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“Stiamo salvando la Sicilia”

Pubblicato: 3 maggio 2015 da Sicilia più in Politica
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di Rosario Crocetta

“Siamo riusciti a fare una finanziaria, salvaguardando la coesione sociale, risanando il bilancio della Regione ed eliminando privilegi, in coerenza con l’azione intrapresa dal dicembre del 2012”. Lo scrive sul suo profilo Facebook il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta.Palazzo Chigi - Incontro Governo/Regione Sicilia su finanziaria regionale

“Non si fugge dalle proprie responsabilità. Troppo facile per qualcuno incassare norme della finanziaria e poi scappare dall’aula per arroccarsi sull’Aventino. Ma i Siciliani non sono stupidi, capiscono bene questi giochetti da vecchia politica. Ringrazio chi ha votato la finanziaria e anche chi, pur non condividendola in pieno, è rimasto solo in aula consentendo il numero legale – prosegue −. Presto, pensiamo a luglio, arriverà la manovra bis, perché c’è necessità di rettificare alcune cose, come ad esempio i contributi alle scuole, ai teatri, le misure per il credito agli operatori. Con la manovra approvata abbiamo riconquistato con lo Stato quel rapporto che era stato messo in discussione dalla politica degli sprechi del passato”.

“L’azione che abbiamo intrapreso ci consente, inoltre, di avere maggiore credito nei confronti del mondo della finanza e degli investitori, con lo scopo di incrementare il Pil – conclude Crocetta –. Fatta la finanziaria, ora ci concentreremo sul resto dell’agenda, dalle norme per lo sviluppo alla riforma dei Liberi consorzi e della burocrazia, per sottrarre i cittadini dagli abusi ed accelerare gli investimenti. I cittadini non possono continuare ad essere vittime della corruzione e dell’elefantiasi burocratica”.

“La Finanziaria è stata approvata: mette in ordine i conti, salva la Sicilia ed abolisce i privilegi. Perché in nessuna regione del mondo ci sono dipendenti che quando vanno in pensione guadagnano il 115% rispetto a quando lavoravano. È assurdo, normalmente si guadagna di più restando a lavoro: un privilegio inammissibile”.

Caso Expo. Expo-Sicilia“Sono arrabbiato e rammaricato perché, anche se l’Expo ha dato in ritardo i padiglioni, bisognava fare di tutto perché non si arrivasse all’ultimo giorno con questi risultati”. Lo ha detto Crocetta, oggi a Catania, rispondendo ad un cronista che gli chiedeva dell’esordio flop del padiglione Sicilia ad Expo 2015. “Credo che nel giro di pochi giorni questa storia debba essere risolta – ha aggiunto Crocetta – con le determinazioni dure che richiede il caso. Domani agirò di conseguenza, vedendo se ci sono state disattenzioni burocratiche. Abbiamo un grande esperto, il mio consulente, molto competente in internazionalizzazione, che non è stato utilizzato, quando invece sarebbe stato più opportuno utilizzare le competenze delle persone”.

di Giulio Ambrosetti

Siamo già a marzo e dobbiamo prendere atto che, fino ad oggi, l’Assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei – inviato in Sicilia dai due “scienziati” senza scienza del governo nazionale, al secolo Matteo Renzi e Graziano Delrio – ha regalato alla nostra Isola solo una quantità industriale di chiacchiere. Siamo già a marzo e l’Assessore si è cimentato in tre o quattro dotte conferenze stampa, in una trentina di interviste e in un centinaia di dichiarazioni ad effetto. Siamo già a marzo e nella commissione Bilancio e Finanze dell’Ars non è ancora arrivata la tanto attesa manovra economica e finanziaria dell’assessore Baccei.143801260-b9552799-155b-4065-83d6-90d836a22889

L’ammettiamo: seguiamo da oltre trent’anni le cronache dell’Assemblea regionale siciliana e non ci è mai capitato di incontrare, sulla nostra strada, un personaggio che sintetizza in sé tanta arroganza e tanta presunzione: e in questo, bisogna riconoscerlo, l’Assessore Baccei sembra insuperabile. Aveva detto che prima avrebbe presentato un pacchetto di riforme propedeutiche alla manovra di Bilancio 2015. Eravamo a dicembre, a Natale ancora lontano. Siamo a marzo e, a distanza di tre mesi, come già accennato, in commissione Bilancio e Finanze non c’è ancora traccia né del pacchetto di “riforme propedeutiche”, né del ‘Bozzone’ con lo schema del Bilancio e della Finanziaria. Nulla di nulla. Siamo a marzo e, a parte le chiacchiere dell’assessore Baccei, a parte i paraninfi che si porta dietro (ce n’è uno, in particolare, piazzato in assessorato dall’onorevole Davide Faraone, che si dà arie da grande economista che a vederlo è una scena!), le uniche due cose che si sono materializzate fino ad oggi sono una legge di esercizio provvisorio fuori legge (un esercizio provvisorio, a norma di legge, non può prevedere nuove spese!) non impugnata (a questo è servita, alla fine, la sostanziale abolizione dell’ufficio del Commissario dello Stato per la Sicilia: a sostanziare e ad avallare le violazioni di legge! Complimenti vivissimi alla Corte Costituzionale!) e un nuovo mutuo da quasi 2 miliardi di euro per pagare debiti e spesa corrente. Assessore Baccei, non le sembra un po’ poco? E’ tutta qui la sua bravura? Come direbbe il grande Totò: “Ma ci faccia il piacere!”. 

L’assessore Baccei vorrebbe recuperare 400 milioni di euro taglieggiando i dipendenti regionali (soprattutto la dirigenza), i pensionati della stessa Regione, gli operai della Forestale, i circa 600 addetti del Corpo forestale, i Comuni e tutti i precari, della Regione, delle Province commissariate e degli stessi Comuni. Ma teme che tutti questi soggetti si catapultino sotto il suo assessorato per mangiarselo vivo. Così, furbescamente, vorrebbe far prendere il fuoco con le mani ai deputati dell’Assemblea regionale siciliana. La strategia dovrebbe essere quella di un maxiemendamento che dovrebbe contenere il pacchetto di riforme (cioè i tagli) e Bilancio e Finanziaria. Una “minestra impiattata” che il Parlamento siciliano dovrebbe approvare a scatola chiusa, senza dibattito. Una porcata sul modello dei decreti-legge-porcate con i quali governa e legifera il Renzi-Mussolini a Roma. Bisognerà capire se troverà 46 parlamentari di Sala d’Ercole disposti ad avallare questa porcata. E, soprattutto, bisognerà capire se il Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, sarà disposto a perdere la faccia per avallare una porcata simile.palazzonormanni

Da quello che abbiamo capito, il Governatore dell’Isola, Rosario Crocetta, non sembra molto convinto del “minestrone” in preparazione in casa Baccei. Gli unici convinti dovrebbero essere i parlamentari renziani dell’Ars. Ma quanti sono? Questa è una bella domanda. Tutto sommato, tra transfughi, giannizzeri, “iloti” del Pd e cascami parlamentari vari, qualche numero, in Aula, l’Assessore Baccei e Faraone potrebbero raggranellarlo. Ma non la maggioranza. Bisognerà vedere cosa faranno il Pd, gli esponenti di Sicilia democratica e i deputati del Megafono. Il capogruppo di Sicilia democratica, Totò Lentini, da parte sua, ha detto che non accetterà tagli a dipendenti e pensionati regionali. E se manterrà la parola Baccei avrà vita difficile. Anche nel Megafono non sembra ci sia molta convinzione rispetto alla minestra-Baccei. Forse gli unici disposti a seguire l’Assessore e Faraone potrebbero essere i parlamentari del Pd, o quanto meno la maggior parte di questi, visto che ormai non hanno nulla da perdere. A parte i deputati dell’ala cuperliana che non sono entrati nel governo, tutti gli altri parlamentari di Sala d’Ercole del Pd non hanno più problemi, ogni mattina, nel guardarsi allo specchio. E bisogna capirli: a Roma sono con Renzi (e vedi che mangiano!); in Sicilia stanno con Baccei; hanno pure partecipato ai “tavoli tematici” della Leopolda sicula, dove hanno discettato per ben due giorni del nulla mescolato col niente! Insomma ormai sono impresentabili persino al cospetto dell’elettorato siciliano del Pd, ormai costretto a votare il peggio del peggio (fino a quando?).

Allora: ce la farà il nostro assessore Baccei a “sbucciare” al sangue dei Siciliani altri 400 milioni di euro con i voti della “sinistra”? Già il governo nazionale ha derubato alla Sicilia (non troviamo un termine più calzante) circa 5 miliardi di euro negli ultimi due anni. Per strappargli altri 400 milioni di euro bisognerà far perdere il lavoro, sotto tutte le forme, ad altri siciliani.

In attesa dei documenti ufficiali aspettiamo le nuove interviste, le nuove dichiarazioni e, magari, qualche altra dotta conferenza stampa dell’assessore Baccei…

 

di Giulio Ambrosetti

Un comunicato diffuso ieri sera dalle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil della Sicilia dà la misura, quasi paradossale, di una spaccatura tra le forze politiche che oggi governano la Sicilia. Proviamo a leggere e a “decriptare” insieme quello che, in fondo, non è altro che un documento politico che vede i renziani siciliani del Pd sempre più isolati.

Le tre organizzazioni sindacali fanno riferimento ad un incontro che si è svolto ieri a Palermo nei saloni di Palazzo d’Orleans, la sede del governo dell’Isola. Cgil, Cisl e Uil rivendicano “il risultato di aver ottenuto il confronto con il Presidente della Regione grazie alla mobilitazione messa in campo a partire dal 29 gennaio scorso contro i tagli al pubblico impiego siciliano. Palazzo Chigi - Incontro Governo/Regione Sicilia su finanziaria regionaleDal confronto di ieri pomeriggio – prosegue la nota delle tre organizzazioni sindacali – emerge un diverso approccio dell’Assessore all’Economia, che si è presentato con il pregiudizio di togliere presunti “privilegi”, ed il Presidente della Regione che ha, invece, sostenuto di “non voler cancellare diritti e di non volere aprire lo scontro con il sindacato, dichiarando di voler aprire un confronto sui temi posti dal disegno di legge presentatoci”.

A questo punto il passaggio più importante sottolineato da Cgil, Cisl e Uil: “Questo evidenzia una spaccatura nello stesso governo regionale, e nella compagine politica che lo sostiene, che può aprire nuovi scenari rispetto a quanto fino ad ora annunciato in termini di penalizzazioni per il pubblico impiego regionale”. Nel comunicato, insomma, si pone l’accento su un fatto politico noto già da tempo: le diversità di vedute tra il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, e l’Assessore all’Economia, Alessandro Baccei. Quest’ultimo, espressione dei renziani (è stato spedito in Sicilia dall’accoppiata Matteo Renzi-Graziano Delrio), vorrebbe penalizzare intere categorie siciliane, a partire dai dipendenti e dai pensionati della Regione. Cosa, questa, che le tre organizzazioni sindacali contestano (in realtà, anche i Cobas – l’organizzazione sindacale che ha più iscritti tra i dipendenti regionali – sono contrari alla linea dell’Assessore Baccei e hanno elaborato una controproposta).

Nel comunicato, Cgil, Cisl e Uil dicono di voler “verificare fino in fondo la reale volontà espressa di non aprire uno scontro sociale e continuano a mantenere alto il livello di mobilitazione, che culminerà con lo sciopero del 20 marzo, fino a quando le norme restrittive che riguardano pensioni, contratti, salario accessorio, indennità pensionabile del Corpo Forestale non saranno definitivamente cancellate dal testo”. Il riferimento è al passaggio della manovra messa a punto dall’Assessore Baccei (a quanto pare non condivisa dal presidente Crocetta) che punta a colpire circa 600 dipendenti del Corpo Forestale, ai quali dovrebbero essere tolti dallo stipendio 450 euro a testa.sindacati-cgil-cisl-uil-624x300

Il comunicato delle tre organizzazioni sindacali è importante perché, da un lato, mette in evidenza una spaccatura – già evidente da qualche settimana – tra il Presidente Crocetta e l’Assessore Baccei, mentre, dall’altro lato, rende sempre più debole la posizione dell’Assessore-Commissario. E’ noto che Baccei è stato imposto alla Sicilia dal governo Renzi. Il ruolo di questo Assessore – che, in realtà, si comporta come un Commissario – è quello in primo luogo, di far passare notizie sbagliate nell’immaginario dei Siciliani. La parola “sbagliate” può sembrare forte, ma in realtà non ne troviamo un’altra più calzante. Baccei, da quando si è insediato in Sicilia, non ha fatto altro che dire in tutte le salse che la situazione finanziaria della Regione è drammatica. E su questo non ci sono dubbi. Solo che lo stesso Assessore spiega poco e male il perché di questo dramma finanziario.

Baccei, correttamente, ha di fatto ammesso che il “buco” nei conti della Regione supera i 5 miliardi di euro (lo avrebbe detto all’onorevole Mario Alloro del Pd durante una pausa di una riunione in commissione Bilancio e Finanze dell’Ars). E ha aggiunto che questo “buco” non è provocato dalla sanità, ma da “altro”.

Baccei, però, non ha spiegato per filo e per segno che cosa si deve intendere per “altro”. Ha detto che ci sono sprechi. E questo è vero. Ma non ha detto che il governo nazionale – cioè il governo che l’ha spedito in Sicilia – ha scippato alla Regione, negli ultimi due anni e 2 mesi, circa 5 miliardi di euro. I conti sono presto fatti: 915 milioni di euro Roma se li è presi dal Bilancio della Regione siciliana 2013; un miliardo e 150 milioni di euro il governo nazionale li ha prelevati, sempre dal Bilancio regionale, nel 2014; altri 200 milioni, sempre nel 2014, Roma li ha tolti al Bilancio regionale per pagare i “famigerati” 80 euro al mese; un miliardo e 112 milioni di euro il governo Renzi li ha già prelevati quest’anno. A questi vanno aggiunti i fondi PAC, scippati sempre alla nostra Regione: precisamente un miliardo e 200 milioni (cifra fornita dal sottosegretario Delrio in un’intervista al Mattino di Napoli).

Se li sommiamo, arriviamo a 4 miliardi e mezzo di euro circa tolti alla Sicilia. A cui debbono aggiungersi i fondi tagliati ai Comuni siciliani, sempre da parte di Roma. In questo caso non ci riferiamo soltanto ai mancati trasferimenti da parte del governo nazionale che riguardano tutti i Comuni italiani, ma ai fondi legati alla legge sul federalismo fiscale del 2009, che in Sicilia, chissà perché, non viene applicata: cosa, questa, che fa venire meno ai Comuni della nostra Isola le risorse finanziarie per la perequazione fiscale e infrastrutturale.

Come potete notare (senza contare gli scippi sulla sanità, ai quali dedicheremo un articolo a parte domani), noi citiamo numeri, cioè dati oggettivi, mentre l’Assessore Baccei e i renziani siciliani fanno solo demagogia.143801260-b9552799-155b-4065-83d6-90d836a22889

Se ci fate caso, c’è un parallelismo tra il “buco” di 5 miliardi di euro circa riconosciuto dallo stesso Assessore Baccei e i fondi scippati alla Sicilia, che ammontano, pressappoco, a circa 5 miliardi di euro. Di fatto, l’Assessore Baccei sta provando a far pagare ai Siciliani lo scippo operato da Roma. E’ per questo che vuole penalizzare i dipendenti e i pensionati della Regione, i circa 600 dipendenti del Corpo Forestale, i circa 26 mila operai della Forestale, i precari dei Comuni e della stessa Regione e interi settori dall’Amministrazione Pubblica siciliana (si pensi ai beni culturali abbandonati: dai musei senza custodi, perché non ci sono i soldi per pagarli, alle aree archeologiche nelle quali non si effettuano nemmeno gli interventi per eliminare le zecche, con gravissimo pericolo per i turisti).

Di fatto, oggi, a difendere il maldestro tentativo di far pagare ai Siciliani i tagli operati dal governo Renzi ai danni della nostra Isola vi sono l’Assessore Baccei e i renziani del Pd. Un’altra parte del Pd è contraria a questa linea politica “ascara” (oltre al dissenso del Presidente Crocetta, ci sono anche i “mal di pancia” dell’area Cuperlo). Inoltre, un secco “no” alla linea Baccei è arrivato da Sicilia democratica di Lino Leanza e da tutto il centrodestra, a cui si uniscono Cgil, Cisl, Uil e Cobas.

Di fatto, Baccei e il parlamentare nazionale del Pd, Davide Faraone – renziano della prima ora – sono ormai isolati, non solo all’interno del Pd, ma in tutto lo schieramento politico siciliano (tra gli stessi renziani, peraltro, non tutti sono d’accordo con Baccei. Anzi). 

di Giulio Ambrosetti

Il Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, e l’Assessore Regionale all’Economia, Alessandro Baccei, sulla manovra finanziaria 2015 della Regione – che ancora non c’è, perché non esiste un documento ufficiale, ovvero un disegno di legge presentato all’Ars – fanno solo demagogia. Annunciare il taglio delle indennità dei sindaci, degli assessori e dei consiglieri comunali a fronte di un “buco” finanziario di 5 miliardi di euro della stessa Regione, provocato in buona parte dai tagli del governo nazionale di Matteo Renzi, è ridicolo. Queste nuove ed eventuali “entrate” regionali frutto dei tagli agli amministratori comunali coprirebbero, sì e no, il 2 per mille del fabbisogno finanziario della Regione. La verità è che Crocetta e Baccei non hanno lontanamente idea sul come affrontare i problemi che, insieme al governo Renzi, hanno creato alla Sicilia.
palazzonormanniTra l’altro, la Regione Siciliana, portata sull’orlo del baratro finanziario dal governo Renzi e dal governo Crocetta, deve ancora versare ai Comuni siciliani 250 milioni di euro circa a valere sul fondo regionale delle autonomie 2014 e altri 180 milioni di euro circa a valere sul fondo per il precariato, sempre del 2014. Che una Regione inadempiente si erga a “moralizzatrice” della vita pubblica siciliana ci sembra eccessivo. In politica, quando c’è da redigere le manovre finanziarie, contano i numeri. E gli attuali “numeri” dei conti regionali inchiodano Crocetta e Baccei a pesanti responsabilità politiche e amministrative.
Il Presidente Crocetta, nell’estate dello scorso anno, ha rinunciato, per quattro anni, agli effetti positivi dei contenziosi finanziari in atto tra Stato e Regione. In particolare, ha rinunciato agli effetti positivi della sentenza numero 207 della Corte Costituzionale – sentenza del 27 luglio del 2014 – che ha dato ragione alla Sicilia in materia di territorializzazione delle imposte. Se messa in esecuzione, tale sentenza avrebbe portato nelle casse della Regione una barca di soldi, circa 10 miliardi di euro.
Certo, assieme a queste entrate riconosciute dalla Consulta alla Sicilia, la Regione avrebbe dovuto caricarsi i costi dei servizi che ancora oggi lo Stato paga alla Sicilia: i docenti delle scuole, le università e i 2,2 miliardi di euro che Roma versa ogni anno alla nostra Isola per le spese sanitarie e qualcosa ancora. Fatti quattro conti, la Regione Siciliana avrebbe guadagnato non meno di un miliardo e mezzo di euro all’anno, o forse qualcosa meno. Quanto sarebbe comunque bastato per avviare con i soldi di Roma il risanamento finanziario della Regione. Invece, grazie a questa folle rinuncia da parte di Crocetta – adottata dal Presidente della Regione senza nemmeno avvertire il Parlamento siciliano – per i prossimi quattro anni il risanamento della Sicilia dovrà essere fatto sulla pelle dei siciliani.
La verità è che Crocetta, invece di tutelare gli oltre 5 milioni di siciliani, ha tutelato il governo Renzi. E in questo è perfettamente in linea con l’Assessore Baccei, con il quale sembrava in rotta di collisione. I due, che spesso non parlano lo stesso linguaggio, su un punto concordano appieno: sulle penalizzazioni da appioppare ai siciliani.Crocetta e Baccei Anche per Baccei, lo “scienziato” inviato in Sicilia dall’accoppiata “vincente” Renzi-Delrio, vale la legge dei numeri. E i numeri dicono che il governo nazionale, negli ultimi due anni e due mesi, ha tolto alla Sicilia circa 5 miliardi di euro. I conti sono presto fatti: 915 milioni di euro di accantonamenti (leggere soldi che Roma ha prelevato dal Bilancio regionale) nel 2013; un miliardo e 150 milioni di euro di accantonamenti dal Bilancio regionale 2014; 200 milioni di euro circa, sempre dal Bilancio regionale 2014, per i “famigerati” 80 euro al mese per i redditi inferiori a mille e 500 euro al mese; un miliardo e 112 milioni di euro di accantonamenti dal Bilancio regionale 2015, che ancora non c’è (ma ci sono già le entrate di Iva e Irpef della Sicilia che il governo Renzi ha già “saccheggiato” attraverso l’Agenzia delle Entrate). A questi si aggiunge lo scippo dei fondi PAC, sigla che sta per Piano di Azione e Coesione: un altro miliardo e 200 milioni di euro che il governo nazionale ha strappato alla Sicilia. Soldi che sono stati dirottati alle imprese del Centro Nord Italia a titolo di sgravi fiscali.
Assessore Baccei, se lei pensa di essere furbo, beh, sappia che noi non siamo totalmente stupidi. I conti li sappiamo fare anche noi. Li facciamo e li faremo. Lei è qui per fare gli interessi dei Siciliani e non per massacrare imprese e famiglie siciliane per conto del governo Renzi. Se pensa di far pagare ai 5 milioni di siciliani gli scippi operati dal governo Renzi, sappia che le verrà difficile, molto difficile. Anzi, a che ci siamo, la invitiamo a chiedere ai suoi referenti romani di togliere subito l’Imu sui terreni agricoli, perché l’agricoltura siciliana non può reggere quest’ennesimo balzello.

p.s.
Notiamo con “piacere” che il Governatore Crocetta e l’Assessore Baccei non parlano più di riduzione degli stipendi e delle pensioni ai dipendenti e ai pensionati della Regione. Forse perché mezzo Pd e Sicilia democratica hanno fatto “rimangiare” al Presidente e all’Assessore questi tagli. Ci auguriamo che anche il Presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando, batta i pugni sul tavolo e costringa la Regione a “cacciare” i soldi che ancora deve ai Comuni a valere sull’esercizio 2014.