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da LaVoce di New York

In Sicilia – caso unico in Italia – si vota fino alle 15:00 di oggi. Nella Penisola il centrosinistra perde 5 capoluoghi (Felice Casson sconfitto a Venezia). Centrodestra in ripresa. Ai grillini tre Comuni. Nell’Isola si registra la paura del Partito democratico, che teme di perdere Gela e Augusta.

In Sicilia – unico caso in Italia – per i ballottaggi nei 13 Comuni si vota anche oggi fino alla 15:00. Ciò significa che i risultati si conosceranno nel pomeriggio. Ma le notizie che arrivano dal resto d’Italia non sono affatto confortanti per il centrosinistra e, in generale, per il Pd. Insomma, i ballottaggi celebrati ieri nella Penisola confermano la crisi del Partito democratico a gestione renziana: bassa affluenza elettorale (tanti elettori del Pd – questa potrebbe essere la spiegazione più probabile – si sono rifiutati di recarsi alle urne: un segnale contro l’attuale Premier e segretario del Partito, Renzi). Numeri alla mano, il Pd di Renzi nel secondo turno delle elezioni comunali perde 5 capoluoghi: la più importante è Venezia, reduce dallo scandalo Mose. Pesanti anche le sconfitte di Arezzo (uno schiaffo alla ministra Maria Elena Boschi, renziana di ferro), di Nuoro (governata da 20 anni dal centrosinistra), Matera e Fermo.

Il centrosinistra vince a Mantova (strappata al centrodestra), Lecco, Macerata e Trani. A Rovigo il sindaco va alla Lega di Salvini. A Chieti vince Forza Italia. Il Movimento 5 Stelle vince nei tre Comuni in cui si era presentato al ballottaggio Porto Torres, Venaria Reale e Quarto.

Questi, in sintesi, i risultati del secondo turno delle elezioni comunali. Alle urne si sono recati oltre 2 milioni di elettori. Ancora una volta in calo l’affluenza, bloccata al 47,1 per cento (63.21 per cento al primo turno). Il risultato finale della partita elettorale per la “conquista” dei capoluoghi di provincia è di 6 a 4 per il centrodestra. A conti fatti il Pd perde in cinque città e strappa solo Mantova. Mentre un sindaco ha vinto sostenuto da liste civiche.

La sconfitta più pesante, per il centrosinistra, è a Venezia. Qui, nei mesi scorsi, è esploso lo scandalo delle tangenti del Mose. Vicenda che ha coinvolto centrosinistra e centrodestra. Il centrosinistra ha candidato Felice Casson, magistrato che fa capo alla sinistra del Pd (che, in realtà, Renzi non ama molto). Nella città della Laguna ha vinto l’imprenditore berlusconiano, Luigi Brugnaro, con il 53,20 per cento dei voti. A Casson non è bastato l’appoggio del Movimento 5 Stelle, movimento politico che non sembra in grado di “trasferire” voti. Il segno che Beppe Grillo guida un movimento di opinione.

Detto questo, bisognerà capire, adesso, che effetto avranno i risultati elettorali del resto d’Italia sugli elettori siciliani chiamati oggi in 13 Comuni per eleggere i sindaci. I risultati potrebbero, per esempio, galvanizzare l’elettorato grillino, impegnato soprattutto in due Comuni: a Gela e ad Augusta.

A Gela un’eventuale vittoria del candidato del Movimento 5 Stelle, Domenico Messinese, segnerebbe la pesante sconfitta del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta (nativo proprio di Gela, città della quale è stato sindaco), e del Pd di area renziana: il governatore e i renziani sostengono, infatti, il sindaco uscente, Angelo Fasulo. L’eventuale sconfitta di Fasulo potrebbe sortire effetti devastanti nel governo della Regione e nel Pd siciliano.

Un altro Comune dove i grillini potrebbero tentare il colpaccio, come già accennato, è Augusta, provincia di Siracusa, la città delle raffinerie e dell’inquinamento ambientale per antonomasia (oltre all’inquinamento dell’aria in questa città è diventata tristemente “celebre” la rada inquinata dal mercurio che né lo Stato, né la Regione hanno mai voluto bonificare, a parte le chiacchiere e i progetti fasulli, perché nessuno, fino ad oggi, ha avuto il coraggio di provare a risolvere un problema complesso che si riassume nella seguente domanda: dove andare a piazzare l’enorme quantitativo di mercurio fino ad oggi sepolto nella rada di Augusta?). Qui la sfida è tra Cettina Di Pietro, del Movimento 5 Stelle, e il moderato Nicki Paci.

In realtà, ad Augusta, la sfida è tra chi vorrebbe voltare pagina, mandando in soffitta un industrialismo un po’ demenziale che se, da un lato, ha creato posti di lavoro (sempre più pochi, negli ultimi anni, a dir la verità), dall’altro ha provocato un inquinamento spaventoso con gravi malattie molto diffuse e un alto tasso di malati oncologici (il problema, purtroppo, non riguarda solo l’area di Augusta, ma anche altri Comuni: per esempio, Priolo e Melilli).

Un altro Comune importante dove si vota è Enna. Ma qui sarà difficile smontare la candidatura di Vladimiro “Mirello” Crisafulli. Esponente storico della sinistra post comunista, Crisafulli, pur essendo il segretario provinciale del Pd ennese, è stato boicottato dalla segreteria nazionale del Partito democratico. Lui, il Mirello della discordia, si è presentato lo stesso, con una propria lista autonoma. Nonostante l’ostracismo del suo partito, ha superato il 40 per cento dei voti al primo turno ed è andato al ballottaggio contro Maurizio Di Pietro. Molti, in verità, si aspettavano una vittoria a primo turno di Crisafulli. Ma così non è stato (anche se, a dirla tutta, Crisafulli, oltre a scontare l’ostrascismo dei renziani non è stato favorito da una legge elettorale che ha eliminato il “trascinamento” delle liste).

In ogni caso, Crisafulli parte con i favori del pronostico. Una sua eventuale sconfitta segnerebbe, con molta probabilità, la sua fine politica. Una sua vittoria, invece, lo rilancerebbe: e lancerebbe tutta l’area siciliana del Pd avversaria di Renzi.

Gli altri 10 Comuni dove oggi verranno eletti i sindaci sono Licata e Ribera in provincia di Agrigento; Marsala in provincia di Trapani, Tremestieri Etneo, Bronte e San Giovanni La Punta in provincia di Catania; Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina; Ispica in provincia di Ragusa; e Carini in provincia di Palermo.

Occorre un vero progetto politico

Pubblicato: 3 giugno 2015 da Sicilia più in Politica
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di Antonio Malafarina*

Approssimazione, disorganizzazione e litigiosità sono una costante della politica siciliana che non riesce ad esprimere un progetto ed una leadership.
Con i ballottaggi in corso ed una sinistra zoppicante l’unica cosa che Raciti, segretario regionale del PD, riesce a fare è quella di lanciare un ultimatum ai cespugli della sinistra, come a dire che bisogna convertirsi al pensiero unico del PD, ammesso che ci sia un pensiero unico e soprattutto un pensiero.
Senza progettualità, senza un obiettivo da raggiungere, senza condivisione, si lascia spazio al nulla ed alla protesta, così come si è fatto per queste elezioni.
Occorre una politica credibile, con persone e progetti seri, che recuperi la capacità di fare e la partecipazione della gente. Tutto il resto sono chiacchiere inutili, comprese le mie se non si riesce ad esser coerenti e concreti, ad iniziare dalla ricostruzione della A 19, dal piano rifiuti, dalla formazione professionale e soprattutto dalla politica nel suo vero significato di governo della cosa pubblica.
Occorre un vero progetto politico.

* Deputato ARS

di Giulio Ambrosetti

Renzi è un demagogo da quattro soldi. Davanti a una sentenza della Corte Costituzionale, invece di applicarla subito, temporeggia. Dice che pagherà una parte del mal tolto (leggere i soldi che Monti ha tolto abusivamente ai pensionati) ad agosto, e solo a una parte dei pensionati.583129FC-D198-11 Di fatto, il capo del governo sta oltraggiando il pronunciamento di un organo di rilevanza costituzionale (leggere la Corte Costituzionale), riscrivendo unilateralmente le regole del gioco.

Questa non è democrazia, ma dispotismo. Nell’Italia repubblicana, prima di lui, solo Monti (regalo di Napolitano) ha travolto la Costituzione. Dovrebbe intervenire il Parlamento. Ma è fatto di “nominati”, in buona parte al soldo dello stesso Renzi. Quello che sta succedendo è incredibile. Di fatto, l’unico potere che si sta opponendo alla prepotenza di un Presidente del Consiglio che si rifiuta di applicare una sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni sono la magistratura e la Consulta.

I parlamentari e i dirigenti del Pd si dovrebbero vergognare! Tra l’altro, la restituzione dei soldi ad agosto potrebbe essere una presa in giro, perché l’Unione europea pretende, entro dicembre, una manovra correttiva che oscilla da 16 a 25 miliardi di euro. Tutte nuove tasse che dovranno pagare gli italiani. Renzi vuole prendere in giro 4 milioni di pensionati, per poi fregarli dopo il voto delle elezioni amministrative. Gli italiani hanno un mezzo per impedirglielo: non votare Pd.

D’Attorre: «Un mondo di sinistra se ne va dal Pd»

Pubblicato: 17 maggio 2015 da Sicilia più in Politica
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di Roberto Ciccarelli

Alfredo D’Attorre, Fassina sostiene che senza cambi radicali al Ddl scuola uscirà dal Pd. Lei?

Siamo impegnati in questa battaglia politica e parlamentare. Credo sia giusto aspettarne l’esito sia per la rilevanza di merito, sia per il significato che ha sul futuro politico del Pd. Il problema non è quello che decide Civati, Fassina, io o altri. Il vero problema è la diaspora silenziosa di un mondo vasto di sinistra e di tessuto diffuso di militanza che non si riconosce più in questo partito. Questi abbandoni fanno meno rumore sui giornali, ma costituiscono il dato politico più grave sul quale ci si dovrebbe interrogare.

Al Senato le minoranze Pd voteranno contro il governo, anche se ci sarà la fiducia?

Francamente non lo so. Siamo agli inizi dell’iter parlamentare. Per quanto mi riguarda, senza correzioni profonde sulla chiamata dei docenti da parte del preside e sui suoi poteri, sulle modalità delle assunzioni dei docenti precari e sul finanziamento alle scuole da parte dei privati, non credo che potrà esserci il mio voto favorevole.

Lei è anche un ricercatore universitario. Qual è il suo giudizio sulla riforma della scuola voluta dal Pd di Renzi?

Mi pare la traduzione nella scuola della sua posizione sull’università. Renzi ha dichirato che non è solo normale, ma perfino giusto, che ci siano università di serie A e di serie B. Si vuole aprire una competizione tra gli istituti sulla capacità di raccogliere fondi privati, di attrarre gli studenti delle famiglie benestanti e quindi il 5 per mille dei loro genitori, di reclutare i docenti più bravi. È un modello che amplifica le disuguaglianze e scardina una sistema nazionale di formazione su base universalistica, in cui l’autonomia dei singoli istituti deve servire a raggiungere obiettivi condivisi.

Quale modello si vuole invece creare?

La competizione tra istituti e l’apertura al privato nascono da due idee di fondo: in primo luogo, la verticalizzazione del potere, per la quale c’è un capo che decide per tutti in una comunità, sia essa un’azienda, una scuola, un partito o la Rai, con la convinzione che le cose «così funzionano meglio». In secondo luogo, si amplia il dato delle diseguaglianze tra scuole, università o studenti sulla base del reddito delle famiglie, attraverso una subdola retorica del merito. Così il merito non è più il modo con il quale viene data la possibilità a chi è privo di mezzi di avere una formazione di qualità. Diventa l’artificio retorico per legittimare e ampliare le diseguaglianze disegnate dalle condizioni economiche familiari di partenza.

Come ci si sente in un partito che intende realizzare questa idea di società?

Il mio disagio è molto profondo. Stiamo toccando i fondamenti di una visione della società ispirata all’uguaglianza, alla partecipazione, al lavoro. Ciò che in questi mesi il governo ha fatto su questi temi è difficilmente compatibile con le idee di fondo con cui tanti di noi sono arrivati all’impegno politico. Nelle prossime settimane dovremo capire se il progetto di una sinistra popolare e di governo, non subalterna come talvolta è stato nell’ultimo ventennio, possa vivere nel Pd o debba trovare altre strade. Finché vedrò uno spiraglio, continuerò a battermi nel Pd. È evidente però che un partito è, e deve restare, uno strumento al servizio di alcuni principi e non può mai essere sovraordinato ad essi.

Il Manifesto

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di Giuseppe Lauricella

Ora il testo uscito dalla commissione cultura della Camera migliora nelle parti “discusse” l’originaria impostazione del ddl del governo. Il preside non sarà più l’unico a decidere: il piano triennale; la scelta dei docenti (che si potranno anche proporre al preside); l’organizzazione e l’offerta formativa, che saranno frutto degli organi collegiali della singola scuola.

Saranno assunti 100.000 nuovi insegnanti. Anche gli idonei del concorso 2012 verranno assunti. Il resto andrà a concorso. È evidente che l’autonomia scolastica affievolirà il ruolo del sindacato ed è, probabilmente, per questo che si fomentano gli attacchi al governo.

Gli studenti, i genitori avranno un ruolo attivo nelle scelte. Verrà previsto un serio lavoro di verifica, con ispettori “terzi”, sia del piano triennale, sia del lavoro dei presidi che dei docenti. Un modello che imporrà ai presidi per primi di dotarsi di personale docente di qualità, evitando favoritismi non “convenienti”, pena la propria responsabilità.

La scuola viene proiettata verso la competitività e l’efficienza, anche guardando al confronto e all’esperienza all’estero degli studenti, nonché al collegamento scuola-lavoro.scuola21

Insomma, credo che la via che oggi si sta intraprendendo, soprattutto dopo il prodotto del lavoro fatto in commissione, offra buoni motivi per ritenere che la riforma possa portare ad un salto di qualità.

Matteo Renzi ed il Partito Democratico possono ritenersi soddisfatti. Ma credo lo possano essere anche coloro (per primi gli insegnanti seri) che vogliono una scuola seria e competitiva, capace di offrire le basi culturali per i nostri ragazzi che saranno i dirigenti del futuro.

Da domani saremo in aula per approvare la legge.

Dopo la scuola, però, dovremmo ripensare il modello università, che dopo tutte le passate riforme (di sinistra e di destra) è andata molto indietro.

Lo ha annunciato il capogruppo Renato Brunetta. Ma per il componente della Commissione Costituzionale della Camera il PD non ha paura

“All’inizio della prossima settimana il gruppo FI della Camera, al pari degli altri gruppi parlamentari di opposizione, presenterà una pregiudiziale di costituzionalità“, su cui “a norma di regolamento, richiederà di procedere con voto segreto“, annuncia il capogruppo di FI Renato Brunetta parlando dell’Italicum.foto

Lauricella (PD): “Col voto segreto maggioranza più ampia” – “Se venisse richiesto il voto segreto, l’Italicum avrebbe qui alla Camera una maggioranza assai più ampia di quella di governo”, sostiene Giuseppe Lauricella (PD), membro della Commissione Costituzionale della Camera. “Con lo scrutinio segreto – spiega il parlamentare PD – almeno la metà dei parlamentari del M5s, di FI e dei partiti piccoli, voterebbe per l’Italicum, in quanto è un sistema che piace a quasi tutti, al di là di quanto affermano in pubblico”. “Al M5s – prosegue Lauricella – piace il premio alla lista piuttosto che alla coalizione, perché gli potrebbe garantire di andare al ballottaggio. Inoltre, con i capilista bloccati, gli attuali parlamentari più in vista sarebbero sicuri di essere rieletti. Infine, la soglia di sbarramento al 3% permetterebbe a tutti i partiti minori di entrare in Parlamento”.

Dalla stampa nazionale

di Antonio Malafarina

Il caso Agrigento, prima con Alessi e poi con Zambuto, è indice dell’incoerenza politica del PD, partito di maggioranza relativa, ma anche del Megafono.
Logo MegafonoSi avvertono la mancanza di un progetto trasparente e le contraddizioni di una leadership della politica che sia in grado di assumere decisioni per un vero e profondo cambiamento della Sicilia.

Il Megafono deve ritrovare se stesso e lo spirito con cui era nato, attuando quella progettualità e quelle riforme che sin oggi — tra ritardi e ripensamenti — sembrano confinate nel limbo delle buone intenzioni e stanno pian piano sconfessando tutta la politica siciliana, dove i principali attori pensano a incomprensibili alchimie politiche per poi smentirle, disorientando e deludendo i propri sostenitori.

Si mettano in calendario la legge sulla sburocratizzazione e la semplificazione legislativa, il piano rifiuti, il piano per il turismo, il piano per i trasporti, l’avvio delle opere pubbliche ferme per intoppi burocratici, con un decreto salva Sicilia e quelle riforme strutturali della burocrazia regionale che siano in grado di modernizzare la Sicilia. Non ci sono decaloghi da dettare, ma la necessità di assumere il forte e coerente impegno per realizzare riforme indispensabili in tempi certi.

D’Attorre: “Meglio votare con il Consultellum”

Pubblicato: 1 aprile 2015 da Sicilia più in Politica
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Inchiesta Ischia: D'Attorre, colpo a stato Pd su territorio

“Elezioni? Minaccia con pistola ad acqua. Renzi mai più a Palazzo Chigi”

“Se io devo consentire una cattiva riforma elettorale ed una cattiva riforma costituzionale, meglio andare al voto con il sistema proporzionale”. Così Alfredo D’Attorre (minoranza PD) risponde, intervenendo a Omnibus su La7, alla minaccia di elezioni. “Una minaccia con pistola ad acqua, perché Renzi non tornerebbe più al governo”.

Tratto da ANSA

Debora Serracchiani

di Tommaso Ciriaco

«Una premessa: faremo pulizia e chiarezza. Senza ambiguità di fronte agli elettori». Il vicesegretario del Pd, Debora Serracchiani, non si nasconde di fronte ai troppi incidenti di percorso di questa tornata di primarie dem.

Pulizia e chiarezza, dice. Eppure sempre più spesso vincono indagati, oppure berlusconiani.

«Una lettura inaccettabile. Parliamo di pochi casi, di fronte a migliaia di primarie. Ciò detto, dove c’è un problema lo affrontiamo. Senza tentennamenti ».

E affrontiamoli, allora. Partiamo da Agrigento, dove ha vinto un berlusconiano.

«Abbiamo chiesto al segretario regionale di annullare le primarie e cercare una nuova candidatura».

Uno schema che si ripete. C’è una falla nel sistema?

«Guardi, noi lavoriamo in modo puntiglioso. Siamo in costante contatto con i territori. Le primarie sono state il grimaldello per rinnovare il partito. Certo, sono possibili aggiustamenti. Penso al tentativo di dar vita all’albo degli elettori. E poi è necessario anche allineare il codice etico alle normative successive: penso alla Severino».

Quindi al caso De Luca, altro nodo per il Pd.

«In base al codice non aggiornato, come dicevo, De Luca può candidarsi alle primarie».

Ma rischia di non poter guidare la Regione. Un errore?

«Abbiamo provato, senza esito, a scegliere un candidato unitario senza le primarie. Hanno votato 140 mila persone, che conoscevano la condizione di De Luca. Rispetto l’esito del voto, anche se è evidente che siamo in difficoltà su una legge che non cambieremo, ma che ha dato problemi di attuazione».

Passiamo al caso Enna: Crisafulli, escluso dalle liste delle Politiche, vuole correre alle primarie comunali.

«Ritengo inopportuna la sua candidatura e spero che decida di non presentarsi».

Spostiamoci in Liguria. Brogli e ora anche la scissione.

«Lì le primarie si sono svolte. Una commissione ha annullato i voti in alcuni seggi, facendo chiarezza. Il deputato Pastorino si candida contro Paita ed è fuori. E così vale per chi lo sostiene».

E poi c’è Roma, con tutto il marcio emerso. Cosa fare?

«Non ci nascondiamo. Non a caso abbiamo commissariato il Pd di Roma. E a Ostia abbiamo chiesto le dimissioni irrevocabili del presidente di municipio».

Infine le Marche. L’uscente Spacca corre contro di voi?

«Beh, lì più che un problema politico, è di poltrona».

Nessuna questione morale per i dem, insomma?

«Noi ci confrontiamo sempre con la questione morale».

A proposito: i sottosegretari indagati non aiutano.

«Renzi è stato chiaro fin dall’inizio. La linea del Pd è garantista e un avviso di garanzia non determina la valutazione. Poi, certo, ci sono situazioni che vanno trattate singolarmente. Garantismo, d’altra parte, non significa decidere sull’opportunità politica: basta pensare al caso Lupi».

Tratto da Repubblica

Claudio Fava e il Partito Democratico

Pubblicato: 26 marzo 2015 da Sicilia più in Politica
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“Perché il Partito Democratico non candida a sindaco di Enna Mirello Crisafulli (prosciolto) e candida a presidente della Campania Vincenzo De Luca (condannato)? Perché ritiene impresentabile Crisafulli e si tiene al governo quattro sottosegretari indagati?”.claudio_fava2

“È una domanda – dice infatti – che io mi posso permettere. Con Crisafulli, quando militavano nello stesso partito, ci ha diviso un’idea della politica, delle sue alleanze, dei suoi rimedi che abbiamo quasi sempre interpretato in modo opposto. Un intero capitolo di un mio libro di qualche anno fa, “I disarmati”, è dedicato proprio a lui e a quell’idea di partito-Stato, onnivoro e sfacciato, che Crisafulli ha costruito e presidiato. Le cose che ci dividevano, in questi anni non ce le siamo mandati a dire, ma le abbiamo messe tutte dentro una discussione dura ma trasparente. Detto questo, a scanso di chi voglia equivocare, credo che il partito di Renzi (e anzitutto il segretario Renzi) stia consumando su Crisafulli una porcata”.

“Non potendolo accusare per una vicenda giudiziaria che si è conclusa con un proscioglimento, – aggiunge infatti Fava − gli si rinfaccia questa sua esuberanza gogoliana, la panza e l’effervescenza del temperamento, la scarsa sintonia con i salotti della politica in cui è importante ciò che sembra, mai ciò che è. Lo si considera adatto a fare il segretario provinciale del suo partito, ma inadatto a candidarsi a sindaco nella sua città, con un cortocircuito logico che nessuno nel PD riesce a spiegare”.

“Si può fare finta che Crisafullicrisafulli possa candidarsi a sindaco di Enna: guai a porre il problema, tanto per un politico l’importante è ottenere i consensi”.

“A Roma – continua Fava – hanno pensato che quella stazza e quello stile risultano ingombranti: per cui meglio cercarsi un altro candidato. Magari di Forza Italia, come hanno fatto ad Agrigento, ma che almeno sappia tenere la lingua a posto. Mi chiedo e chiedo a Renzi: se davvero Crisafulli vi risulta indigeribile, perché gli avete rinnovato la tessera del partito? Se vi appare così impresentabile al punto da prescindere dal suo proscioglimento, com’è che l’avete messo a fare il segretario a Enna?”.