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Contro il caporalato nelle campagne

Pubblicato: 22 febbraio 2016 da Sicilia più in Agricoltura, Attualità
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La Cia – AGRICOLTORI ITALIANI e Codacons hanno deciso di mettere in campo un’iniziativa di denuncia molto forte, per tenere sempre accesi i riflettori sul problema dello sfruttamento nelle campagne. Infatti le due organizzazioni, hanno chiesto ad una delle più affermate fotografe del panorama internazionale, Tiziana Luxardo, di rappresentare questa piaga che ancora viva nel nostro Paese. Lei lo ha fatto, realizzando un calendario per l’anno 2016 dal titolo “Siamo uomini o caporali…” che farà sicuramente discutere, scuotendo l’opinione pubblica.

L’odioso fenomeno del caporalato in Italia è ancora un problema non pienamente risolto. Sul campo si contano ancora le vittime, perlopiù stranieri sfruttati ma anche nostri connazionali: uomini e donne. Degli schiavi, alle volte dei veri “fantasmi”, i cui corpi non vengono neanche rinvenuti.

Fortunatamente, c’è oggi una presa di coscienza del problema più diffusa, tanto che il Governo ha varato nuove e più stringenti leggi tese a debellare questa odiosa pratica, questo reato. Dal canto loro gli agricoltori italiani, che per la stragrande maggioranza operano nella più cristallina legalità ed etica, utilizzeranno il calendario per invitare i colleghi ad aderire alla “Rete del lavoro agricolo di qualità”.

Tra le vittime di questi criminali, spesso alimentati dal sistema delle mafie, ci sono proprio gli agricoltori perbene e i consumatori. I primi danneggiati due volte: in termini d’immagine del settore e nella competitività delle loro produzioni. I secondi, acquirenti inconsapevoli di prodotti frutto di violenze e malaffare.

Cosmopolitica. Si parte, per cambiare l’Italia

Pubblicato: 19 febbraio 2016 da Sicilia più in Attualità
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Di Angelo Forgia

Da oggi pomeriggio a  Roma, presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur e fino a domenica 21 si terrà “Cosmopolitica”,  tre giorni per  delineare la nuova sinistra italiana. 

Si va verso il cambiamento guardando al futuro con un occhio attento alla difesa della Costituzione e alle fasce deboli della popolazione, infatti nell’appello si evidenzia come si vuole “difendere la Costituzione e i suoi valori, la democrazia. Il governo Renzi e il PD vanno in una direzione diametralmente opposta e ci raccontano che non c’è alternativa. Per noi invece non solo l’alternativa è possibile ma è necessaria ed è basata sui diritti, sull’uguaglianza, sui beni comuni”.

Domani si darà vita a una sorta di assemblea permanente attraverso tavoli tematici con ventiquattro laboratori per analizzare e raccogliere proposte  su quattro cardini: “Democrazia e Costituzione”, “Ambiente e riconversione ecologica”, “Scuola, università, ricerca e saperi”, “Diseguaglianze, lavoro e welfare”.

I lavori si chiuderanno con l’assemblea plenaria di domenica.

La base di partenza. “Viviamo in un tempo in cui comandano i mercati, e se dentro i mercati comanda il grande capitale finanziario, la democrazia si restringe. Nei tempi, così come nei contenuti, “i mercati non aspettano” perché le scelte sono determinate non dai bisogni e dai desideri dei cittadini ma dalla disponibilità del grande capitale ad investire in un determinato territorio. E come è noto i capitali preferiscono collocarsi dove minori sono i salari e i diritti.

La competizione politica in questi anni ha avuto come posta il dimostrarsi più efficiente e più pronta a modellare il proprio paese secondo i dettami del pensiero unico neoliberista. Ma è così che la politica perde la sua ragion d’essere e la sua credibilità. Se la politica agisce sulla base di stati di necessità determinati altrove, le persone ritengono sempre più inutile votare e partecipare alla vita dei partiti. Specialmente le persone più povere, per reddito e per sapere. La politica che compete nel campo ristretto disegnato dagli interessi del grande capitale finanziario diventa sempre più rissosa e meno trasparente. La degenerazione morale della politica origina dal venire meno di chiare alternative strategiche, di interessi e di valori.

Se gli obiettivi da raggiungere sono per tutti gli stessi, se si rifiuta in partenza l’idea che un altro mondo è possibile, se cadono le distinzioni che hanno segnato le storie della sinistra e della destra, la politica diventa sempre di più un affare interno di chi nella politica investe per affermare se stesso. La casta dei professionisti della politica, che si rottama per rigenerarne una nuova.

È per questo che abbiamo deciso di intraprendere la strada della costruzione di un partito della sinistra. Perché siamo partigiani. Rispetto alla parte che ha voce, soldi, potere noi scegliamo l’altra parte, quella che oggi non trova voce e ascolto dentro la politica istituzionale. La parte di quelli che hanno visto ridurre il proprio reddito e la possibilità di decidere della propria vita, mentre ricchezze e potere si sono concentrati nelle mani dei pochi. La parte di quelli che credono che il sapere sia un modo per orientarsi nel mondo e per orientarlo, che stia insieme alla libertà e alla bellezza e non alla ricerca del profitto e dell’utile. La parte delle intelligenze negate, di quelli a cui non è stata data la possibilità di accedere al sapere e di quelli che vedono ogni giorno svalorizzata la conoscenza che hanno acquisito con impegno e fatica. La parte di quelli che non misurano l’uscita dalla crisi sulla base di qualche decimale di PIL in più o in meno, magari trainati da quegli stessi fattori (il petrolio a buon mercato, l’aumento della liquidità monetaria) che hanno provocato la crisi economica e messo a rischio il pianeta; bensì dal lavoro buono e dignitoso che si riuscirà a costruire, dalla salubrità dell’ambiente in cui viviamo, dalla diffusione del sapere e della cultura, dalla salvaguardia e dall’estensione dei beni comuni, da una più equa redistribuzione dei profitti dalle rendite finanziarie verso i salari, la ricerca libera e l’innovazione tecnologica. Rispetto ad un mondo che ha subordinato ogni cosa all’utile e al profitto siamo dalla parte dell’uguaglianza e della libertà.

Ma i partiti attuali non sembrano avere nessuna voglia di affrontare le ragioni vere della loro crisi di rappresentanza, che si manifesta nel crescente astensionismo e nel venire meno della partecipazione alla loro vita. Hanno anzi scelto quasi ovunque la strada del decisionismo e del restringimento degli spazi nei quali si esercita la democrazia. Si vota per decidere chi comanda. Dopo starà a chi comanda esercitare un potere sempre meno trasparente e sempre più subalterno alle logiche del grande capitale. È questa la ragione di fondo che orienta la riforma della Costituzione e quella delle legge elettorale che il Parlamento ha votato e che saremo chiamati a confermare o a respingere con un referendum. Se si intende continuare a smantellare lo stato sociale, a ridurre i diritti di chi lavora, a martoriare il territorio con le grandi opere e le trivellazioni, occorre ridurre gli spazi dove il popolo e che lo rappresenta prendono la parola.

Il Parlamento deve essere un luogo di maggioranze blindate e di truppe fedeli, con tempi sempre più ristretti per discutere e deliberare. Rischiamo di diventare la repubblica del silenzio ­assenso rispetto alle decisioni di chi comanda. E si riducono le risorse economiche e progettuali a disposizione delle autonomie locali, quelle che comunque devono fare i conti in presa diretta con le domande dei cittadini. Il referendum per la Costituzione sarà il primo terreno su cui il nuovo soggetto politico in costruzione si cimenterà. Per evitare che venga prosciugata l’acqua in cui la buona politica può esercitarsi. Non sarà solo una battaglia a difesa della Costituzione nata dalla Resistenza. Sarà una battaglia per dare alla Costituzione piena attuazione. Dal diritto al lavoro, a quello alla salute, alla casa, all’istruzione e alla cultura, promuovendo campagne e se occorre referendum per affermare i diritti negati dalle misure del governo su questi terreni. E per affrontare con lo spirito della nostra Costituzione i nuovi grandi problemi che mettono a rischio la convivenza e la vita stessa nel nostro Paese e nel Pianeta.

Il riscaldamento climatico, le migrazione dei popoli, la risposta al terrorismo e alla guerra, il diritto ad una vita felice delle donne e degli uomini indipendentemente dal loro orientamento sessuale. E come aprire nei luoghi del lavoro e della vita spazi di partecipazione nei quali le persone siano chiamate a deliberare sulle scelte che riguardano il loro presente e il loro futuro.
Il partito che vogliamo costruire si presenterà alle elezioni ma non sarà il partito delle elezioni. Sarà presente nelle istituzioni ma non sarà il partito degli eletti. Sarà il partito che intende promuovere la democrazia di ogni giorno. E che assicurerà il suo pieno sostegno e quello delle sue stesse presenze istituzionali, come già oggi fanno il gruppo parlamentare della sinistra italiana e gli amministratori locali impegnati sul progetto, a tutti i movimenti, i sindacati, le associazioni che nel territorio e nei luoghi di lavoro promuovono partecipazione e conflitto. Perché sa che nessun vero cambiamento è possibile senza rivitalizzazione della società e del tessuto democratico diffuso del nostro Paese, senza ricostruzione della trama sociale lacerata e divisa da anni di egemonia politica, culturale, economica e sociale del neoliberismo.

Nella società degli individui frammentati e massificati, tenuti insieme dalla cultura del consumismo, vince la destra comunque si chiami. Il nostro partito non pretenderà di esser il soggetto unico della politica. Se c’è ancora speranza di salvare l’Italia e l’Europa è perché in questi anni migliaia di presone hanno continuato a pensare e a ragionare insieme sulle scelte che riguardano la loro vita e il loro rapporto coi grandi problemi del mondo. Cominciando a praticare le cose che chiedevano e rivendicavano. Dal diritto alla casa, all’istruzione, alla salute, al rispetto dell’ambiente, alla solidarietà attiva nei confronti dei migranti, alla difesa e alla valorizzazione del beni comuni. La nostra aspirazione al governo e la nostra possibilità di governare si fondano sulla piena autonomia e sulla creatività di questi soggetti. Soggetti che dal canto loro ogni giorno verificano come, proprio per salvaguardare la loro autonomia e la loro capacità di incidere, sia necessaria anche una presenza che ne assuma contenuti e obiettivi nelle sedi dove si possono spostare e finalizzare risorse, dove di decide lo spessore delle frontiere,la pace e la guerra. Nel governo delle amministrazioni locali, degli Stati, dell’Europa.

Questo intreccio fra movimenti sociali e obiettivi di governo spiega l’avanzata in Europa di una nuova sinistra, da Syriza a Podemos. E l’affermarsi in alcuni degli stessi partiti storici di leaders esplicitamente alternativi al neoliberismo dominante e al predominio della finanza. Jeremy Corbyn in Inghilterra. Bernie Sanders negli Stati Uniti. Si apre oggi in Italia, in Europa, nel mondo un nuovo spazio politico a sinistra oltre la crisi delle socialdemocrazie. Il nostro partito non pensa se stesso come il vertice di una piramide ma come il nodo di una rete in cui si moltiplicano le esperienze di autogestione, di mutualismo, di auto organizzazione.

Nemmeno il percorso che intendiamo intraprendere per fondare il nuovo partito sarà verticale, tanto meno verticista. Nessuno deve essere legittimato a dirigere sulla base delle sue precedenti esperienze di direzione. Perché anche il modo di fare politica di chi ha messo a disposizione sé stesso per il nuovo progetto, nei partiti come nei movimenti, non è stato esente dai molti dei vizi della politica che vogliamo superare. E perché oggi l’intelligenza necessaria ad affrontare i grandi problemi che il mondo attraversa è diffusa tra quelle migliaia di persone che mentre la politica insisteva nei vecchi rituali e nelle vecchie formule, hanno provato a tenere insieme e a pensare insieme i loro problemi e i problemi del mondo. Sono loro che devono essere protagoniste del percorso che si apre. Sono le loro idee, le loro esperienze che devono nutrire il percorso a partire dai tre giorni di febbraio. Loro come persone e non per la tessera che hanno in tasca. Il nuovo soggetto non può essere la semplice unione tra quanti in questi anni hanno provato a resistere, coi loro partiti o come minoranza nel partito di Renzi, alla deriva neoliberista e decisionista. Non ha come obiettivo di conquistare una dignitosa percentuale all’interno di un corpo elettorale drasticamente ridotto dalla sfiducia e dall’astensionismo. Deve avere l’ambizione di conquistare alla partecipazione democratica gli sfiduciati e i delusi: e i tanti che fanno politica, la politica che conta, nei luoghi del lavoro e della vita. È per questo che abbiamo detto no al nuovo soggetto come federazione delle esperienze organizzate esistenti. È per questo che partirà una vera e propria marcia per l’alternativa, un cammino di assemblee e di piccoli e grandi incontri che attraverserà l’Italia per organizzare il confronto pubblico sui temi, coinvolgendo reti sociali e di movimento, associazioni, ricercatori, sindacati e singoli cittadini in una grande discussione sul futuro del paese.

Chi farà nel nuovo partito la sua prima esperienza politica deve contare quanto chi viene da una lunga storia. Certamente sarà necessario dare vita a strutture di coordinamento e di servizio che organizzino la partecipazione e la mobilitazione sugli obiettivi che insieme ci daremo. Ma siamo chiamati tutti a vigilare perché questa delega provvisoria fino al Congresso Costituente non sia una requisizione del dibattito politico e delle decisioni. Le strutture territoriali che costruiremo non dovranno essere semplici terminali per mobilitare la gente su decisioni assunte altrove, ma i momenti essenziali della stessa elaborazione politica. I grandi obiettivi generali che ci daremo saranno tanto più forti e convincenti quanto più nasceranno dalle pratiche sociali e dai pensieri che le alimentano. I nuovi strumenti di comunicazione, come la piattaforma digitale, così come il coordinamento intelligente delle occasioni più tradizionali di confronto diretto, rappresenteranno i luoghi nei quali si incontreranno le idee e le proposte nate nei territori, per diventare patrimonio di tutte e di tutti.”

 

Tasse tagliate del 25% per le aziende agricole

Pubblicato: 25 gennaio 2016 da Sicilia più in Agricoltura, Attualità
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153190866Nella Legge di Stabilità 2016 la pressione tributaria sulle aziende agricole viene tagliata di oltre il 25%, passando dai 2.360 milioni di euro di quest’anno ai 1.760 milioni dell’anno prossimo.

VIA IMU E IRAP DAI TERRENI AGRICOLI 600 milioni di euro di risparmio per le aziende agricole con l’eliminazione totale delle due imposte.

AUMENTO COMPENSAZIONI IVA PER PRODUZIONE DI LATTE E CARNI Oltre 50 milioni di euro per alzare subito la compensazione Iva sulla produzione di latte al 10% e sulle carni bovine e suine (rispettivamente al 7,7% e all’8%).

CREDITO D’IMPOSTA Esteso il credito d’imposta per gli investimenti produttivi anche all’agricoltura e alla pesca nelle aree del Mezzogiorno.

CONTRIBUTI PER LE ASSUNZIONI IN AGRICOLTURA Prevista l’estensione degli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato anche per il settore agricolo.

CASSA INTEGRAZIONE PESCA Per la tutela del reddito dei pescatori e degli operatori ittici viene rifinanziata la cassa integrazione della pesca per 18 milioni per il 2016.

ASSICURAZIONI CONTRO LE CALAMITÁ Confermato il budget di 140 milioni in due anni a sostegno delle assicurazioni contro le calamità.

PROROGA PROGRAMMA NAZIONALE TRIENNALE DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA Il programma 2013-2015 viene prorogato fino al 31 dicembre 2016 e rifinanziato per 3 milioni per il 2016.
RAZIONALIZZAZIONE ENTI: ACCORPAMENTO ISA E SGFA IN ISMEA Per aumentare l’efficienza dell’amministrazione e favorire l’accesso al credito delle imprese agricole, l’Istituto Sviluppo Agroalimentare (ISA) e la Società Gestione Fondi per l’Agroalimentare (SGFA) vengono incorporati nell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA).

FONDO MACCHINE AGRICOLE Stanziati 45 milioni per il rinnovo delle macchine agricole. Il fondo, creato presso l’Inail, è destinato a finanziare gli investimenti per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali. La misura ha l’obiettivo di favorire l’innalzamento degli standard di sicurezza a favore dei lavoratori, l’abbattimento delle emissioni inquinanti e l’aumento dell’efficienza delle prestazioni.

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Preso atto della radicale mutazione genetica che connota oramai in modo visibile e marcato la parabola del PD di Renzi, l’esigenza di dar vita a un ampio, plurale e ricco processo costituente in grado di ridare forza, consistenza organizzativa ed una chiara identità politico-culturale alla Sinistra Italiana, radicandola fortemente nel tessuto sociale e civile del Paese, è un compito urgente e ineludibile. Ripopolare e rivitalizzare lo spazio politico della Sinistra per riaffermarne le sue ragioni è il tema e l’obiettivo improcrastinabile che è richiesto per rivitalizzare la democrazia italiana. La peculiarità della situazione italiana è data dal fatto che, di fronte al tracollo della destra berlusconiana, il PD sta progressivamente occupando il centro del sistema, interpretando in autonomia il ruolo di garante delle politiche di austerità e del progetto di ristrutturazione neoliberista in atto. Puntando ad attrarre l’elettorato deluso della destra, esso rinuncia a rappresentare l’interesse del lavoro e della parte più debole della popolazione, che cerca altrove, spesso in proposte politiche populiste, una propria rappresentanza, o si ritira nell’astensione. Il Pd si fa inoltre promotore del restringimento degli spazi di partecipazione democratica e di un pericoloso indebolimento delle istituzioni di garanzia con il “pacchetto” Italicum-riforma costituzionale”. Inoltre, l’idea di dar vita ad un “partito della nazione” –  approdato ad una fisionomia volutamente indefinita da partito “pigliatutto”, che sotto il mantra della modernizzazione cela la riproposizione di politiche moderate già ipotizzate dalla destra (dai provvedimenti sul jobs act a quelli sulla “Buona scuola” alle riforme costituzionali, dal filo rosso del verticismo “decisionista” e dell’impoverimento dei luoghi della discussione collettiva, dal parlamento allo stesso partito) – costituisce prova della radicale trasformazione della cultura politica della nuova classe dirigente, espressa da Renzi e dal “renzismo”.

Risiedono anche in queste intenzioni di posizionarsi al “centro”, da parte del PD le ragioni dell’indebolimento di una “SINISTRA” in grado di corrispondere agli attuali e inevitabili processi di globalizzazione. Eppure di una sinistra si sente, oggi più che mai, il bisogno. Una Sinistra Italiana plurale e popolare che sappia intercettare e rappresentare gli interessi di quella maggioranza della popolazione che negli ultimi anni, per effetto dei processi in atto, ha visto aumentare la propria insicurezza e ridurre le condizioni di benessere e prosciugato il ventaglio di opportunità in grado di dare senso al futuro per le nuove generazioni. Una Sinistra Italiana che sappia attrarre e coordinare verso un progetto politico comune quelle risorse intellettuali e di riflessione che pure sono presenti nella società italiana. Nel Pd non c’è spazio per sviluppare un’iniziativa politica e una visione all’altezza della sfida”. Non è un caso che un simile partito raccolga sempre più spesso adesioni di ceto politico e classe dirigente proveniente dal centrodestra: non si tratta solo del ritorno dell’opportunismo e del trasformismo che è parte della storia profonda d’Italia, ma di una ancor più inquietante effettiva sintonia politica, ormai del tutto metabolizzata da un partito permeabile, senza identità, leaderista a Roma e notabilare in periferia.

Da qui dunque le ragioni dell’avvio di un processo politico costituente in grado di riaffermare le ragioni di una politica di sinistra. Tale esigenza trova la sua urgenza anche, e in special modo, in Sicilia, stretta nella morsa di una crisi sociale, occupazionale, di progressivo impoverimento, di mancanza di chiare prospettive di sviluppo e opportunità civili, mentre il quadro politico-istituzionale dell’isola continua a offrire la propria drammatica incapacità e inadeguatezza, con un Governo Crocetta giunto alla sua quarta composizione, avvitato nel suo pressappochismo legislativo e in processi di preoccupante trasformismo politico, causa principale della decennale permanenza di un gelatinoso e vischioso reticolo di connessioni e intrecci burocratico-istituzionali, da cui emergono ed esplodono i molti casi di illegalità, corruzione, scandali e malaffare che mortificano e impediscono la possibilità di un rinnovamento della politica e l’affermazione di una classe dirigente, finalmente libera da condizionamenti e dalle paludi di consorterie presenti nei partiti e nelle Istituzioni.

Con LA CARTA DI ENNA s’intende dar vita e inaugurare, anche in Sicilia, un “processo politico costituente” – aperto, fortemente inclusivo, plurale ed ospitale, fatto di donne, uomini, giovani, lavoratori, studenti, professionisti, intellettuali, ecc.. – verso la ricomposizione organizzativa e radicata, presente in tutti i Comuni dell’Isola, della Sinistra Siciliana, che, guardando positivamente i percorsi avviati in sede nazionale con la costituzione di Futuro a Sinistra all’assemblea di Roma del quattro luglio, con le sue diramazioni locali in tutto il Paese e anche in Sicilia quasi un tutte le province attiva da tempo sotto forma di comitati provinciali ed oggi organizzata come “Comitato Regionale di Futuro a Sinistra Sicilia”, e la più recente costituzione del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana attraverso i percorsi politici in atto aperti dall’Assise del 7 novembre, al Teatro Quirino a Roma, dagli esponenti e parlamentari di SEL e Futuro a Sinistra, il nostro comitato regionale auspica e intende contribuire, anche dalla Sicilia, alla costituzione di un partito che, rifuggendo dalla connotazione “liquida” che Renzi ha inteso conferire al suo PD, sappia dar vita a una forza organizzata e strutturata, ripensata nelle sue forme rispetto alla tradizione irrecuperabile del partito di massa novecentesco, pertanto lontana da nostalgie e passatismi, con meccanismi moderni di partecipazione e comunicazione, consapevole della necessità di “rappresentare” il proprio messaggio politico attraverso personalità autorevoli e “forti” ma non subalterna al leaderismo dilagante, ispirata da cultura di governo, dalla capacità di individuare una propria agenda di priorità che non si limiti a denunciare problemi ma sappia indicare soluzioni politiche praticabili ed efficaci, e perciò lontana tanto dalla pura amministrazione dell’esistente quanto dalla protesta vociante e sterile; consapevole della necessità del consenso ma non prigioniera di populismi e semplificazioni di questioni complesse; che immetta principi e valori antichi (lavoro, diritti, garanzie, partecipazione, europeismo) in un alveo politico e programmatico che ne valorizzi l’attualità e la necessità con un linguaggio nuovo e una cornice di riferimento ispirata ad un moderno umanesimo sociale.

La Sinistra Siciliana è pronta a dare il proprio contributo al consolidamento di tale processo politico, ideale e organizzativo nel quadro nazionale.

 LA CARTA DI ENNA                                               Enna, 19 dicembre 2015.

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Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che a partire da domani, martedì 1 settembre, le aziende agricole interessate potranno fare richiesta di adesione alla “Rete del Lavoro agricolo di qualità”, l’organismo autonomo nato per rafforzare le iniziative di contrasto dei fenomeni di irregolarità e delle criticità che caratterizzano le condizioni di lavoro nel settore agricolo.

Possono fare richiesta le imprese agricole in possesso dei seguenti requisiti: a) non avere riportato condanne penali e non avere procedimenti penali in corso per violazioni della normativa in materia di lavoro e legislazione sociale e in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto; b) non essere stati destinatari, negli ultimi tre anni, di sanzioni amministrative definitive per le violazioni di cui alla lettera a); c) essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.

Alla procedura si accede cliccando qui

“Combattere il caporalato anche attraverso la certificazione etica delle aziende che rispettano le regole. Con questo obiettivo nel 2014 abbiamo inserito in Campolibero la ‘Rete del lavoro agricolo di qualità’, che da domani sarà pienamente operativa. – afferma il Ministro Maurizio Martina -. Le aziende potranno così registrarsi ed essere valutate dalla Cabina di regia della Rete, che è presieduta dall’Inps. Uno strumento operativo importante, che per la prima volta introduce un sistema di certificazione da parte dello Stato. Uno dei passi concreti, insieme al rafforzamento dei controlli che anche col Ministro Poletti abbiamo già messo in campo. Entro 15 giorni la stessa Cabina di regia dovrà presentare il piano organico complessivo per il contrasto stabile al lavoro nero, per intensificare ancora gli sforzi. Serve l’impegno di tutti in questa battaglia, dai sindacati alle organizzazioni agricole, dall’industria alla grande distribuzione insieme alle istituzioni, per mettere alla porta chi sfrutta. Sono tanti i fronti sui quali bisogna intervenire contro questa piaga antica e inaccettabile, a partire dall’aggressione patrimoniale di chi usa i caporali, con mezzi simili a quelli che si utilizzano nel contrasto alla mafia come le confische dei beni. Ne abbiamo discusso con il Ministro della Giustizia Orlando che nelle prossime ore presenterà ulteriori avanzamenti su questo piano”.

Della cabina di regia, presieduta dall’Inps, fanno parte le organizzazioni sindacali, le organizzazioni professionali agricole, insieme ai rappresentanti dei Ministeri delle Politiche agricole, del Lavoro e dell’Economia e della Conferenza delle Regioni.

Le donne al tempo della crisi in Sicilia

Pubblicato: 29 luglio 2015 da Sicilia più in Attualità
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di Giovanna Seminara

La questione femminile in Sicilia non è stata mai neanche posta. Come se in fondo vivessimo nel migliore dei mondi possibile o se i problemi delle donne riguardassero sempre le “altre” e non certo noi. Come se i problemi o le difficoltà non riguardassero in generale tutto l’universo femminile, ma solo una piccola parte di esso.

La questione femminile, in generale, riguarda diversi aspetti: i livelli di istruzione, i tassi occupazionali, e la conciliazione llavoro-job-da-locandina-cgilavoro-famiglia. A questi in Sicilia va aggiunta la questione culturale, che li assorbe tutti e riesce a trasformarli in qualcosa di completamente diverso da come sono analizzati ed interpretati nel resto dell’Italia.

L’Italia intera rimane tuttora ancorata a consolidati stereotipi culturali, che si evincono anche dalla scelte dei percorsi universitari da intraprendere: il 76% delle matricole delle facoltà umanistiche sono donne, mentre in quelle scientifiche le ragazze sono solo il 37%. Le donne, che “non devono avere la preoccupazione di cercarsi una occupazione”, se proprio devono studiare è bene che lo facciano per accrescere la propria cultura. A questo si aggiunga che vi sono lavori ritenuti più adatti alla figura femminile, come quello di insegnate e, più in generale, di pubblico impiegato.

Ma cosa significa essere una donna, magari madre, ai tempi della crisi? Se la questione si pone con riferimento al sud, ed alla Sicilia in particolare, l’analisi dei dati ISTAT del 2014 diventa molto interessante.

Il tasso di occupazione femminile e quello dei lavoratori anziani presentano generalmente valori più bassi di quello maschile. Anche nel 2013 il tasso di occupazione degli uomini è stato superiore a quello femminile in tutti gli stati membri della U.E, anche se con notevoli differenze da paese a paese.

I tassi di occupazione, in generale, variano notevolmente anche in relazione al livello di istruzione raggiunto dagli individui: coloro che possiedono un diploma di istruzione terziario (istruzione universitaria di ciclo breve, master o dottorato), hanno tassi di occupazione decisamente superiori alle persone con un livello di istruzione primaria o secondaria inferiore.

Il mercato del lavoro dell’ U.E. è stato fortemente colpito dalla crisi economica. Dal 2008 al 2013 l’occupazione è diminuita di 5,9 milioni di unità e le perdite maggiori si sono riscontrate nelle nazioni del sud Europa. In Italia le regioni meridionali sono state le più colpite dalla perdita di lavoro.

L’occupazione femminile in Europa ha avuto dinamiche contrapposte: in Germania, Belgio, Austria, Svezia e  Regno Unito si è registrato un aumento significativo dei dati occupazionali, mentre in Spagna, Grecia e Portogallo si sono avute considerevoli perdite nelle percentuali di occupazione femminile.

Al sud le madri occupate sono il 35%, contro il 66,4% del Nord ed il 61,5 % del centro, e le donne che lamentano sempre maggiori difficoltà nella conciliazione lavoro-famiglia sono in crescita. Le difficoltà denunciate dalle madri lavoratrici sono: la quantità di ore di lavoro, la presenza di turni o di orari disagiati (pomeridiani o serali o nel fine settimana), l’eccessiva distanza da casa, le frequenti riunioni o trasferte.

Uno degli aspetti che al sud certamente limita la possibilità di conciliazione tra lavoro e famiglia è la mancanza di disponibilità di persone o servizi a cui affidare i bambini. Vi è una incapacità delle istituzioni a recepire la necessità di servizi pubblici per l’infanzia come requisito fondamentale per l’ingresso della figura femminile nel mondo lavorativo e per la sua permanenza.

Incentivare la presenza femminile nei settori in cui è maggiormente carente, come quello agricolo o imprenditoriale e commerciale, è il primo passo per incrementare l’occupazione femminile. A tal fine occorre: detassare il lavoro delle donne e prevedere una serie di incentivi per l’imprenditorialità femminile; agevolare con contratti part-time il rientro dalla maternità, ponendo congedi uguali e obbligatori per entrambi i genitori al fine di ridurre in tal modo le discriminazioni al momento dell’assunzione.

Le istituzioni e la società non possono, inoltre, ignorare che vi è un sempre crescente numero di madri single e di donne vittime di violenze, che necessitano di un lavoro per poter essere messe nelle condizioni di provvedere al sostentamento del proprio nucleo famigliare.  Queste categorie femminili più deboli devono essere messe nelle condizioni di poter accedere al mercato del lavoro.51450_1030tashmanwomensvotingcolumno

La concezione di famiglia si è radicalmente trasformata ed anche le istituzioni devono prenderne atto, se non vogliono vedere un tasso di natalità sempre più prossimo allo zero. Per questo bisogna rivedere sia le strutture a sostegno delle nuove categorie di famiglia sia le tipologie degli interventi di aiuto per le nuove figure lavorative, che certamente hanno esigenze diverse, ma che non possono essere ulteriormente ignorate.

In Sicilia il divario fra donne di serie A e di serie B non può continuare ad essere sottovalutato, visto che così continuando le condizioni economiche ed occupazionali renderanno il divario talmente profondo da arrivare a punti di vera ingiustizia sociale: basti pensare alle donne rumene nel ragusano abusate e sfruttate, colpevoli di avere figli a cui pensare. Molte donne siciliane sono o prossime a tale drammatica situazione o, addirittura, nelle medesime condizioni, perché abbandonate e dimenticate da una politica e da istituzioni impregnate di sprechi e cattiva gestione.

Ecco come (9). Fare impresa

Pubblicato: 15 aprile 2015 da Sicilia più in Attualità
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di Donato Didonna

Penso che le cause del sottosviluppo in Sicilia abbiano principalmente una natura culturale. Esiste invece un malinteso convincimento secondo il quale esse originino dalla povertà, spesso in associazione ad un intramontato luogo comune ideologico secondo cui l’impresa produttiva sarebbe lo strumento capitalistico principale per lo sfruttamento del lavoro. L’impresa deve essere invece intesa come il luogo eletto per la produzione di ricchezza. Il luogo dove convergono lavoro, scienza, tecnologia, cultura gestionale e capacità organizzative e commerciali.

Nelle aree sottosviluppate l’invocazione fondamentale è quella che contempla la venuta di un “qualcuno” dall’esterno che venga ad insediarsi per promuovere ricchezza e sviluppo (quando non si invochino direttamente i soldi da Roma: “La Finanziaria ha dimenticato la Sicilia”). Nelle aree sottosviluppate difficilmente la promozione del sistema produttivo è indigena. In Sicilia si riscontra una diffusa presenza di soggetti impegnati ad offrire lavori fittizi ed organizzare tutte le varie forme di precariato, con esse perpetuando una cultura assistenziale (e perciò stesso parassitaria) deleteria per i giovani. Piuttosto che rimuovere gli ostacoli di natura burocratica e mettere in campo politiche complessive di sviluppo, la stessa politica regionale promuove società tese a rendere strutturale il precariato e ad utilizzare gli associati quali clientes permanenti del potere politico.

Quale dovrebbe essere invece il rimedio per uscire dal sottosviluppo? 860735_10200283454123230_517806592_oIntanto mettere in campo una politica economica complessiva tesa ad invogliare i giovani a fare impresa, a sostenerli nella acquisizione della giusta dimensione competitiva nel mercato, a sostenerne magari la internazionalizzazione, nonché l’innovazione tecnologica e produttiva. Inoltre, organizzare il territorio in funzione dello sviluppo integrato dell’economia, inserendo negli orizzonti culturali e professionali delle giovani generazioni l’idea di fare impresa.

Come favorire quindi lo sviluppo di nuove imprese, specie giovanili? La Regione Siciliana potrebbe dirottare parte delle notevoli risorse finanziarie assorbite oggi (con grandi benefici elettorali, ma con dubbi benefici sociali ed economici) dal settore della formazione professionale, con il suo rispettabile budget annuo anche di 250 milioni, a favore di due obiettivi concreti: fornire una consulenza qualificata alle nuove iniziative imprenditoriali e garantirne l’accesso al credito. Immagino una convenzione tra la Regione e primarie società di consulenza internazionali come Accenture, KPMG, Pricewaterhouse Coopers, ecc. (utili anche a favorire joint venture tra imprenditori siciliani e clienti nazionali ed esteri di queste società) che fornisca assistenza, pagata dalla Regione, nella valutazione del progetto imprenditoriale e nella redazione del relativo business plan. I progetti ritenuti validi e promettenti da tali società di consulenza, potrebbero poi avvalersi della garanzia della Regione per l’accesso al credito. In caso di mortalità, non fisiologica, di questi progetti imprenditoriali, la Regione avrebbe la facoltà di rescindere il rapporto con le società di consulenza che a suo tempo li avevano positivamente valutati.

In questo modo, a parità di spesa pubblica, si potrebbero concretamente sostenere nuove iniziative imprenditoriali (senza regalare soldi a fondo perduto: non è servito mai a molto!), favorire l’apertura nell’isola di sedi di queste società di consulenza internazionali portatrici di un prezioso know-how di cultura d’impresa, favorire la creazione di joint venture (anche, ma non necessariamente, con adeguati incentivi finanziari e/o fiscali) e favorire, infine, a livello sociale, la libertà economica di una generazione di giovani, riscattandoli dall’intermediazione politica tradizionale nell’affannosa ricerca di uno stipendio aziendedignitoso.

In fin dei conti, in cosa consiste il fare impresa? Nel cogliere un’esigenza di mercato, sufficientemente avvertita, per la cui soluzione taluno sia disposto a pagare un prezzo, e approntare una soluzione efficiente ed imprenditorialmente organizzata che valorizzi proprie competenze ed attitudini. Questo è il segreto di ogni idea di impresa, specie nel settore dei servizi. Si pensi a quanto si potrebbe inventare per migliorare la qualità della vita urbana, dell’ambiente, della fruizione turistica e culturale, dell’intrattenimento, ecc.. Altro filone, non meno importante, su cui puntare per promuovere nuove imprese, specie quelle più innovative tecnologicamente, sarebbe quello della collaborazione con le Università, spesso ridotte a diplomifici di scarso valore per il mercato del lavoro, così come si sta facendo attraverso gli incubatori di imprese: interessante l’esperienza a Palermo del Consorzio ARCA. Non a caso le aree geografiche a ridosso di Università prestigiose, come ad esempio Cambridge, diventano distretti industriali di piccole e medie imprese molto innovative.

Penso che la libertà economica costituisca la premessa di quella civile: quando si soffrono problemi economici il voto rappresenta un bene di lusso da vendere al miglior offerente.

(continua)

La Regione Siciliana ha assunto 13 testimoni di giustizia. Si tratta dell’unico caso in Italia e stamani al Palazzo d’Orleans di Palermo, sede della presidenza della Regione Siciliana, è avvenuta la firma dei contratti di lavoro. Commosso il governatore Rosario Crocetta che non ha trattenuto le lacrime.

11133751_802789766472963_4725387270286108530_nAltri 35 testimoni di giustizia saranno assunti nei prossimi mesi, in coincidenza con l’anniversario della strage di Capaci.

L’assunzione dei testimoni di giustizia da parte dell’amministrazione regionale è stata possibile grazie alla legge regionale approvata dall’Ars lo scorso anno e prevede una spesa di circa 700mila euro.

“La Sicilia è la sola regione in Italia e in Europa ad avere una legge sui testimoni di giustizia. Faccio un appello allo Stato e alle altre regioni perché seguano il nostro esempio”.

Alcuni testimoni di giustizia lavoreranno in Sicilia, tornando sull’isola dopo essere stati costretti ad allontanarsene, altri invece resteranno nei luoghi dove risiedono, impiegati in amministrazioni diverse dalla Regione, ma pagati dalla Sicilia.

Insieme a Crocetta, stamani, si sono presentati in conferenza stampa due testimoni di giustizia col volto coperto da passamontagna. Con loro anche il responsabile dell’associazione nazionale dei testimoni di giustizia Ignazio Cutrò, il quale ha osservato come la firma su questi contratti “sia la firma per attestare la propria libertà”

La Sicilia della bioeconomia

Pubblicato: 1 aprile 2015 da Sicilia più in Ambiente
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di Antonio Malafarina

Il 24 marzo a Caltagirone è stato presentato il progetto per la realizzazione di una centrale elettrica a biomasse che sfrutterà gli scarti dell’agricoltura, quali residui da potature, sfalci di piante alla fine del ciclo produttivo ecc., consentendo agli agricoltori una fonte di reddito aggiuntivo e l’eliminazione dei costi per il loro smaltimento .
I lavori per la sua realizzazione sono iniziati il 23 marzo .
L’energia prodotta servirà alla realizzazione di pannelli in legno per la bioedilizia, per l’estrazione di pectine e di limonene dal c.d. pastazzo di agrumi ( il residuo della spremitura ) e – per la prima volta – anche dagli scarti del ficodindia.2015-03-24 11.22.42
L’iniziativa, interamente finanziata da fondi di una banca etica, creerà lavoro diretto e nell’indotto per un centinaio di persone.
Ho sposato il progetto e li ho aiutati a superare incomprensibili ostacoli della burocrazia che stava mettendo a rischio un finanziamento iniziale di 8 milioni di euro, con grandi ricadute sull’occupazione e sullo sviluppo nel calatino, dando l’avvio ad un ciclo virtuoso per la bioeconomia in Sicilia.
La politica deve cambiare pelle e utilizzare le risorse dei territori per creare occasioni di lavoro e sviluppo. Assieme alle tante cose da fare urge un piano rifiuti per la Sicilia che trasformi i problemi in risorse, senza gravare i cittadini di costi indecenti e rendere le città discariche a cielo aperto.
Per chi ne voglia sapere di più : http://www.i-sem.net/wordpress/?p=320.

di Evelina Gianoli

Si è svolto ieri mattina, presso la sede della Camera di Commercio di Palermo, il seminario sull’imprenditoria femminile “Donne al lavoro: misure a sostegno”, coordinato da Rosanna Montalto, vicepresidente vicario Terziario donna di Confcommercio Palermo.Logo Confcommercio - standard colore-2

Un incontro per stimolare le donne, in particolare quelle giovani, a investire per realizzare i propri sogni chiedendo finanziamenti per le start up. Si sono susseguiti numerosi e autorevoli interventi, da Fabrizio Escheri, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti, a Patrizia Di Dio, Presidente nazionale terziario Confcommercio Palermo. Dalla responsabile degli incentivi alle imprese del Ministero dello Sviluppo Economico, Maria Lustrì, alla referente nazionale dell’ABI in merito al protocollo, Francesca Macioci, e a Steni Di Piazza, referente di Banca Etica.

Quella di ieri è stata una giornata di approfondimento sugli strumenti attualmente a disposizione nel campo del credito, dei finanziamenti agevolati e a fondo perduto, degli incentivi all’occupazione, a sostegno del lavoro femminile, per le donne che desiderano inserirsi nel mondo dell’imprenditoria e delle professioni. Perché in questo momento di crisi economica, il valore aggiunto del lavoro femminile è una risorsa fondamentale, che in molti casi ha dato slancio ed energia sia all’imprenditorialità stessa che ai livelli occupazionali.

“Sono tanti gli strumenti a sostegno per il lavoro femminile – dice Patrizia Di Dio, Presidente nazionale di Terziario Donna Confcommercio – ed è fondamentale conoscerle e farne il giusto uso. Come il protocollo che abbiamo siglato con l’ABI grazie al quale le banche  hanno messo a disposizione delle donne imprenditrici 1 miliardo e 400 milioni di Euro“.

Nel corso del seminario è stato evidenziato come l’Italia stia attraversando un momento difficile e delicato. Tuttavia, diversi studi individuano alcune dinamiche interessanti, che potrebbero con gli anni permettere al Bel Paese di andare oltre la sopravvivenza. Una di queste dinamiche va individuata nel consolidamento del lavoro femminile, quale fattore di rilancio dell’impresa e delle professioni. Le donne costituiscono, infatti, il prezioso capitale sommerso che va valorizzato per restituire all’Italia e al nostro territorio una nuova chance. 2015-03-03 09.42.06La componente femminile sta mostrando capacità di affrontare e gestire l’attuale e difficile fase economica con intelligenza, lungimiranza e determinazione. Molte donne coraggiose che, a dispetto della crisi, hanno scelto la strada dell’impegno imprenditoriale e professionale perché convinte di poterla percorrere dando il meglio di sé. Tant’è vero che dal 2011 si è assistito ad una prima inversione di marcia positiva: le imprese femminili reagiscono meglio alla crisi. In Sicilia il tasso di femminilizzazione è sorprendentemente più alto (23,90%) rispetto a quello nazionale (21,55%). Donne portatrici di una fiduciosa volontà di cambiamento sia personale che economico-sociale, esattamente ciò di cui il nostro Paese ha oggi soprattutto bisogno.

Ad evidenziare, tuttavia, la difficoltà delle donne nel fare impresa è intervenuto il Dott. Steni di Piazza, referente della Banca Etica, Progetto Jeremy – Microcredito, il quale ha affermato: «Banca Etica è l’unica banca in Sicilia che fa microcredito». Inoltre, lo stesso Di Piazza ha dichiarato: «le donne sono troppo spesso “ospiti e straniere” nel mondo di un’ imprenditoria a vocazione prevalentemente maschile». Ancora: «oggi si può uscire dalla crisi, se il mondo dell’economia viene restituito al genio femminile».

Del resto, risalendo all’etimologia della parola “economia”, scopriamo che la stessa deriva dal greco oikos, che in italiano significa “casa”, la cui cura e gestione nell’antica Grecia erano totalmente affidate alle donne. Possiamo, pertanto, affermare che le donne sin dalle origini sono state le “madri” dell’economia.

IMG_0564Intervistata, nel corso del seminario da Sicilia più, Gea Turco, Presidente regionale di “Donne in Campo Sicilia”, l’associazione femminile della Cia-Confederazione italiana agricoltori, ha dichiarato: «nell’attuale contesto economico-produttivo, in molte donne continua a permanere la paura dell’incipit imprenditoriale». A testimonianza di ciò: «ci sono aziende, tra cui anche le banche che, nonostante riconoscano l’inventiva e la creatività delle donne,  danno più spazio agli uomini, solo perché più liberi e sgravati dal peso della famiglia, la cui gestione è prevalentemente a carico del sesso femminile». In ultimo: «molte donne, oggi, anche in età non più giovanissima, si trovano innanzi alla difficile scelta tra la realizzazione professionale e quella familiare: o si rinuncia alla prima o si sacrifica la propria sfera privata».

L’evento, dunque, ha avuto come obiettivo quello di valorizzare adeguatamente sia il capitale umano e professionale rappresentato dalle donne, che l’enorme potenziale di idee, talento, creatività, energia femminili. Potenziale che rappresenta una fonte straordinaria di crescita e di sviluppo occupazionale, di benessere familiare e di coesione sociale, senza sottovalutare il rafforzamento del gettito fiscale e previdenziale.

In occasione dell’iniziativa di ieri, Confcommercio ha promosso uno sportello di orientamento a favore dell’imprenditoria femminile e per le libere professioniste, dal nome “Confcommercio è donna”, avente lo scopo di fornire chiarimenti ed assistenza alle donne che fanno impresa o che intendono cimentarsi in tal senso.