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di Giulio Ambrosetti

I Greci non amano saltare sui carri dei vincitori. Hanno già provato, sulla propria pelle, che cosa significa essere governati dalla Troika. Le manifestazioni che inneggiano all’Euro sono solo buffonate mediatiche fomentate da un’Europa “presunto” unita e dagli Usa che, per motivi diversi, si battono per tenere la Grecia “incaprettata”.

Ma in Grecia, alla faccia di questi signori, a meno che i risultati del grecia-ultime-notiziereferendum non vengano alterati, vincerà Tsipras. I Greci voteranno per l’uscita dall’Euro. Non perché sono convinti dell’alternativa, che nessuno può conoscere: perché è impossibile conoscere cosa succederebbe in caso di addio alla moneta unica europea da parte della Grecia. Tsipras vincerà perché il fronte del no all’Euro rafforzerà il governo greco e la Grecia nella trattativa con i banditi della Troika.

L’Euro, per come si è configurato e per come fino ad oggi è stato gestito, ha favorito e continua a favorire la Germania. Questa grande e mafiosa truffa monetaria internazionale si regge su un equilibrio fragilissimo: basta che un solo Paese rifiuti di farsi “incaprettare” ed ecco che salta tutta l’impalcatura. Questo spiega il perché i massoni falliti della “presunta” Unione europea sono tutti mobilitati per far saltare il referendum. O per condizionarne l’esito. Ma falliranno. Vincerà Tsipras. E dopo la vittoria dei no il capo del governo greco detterà le condizioni alla Troika. E la Troika, con la coda in mezzo alle gambe, dovrà accettarle.

Questo non significa che l’Italia ci guadagnerà. In Italia il PD e Berlusconi non possono difendere gli Italiani dai ladri e massoni dell’Europa. Perché debbono difendere le fortune che hanno accumulato nella Prima e nella Seconda Repubblica. Questo spiega perché Renzi e Berlusconi sono alleati: perché stanno difendendo i propri interessi ai danni di 50 milioni di italiani.

Altro che europeismo. Euro-affarismo!

 

L’opinione. La Grecia non uscirà dall’euro. Perché la sua uscita dalla moneta unica provocherebbe contraccolpi in tutta l’Unione europea. Al contrario, potrebbe essere arrivato il momento per mettere in discussione il rigore della Ue che fino ad oggi ha creato solo problemi.

di Angelo Forgia*

In queste ore nei giornali e nella rete si discetta della sorte della Grecia. Il capo del governo di questo Paese, Tsipras, e il Ministro dell’Economia, Yanis Varoufakis, hanno fatto sapere che non hanno alcuna intenzione di pagare la “rata” del prestito ricevuto dal Fondo monetario internazionale (Fmi). E hanno aggiunto che, con questi soldi, pagheranno gli stipendi e le pensioni al popolo greco.

In questo articolo proveremo a ragionare con pacatezza. Partendo dal presupposto che a noi la tesi che la Grecia uscirà dall’euro non ci convince affatto. Anche perché non riusciamo a capire, sul piano della logica economica e monetaria, che cosa ci guadagnerebbe l’Unione europea dell’euro lasciando la Grecia fuori dalla moneta unica (la precisazione sull’Unione europea dell’euro è indispensabile, perché ci sono dieci Paesi dell’Unione che non hanno aderito all’euro).

Purtroppo il dibattito su questo tema è viziato da un’informazione non sempre corretta. L’Unione europea e l’euro sono l’espressione di tanti Paesi del Vecchio Continente che si mettono insieme per crescere insieme all’insegna della solidarietà e dello sviluppo economico, sociale e culturale. Non è vero che la Grecia ha “truccato” i conti per entrare nell’euro. E’ vero, invece, che la Grecia è stata invitata ad entrare nell’euro. Ed è altrettanto vero che gli altri Paesi dell’Unione europea conoscevano benissimo la situazione economica greca. Così come conoscevano benissimo i conti dell’Italia.

La verità è che, da Maastricht in poi, l’Unione europea ha perso una parte dello “spirito” europeista che abbiamo conosciuto nel secolo passato, per votarsi a un rigore che sta avvantaggiando una parte dell’Unione europea e svantaggiando il Sud Europa, Grecia e Italia in testa, ma anche Spagna e Portogallo. L’errore, con molta probabilità, parte dalla Germania. Ma è un errore che è stato fatto proprio dalla Commissione europea, dal Parlamento europeo, dal Partito popolare europeo e dal Partito socialista europeo. Perché prendersela solo con la Germania della signora Merkel, rimproverando ai soli tedeschi la politica del rigore, se poi queste scelte politiche vengono fatte proprie dalla Commissione europea, dal Parlamento europeo e dalle due forze politiche che oggi governano l’Unione europea, il Ppe e il Pse?

Al contrario di quello che scrivono in tanti in queste ore, noi siamo convinti che la Grecia non uscirà dall’euro. A chi, oggi, con grande leggerezza, parla di un’Europa unita dell’euro senza la Grecia ricordiamo due cose. La prima si sostanzia in una domanda: che senso avrebbe un’Europa unita senza la Grecia, che della cultura occidentale è la culla? La seconda è che la Grecia, già lo scorso mese, non aveva i 700 milioni per pagare la “rata” del prestito al Fondo monetario internazionale. Ed è stato proprio lo stesso Fmi a pagare, in massima parte, la “rata” della Grecia con un nuovo prestito (i particolari del prestito del Fondo monetario internazionale alla Grecia pagato dallo stesso Fmi li trovate in questo articolo).

Che cosa intendiamo dire? Altre due cose. Primo: che sarà lo stesso Fmi che, con molta probabilità, interverrà in favore della Grecia. Secondo: che la linea politica tenuta da Tsipras e dal suo Ministro dell’Economia, alla fine, potrebbe rivelarsi vincente. Che senso avrebbe, infatti, lasciare senza stipendi e senza pensioni il popolo greco per pagare il debito all’Fmi? Sarebbe un atto economicamente demenziale, perché toglierebbe moneta dalla circolazione, provocherebbe guasti sociali ed economici terribili al popolo greco e ridurrebbe la domanda al consumo in Europa, aumentando disoccupazione, povertà e instabilità. E’ questo che vuole l’Unione europea?

Chi, sui giornali e sulla rete, propugna l’uscita della Grecia dall’Europa dell’euro, “castigando” gli ellenici sciuponi dovrebbe riflettere un po’ di più, perché la “punizione” alla Grecia avrebbe effetti negativi in tutta l’area dell’euro e rischierebbe di mettere in discussione la stessa tenuta della moneta unica europea. Invece di ipotizzare demenziali “vendette”, dovremmo tutti augurarci che la vicenda greca faccia riflettere di più chi, oggi, ha gestito male l’euro e la Banca centrale europea (Bce) con politiche economiche e monetarie restrittive. Chissà che la crisi greca non sia invece la volta buona per rivedere una politica del rigore che, fino ad oggi, ha soltanto minato dalle basi l’economia europea e (perché non dirlo?) della stessa Unione europea.

*L’autore di questo intervento nella vita si occupa di agricoltura. Da sempre coltiva la passione per la politica siciliana, nazionale ed europea. Oggi inizia la sua collaborazione al nostro giornale con una riflessione sulla crisi della Grecia.

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