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Oggi Renzi dice che i “migranti economici” debbono essere rimpatriati. Ma lo dice solo dopo che la Francia e altri Paesi europei hanno chiuso le frontiere. Senza rendersene conto, il capo del governo del nostro Paese ammette che dietro l’assistenza ai migranti non c’è chiarezza. Insomma l’inchiesta Mafia Capitale ha colpito nel segno

di Angelo Forgia

Dice oggi il capo del governo del nostro Paese, Matteo Renzi: “I richiedenti asilo si accolgono, i migranti economici vengano rimpatriati”. Poi aggiunge che “per la prima volta l’Europa riconosce il problema immigrazione… Per risolvere il problema immigrazione ci sono due modi di procedere: uno è quello di rinfacciarsi il passato, ma non porta a niente. L’altro è quello di provare insieme a risolvere un problema”. E ancora: “L’Italia è un Paese serio, solido, la cui risposta sul tema dell’immigrazione deve essere condivisa e congiunta. Per noi gli immigrati in mezzo al mare si salvano, siamo orgogliosi e grati per quello che ha fatto l’Italia. Ci vuole, però, condivisione in Europa e più il Paese si mostra compatto meglio è”.

Insomma, Renzi (foto sotto, tratta da vita.it) sulla questione immigrazione, dice più cose. Alcune un po’ in contraddizione. Finora èrenzi in giacca passata la linea di salvare tutti ad ogni costo. Ma questo fa parte della cultura di chi va per mare. Soccorrere chi è in difficoltà è un imperativo categorico. Il problema è che, i naufraghi, una volta giunti in Italia, cambiano nome. In Sicilia si chiamano migranti. Se raggiungono Milano o altre città del Centro Nord diventano profughi. Per alcuni di loro, dopo un periodo che va da un anno a due anni, c’è la possibilità di diventare richiedenti asilo politico. Ma nel nostro Paese, dati alla mano, i richiedenti asilo politico variano dal 7 al 10 per cento rispetto al totale. E gli altri chi sono? Come li chiamiamo? Renzi, come già accennato, ha usato un altro nome: migranti economici. La Lega di Salvini ne utilizza un altro ancora: immigrati clandestini.

La verità è che, nel nostro Paese, c’è un po’ di confusione. Anzi, molta confusione. E c’è, soprattutto, chi sugli immigrati ha costruito un grande affare, forse l’affare del secolo. Come avvenuto spesso negli anni passati con il contrabbando di sigarette, con la droga, con il traffico di armi, al centro di questo vorticoso giro di milioni di denaro c’è, piaccia o no, la Sicilia. Perché è in Sicilia che sbarca il 90 per cento di migranti.

Il grande affare comincia sulle coste del Nord Africa, in Libia. Chi deve effettuare la traversata, stando a quanto finora è stato accertato, paga da 3 a 5 mila euro. Trattandosi di miglia di persone il giro di affari è a nove zeri. Tutti diciamo: sono gli scafisti. Ma chi sono gli scafisti? E presumibile, in un mondo dove le mafie non si lasciano sfuggire nulla, che questo grande affare sia sfuggito alla loro attenzione?

Ma gli scafisti, da soli, non farebbero nulla. I migranti debbono arrivare in Europa. E il Paese che fino ad oggi li ha accolti, nella stragrande maggioranza dei casi, è l’Italia. Sicilia in testa. E’ stato ed è solo una questione di solidarietà? La domanda è legittima, non tanto per quello che finora è stato scoperto in Sicilia, quanto per quello che è già venuto fuori dall’inchiesta Mafia Capitale. E non è certo un caso se, da Roma, le indagini abbiano già toccato il Cara di Mineo. Con il coinvolgimento del sottosegretario, Giuseppe Castiglione, uomo forte del Ministro degli Interni Angelino Alfano in Sicilia. E chi è Alfano? Il politico italiano che, più di ogni altro, ha voluto l’operazione Mare Nostrum.

Con l’operazione Mare Nostrum la vita dei migranti che scelgono di arrivare in Europa via mare è diventata più sicura. Perché i soccorsi sono stati prestati sotto le coste libiche. Ed è così ancora con l’operazione Triton e con le imbarcazioni di mezzo mondo che prelevano i naufraghi sotto le coste libiche e li portano in Italia. Ma perché tutti portano i migranti in Italia? Ieri, a questa domanda, ha provato a rispondere un’inchiesta di Alessandro Mauceri pubblicata proprio su questo giornale (come potete leggere qui). La risposta è che non è scritto da nessuna parte che le imbarcazioni di mezzo mondo debbano portare i naufraghi-migranti in Italia. Eppure i continuano a portare in Italia. Perché?

La solidarietà, certo. Ma anche il grande affare, tutto italiano, legato alla gestione dei migranti. Cooperative ‘bianche’, cooperative ‘rosse’. Con la Procura della Repubblica di Roma che, a proposito della già citata inchiesta su Mafia Capitale, insiste sulla natura mafiosa dei protagonisti. La vicenda, a questo punto, diventa brutta. Bruttissima. Perché in questa babele dei centri di accoglienza succede di tutto. Qualche anno fa le immagini dei migranti del centro di Lampedusa trattati come automobili al lavaggio ha fatto il giro del mondo. Si pensava che, almeno a Lampedusa, le cose cambiassero. Invece, qualche giorno fa, è passata sotto silenzio una notizia inquietante: i parlamentari del Movimento 5 Stelle che si catapultano a Lampedusa e denunciano di aver trovato il centro di accoglienza vuoto. Anzi, per la precisione, hanno detto che il centro è stato svuotato proprio quando hanno saputo del loro arrivo. Incredibile!

E’ normale tutto questo? E’ normale che, in Sicilia, da qualche anno a questa parte, invece di investire nell’agricoltura di qualità, nel manifatturiero e in altri settori economici, si privilegi la gestione dei migranti a spese della collettività? Perché alla fine questo proliferazione patologica del Terzo settore, è inutile che ci giriamo attorno, è tutta a carico dei bilanci pubblici dello Stato, delle Regioni e dei Comuni.

E che dire, in Sicilia, dei centri di accoglienza per minori non accompagnati arrivati con i barconi? Al dicembre di due anni fa, in Sicilia, se ne contavano oltre 300. Con un costo annuo di 80 milioni di euro. Dal gennaio di quest’anno dovrebbe pagare lo Stato. Ma, stranamente, il Parlamento siciliano, nel Bilancio 2015, ha stanziato 24 milioni di euro. Per carità: giustissimo assistere i minori. Ma siamo sicuri che questi soldi vadano tutti ai minori e non, in buona parte, a chi li gestisce? E poi, se deve pagare lo Stato, perché è intervenuta la Regione? E chi pagherà il 2014 e il 2013, quando un minore costava 74 euro al giorno? (da quando paga lo Stato – come già ricordato, dall’1 gennaio di quest’anno – il costo di un minore è passato a 45 euro al giorno: come mai?).

Ancora: quanti sono i soggetti che oggi, nella nostra Isola, lavorano in questo settore dell’accoglienza? Non è che, tra qualche anno, ci ritroveremo con questo personale che chiederà alla Regione siciliana il riconoscimento dello status di precari? Ed è normale che in tutti questi centri di accoglienza le forniture vengano fatte senza evidenza pubblica a spese della collettività?

Ma tutto questo sistema potrebbe collassare. E qui torniamo a Renzi. Alle sue parole: “I richiedenti asilo si accolgono, i migranti economici vengano rimpatriati”. Di fatto, il sistema è stato in piedi fino a quando, in tempi brevi, il 90 per cento dei migranti arrivati in Italia veniva accompagnato fuori dai confini del nostro Paese. Cioè verso la Francia e verso i Paesi del Centro Nord Europa. Solo che la Francia e alcuni Paesi del Centro Nord Europa stanno chiudendo le frontiere. Hanno capito che l’Italia è il baricentro di questo grande affare?

Di certo i valori della sinistra – accoglienza e solidarietà – potrebbero essere messi da parte. Ancora lo scenario è confuso. Perché Renzi, l’abbiamo detto, è un po’ contraddittorio. Anche se pone il problema dei migranti economici da rimpatriare. Ammettendo che, fino ad oggi, c’è stata confusione. Insomma l’inchiesta Mafia Capitale non sembra campata in aria. Anzi. Forse i valori della sinistra non avrebbero dovuto fare da stampella a un sistema che si sta rivelando pieno di crepe e venato di malaffare. Fatto sta che la situazione sta diventando critica. Lo stesso Alfano, improvvidamente, di recente, ha ammesso che, dall’Italia, sono spariti 50 mila migranti. Spariti? Meglio dire emigrati in Europa clandestinamente. Verso quell’Europa che ora si sta chiudendo a riccio. Non sarà facile venire fuori da questa situazione. Questa volta gli slogan e le richieste di fiducia in Parlamento potrebbero non bastare.

da La Voce di New York

Fermare i negrieri del nuovo millennio

Pubblicato: 24 aprile 2015 da Sicilia più in Attualità
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di Aldo Penna

A cavallo tra l’800 e il 900, al ritmo di un milione l’anno, gli europei migrarono nelle Americhe. L’esodo raggiunse proporzioni gigantesche, finendo per interessare il 10% della popolazione italiana, l’8% dei Norvegesi, il 5% degli Spagnoli, il 7% degli Irlandesi, il 7% degli Inglesi. 422020_10200975217284229_433070222_nNegli anni 60 la Germania occidentale in piena rinascita industriale, assorbì fino a 10 milioni di migranti, in gran parte provenienti dal Sud dell’Europa. Oggi il suo Parlamento conta deputati di diverse nazionalità di seconda e terza generazione, oramai pienamente integrati nella cultura tedesca.

I popoli sono sempre fuggiti dalla guerra e dalla povertà. La seconda è sopportabile, la prima no e, infatti, la composizione della folla che da anni si imbarca sui trabiccoli del mare cambia come i colori della disperazione dell’Africa infiammata o del vicino oriente in guerra.

Nel marzo del 1991, caduto il regime comunista, una moltitudine di Albanesi fuggì dalla grande prigione a cielo aperto dell’Albania di Enver Hoxha e si riversò sulle coste brindisine. Quasi trentamila arrivi in pochi giorni, un esodo biblico. Ma è dalle coste marocchine, tunisine, libiche e siriane che partono le migrazioni per la libertà. Appena cessano i conflitti si fermano le ondate di migrazione. Dall’Albania, candidata a entrare nella UE, non arrivano più barconi di disperati ed anche i Tunisini, dopo la Primavera araba, salgono con meno frequenza su quelle barche.

Le migrazioni sono un fenomeno insuperabile.L’uomo si è sempre spostato alla ricerca di una vita migliore. Quello che è superabile è invece il racket criminale che lo gestisce e i milioni di euro che transitano dalle mani dei migranti a quelle insanguinate di organizzatori senza scrupoli.

Nonostante un muro degno della grande muraglia cinese, i Messicani continuano a entrare negli Stati Uniti. Incuranti delle migliaia di morti e del rischio concreto che sulla prossima zattera che si rovescerà possano esserci loro stessi, i migranti si affollano dentro i lager sulle coste africane gestiti dai negrieri del nuovo millennio. Qui consegnano i denari all’organizzazione, ricevono l’indottrinamento sul comportamento da tenere e aspettano la data fissata.

Come avviene per la droga che, a dispetto delle tonnellate sequestrate, continua ad arrivare sui mercati dell’occidente, così i migranti sono inarrestabili. Alzate un muro e lo scaleranno o vi passeranno sotto. E anche se il mare è una barriera letale, chi ha certezza di morire in patria affronta volentieri il rischio di morire in mare.

Come il traffico di droga corrompe guardiani e tutori, apre ogni porta e fa chiudere gli occhi a chi dovrebbe tenerli aperti, così i migranti si addensano sulle coste in punti a tutti noti per prendere il mare, senza che le corrotte autorità che dovrebbero fermarli muovano un passo. Solo se la tragedia è fuori consuetudine, suscita rabbia e indignazione. I 350 morti di Lampedusa del 2013 accesero i fari europei sulla vicenda, i 50 morti nel mare di Trapani dieci giorni dopo divennero statistica per la cronaca, i 700 morti di qualche giorno fa hanno riattizzato polemiche e fatto emergere responsabilità, codardie ed opportunismi. E quando la memoria di questa tragedia si affievolirà, la cronaca, come una diabolica macchinazione, ci regalerà altri morti a decine, a centinaia, a migliaia. È una guerra non dichiarata contro il mare, la sorte, la disperazione, per la speranza di un’altra vita e un altro futuro. Solo che le ali di questo volo verso la speranza sono insanguinate, hanno le sembianze, l’arroganza e la malvagità di un sistema che mira ad estrarre il massimo profitto da un’immane catastrofe umanitaria.

Per fermare il traffico di droga che arricchisce le organizzazioni criminali, la Direzione Nazionale Antimafia ha proposto la legalizzazione delle droghe leggere. Dopo decenni di repressione, ci si accorge che non si può svuotare il mare del traffico con il cucchiaino della repressione. Allo stesso modo, anche per i migranti occorre una nuova visione europea, che legalizzi il processo migratorio sottraendolo ai negrieri del nuovo millennio.