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Sinistra Italiana in Sicilia: eletti i vertici. “Siamo e restiamo alternativi al PD”
di Giulio Ambrosetti

La riammissione della lista di Stefano Fassina alle elezioni comunali di Roma ha rilanciato Sinistra Italiana, lo schieramento politico che, con fatica, si sta cercando di costruire a sinistra del PD.

imageOggi Fassina è più che mai lanciato nella campagna elettorale romana. E’ uno dei candidati a sindaco della Capitale. Un test elettorale importante, per Sinistra Italiana, perché un buon risultato a Roma potrebbe diventare il traino per le prossime elezioni politiche.

Insomma l’elettorato italiano di sinistra non è condannato a votare per il PD di Renzi, di Napolitano e della Ministra Boschi. C’è anche spazio per un partito di sinistra che non plaude al Jobs Act e alla pessima riforma costituzionale che la Ministra Boschi sta provando, con scarso successo, a propagandare.

E in Sicilia come va Sinistra Italiana? L’abbiamo chiesto a uno dei fondatori di questo partito in Sicilia: Angelo Forgia, una storia socialista alle spalle, tra i fondatori del Megafono e oggi deluso dall’esperienza del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta.

Non è che, alla fine, intrupperete anche il presidente Crocetta, che oggi sembra in rotta di collisione con il PD?

“Non se ne parla nemmeno. Crocetta, di fatto, ha gestito un fallimento politico e amministrativo. La sua esperienza di presidente della Regione siciliana è da dimenticare. Ripeto: ha fallito su tutta la linea. E ha fallito insieme con il PD e con i partiti e i movimenti di un improbabile centrosinistra. Da noi non ci potrà essere spazio per personaggi come lui”.

Insomma, siete alternativi a Crocetta.

“Assolutamente sì. Il presidente Crocetta, lo ribadisco, è il simbolo di un grande fallimento. I risultati dei suoi tre anni e mezzo di governo sono sotto gli occhi di tutti. Il suo Governo non ha un programma, non ha argomenti. Quello che è visibile è una grande ‘macelleria’ sociale. Non c’è un solo settore della vita pubblica siciliana che registri qualche risultato positivo”.

Eppure Crocetta si ripropone alla guida della Sicilia. Dice che i Siciliani sono con lui…

“Non solo lui si ripropone, ma lo ripropone anche il leader dell’UDC siciliana, Giampiero D’Alia. Ma la loro è solo una minestra riscaldata”.

Nei giorni scorsi, ad Enna, c’è stata l’assemblea regionale di Sinistra Italiana. Com’è andata?

“Bene, anzi, benissimo. Erano presenti i rappresentanti di tutta la Sicilia. L’assemblea ha eletto chi rappresenterà la Sicilia a Roma”.

E chi sono gli eletti?

“Sono l’ex parlamentare regionale socialista Raffaele Gentile, Alessandra Joppolo e Ottavio Navarra. Poi ci sono i venti componenti della direzione regionale”.

Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre ripetono sempre che Sinistra Italiana sarà un soggetto politico nuovo e non la somma di vecchie sigle. Un soggetto politico che, aggiungono, si candida a governare l’Italia con idee e valori della sinistra.

“Il programma politico è questo”.

Però le vecchie sigle ci sono sempre.

“Non mi pare proprio. Rifondazione comunista è fuori da questa esperienza. C’è un dialogo aperto con alcuni dirigenti e parlamentari di SEL, ma non con Nicki Vendola, anche lui lontano da questa nuova esperienza politica. Semmai una personalità politica a noi vicina è il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. E un motivo c’è”.

Ovvero?

“De Magistris rappresenta in pieno la sinistra che noi vogliamo costruire: una sinistra fatta di persone impegnate in politica che dialogano direttamente con la base. Sotto questo profilo, l’esperienza di De Magistris a Napoli, lo ripeto, è indicativa della nostra idea di politica. Non a caso il PD sta facendo di tutto per indebolire il sindaco di Napoli. Renzi e compagni hanno capito che De Magistris è forte perché parla direttamente al cuore dei napoletani. Sanno che se il messaggio e lo stipe politico del sindaco di Napoli dovesse prendere piede per il PD renziano, partito verticistico, potrebbe essere l’inizio della fine”.

A Palermo si parlava di un avvicinamento del sindaco Leoluca Orlando.

“Assolutamente no. Orlando ‘viaggia’ con il PD e, in particolare, con Matteo Renzi e con il Ministro Graziano Delrio. Con noi l’attuale sindaco di Palermo non ha nulla a che dividere”.

Ma chi sono i vostri rappresentanti siciliani nel Parlamento nazionale?

“C’è il senatore Francesco Campanella. C’è il parlamentare nazionale Erasmo Palazzotto. E poi Luca Casarini”.

Non è che ci riproponete la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini?

“Non credo proprio. La spirito di Sinistra Italiana è rappresentato dal legame con i territori. E i candidati al Parlamento nazionale non potranno che essere espressione dei territori siciliani”.

Torniamo alle elezioni romane. E’ vero che siete in possesso di sondaggi molto incoraggianti?

“I nostri sondaggi li conoscono tutti. Fassina, a Roma, viene dato all’11 per cento. E non c’è da stupirsi. Roma è una città che può contare su un elettorato di sinistra che oggi il PD di Renzi non rappresenta”.

E a livello nazionale?

“Stiamo lavorando in tutta l’Italia. Il concetto è sempre lo stesso: il PD di Renzi è un partito che ha sposato il liberismo economico. Il Jobs Act ne è una delle tante testimonianze. Noi siamo molto fiduciosi. La nostra fiducia, lo ribadisco, nasce dal fatto che stiamo costruendo un partito dal basse e non dal vertice”.

Ma è vero che in Sicilia Sinistra Italiana può contare sulla presenza e sui voti di tanti socialisti?

“Io parlerei di una matrice socialista non strutturata che in Sicilia si riconosce nelle posizioni di Sinistra Italiana. Letta così, possiamo dire che la presenza di questa matrice socialista è molto diffusa”.

 

E’ vero che,a partire da Agrigento, siete in contatto con gli amministratori comunali che in Sicilia si battono per la gestione pubblica dell’acqua?

“Noi siamo favorevoli alla gestione pubblica dell’acqua. A differenza del PD di Renzi che, invece, vuole affidare ai privati questo settore. Va da sé che gli amministratori comunali siciliani che si battono per l’acqua pubblica sono i nostri interlocutori”.

Ovviamente, al referendum di Ottobre voterete No.

“Certo che voteremo No alla pessima riforma della Costituzione del Governo Renzi. Da qui ad Ottobre daremo vita a tante iniziative in tutta la Sicilia. per spiegare ai cittadini che questa follia darebbe a Renzi un potere immenso. Votare No, oggi, è un dovere civico”.

                                                              LE REAZIONI

Simone Di Trapani (Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia e Libertà)

“Quanto scritto oggi sul quotidiano online contiene alcune gravi inesattezze. La prima si trova già nel titolo, dal momento che Sinistra Italiana in Sicilia non ha eletto vertici che possano arrogarsi il diritto di dichiarare a nome del nascente soggetto politico. Piuttosto è stato nominato, ahimè, un comitato promotore siciliano, del quale anch’io faccio parte, che, non essendo stato legittimato da un voto, non ha alcuna rappresentatività”.

“La seconda inesattezza, ma qui siamo sul terreno della politica, è il giudizio che Forgia (fan di Crocetta fino a qualche mese fa) dà del Sindaco Orlando, che non può che essere, alla luce di quanto detto prima, un mero giudizio personale. Sinistra Ecologia e Libertà, di cui mi onoro di essere coordinatore provinciale di Palermo eletto legittimamente da un congresso, ha cominciato da diversi mesi, insieme a Rifondazione Comunista e L’Altra Europa con Tsipras, un percorso che raccoglie singole persone, esperienze collettive, reti sociali, associazionismo diffuso e movimenti che lavorano nel territorio e che, in questi anni, hanno elaborato e realizzato proposte concrete ed efficaci, determinando importanti processi di rinnovamento”.

“Un percorso che ha trovato nell’attuale Amministrazione comunale terreno fertile per far crescere il progetto di una Sinistra concreta, ampia, democratica e alternativa al Partito Democratico, di cui il Sindaco Orlando ha rappresentato l’unica opposizione autorevole negli ultimi quattro anni, a differenza dello scrivente Forgia”.

 

Luca Casarini   

Leggo l’intervista rilasciata da Angelo Forgia, in merito alla nascita anche in Sicilia di sinistra Italiana, o meglio del percorso costituente di sinistra Italiana che ci porterà a fine anno a svolgere il vero e proprio congresso della sua fondazione. L’assemblea molto partecipata di Enna è stato il primo passo, e tanti altri dovremmo compierne per giungere alla meta, che è quella di costituire in Italia non un nuovo, ennesimo, partito, ma un “partito nuovo”, capace di ridare senso anche alla parola “sinistra”. Trovo alcune affermazioni di Forgia, così come le leggo, totalmente sbagliate per quel che mi riguarda, e sulle quali vale la pena di soffermarsi perché hanno a che fare con il merito e il metodo, con stile e cultura politica. Con il Dna insomma di qualcosa che è in gestazione, e quindi va preservato da “modificazioni genetiche”. Forgia detta la linea politica: primo grave errore, inaccettabile. Nessuno in questo “partito nuovo” ha e avrà nostalgie per quel “centralismo democratico” tanto caro alla sinistra del ‘900, e nemmeno per quel decisionismo rampante che caratterizza le formazioni politiche del nostro tempo. Sinistra Italiana, proprio perché è immersa in un processo costituente, forma la sua “linea politica” in maniera partecipata, approfondita, condivisa. Quindi quando uno parla dovrebbe sempre premettere che lo sta facendo per sé, come contributo alla discussione, i cui esiti sono legati alle decisioni prese dalle persone, non da “generali senza esercito”. In questo, il “comandare obbedendo” di matrice zapatista, ci sarà davvero utile come bussola per costruire il nuovo soggetto politico. Forgia poi si lancia in una bocciatura senza appello di Orlando, accomunandolo a Crocetta. Ritengo totalmente sbagliato anche questo, nel merito oltre che nel metodo, perché il sindaco Orlando, presente con noi all’atto di partenza del processo costituente che si è tenuto a Roma lo scorso febbraio, non è un nostro avversario, ma un interlocutore fondamentale, importante, utile. Lo riteniamo in molti dentro Sinistra Italiana, e non è un caso se è stato invitato ad intervenire insieme a Luigi De Magistris. Se in Sicilia, tra le due presenze “complementari” in campo che sono Crocetta e Faraone, che compongono le fattezze del nuovo gattopardismo e accomunate dagli stessi interessi che bloccano il cambiamento, irrompesse una “anomalia”, radicale nella difesa dei beni comuni e credibile nel progetto di rilancio di una terra martoriata come la nostra, sarebbe una cosa straordinaria e stimolante: non si può immaginarlo senza figure come Orlando e Accorinti e tanti e tante altri sindaci e amministratori di medi e piccoli comuni che stanno combattendo sul campo. Quindi, al contrario di quello che dice improvvidamente Forgia, io e tanti e tante altri che partecipiamo a Sinistra Italiana, ci stiamo muovendo in questo senso. Quello che forse Forgia non ha capito è che a noi interessa costruire una proposta radicale e allo stesso tempo credibile, cioè che abbia delle possibilità di riuscire ad incrinare sul piano istituzionale, ciò che sembra immutabile. Farlo vuol dire ragionare in grande, in maniera larga e non produrre un minoritarismo di testimonianza, che è l’aspetto quasi immorale nel quale certa sinistra nasconde il proprio essere inutile alla società. Essere nel Assemblea Regionale vuol dire per noi aiutare chi nella società sta già costruendo una nuova Sicilia, con lotte, movimenti, forme di vita e di lavoro alternativi. Vogliamo parlare della gigantesca battaglia che dovremmo sostenere contro i programmi di privatizzazione dei beni comuni che i gattopardi di tutte le famiglie stanno già agitando? Vogliamo finalmente battere un colpo al fianco di chi si è sempre opposto, con le lotte e non con le chiacchiere, al Ponte sullo stretto, al Muos, alla devastazione ambientale? Alla mancanza di lavoro resa strutturale dalle politiche europee, nazionali e regionali? Se vogliamo farlo davvero, non possiamo solo “partecipare” con qualche partitino inutile, ma essere protagonisti di una grande alleanza di alternativa. Sinistra Italiana farà il suo percorso, ma di sicuro io mi batterò sempre per una forma partito che valorizzi i territori e le esperienze politiche originali ed innovative, diverse tra loro, e non per riprodurre in sedicesimo e con i modellini fatti a tavolino, ciò che avviene da altre parti. Partito a rete, idee originali, laicità e non liturgie, niente arroccamenti minoritari, inutili alle persone e utili solo a qualche eletto in cerca di poltrone: questa battaglia culturale e politica sarà l’anima e il cuore, per quel che mi riguarda, del processo costituente di una sinistra nuova. E Niki Vendola, vorrei informare Forgia, è più vicino e presente di quanto lui pensi.

 

Tasse tagliate del 25% per le aziende agricole

Pubblicato: 25 gennaio 2016 da Sicilia più in Agricoltura, Attualità
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153190866Nella Legge di Stabilità 2016 la pressione tributaria sulle aziende agricole viene tagliata di oltre il 25%, passando dai 2.360 milioni di euro di quest’anno ai 1.760 milioni dell’anno prossimo.

VIA IMU E IRAP DAI TERRENI AGRICOLI 600 milioni di euro di risparmio per le aziende agricole con l’eliminazione totale delle due imposte.

AUMENTO COMPENSAZIONI IVA PER PRODUZIONE DI LATTE E CARNI Oltre 50 milioni di euro per alzare subito la compensazione Iva sulla produzione di latte al 10% e sulle carni bovine e suine (rispettivamente al 7,7% e all’8%).

CREDITO D’IMPOSTA Esteso il credito d’imposta per gli investimenti produttivi anche all’agricoltura e alla pesca nelle aree del Mezzogiorno.

CONTRIBUTI PER LE ASSUNZIONI IN AGRICOLTURA Prevista l’estensione degli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato anche per il settore agricolo.

CASSA INTEGRAZIONE PESCA Per la tutela del reddito dei pescatori e degli operatori ittici viene rifinanziata la cassa integrazione della pesca per 18 milioni per il 2016.

ASSICURAZIONI CONTRO LE CALAMITÁ Confermato il budget di 140 milioni in due anni a sostegno delle assicurazioni contro le calamità.

PROROGA PROGRAMMA NAZIONALE TRIENNALE DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA Il programma 2013-2015 viene prorogato fino al 31 dicembre 2016 e rifinanziato per 3 milioni per il 2016.
RAZIONALIZZAZIONE ENTI: ACCORPAMENTO ISA E SGFA IN ISMEA Per aumentare l’efficienza dell’amministrazione e favorire l’accesso al credito delle imprese agricole, l’Istituto Sviluppo Agroalimentare (ISA) e la Società Gestione Fondi per l’Agroalimentare (SGFA) vengono incorporati nell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA).

FONDO MACCHINE AGRICOLE Stanziati 45 milioni per il rinnovo delle macchine agricole. Il fondo, creato presso l’Inail, è destinato a finanziare gli investimenti per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali. La misura ha l’obiettivo di favorire l’innalzamento degli standard di sicurezza a favore dei lavoratori, l’abbattimento delle emissioni inquinanti e l’aumento dell’efficienza delle prestazioni.

Anche Crocetta contro l’Imu agricola

Pubblicato: 31 marzo 2015 da Sicilia più in Agricoltura
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“No all’Imu sui terreni agricoli”. Oltre mille imprenditori della terra provenienti da tutte le province dell’Isola hanno partecipato stamani al sit in organizzato da Agrinsieme, il coordinamento che rappresenta le aziende e le cooperative aderenti a Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle cooperative. Alla base della mobilitazione la volontà di portare all’attenzione del mondo politico e dell’opinione pubblica “il ruolo, non solo economico, che l’agricoltura e l’agroalimentare riveste nel contesto sociale ed occupazionale sia regionale che nazionale”, si legge in una nota. Per l’8 aprile prossimo è stato convocato un tavolo tecnico presso l’assessorato all’Agricoltura per fare il punto della situazione e definire tutti gli altri punti della piattaforma: accesso al credito, avvio del nuovo Psr e abbattimento dei costi di produzione.

“Un settore che nel corso del 2014 è andato incontro ad una serie di aggravi di ordine fiscale − scrivono gli organizzatori − pari ad oltre 760 milioni di euro. La parte più rilevante ha riguardato l’Imu sui terreni agricoli con circa 350 milioni di euro e l’Imu/Tasi sui fabbricati rurali per 150 milioni di euro. Per quanto riguarda l’applicazione dell’Imu, ai sensi del Decreto legge numero 4 del 24 gennaio 2015, recentemente convertito dal Parlamento nazionale, la Sicilia è la regione che rischia di subire le conseguenze peggiori, essendo venuti meno tutta una serie di Comuni precedentemente considerati come svantaggiati e quindi esentati dall’imposta”.

Una tassazione – si legge nel documento presentato da una delegazione di Agrinsieme Sicilia al Presidente della Regione Rosario Crocetta – che non tiene conto degli indici economici che descrivono l’Isola come una delle realtà più svantaggiate dell’Unione Europea, al punto da farla rientrare nel cosiddetto ‘Obiettivo 1’. Non è stato poi considerato l’altro grave handicap della Regione, ovvero quello dell’insularità per cui sono previsti, sempre a livello comunitario, dei meccanismi di compensazione economica. Il paradosso – si legge ancora nel documento di Agrinsieme – è che alcune zone produttive del Paese, ad altissimo valore aggiunto, sono state esentate dal pagamento dell’imposta, mentre in Sicilia sono raddoppiati i Comuni assoggettati al balzello fiscale sostitutivo dell’Ici“.

Gli impegni del governo

Come prima iniziativa è stata inoltrata una richiesta urgente di incontro al Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, chiedendo anche il coinvolgimento del responsabile dell’Economia Pier Carlo Padoan. Contemporaneamente, agli uffici legali della Regione è stato attribuito il compito di approfondire la materia ed individuare eventuali spiragli di incostituzionalità per impugnare la norma recentemente approvata dal Parlamento nazionale. “Come segnale concreto di solidarietà alla categoria − scrivono ancora −, il Presidente Crocetta si è poi dichiarato disponibile ad inserire nella nuova manovra finanziaria, in via di approvazione da parte dell’Assemblea Regionale, alcuni correttivi in materia di credito, in particolare quello destinato alla formazione delle scorte”.

Il video del Giornale di Sicilia sulla manifestazione di Agrinsieme    

“In un contesto, quello dell’agricoltura del Mezzogiorno, segnato dalla crisi, da storici ritardi e da distorsioni che stanno compromettendo la sopravvivenza di migliaia di imprese, l’avvenuta approvazione della L. 34 del 24 marzo 2015 di conversione del D.L. 4 del 24 gennaio 2015 sull’IMU agricola, aggrava una situazione già insostenibile e trasferisce su campagne e territori le ambiguità di disposizioni che più che da una strategia di sviluppo, sono dettate da logiche ragionieristiche”. Lo ha affermato il Vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico, Piero Gurrieri, Gurrieri-Pieroche, nell’esprimere solidarietà ai produttori che sotto la sigla unitaria “Agrinsieme” si sono mobilitati in Sicilia, ha continuato: “Occorre che a livello centrale si presti attenzione alle istanze delle associazioni agricole, condivise da Sindaci e ANCI. Più che a come ampliarne la dimensione della tassazione, sarebbe opportuno concentrarsi, nel quadro di una politica di sostegno serio al comparto e di revisione della fiscalità agricola, sulla soppressione dell’IMU sugli immobili strumentali condotti da piccole e medie imprese”. Gurrieri ha infine auspicato che, “interpretando la protesta delle comunità locali, il Governo della Regione metta in campo tutte le iniziative, anche giurisdizionali, dirette a neutralizzare l’applicazione di norme incomprensibili”.

Tratto da Informa7news

fotoIl deputato nazionale del Partito Democratico, Giuseppe Lauricella, annuncia di non avere votato la legge sull’Imu agricola, “perché – spiega – provoca una sostanziale discriminazione a sfavore delle aziende agricole e dei coltivatori diretti del Meridione e della Sicilia”.

Lo stesso Lauricella aggiunge : “Aziende che fatturano il minimo per la sopravvivenza non possono essere tassate allo stesso modo di aziende che fatturano milioni di euro. Per gli agricoltori siciliani pagare 700 euro ad ettaro non è sostenibile, considerato, per esempio, che un agrumeto deve sopportare le ragioni del macero per accogliere la produzione spagnola. La Regione Siciliana ha 60 giorni per sollevare la questione di costituzionalità davanti alla Corte Costituzionale e far annullare la norma, almeno nella parte in cui crea le discriminazioni e riparare, così, una situazione non facile per la nostra economia agricola”.

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E’ questa la richiesta che la Cia Sicilia rivolge a tutti i comuni siciliani. La sospensione del pagamento dell’Imu, peraltro, permetterebbe di valutare meglio la situazione, in attesa anche di fare chiarezza sui criteri adottati per il pagamento, considerato che l’Istat non si assume la paternità dei dati utilizzati per originare l’Imu agricola.
Il Governo è intervenuto nei giorni scorsi sulla revisione dei criteri di determinazione delle aree di esenzione Imu dei terreni agricoli e ha sottolineato la congruità dei nuovi parametri, definiti sull’effettiva natura e posizione dei terreni agricoli. Peccato che oggi l’Istat ci dice che quella classificazione non è stata più aggiornata e non tiene conto delle mutate condizioni di molti comuni, come, ad esempio, quelli appartenenti a comprensori montani.

10806244_10204481300328713_1248470114730524718_n“Un ulteriore inasprimento fiscale è inaccettabile”, dice Rosa Giovanna Castagna, presidente della Cia Sicilia, “l’imposta arreca un ulteriore, ingiusto, aggravio agli imprenditori e operatori agricoli, che danneggerà pesantemente il settore agricolo e zootecnico siciliano. L’esenzione totale dell’Imu – continua Castagna – sui terreni agricoli montani non risolve il problema, poiché trasferisce il peso del gettito fiscale sugli altri comuni, molti dei quali sono in aree svantaggiate e fortemente esposte a fenomeni di dissesto idrogeologico e di spopolamento. Non è nostra volontà sottrarci al pagamento. Ribadiamo, però, la richiesta di definizione di parametri equi su basi reali di redditività dei terreni, considerando anche le condizioni infrastrutturali che caratterizzano alcuni territori, al di là dell’altitudine. Chiediamo inoltre che si lavori alla ridefinizione delle rendite. E’ impensabile chiedere agli agricoltori di versare allo Stato una tassa che, nella migliore delle ipotesi, equivale al reddito prodotto.”

Imu: resta tassa iniqua, serve un intervento di revisione strutturale del decreto. E’ quanto ha chiesto la Cia nel corso dell’audizione informale sul tema presso l’Ufficio di Presidenza della commissione Finanze del Senato.

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Cancellazione o modifica sostanziale della norma che riduce sensibilmente i territori esenti da Imu, anche dopo l’approvazione del decreto legge n.4 del 24 gennaio: lo ha chiesto la Cia-Confederazione italiana agricoltori nel corso dell’audizione informale sul tema che si è tenuta oLogo Cia con Scrittaggi presso l’Ufficio di Presidenza della commissione Finanze del Senato. La Cia ha sottolineato come, a differenza di quanto chiesto da tempo, anche con il nuovo provvedimento non sono state affrontate le problematiche strutturali della tassazione immobiliare dei terreni agricoli e in generale dei terreni utilizzati quali beni strumentali dalle imprese agricole, ma ci si è limitati a una valutazione di carattere esclusivamente finanziario. Ma gli agricoltori -ha spiegato la Cia-, pur con il senso di responsabilità che li ha sempre caratterizzati, considerano assolutamente ingiusta questa nuova imposta e trovano insostenibile l’aggravio tributario che devono sopportare. In molti casi si tratta di pensionati che percepiscono meno di 500 euro al mese e sono costretti a pagare migliaia di euro di Imu, con l’aggravante che spesso il valore aggiunto ottenuto dall’attività agricola non copre l’ammontare dell’Imu dovuta. Con questi criteri di esenzione, e alla luce della posizione assunta dal Dipartimento delle Finanze, vengono oltretutto penalizzate le imprese familiari e tutte le iniziative finalizzate al ricambio generazionale -ha aggiunto la Cia- dove frequentemente il genitore concede in affitto o in comodato il proprio terreno agricolo ai figli affinché proseguano l’attività agricola. L’esclusione di questi terreni, ubicati in comuni parzialmente montani, dalla possibilità di beneficiare dall’esenzione Imu, rappresenta una incomprensibile limitazione all’utilizzo di queste forme di utilizzo del fattore terra. La Cia ha poi ribadito la sua netta contrarietà in merito all’abrogazione delle norme previste dal Dl competitività e dalla legge di Stabilità a favore delle imprese agricole finalizzate alla riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori agricoli dipendenti assunti a tempo determinato per coprire il minor gettito atteso dall’Imu sui terreni agricoli. Per tutti questi motivi, c’è bisogno di un intervento di revisione strutturale del testo contenuto nel decreto legge -ha evidenziato la Confederazione- che tenga conto, tra l’altro, della condizione in cui versa il settore agricolo stretto tra crisi di mercato, taglio dei consumi e crolli della produzione, e soprattutto consideri la funzione essenziale e prioritaria degli agricoltori nella tutela e presidio del territorio, in particolare nelle aree marginali di montagna, di cui beneficia l’intera collettività.

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Una nuova sospensione e l’immediata revisione del provvedimento: è la richiesta avanzata dalla Confederazione italiana agricoltori di Palermo, in merito al pronunciamento del Tar del Lazio sull’Imu agricola.153190866

La delegazione palermitana già domani sera (venerdì 23 gennaio) riunirà a Cerda gli associati per discutere il da farsi e predisporre le prime iniziative di mobilitazione e protesta. “Sarebbe una batosta insostenibile per un settore già fortemente condizionato da andamenti climatici e crisi economica: siamo pronti a dare battaglia con tutti i mezzi disponibili fino a che il provvedimento non venga annullato”, ha dichiarato Antonino Cossentino, presidente della Cia Palermo. “E’ un provvedimento abnorme che non ha senso e logica – ha detto – è da scellerati pensare di applicare una tassa sui territori montani, quindi svantaggiati e che non producono. E’ altrettanto da scellerati incrementare a dismisura quanto già pagavano i terreni della fascia costiera: chiedere 600 euro per ettaro ad un agrumicoltore o 940 sempre per ettaro a chi coltiva ortaggi in serra significa decretare la fine delle loro attività economica e mettere in strada centinaia di famiglie. Consigliamo ai nostri associati di non pagare in questa fase di grande confusione: meglio andare incontro al rischio di dover saldare una piccola sanzione, piuttosto che ottenere successivamente un rimborso. Vogliamo pagare le tasse come tutti i cittadini – ha concluso Cossentino – ma vogliamo che ciò sia legato ai reali valori di mercato dei terreni e al reddito degli agricoltori stessi. Fare impresa e pagare le tasse non deve essere legato all’altimetria, ma a tutto quello che sviluppa l’azienda dal punto di vista economico ed occupazionale. Altrimenti è solo una tassa iniqua”.

Agrinsieme su IMU agricola. TGR Sicilia del 18/01/2015

Pubblicato: 20 gennaio 2015 da Sicilia più in Agricoltura
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Il pagamento dell’Imu sui terreni agricoli, così come concepito dal Governo nel novembre scorso e non ancora modificato, porterebbe all’imposizione di una maxi tassa.

Per questo motivo chiediamo ai nostri deputati nazionali e ai membri siciliani del governo di fare tutto quanto in loro potere per far sì che il pagamento dell’Imu sui terreni agricoli, in calendario per il 26 gennaio prossimo, sia abolito.