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fotoIl deputato nazionale del Partito Democratico, Giuseppe Lauricella, annuncia di non avere votato la legge sull’Imu agricola, “perché – spiega – provoca una sostanziale discriminazione a sfavore delle aziende agricole e dei coltivatori diretti del Meridione e della Sicilia”.

Lo stesso Lauricella aggiunge : “Aziende che fatturano il minimo per la sopravvivenza non possono essere tassate allo stesso modo di aziende che fatturano milioni di euro. Per gli agricoltori siciliani pagare 700 euro ad ettaro non è sostenibile, considerato, per esempio, che un agrumeto deve sopportare le ragioni del macero per accogliere la produzione spagnola. La Regione Siciliana ha 60 giorni per sollevare la questione di costituzionalità davanti alla Corte Costituzionale e far annullare la norma, almeno nella parte in cui crea le discriminazioni e riparare, così, una situazione non facile per la nostra economia agricola”.

D’Attorre (PD): Renzi cadrà con l’euro

Pubblicato: 16 marzo 2015 da Sicilia più in Politica
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di Pietro Vernizzi (ilsussidiario.net)

“Sono d’accordo con Landini quando afferma che il tema non è la realizzazione a tavolino di un nuovo soggetto politico. Mentre può essere interessante costruire su temi concreti battaglie comuni per correggere la rotta del governo. Si tratta di battaglie che possono unire aree politiche rappresentate in Parlamento, soggetti sindacali, settori della società civile. Il tema fondamentale per me è contrastare e correggere una linea del governo che in questo momento appare di subalternità all’ortodossia europea e a una politica economica imposta da Bruxelles”. 

Dopo avere fatto dichiarazioni molto forti contro la Troika, Tsipras è tornato nei ranghi. Per Renzi il rispetto dell’ortodossia europea è un percorso obbligato? 

“La pressione esercitata sulla Grecia da parte della Germania, con la sostanziale accondiscendenza dello stesso governo italiano, è un fatto molto grave che induce a riflettere in termini molto rigorosi sulla compatibilità tra l’attuale assetto dell’euro e la democrazia. Se un governo che riceve un mandato popolare su un programma ben preciso è costretto dalle istituzioni UE a rinunciare a una parte fondamentale di quello stesso programma, siamo di fronte non soltanto a un fatto economico, ma anche a un enorme problema di democrazia e di sovranità popolare. Su questo preoccupa il silenzio di Renzi e di buona parte dei socialisti europei”.

Perché lo ritiene preoccupante? 

“La difesa del tema della democrazia e della sovranità popolare è un fatto fondamentale. Gli spazi di autonomia decisionale devono, inoltre, essere riconosciuti ai singoli Stati. Se la sinistra abbandonerà questo tema, il rischio è che sia travolta non soltanto dal crollo dell’unione monetaria, ma anche da un’ondata di destra regressiva e xenofoba che gestirà una fase di rinazionalizzazione delle politiche a livello europeo”.

In che modo farete valere il vostro peso sui temi che ritenete più importanti? 

“Ci sono passaggi che dovranno ancora essere consumati in Parlamento. Ci sarà, inoltre, uno spazio di proposta e di mobilitazione che va fatto vivere nel Paese. Bisognerà praticare entrambi per provare a correggere la linea di politica economica del governo. Come sinistra PD, nel mese di marzo, terremo inoltre una convention aperta per indicare le nostre idee e priorità. Priorità che vogliamo innanzitutto portare in una discussione dentro al PD”.

Che cosa farete infine per quanto riguarda l’Italicum? 

“Ci sono tre punti su cui intervenire: la riduzione del numero di deputati nominati; la possibilità di apparentamenti tra liste al secondo turno di ballottaggio; il collegamento tra l’entrata in vigore della legge elettorale e quella della riforma costituzionale. Questo collegamento è necessario, in quanto il meccanismo del ballottaggio può funzionare soltanto in un sistema in cui a votare la fiducia al governo sia una sola camera”.

di Giulio Ambrosetti

Il più incredibile di tutti è il segretario regionale del PD siciliano, Fausto Raciti: «Nessun accordo con Forza Italia, ad Agrigento c’è un’intesa con alcuni movimenti civici, tra cui “Patto per il territorio” che ha al suo interno alcuni ex esponenti di Forza Italia, che hanno deciso di aderire a quel progetto». Dunque, secondo Raciti, Riccardo Gallo Afflitto,125150178-655c5bb7-2d3a-4686-a7cd-9f0fd57a44e4 parlamentare nazionale di Forza Italia eletto in Sicilia, da sempre vicino a Marcello Dell’Utri (in questo momento “assente” dalle cronache politiche, perché in galera dopo la condanna per mafia), avrebbe lasciato il partito di Berlusconi per abbracciare la “causa” del PD. Possibile?

Succede di tutto e di più nella città che diede i natali a Luigi Pirandello. Dove, in vista delle elezioni per il nuovo sindaco, il Partito Democratico “imbarca” nelle proprie elezioni primarie un personaggio che è sempre stato considerato l’uomo forte di Forza Italia in città: il già citato onorevole Riccardo Gallo Afflitto, che ricopre attualmente la carica di vice segretario regionale degli azzurri siciliani. Giuseppe Arnone, figura storia della politica agrigentina, già ai vertici di Legambiente Sicilia, per lunghi anni consigliere comunale della Città dei Templi e da sempre bastian contrario della sinistra dell’Isola, chiama in causa Lino Banfi: «Il Lino Banfi della situazione – scrive Arnone nel quotidiano on line La Voce di New York (www.lavocedinewyork.com) – è un ruolo che si contendono il Presidente regionale del PD, Marco Zambuto, ex sindaco di Agrigento, e il segretario regionale del PD, Fausto Raciti. Zambuto fu eletto sindaco nel 2012, quando era vice segretario dell’Udc, grazie al grande appoggio di Riccardo Gallo, all’epoca in rottura con Forza Italia ed approdato con Zambuto all’Udc». Insomma, sembra dire Arnone, una volta che il PD siciliano ha imbarcato Zambuto, già esponente dell’Udc e di Forza Italia, è chiaro che quest’ultimo si stia portando dietro il suo vecchio compagno di partito, Riccardo Gallo. Insieme in Forza Italia e insieme nel PD. Arnone si rivolge ai vertici nazionali del Partito Democratico: «Qualcuno vuol aprire a Roma un ragionamento serio su questa grande pulcinellata? O anche a Roma si pensa che in Sicilia è sempre Carnevale?».

Giusy Savarino, già parlamentare regionale di centrodestra, oggi in prima fila in Sicilia tra i ‘Ricostruttori’ di Raffaele Fitto con il movimento “Amunì Sicilia”, di cui è Presidente, va giù dura: «Negano le primarie a Fitto e poi, ad Agrigento, Forza Italia partecipa alle primarie della sinistra». Giusy Savarino mette il dito nella piaga: a Roma l’ex Cavaliere non vuol sentire parlare di primarie, ma in Sicilia il vicesegretario regionale di Forza Italia partecipa alle primarie insieme al PD, con Raciti a sostenere che Riccardo Gallo è un ex di Forza Italia. Da qui una domanda: ma Forza Italia è un partito politico o un “albergo ad ore” della politica dove si esce e si entra a seconda delle esigenze?
Ancora Giusy Savarino: giusy_savarino«Che ne pensa dello scandaloso comportamento del suo vice lo stratega e luogotenente berlusconiano, Vincenzo Gibiino? Mentre Berlusconi rompe il patto del Nazareno e impone il voto contrario alle riforme, dicendo basta all’arroganza del Pd e di Renzi, è vergognoso che ad Agrigento un suo deputato, Riccardo Gallo Afflitto, partecipi alle primarie della sinistra con il simbolo di Forza Italia e la “benedizione” ufficiale dell’amico Rosario Crocetta». Il riferimento è al Presidente della Regione Siciliana, che nei giorni scorsi si è spostato ad Agrigento, rilasciando la seguente dichiarazione all’Adnkronos: «Non c’è nessun accordo tra il Pd e Forza Italia in vista delle primarie di coalizione ad Agrigento. Si tratta di liste civiche che servono a isolare la Lega. E non è affatto vero che ci sono dei malcontenti, perché ad Agrigento sono tutti d’accordo».

Tutti d’accordo proprio no. Abbiamo già visto cosa pensa Arnone di questo nuovo papocchio politico. E anche Gianni Battaglia, già parlamentare nazionale di centrosinistra, nonché ex deputato e Assessore regionale, non sembra molto convinto dell’inciucio agrigentino: «La verità – dice Battaglia – è che il PD è l’unico partito politico che non sta evaporando. Così tutti cercano di trovare un posto nelle liste o, magari, qualche strapuntino. È chiaro che tutti questi personaggi che si stanno “imbarcando” nel PD siciliano non hanno nulla a che vedere con la storia della sinistra siciliana. Stanno prendendo un taxi. Si faranno eleggere, anche perché molto spesso hanno più consensi dei dirigenti e degli esponenti del nostro partito». «Prepariamoci al paradosso − aggiunge Battaglia − di vedere eletti nel PD personaggi che nulla hanno a che vedere con la sinistra e con lo stesso Partito Democratico. Quando questo succederà, chi attualmente sta aprendo le porte a questi personaggi dirà che non fanno parte della tradizione del PD. Per non parlare di quelli che scenderanno dal taxi alla prima stazione utile».

Chi non sembra, invece, stupito di quello che sta succedendo all’ombra dei templi è l’Assessore del Comune di Palermo, Giusto Catania, giusto_cataniaesponente di Rifondazione Comunista che, su Facebook, scrive: «Non comprendo questo stupore per l’alleanza tra PD e Forza Italia ad Agrigento. Mi pare l’effetto di una politica coerente. Il PD, in Sicilia, è al governo con i resti del sistema di potere di Cuffaro e Lombardo; a livello nazionale Renzi fa il governo con i ministri Alfano e Lupi e con decine di sottosegretari di centrodestra, tra cui il siciliano Giuseppe Castiglione». Quindi, la stoccata finale al Partito Democratico di Palermo, quasi sempre critico con l’attuale amministrazione comunale: «In linea con questa impostazione, a Palermo − conclude Catania − il PD è all’opposizione di Leoluca Orlando. Evidentemente c’è troppa sinistra in giunta!”.

Ma dentro Forza Italia non tutti sembrano d’accordo con la “svolta” di Riccardo Gallo: «Io non mi alleerò mai con il PD», taglia corto Salvatore Iacolino, già europarlamentare di Forza Italia, anche lui agrigentino. Che aggiunge: «Gallo sta solo cercando di piazzare nel Consiglio comunale di Agrigento i propri uomini, sfruttando la legge elettorale». E magari anche il sindaco, che potrebbe essere Silvio Alessi, Presidente della squadra di calcio locale e berlusconiano della prima ora, ovviamente amico di Gallo? Per il già citato Arnone l’operazione è questa: utilizzare il “taxi” del Pd per far eleggere ad Agrigento un sindaco di Forza Italia. Magari, anche il coordinatore di Forza Italia in Sicilia potrebbe essere contento della nuova “operazione” trasformista in corso tra il tempio della Concordia e il tempio di Giunone.
«Ad ogni modo − conclude Iacolino − per sabato è stata fissata una riunione a Palermo. Sarà il coordinamento di Forza Italia in Sicilia a decidere la linea politica del partito».
E noi che pensavamo che a decidere tutto, dentro Forza Italia, fossero Berlusconi e Dell’Utri!

di Giulio Ambrosetti

Siamo già a marzo e dobbiamo prendere atto che, fino ad oggi, l’Assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei – inviato in Sicilia dai due “scienziati” senza scienza del governo nazionale, al secolo Matteo Renzi e Graziano Delrio – ha regalato alla nostra Isola solo una quantità industriale di chiacchiere. Siamo già a marzo e l’Assessore si è cimentato in tre o quattro dotte conferenze stampa, in una trentina di interviste e in un centinaia di dichiarazioni ad effetto. Siamo già a marzo e nella commissione Bilancio e Finanze dell’Ars non è ancora arrivata la tanto attesa manovra economica e finanziaria dell’assessore Baccei.143801260-b9552799-155b-4065-83d6-90d836a22889

L’ammettiamo: seguiamo da oltre trent’anni le cronache dell’Assemblea regionale siciliana e non ci è mai capitato di incontrare, sulla nostra strada, un personaggio che sintetizza in sé tanta arroganza e tanta presunzione: e in questo, bisogna riconoscerlo, l’Assessore Baccei sembra insuperabile. Aveva detto che prima avrebbe presentato un pacchetto di riforme propedeutiche alla manovra di Bilancio 2015. Eravamo a dicembre, a Natale ancora lontano. Siamo a marzo e, a distanza di tre mesi, come già accennato, in commissione Bilancio e Finanze non c’è ancora traccia né del pacchetto di “riforme propedeutiche”, né del ‘Bozzone’ con lo schema del Bilancio e della Finanziaria. Nulla di nulla. Siamo a marzo e, a parte le chiacchiere dell’assessore Baccei, a parte i paraninfi che si porta dietro (ce n’è uno, in particolare, piazzato in assessorato dall’onorevole Davide Faraone, che si dà arie da grande economista che a vederlo è una scena!), le uniche due cose che si sono materializzate fino ad oggi sono una legge di esercizio provvisorio fuori legge (un esercizio provvisorio, a norma di legge, non può prevedere nuove spese!) non impugnata (a questo è servita, alla fine, la sostanziale abolizione dell’ufficio del Commissario dello Stato per la Sicilia: a sostanziare e ad avallare le violazioni di legge! Complimenti vivissimi alla Corte Costituzionale!) e un nuovo mutuo da quasi 2 miliardi di euro per pagare debiti e spesa corrente. Assessore Baccei, non le sembra un po’ poco? E’ tutta qui la sua bravura? Come direbbe il grande Totò: “Ma ci faccia il piacere!”. 

L’assessore Baccei vorrebbe recuperare 400 milioni di euro taglieggiando i dipendenti regionali (soprattutto la dirigenza), i pensionati della stessa Regione, gli operai della Forestale, i circa 600 addetti del Corpo forestale, i Comuni e tutti i precari, della Regione, delle Province commissariate e degli stessi Comuni. Ma teme che tutti questi soggetti si catapultino sotto il suo assessorato per mangiarselo vivo. Così, furbescamente, vorrebbe far prendere il fuoco con le mani ai deputati dell’Assemblea regionale siciliana. La strategia dovrebbe essere quella di un maxiemendamento che dovrebbe contenere il pacchetto di riforme (cioè i tagli) e Bilancio e Finanziaria. Una “minestra impiattata” che il Parlamento siciliano dovrebbe approvare a scatola chiusa, senza dibattito. Una porcata sul modello dei decreti-legge-porcate con i quali governa e legifera il Renzi-Mussolini a Roma. Bisognerà capire se troverà 46 parlamentari di Sala d’Ercole disposti ad avallare questa porcata. E, soprattutto, bisognerà capire se il Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, sarà disposto a perdere la faccia per avallare una porcata simile.palazzonormanni

Da quello che abbiamo capito, il Governatore dell’Isola, Rosario Crocetta, non sembra molto convinto del “minestrone” in preparazione in casa Baccei. Gli unici convinti dovrebbero essere i parlamentari renziani dell’Ars. Ma quanti sono? Questa è una bella domanda. Tutto sommato, tra transfughi, giannizzeri, “iloti” del Pd e cascami parlamentari vari, qualche numero, in Aula, l’Assessore Baccei e Faraone potrebbero raggranellarlo. Ma non la maggioranza. Bisognerà vedere cosa faranno il Pd, gli esponenti di Sicilia democratica e i deputati del Megafono. Il capogruppo di Sicilia democratica, Totò Lentini, da parte sua, ha detto che non accetterà tagli a dipendenti e pensionati regionali. E se manterrà la parola Baccei avrà vita difficile. Anche nel Megafono non sembra ci sia molta convinzione rispetto alla minestra-Baccei. Forse gli unici disposti a seguire l’Assessore e Faraone potrebbero essere i parlamentari del Pd, o quanto meno la maggior parte di questi, visto che ormai non hanno nulla da perdere. A parte i deputati dell’ala cuperliana che non sono entrati nel governo, tutti gli altri parlamentari di Sala d’Ercole del Pd non hanno più problemi, ogni mattina, nel guardarsi allo specchio. E bisogna capirli: a Roma sono con Renzi (e vedi che mangiano!); in Sicilia stanno con Baccei; hanno pure partecipato ai “tavoli tematici” della Leopolda sicula, dove hanno discettato per ben due giorni del nulla mescolato col niente! Insomma ormai sono impresentabili persino al cospetto dell’elettorato siciliano del Pd, ormai costretto a votare il peggio del peggio (fino a quando?).

Allora: ce la farà il nostro assessore Baccei a “sbucciare” al sangue dei Siciliani altri 400 milioni di euro con i voti della “sinistra”? Già il governo nazionale ha derubato alla Sicilia (non troviamo un termine più calzante) circa 5 miliardi di euro negli ultimi due anni. Per strappargli altri 400 milioni di euro bisognerà far perdere il lavoro, sotto tutte le forme, ad altri siciliani.

In attesa dei documenti ufficiali aspettiamo le nuove interviste, le nuove dichiarazioni e, magari, qualche altra dotta conferenza stampa dell’assessore Baccei…

 

di Giulio Ambrosetti

Certe riflessioni possono nascere dal caso. Ieri sera, ad esempio, a Palermo, dalle parti di Piazza Castelnuovo (Piazza Politeama per i Palermitani) abbiamo incontrato, per caso, Fabrizio Ferrandelli, il bravo parlamentare regionale del Pd, uno dei pochi politici siciliani che prova a pensare – e spesso a sbagliare – con la propria testa. E sempre per caso la discussione è caduta sui socialisti italiani, o meglio, su quello che resta (poco, molto poco!) del socialismo italiano. Guarda caso, poco prima di uscire da casa, avevamo letto su vari giornali on line dell’atteggiamento acquiescente del PSE – sigla che sta per Partito Socialista Europeo – verso la solita Unione Europea dell’euro che sta ricattando, in modo più o meno mafioso, la Grecia di Tsiprasapertura-socialisti-europeiDa vecchio socialista deluso ho provato un senso di vergogna, di vomito e (perché no?) anche di schifo nel vedere i socialisti, o presunti tali, schierati contro un leader socialista che sta provando a difendere il proprio Paese dall’aggressione di un’Unione Europea governata da massoni fottuti e, forse, anche da esponenti della criminalità finanziaria.

Ho abbracciato la fede socialista, chiamiamola così, da ragazzo. Nella seconda metà degli anni ’70 il socialismo italiano faceva i conti con l’allora astro nascente Bettino Craxi. Un tipo che a me non è mai piaciuto, vuoi perché, avendo conosciuto Riccardo Lombardi ad un convegno, non potevo che essere lombardiano, vuoi perché Craxi era un prepotente, anche se non raggiungeva i livelli di Matteo Renzi, che comunque con il socialismo non c’entra nulla. Di quegli anni – e dei primi anni ’80 – ricordo l’arroganza dei craxiani, a tutti i livelli, ma anche le cose belle di Craxi: per esempio, le dicerie, che giravano in provincia di Agrigento (che mi verranno confermate anni dopo da un parlamentare dell’allora Pci), stando alle quali il segretario del Psi inviava soldi e “sostegno” all’Olp di Arafat, anche con imbarcazioni che partivano dal mio paese di origine: Sciacca. Non mi sono mai vergognato di essere socialista nemmeno negli anni di Tangentopoli. Non ho ancora letto il libro di Claudio Martelli (“Ricordati di vivere”), ma su Tangentopoli ho maturato un’idea precisa legata ai disastri dell’Italia, portata nell’euro da una classe dirigente, o presunta tale, di bassa lega.

Oggi, però, nel vedere il PSE che appoggia l’attuale esecutivo dell’Unione Europea e, soprattutto, nel vedere i socialisti europei che appoggiano i carnefici della Grecia, mi vergogno di essere socialista. E’ una doppia vergogna: legata al passato e al presente. Perché, oggi, osservando e ragionando sul fallimento culturale prima che politico del PSE, mi vengono in mente tanti ricordi che nel passato ho sempre sottovalutato. Quando da giovane socialista – tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 – chiedevo ai dirigenti del partito come mai non prendevano posizione contro la massoneria, le risposte erano sempre evasive. A me i massoni non sono mai andati a genio: non mi piace il loro modo di fare, non mi piace la segretezza, non mi piacciono i secondi fini e non ho mai creduto che il progresso dell’uomo possa essere legato a sette che agiscono nell’ombra. E, se proprio la debbo dire tutta, non capisco tutt’oggi come mai non siano ancora venute fuori le responsabilità della massoneria nelle stragi pre-naziste operate nel Sud dai generali piemontesi, negli anni successivi alla truffaldina unificazione italiana, frutto di quel grande imbroglio che è stato il risorgimento (con la erre rigorosamente minuscola!).

Ricordo lo stupore mio e di altri giovani socialisti come me, quando venne fuori la notizia che Fabrizio Cicchitto – allora responsabile dei problemi economici del PSI, personaggio che i giovani della sinistra come me guardavano con orgoglio, visto che era un lombardiano – faceva parte della loggia massonica P2 di Licio Gelli. Io non ci volevo credere. E invece era vero: Cicchitto era un massone e della peggiore specie. Ed era socialista. Che tristezza!

maxresdefaultOggi, osservando il fallimento del PSE – il pessimo governo di Hollande in Francia e quella tragedia umana e politica che si chiama Martin Schulz, il Presidente del Parlamento europeo che sta avallando il massacro della Grecia, supponiamo nel nome di quel PSE di cui è “autorevole” esponente – mi rendo contro che l’inquinamento massonico nel PSI di quegli anni non era casuale: certe “malattie” politiche sono spesso “genetiche”.

Ad avallare quello che penso – perdonatemi il gioco di parole – ha pensato ieri sera involontariamente (il caso di cui parlavamo all’inizio) Fabrizio Ferrandelli, quando mi ha detto che oggi Salvo Andò pensa di aver trovato la vera “casa” nel PSE. Salvo Andò, siciliano di Giarre, era un craxiano di ferro, in quegli anni responsabile dei problemi dello Stato nel PSI. Insomma, se i socialisti – soprattutto quelli di marca craxiana (un “marchio” e una garanzia, dicevano di loro nei primi anni ‘80 i lombardiani. E non sbagliavano!) – si trovano, oggi, a proprio agio nel PSE, beh, un motivo, anche storico, se non massonico, ci sarà.

In effetti, se ripenso a tutto lo schifo che ho visto dal 1993 ad oggi, tante cose mi appaiono più chiare. Ammetto che, tra il 1994 e il 2001, non trovano molte spiegazioni, a parte l’arrivismo, nel vedere tanti socialisti “accasarsi” con Forza Italia. Dopo il 2001, quando il gruppo di Bilderberg versione italiana, cioè il gruppo Aspen, ha preso il potere, utilizzando il governo Berlusconi, molte cose mi sono sembrate più chiare. Per esempio, la presenza di Giulio Tremonti al Ministero dell’Economia e i servigi che questo signore ha reso alla “causa” europeista con la riforma delle esattorie e la creazione di Equitalia e dell’Agenzia delle Entrate. Chissà perché Berlusconi e le sue gloriose tv non parlano mai di queste due “invenzioni”! Eppure sono “invenzioni” del governo dell’ex Cavaliere: il governo del “Contratto con gli italiani”, delle “due aliquote fiscali”, del “milione di posti di lavoro” e di altre prese per il culo mediatiche.

Insomma, con Tremonti chiamato a fare il lavoro sporco (l’unico che ha cercato di ostacolare questo disegno è stato Gianfranco Fini: ma alla fine ha perso), molte presenze “socialiste” tra i berlusconiani – a cominciare dallo stesso Tremonti, (una sorta di degenerazione politica dell’esperienza di Franco Reviglio) – sono apparse nella giusta luce. Così come oggi rivedo con maggiore chiarezza quei “gran signori” del PSI che, già nel 1993, iniziavano ad abbandonare la nave craxiana che affondava: mi riferisco a Giuliano Amato, a Gino Giugni, a Giorgio Ruffolo, per citare i più noti, che passavano, armi e bagagli, con gli ex comunisti.

Oggi – e qui siamo all’apologo finale – i socialisti transfughi verso Forza Italia e i socialisti transfughi verso gli ex comunisti prima del PDS, poi dei DS e adesso del PD, si ritrovano finalmente insieme nella “casa comune”: a Bruxelles e a Strasburgo con il PSE di Schulz e Hollande a massacrare i Greci che lottano contro le mafie finanziarie che oggi controllano la “presunta” Unione Europea; in Italia nel PD di Renzi che sta massacrando i lavoratori, la scuola, con la mafia sempre più forte.

«È in atto una scissione tra il lavoro e i diritti di chi lavora – ha detto il leader Matteo_Renzi_crop_newdella Fiom-Cgil, Maurizio Landini, a Repubblica -. E chi lavora è povero. Dall’altra parte aumenta la corruzione, l’evasione, il controllo di settori dell’attività economica da parte della criminalità organizzata. Il governo di Renzi sta facendo politiche che favoriscono questi processi. Dice che si ha diritto a licenziare sempre e che si può evadere».

Benvenuti nella Leopolda sicula che si apre domani a Palermo, dove si ritroveranno insieme – suppongo appassionatamente – anche i socialisti che nel 1994 emigrarono in Forza Italia e quelli che si sono riciclati tra gli ex comunisti. Forza “compagni socialisti”, con Renzi e Faraone, per dirla con Sergio Caputo, “il futuro vi aspetta con le cosce di fuori!”.

di Giulio Ambrosetti

«Permesso? Anzi, ma quale permesso: noi entriamo e basta. Noi oggi siamo i protagonisti, i padroni dell’Italia. Ci siamo presi il Pd, che ormai è il nostro contenitore. Un contenitore senza contenuto politico: questo è il segreto della nostra politica. E adesso ci prendiamo anche la Sicilia. Non ci credete? Vi sbagliate. Dicevano così anche Laura Boldrini e Pietro Grasso. Dicevano: noi non permetteremo mai che venga meno la dignità del Parlamento! E invece in Parlamento noi facciamo quello che vogliamo».

>>>ANSA/ BATTAGLIA REGOLE NEL PD; RENZI, SU SEGRETERIA DECIDERO'«Ragazzi, anche qui in Sicilia, mettetevelo bene in testa, i padroni siamo noi. Di tutto. E alla Leopolda sicula noi renziani vi vogliamo tutti in fila per tre, come nella canzone di Bennato: “Presto vieni qui, ma su, non fare così, ma non li vedi quanti altri bambini che sono tutti come te, che stanno in fila per tre, che sono bravi e che non piangono mai”.  Prendete esempio dalla Boldrini e da Grasso. All’inizio facevano come voi: le leggi, la politica, la democrazia, la dignità di Montecitorio, la dignità di Palazzo Madama e ‘buttanate’ varie. Tutte menate. Oggi governiamo noi a colpi di decreti legge, alla faccia della Costituzione che, peraltro, noi vogliamo stravolgere a nostro uso e consumo. La Costituzione del 1948: ma chi le la fila più quella lì…».

«Siciliani, guardate quello che siamo capaci difare alla Camera e al Senato: alla signora Boldrini e al signor Grasso, quando convertiamo i decreti in legge. Così, tanto per provare quanto siamo forti e potenti, mandiamo in Aula testi senza né capo, né coda: e pretendiamo che vengano votati a “sacco d’ossa”. I grillini hanno fatto casino? Ma alla fine abbiamo vinto noi. Di ‘suvicchiaria’. Noi ce ne sbattiamo dei grillini e delle regole parlamentari. Le regole le facciamo noi renziani. Le regole siamo noi! Si vota quello che diciamo noi e basta. Anche la signora Boldrini e il signor Grasso l’hanno capito. Ora sono due orologi svizzeri. Due presidenti dei rami, anzi dei “rametti” del Parlamento come li vogliamo noi. Noi ordiniamo: si fa così e basta! Perché questa è l’Italia che sogniamo: un’Italia dove tutti gli italiani sono liberi di fare tutto quello che diciamo noi».

«Siciliani: prendete esempio da Berlusconi, che ormai, quando ci vede, sta con due piedi in una scarpa. Gli abbiamo fatto inghiottire Sergio Mattarella Presidente della Repubblica. Gli abbiamo concesso tre giorni per fare la parte: “Renzi ha tradito di qua, Renzi ha tradito di là”. Abbiamo anche dato la corda a quello lì, come si chiama, Romani. Che ha avuto il permesso di parlare per tre giorni. Dopo di che Berlusconi è di nuovo impegnato a domare Fitto per nostro conto. Ah, Silvio. Tutti ci dicevano: è inaffidabile, va dietro alle femmine. Da quando lo manovriamo noi, lo dobbiamo dire, è un soldatino. Certo, ogni tanto fa le bizze. Ma noi lo diciamo subito ad Angela, che lo chiama e gli dice: Silvio, fai quello che dice Matteo o i “mercati” si mangiano le tue aziende. E Silvio si mette sull’attenti. Altro che stallieri siciliani!».

statuto-sicilia«Siciliani, ora non rompete le palle e mettetevi in fila. Pronto accomodo, abbiamo provveduto a togliervi tutto. Abbiamo svuotato le “casse” della vostra Regione. L’Autonomia? Noi con lo Statuto siciliano ci puliamo il cu… La vostra “Autonomia”, come la chiamate voi, d’ora in poi siamo noi. Come direbbe il Marchese del Grillo: “noi siamo noi e voi non siete un cazzo”. Ci siamo presi tuttii soldi della Regione. E anche quelli del PAC. Tutto. Ricordate cosa facevano i vecchi democristiani degli anni ’50 e ’60? Si prendevano tutto e poi trasformavano i vostri diritti in favori. Ebbene, ficcatevelo in testa, sta per avvenire la stessa cosa. D’ora in poi se uno di voi ha bisogno di qualcosa, beh, deve passare da noi. ‘Voscenza binirica’. La Regione siamo noi. I Comuni siamo noi. Lo Statuto siamo noi. Voi siete noi. Voi non siete più cittadini, ma sudditi. Se volete qualcosa – soprattutto un lavoro – dovete passare da noi. Obbedire, obbedire, obbedire».

«Sei un operaio della Forestale? O ti licenziamo o ti riduciamo lo stipendio. Non ti piace? Cazzi tuoi. Sei un Sindaco? Mettiti sull’attenti. Che vuoi, l’acqua pubblica? Sì, ‘sta minch…’. L’acqua resta ai nostri amici privati. Mezza provincia di Agrigento ha l’acqua pubblica grazie ai Sindaci ribelli? Stiamo provvedendo con i commissari a sistemare questi imbecilli. Anche lì l’acqua sarà privata. L’abbiamo già deciso. La legge siamo noi. E voi chi siete? Il Corpo forestale? Non volete perdere 450 euro al mese? Ne possiamo parlare. L’importante è che obbediate. A noi. Sempre in fila per tre e sull’attenti».

«E voi chi siete? I precari dei Comuni? ‘Pi buatri picciuli un ci ‘nnè!’. Fatevi pagare dai Sindaci. I Comuni così falliranno? Cazzi dei Sindaci e dei cittadini che pagheranno. Lavorate da 25 anni? Siete fortunati. Ci sono quelli che non lavorano da 25 anni. E voi chi siete? I trattoristi dell’Esa? Allora ‘u ‘nnamu caputu: picciuli un ci ‘nnè chù!’. Cavoli vostri. E voi chi siete? I dirigenti regionali? ‘Troppo assai siete!’. Per metà di voi, d’ora in poi, pane e olive. Cosa? I diritti acquisiti? I diritti li decidiamo noi. Farete ricorso? Noi con i vostri ricorsi ‘nni stuiamu u…’. E questi chi sono? I pensionati della Regione? Ce n’è pure per voi. Verrete equiparati ai pensionati dello Stato. Perderete un sacco di soldi? Farete ricorso? Abbiamo già risposto…».

«Certo, qualcosa la possiamo aggiustare. L’importante è che veniate a inginocchiarvi al nostro cospetto. Se salterete sul nostro carro, vedremo cosa si può fare. Avanti, saltate, saltate, saltate…».

di Giulio Ambrosetti

La politica siciliana di questi giorni registra tre scenari che solo apparentemente sono disgiunti. Da una parte c’è l’avanzata della Lega di Salvini, che raccoglie proseliti nei piccoli e nei grandi centri dell’Isola (a Canicattì, anche se i grillini minimizzano, una “colonia” di seguaci di Beppe Grillo avrebbe abbandonato il Movimento 5 Stelle per abbracciare la causa leghista). Dall’altra parte c’è la crisi del Pd, che ogni giorno perde pezzi, tra pessimismo, disillusione e nausea per un personaggio – Matteo Renzi – che sembra si diverta, un giorno sì e l’altro pure, a irridere alla tradizione della sinistra. Quindi il terzo scenario: il dibattito interno a Forza Italia, con Raffaele Fitto che tira dritto per la propria strada contro Berlusconi e il suo circo di ‘femminazze’ e ruffiani, facendo proseliti anche in Sicilia.

Tutt’e tre questi scenari hanno una radice comune: sono gli effetti – e non la causa – della crisi politica italiana, che nella nostra isola si manifesta in tutte le sue grandi e piccole contraddizioni. E non potrebbe essere altrimenti, visto che la Sicilia, come ricordava Leonardo Sciascia, è una regione “molto italiana”.

Risulta a tratti quasi divertente – mettiamola così – la reazione della parte più stupida e più superficiale della Sicilia cosiddetta “impegnata” al dilagare della Lega nella nostra Isola.Salvini Invece di provare a capire perché oggi tanti Siciliani si rivolgono a Salvini, certi politici e certi commentatori – siano essi espressione di un certo ‘sicilianismo’ in verità un po’ becero, se non demenziale, siano essi espressione del Pd siciliano di area renziana – non trovano di meglio che gettare fango sui neo-leghisti siciliani, ricordando gli anni in cui dalla “Padania” giungevano gli slogan tipo “forza Etna” o “meridionali terroni”. Non rendendosi conto che i Siciliani che oggi si rivolgono alla Lega, piuttosto che guardare al passato, sono nauseati dal presente e guardano al futuro. Magari di questo futuro politico non intravedono nemmeno i confini, ma se gli appare migliore del presente, beh, un motivo ci sarà.

La crescita quasi esponenziale della Lega in Sicilia contiene un messaggio politico preciso: molti Siciliani sono stanchi della politica tradizionale, non credono più nell’Italia, non credono, ovviamente, in una “presunta” Europa unita dominata da banchieri, da ladri, da massoni, da finti popolari alla Angela Merkel, da falsi socialisti alla Hollande e alla Schulz e (perché no?) forse anche da mafiosi di tutte le risme. Da qui la speranza di un federalismo spinto. Insomma un’idea che, in una regione fatta da persone serie, si sarebbe già coagulata in un movimento indipendentista sul modello catalano.

Ma in Sicilia, com’è avvenuto quasi sempre nella propria storia, continua a mancare una classe dirigente autonoma, autonomista e libertaria. Con la sola eccezione di Piersanti Mattarella – che comunque muoveva da una radice profondamente sturziana («Autonomia sì, separatismo no», scriveva dall’America ai suoi seguaci in Sicilia don Luigi Sturzo negli anni subito successivi al secondo conflitto mondiale) e ancorata all’Italia repubblicana – la politica siciliana non ha mai prodotto rotture significative con il potere costituito. Lo stesso Risorgimento siciliano, pur annoverando figure di grande spessore morale e politico – si pensi a Ruggero Settimo – alla fine ha visto prevalere il peggio della “marmaglia” di quegli anni, da Garibaldi a Bixio, da Nicotera a Crispi. Tutti personaggi espressione di una degenerazione trasformista della politica, che Luigi Pirandello e Federico De Roberto avrebbero descritto in modo magistrale: il primo ne “I vecchi e i giovani”, il secondo ne “I vicerè”.

Tanti Siciliani, oggi, sotto sotto, vorrebbero credere, se non in un movimento indipendentista all’Antonio Canepa, almeno in qualcosa che gli somigli. Ma questo “qualcosa” non c’è. Ci sono tante “anime sicilianiste”, rissose e inconcludenti, totalmente incapaci di dare vita a un progetto politico. C’è il tentativo dell’ex assessore regionale, Gaetano Armao e dell’ex parlamentare, Rino Piscitello: tentativo generoso, ma privo di strumenti di “riconoscibilità”, in balìa di un’informazione che, al massimo, privilegia le critiche al governo di Rosario Crocetta rispetto alla proposta politica. Troppo poco per essere un valido piano politico.

In assenza di un progetto forte e riconoscibile, i tanti Siciliani delusi da una politica fallimentare non possono che rivolgersi alla Lega di Salvini, che magari nel passato avrà offeso il Sud, ma che oggi su alcuni argomenti dimostra di avere le idee chiare: no agli sbarchi indiscriminati di immigrati in Sicilia (l’Isis, che dir si voglia, comincia a incutere paura in tanti Siciliani), no all’euro, no all’Unione Europea della banche e del rigore imposto dalla Germania, no al governo Renzi. Tutti messaggi che trovano d’accordo tantissimi Siciliani. Forse l’unico modo per frenare la corsa ai leghisti da parte dei Siciliani potrebbe essere la nascita di un movimento sul modello di Podemos in Spagna: ma anche di questo, al momento, in Sicilia non c’è traccia.

Ma se la Lega avanza, il Pd siciliano annaspa. Intanto va detto che anche in Sicilia questo partito non è più percepito come una formazione di sinistra. Tutt’altro. Ma da noi c’è qualcosa in più: c’è il tentativo del governo Renzi di far scivolare la Sicilia nella deriva greca. In Grecia l’Unione Europea ha sostanzialmente distrutto i dipendenti pubblici, che per oltre la metà sono stati licenziati, mentre chi è rimasto si è dovuto accontentare di uno stipendio più che dimezzato. Renzi, Delrio e Alessandro Baccei vogliono fare in Sicilia la stessa identica cosa.

143801260-b9552799-155b-4065-83d6-90d836a22889La mano con la quale Renzi e Delrio stanno provando a realizzare la ‘grecizzazione’ della Sicilia è quella, appunto, di Baccei, non a caso imposto dal governo nazionale nel ruolo di assessore all’Economia. La Regione Siciliana è finita, così, in una morsa: da una parte, Renzi e Delrio che hanno scippato alla Sicilia oltre 5 miliardi di euro; dall’altra parte, Baccei che ha imposto a un’Assemblea regionale siciliana un po’ intontita un esercizio provvisorio inusuale (in uno Stato di diritto sarebbe fuori legge, perché un esercizio provvisorio non può prevedere nuove spese!), con fondi che, per intere categorie sociali, basteranno fino al 30 aprile. Dopo questa data, senza le “riforme” prospettate dallo stesso Baccei, 120-140 mila persone rischieranno di restare senza retribuzione. E quali sarebbero queste “riforme” targate Baccei? Semplice: tagli alle retribuzioni dei dipendenti regionali (si prevede il dimezzamento della dirigenza con un demansionamento incostituzionale che, però, è nei fatti), tagli ai pensionati (anche in questo caso, tutto rigorosamente incostituzionale, con il travolgimento sistematico dei diritti acquisiti), tagli per i 24 mila operai della Forestale, taglio di 450 euro circa agli stipendi di oltre 600 dipendenti del Corpo forestale, eliminazione dei fondi regionali per il precariato e via continuando con provvedimenti di contenimento della spesa. Una manovra recessiva che, nel progetto di Renzi, deve fare esplodere in Sicilia il malessere sociale.

In pratica, il progetto del Pd renziano prevede di far pagare ai Siciliani, nel giro di tre-quattro anni, gli oltre 5 miliardi di euro che lo stesso governo Renzi ha scippato alla Regione negli ultimi due anni. Di fatto, Renzi, Delrio e Baccei vogliono “sperimentare” nella nostra Isola quello che la Germania della Merkel vorrebbe realizzare in tutta l’Italia: ridurre il numero di dipendenti pubblici, penalizzando – con stipendi inferiori – chi resterà a lavorare nel pubblico, e costringere, conseguentemente, le famiglie a erodere i risparmi. La “sperimentazione” siciliana per Renzi, per Delrio e per il loro uomo forte in Sicilia, Baccei, è importante, perché nell’Isola, oltre che penalizzare i dipendenti pubblici, dovranno sbarazzarsi dei circa 24 mila precari degli enti locali e dei precari che operano nella stessa amministrazione regionale.

La mossa di Renzi, Delrio e Baccei è astuta: i tre non hanno detto che bisogna licenziare i precari, ma si sono limitati a togliere i soldi alla Regione e ai Comuni. Così, se Regione e Comuni vorranno continuare a pagare i precariche, nel complesso, sono circa 80 mila – dovranno farli pagare alle famiglie e alle imprese siciliane con tasse sempre più salate. Cosa che già avviene: nel Comune di Palermo, ad esempio, gli introiti di TARI e TASI – ai massimi livelli in Italia – lungi dall’essere utilizzati per fornire servizi ai cittadini (che rimangono carenti, se non disastrosi), servono di fatto per pagare il personale, in sostituzione dei tagli operati dallo Stato e dalla Regione. Lo stesso discorso vale per il pagamento dei 24 mila precari dei Comuni siciliani, che per il secondo anno consecutivo vengono pagati dagli stessi Comuni con onerose scoperture di tesoreria, che gli ignari cittadini siciliani pagheranno con tasse e imposte comunali destinate a crescere ancora.

In questo scenario “greco” prossimo venturo – contro il quale, piano piano si va schierando anche il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, che ormai ha capito che Renzi e Delrio gli hanno solo teso tante trappole Palazzo Chigi - Incontro Governo/Regione Sicilia su finanziaria regionale– i renziani siciliani, tra qualche giorno, si apprestano a celebrare la ‘Leopolda sicula’. Un appuntamento che in Sicilia, alla luce delle penalizzazioni che il governo Renzi sta infliggendo alla nostra Regione, si presenta grottesco. Non sappiamo se a tale appuntamento si recheranno anche i rappresentanti di tutte le categorie sociali dell’Isola che Renzi, Delrio e Baccei stanno penalizzando. Detto questo, siamo proprio curiosi di vedere come andrà a finire questa sceneggiata “siculo-renziana”.

Forza Italia, infine. Un partito che a Roma si colora sempre più di ridicolo. Di fatto, i voti di centrodestra, che nel 2012 un Berlusconi opportunamente non arrestato ha “strappato” agli elettori, vengono utilizzati per puntellare le “riforme” del governo Renzi-Merkel. L’operazione non è indolore. Perché non tutti i “nominati” dall’ex Cavaliere con il Porcellum se la sentono di esercitare il ruolo di parlamentare, alla fine, per tutelare le aziende di Berlusconi. Fitto, per esempio, ha mandato a quel Paese Berlusconi, le sue tv e i suoi giornali. Persino Brunetta (sembra incredibile!) sta ritrovando dignità politica.raffaele-fitto

Gli effetti del disfacimento di “Forza Mediaset”, pardon, Forza Italia si avvertono anche in Sicilia. Dove, comunque, molti tirapiedi dell’ex Cavaliere, vuoi perché “senza mestiere” (come certi dirigenti dell’ex Pci e dello stesso Pd), vuoi perché incapaci di pensare, rimangono ancora fedeli al “capo”, non perché gli sono fedeli, ma perché ancora non hanno trovato un nuovo “carro” dove salire (ad Agrigento, ad esempio, “pezzi” di Forza Italia bussano al Pd, mentre a Ragusa lo stesso Pd renziano ha inglobato “pezzi” di Forza Italia). Ma anche in Sicilia, dentro Forza Italia, comincia a prendere piede Fitto. Piano piano c’è chi comincia a prendere atto che, forse, c’è anche spazio per qualcosa di diverso.

di Antonella Sferrazza

Il Partito Democratico? “Al momento è una macedonia che accoglie tutto e il contrario di tutto”. Renzi? “Dovrà chiarire se è davvero contro l’austerity o se è diventato un seguace di Monti”. L’Europa? “Così come è, con una Germania che detta leggi, non ci conviene, meglio uscire”. Podemos anche in Italia? “Se si accentueranno le spinte liberiste del Pd, non è escluso che anche in Italia ci possa essere qualcosa di simile”. Giuseppe Lauricella, giurista e deputato palermitano di origini agrigentine, è una spina nel fianco per la maggioranza renziana. Lo hanno definito il “sabotatore del Pd”, ma lui non si scompone: “Io pongo questioni serie, i miei emendamenti non sono mai strumentali”. Ma, è una voce fuori dal coro anche rispetto alle  minoranze dem, alle quali non vuole essere associato: “Sono i vecchi comunisti, io sono un riformista keynesiano”.  Con lui abbiamo parlato anche di Sicilia: “Renzi dovrebbe cominciare a rottamare il partito qui”. E ancora: “Alla Sicilia serve qualcuno che faccia rispettare ed applicare il suo Statuto”. Ma cominciamo da Roma.

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Onorevole, dalle notizie che arrivano dalla Capitale, pare che lei viva con disagio la sua appartenenza al PD. E’ così?

“No, non direi. Io sono e resto del PD, ma non credo in un partito dove a prevalere è il conformismo delle idee. Io non faccio parte di nessuna minoranza, non sono iscritto a nessuna area, seguo solo il mio cervello. I miei emendamenti non sono mai stati strumentali, ma tecnici. Io pongo questioni serie. Non li ho mai presentati per creare problemi alla maggioranza, ma sempre per migliorare i contenuti delle proposte”.

Eppure, col suo emendamento sul no ai 5 Senatori a vita si è guadagnato la definizione di “sabotatore del Pd”.

“Guardi la questione era molto semplice. Vogliono un Senato territoriale, a costo zero, e poi c’infilano i Senatori a vita. Una contraddizione bella e buona.  Il mio emendamento era coerente col nuovo disegno costituzionale. D’altronde, il Parlamento ha ancora senso? Si possono migliorare le leggi o si deve accettare tutto quello che propone un relatore?”.

La partita adesso si sposta sul campo della legge elettorale e Renzi vi ha già avvisati: non tollererà voci fuori dal coro. Come la mettiamo?

“Renzi può dire quello che vuole, ma sa benissimo che le sue proposte non saranno accettate al buio. Io dico che ne dovremo parlare. Proporrò una soluzione di equilibrio tra chi vuole le liste bloccate, ovvero tutti i segretari di partito, e chi invece non le vuole. Si può ragionare  sull’ipotesi di diminuire radicalmente le circoscrizioni da 120 a 60, se non di meno. In questo modo, fatti salvi i capolista bloccati, i cittadini potrebbero davvero scegliere la gran parte dei deputati con le preferenze. Se lasciassimo le cose come stanno, ci sarebbe un problema di costituzionalità oltre che di rappresentanza democratica. Tra l’altro, l’idea dei 100 collegi nasce col Patto del Nazareno, nasce per le esigenze di Berlusconi che voleva garanzie, 100 eletti di sua scelta. Ora che il Patto non c’è più, non c’è motivo che la maggioranza del Pd continui ad adeguarsi. Una seria riflessione va poi fatta sul ballottaggio per il premio di maggioranza, che rischia di premiare quei partiti che secondo i sondaggi sono in ascesa. E non è certo il Pd. Penso alla Lega di Salvini, ad esempio, che potrebbe fare il pienone”.

Insomma, ancora un altro tema che la allontana dal PD di Renzi…

“Ripeto, si sta in un partito per portare le proprie idee. Al Jobs Act ho detto sì. Consideri anche che alle mie osservazioni non è mai stata data una risposta. Evidentemente una riflessione critica li mette in crisi”.

Va bene, ma non può certo negare che di idee nel Pd ce ne sono fin troppe e, spesso, agli antipodi.

“Sicuramente, il Partito Democratico non potrà fare a meno di avviare una fase di chiarimento al suo interno. Al momento è una macedonia che accoglie tutto e il contrario di tutto”.

Però lei non si riconosce in nessuna area delle minoranze. Perché?

“Perché le minoranze rappresentano i vecchi comunisti, ed io non mi ci ritrovo. Io sono un riformista keynesiano, non ho nulla in comune con loro. E, tra l’altro, le loro proteste, a mio avviso, sono spesso strumentali. Anche sul Jobs Act. Fa sorridere, ad esempio, vedere che tra chi si oppone alla riforma del lavoro c’è anche chi ha votato la legge Fornero e chi non ha detto nulla quando si smantellava l’articolo 18”.

Lei si definisce un keynesiano, ma Renzi non ha nulla in comune con Keynes.

“Questo rappresenterà sicuramente un tema di riflessione. Renzi, in teoria, ha detto no alle politiche dell’austerity, ma non è ancora stato consequenziale. Lo aspetto alla prova dei fatti. Tra l’altro l’ingresso dei deputati di Scelta Civica non mi tranquillizza. Questi montiani hanno cambiato idea sull’austerity o vedono in Renzi una prosecuzione delle politiche del loro ex leader?”

IMG_0703E’ opinione già alquanto diffusa che Renzi sia completamente asservito alle politiche dell’austerity. Le servono altre prove?

“Dobbiamo ancora capirlo. Come detto, c’è sicuramente bisogno di un chiarimento su temi fondamentali come questo. E’ chiaro che, da keynesiano convinto, non potrei mai accettare un Renzi “montiano”. Se così fosse, per me si porrebbe un problema molto serio”.

Le politiche dell’austerity hanno già determinato forti reazioni in Grecia con Syriza e in Spagna con Podemos. Pensa che anche in Italia accadrà qualcosa di simile?

“In Italia non credo ci sia questa capacità di coinvolgimento. Il popolo italiano è un popolo che si adegua molto facilmente, forse perché è stato sempre dominato o forse perché non siamo ancora arrivati ad un vero momento critico. Certamente, se si dovessero ampliare i margini di criticità di questa politica, se si dovessero evidenziare certe tendenze liberiste del PD, si potrebbero aprire nuovi spazi, sul modello di Podemos. D’altronde, in nuce, già esiste qualche traccia. Molto dipende anche dalla legge elettorale che verrà. E’ chiaro che, se sarà negata una vera rappresentatività alle minoranze, la spinta verso nuovi movimenti sarà forte”.

Qual è la sua idea di Europa?

“Certo non quella attuale, in cui a dettare legge è la Germania. Penso ad un modello Usa e ad una Europa federale, con una banca centrale che abbia tutti i poteri sulle politiche monetarie. Se gli Stati Uniti hanno superato la crisi, è grazie alla Federal Reserve e ai suoi interventi. Tuttavia, il fallimento del progetto della Costituzione europea ormai mi rende scettico anche sull’ipotesi federale. L’Europa, al momento, è solo un ibrido che non può funzionare, anche perché, ripeto, l’epicentro di tutto il sistema è la Germania. Se continua così, è ovvio che bisognerà chiedersi se ci conviene accettare questo stato di cose e sarà inevitabile l’uscita”.

Da Siciliano, non possiamo non chiederle un commento sulla Sicilia.

“Per quanto riguarda il mio partito, dico subito che Renzi la rottamazione dovrebbe farla in Sicilia. Quello che sta succedendo ad Agrigento la dice lunga su un partito allo sbando. Anche le manovre sul governo regionale sono assurde. Hanno voluto il rimpasto. Ma di cosa? Dei posti nei gabinetti? In generale, sono convinto che per la Sicilia non ci sarà futuro fino a quando qualcuno non proporrà un progetto serio, che punti alla valorizzazione delle risorse naturali e culturali. Fino a quando non ci sarà qualcuno che farà rispettare ed attuare lo Statuto siciliano, invece di accettare pedissequamente tutte le leggi dello Stato. Crocetta ha solo parlato di rivoluzione, ma alle parole non sono seguiti i fatti”.

Scriviamo insieme la riforma delle Province

Pubblicato: 10 febbraio 2015 da Sicilia più in Eventi
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Luned10612762_792076080868752_5390475641619145096_nì 16 febbraio 2015, ore 16, Sala degli Specchi Palazzo Comitini, Via Maqueda, 100, Palermo
Parteciperanno:
Antonello Cracolici, presidente Commissione Affari Istituzionali; Fabrizio Ferrandelli, deputato regionale Pd; Salvatore Lo Biundo, vicepresidente Anci Sicilia; Leoluca Orlando, presidente Anci Sicilia; Fausto Raciti, segretario regionale Pd Sicilia.

di Giuseppe Lauricella *

Perché se ne accorga e lo denunci solo adesso è, quantomeno, sospetto.
Renato Brunetta, obiettivamente, glielo dice da un anno. Ma anche i “fittiani”, come Bianconi.
I suoi deputati e i suoi senatori ha1891297_803361763012132_198954248_nnno ignorato, per l’allora convenienza e fedeltà al “patto”, le tante perplessità in tal senso provenienti dai numerosi e qualificati esperti sentiti in Commissione Affari Costituzionali e dagli interventi di alcuni componenti (compreso del Partito Democratico). Tanto è vero che, per esempio, l’Italicum è stato approvato al Senato grazie a (o a causa di)  Forza Italia e con la contrarietà della minoranza PD.
Ora che a Berlusconi non tornano più i suoi conti, si accorge della “deriva”?
Meglio tardi che mai.
Se c’è davvero un rischio deriva, credo che non sarà solo nella battaglia democratica. Sperando che fra qualche ora non cambi idea, magari a fronte di un rinnovato interesse (altro).

* Deputato