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  La vera emergenza sociale in Italia è “quella dei poveri e delle persone che perdono lavoro con più di 55 anni, poi ci sono i giovani”. E’ quanto dice, a Sky TG24, il presidente dell’Inps Tito Boeri. Secondo Boeri, le ultime regole sul mondo del lavoro, il Jobs Act, che “prevede anche le tutele crescenti, hanno aumentato i contratti a tempo indeterminato per i giovani e mi aspetto che aumentino nei dati di novembre e dicembre”. “Tutto ciò – aggiunge – dà più stabilità, ma bisogna aumentare anche la possibilità di impiego per i giovani” per garantire loro un domani pensioni eque.

Per aumentare le possibilità di impiego per i giovani, ha osservato Boeri, “bisogna per questo dare più flessibilità in uscita dal mondo del lavoro” delle persone in età pensionabile. “E’ questo – ha aggiunto ancora l’economista- che bisogna fare per evitare che i giovani abbiano un domani pensioni troppo più basse” rispetto alle generazioni di pensionati attuali”.

 “Si può avere maggiore flessibilità senza violare regole Ue” – Boeri si dice convinto che si possa “avere maggiore flessibilità senza violare le regole dell’Unione, bisognerebbe però chiedere questa flessibilità per avere maggiore elasticità nel prepensionamento”.

“Le proposte che abbiamo fatto – aggiunge Boeri nell’intervista di Maria Latella – vanno in questa direzione. Andare un po’ prima in pensione ma con qualche aggiustamento”. Nell’immediato, ha aggiunto l’economista, “ha dei costi per lo Stato ma nel medio termine no”, è una soluzione che “non aumenta il debito pubblico”.

“Dare un po’ di ossigeno all’economia, favorire l’occupazione giovanile” sono gli obiettivi di questa scelta, e, ha continuato Boeri, “abbiamo verificato che nelle aziende private sono rimaste persone non motivate, quindi aiutamoli a uscire”.

 “Pensioni, proviamo a rendere ‘bancabile’ anche il sabato” – Spazio poi anche al pagamento delle pensioni, che è stato anticipato al primo del mese. “Stiamo vedendo – dice il presidente Inps – se riusciamo con le banche a rendere anche il sabato bancabile”.      

Fonte Skytg24

Ecco come (9). Fare impresa

Pubblicato: 15 aprile 2015 da Sicilia più in Attualità
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di Donato Didonna

Penso che le cause del sottosviluppo in Sicilia abbiano principalmente una natura culturale. Esiste invece un malinteso convincimento secondo il quale esse originino dalla povertà, spesso in associazione ad un intramontato luogo comune ideologico secondo cui l’impresa produttiva sarebbe lo strumento capitalistico principale per lo sfruttamento del lavoro. L’impresa deve essere invece intesa come il luogo eletto per la produzione di ricchezza. Il luogo dove convergono lavoro, scienza, tecnologia, cultura gestionale e capacità organizzative e commerciali.

Nelle aree sottosviluppate l’invocazione fondamentale è quella che contempla la venuta di un “qualcuno” dall’esterno che venga ad insediarsi per promuovere ricchezza e sviluppo (quando non si invochino direttamente i soldi da Roma: “La Finanziaria ha dimenticato la Sicilia”). Nelle aree sottosviluppate difficilmente la promozione del sistema produttivo è indigena. In Sicilia si riscontra una diffusa presenza di soggetti impegnati ad offrire lavori fittizi ed organizzare tutte le varie forme di precariato, con esse perpetuando una cultura assistenziale (e perciò stesso parassitaria) deleteria per i giovani. Piuttosto che rimuovere gli ostacoli di natura burocratica e mettere in campo politiche complessive di sviluppo, la stessa politica regionale promuove società tese a rendere strutturale il precariato e ad utilizzare gli associati quali clientes permanenti del potere politico.

Quale dovrebbe essere invece il rimedio per uscire dal sottosviluppo? 860735_10200283454123230_517806592_oIntanto mettere in campo una politica economica complessiva tesa ad invogliare i giovani a fare impresa, a sostenerli nella acquisizione della giusta dimensione competitiva nel mercato, a sostenerne magari la internazionalizzazione, nonché l’innovazione tecnologica e produttiva. Inoltre, organizzare il territorio in funzione dello sviluppo integrato dell’economia, inserendo negli orizzonti culturali e professionali delle giovani generazioni l’idea di fare impresa.

Come favorire quindi lo sviluppo di nuove imprese, specie giovanili? La Regione Siciliana potrebbe dirottare parte delle notevoli risorse finanziarie assorbite oggi (con grandi benefici elettorali, ma con dubbi benefici sociali ed economici) dal settore della formazione professionale, con il suo rispettabile budget annuo anche di 250 milioni, a favore di due obiettivi concreti: fornire una consulenza qualificata alle nuove iniziative imprenditoriali e garantirne l’accesso al credito. Immagino una convenzione tra la Regione e primarie società di consulenza internazionali come Accenture, KPMG, Pricewaterhouse Coopers, ecc. (utili anche a favorire joint venture tra imprenditori siciliani e clienti nazionali ed esteri di queste società) che fornisca assistenza, pagata dalla Regione, nella valutazione del progetto imprenditoriale e nella redazione del relativo business plan. I progetti ritenuti validi e promettenti da tali società di consulenza, potrebbero poi avvalersi della garanzia della Regione per l’accesso al credito. In caso di mortalità, non fisiologica, di questi progetti imprenditoriali, la Regione avrebbe la facoltà di rescindere il rapporto con le società di consulenza che a suo tempo li avevano positivamente valutati.

In questo modo, a parità di spesa pubblica, si potrebbero concretamente sostenere nuove iniziative imprenditoriali (senza regalare soldi a fondo perduto: non è servito mai a molto!), favorire l’apertura nell’isola di sedi di queste società di consulenza internazionali portatrici di un prezioso know-how di cultura d’impresa, favorire la creazione di joint venture (anche, ma non necessariamente, con adeguati incentivi finanziari e/o fiscali) e favorire, infine, a livello sociale, la libertà economica di una generazione di giovani, riscattandoli dall’intermediazione politica tradizionale nell’affannosa ricerca di uno stipendio aziendedignitoso.

In fin dei conti, in cosa consiste il fare impresa? Nel cogliere un’esigenza di mercato, sufficientemente avvertita, per la cui soluzione taluno sia disposto a pagare un prezzo, e approntare una soluzione efficiente ed imprenditorialmente organizzata che valorizzi proprie competenze ed attitudini. Questo è il segreto di ogni idea di impresa, specie nel settore dei servizi. Si pensi a quanto si potrebbe inventare per migliorare la qualità della vita urbana, dell’ambiente, della fruizione turistica e culturale, dell’intrattenimento, ecc.. Altro filone, non meno importante, su cui puntare per promuovere nuove imprese, specie quelle più innovative tecnologicamente, sarebbe quello della collaborazione con le Università, spesso ridotte a diplomifici di scarso valore per il mercato del lavoro, così come si sta facendo attraverso gli incubatori di imprese: interessante l’esperienza a Palermo del Consorzio ARCA. Non a caso le aree geografiche a ridosso di Università prestigiose, come ad esempio Cambridge, diventano distretti industriali di piccole e medie imprese molto innovative.

Penso che la libertà economica costituisca la premessa di quella civile: quando si soffrono problemi economici il voto rappresenta un bene di lusso da vendere al miglior offerente.

(continua)

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L’intervista. Ci sono spazi pure per operatori da impiegare nei mercatini di prodotti agricoli o esperti contabili

di Aurora Fiorenza

«La terra siciliana ha molte opportunità lavorative da offrire ai giovani». Parola del segretario regionale dei giovani imprenditori della Confederazione italiana agricoltori (Cia), Angelo Forgia, che ieri mattina è stato ospite alla trasmissione Ditelo a Rgs e ha sottolineato le possibilità di impiego in un settore come quello agricolo.

Quali sono le figure professionali che le aziende agricole richiedono oggi in Sicilia?

«C’è molto lavoro nell’ambito della campagna. Le aziende cercano 10325372_10204140788946398_5829905810390208713_ncollaboratori per agriturismi, per i mercatini degli agricoltori che facciamo nelle varie città siciliane, operatori per i servizi fiscali e di patronato, soprattutto come assistenza agli anziani. Ma in particolare cerchiamo chi ha voglia di scommettere sulla terra: siamo a caccia di nuovi imprenditori agricoli. Ed è proprio su questo che si basa il Piano di sviluppo rurale, che partirà nei prossimi sei anni. L’obiettivo è far insediare nel mondo del lavoro il maggior numero di aziende che operano in questo settore. Settore che per fortuna ha tanto da offrire».

Quali sono le città siciliane che offrono maggiore spazio a chi ha voglia di fare nuova impresa agricola?

«In realtà un po’ tutte. Il motivo? Nelle città c’è un risveglio poiché la crisi ha impoverito le famiglie e, quindi, oggi il ritorno alla terra è forte. Il territorio siciliano è ottimo per essere coltivato. Noi abbiamo molte occasioni all’interno delle nostre aziende, nei nostri patronati, nei nostri centri fiscali. Su questo vogliamo puntare: sui giovani che credono nella terra e nel benessere. Le superfici terrene ci sono, spesso vengono abbandonate o trasformate in insediamenti. Invece, noi vogliamo che la campagna rimanga tale e torni a essere protetta e produttiva. Dalle nostre terre  siciliane devono venire alla luce prodotti salutari, biologici, non inquinanti. Tutta merce che già adesso viene venduta, durante la settimana  e in particolare nel week-end, all’interno dei mercati del contadino. Ed è proprio in questi mercati che mettiamo in contatto diretto il produttore con il consumatore. Oggi chi consuma è molto più attento rispetto al passato e cerca la qualità in un mondo fatto di globalizzazione che spesso mira, invece, alla qualità».

Voi siete tra i partner del progetto europeo Garanzia Giovani. Che tipo di opportunità state mettendo a disposizione per i ragazzi siciliani?

«Abbiamo aperto tutte le nostre aziende ai giovani. In primis gli agriturismi che sono dei luoghi dove spesso le nuove generazioni non vanno e, quindi, non conoscono. Allora cerchiamo di avvicinarli alla campagna, facendogli  fare dei giri  e toccando con mano la terra. Ma non solo. Li facciamo incontrare anche con gli animali che vivono in agriturismo. Un rapporto, quello tra i ragazzi  e gli animali, che spesso nei centri  urbani non si crea. Vivere nelle metropoli significa anche stare lontani dalla realtà verde, fatta principalmente di sola natura e bellezza. Ecco, con questi tirocini, con queste esperienze lavorative rivolte ai ragazzi  vogliamo portare la città in campagna. Il lavoro nel campo dell’agricoltura esiste, mancano purtroppo le specializzazioni. Servirebbe una politica che indirizzi i giovani a queste opportunità reali. Quindi, bisogna guidare i ragazzi verso i mondi in cui ancora c’è spazio per costruire un futuro. Le nuove generazioni non vanno demoralizzate. Noi abbiamo occasioni lavorative da offrire, con il nuovo piano di sviluppo rurale abbiamo la possibilità di far nascere nuovi imprenditori agricoli. Però, spesso ci troviamo davanti a un burocrazia che ci ostacola, che non facilita le occasioni che rivolgiamo ai giovani. Basta pensare che in Sicilia ci sono delle proprietà terriere della Regione e dell’ente di Sviluppo Agricolo, potenzialmente coltivabili che potrebbero essere utilizzate, messe a disposizione di chi ha intenzione di fare azienda con la terra. Ma che purtroppo sono inutilizzate. Così, quando chiediamo di poter avviare, proprio in questi appezzamenti, un’impresa agricola giovane e fresca, scopriamo sempre che per ottenere quei terreni bisogna passare da mille permessi e superare altrettanti vincoli».

Questa difficoltà e questa pesantezza burocratica che affrontate quotidianamente, l’avete sottoposta all’attenzione dell’amministrazione regionale?

«Si. Tanto che proprio all’assessore regionale all’Agricoltura, Nino Caleca, qualche settimana fa durante un incontro, abbiamo chiesto di dare il capitale terra ai giovani, affinché questi possano connettersi, insediarsi e fare impresa sana. Solo questo chiediamo: tempi certi. Con tutta sincerità devo dire che sono davvero moltissimi i giovani che vogliono tornare alle radici. I ragazzi siciliani vogliono creare delle imprese agricole legate al biologico, alla salute, al pulito. Lo scopo di queste aziende che vogliono nascere e svilupparsi è di puntare sulla qualità. L’entusiasmo e le idee dei giovani non mancano. Anzi, spesso partono euforici, ma poi si demoralizzano quando vogliono trasformare in concretezza ciò che avevano pianificato sulla carta. Purtroppo davanti a loro non trovano delle modalità semplici per poter mettere in piedi un’azienda. Quindi, noi abbiamo un obbligo morale, che è quello di accompagnarli nel loro sogno e non ci stancheremo mai di farlo».

Giornale di Sicilia 

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La Cia lo sostiene da tempo e lo aveva ribadito dopo il via libera per la creazione di un fondo europeo di garanzia giovani proposto dal presidente del Ceja, Matteo Bartolini : il ricambio generazionale passa anche dall’ accesso dei giovani alla terra.
Durante un 10259487_1486936544868892_8729420145001724385_nincontro tenutosi ieri con le associazioni dei giovani agricoltori siciliane l’assessore Caleca ha manifestato la volontà di dare priorità ai giovani e alle donne all’ assegnazione delle terre disponibili da parte della pubblica amministrazione.
E’ stato un interessante incontro perchè si sono messe le basi per un confronto reciproco che si tradurrà, nelle prossime settimane, in riunioni tecniche dopo che, come ha dichiarato l’assessore, l’Ente di Sviluppo Agricolo consegnerà l’elenco delle terre disponibili.
Già la Regione Siciliana ha legiferato al riguardo, infatti l’articolo 21 della Legge Finanziaria 5/2014 prevede la costituzione della “Banca della Terra” che comprenderà i terreni e gli immobili della riforma agraria compresi i Borghi Rurali, quelli del demanio forestale, dell’Assessorato regionale agricoltura, quelli degli enti locali concessi a uso gratuito all’ Amministrazione regionale, in più quelli che privati vogliono concedere autonomamente.
L’associazione dei giovani Logo Cia con Scrittaagricoltori della CIA Siciliana AGIA, presente ieri all’ incontro con il presidenteNicolo’ Lo Piccolo, è pronta per fornire a quei giovani che vogliono fare impresa agricola tutta la assistenza necessaria per fare nascere e gestire una impresa agricola.
Accogliamo favorevolmente la volontà politica dell’assessore – dichiara il presidente regionale CIA Rosa Giovanna Castagnaa cui speriamo seguano in breve tempo i fatti, con l’auspicio che vengano al contempo salvaguardate quelle aziende che in alcune aree, grazie ai terreni demaniali, si sono rese protagoniste di autentica custodia territoriale e ambientale.