Il “Grande inciucio” di Agrigento tra Pd e Forza Italia

di Giulio Ambrosetti

Il più incredibile di tutti è il segretario regionale del PD siciliano, Fausto Raciti: «Nessun accordo con Forza Italia, ad Agrigento c’è un’intesa con alcuni movimenti civici, tra cui “Patto per il territorio” che ha al suo interno alcuni ex esponenti di Forza Italia, che hanno deciso di aderire a quel progetto». Dunque, secondo Raciti, Riccardo Gallo Afflitto,125150178-655c5bb7-2d3a-4686-a7cd-9f0fd57a44e4 parlamentare nazionale di Forza Italia eletto in Sicilia, da sempre vicino a Marcello Dell’Utri (in questo momento “assente” dalle cronache politiche, perché in galera dopo la condanna per mafia), avrebbe lasciato il partito di Berlusconi per abbracciare la “causa” del PD. Possibile?

Succede di tutto e di più nella città che diede i natali a Luigi Pirandello. Dove, in vista delle elezioni per il nuovo sindaco, il Partito Democratico “imbarca” nelle proprie elezioni primarie un personaggio che è sempre stato considerato l’uomo forte di Forza Italia in città: il già citato onorevole Riccardo Gallo Afflitto, che ricopre attualmente la carica di vice segretario regionale degli azzurri siciliani. Giuseppe Arnone, figura storia della politica agrigentina, già ai vertici di Legambiente Sicilia, per lunghi anni consigliere comunale della Città dei Templi e da sempre bastian contrario della sinistra dell’Isola, chiama in causa Lino Banfi: «Il Lino Banfi della situazione – scrive Arnone nel quotidiano on line La Voce di New York (www.lavocedinewyork.com) – è un ruolo che si contendono il Presidente regionale del PD, Marco Zambuto, ex sindaco di Agrigento, e il segretario regionale del PD, Fausto Raciti. Zambuto fu eletto sindaco nel 2012, quando era vice segretario dell’Udc, grazie al grande appoggio di Riccardo Gallo, all’epoca in rottura con Forza Italia ed approdato con Zambuto all’Udc». Insomma, sembra dire Arnone, una volta che il PD siciliano ha imbarcato Zambuto, già esponente dell’Udc e di Forza Italia, è chiaro che quest’ultimo si stia portando dietro il suo vecchio compagno di partito, Riccardo Gallo. Insieme in Forza Italia e insieme nel PD. Arnone si rivolge ai vertici nazionali del Partito Democratico: «Qualcuno vuol aprire a Roma un ragionamento serio su questa grande pulcinellata? O anche a Roma si pensa che in Sicilia è sempre Carnevale?».

Giusy Savarino, già parlamentare regionale di centrodestra, oggi in prima fila in Sicilia tra i ‘Ricostruttori’ di Raffaele Fitto con il movimento “Amunì Sicilia”, di cui è Presidente, va giù dura: «Negano le primarie a Fitto e poi, ad Agrigento, Forza Italia partecipa alle primarie della sinistra». Giusy Savarino mette il dito nella piaga: a Roma l’ex Cavaliere non vuol sentire parlare di primarie, ma in Sicilia il vicesegretario regionale di Forza Italia partecipa alle primarie insieme al PD, con Raciti a sostenere che Riccardo Gallo è un ex di Forza Italia. Da qui una domanda: ma Forza Italia è un partito politico o un “albergo ad ore” della politica dove si esce e si entra a seconda delle esigenze?
Ancora Giusy Savarino: giusy_savarino«Che ne pensa dello scandaloso comportamento del suo vice lo stratega e luogotenente berlusconiano, Vincenzo Gibiino? Mentre Berlusconi rompe il patto del Nazareno e impone il voto contrario alle riforme, dicendo basta all’arroganza del Pd e di Renzi, è vergognoso che ad Agrigento un suo deputato, Riccardo Gallo Afflitto, partecipi alle primarie della sinistra con il simbolo di Forza Italia e la “benedizione” ufficiale dell’amico Rosario Crocetta». Il riferimento è al Presidente della Regione Siciliana, che nei giorni scorsi si è spostato ad Agrigento, rilasciando la seguente dichiarazione all’Adnkronos: «Non c’è nessun accordo tra il Pd e Forza Italia in vista delle primarie di coalizione ad Agrigento. Si tratta di liste civiche che servono a isolare la Lega. E non è affatto vero che ci sono dei malcontenti, perché ad Agrigento sono tutti d’accordo».

Tutti d’accordo proprio no. Abbiamo già visto cosa pensa Arnone di questo nuovo papocchio politico. E anche Gianni Battaglia, già parlamentare nazionale di centrosinistra, nonché ex deputato e Assessore regionale, non sembra molto convinto dell’inciucio agrigentino: «La verità – dice Battaglia – è che il PD è l’unico partito politico che non sta evaporando. Così tutti cercano di trovare un posto nelle liste o, magari, qualche strapuntino. È chiaro che tutti questi personaggi che si stanno “imbarcando” nel PD siciliano non hanno nulla a che vedere con la storia della sinistra siciliana. Stanno prendendo un taxi. Si faranno eleggere, anche perché molto spesso hanno più consensi dei dirigenti e degli esponenti del nostro partito». «Prepariamoci al paradosso − aggiunge Battaglia − di vedere eletti nel PD personaggi che nulla hanno a che vedere con la sinistra e con lo stesso Partito Democratico. Quando questo succederà, chi attualmente sta aprendo le porte a questi personaggi dirà che non fanno parte della tradizione del PD. Per non parlare di quelli che scenderanno dal taxi alla prima stazione utile».

Chi non sembra, invece, stupito di quello che sta succedendo all’ombra dei templi è l’Assessore del Comune di Palermo, Giusto Catania, giusto_cataniaesponente di Rifondazione Comunista che, su Facebook, scrive: «Non comprendo questo stupore per l’alleanza tra PD e Forza Italia ad Agrigento. Mi pare l’effetto di una politica coerente. Il PD, in Sicilia, è al governo con i resti del sistema di potere di Cuffaro e Lombardo; a livello nazionale Renzi fa il governo con i ministri Alfano e Lupi e con decine di sottosegretari di centrodestra, tra cui il siciliano Giuseppe Castiglione». Quindi, la stoccata finale al Partito Democratico di Palermo, quasi sempre critico con l’attuale amministrazione comunale: «In linea con questa impostazione, a Palermo − conclude Catania − il PD è all’opposizione di Leoluca Orlando. Evidentemente c’è troppa sinistra in giunta!”.

Ma dentro Forza Italia non tutti sembrano d’accordo con la “svolta” di Riccardo Gallo: «Io non mi alleerò mai con il PD», taglia corto Salvatore Iacolino, già europarlamentare di Forza Italia, anche lui agrigentino. Che aggiunge: «Gallo sta solo cercando di piazzare nel Consiglio comunale di Agrigento i propri uomini, sfruttando la legge elettorale». E magari anche il sindaco, che potrebbe essere Silvio Alessi, Presidente della squadra di calcio locale e berlusconiano della prima ora, ovviamente amico di Gallo? Per il già citato Arnone l’operazione è questa: utilizzare il “taxi” del Pd per far eleggere ad Agrigento un sindaco di Forza Italia. Magari, anche il coordinatore di Forza Italia in Sicilia potrebbe essere contento della nuova “operazione” trasformista in corso tra il tempio della Concordia e il tempio di Giunone.
«Ad ogni modo − conclude Iacolino − per sabato è stata fissata una riunione a Palermo. Sarà il coordinamento di Forza Italia in Sicilia a decidere la linea politica del partito».
E noi che pensavamo che a decidere tutto, dentro Forza Italia, fossero Berlusconi e Dell’Utri!

Forza Italia: il tradimento di Berlusconi e la ‘calata’ di Fitto in Sicilia

di Giulio Ambrosetti

Domani Raffaele Fitto sarà a Palermo per presentare, di fatto, la sua idea di centrodestra alternativa a quella di Silvio Berlusconi. Ufficialmente, Fitto è ancora dentro Forza Italia. Ma è ormai chiaro che la rottura con l’ex Cavaliere è nelle cose. E non è certo per caso che il grande dissidente azzurro abbia scelto la Sicilia: è nell’Isola che il centrodestra è sempre stato ed è ancora forte; è in Sicilia che un’alternativa a Berlusconi può trovare salde radici per una serie di motivi che ora proveremo a illustrare.

2015012281258-FittoPrima, però, va fatta una premessa sulla crisi del berlusconismo che ha radici a Milano, a Roma e, per certi versi, in Germania. Ricordiamo che, nel 2012, Berlusconi rischiava tantissimo sul piano giudiziario. Poi tutto è finito nella più classica delle bolle di sapone. Certo, ha dovuto lasciare il Parlamento in seguito a una condanna tutto sommato lieve, rispetto a tutto quello che ha combinato. E gli hanno dato anche la possibilità di continuare a fare politica. Perché? Qui potrebbe essere entrata in scena la Germania. Proviamo a raccontare il perché.

È fuor di dubbio che il governo di Matteo Renzi prenda ordini dalla Merkel. Non tanto e non soltanto perché la rete è piena di scritti e vignette che ritraggono l’attuale Presidente del Consiglio del nostro Paese accanto alla Cancelliera tedesca, quanto perché alcuni provvedimenti voluti dal governo, e che dovrebbero essere approvati da Camera e Senato, sembrano dettati dagli interessi della Germania (il Jobs Act, per esempio, che consentirà di licenziare i lavoratori senza tante storie). È chiaro che servirà a chi rileverà le imprese italiane o a chi verrà a fare impresa in Italia. E tra questi c’è la Germania (ma non soltanto).

Nel 2012 a Berlusconi è stato consentito di partecipare e gestire le elezioni politiche, nonché di raccogliere il 30 per cento circa di voti del centrodestra. Perché gli è stato concessa questa possibilità? Per organizzare un’opposizione al governo di centrosinistra? Non esattamente. Perché, se ci fate caso, fino ad oggi il centrodestra di Berlusconi, dentro e fuori dal Parlamento, ha puntellato il governo Renzi. Di fatto, l’ex Cavaliere utilizza i voti dell’elettorato del centrodestra per aiutare un governo di centrosinistra.

Il “gioco” sembra essersi interrotto con l’elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica. Berlusconi si è adirato, ha detto che si è sentito tradito e bla bla. Ma questa potrebbe essere una sceneggiata. Se, come si presume, in Parlamento Berlusconi sosterrà il Jobs Act e altri provvedimenti del governo Renzi, si avrà la dimostrazione che Berlusconi non ha mai rotto con Renzi, del quale, anzi, condivide quasi tutte le scelte politiche, che, in buona parte, non sono affatto di sinistra, ma di centrodestra.

Perché Berlusconi sta appoggiando il governo Renzi? La risposta è facile: perché, da due anni a questa parte, l’ex Cavaliere sta utilizzando l’elettorato di centrodestra per tutelare le proprie aziende e non certo per costruire un’alternativa al governo Renzi. In pratica, Berlusconi sta tradendo il proprio elettorato. E lo sta facendo perché la Germania, se vuole, gli “mangia” le aziende nel giro di qualche settimana.

o.273892Oggi più di ieri tutti i mercati sono truccati. Lo spread è sceso sotto i 100 punti, non perché l’economia italiana è in ripresa (tutt’altro!), ma perché così vuole la Germania. In Borsa i titoli di Mediaset tengono, non perché gli investitori ci credono, ma perché le banche controllate dai potentati economici e finanziari che fanno sempre capo alla Germania per ora hanno deciso così. Ma se Berlusconi sgarra, gli mangiano le aziende in un solo colpo.

Berlusconi non è un uomo politico libero. Ammesso che qualche volta possa esserlo stato, oggi libero non lo è proprio. Deve tutelale le proprie aziende. E per farlo deve prendere per i fondelli l’elettorato italiano di centrodestra, sostenendo in Parlamento (possibilmente sottobanco per non fare scoprire il “gioco”) il governo Renzi.

Chi ha ‘sgamato’ Berlusconi è Fitto, il quale, infatti, sta dando vita a una battaglia politica dentro Forza Italia. In tanti si chiedono perché Fitto non abbia ancora lasciato gli azzurri. Chi se lo chiede non “mastica” molto la politica, perché è chiaro che Fitto, prima di venire fuori con un nuovo soggetto politico moderato, deve provare a conquistare Forza Italia mettendo in minoranza Berlusconi nel suo stesso partito. L’operazione è quasi impossibile, perché l’ex Cavaliere, grazie alla sue Tv, condiziona l’opinione pubblica.

Ma nonostante le sue Tv, Berlusconi è in crisi. Perché ormai il gioco politico sporco che conduce è sempre più chiaro. E più disinforma la gente, più si ‘sputtana’. D’altra parte, Fitto rimane dentro Forza Italia, perché più resta dentro il partito, più si rafforza, togliendo dirigenti e, soprattutto, elettori a Berlusconi e alle sue Tv. Come finirà? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che Fitto è in crescita, mentre Berlusconi ha ormai iniziato la sua parabola discendente.

Che parte giocherà, in questa partita, la Sicilia? Un ruolo importante, perché l’elettorato siciliano è stanco di un centrosinistra che governa la Sicilia dal 2008 con risultati devastanti. Proprio in queste ore intere categorie sociali preparano scioperi contro i tagli che il governo Renzi sta imponendo al governo regionale di Rosario Crocetta. Tagli ai dipendenti regionali, tagli ai pensionati regionali, tagli ai precari della Regione, tagli ai precari dei Comuni. E ancora: tagli agli operai della Forestale, tagli agli addetti del Corpo forestale, tagli agli enti regionali, tagli alle Province regionali commissariate, tagli ai beni culturali, tagli all’agricoltura (incredibile l’introduzione dell’Imu sui terreni agricoli!), tagli alla gestione delle scuole (non era mai capitato di assistere a centinaia di Licei e scuole superiori di tutta la Sicilia senza i riscaldamenti: eppure quest’anno è successo anche questo!). Insomma, un disastro sociale.

In una Sicilia dove la Regione è governata dal centrosinistra, dove i Comuni sono in massima parte governati dal centrosinistra, dove le Province commissariate sono gestite dal centrosinistra, dove quasi tutti gli enti pubblici regionali, provinciali e comunali fanno capo al centrosinistra, un soggetto politico di centrodestra ha davanti a sé “autostrade” di elettorato. Lo ha capito anche la Lega di Salvini, che infatti sta mettendo incredibili radici nella nostra Isola.

È per questo che Fitto si sta catapultando in Sicilia. Per proporre quello che Forza Italia siciliana – cioè il partito di Vincenzo Gibiino, il poco credibile luogotenente di Berlusconi in Sicilia – non è riuscita a fare (e che forse non può fare): costruire un’alternativa all’attuale governo regionale di centrosinistra, che sarà la forte base di partenza per un vero centrodestra alternativo a Renzi a Roma. Un progetto, quello di Fitto in Sicilia, che passa inevitabilmente per lo svuotamento di Forza Italia nell’Isola. Idea intercettata subito dal PD siciliano, che non a caso ha intruppato i quattro deputati moderati di Articolo 4, nel timore che venissero calamitati dal progetto di una nuova area politica moderata.

Ma il tempo, in Sicilia, lavora in favore di Fitto. Lo svuotamento di Forza Italia siciliana, infatti, è già iniziato. Gli accordi che Forza Italia sta provando a stringere in tanti Comuni della Sicilia con il PD, in vista delle elezioni amministrative (vedi Agrigento) sono un segnale preciso di debolezza. Perché più Fitto si organizza nel territorio, più la Germania chiede conto e ragione a Berlusconi. Perché l’ex Cavaliere deve sì tenere in piedi un centrodestra, ma deve essere un finto centrodestra che deve appoggiare, sottobanco, Renzi, a Roma e in periferia. Ma gli elettori – soprattutto quelli siciliani – stanno capendo il gioco dell’ex Cavaliere, che alla fine di tutte queste contorsioni politiche trasformiste non salverà di certo Forza Italia. E, forse, non salverà nemmeno le sue care aziende…

L’avanzata dei leghisti nell’Isola, la crisi di Pd e Forza Italia, la “grecizzazione” della Sicilia

di Giulio Ambrosetti

La politica siciliana di questi giorni registra tre scenari che solo apparentemente sono disgiunti. Da una parte c’è l’avanzata della Lega di Salvini, che raccoglie proseliti nei piccoli e nei grandi centri dell’Isola (a Canicattì, anche se i grillini minimizzano, una “colonia” di seguaci di Beppe Grillo avrebbe abbandonato il Movimento 5 Stelle per abbracciare la causa leghista). Dall’altra parte c’è la crisi del Pd, che ogni giorno perde pezzi, tra pessimismo, disillusione e nausea per un personaggio – Matteo Renzi – che sembra si diverta, un giorno sì e l’altro pure, a irridere alla tradizione della sinistra. Quindi il terzo scenario: il dibattito interno a Forza Italia, con Raffaele Fitto che tira dritto per la propria strada contro Berlusconi e il suo circo di ‘femminazze’ e ruffiani, facendo proseliti anche in Sicilia.

Tutt’e tre questi scenari hanno una radice comune: sono gli effetti – e non la causa – della crisi politica italiana, che nella nostra isola si manifesta in tutte le sue grandi e piccole contraddizioni. E non potrebbe essere altrimenti, visto che la Sicilia, come ricordava Leonardo Sciascia, è una regione “molto italiana”.

Risulta a tratti quasi divertente – mettiamola così – la reazione della parte più stupida e più superficiale della Sicilia cosiddetta “impegnata” al dilagare della Lega nella nostra Isola.Salvini Invece di provare a capire perché oggi tanti Siciliani si rivolgono a Salvini, certi politici e certi commentatori – siano essi espressione di un certo ‘sicilianismo’ in verità un po’ becero, se non demenziale, siano essi espressione del Pd siciliano di area renziana – non trovano di meglio che gettare fango sui neo-leghisti siciliani, ricordando gli anni in cui dalla “Padania” giungevano gli slogan tipo “forza Etna” o “meridionali terroni”. Non rendendosi conto che i Siciliani che oggi si rivolgono alla Lega, piuttosto che guardare al passato, sono nauseati dal presente e guardano al futuro. Magari di questo futuro politico non intravedono nemmeno i confini, ma se gli appare migliore del presente, beh, un motivo ci sarà.

La crescita quasi esponenziale della Lega in Sicilia contiene un messaggio politico preciso: molti Siciliani sono stanchi della politica tradizionale, non credono più nell’Italia, non credono, ovviamente, in una “presunta” Europa unita dominata da banchieri, da ladri, da massoni, da finti popolari alla Angela Merkel, da falsi socialisti alla Hollande e alla Schulz e (perché no?) forse anche da mafiosi di tutte le risme. Da qui la speranza di un federalismo spinto. Insomma un’idea che, in una regione fatta da persone serie, si sarebbe già coagulata in un movimento indipendentista sul modello catalano.

Ma in Sicilia, com’è avvenuto quasi sempre nella propria storia, continua a mancare una classe dirigente autonoma, autonomista e libertaria. Con la sola eccezione di Piersanti Mattarella – che comunque muoveva da una radice profondamente sturziana («Autonomia sì, separatismo no», scriveva dall’America ai suoi seguaci in Sicilia don Luigi Sturzo negli anni subito successivi al secondo conflitto mondiale) e ancorata all’Italia repubblicana – la politica siciliana non ha mai prodotto rotture significative con il potere costituito. Lo stesso Risorgimento siciliano, pur annoverando figure di grande spessore morale e politico – si pensi a Ruggero Settimo – alla fine ha visto prevalere il peggio della “marmaglia” di quegli anni, da Garibaldi a Bixio, da Nicotera a Crispi. Tutti personaggi espressione di una degenerazione trasformista della politica, che Luigi Pirandello e Federico De Roberto avrebbero descritto in modo magistrale: il primo ne “I vecchi e i giovani”, il secondo ne “I vicerè”.

Tanti Siciliani, oggi, sotto sotto, vorrebbero credere, se non in un movimento indipendentista all’Antonio Canepa, almeno in qualcosa che gli somigli. Ma questo “qualcosa” non c’è. Ci sono tante “anime sicilianiste”, rissose e inconcludenti, totalmente incapaci di dare vita a un progetto politico. C’è il tentativo dell’ex assessore regionale, Gaetano Armao e dell’ex parlamentare, Rino Piscitello: tentativo generoso, ma privo di strumenti di “riconoscibilità”, in balìa di un’informazione che, al massimo, privilegia le critiche al governo di Rosario Crocetta rispetto alla proposta politica. Troppo poco per essere un valido piano politico.

In assenza di un progetto forte e riconoscibile, i tanti Siciliani delusi da una politica fallimentare non possono che rivolgersi alla Lega di Salvini, che magari nel passato avrà offeso il Sud, ma che oggi su alcuni argomenti dimostra di avere le idee chiare: no agli sbarchi indiscriminati di immigrati in Sicilia (l’Isis, che dir si voglia, comincia a incutere paura in tanti Siciliani), no all’euro, no all’Unione Europea della banche e del rigore imposto dalla Germania, no al governo Renzi. Tutti messaggi che trovano d’accordo tantissimi Siciliani. Forse l’unico modo per frenare la corsa ai leghisti da parte dei Siciliani potrebbe essere la nascita di un movimento sul modello di Podemos in Spagna: ma anche di questo, al momento, in Sicilia non c’è traccia.

Ma se la Lega avanza, il Pd siciliano annaspa. Intanto va detto che anche in Sicilia questo partito non è più percepito come una formazione di sinistra. Tutt’altro. Ma da noi c’è qualcosa in più: c’è il tentativo del governo Renzi di far scivolare la Sicilia nella deriva greca. In Grecia l’Unione Europea ha sostanzialmente distrutto i dipendenti pubblici, che per oltre la metà sono stati licenziati, mentre chi è rimasto si è dovuto accontentare di uno stipendio più che dimezzato. Renzi, Delrio e Alessandro Baccei vogliono fare in Sicilia la stessa identica cosa.

143801260-b9552799-155b-4065-83d6-90d836a22889La mano con la quale Renzi e Delrio stanno provando a realizzare la ‘grecizzazione’ della Sicilia è quella, appunto, di Baccei, non a caso imposto dal governo nazionale nel ruolo di assessore all’Economia. La Regione Siciliana è finita, così, in una morsa: da una parte, Renzi e Delrio che hanno scippato alla Sicilia oltre 5 miliardi di euro; dall’altra parte, Baccei che ha imposto a un’Assemblea regionale siciliana un po’ intontita un esercizio provvisorio inusuale (in uno Stato di diritto sarebbe fuori legge, perché un esercizio provvisorio non può prevedere nuove spese!), con fondi che, per intere categorie sociali, basteranno fino al 30 aprile. Dopo questa data, senza le “riforme” prospettate dallo stesso Baccei, 120-140 mila persone rischieranno di restare senza retribuzione. E quali sarebbero queste “riforme” targate Baccei? Semplice: tagli alle retribuzioni dei dipendenti regionali (si prevede il dimezzamento della dirigenza con un demansionamento incostituzionale che, però, è nei fatti), tagli ai pensionati (anche in questo caso, tutto rigorosamente incostituzionale, con il travolgimento sistematico dei diritti acquisiti), tagli per i 24 mila operai della Forestale, taglio di 450 euro circa agli stipendi di oltre 600 dipendenti del Corpo forestale, eliminazione dei fondi regionali per il precariato e via continuando con provvedimenti di contenimento della spesa. Una manovra recessiva che, nel progetto di Renzi, deve fare esplodere in Sicilia il malessere sociale.

In pratica, il progetto del Pd renziano prevede di far pagare ai Siciliani, nel giro di tre-quattro anni, gli oltre 5 miliardi di euro che lo stesso governo Renzi ha scippato alla Regione negli ultimi due anni. Di fatto, Renzi, Delrio e Baccei vogliono “sperimentare” nella nostra Isola quello che la Germania della Merkel vorrebbe realizzare in tutta l’Italia: ridurre il numero di dipendenti pubblici, penalizzando – con stipendi inferiori – chi resterà a lavorare nel pubblico, e costringere, conseguentemente, le famiglie a erodere i risparmi. La “sperimentazione” siciliana per Renzi, per Delrio e per il loro uomo forte in Sicilia, Baccei, è importante, perché nell’Isola, oltre che penalizzare i dipendenti pubblici, dovranno sbarazzarsi dei circa 24 mila precari degli enti locali e dei precari che operano nella stessa amministrazione regionale.

La mossa di Renzi, Delrio e Baccei è astuta: i tre non hanno detto che bisogna licenziare i precari, ma si sono limitati a togliere i soldi alla Regione e ai Comuni. Così, se Regione e Comuni vorranno continuare a pagare i precariche, nel complesso, sono circa 80 mila – dovranno farli pagare alle famiglie e alle imprese siciliane con tasse sempre più salate. Cosa che già avviene: nel Comune di Palermo, ad esempio, gli introiti di TARI e TASI – ai massimi livelli in Italia – lungi dall’essere utilizzati per fornire servizi ai cittadini (che rimangono carenti, se non disastrosi), servono di fatto per pagare il personale, in sostituzione dei tagli operati dallo Stato e dalla Regione. Lo stesso discorso vale per il pagamento dei 24 mila precari dei Comuni siciliani, che per il secondo anno consecutivo vengono pagati dagli stessi Comuni con onerose scoperture di tesoreria, che gli ignari cittadini siciliani pagheranno con tasse e imposte comunali destinate a crescere ancora.

In questo scenario “greco” prossimo venturo – contro il quale, piano piano si va schierando anche il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, che ormai ha capito che Renzi e Delrio gli hanno solo teso tante trappole Palazzo Chigi - Incontro Governo/Regione Sicilia su finanziaria regionale– i renziani siciliani, tra qualche giorno, si apprestano a celebrare la ‘Leopolda sicula’. Un appuntamento che in Sicilia, alla luce delle penalizzazioni che il governo Renzi sta infliggendo alla nostra Regione, si presenta grottesco. Non sappiamo se a tale appuntamento si recheranno anche i rappresentanti di tutte le categorie sociali dell’Isola che Renzi, Delrio e Baccei stanno penalizzando. Detto questo, siamo proprio curiosi di vedere come andrà a finire questa sceneggiata “siculo-renziana”.

Forza Italia, infine. Un partito che a Roma si colora sempre più di ridicolo. Di fatto, i voti di centrodestra, che nel 2012 un Berlusconi opportunamente non arrestato ha “strappato” agli elettori, vengono utilizzati per puntellare le “riforme” del governo Renzi-Merkel. L’operazione non è indolore. Perché non tutti i “nominati” dall’ex Cavaliere con il Porcellum se la sentono di esercitare il ruolo di parlamentare, alla fine, per tutelare le aziende di Berlusconi. Fitto, per esempio, ha mandato a quel Paese Berlusconi, le sue tv e i suoi giornali. Persino Brunetta (sembra incredibile!) sta ritrovando dignità politica.raffaele-fitto

Gli effetti del disfacimento di “Forza Mediaset”, pardon, Forza Italia si avvertono anche in Sicilia. Dove, comunque, molti tirapiedi dell’ex Cavaliere, vuoi perché “senza mestiere” (come certi dirigenti dell’ex Pci e dello stesso Pd), vuoi perché incapaci di pensare, rimangono ancora fedeli al “capo”, non perché gli sono fedeli, ma perché ancora non hanno trovato un nuovo “carro” dove salire (ad Agrigento, ad esempio, “pezzi” di Forza Italia bussano al Pd, mentre a Ragusa lo stesso Pd renziano ha inglobato “pezzi” di Forza Italia). Ma anche in Sicilia, dentro Forza Italia, comincia a prendere piede Fitto. Piano piano c’è chi comincia a prendere atto che, forse, c’è anche spazio per qualcosa di diverso.