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Fab Lab

Chi sono i makers? Cosa fa un FabLab e quanto è importante per l’evoluzione di una città e della sua comunità? Si potrà scoprire alle 18.30 di domani, giovedì 18 giugno, a “Cantunera”, in piazza Monte Santa Rosalia 12 (vicino palazzo Branciforte), partecipando al FABTALK, incontro interattivo e partecipato, nel corso del quale i makers del FABLAB PALERMO racconteranno le loro attività, i loro progetti e la rete di creativi, innovatori e changemakers con i quali li stanno realizzando e portando avanti.

Cantunera, “fucina culturale” a cui ha dato vita l’associazione “Città dell’Arte”, in pieno centro storico di Palermo, incontrerà e accoglierà così il FABLAB, “fucina di innovazione maker” della città. Sarà l’occasione per parlare di: stampa 3D per progetti di design e artigianato digitale, partnership con Leroy Merlin Palermo Mondello, attività in ambito biomedicale, progetti di area food makers e di valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale, sino alla prossima partecipazione ad Expo 2015, insieme ad altri compagni di viaggio e di avventura.

Una grande e bella festa dell’innovazione e della creatività “made in Palermo”, da vivere con entusiasmo e partecipazione.

L’ingresso sarà libero. Ci si potrà, però, poi fermare per un aperitivo rinforzato, al costo di 8 euro (comprensivo di bevanda). Prenotazioni al cell. 389.2158948.

di Donato Didonna

NOTA: il testo di questo capitoletto di “Ecco come. Cambiare la Sicilia in dieci mosse” fu scritto nel 2008, prima della crisi dei mercati, quando la partecipazione della Regione in Unicredit cui si fa riferimento valeva centinaia di milioni. La stessa è stata poi ceduta in tempi recenti con una notevole minusvalenza.

La conoscenza è una grande risorsa, capace di sostenere un’economia moderna, che presuppone un’unica fonte: il cervello. Poiché i cervelli esportati rappresentano una delle più apprezzate voci del Made in Sicily, perché non incentivarne il rientro per un’utile valorizzazione in casa?860735_10200283454123230_517806592_o

Voglio riallacciarmi al filo conduttore del mio ragionamento (una visione di sviluppo della Sicilia incentrata sul suo potenziale in termini di qualità della vita e del ben vivere), per lanciare una nuova provocazione. Gli ingredienti sono: i cervelli; i soldi; una struttura gestionale meritocratica e un’idea di business.

La Regione potrebbe prendere un asset di un certo valore del suo patrimonio, come ad esempio la partecipazione detenuta nel Gruppo Unicredit, metterlo sul mercato e con il ricavato investire nel medio-lungo termine nel campo della ricerca pura ed applicata. Le partecipazioni della Regione Siciliana e della Fondazione Banco di Sicilia (che fa capo ad enti pubblici locali) nella holding Unicredit valgono ancora centinaia di milioni di euro.

Per evitare le classiche tentazioni dell’intermediazione politica (tutt’altro che assenti in ambito scientifico ed accademico) e per assicurare una gestione assolutamente meritocratica, la Regione potrebbe costituire un trust di scopo cui trasferire adeguati capitali per realizzare nell’isola dei centri di ricerca capaci di sfornare brevetti, know how e pubblicazioni scientifiche.

Il trust è un istituto che trasferisce la proprietà legale di un patrimonio dal disponente (settlor) al fiduciario (trustee), che ne può disporre, però, esclusivamente a favore di un beneficiario (beneficiary) secondo le disposizioni del disponente, giuridicamente vincolanti. Il trustee dovrebbe, quindi, su istruzioni irrevocabili della Regione, selezionare un comitato scientifico internazionale, proveniente dalle più prestigiose università del mondo, perché individui i campi di ricerca più promettenti e ne selezioni responsabili e ricercatori, dotandoli di laboratori e di tecnologie adeguate. Scientist in research labIl trustee (che non sarebbe una persona fisica, bensì una istituzione finanziaria internazionale che si avvarrebbe per il suo compito di società di cacciatori di teste) avrebbe anche la responsabilità di sfornare a medio termine, attraverso i ricercatori messi a contratto, brevetti da mettere sul mercato per introitare royalty. Il flusso delle royalty potrebbe servire anche a garantire il finanziamento di nuovi investimenti, così come a distribuire alla Regione, nella qualità di beneficiary, un dividendo.

Cosa avremmo così concluso? Avremmo in Sicilia un’istituzione scientifica meritocratica di reputazione internazionale, impermeabile all’intermediazione politica e capace di attirare cervelli, siciliani e non, da tutto il mondo con contratti competitivi a termine e la garanzia che nessuno potrà più distogliere dal loro nobile scopo i soldi che la Regione Siciliana vi avrà inizialmente devoluto. La presenza di istituzioni scientifiche di livello in un territorio promuove, come già detto, la nascita di distretti produttivi più efficacemente di ogni altro incentivo economico o fiscale.

(continua)