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>>>ANSA/ BATTAGLIA REGOLE NEL PD; RENZI, SU SEGRETERIA DECIDERO'

di  Andrea Del Monaco

Per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 2015 e il 2016 sono «anni di crescita moderata», l’occupazione è cresciuta, tuttavia «non possiamo accontentarci di numeri limitati rispetto alla dimensione del problema». Parole sacrosante! Per creare lavoro occorre investire, soprattutto nel meridione che affoga nella crisi: per farlo occorre sapere quanti soldi sono disponibili. Il presidente del consiglio Renzi ha firmato con il Presidente Pittella il Patto per la Basilicata: promessi 4 miliardi! Il 26 aprile il Presidente Emiliano ha scritto al Presidente Renzi chiedendo se il Governo abbia tagliato il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc) al Sud. Emiliano dice la verità: il Sud ha subito un taglio di 17 miliardi.

Nel contempo la Cgia di Mestre lancia l’allarme: rischiamo di perdere 9 miliardi di Fondi Ue non spesi nel ciclo 2007-2013. 7 (di quei 9) miliardi avanzati sono del Sud. E il 23 aprile il Sottosegretario De Vincenti al Corriere della Sera risponde che «la Cgia confonde le certificazioni di spesa con i pagamenti e che tutte le risorse sono state spese». In realtà ha ragione la Cgia: non si devono confondere i pagamenti con la spesa certificata. Il Sud non è una colonia: i cittadini meridionali hanno il diritto di sapere quanti soldi saranno investiti nei loro territori. E hanno anche il diritto ad un progetto strategico sulle infrastrutture e sul sistema produttivo meridionale: al contrario, il Masterplan per il Sud è diventato una semplice sommatoria di patti locali senza una visione complessiva.

Vediamo con ordine. I dati sul Fsc sono rintracciabili nella tabella E allegata alla Legge di Stabilità 2016. Il Fsc ammonta a 38,7 miliardi. Secondo la Legge di Stabilità 2014, l’80% della dotazione del Fsc deve essere investito nel Mezzogiorno. Facciamo i conti della massaia. L’80% di 38,7 miliardi è pari a 30,9 miliardi: questa è la quota del Sud. Bene, il Masterplan per il Sud destina al meridione solo 13,4 miliardi di Fsc. 13,4 non 30,9 miliardi. Mancano 17,5 miliardi. Non è finita qui: l’allocazione di quei soldi è spalmata negli anni e quindi rinviata: 2,7 miliardi nel 2016, 3 miliardi nel 2017, 3,1 miliardi nel 2018, 29,7 miliardi per gli anni 2019 e seguenti. Insomma, poichè la spesa di 29,7 miliardi è rinviata a dopo il 2019, concretamente quei 38 miliardi sono una favola. Ogni lettore può leggere la Relazione sulle Aree Sottoutilizzate allegata al Def (il Documento di Economia e Finanza del governo) alle pagine 43-46 e avere conferma. Inoltre, poiché il Fsc viene ridotto e la sua spesa viene posposta, non ci sono i soldi per realizzare le infrastrutture meridionali. Andando sul sito dei contratti istituzionali di sviluppo del Ministero dei Trasporti (http://operecis.gov.it/site/cis/home.html), contratti pagati dal FSC, si capisce come manchino 11,4 miliardi. La dorsale ferroviaria Napoli-Bari- Lecce- Taranto costa 7,1 miliardi: al 31 dicembre 2015 sono stati spesi 700 milioni, servono 6,4 miliardi per concludere l’opera. Va meglio alla dorsale ferroviaria Salerno- Reggio Calabria: costa 504 milioni: al 31 dicembre 2015 sono stati spesi solo 207 milioni, servono altri 296 milioni. Difficile il completamento della dorsale ferroviaria Messina- Catania- Palermo: costa 5,1 miliardi: sono stati spesi 1058 milioni, servono altri 4 miliardi. Infine l’Autostrada Sassari/Olgiastra costa 930 milioni: sono stati spesi 215 milioni, servono altri 715 milioni. Queste quattro opere costano 13,6 miliardi: al 31 dicembre sono stati spesi per la loro realizzazione 2,18 miliardi, servono altri 11,47 miliardi. Quindi, poiché il governo riduce la dotazione del Fsc per il Sud, poiché il governo pospone la spesa della maggior parte di quei soldi agli anni successivi al 2019, non è chiaro quando la dorsale ferroviaria Salerno-Reggio Calabria o quella Napoli-Bari-Lecce-Taranto verranno realizzate. Ma non è finita qui. Nel ciclo 2007- 2013 l’Italia aveva una dotazione di programmi cofinanziati dai fondi strutturali di 46,4 miliardi: al 31 dicembre 2015 ne ha spesi 37,1 miliardi secondo il dato della spesa certificata dalla Commissione Europea; avanzano 9,3 miliardi. Questo è il dato citato dalla CgiaA di Mestre ed è quello importante per Bruxelles.

Al contrario De Vincenti cita il dato dei pagamenti rendicontabili, pari a 43,3 miliardi. Il 31 dicembre 2015 era la data ultima per certificare la spesa dei Fondi Ue. Per non perdere la quota europea di quei 9 miliardi, l’Italia deve anticipare i soldi e rispettare due scadenze: entro il 31 marzo 2017 deve concludere la realizzazione dei progetti «normali»; entro il 31 marzo 2019 deve concludere i progetti «non funzionanti» ( non completati e in uso alla chiusura dei vecchi programmi). Per esempio, sul dragaggio del porto di Napoli la Campania non ha speso nulla dei 154 milioni stanziati, di cui 115 erano europei; la Campania, se non dragherà il porto anticipando i soldi, perderà quei 115 milioni Ue. Per tale ragione il dato importante è quello della spesa certificata e non quello dei pagamenti.

il Manifesto

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di Angelo Forgia

L’ultimo balzello introdotto dal governo Renzi è la tassa sui vulcani. Ne parla Liberoquotidiano.it. Stando a quello che leggiamo, si tratta di un contributo di sbarco nelle isole minori. A molti ricorderà la tassa sui viaggiatori: il balzello da 2 euro a carico dei passeggeri di aerei e navi che è stato sostituito dall’imposta di soggiorno. Insomma, una sorta di “ZTL marina” dove gli uomini in carne ed ossa vengono assimilati alle automobili. Un’idea tassaiuola a cui finora nessuno aveva pensato.

Il governo Renzi – sempre a caccia di soldi degl’italiani per pagare gli interessi sull’ ‘intelligente’ debito pubblico italiano, o per pagare le missioni di guerra in mezzo mondo ribattezzate “missioni di pace” – ha pensato bene di riformulare il testo della tassa sui viaggiatori e di circoscriverla agli “sbarchi nelle isole minori”, mediante “collegamenti di linea o vettori aeronavali abilitati al trasporto di persone. Il contributo sarà di 2,50 euro e potrà lievitare fino a 5 euro per le isole dove sono presenti vulcani attivi”.

“Il balzello – leggiamo sempre su Liberoquotidiamo.it – è contenuto nella legge che introduce misure per promuovere la green economy e il contenimento dell’uso eccessivo del suolo, e sarà dovuto da ogni singolo passeggero. La tassa verrà inserita nel prezzo del biglietto, e sarà riscosso dalle compagnie di navigazione o dalle compagnie aeree che operano nelle isole. Il contributo potrà essere alzato fino a 5 euro quando sull’isola in cui si sbarca saranno presenti fenomeni vulcanici attivi”.

La tassa colpirà tutte le isole minori italiane. E raddoppierà nelle isole dove sono presenti “fenomeni vulcanici attivi”.

“Il gettito – recita la legge – servirà a finanziare interventi di raccolta e smaltimento rifiuti, di recupero e salvaguardia ambientale nonché interventi in materia di turismo, cultura, polizia locale e mobilità nelle isole minori”.

Per un sito come il nostro – che punta a raccontare l’Italia vista dal Sud – risulta interessante scoprire gli ambiti di applicazione di questo nuovo balzello, soprattutto dal punto di vista ‘tasso-vulcanologico’. Intanto la ‘filosofia’ e la ‘prassi’ di questa tassa, che si riassume nel seguente quanto stringente ragionamento: l’Unione Europea dell’Euro non molla la presa sul rigore economico antikeynesiano, l’Italia è uno dei Paesi chiamato a pagare (a differenza della Germania, che è chiamata a incassare) e quindi a inventare nuove tasse per ‘svuotare le tasche dei cittadini.

Il governo Renzi, con grande abilità mediatica (grazie anche a chi gli va dietro disinformando) sta provando a far passare la notizia di una riduzione delle tasse. “Abbiamo abbassato le tasse”, gridano Renzi e i renziani. In realtà, non hanno abbassato le tasse, perché hanno lasciato Regioni e Comuni senza soldi. Le Regioni saranno costretta a tagliare servizi. mentre i Comuni aumenteranno le tasse e le imposte locali. Renzi, come avviene da quando governo l’Italia, sta solo prendendo per i fondelli gl’italiani.

In più ha inventato la già citata “ZTL marina”. Una tassa non esosa, ma di sistema, che colpirà tante persone. Quante? Intanto, come già accennato, tutti coloro i quali si recheranno nelle isole minori: 2,5 Euro. Che raddoppierà nelle isole minori dove sono presenti “fenomeni vulcanici attivi”.

Ma cosa s’intende per “isole minori’? Due parole infelici, da sempre contestate – e a ragione – da chi vive negli arcipelaghi italiani. Perché chiamarle “isole minori”? E poi minori rispetto a chi?

Di certo il nuovo balzello da 5 Euro – cioè raddoppiato – si applicherà in tutte le isole Eolie. Perché le isole Eolie sono la testimonianza scientifica di “fenomeni vulcanici attivi”. Insomma, Stromboli a Vulcano, ma non solo Stromboli e Vulcano, perché i fenomeni vulcanici attivi riguardano tutto l’arcipelago eoliano (il mare che si snoda attorno a Panarea è pieno di fenomeni vulcanici secondari visibili).

Anche Pantelleria è piena di fenomeni vulcanici attivi: quindi la tassa raddoppiata a 5 Euro la pagheranno sia coloro i quali si recheranno in quest’isola con l’aereo, sia coloro i quali opteranno per le navi (che in realtà sono in pessime condizioni).

Lampedusa dovrebbe essere esclusa dal balzello, perché è un’isola di origine calcarea, emersa dopo l’ultima deglaciazione (era un pezzo di continente africano). Ma Linosa è un’isola di origine vulcanica: è se ci sono fenomeni vulcanici attivi il Comune di Linosa (che è tutt’uno con il Comune di Lampedusa) avrà diritto ad incassare la tassa. Lo stesso discorso vale per Ustica, isola di origine vulcanica: se si ritroveranno fenomeni vulcanici secondari, la tassa sarà raddoppiata: 5 Euro a ‘cranio’.

E la Sicilia? Qui il tema è delicato. Gli arcipelaghi che circondano l’Isola – le Eolie, Ustica, le Egadi, Pantelleria, le Pelagie – danno vita alle “isole minori” della Sicilia. Ma la Sicilia, volendo, potrebbe essere considerata una grande “isola minore” d’Italia con dentro l’Etna, il più grande vulcano attivo d’Europa. Poiché l’Italia di Renzi è più che “europeista”, l’Etna, perché no?, potrebbe essere considerato un vulcano attivo di una grande “Isola minore” d’Europa…

Considerato che il Comune di Catania ha un bilancio con i ‘buchi’ – grazie anche ai tagli operati dal governo Renzi (e dai mancati trasferimenti della Regione siciliana massacrata sempre dal governo Renzi, che solo quest’anno ha scippato alla Sicilia circa 10 miliardi di Euro) – si potrebbe pensare di ‘girare’ una quota di questa tassa al Comune di Catania, che potrebbe iniziare a risollevare le sorti economiche e finanziarie della Città Etnea.

Non solo. Tra la Sicilia e la Calabria, in mezzo al mare, esiste il più esteso vulcano sottomarino d’Europa: il Marsili.E’un vulcano attivo che potrebbe dare vita a maremoti di grande intensità. Il Marsili presenta una lunghezza di circa 70 chilometri e una lunghezza pari a circa 30 chilometri. Il tutto per una superficie pari a 2 mila e 100 chilometri quadrati. Questo enorme vulcano si eleva per circa 3 mila metri dai fondali marini di Sicilia e Calabria, raggiungendo con la sommità la quota di circa 450 metri al di sotto della superficie del mare.

Sopra il Marsili – che, lo ricordiamo, è un vulcano attivo – passano tante navi: anche ai passeggeri di queste navi potrebbe essere chiesto il pagamento della tassa, magari a metà, visto si passa sopra il Marsili (alla fine il Marsili potrebbe essere assimilato a un’isoa di origine vulcanica non emersa…). In questo caso, estendendo la ZTL sperimentata in queste ore dal Comune di Palermo – dove il Consiglio comunale ha introdotto una ZTL non più per non inquinare, ma per fare ‘cassa’, consentendo agli automobilisti di passare da una grande area della città pagando oltre 100 Euro all’anno – si potrebbe pensare a una cosa simile pure in mezzo al mare.

Dimenticavamo: il Comune di Sciacca potrebbe far pagare la ZTL marina ai pescatori che passano sopra l’Isola Ferdinandea: in questo caso si tratta di un’isola di origine vulcanica già comparsa nel 1831: era alta quasi 70 metri con una superficie di circa 4 chilometri. L’isola diede vita a una disputa internazionale: e proprio mentre stava per scoppiare una mezza guerra s’inabissò..