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Sinistra Italiana in Sicilia: eletti i vertici. “Siamo e restiamo alternativi al PD”
di Giulio Ambrosetti

La riammissione della lista di Stefano Fassina alle elezioni comunali di Roma ha rilanciato Sinistra Italiana, lo schieramento politico che, con fatica, si sta cercando di costruire a sinistra del PD.

imageOggi Fassina è più che mai lanciato nella campagna elettorale romana. E’ uno dei candidati a sindaco della Capitale. Un test elettorale importante, per Sinistra Italiana, perché un buon risultato a Roma potrebbe diventare il traino per le prossime elezioni politiche.

Insomma l’elettorato italiano di sinistra non è condannato a votare per il PD di Renzi, di Napolitano e della Ministra Boschi. C’è anche spazio per un partito di sinistra che non plaude al Jobs Act e alla pessima riforma costituzionale che la Ministra Boschi sta provando, con scarso successo, a propagandare.

E in Sicilia come va Sinistra Italiana? L’abbiamo chiesto a uno dei fondatori di questo partito in Sicilia: Angelo Forgia, una storia socialista alle spalle, tra i fondatori del Megafono e oggi deluso dall’esperienza del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta.

Non è che, alla fine, intrupperete anche il presidente Crocetta, che oggi sembra in rotta di collisione con il PD?

“Non se ne parla nemmeno. Crocetta, di fatto, ha gestito un fallimento politico e amministrativo. La sua esperienza di presidente della Regione siciliana è da dimenticare. Ripeto: ha fallito su tutta la linea. E ha fallito insieme con il PD e con i partiti e i movimenti di un improbabile centrosinistra. Da noi non ci potrà essere spazio per personaggi come lui”.

Insomma, siete alternativi a Crocetta.

“Assolutamente sì. Il presidente Crocetta, lo ribadisco, è il simbolo di un grande fallimento. I risultati dei suoi tre anni e mezzo di governo sono sotto gli occhi di tutti. Il suo Governo non ha un programma, non ha argomenti. Quello che è visibile è una grande ‘macelleria’ sociale. Non c’è un solo settore della vita pubblica siciliana che registri qualche risultato positivo”.

Eppure Crocetta si ripropone alla guida della Sicilia. Dice che i Siciliani sono con lui…

“Non solo lui si ripropone, ma lo ripropone anche il leader dell’UDC siciliana, Giampiero D’Alia. Ma la loro è solo una minestra riscaldata”.

Nei giorni scorsi, ad Enna, c’è stata l’assemblea regionale di Sinistra Italiana. Com’è andata?

“Bene, anzi, benissimo. Erano presenti i rappresentanti di tutta la Sicilia. L’assemblea ha eletto chi rappresenterà la Sicilia a Roma”.

E chi sono gli eletti?

“Sono l’ex parlamentare regionale socialista Raffaele Gentile, Alessandra Joppolo e Ottavio Navarra. Poi ci sono i venti componenti della direzione regionale”.

Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre ripetono sempre che Sinistra Italiana sarà un soggetto politico nuovo e non la somma di vecchie sigle. Un soggetto politico che, aggiungono, si candida a governare l’Italia con idee e valori della sinistra.

“Il programma politico è questo”.

Però le vecchie sigle ci sono sempre.

“Non mi pare proprio. Rifondazione comunista è fuori da questa esperienza. C’è un dialogo aperto con alcuni dirigenti e parlamentari di SEL, ma non con Nicki Vendola, anche lui lontano da questa nuova esperienza politica. Semmai una personalità politica a noi vicina è il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. E un motivo c’è”.

Ovvero?

“De Magistris rappresenta in pieno la sinistra che noi vogliamo costruire: una sinistra fatta di persone impegnate in politica che dialogano direttamente con la base. Sotto questo profilo, l’esperienza di De Magistris a Napoli, lo ripeto, è indicativa della nostra idea di politica. Non a caso il PD sta facendo di tutto per indebolire il sindaco di Napoli. Renzi e compagni hanno capito che De Magistris è forte perché parla direttamente al cuore dei napoletani. Sanno che se il messaggio e lo stipe politico del sindaco di Napoli dovesse prendere piede per il PD renziano, partito verticistico, potrebbe essere l’inizio della fine”.

A Palermo si parlava di un avvicinamento del sindaco Leoluca Orlando.

“Assolutamente no. Orlando ‘viaggia’ con il PD e, in particolare, con Matteo Renzi e con il Ministro Graziano Delrio. Con noi l’attuale sindaco di Palermo non ha nulla a che dividere”.

Ma chi sono i vostri rappresentanti siciliani nel Parlamento nazionale?

“C’è il senatore Francesco Campanella. C’è il parlamentare nazionale Erasmo Palazzotto. E poi Luca Casarini”.

Non è che ci riproponete la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini?

“Non credo proprio. La spirito di Sinistra Italiana è rappresentato dal legame con i territori. E i candidati al Parlamento nazionale non potranno che essere espressione dei territori siciliani”.

Torniamo alle elezioni romane. E’ vero che siete in possesso di sondaggi molto incoraggianti?

“I nostri sondaggi li conoscono tutti. Fassina, a Roma, viene dato all’11 per cento. E non c’è da stupirsi. Roma è una città che può contare su un elettorato di sinistra che oggi il PD di Renzi non rappresenta”.

E a livello nazionale?

“Stiamo lavorando in tutta l’Italia. Il concetto è sempre lo stesso: il PD di Renzi è un partito che ha sposato il liberismo economico. Il Jobs Act ne è una delle tante testimonianze. Noi siamo molto fiduciosi. La nostra fiducia, lo ribadisco, nasce dal fatto che stiamo costruendo un partito dal basse e non dal vertice”.

Ma è vero che in Sicilia Sinistra Italiana può contare sulla presenza e sui voti di tanti socialisti?

“Io parlerei di una matrice socialista non strutturata che in Sicilia si riconosce nelle posizioni di Sinistra Italiana. Letta così, possiamo dire che la presenza di questa matrice socialista è molto diffusa”.

 

E’ vero che,a partire da Agrigento, siete in contatto con gli amministratori comunali che in Sicilia si battono per la gestione pubblica dell’acqua?

“Noi siamo favorevoli alla gestione pubblica dell’acqua. A differenza del PD di Renzi che, invece, vuole affidare ai privati questo settore. Va da sé che gli amministratori comunali siciliani che si battono per l’acqua pubblica sono i nostri interlocutori”.

Ovviamente, al referendum di Ottobre voterete No.

“Certo che voteremo No alla pessima riforma della Costituzione del Governo Renzi. Da qui ad Ottobre daremo vita a tante iniziative in tutta la Sicilia. per spiegare ai cittadini che questa follia darebbe a Renzi un potere immenso. Votare No, oggi, è un dovere civico”.

                                                              LE REAZIONI

Simone Di Trapani (Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia e Libertà)

“Quanto scritto oggi sul quotidiano online contiene alcune gravi inesattezze. La prima si trova già nel titolo, dal momento che Sinistra Italiana in Sicilia non ha eletto vertici che possano arrogarsi il diritto di dichiarare a nome del nascente soggetto politico. Piuttosto è stato nominato, ahimè, un comitato promotore siciliano, del quale anch’io faccio parte, che, non essendo stato legittimato da un voto, non ha alcuna rappresentatività”.

“La seconda inesattezza, ma qui siamo sul terreno della politica, è il giudizio che Forgia (fan di Crocetta fino a qualche mese fa) dà del Sindaco Orlando, che non può che essere, alla luce di quanto detto prima, un mero giudizio personale. Sinistra Ecologia e Libertà, di cui mi onoro di essere coordinatore provinciale di Palermo eletto legittimamente da un congresso, ha cominciato da diversi mesi, insieme a Rifondazione Comunista e L’Altra Europa con Tsipras, un percorso che raccoglie singole persone, esperienze collettive, reti sociali, associazionismo diffuso e movimenti che lavorano nel territorio e che, in questi anni, hanno elaborato e realizzato proposte concrete ed efficaci, determinando importanti processi di rinnovamento”.

“Un percorso che ha trovato nell’attuale Amministrazione comunale terreno fertile per far crescere il progetto di una Sinistra concreta, ampia, democratica e alternativa al Partito Democratico, di cui il Sindaco Orlando ha rappresentato l’unica opposizione autorevole negli ultimi quattro anni, a differenza dello scrivente Forgia”.

 

Luca Casarini   

Leggo l’intervista rilasciata da Angelo Forgia, in merito alla nascita anche in Sicilia di sinistra Italiana, o meglio del percorso costituente di sinistra Italiana che ci porterà a fine anno a svolgere il vero e proprio congresso della sua fondazione. L’assemblea molto partecipata di Enna è stato il primo passo, e tanti altri dovremmo compierne per giungere alla meta, che è quella di costituire in Italia non un nuovo, ennesimo, partito, ma un “partito nuovo”, capace di ridare senso anche alla parola “sinistra”. Trovo alcune affermazioni di Forgia, così come le leggo, totalmente sbagliate per quel che mi riguarda, e sulle quali vale la pena di soffermarsi perché hanno a che fare con il merito e il metodo, con stile e cultura politica. Con il Dna insomma di qualcosa che è in gestazione, e quindi va preservato da “modificazioni genetiche”. Forgia detta la linea politica: primo grave errore, inaccettabile. Nessuno in questo “partito nuovo” ha e avrà nostalgie per quel “centralismo democratico” tanto caro alla sinistra del ‘900, e nemmeno per quel decisionismo rampante che caratterizza le formazioni politiche del nostro tempo. Sinistra Italiana, proprio perché è immersa in un processo costituente, forma la sua “linea politica” in maniera partecipata, approfondita, condivisa. Quindi quando uno parla dovrebbe sempre premettere che lo sta facendo per sé, come contributo alla discussione, i cui esiti sono legati alle decisioni prese dalle persone, non da “generali senza esercito”. In questo, il “comandare obbedendo” di matrice zapatista, ci sarà davvero utile come bussola per costruire il nuovo soggetto politico. Forgia poi si lancia in una bocciatura senza appello di Orlando, accomunandolo a Crocetta. Ritengo totalmente sbagliato anche questo, nel merito oltre che nel metodo, perché il sindaco Orlando, presente con noi all’atto di partenza del processo costituente che si è tenuto a Roma lo scorso febbraio, non è un nostro avversario, ma un interlocutore fondamentale, importante, utile. Lo riteniamo in molti dentro Sinistra Italiana, e non è un caso se è stato invitato ad intervenire insieme a Luigi De Magistris. Se in Sicilia, tra le due presenze “complementari” in campo che sono Crocetta e Faraone, che compongono le fattezze del nuovo gattopardismo e accomunate dagli stessi interessi che bloccano il cambiamento, irrompesse una “anomalia”, radicale nella difesa dei beni comuni e credibile nel progetto di rilancio di una terra martoriata come la nostra, sarebbe una cosa straordinaria e stimolante: non si può immaginarlo senza figure come Orlando e Accorinti e tanti e tante altri sindaci e amministratori di medi e piccoli comuni che stanno combattendo sul campo. Quindi, al contrario di quello che dice improvvidamente Forgia, io e tanti e tante altri che partecipiamo a Sinistra Italiana, ci stiamo muovendo in questo senso. Quello che forse Forgia non ha capito è che a noi interessa costruire una proposta radicale e allo stesso tempo credibile, cioè che abbia delle possibilità di riuscire ad incrinare sul piano istituzionale, ciò che sembra immutabile. Farlo vuol dire ragionare in grande, in maniera larga e non produrre un minoritarismo di testimonianza, che è l’aspetto quasi immorale nel quale certa sinistra nasconde il proprio essere inutile alla società. Essere nel Assemblea Regionale vuol dire per noi aiutare chi nella società sta già costruendo una nuova Sicilia, con lotte, movimenti, forme di vita e di lavoro alternativi. Vogliamo parlare della gigantesca battaglia che dovremmo sostenere contro i programmi di privatizzazione dei beni comuni che i gattopardi di tutte le famiglie stanno già agitando? Vogliamo finalmente battere un colpo al fianco di chi si è sempre opposto, con le lotte e non con le chiacchiere, al Ponte sullo stretto, al Muos, alla devastazione ambientale? Alla mancanza di lavoro resa strutturale dalle politiche europee, nazionali e regionali? Se vogliamo farlo davvero, non possiamo solo “partecipare” con qualche partitino inutile, ma essere protagonisti di una grande alleanza di alternativa. Sinistra Italiana farà il suo percorso, ma di sicuro io mi batterò sempre per una forma partito che valorizzi i territori e le esperienze politiche originali ed innovative, diverse tra loro, e non per riprodurre in sedicesimo e con i modellini fatti a tavolino, ciò che avviene da altre parti. Partito a rete, idee originali, laicità e non liturgie, niente arroccamenti minoritari, inutili alle persone e utili solo a qualche eletto in cerca di poltrone: questa battaglia culturale e politica sarà l’anima e il cuore, per quel che mi riguarda, del processo costituente di una sinistra nuova. E Niki Vendola, vorrei informare Forgia, è più vicino e presente di quanto lui pensi.

 

 

A chiamarlo “pasticciaccio”   forse si sminuisce il problema.  Ad oggi, infatti, crediamo sia venuta fuori solo la punta di un gigantesco iceberg! Eppure chi frequenta con costanza il palazzo di Viale Regione non si stupisce affatto.

Mala burocrazia unita a una gestione approssimativa,  che spesso  lascia  più perplessi che convinti sulla bontà dell’operato dell’Amministrazione gli stessi tecnici interni all’assessorato, non poteva che partorire questo incubo. Perché proprio di un incubo si tratta. A cominciare dalle oltre 8mila aziende che dovranno, stando alla sentenza del Tar Palermo 955/2015  e alla successiva ordinanza,  restituire  quanto percepito  da un bando dichiarato, ormai definitivamente nullo. A queste 8mila aziende si sommeranno le altre, quasi tutte zootecniche, che non avranno percepito quanto,  crediamo, fosse di loro spettanza.

In Assessorato  sono riusciti a fare anche questo: scontentare chi ha vinto il bando e scontentare chi lo ha perso! Anche di ciò in pochi ormai si meravigliano.

Ma veniamo ai fatti

Alla fine del 2012 viene pubblicato  il bando relativo alle misure agroambientali  del Psr (misura 214) e per la prima volta l’assessorato, nella persona della dirigente preposta al rosa-barresisettore, Rosaria Barresi, fa la scelta di inserire in un’unica graduatoria  sia il biologico che la riduzione  fitofarmaci che l’aiuto per le razze zootecniche in via di estinzione, destinando complessivamente così al bando 320 milioni di euro.

A partecipare  ben 10mila aziende. Ma ne vengono finanziate circa 8mila.

Una parte consistente degli esclusi è costituita da aziende zootecniche della provincia di Enna. A pesare sull’esclusione la particolarità della zootecnia estensiva delle aree interne a cui il bando riservava un basso punteggio. Motivi per i quali buona parte di queste aziende sono state inserite negli ultimi posti in graduatoria e pertanto escluse. Un gruppo di aziende zootecniche, rappresentate in buona  sostanza dalla piccola associazione Unione  Allevatori Sicilia, ha da subito iniziato una civile azione di protesta, finalizzata a chiedere,  come  già più volte fatto in passato, lo scorrimento  della graduatoria e il pagamento di tutte le aziende aventi i requisiti.  Questa  richiesta è stata anche supportata da una domanda ufficiale di scorrimento della graduatoria, firmata da venti Parlamentari regionali e da un’analoga richiesta firmata dalle confederazioni regionali Cia, Coldiretti e Confagricoltura. Questi tentativi non hanno sortito nessun effetto e l’Amministrazione è rimasta ferma sulle proprie decisioni.

Facendo due calcoli, a oggi, si scopre che il semplice scorrimento della graduatoria, inserendo le aziende escluse da parametri ritenuti poco confacenti alla realtà delle aree interne, avrebbe  comportato   un’ulteriore spesa annua di meno di 2 milioni e quindi nei cinque anni si sarebbero spesi meno di 10 milioni.

Inoltre,  a onor del vero, va segnalato,  per meglio capire il doppio errore commesso in assessorato,  che successivamente a questo bando ne è stato emanato uno ulteriore di 210 milioni, per cui era sufficiente ridurre di 10 milioni  il bando  successivo e pagare, in questo modo, tutte le aziende  in graduatoria nel 2013, evitando cosi il gran pasticcio che vede oggi Regione e aziende entrambe perdenti! Un pasticcio che rischia davvero di travolgere le aziende agricole che non potranno  restituire quanto percepito per mancanza di liquidità di cassa e  allo stesso tempo mettere in ginocchio i già logori conti della Regione.

I ricorsi

Difronte  all’assoluta incomunicabilità  con l’Amministrazione,   le  aziende escluse   sisono rivolte al Tar, il quale, nel marzo del 2015, con la sentenza n. 955, ha stabilito la nullità del bando  e di tutti gli atti con sequenziali motivando  la sentenza col fatto che l’Amministrazione  aveva previsto un’unica graduatoria per tipologie d’intervento completamente  diverse  (lotta integrata  e biologico).

L’Amministrazione non ha tenuto in nessun conto la sentenza  e ha continuato ad operare come se la stessa non esistesse.

I ricorrenti  a luglio hanno chiesto  e ottenuto dal Tar l’ulteriore annullamento degli altri atti, (circolari, decreti) emanati successivamente alla sentenza  n. 955 e che non hanno tenuto conto delle disposizioni contenute in tale sentenza.

Nel  frattempo  la sentenza 955, oltre che esecutiva, è diventata  anche definitiva perché l’Amministrazione non ha richiesto appello al CGA nei termini stabiliti.

Infine i ricorrenti hanno proposto al Tar la loro reintroduzione in  graduatoria, ottenendo, con ordinanza del 14 dicembre,  il rigetto della richiesta con la seguente motivazione: “Considerato però che la misura cautelare chiesta da parte ricorrente risulta del tutto avulsa dalla sentenza di questa Sezione n. 955/2015,  e dalle sue conseguenze, mirando  ad ottenere  l’inserimento dei ricorrenti in una misura di finanziamento portata avanti attraverso un procedimento interamente annullato…”.

La diffida

I ricorrenti in data 21 dicembre hanno inviato ad Agea, alla Commissione Europea, all’Assessorato all’Agricoltura, al Presidente  della Regione, una diffida dove intimano, ognuno per le proprie competenze, ad agire secondo le disposizioni della sentenza n. 955, ormai definitiva, e quindi bloccare ogni pagamento e chiedere alle imprese agricole di restituire le tre annualità  già percepite per complessivi 180 milioni di euro.

Possibili scenari

Quali sono ad oggi i possibili scenari?

Le conseguenze dell’applicazione della sentenza 955 possono essere le seguenti:

  1. Blocco dei pagamenti in corso
  2. Richiesta alle aziende agricole di restituzione  delle somme erogate dal 2013 al 2015
  3. Mancata rendicontazione  alla  UE di 320 milioni del  PSR 2007/2013
  1. Diniego da parte delle ditte della restituzione delle somme
  2. Messa in fermo amministrativo di tutte le ditte che non restituiscono le somme con conseguente blocco di tutte le agevolazioni a cominciare dal carburante agricolo
  3. Migliaia di ricorsi da parte delle ditte contro l’amministrazione re- gionale con soccombenza della stessa amministrazione
  4. Condanna dell’Amministrazione a pagare i premi  non  riscossi, le spese legali e i possibili danni arrecati dai fermi amministrativi

In definitiva l’unico risultato possibile è quello di migliaia di aziende sull’orlo del fallimento e la Regione con un buco di bilancio di diverse centinaia di milioni di euro.

Il tutto, alla luce di quanto sin qui appurato, causato dalla decisione di non pagare alcune centinaia di aziende per una spesa complessiva di meno di 10 milioni di euro avendo a disposizione 210 milioni di euro utilizzati con il successivo bando.

Per le aziende escluse: oltre al danno anche la beffa!

Le  aziende  escluse  non riceveranno  quindi nessun  indennizzo.

Bene. Ma che spese hanno affrontato? Circa 2mila euro ad azienda per ogni annualità, tra assoggettamento ad un organismo certificatore e spese tecniche, ma, cosa ancora più grave, le aziende escluse hanno scelto di praticare agricoltura biologica con la  conseguente perdita fisiologica di circa il 35% sulla produzione.

Le aziende  ammesse hanno ricevuto il contributo,  quelle escluse hanno ricevuto danno e beffa.

Ad essere maggiormente  colpite  sono le aziende zootecniche  che hanno scelto di operare in biologico. Infatti sono state ben 1800 le domande escluse, pari al 90% delle domande escluse di tutto il bando! E questa alta percentuale di esclusione va proprio  contro le raccomandazioni  della UE che invece invita a privilegiare queste produzioni.  Dove nasce il problema? Le aziende zootecniche,stando al bando voluto dalla direzione Interventi strutturali dell’assessorato Regionale, non ricevono un contributo uguale per tutti. Vengono stabilite, infatti, delle differenziazioni su parametri UBA/HA ovvero animali per ettaro presenti in azienda.

In pratica,  si riceve un contributo  a scaglioni, partendo da un mi nimo di un UBA (pari a un bovino adulto) per ogni 2 ettari ad un massimo di due UBA ogni ettaro.

In pratica  si va da un minimo di 220 euro/ettaro a un massimo di 370, se gli animali pascolano  su foraggere (campi  coltivati)  e da un minimo di 55 euro ad un massimo di 220 se allevati su pascoli naturali.

L’Autorità di gestione non sa se alla fine dovrà pagare il massimo o il minimo  e potenzialmente  si dichiara pronta  a pagarle tutte, ma un conto è pagare 74 milioni di euro, (370 x 200mila ettari circa) oppure il minimo 11 milioni di euro (55 x 200mila)

Di fatto è emerso che il 99% delle aziende ammesse ha presentato un carico inferiore o uguale a una UBA/HA. Ciò vuol dire che l’assessorato ha sborsato una cifra notevolmente  inferiore a quella che potenzialmente ha dichiarato di poter coprire. Perché quindi ostinarsi a escludere ugualmente  le 1.800  aziende? Una decisione tecnico-politica che costerà molto in termini di immagine e di spesa sia alla Regione che alle stesse aziende. Quelle che hanno  incassato e quelle che sono state escluse. Un capolavoro diremmo! Cosa fa oggi l’assessorato? La strada scelta è quella del ricorso al CGA, come già notificato per le vie legali alle parti. Ricorso questo che, secondo tutti gli addetti ai lavori, sarà praticamente  inutile. I termini sono ormai scaduti, l’assessorato, a suo tempo,  in maniera inspiegabile e approssimativa, non si è opposta  evitando  di impugnare  la prima sentenza. Tutto ciò lascia presupporre  che inutile sarà un ulteriore ricorso.  Solo spese legali a carico dei contribuenti  e un’agonia senza fine per chi ha vinto il bando e per chi è stato escluso. Con il concreto  rischio che la Ue non riconosca questo bando  e non consenta quindi  la sua rendicontazione  finale. Tutto a carico della regione quindi.  Nelle stanze della dirigente del Dipartimento interventi strutturali  si continua  a far finta di niente. Nascondere la testa sotto la sabbia non ha mai risolto nulla. I nodi stanno ormai venendo al pettine.  Appena verrà chiesto, dalle parti vincitrici del ricorso, di dare seguito all’ordinanza del Tar, cadrà inesorabilmente questo castello di carte e i problemi saranno scaricati sulle aziende che hanno percepito negli anni passati il premio di un bando che, per caparbietà  e approssimazione,  è nato viziato e di nullità dopo pochi anni è morto.

Agrisette

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“E’ inutile che ci giriamo attorno: il sistema politico siciliano è bloccato. La legge che, nel 2001, ha introdotto l’elezione diretta del presidente della Regione, continua a mostrare tutti i suoi limiti. Per sbloccare il sistema bisogna separare i destini del Parlamento dell’Isola da quello del presidente della Regione”.

Lo afferma il parlamentare nazionale del PD, Giuseppe Lauricella, che ieri ha preso parte all’assemblea regionale del Partito Democratico della Sicilia.
“Con la legge attuale – dice sempre Lauricella – se la maggioranza dei parlamentari di Sala d’Ercole sfiducia il capo della Giunta regionale, Governo e Parlamento dell’Isola decadono simultaneamente. Questo, di fatto, “impedisce” ai parlamentari di sfiduciare il presidente della Regione, anche se, come nel caso di Rosario Crocetta, tutti denunciano la sua inadeguatezza”.
“Serve una norma che consenta al Parlamento dell’Isola di cambiare il presidente della Regione quando le condizioni politiche lo richiedono, lasciando in carica i parlamentari di Sala d’Ercole fino alla scadenza naturale del mandato. Questo sbloccherebbe il sistema politico siciliano, perché consentirebbe ai deputati dell’Assemblea regionale siciliana di esercitare con libertà il proprio mandato popolare, restituendo centralità al ruolo del Parlamento siciliano”. La responsabilità di governo va attribuita alla maggioranza che vince le elezioni e non ad solo soggetto.

“Dobbiamo prendere atto – conclude Lauricella – che è stato un errore, sia nelle elezioni regionali sia nei Comuni creare i presupposti per una sorta di “cesarismo”, sia tra i presidenti di Regione, sia tra i sindaci. Se con una legge ridaremo centralità al ruolo del Parlamento siciliano, è probabile che la Sicilia – com’è capitato nel passato con altre leggi – faccia da apripista a tutto il Paese”.

Le polemiche di queste ore, a prescindere dalla veridicità di certe contestate intercettazioni, ci dicono che una stagione politica si è conclusa. Occorre una svolta profonda. Alla Sicilia servono un nuovo Parlamento e un nuovo governo. Sostituendo tutti gli assessori e i burocrati che hanno operato nei governi Lombardo e Crocetta

di Angelo Forgia*

Le polemiche di questi giorni che hanno investito la Sicilia, al di là della veridicità di certe intercettazioni, ci consegnano con chiarezza un dato politico inoppugnabile: è iniziato il periodo del post Rosario Crocetta. Piaccia o no, ma nel bene e nel male una stagione si è chiusa. Non resta che tirare i bilanci, in verità un po’ magri, e capire come avviare la transizione.

La fretta, recita un vecchio adagio, è sempre una cattiva consigliera. Per questo è necessario mantenere i nervi saldi. La fine anticipata della legislatura sembra ormai dietro l’angolo.

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Anche se ancora non sappiamo se sarà il governatore Crocetta a prendere atto dell’impossibilità di proseguire la sua esperienza di governo o se saranno i deputati del Parlamento siciliano, con le proprie dimissioni (servono le dimissioni di 46 parlamentari su 90), a mettere la parola fine a questa legislatura.

In questo senso, sono molto importanti le dimissioni già rassegnate da Nino Malafarina, parlamentare della Lista Crocetta-Megafono, e le dimissioni del parlamentare del PD, Fabrizio Ferrandelli. Due atti di grande dignità politica. Non sappiamo se a queste ne seguiranno altre. Ma sappiamo con certezza che, prima di sciogliere la legislatura il Parlamento siciliano dovrà approvare tre leggi: la nuova legge elettorale, la legge Sblocca Sicilia e la legge per il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. Dovrebbe esserci anche la legge sui Liberi Consorzi di Comuni e sulle tre Città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Ma su questo fronte abbiamo la sensazione che potrebbe trattarsi di fatica inutile, alla luce dell’applicazione del Decreto legislativo n. 118 del 2011 che, com’è noto, potrebbe provocare problemi a tantissimi Comuni siciliani. E in ogni caso, considerate le divisioni che attraversano trasversalmente la politica siciliana sulla gestione del Liberi Consorzi di Comuni (che, com’è noto, dovrebbero sostituire le Province), sembra più logico evitare d’impantanare il Parlamento dell’Isola in discussioni che andrebbero per le lunghe.

A nostro modesto avviso, l’emergenza è rappresentata dalla nuova legge elettorale. Non ci sembra logico andare al voto per rinnovare l’Assemblea regionale siciliana con la legge elettorale del 2001. Sarebbe una follia. Com’è noto, i deputati passeranno da 90 a 70. Votare con la vecchia legge elettorale significherebbe portarsi dietro un listino di 7 deputati che toglierebbero sette seggi a chi avrebbe alle spalle il consenso popolare. Per eleggere sette soggetti privi di consenso popolare. Il tutto per non avere nemmeno la matematica certezza di garantire la maggioranza d’Aula al futuro presidente della Regione.

Con tre candidati, infatti (e non meno di tanti dovrebbero essere a contendersi la presidenza della Regione siciliana: uno di centrodestra, uno di centrosinistra e un grillino), c’è – in questo caso sì – la matematica certezza, che il futuro presidente, con i sette deputati del listino, non avrebbe la maggioranza a Sala d’Ercole, la sede del Parlamento siciliano.

Ricordiamo che esiste già un disegno di legge di riforma della legge elettorale approvato dalla prima Commissione del Parlamento dell’Isola (Affari istituzionali). In base a questo disegno di legge, il listino viene abolito e i sette seggi vengono così ripartiti: uno al presidente della Regione eletto; un secondo seggio al secondo classificato nella “corsa” alla presidenza della Regione; mentre i restanti cinque seggi vanno assegnati ai candidati delle liste che, in proporzione ai collegi, hanno ottenuto i migliori risultati. Questa, insomma, potrebbe essere la base di partenza per approvare una nuova legge elettorale.

La seconda legge che il Parlamento siciliano deve discutere e approvare prima dello scioglimento è la riforma del servizio idrico. La Commissione Ambiente ha già varato un testo. Non resta che mandarlo in Aula per la discussione e l’approvazione. Dicono che Renzi e i renziani lo vorrebbero affossare per arrivare al commissariamento della Regione su questa materia. Noi non ci crediamo. Perché il commissariamento lascerebbe ai privati la gestione dell’acqua in Sicilia. Facendo un grande favore a soggetti che, spesso, in Sicilia potrebbero coincidere con i mafiosi. Ai quali si lascerebbe la possibilità di intercettare i fondi della Programmazione europea 2014-2020 in materia di opere idriche. Ovvero centinaia e centinaia di milioni di euro. Conoscendo la sensibilità del Presidente del Consiglio, Renzi, e del leader dei renziani siciliani, Davide Faraone, in materia di lotta alla mafia, siamo certi che mai e poi mai lascerebbero tale opportunità ai poteri oscuri. Per non parlare del fatto che, nel 2011, il popolo italiano, con un referendum, si è pronunciato in favore della gestione pubblica dell’acqua. Ripetiamo: il popolo italiano vuole la gestione pubblica dell’acqua e non la semplice acqua pubblica, perché l’acqua è già pubblica!

Detto questo, sarebbe bene che la politica siciliana si apprestasse ad imprimere una vera svolta. A cominciare dall’antimafia, che non può più essere quella di facciata. Evitando, anche, di riproporre schemi e personaggi che ormai fanno parte del passato. Siamo tutti addolorati delle polemiche che in queste ore investono la famiglia di Paolo Borsellino, personaggio che è un patrimonio di tutti i Siciliani. Detto questo, serve una svolta anche rispetto alle figure che hanno caratterizzato gli ultimi due governi della Regione. Ci riferiamo alle figure politiche e alla burocrazia. Noi riteniamo che tutti i personaggi che hanno fatto parte dell’esperienza Crocetta – tutti, nessuno o nessuna esclusa – non debbano essere riproposti e riproposte. Servono volti nuovi, sia per la guida degli assessorati, sia per la guida dei dipartimenti. Anche per dare ai Siciliani il segnale – vero – che si volta finalmente pagina.

Angelo Forgia, nella vita, si occupa di agricoltura. Ma è anche un appassionato di politica. Ma di una politica fatta in mezzo alla gente: nei movimenti e non nei partiti tradizionali. Oggi commenta la crisi della Regione siciliana. Ipotizzando il voto anticipato per la prossima primavera. Sognando una svolta a partire dal basso.

da La Voce di New York

Nell’ambito della partecipazione ad Expo Milano 2015, l’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Siciliana ha pubblicato oggi l’avviso pubblico rivolto alle aziende per l’utilizzo del Business Point che sarà disponibile a Milano all’interno di Padiglione Italia. L’avviso è consultabile sul sito web dello SPRINT SICILIA − Sportello regionale per l’Internazionalizzazione: www.sprintsicilia.it

“L’obiettivo è quello di permettere alle imprese padiglione_italiainteressate di utilizzare gratuitamente il Business Point della nostra Regione presso il Padiglione Italia, anche su propria iniziativa, per incontrare operatori del settore ed investitori”: lo dichiara Linda Vancheri, Assessore alle Attività Produttive della Regione Siciliana, coordinatore della partecipazione della Sicilia ad Expo Milano 2015. “E’ un ulteriore supporto che diamo alle nostre aziende al fine di facilitare l’incontro del nostro sistema produttivo con i principali attori del mercato internazionale. In questo modo daremo una casa comune a tutti i soggetti siciliani che concorrono a comporre un’unica ed integrata offerta del sistema delle eccellenze della Sicilia.”

Coloro che saranno ammessi a partecipare potranno, attraverso il sistema “Business Point Booking”, prenotare gli spazi disponibili nel Business Point su un apposito calendario, disponibile con accesso riservato, sino ad un massimo di 5 slot da 2 ore, nell’arco delle giornate di disponibilità del servizio, e fino ad esaurimento degli slot disponibili.

Ecco il link per consultare l’avviso pubblico.

La Regione Siciliana ha assunto 13 testimoni di giustizia. Si tratta dell’unico caso in Italia e stamani al Palazzo d’Orleans di Palermo, sede della presidenza della Regione Siciliana, è avvenuta la firma dei contratti di lavoro. Commosso il governatore Rosario Crocetta che non ha trattenuto le lacrime.

11133751_802789766472963_4725387270286108530_nAltri 35 testimoni di giustizia saranno assunti nei prossimi mesi, in coincidenza con l’anniversario della strage di Capaci.

L’assunzione dei testimoni di giustizia da parte dell’amministrazione regionale è stata possibile grazie alla legge regionale approvata dall’Ars lo scorso anno e prevede una spesa di circa 700mila euro.

“La Sicilia è la sola regione in Italia e in Europa ad avere una legge sui testimoni di giustizia. Faccio un appello allo Stato e alle altre regioni perché seguano il nostro esempio”.

Alcuni testimoni di giustizia lavoreranno in Sicilia, tornando sull’isola dopo essere stati costretti ad allontanarsene, altri invece resteranno nei luoghi dove risiedono, impiegati in amministrazioni diverse dalla Regione, ma pagati dalla Sicilia.

Insieme a Crocetta, stamani, si sono presentati in conferenza stampa due testimoni di giustizia col volto coperto da passamontagna. Con loro anche il responsabile dell’associazione nazionale dei testimoni di giustizia Ignazio Cutrò, il quale ha osservato come la firma su questi contratti “sia la firma per attestare la propria libertà”

Anche Crocetta contro l’Imu agricola

Pubblicato: 31 marzo 2015 da Sicilia più in Agricoltura
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“No all’Imu sui terreni agricoli”. Oltre mille imprenditori della terra provenienti da tutte le province dell’Isola hanno partecipato stamani al sit in organizzato da Agrinsieme, il coordinamento che rappresenta le aziende e le cooperative aderenti a Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle cooperative. Alla base della mobilitazione la volontà di portare all’attenzione del mondo politico e dell’opinione pubblica “il ruolo, non solo economico, che l’agricoltura e l’agroalimentare riveste nel contesto sociale ed occupazionale sia regionale che nazionale”, si legge in una nota. Per l’8 aprile prossimo è stato convocato un tavolo tecnico presso l’assessorato all’Agricoltura per fare il punto della situazione e definire tutti gli altri punti della piattaforma: accesso al credito, avvio del nuovo Psr e abbattimento dei costi di produzione.

“Un settore che nel corso del 2014 è andato incontro ad una serie di aggravi di ordine fiscale − scrivono gli organizzatori − pari ad oltre 760 milioni di euro. La parte più rilevante ha riguardato l’Imu sui terreni agricoli con circa 350 milioni di euro e l’Imu/Tasi sui fabbricati rurali per 150 milioni di euro. Per quanto riguarda l’applicazione dell’Imu, ai sensi del Decreto legge numero 4 del 24 gennaio 2015, recentemente convertito dal Parlamento nazionale, la Sicilia è la regione che rischia di subire le conseguenze peggiori, essendo venuti meno tutta una serie di Comuni precedentemente considerati come svantaggiati e quindi esentati dall’imposta”.

Una tassazione – si legge nel documento presentato da una delegazione di Agrinsieme Sicilia al Presidente della Regione Rosario Crocetta – che non tiene conto degli indici economici che descrivono l’Isola come una delle realtà più svantaggiate dell’Unione Europea, al punto da farla rientrare nel cosiddetto ‘Obiettivo 1’. Non è stato poi considerato l’altro grave handicap della Regione, ovvero quello dell’insularità per cui sono previsti, sempre a livello comunitario, dei meccanismi di compensazione economica. Il paradosso – si legge ancora nel documento di Agrinsieme – è che alcune zone produttive del Paese, ad altissimo valore aggiunto, sono state esentate dal pagamento dell’imposta, mentre in Sicilia sono raddoppiati i Comuni assoggettati al balzello fiscale sostitutivo dell’Ici“.

Gli impegni del governo

Come prima iniziativa è stata inoltrata una richiesta urgente di incontro al Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, chiedendo anche il coinvolgimento del responsabile dell’Economia Pier Carlo Padoan. Contemporaneamente, agli uffici legali della Regione è stato attribuito il compito di approfondire la materia ed individuare eventuali spiragli di incostituzionalità per impugnare la norma recentemente approvata dal Parlamento nazionale. “Come segnale concreto di solidarietà alla categoria − scrivono ancora −, il Presidente Crocetta si è poi dichiarato disponibile ad inserire nella nuova manovra finanziaria, in via di approvazione da parte dell’Assemblea Regionale, alcuni correttivi in materia di credito, in particolare quello destinato alla formazione delle scorte”.

Il video del Giornale di Sicilia sulla manifestazione di Agrinsieme    

“Stiamo salvando la Sicilia eliminando i privilegi”. Queste parole, pronunciate dal Presidente della Regione in risposta alla protesta dei sindacati, sono il miglior spot per il sit-in di protesta del 17 marzo e per la giornata di sciopero del 20 marzo, che porteranno in piazza migliaia di lavoratori pubblici per la difesa dei loro diritti e per dire no alla cattiva politica.

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− L’incapacità o il disinteresse dimostrato dal Governo nella previsione, all’interno del ddl di Stabilità, di un processo di riclassificazione di tutto il personale e di un improcrastinabile riordino della dirigenza, che ammoderni la macchina amministrativa e la renda flessibile e al passo con i tempi;

− la non valorizzazione della forza lavoro, a causa del mancato rinnovo del contratto giuridico scaduto da oltre 10 anni;

− il mancato riconoscimento (come avvenuto in ambito statale) del diritto al rinnovo dei contratti economici;

− l’incursione inaccettabile e demagogica (a gamba tesa) su istituti contrattuali che, per legge, sono demandati alla contrattazione tra le parti;

− il tentativo di cancellare i diritti quesiti in materia pensionistica sia per chi va che per chi resta;

− il tentativo di tagliare il salario accessorio mantenendo, invece, download (1)intoccati tutti i veri privilegi della “casta” amministrativa e politica, che stanno definitivamente sbranando, senza produrre alcun risultato, le ultime “frattaglie” di quello che resta di “mamma Regione”;

− i tagli alle spese di funzionamento che attentano alla salute nei luoghi di lavoro;

 la mobilità selvaggia;

− la dignità calpestata dei lavoratori.

Queste sono soltanto alcune delle motivazioni che hanno dato il via alla protesta del popolo dei regionali, degli enti di cui all’art. 1 della L.R. 10/2000 e delle società partecipate che applicano il contratto regionale.

Non sono più giustificabili, infatti, l’assoluta incapacità di questo governo regionale nel fare uscire la Regione dall’incubo del buco di bilancio e la tracotanza nel nascondere i reali privilegi della casta, addebitando ai lavoratori i costi della crisi.

La finanziaria sembra già essere bella e servita per gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica e di Roma, con misure che bastano a coprire appena l’1% del buco di bilancio della Regione, tagliando solo i diritti dei lavoratori pubblici che fino ad ora nessun governo e nessun legislatore ha osato mettere in discussione.

logo_cisl_FP_2012Si tenta di tagliare stipendi, salario accessorio, pensioni, diritti e contratti. Ma quello che è peggio è che si cerca di raggirare i lavoratori, offrendo prepensionamenti finti che in realtà celano penalizzazioni insostenibili anche sulla liquidazione.

Assistiamo a tagli reali dello stipendio (a partire da quello del personale del Corpo Forestale) e il Presidente della Regione invita i sindacati ad interrompere la protesta, continuando ad offendere e a calpestare la dignità dei lavoratori.

Caro Presidente, i lavoratori lanciano la sfida per salvare la Sicilia e distruggere quei privilegi duri a morire della classe politica e delle lobbies imprenditoriali.

Per questo saremo in piazza, per gridare a voce alta i diritti dei lavoratori e quelli di cittadinanza contro gli abusi del  potere.

MARTEDÌ 17, A PARTIRE DALLE ORE 9,00, sadirsAPPUNTAMENTO A PIAZZA INDIPENDENZA PER IL SIT-IN SOTTO PALAZZO D’ORLÉANS.

VENERDI’ 20, IL GRANDE SCIOPERO GENERALE DEI LAVORATORI DEL COMPARTO E DELLA DIRIGENZA DELLA REGIONE, DEGLI ENTI E DELLE SOCIETÀ, CON  CONCENTRAMENTO A PIAZZA MARINA ALLE ORE 9,00 E CORTEO FINO A PIAZZA INDIPENDENZA DAVANTI LA SEDE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE.

di Bepi Lima  sicilianews24.it

I mali della Sicilia vengono da lontano, hanno origini storiche e culturali e sono stati “incubati” dalla politica. Finita la stagione degli ideali, in cui i padri dello Statuto Autonomistico disegnarono un quadro normativo che avrebbe potuto realmente colmare il cronico gap che ci affligge, la classe dirigente si è limitata a sfruttare parassitariamente il surplus di risorse, per assicurarsi privilegi e gestire il consenso clientelare.

Tutto girava attorno alla Regione, una grande mammella inesauribile che dava lavoro direttamente o attraverso le società partecipate, faceva da ammortizzatore sociale con sussidi e precariato, inventava lavori socialmente inutili e conviveva con la mafia che a sua volta, riciclava enormi risorse finanziarie provenienti prima dal sacco edilizio delle città, poi dal traffico internazionale degli stupefacenti.MATTEO RENZI A MESSINA
Le raffinerie dei poli industriali pompavano petrolio e deturpavano l’ambiente, le raffinerie di eroina gestite sul territorio dalla mafia pompavano miliardi che, in assenza di qualunque forma di controllo, sostenevano il PIL. Le produzioni della Regione imprenditrice, in un mercato non ancora globalizzato, riuscivano a reggere e complessivamente si aveva l’impressione fallace di una Sicilia che viaggiava verso la modernità, mentre scavava il burrone.
L’ultimo epigono di questo sistema destinato alla bancarotta, fu Totò Cuffaro, un mago nella gestione clientelare allargata, in un redditizio consociativismo, anche agli avversari politici, che in pubblico lo combattevano e in privato trattavano la loro parte di bottino. Solo che il mitico “vasa vasa” associava a questa concezione politica, un tratto di umanità personale che lo portava ad occuparsi anche di persone con cui non aveva un rapporto di scambio, motivo per il quale ci sono tanti Siciliani che lo ricordano ancora con affetto, nonostante le sue vicissitudini giudiziarie e politiche. Insomma, in un mondo di professionisti del “mordi e fuggi” che si presentavano solo al momento del voto, Cuffaro veniva (e viene tuttora) percepito come un “unicum” a cui perdonare i vizi pubblici (anche perché vizi privati non se ne conoscono, a differenza di tanti altri).
Questa lunga premessa serve a sostenere che, quando Rosario Crocetta dice di avere ereditato una situazione disastrosa, ha ragione.
Solo che qui le sue ragioni si fermano. Ogni intervento strutturale prodotto dal suo governo ha avuto un esito disastroso: la finta abolizione delle province, che è servita da spot iniziale e ha di fatto azzerato tutti i servizi che le Province, fra sprechi e inefficienze, garantivano; la Formazione Professionale, un carrozzone clientelare gestito come un bancomat, sepolto dalle macerie, senza uno straccio di alternativa per chi comunque ci lavorava anche onestamente; gli enti partecipati, di cui era stata promessa la liquidazione e sono ancora lì ad ingrassare gli amministratori del nulla, pescati da Crocetta nel suo “cerchio tragico”.
A tutto ciò si aggiunge una imbarazzante incapacità amministrativa, che ha reso i governi di “Saro da Gela” i più bocciati dai tribunali amministrativi nella storia dell’Autonomia. Chiariamo non i peggiori, che sarebbe un giudizio politico, ma proprio quelli che, in base ai numeri, hanno perso più cause davanti al TAR e al CGA.
In questo contesto Crocetta ha dovuto giocoforza chiedere aiuto a Roma, che ha colto la palla al balzo: in cambio di 550 fantomatici milioni, ha chiesto e ottenuto la rinuncia a un contenzioso di quattro miliardi; con un decreto nazionale, ha imposto nuove trivellazioni alla Sicilia, perpetuando lo scempio ambientale; ci ha mandato un assessore al Bilancio, con il compito di tagliare stipendi, pensioni e trasferimenti agli enti locali e, attraverso i tavoli di concertazione, detta l’agenda delle riforme.
Un solo atto di “ribellione” ha compiuto Crocetta, peraltro seguendo la scia del lombardo Maroni: l’impugnativa della legge di stabilità nazionale che aveva attuato un ulteriore “scippo” di 1,2 miliardi di fondi del Patto di Azione e Coesione, originariamente destinati alla Sicilia.
A questa mossa Renzi ha risposto con la minaccia di impugnare il bilancio provvisorio della Regione che, come abbiamo scritto nei giorni scorsi e confermiamo oggi, non è conforme alle norme sulla contabilità. La successiva parziale e unilaterale smentita di Crocetta è solo una delle tante mosse della impari partita a scacchi che si sta svolgendo fra il “gattone” fiorentino, che ha dalla sua consenso, leve di governo e cordoni della borsa e il “topolino” gelese, che non ha una maggioranza, procede a tentoni, emette provvedimenti privi di ancoraggio normativo e un giorno sì e l’altro pure prende schiaffoni in tutte le sedi politiche, sindacali e giudiziarie, mentre il Faraone della Leopolda sicula gli scava il terreno sotto i piedi.
Se non ci fosse in ballo il futuro della Sicilia, potrebbe essere la trama di un film comico.

di Corrado Vigo

venerdì 30 gennaio 2015

Devo necessariamente fare un comunicato di tipo “Istituzionale”, nella qualità di Presidente della Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sicilia.

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Leggo sul web sempre più spesso “proclami” e “promesse” di finanziamenti, o “studi di fattibilità” scaturenti dalla nuova Programmazione Europea, il PSR 2014/2020.

Attualmente:

non è operativa nessuna Misura della nuova Programmazione Europea;

– gli Uffici della Regione Siciliana devono rispondere alle Osservazioni mosse dall’unione Europea al PSR regionale;

– i Piani di Sviluppo Rurale verranno probabilmente approvati nel mese di marzo.
Stante quanto sopra, ad oggi tutte le notizie veicolate sul web sono frutto di “copia/incolla” di bozze di programma, e di fatto ancora non attuabili e non definitive.
Tutelerò, nella qualità di Presidente, tutti i miei colleghi dottori Agronomi e dottori Forestali che vedano in qualsiasi modo sminuita la propria professionalità a causa di messaggi e pubblicazioni fuorvianti.
Il Presidente della Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sicilia.
dott. agr. Corrado Vigo