eppure è così. E sapete perché? Perché c’è da pagare il riscaldamento per sette mesi l’anno. E i conti saltano”.

“A Tenerife i pensionati con mille e 200 Euro al mese – aggiunge il nostro interlocutore – vivono benissimo. Non solo per il clima mite che fa risparmiare sui riscaldamenti, ma anche per i servizi, per la tranquillità. La qualità della vita è di gran lunga migliore. Ci si sveglia respirando l’aria di mare. Si vive senza stress. E il discorso non riguarda solo i pensionati. La verità è che l’Italia è diventata impossibile per molte famiglie, ormai impoverite e, soprattutto, per le imprese. Ci raccontano un sacco di fesserie sulla riduzione delle tasse. Ma la verità è che se a Milano, a Torino o in una qualunque altra città italiana, piccola o grande che sia, insomma se in una qualunque città si avvia una qualunque attività economica, beh, le tasse non ti fanno respirare”.

“Per caso, proprio perché in questi giorni sono tornato in Italia, mi è capitato di ascoltare il discorso di fine anno del Presidente Mattarella. Ma dove vive questo signore? L’evasione fiscale di qua, l’evasione fiscale di là. Ma lo sa il presidente della Repubblica che se le imprese italiane dovessero pagare tutte le tasse create dalla follia di questo Stato, più della metà delle stesse imprese chiuderebbe nel giro di ventiquattr’ore? Tanta gente, in Italia, non è alla fame perché altri non pagano le tasse. Tante famiglie sono alla fame perché non arrivano più alla fine del mese, mentre prima, con gli stessi soldi, quando si pagavano meno tasse e non c’era l’Euro, non avevano grandi problemi. Mi riferisco alle tasse occulte, quelle che non si vedono. Come i costi della Giustizia. Oggi anche una causa di lavoro è diventata un problema. Questo grazie al governo Letta. Una vergogna. Tante attività economiche chiudono perché con un’imposizione fiscale del 50 per cento è impossibile fare impresa. L’evasione fiscale, in Italia, per il sistema delle imprese, è in moltissimi casi una questione di sopravvivenza. Poi ci sono i cappi imposti dall’Unione Europea dell’Euro, che sono incredibili. E da tre anni non si applica il Fiscal Compact, sennò l’Italia non esisterebbe già più”.

Il nostro interlocutore ci racconta che a Tenerife si vive bene. Chi fa impresa non è tartassato. Anzi viene aiutato. Non ci sono i Comuni che impongono balzelli anche per l’aria che si respira. La vita è tranquilla. Si vive bene da pensionati e da lavoratori. “E’ l’Italia che ormai è invivibile – ci dice salutandoci il nostro interlocutore -. Vado via senza rimpianti. Lascio un Paese pessimo. Finito. Dove le autorità di governo prendono in giro i cittadini. Buona fortuna”.

Riforme: Lauricella, “cambiare il sistema che lega consigli a sindaci”

A Roma come in Sicilia, quando i governi vanno male non c’è modo di cambiarli: chi governa non si dimette e chi dovrebbe sfiduciare non sfiducia (o non si dimette la maggioranza). fotoLa regola del “simul stabunt simul cadent” blocca il sistema.

Forse e’ giunto il momento di riflettere sulla opportunità di tale sistema e di pensare ad una modifica nel senso del Tatarellum ad ogni livello periferico, regionale e locale: il primo della lista regionale o comunale assume la carica di presidente regionale o di sindaco. Ma se le cose non funzionano, devono poter essere cambiati nel corso della consiliatura. Fino a quando si manterrà la regola che lega inscindibilmente la “vita” dei consiglieri alla “vita” del presidente o del sindaco, il sistema rischia sempre di rimanere bloccato a danno dei cittadini e del territorio”. Lo dichiara il deputato Pd Giuseppe Lauricella.

Riforma del Senato: regioni da resettare

Pubblicato: 8 ottobre 2015 da Sicilia più in Politica
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Ascolta l’intervista all’On. Giuseppe Lauricella su Radio Radicale.

Una mina vagante incrocia la rotta della riforma costituzionale ormai in dirittura d’arrivo al Senato: la disomogeneità e la non contemporaneità dei sistemi elettorali delle Regioni.

Per disinnescare il rischio che la riforma del bicameralismo venga vanificata non resta che una soluzione: il contestuale scioglimento dei consigli regionali.

Fra Montecitorio e Palazzo Madama lo chiamano il lodo Lauricella”, dal nome del Costituzionalista e deputato del Pd Giuseppe Lauricella, che ha proposto l’unica via d’uscita ritenuta finora praticabile per scongiurare l’empasse costituzionale.

“La soluzione cercata dalla minoranza PD e concessa dal governo sulla norma transitoria della riforma costituzionale – osserva l’On. Giuseppe Lauricella -non servirà a dare subito un sistema coerente e con senatori scelti dagli elettori per quella funzione.”

In pratica la soluzione offre soltanto tempi certi per l’approvazione della legge dello Stato che disciplinerà il sistema di elezione e delle leggi regionali che dovranno recepirlo. Ma non avrà effetti veri se non fra cinque anni almeno, quando tutte le regioni, intanto e in tempi diversi, saranno andate ad elezioni.

“Pertanto, l’unica vera e coerente soluzione – spiega Lauricella- sarebbe stata quella di prevedere che, in sede di prima applicazione, al momento dello scioglimento delle Camere, vadano contestualmente sciolti tutti i consigli regionali. In tal modo i consigli verrebbero rinnovati applicando il sistema che verrà previsto dalla legge ordinaria ai sensi dell’articolo 122 della Costituzione e dell’articolo 2 della riforma, come modificato dal Senato. D’altra parte – motiva l’On. Lauricella –stiamo modificando l’intero sistema parlamentare e ciò giustificherebbe la eccezionalità della soluzione”.