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Matteo Renzi e Leoluca Orlando

di Angelo Forgia

Ufficialmente Renzi, ieri, è venuto a Palermo per presentare il suo libro. In realtà, stando a indiscrezioni, sarebbe piombato in Sicilia per ‘benedire’ la candidatura di Leoluca Orlando alla presidenza della Regione siciliana. L’accordo con il Ministro Alfano e D’Alia. E la ‘ritirata’ di Ottavio Navarra che, con la sua lista, convergerebbe in appoggio al sindaco di Palermo

Ufficialmente Matteo Renzi è venuto a Palermo per presentare il suo libro. Sempre ufficialmente non avrebbe dato indicazioni per le elezioni regionali siciliane del 5 novembre. E ancora ufficialmente dovrebbero essere gli esponenti del centrosinistra siciliano a trovare il candidato per la presidenza della Regione siciliana. Ma le cose stanno proprio così?

A Nientedipersonale risulta un altro scenario, che sembrerebbe del tutto diverso dall’ufficialità. A noi risulta che sarebbe stato siglato un accordo di ferro tra Renzi e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. E sarebbe proprio lui il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione, appoggiato da almeno tre liste.
Proviamo a raccontare quello che si è mosso dietro i riti dell’ufficialità andati in scena a Mondello.
In prima battuta Renzi avrebbe chiesto al presidente della Regione uscente, Rosario Crocetta, di fare un passo indietro. Le dimissioni di Crocetta, in questo schema, sono un passaggio centrale: senza le sue dimissioni, infatti, Leoluca Orlando non potrebbe essere il candidato alla guida della Sicilia. Questo perché la legge prevede che un sindaco di una città siciliana con oltre 20 mila abitanti, per poter porre la propria candidatura alla presidenza della Regione o all’Ars, si deve dimettere sei mesi prima. A meno che la legislatura dell’Assemblea regionale siciliana non si interrompa in anticipo: per esempio, con le dimissioni del presidente della Regione.
Quindi le notizie sarebbero due: dimissioni di Crocetta da Palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione; e dimissioni di Orlando da sindaco di Palermo appena eletto.
Dopo di che Orlando annuncerebbe la propria candidatura alla presidenza della Regione siciliana.
Quali e quante liste appoggerebbero la candidatura di Orlando? Per ora dovrebbero essere tre.
La prima lista sarebbe composta da Orlando accompagnato da un gruppo di sindaci (o ex sindaci). In pratica, Orlando sfrutterebbe la sua posizione di presidente dell’ANCI Sicilia (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) per comporre la propria lista. Assieme al sindaco di Palermo dimissionario si aggregherebbero i bersaniani di Articolo 1 Mdp e Sinistra Italiana.
La seconda lista dovrebbe vedere insieme il PD, Alternativa Popolare di Angelino Alfano, Dore Misuraca e Simona Vicari e i centristi di Giampiero D’Alia e Giovanni Ardizzone, più altri ex democristiani. In parole semplici, si riproporrebbe lo schema che è stato utilizzato alle elezioni comunali di Palermo: il Partito Democratico si ‘nasconderebbe’ dentro quella che, alla fine, non è altro che una lista civica. Questo consentirebbe al PD in generale e a Renzi in particolare di evitare di contare i voti in Sicilia.
I timori del PD – a Roma e in Sicilia – sono legati ai cinque anni di esperienza fallimentare di Rosario Crocetta alla presidenza della Regione. ‘Nascondendosi’ dentro una lista civica – come hanno già fatto alle elezioni comunali di Palermo – avranno tutto da guadagnare: se Orlando vincerà le elezioni, il PD siciliano sarà tra i ‘vincitori’; se, invece, si perderanno le elezioni, il PD siciliano non avrà perso perché il simbolo del partito non avrà peso parte alle elezioni.
La terza lista in sostegno di Orlando dovrebbe essere messa a punto dal leader di Sicilia futura, Salvatore Cardinale, e dal socialista, Carlo Vizzini. Quest’ultimo si è impegnato a coinvolgere in questo passaggio elettorale le tante ‘anime’ socialiste che oggi sono presenti in Sicilia.
Fine dello schema? No, c’è un ulteriore passaggio: la garanzia di non perdere voti a sinistra.
Un’alleanza centrista – con il PD alleato, se non ‘mescolato’ tra i centristi – esporrebbe il Partito Democratico a una possibile ‘emorragia’ di voti a sinistra. Alle elezioni comunali Orlando è riuscito a bloccare la sinistra con il cartello elettorale Sinistra comune. L’operazione gli è riuscita agevolmente perché Giusto Catania – che controlla la segreteria provinciale di Rifondazione comunista di Palermo – ricopriva il ruolo di assessore nella Giunta comunale uscente di Leoluca Orlando. E sono stati proprio Giusto Catania e il parlamentare nazionale di SEL, Erasmo Palazzotto ad impedire, al Comune di Palermo, la presenza di una sinistra alternativa al PD (anche se adesso lo stesso Catania, privato della poltrona di assessore comunale, avrebbe iniziato a fare un po’ le bizze…).
Sulla Regione è già stata annunciata la presentazione di una lista alternativa al PD siciliano. Si tratta di una lista che raccoglie varie ‘anime’: Rifondazione comunista, Partito comunista italiano, Risorgimento socialista, Possibile, più altri movimenti legati ai vari territori in relazione alla tutela dei beni comuni acqua pubblica e altro ancora) e alla Costituzione italiana del 1948. Il candidato di questa lista alla presidenza della Regione dovrebbe essere l’editore Ottavio Navarra, già parlamentare nazionale e regionale della sinistra.
Nell’accordo politico siglato da Renzi e Orlando è previsto il ritiro di Ottavo Navarra e la confluenza di questo schieramento politico sulla candidatura dello stesso Orlando.
Un altro punto dell’accordo prevede che, in caso di vittoria, di Orlando, la presidenza dell’Ars vada a un centrista.

Sinistra Italiana in Sicilia: eletti i vertici. “Siamo e restiamo alternativi al PD”
di Giulio Ambrosetti

La riammissione della lista di Stefano Fassina alle elezioni comunali di Roma ha rilanciato Sinistra Italiana, lo schieramento politico che, con fatica, si sta cercando di costruire a sinistra del PD.

imageOggi Fassina è più che mai lanciato nella campagna elettorale romana. E’ uno dei candidati a sindaco della Capitale. Un test elettorale importante, per Sinistra Italiana, perché un buon risultato a Roma potrebbe diventare il traino per le prossime elezioni politiche.

Insomma l’elettorato italiano di sinistra non è condannato a votare per il PD di Renzi, di Napolitano e della Ministra Boschi. C’è anche spazio per un partito di sinistra che non plaude al Jobs Act e alla pessima riforma costituzionale che la Ministra Boschi sta provando, con scarso successo, a propagandare.

E in Sicilia come va Sinistra Italiana? L’abbiamo chiesto a uno dei fondatori di questo partito in Sicilia: Angelo Forgia, una storia socialista alle spalle, tra i fondatori del Megafono e oggi deluso dall’esperienza del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta.

Non è che, alla fine, intrupperete anche il presidente Crocetta, che oggi sembra in rotta di collisione con il PD?

“Non se ne parla nemmeno. Crocetta, di fatto, ha gestito un fallimento politico e amministrativo. La sua esperienza di presidente della Regione siciliana è da dimenticare. Ripeto: ha fallito su tutta la linea. E ha fallito insieme con il PD e con i partiti e i movimenti di un improbabile centrosinistra. Da noi non ci potrà essere spazio per personaggi come lui”.

Insomma, siete alternativi a Crocetta.

“Assolutamente sì. Il presidente Crocetta, lo ribadisco, è il simbolo di un grande fallimento. I risultati dei suoi tre anni e mezzo di governo sono sotto gli occhi di tutti. Il suo Governo non ha un programma, non ha argomenti. Quello che è visibile è una grande ‘macelleria’ sociale. Non c’è un solo settore della vita pubblica siciliana che registri qualche risultato positivo”.

Eppure Crocetta si ripropone alla guida della Sicilia. Dice che i Siciliani sono con lui…

“Non solo lui si ripropone, ma lo ripropone anche il leader dell’UDC siciliana, Giampiero D’Alia. Ma la loro è solo una minestra riscaldata”.

Nei giorni scorsi, ad Enna, c’è stata l’assemblea regionale di Sinistra Italiana. Com’è andata?

“Bene, anzi, benissimo. Erano presenti i rappresentanti di tutta la Sicilia. L’assemblea ha eletto chi rappresenterà la Sicilia a Roma”.

E chi sono gli eletti?

“Sono l’ex parlamentare regionale socialista Raffaele Gentile, Alessandra Joppolo e Ottavio Navarra. Poi ci sono i venti componenti della direzione regionale”.

Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre ripetono sempre che Sinistra Italiana sarà un soggetto politico nuovo e non la somma di vecchie sigle. Un soggetto politico che, aggiungono, si candida a governare l’Italia con idee e valori della sinistra.

“Il programma politico è questo”.

Però le vecchie sigle ci sono sempre.

“Non mi pare proprio. Rifondazione comunista è fuori da questa esperienza. C’è un dialogo aperto con alcuni dirigenti e parlamentari di SEL, ma non con Nicki Vendola, anche lui lontano da questa nuova esperienza politica. Semmai una personalità politica a noi vicina è il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. E un motivo c’è”.

Ovvero?

“De Magistris rappresenta in pieno la sinistra che noi vogliamo costruire: una sinistra fatta di persone impegnate in politica che dialogano direttamente con la base. Sotto questo profilo, l’esperienza di De Magistris a Napoli, lo ripeto, è indicativa della nostra idea di politica. Non a caso il PD sta facendo di tutto per indebolire il sindaco di Napoli. Renzi e compagni hanno capito che De Magistris è forte perché parla direttamente al cuore dei napoletani. Sanno che se il messaggio e lo stipe politico del sindaco di Napoli dovesse prendere piede per il PD renziano, partito verticistico, potrebbe essere l’inizio della fine”.

A Palermo si parlava di un avvicinamento del sindaco Leoluca Orlando.

“Assolutamente no. Orlando ‘viaggia’ con il PD e, in particolare, con Matteo Renzi e con il Ministro Graziano Delrio. Con noi l’attuale sindaco di Palermo non ha nulla a che dividere”.

Ma chi sono i vostri rappresentanti siciliani nel Parlamento nazionale?

“C’è il senatore Francesco Campanella. C’è il parlamentare nazionale Erasmo Palazzotto. E poi Luca Casarini”.

Non è che ci riproponete la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini?

“Non credo proprio. La spirito di Sinistra Italiana è rappresentato dal legame con i territori. E i candidati al Parlamento nazionale non potranno che essere espressione dei territori siciliani”.

Torniamo alle elezioni romane. E’ vero che siete in possesso di sondaggi molto incoraggianti?

“I nostri sondaggi li conoscono tutti. Fassina, a Roma, viene dato all’11 per cento. E non c’è da stupirsi. Roma è una città che può contare su un elettorato di sinistra che oggi il PD di Renzi non rappresenta”.

E a livello nazionale?

“Stiamo lavorando in tutta l’Italia. Il concetto è sempre lo stesso: il PD di Renzi è un partito che ha sposato il liberismo economico. Il Jobs Act ne è una delle tante testimonianze. Noi siamo molto fiduciosi. La nostra fiducia, lo ribadisco, nasce dal fatto che stiamo costruendo un partito dal basse e non dal vertice”.

Ma è vero che in Sicilia Sinistra Italiana può contare sulla presenza e sui voti di tanti socialisti?

“Io parlerei di una matrice socialista non strutturata che in Sicilia si riconosce nelle posizioni di Sinistra Italiana. Letta così, possiamo dire che la presenza di questa matrice socialista è molto diffusa”.

 

E’ vero che,a partire da Agrigento, siete in contatto con gli amministratori comunali che in Sicilia si battono per la gestione pubblica dell’acqua?

“Noi siamo favorevoli alla gestione pubblica dell’acqua. A differenza del PD di Renzi che, invece, vuole affidare ai privati questo settore. Va da sé che gli amministratori comunali siciliani che si battono per l’acqua pubblica sono i nostri interlocutori”.

Ovviamente, al referendum di Ottobre voterete No.

“Certo che voteremo No alla pessima riforma della Costituzione del Governo Renzi. Da qui ad Ottobre daremo vita a tante iniziative in tutta la Sicilia. per spiegare ai cittadini che questa follia darebbe a Renzi un potere immenso. Votare No, oggi, è un dovere civico”.

                                                              LE REAZIONI

Simone Di Trapani (Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia e Libertà)

“Quanto scritto oggi sul quotidiano online contiene alcune gravi inesattezze. La prima si trova già nel titolo, dal momento che Sinistra Italiana in Sicilia non ha eletto vertici che possano arrogarsi il diritto di dichiarare a nome del nascente soggetto politico. Piuttosto è stato nominato, ahimè, un comitato promotore siciliano, del quale anch’io faccio parte, che, non essendo stato legittimato da un voto, non ha alcuna rappresentatività”.

“La seconda inesattezza, ma qui siamo sul terreno della politica, è il giudizio che Forgia (fan di Crocetta fino a qualche mese fa) dà del Sindaco Orlando, che non può che essere, alla luce di quanto detto prima, un mero giudizio personale. Sinistra Ecologia e Libertà, di cui mi onoro di essere coordinatore provinciale di Palermo eletto legittimamente da un congresso, ha cominciato da diversi mesi, insieme a Rifondazione Comunista e L’Altra Europa con Tsipras, un percorso che raccoglie singole persone, esperienze collettive, reti sociali, associazionismo diffuso e movimenti che lavorano nel territorio e che, in questi anni, hanno elaborato e realizzato proposte concrete ed efficaci, determinando importanti processi di rinnovamento”.

“Un percorso che ha trovato nell’attuale Amministrazione comunale terreno fertile per far crescere il progetto di una Sinistra concreta, ampia, democratica e alternativa al Partito Democratico, di cui il Sindaco Orlando ha rappresentato l’unica opposizione autorevole negli ultimi quattro anni, a differenza dello scrivente Forgia”.

 

Luca Casarini   

Leggo l’intervista rilasciata da Angelo Forgia, in merito alla nascita anche in Sicilia di sinistra Italiana, o meglio del percorso costituente di sinistra Italiana che ci porterà a fine anno a svolgere il vero e proprio congresso della sua fondazione. L’assemblea molto partecipata di Enna è stato il primo passo, e tanti altri dovremmo compierne per giungere alla meta, che è quella di costituire in Italia non un nuovo, ennesimo, partito, ma un “partito nuovo”, capace di ridare senso anche alla parola “sinistra”. Trovo alcune affermazioni di Forgia, così come le leggo, totalmente sbagliate per quel che mi riguarda, e sulle quali vale la pena di soffermarsi perché hanno a che fare con il merito e il metodo, con stile e cultura politica. Con il Dna insomma di qualcosa che è in gestazione, e quindi va preservato da “modificazioni genetiche”. Forgia detta la linea politica: primo grave errore, inaccettabile. Nessuno in questo “partito nuovo” ha e avrà nostalgie per quel “centralismo democratico” tanto caro alla sinistra del ‘900, e nemmeno per quel decisionismo rampante che caratterizza le formazioni politiche del nostro tempo. Sinistra Italiana, proprio perché è immersa in un processo costituente, forma la sua “linea politica” in maniera partecipata, approfondita, condivisa. Quindi quando uno parla dovrebbe sempre premettere che lo sta facendo per sé, come contributo alla discussione, i cui esiti sono legati alle decisioni prese dalle persone, non da “generali senza esercito”. In questo, il “comandare obbedendo” di matrice zapatista, ci sarà davvero utile come bussola per costruire il nuovo soggetto politico. Forgia poi si lancia in una bocciatura senza appello di Orlando, accomunandolo a Crocetta. Ritengo totalmente sbagliato anche questo, nel merito oltre che nel metodo, perché il sindaco Orlando, presente con noi all’atto di partenza del processo costituente che si è tenuto a Roma lo scorso febbraio, non è un nostro avversario, ma un interlocutore fondamentale, importante, utile. Lo riteniamo in molti dentro Sinistra Italiana, e non è un caso se è stato invitato ad intervenire insieme a Luigi De Magistris. Se in Sicilia, tra le due presenze “complementari” in campo che sono Crocetta e Faraone, che compongono le fattezze del nuovo gattopardismo e accomunate dagli stessi interessi che bloccano il cambiamento, irrompesse una “anomalia”, radicale nella difesa dei beni comuni e credibile nel progetto di rilancio di una terra martoriata come la nostra, sarebbe una cosa straordinaria e stimolante: non si può immaginarlo senza figure come Orlando e Accorinti e tanti e tante altri sindaci e amministratori di medi e piccoli comuni che stanno combattendo sul campo. Quindi, al contrario di quello che dice improvvidamente Forgia, io e tanti e tante altri che partecipiamo a Sinistra Italiana, ci stiamo muovendo in questo senso. Quello che forse Forgia non ha capito è che a noi interessa costruire una proposta radicale e allo stesso tempo credibile, cioè che abbia delle possibilità di riuscire ad incrinare sul piano istituzionale, ciò che sembra immutabile. Farlo vuol dire ragionare in grande, in maniera larga e non produrre un minoritarismo di testimonianza, che è l’aspetto quasi immorale nel quale certa sinistra nasconde il proprio essere inutile alla società. Essere nel Assemblea Regionale vuol dire per noi aiutare chi nella società sta già costruendo una nuova Sicilia, con lotte, movimenti, forme di vita e di lavoro alternativi. Vogliamo parlare della gigantesca battaglia che dovremmo sostenere contro i programmi di privatizzazione dei beni comuni che i gattopardi di tutte le famiglie stanno già agitando? Vogliamo finalmente battere un colpo al fianco di chi si è sempre opposto, con le lotte e non con le chiacchiere, al Ponte sullo stretto, al Muos, alla devastazione ambientale? Alla mancanza di lavoro resa strutturale dalle politiche europee, nazionali e regionali? Se vogliamo farlo davvero, non possiamo solo “partecipare” con qualche partitino inutile, ma essere protagonisti di una grande alleanza di alternativa. Sinistra Italiana farà il suo percorso, ma di sicuro io mi batterò sempre per una forma partito che valorizzi i territori e le esperienze politiche originali ed innovative, diverse tra loro, e non per riprodurre in sedicesimo e con i modellini fatti a tavolino, ciò che avviene da altre parti. Partito a rete, idee originali, laicità e non liturgie, niente arroccamenti minoritari, inutili alle persone e utili solo a qualche eletto in cerca di poltrone: questa battaglia culturale e politica sarà l’anima e il cuore, per quel che mi riguarda, del processo costituente di una sinistra nuova. E Niki Vendola, vorrei informare Forgia, è più vicino e presente di quanto lui pensi.