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L’eterogenesi dei fini

Pubblicato: 19 marzo 2015 da Sicilia più in Attualità
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di Margherita Tomasello

Questo piccolo redazionale lo dedico a mio padre, il quale mi ha insegnato il significato di onestà, umiltà e coraggio. Grazie Papà per avermi reso una donna libera!

La tesi dell'”eterogenesi dei fini” fu teorizzata per la prima volta da Giambattista Vico, secondo cui la storia umana contiene in sé potenzialmente la realizzazione di certe finalità. Più semplicemente, il percorso evolutivo dell’uomo è mirato al raggiungimento, tappa dopo tappa, di un qualche fine. Tale percorso non è però da intendersi come lineare. Quindi, nella maggior parte dei casi, accade che, mentre ci si propone di raggiungere alti e nobili obiettivi, la storia arrivi a conclusioni totalmente opposte.

Mai una teoria fu così attuale! E parliamo di un periodo compreso fra il 1600 e il 1700, che ci fa riflettere sino ad arrivare sempre alle nostre amare conclusioni. Purtroppo, negli ultimi anni possiamo contare tantissimi esempi che ci confermano questa tesi. Ma mi limiterò a soli due esempi, prendendo quelli più attuali. Il primo è quello dell’uomo politico. Chi inizia questo percorso, F9A39F76-C3E7-11qualsiasi sia la sua ideologia, parte con il presupposto di voler cambiare il mondo per un bene sociale e altruistico. Ma, inesorabilmente, già a metà del suo percorso, questo intento viene cambiato ed  il bene viene ridimensionato a quello della sfera personale, del proprio io, dimenticandosi degli altri. Il secondo è quello dell’uomo antimafia. Sicuramente ha iniziato con i migliori propositi: onestà, voglia di cambiare il mondo, di essere un punto di riferimento etico universale. Purtroppo, anche in questo contesto, chi inizia questo percorso, nella maggior parte dei casi, devia dalla via maestra, deturpando e mortificando un modo di essere, di vivere, di agire, svilendo il tutto nel far vincere le tentazioni più materiali e vili dell’essere umano, quali potere, denaro e vanagloria.

Vi racconto questa esperienza di alcuni giorni fa, che sembra un paradosso. Parlando con dei ragazzi disoccupati, ad un certo punto uno di loro mi dice: ”che vale essere iscritti alle liste di disoccupazione, presentando curricula con tanto di laurea, quando, se ci iscriviamo all’antimafia, possiamo trovare lavoro in tutti gli enti, addirittura nei consigli d’amministrazione?”. Mi piacerebbe tanto che a questa domanda potessero rispondere gli innumerevoli personaggi che hanno usufruito, in questi anni, dei benefici, dei privilegi e delle agevolazioni dello Stato, contro ogni principio di uguaglianza costituzionale, alterando la legge di mercato, distruggendo la concorrenza, occupando posti di grande prestigio e di potere, solamente perché protetti dallo scudo di un “nome”. Tutto questo a danno non dei mafiosi, ma di tutti i cittadini ed imprenditori per bene, ligi alle regole ed alla legge, che non hanno mai commesso alcun reato o atto doloso.

La mafia e qualunque altro male si combattono concretamente nella nostra quotidianità, nel nostro lavoro, nelle nostre famiglie, con le azioni di ogni giorno, con l’educazione, con l’esempio; non certo con i proclami, con le bandiere o con le spille.

Infine, mi piacerebbe sapere qual’è stato l’apporto concreto e documentato di certa antimafia in termini di sviluppo, di soluzione dei problemi, di vera lotta alla mafia, di miglioramento della vita sociale, al di là delle parole e dei simboli; insomma, se vi è stato un valore aggiunto per un cambiamento reale e concreto della nostra società. O forse è stato un modo per sostituirsi ad altri poteri, con un’ottima strategia, per lasciare “Gattopardianamente” il tutto così come era prima?

Forse è meglio non ricevere risposta, coltivando la speranza che qualcosa sia veramente cambiato o che cambierà. Come successo in passato, dobbiamo comunque continuare a sperare nell’uomo, perché la storia ci insegna che esistono casi di eroismo che ci fanno diventare ottimisti, eroi eterni come Falcone e Borsellino. Dobbiamo, quindi, sperare che il Padre Eterno ci invii, il prima possibile, altri uomini come questi, che difenderanno i miti, i giusti, i silenziosi, gli umili, gli Italiani tutti. Perché i sostantivi “antimafia” ed “anticorruzione”, che voglio e vorrò sempre elogiare, appartengono a tutti noi!

di Giulio Ambrosetti

Com’era prevedibile, dopo i morti e le polemiche, il silenzio è calato inesorabile sulla sanità siciliana. Eppure si dovrebbe parlare di questo settore che, al pari dei rifiuti e dell’acqua, è amministrato in un modo che definire approssimativo è poco. Nello sfascio che oggi domina ampi settori del servizio sanitario pubblico della Sicilia ci sono precise e rintracciabili responsabilità che, però, non vengono fuori. Responsabilità della politica nazionale e regionale, del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin e dell’Assessore regionale, Lucia Borsellino.

Di queste responsabilità non si parla. luciaborsellinoAnzi,tutt’e due le signore continuano a ‘sgovernare’ la sanità, facendo finta che i problemi degli ospedali dell’Isola siano dovuti a carenze mediche, quando, invece, sono i medici, gli infermieri e, in generale, il personale sanitario a pagare lo scotto di insufficienze strutturali e delle proprie inadeguatezze. Oggi il Ministro scopre che in Italia, tra i medici pubblici, c’è troppa “medicina difensiva” che, a suo dire, va combattuta, non abbiamo capito come.

Ricordiamo che per “medicina difensiva” s’intende un atteggiamento un po’ difensivo dei medici pubblici che, lavorando ogni giorno in un settore difficilissimo e in condizioni sempre più difficili (carenza di posti letto, turni massacranti a causa della riduzione del personale, per non parlare della carenza – talvolta – di presidi medici!), appena commettono qualche errore, anche il più lieve, vengono fatti oggetto di cause civili. Per essere precisi, esistono ormai delle vere e proprie organizzazioni – promuoventi la propria attività anche nelle radio – che incitano i cittadini a rivolgersi alla Giustizia contro la malasanità, vera o presunta.

Certo, i casi di malasanità esistono. Ma un conto è rivolgersi alla Giustizia per la morte di un congiunto dove è stato accertato l’errore medico, altra e ben diversa cosa è eccedere nelle cause civili contro i medici pubblici. Cosa fa il Ministro davanti a un tema così delicato? Invece di sollecitare una nuova legge per fare chiarezza e mettere, quindi, dei paletti alla proliferazione indiscriminata di cause civili (con relative richieste di risarcimenti), si propone di punire i medici pubblici che, a suo dire, esagererebbero con la richiesta di analisi cliniche.

Come i nostri lettori hanno capito, stiamo parlando del governo di Matteo Renzi, forse il peggiore esecutivo della storia della Repubblica italiana che, dopo aver penalizzato i lavoratori (Jobs act), la scuola (l’ultima folle legge che finirà di distruggere questo settore), l’agricoltura (la porcata dell’Imu agricola), dopo aver aumentato la pressione fiscale e fatto crescere ancora il debito pubblico (chissà perché nessuno scrive che dal governo Monti ad oggi il debito pubblico italiano è cresciuto al ritmo di quasi 80-100 miliardi di euro all’anno, se è vero che siamo passati da un debito pubblico di circa mille e 900 miliardi di euro del 2011 al debito pubblico odierno che “viaggia” sui 2 mila e 200 miliardi circa), si appresta, adesso a penalizzare i medici pubblici. Come? Con molta probabilità, costringendoli, pena ammende pecuniarie, a effettuare meno analisi cliniche e radiologiche.

Un provvedimento del genere è sbagliato e pericoloso, in quanto si mettono i medici pubblici tra due fuochi: da una parte i cittadini pronti a fare causa in caso di medici_ospedaleeventuali errori; dall’altra, il governo che farebbe pagare ai medici pubblici il ricorso ad analisi cliniche o radiologiche definite “inutili”. Ma chi stabilisce che un’analisi clinica o radiologica è “inutile”? Per definizione, un medico di Pronto Soccorso chiede una consulenza o degli accertamenti radiologici oppure, ancora, delle analisi cliniche anche per escludere la presenza di eventuali patologie. Mettiamo altre linea-guida per multare meglio un medico quando, per caso, una qualche analisi risulta negativa? Ciò significa che le linee-guida del Ministro Lorenzin sostituiranno la “scienza e la coscienza” del medico? E che davanti alla Giustizia andranno le linee-guida al posto delle persone? Siamo alla follia!

Questo non significa che non ci sono esami che si potrebbero evitare. Significa soltanto che, nell’ambito della ragionevolezza, il medico deve essere cosciente di dimettere un paziente con una giusta diagnosi ed una corretta terapia. Spetta, semmai, al Legislatore riflettere su come evitare eventuali speculazioni economiche da parte delle assicurazioni e di altri soggetti nei confronti della classe medica, come già si sta facendo negli Stati Uniti. Il Ministro Lorenzin Beatrice Lorenzinsta solo peggiorando il rapporto medico-paziente, già conflittuale. Quando questa conflittualità verrà spenta, si ripristinerà il giusto rapporto medico-paziente e scomparirà la “medicina difensiva”.

Il Ministro Lorenzin, che sulla Sicilia parla spesso a vanvera, è anche responsabile, insieme con i suoi predecessori, della mancanza di posti letto negli ospedali siciliani. Oggi, nei Pronto Soccorso dell’Isola i medici non sanno dove ricoverare i pazienti, perché i posti letto sono pochi. Ci sono Pronto Soccorso che ormai sono costretti ad assistere malati che dovrebbero essere dirottati nei reparti degli ospedali, perché non ci sono posti letto. Da qui il caos e, spesso, la violenza contro medici ed infermieri da parte di cittadini stanchi di aspettare sette, otto, dieci ore nei Pronto Soccorso.

In questi casi – sempre più frequenti nei Pronto Soccorso della Sicilia – i cittadini se la prendono con i medici, non sapendo che i medici sono pochi e, inoltre, costretti ad occuparsi di molti malati, che spesso non riescono a ricoverare per mancanza di posti letto.

Cosa propone il Ministro alla Sicilia davanti a questo disastro? Ridurre ulteriormente i posti letto! Tesi sciagurata che, per fortuna, anche se con notevole ritardo, perfino la signora Lucia Borsellino − bontà sua − comincia  contestare (era ora!). Detto questo, a noi l’Assessore Borsellino, con rispetto parlando, non ci sembra né un “tecnico” di questo settore (tecnico era l’ex assessore Roberto Lagalla, al quale la Sicilia deve il Piano di rientro dal deficit, non la signora Borsellino), né un bravo Assessore. Sorvoliamo sulla vicenda Humanitas, che è già penosa per le responsabilità dell’Assessore Borsellino e del governo regionale tutto, e soffermiamoci sulla vicenda di Nicole, la bimba che, non appena nata, è morta – così ci hanno detto – nel trasporto da Catania a Ragusa.

In tanti si sono stracciati le vesti, perché i medici degli ospedali pubblici di Catania hanno detto che non erano disponibili posti letto. Ma sarebbe interessante chiedersi se a Catania, quando è morta la piccola Nicole, era disponibile il Servizio di Trasporto d’Emergenza Neonatale (STEN), indispensabile per trasportare i neonati da un presidio sanitario all’altro. A noi risulta che avrebbe dovuto essere attivo dal 2012 e che quella sera non lo era. Sanno qualcosa, di questa storia, il Ministro Lorenzin e l’Assessore Borsellino? A noi risulta che tale servizio funzionava e funziona a Palermo, Trapani e Messina, ma non funzionava, quella sera, a Catania, Siracusa e Ragusa.

Funzionava, sempre quella sera, il Servizio di Trasporto ed Assistenza Materna (STAM)?

Sono domande alle quali dovrebbero rispondere il Ministro Lorenzin e l’Assessore Borsellino.

di Giuseppe Lumia

Cara Lucia,
la morte della piccola Nicole ha suscitato in Sicilia ed in tutto il Paese dolore e rabbia. Il tuo approccio e quello del presidente Crocetta è stato corretto e leale: chi sbaglia paga.

luciaborsellinoIn queste ore però, di fronte alle polemiche e alle strumentalizzazioni mediatiche, bisogna mantenere la calma. La Sicilia non può permettersi di bruciare il grande valore del cambiamento che nella sanità avete portato avanti con coraggio e determinazione. C’è chi non vede l’ora che tutto ritorni come prima e questo non lo possiamo permettere.
Il cambiamento è una sfida ancora tutta aperta.

È corretto riconoscere che ancora molte cose nella sanità siciliana non vanno bene. Ma proprio per questo bisogna andare avanti per rendere il percorso intrapreso irreversibile, spazzare via la malasanità e garantire ai nostri cittadini servizi efficienti e prestazioni di qualità.
In sostanza, Lucia, il lavoro che hai fatto fino ad oggi, insieme a tutti coloro che ti hanno accompagnato in questi mesi, non va buttato alle ortiche a vantaggio di chi in questo momento non pensa ad altro che riprendere in mano la sanità con le vecchie logiche burocratico-clientelari e spesso affaristico-mafiose.
Il percorso che avete tracciato è quello giusto: ridurre la spesa sanitaria attraverso la lotta al malaffare, alla corruzione e alle collusioni mafiose, spesso protagoniste di una fetta consistente della spesa sanitaria, riorganizzando i servizi in modo moderno ed efficiente.

È un percorso che dovrebbe essere fatto anche a livello nazionale, dove invece si applicano solo tagli, lasciando inalterata la qualità della spesa ed il giro di interessi poco chiaro che le ruota attorno.giuseppe-lumia
Oltre il pubblico anche i privati andrebbero responsabilizzati. Non è possibile chiudere tanti punti nascita e lasciare aperti i privati senza che questi siano dotati dei servizi necessari per rispondere alle emergenze, come nello specifico un reparto di rianimazione neonatale. Anche il sistema pubblico-privato va meglio integrato, reso più flessibile e reattivo, come ha spesso sottolineato il professor Veronesi.

Quindi, mi auguro che anche il ministro Lorenzin faccia scelte di questo tipo e supporti il cammino fatto in Sicilia, per un lavoro comune e sistemico.
La sfida del cambiamento va combattuta fino in fondo da chi come te ci crede, perché crede in una sanità al servizio dei cittadini.