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di Giulio Ambrosetti

Dicono che sia una “manovrina” per l’assestamento del Bilancio. In realtà, come proveremo a illustrare, quello che il Parlamento siciliano si accinge ad approvare è una “manovrona” che culminerà nel “furto con destrezza” di circa 10 miliardi di Euro dal Bilancio della Regione siciliana. Questo nuovo scippo messo a punto non soltanto dall’assessore all’Economia, Alessandro Baccei,
ma anche da alcuni dirigenti regionali che gli reggono il gioco, si somma ai circa 5,4 miliardi di Euro ai quali il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha rinunciato nell’estate dello scorso anno, firmando il celebre accordo-capestro con il governo nazionale di Matteo Renzi (vero è che Crocetta, a nome di 5 milioni di Siciliani, ha rinunciato per quattro anni agli effetti di una sentenza della Corte Costituzionale favorevole alla Sicilia in materia di Crocetta e Bacceiterritorializzazione delle imposte, ma i 5,4 miliardi di Euro persi in questi quattro anni nessuno li restituirà più alla Sicilia: se ne deduce che, in circa un anno, governo Crocetta e Parlamento siciliano stanno regalando al governo Renzi circa 15 miliardi di Euro!).

Nella vita politica, nonostante i tentativi di rendere difficile la lettura dei conti economici per nascondere la verità ai cittadini, non è impossibile leggere i dati di Bilancio. Basta un po’ di pazienza. Per interpretare alcuni dati non c’è nemmeno bisogno di scomodare la matematica finanziaria: basta conoscere le addizioni e, nel caso di quello che sta succedendo nel Bilancio della Regione siciliana, le sottrazioni. Seguiteci in questo piccolo “viaggio”.

Cominciamo con una delibera della Giunta regionale siciliana del 10 agosto scorso. Tema: il riaccertamento dei residui attivi e passivi previsto dal decreto legislativo n. 118 del 2011. Questa delibera avrebbe dovuto essere spedita al Parlamento dell’Isola. Cosa che non è stata fatta. Solo un cretino può pensare che la presidenza del Parlamento siciliano non sia a conoscenza di questa delibera. Anche perché è pubblicata sul sito ufficiale della Regione. La “notizia” è che il Parlamento siciliano non ha preso atto di questa delibera. E questa è solo la prima scorrettezza istituzionale ai danni dei cittadini siciliani.

Proseguiamo. I residui attivi sono le somme di difficile esigibilità (che, come vedremo, almeno in parte, non sarebbe affatto difficile riscuotere). I residui passivi sono invece le somme impegnate, ma non spese. Contrariamente a quello che è stato detto in modo confuso, ieri, nella seduta del Parlamento siciliano, il decreto legislativo 118 non dice che i residui attivi debbono essere cancellati: al contrario, dice che va accertata la loro natura per verificare se sono esigibili o meno. Possono essere cancellati dal Bilancio – nel nostro caso, dal Bilancio della Regione siciliana – solo se viene accertata l’impossibilità di riscuoterli. Per essere ancora più chiari: la Regione, o meglio, i dirigenti regionali (questo è un compito tecnico che spetta a loro e non all’assessore Baccei) debbono accertare se chi deve soldi alla Regione può pagare o non può pagare. Se l’accertamento viene fatto male, i dirigenti che hanno detto che quei soldi non erano più esigibili potrebbero anche commettere un reato che, in quanto tale, è penalmente perseguibile.

Questa precisazione è necessaria e importante perché, come vedremo, ci sono dirigenti regionali che hanno messo per iscritto di aver chiesto più volte ai creditori – e tra questi creditori ci sono anche alcuni uffici dello Stato italiano – “notizie” sui soldi che lo stesso Stato deve alla Regione siciliana. Ma tali uffici non hanno mai risposto. Questi uffici dello Stato non hanno mai detto, per iscritto, che non possono pagare perché non hanno soldi: cosa che non potrebbero mai dire, perché lo Stato che ha un debito con una Regione non può decidere di non onorare il debito: al massimo, serve una legge con la quale si stabilisce che il debito non c’è più. Ma questa legge non può approvarla il creditore, sennò sarebbe troppo comodo e bello. Questa legge la deve approvare il debitore. Ed è quello che sta facendo il Parlamento siciliano, stabilendo, con una legge di assestamento di Bilancio truffaldina e “ascara” (una legge che può essere approvata solo da deputati “venduti” agli interessi delle burocrazia), che alcuni debiti dello Stato verso la Regione sono inesigibili.

Ma il guaio, a nostro modesto avviso, è che l’amministrazione regionale – e ci riferiamo a qualche alto dirigente regionale – lo sta facendo sulla base di dichiarazioni incomplete, perché lo Stato, come già ricordato, non ha mai messo, per iscritto, che non onorerà il debito perché non ha soldi: lo Stato si è limitato a non rispondere, come hanno giustamente fatto rilevare alcuni dirigenti corretti in un documento che è stato inviato all’assessore, Alessandro Baccei, e al dirigente generale dell’assessorato all’Economia (che in Sicilia si chiama anche Ragioniere generale della Regione), Salvatore Sammartano.

Cosa vogliamo dire con questa premessa? Che a nostro avviso, in questa brutta storia dei residui attivi dichiarati precipitosamente inesigibili qualcuno rischia di finire in galera (se vi interessa scoprire quali sono i debiti che gli uffici dell’assessorato regionale all’Economia hanno dichiarato “inesigibili” leggete qui: scoprirete che, tra i beneficiari di questi 5 miliardi di Euro che la Regione siciliana sta regalando c’è anche lo Stato: soldi che lo Stato deve alla Regione e che, con l’approvazione della Legge di assestamento di Bilancio 2015, la Regione non vedrà mai più; il tutto, è il caso di dirlo, a norma di legge).

Ma questa volta, come già ricordato, qualcuno rischia. Sempre che in Italia – e in particolare a Palermo – ci sia ancora uno Stato di diritto: cosa di cui cominciamo a dubitare, sia alla luce di questa incredibile legge regionale di assestamento di Bilancio contrassegnata da dichiarazioni incomplete, sia alla luce dei fatti e dei misfatti in materia di gestione dei beni sequestrati alla mafia, se è vero che le altrettanto incredibili denunce di Pino Maniaci, nei fatti, non hanno sortito gli effetti che tutti si attendevano. Ma questa è un’altra storia.

Torniamo alla legge di assestamento di Bilancio “ascara”. Lo scippo di oltre 10 miliardi di Euro ai danni della Regione si evidenza in una pagina di questa futura legge. Dove, a chiare lettere, si legge che, al 31 dicembre 2014, la Regione siciliana presenta un avanzo di amministrazione pari a circa 6 miliardi e 400 milioni di Euro. L’avanzo di amministrazione non è altro che il dato di sintesi dell’intera gestione finanziaria dell’Ente pubblico in questione, nel nostro caso della Regione siciliana. Se, considerando tutte le partite di dare e avere, scaturisce un risultato positivo si parla, per l’appunto, di avanzo di amministrazione; se il risultato è negativo, si parla invece di disavanzo di amministrazione. Questa breve digressione ci serve per illustrare ai nostri lettori che la Regione siciliana, al 31 dicembre dello scorso anno, considerati i crediti che vanta, aveva un attivo di 6 miliardi e 400 milioni di Euro.

Cosa stanno facendo Baccei, i dirigenti regionali che reggono il gioco all’assessore – a cominciare dal Ragioniere generale – e il Parlamento che approverà questa legge? Stanno cancellando dal Bilancio regionale 2015, in un solo colpo, 10 miliardi e 795 milioni di Euro di residui attivi. Con questa mossa si passa da un avanzo di amministrazione di 6 miliardi e 400 milioni di Euro circa a un disavanzo di amministrazione di 4 miliardi e mezzo. A questo disavanzo vanno sommati i soldi recuperati dai residui passivi (le somme che erano impegnate, ma non spese): circa 2 miliardi e mezzo di Euro recuperati. Che portano il disavanzo a un miliardo e 900 mila Euro.

Come potete notare, siamo passati da un avanzo a un disavanzo di amministrazione di quasi 2 miliardi di Euro. Se a tale disavanzo sommiamo la parte di fondi da accantonare (circa 540 solo per pagare i mutui), 4,4 miliardi di Euro per la parte di spesa vincolata (le spese che la Regione, almeno sulla carta, dovrebbe pagare obbligatoriamente: scriviamo “sulla carta” perché, da qualche anno, la Regione, ad esempio, non paga per intero le Aziende sanitarie provinciali e le Aziende ospedaliere) e 53 milioni di Euro circa per gli investimenti, il disavanzo 2015 vola a 6 miliardi e 900 milioni di Euro.

Come i nostri lettori possono notare – l’abbiamo scritto all’inizio e ora lo ribadiamo – non siamo davanti a una “manovrina”, ma a una “manovrona”. Se avete seguito il dibattito di questi giorni al Parlamento siciliano dedicato a tale tema (le sedute del Parlamento siciliano sono in diretta on line), vi sarete accorti che nessuno vi ha illustrato questi dati: né l’assessore Baccei, né i deputati. In pratica, stanno rubando dal Bilancio regionale 2015 circa 10 miliardi e 800 milioni di Euro circa e nessuno dice nulla.

A questo punto dobbiamo dire perché, i nostri colleghi scrivono che l’eliminazione dei residui attivi ammonta a circa 5 miliardi di Euro e non a 10 miliardi di Euro. Hanno ragione i nostri colleghi, ma abbiamo anche ragione noi. Noi, infatti, abbiamo scritto che Baccei e la sua allegra combriccola stanno eliminando 10 miliardi e 800 milioni di Euro dal Bilancio regionale 2015. Con grande astuzia, Baccei e Sammartano, dei 10 miliardi e 800 milioni di Euro che stanno facendo sparire hanno inseriti solo circa 5 miliardi di residui attivi da eliminare. Gli altri 5 miliardi e 800 milioni di Euro circa li hanno inseriti fra le entrate del 2016 e del 2017. Bisogna capirli: fare sparire 10 miliardi e 800 milioni di Euro sarebbe stato troppo pesante. Così ci dicono – con accertamenti incompleti da parte di alcuni dirigenti, come abbiamo già sottolineato – che di questi 10 miliardi e 800 milioni di Euro, solo 5 miliardi circa sono “inesigibili” e vanno eliminati. Gli altri la Regione li “recupererà” tra le entrate nel 2016 e nel 2017. Scommettiamo che, il prossimo anno, diranno che anche i 5 miliardi e 800 milioni di Euro circa sono “inesigibili” e li inseriranno tra i residui attivi da eliminare?

Quali saranno gli effetti di questa “manovrina”? Li abbiamo già sotto gli occhi in queste ore. Migliaia di studenti disabili non possono recarsi a scuola perché non ci sono i soldi per il trasporto. Se dovessero trovare il modo di arrivarci potrebbero non trovare l’insegnate di sostegno. Perché il governo Renzi – quello che “l’Italia ha svoltato” – ha scoperto che la competenza sulla scuola è della Regione (in realtà non è così per le scuole superiori) e quindi il servizio lo deve pagare la Regione: quella Regione alla quale ha tolto i soldi calpestando l’Autonomia siciliana. Matteo_Renzi_crop_newRenzi è così: quando gli conviene la Sicilia è “autonoma”; quando non gli conviene gli ruba i soldi.

Poi ci pensano la Regione di Crocetta e i Comuni a trovare i soldi. Come sta facendo a Palermo il sindaco Leoluca Orlando: non ha i soldi per far partire il Tram? Ecco il prelievo di 120 Euro a testa per i palermitani con le Ztl. 120 Euro che vanno a sommarsi alla TARI e alla TASI più care d’Italia, alle aliquote IRPEF e IRAP ai massimi livelli.

Fa tutto il centrosinistra: il governo nazionale di centrosinistra toglie 10 miliardi e 800 milioni di Euro dal Bilancio regionale 2015; il Parlamento siciliano – a maggioranza di centrosinistra – si appresta a votare una legge che regolarizza questo scippo; il governo di centrosinistra di Crocetta ha già regalato a Renzi, come già ricordato, 5 miliardi e 400 milioni di Euro. E il Comune di Palermo si appresta a scippare ai cittadini altri 120 Euro.

In più il PD – che è al centro di questi scippi – celebra, sempre a Palermo, la Festa dell’Unità renziana. Avendo cura, ovviamente, di far partecipare solo quelli che nascondono ai cittadini tutte le schifezze contro 5 milioni di Siciliani delle quali sono responsabili deputati e dirigenti del PD siciliano in combutta con Renzi.

da La Voce di New York

di Bepi Lima  sicilianews24.it

I mali della Sicilia vengono da lontano, hanno origini storiche e culturali e sono stati “incubati” dalla politica. Finita la stagione degli ideali, in cui i padri dello Statuto Autonomistico disegnarono un quadro normativo che avrebbe potuto realmente colmare il cronico gap che ci affligge, la classe dirigente si è limitata a sfruttare parassitariamente il surplus di risorse, per assicurarsi privilegi e gestire il consenso clientelare.

Tutto girava attorno alla Regione, una grande mammella inesauribile che dava lavoro direttamente o attraverso le società partecipate, faceva da ammortizzatore sociale con sussidi e precariato, inventava lavori socialmente inutili e conviveva con la mafia che a sua volta, riciclava enormi risorse finanziarie provenienti prima dal sacco edilizio delle città, poi dal traffico internazionale degli stupefacenti.MATTEO RENZI A MESSINA
Le raffinerie dei poli industriali pompavano petrolio e deturpavano l’ambiente, le raffinerie di eroina gestite sul territorio dalla mafia pompavano miliardi che, in assenza di qualunque forma di controllo, sostenevano il PIL. Le produzioni della Regione imprenditrice, in un mercato non ancora globalizzato, riuscivano a reggere e complessivamente si aveva l’impressione fallace di una Sicilia che viaggiava verso la modernità, mentre scavava il burrone.
L’ultimo epigono di questo sistema destinato alla bancarotta, fu Totò Cuffaro, un mago nella gestione clientelare allargata, in un redditizio consociativismo, anche agli avversari politici, che in pubblico lo combattevano e in privato trattavano la loro parte di bottino. Solo che il mitico “vasa vasa” associava a questa concezione politica, un tratto di umanità personale che lo portava ad occuparsi anche di persone con cui non aveva un rapporto di scambio, motivo per il quale ci sono tanti Siciliani che lo ricordano ancora con affetto, nonostante le sue vicissitudini giudiziarie e politiche. Insomma, in un mondo di professionisti del “mordi e fuggi” che si presentavano solo al momento del voto, Cuffaro veniva (e viene tuttora) percepito come un “unicum” a cui perdonare i vizi pubblici (anche perché vizi privati non se ne conoscono, a differenza di tanti altri).
Questa lunga premessa serve a sostenere che, quando Rosario Crocetta dice di avere ereditato una situazione disastrosa, ha ragione.
Solo che qui le sue ragioni si fermano. Ogni intervento strutturale prodotto dal suo governo ha avuto un esito disastroso: la finta abolizione delle province, che è servita da spot iniziale e ha di fatto azzerato tutti i servizi che le Province, fra sprechi e inefficienze, garantivano; la Formazione Professionale, un carrozzone clientelare gestito come un bancomat, sepolto dalle macerie, senza uno straccio di alternativa per chi comunque ci lavorava anche onestamente; gli enti partecipati, di cui era stata promessa la liquidazione e sono ancora lì ad ingrassare gli amministratori del nulla, pescati da Crocetta nel suo “cerchio tragico”.
A tutto ciò si aggiunge una imbarazzante incapacità amministrativa, che ha reso i governi di “Saro da Gela” i più bocciati dai tribunali amministrativi nella storia dell’Autonomia. Chiariamo non i peggiori, che sarebbe un giudizio politico, ma proprio quelli che, in base ai numeri, hanno perso più cause davanti al TAR e al CGA.
In questo contesto Crocetta ha dovuto giocoforza chiedere aiuto a Roma, che ha colto la palla al balzo: in cambio di 550 fantomatici milioni, ha chiesto e ottenuto la rinuncia a un contenzioso di quattro miliardi; con un decreto nazionale, ha imposto nuove trivellazioni alla Sicilia, perpetuando lo scempio ambientale; ci ha mandato un assessore al Bilancio, con il compito di tagliare stipendi, pensioni e trasferimenti agli enti locali e, attraverso i tavoli di concertazione, detta l’agenda delle riforme.
Un solo atto di “ribellione” ha compiuto Crocetta, peraltro seguendo la scia del lombardo Maroni: l’impugnativa della legge di stabilità nazionale che aveva attuato un ulteriore “scippo” di 1,2 miliardi di fondi del Patto di Azione e Coesione, originariamente destinati alla Sicilia.
A questa mossa Renzi ha risposto con la minaccia di impugnare il bilancio provvisorio della Regione che, come abbiamo scritto nei giorni scorsi e confermiamo oggi, non è conforme alle norme sulla contabilità. La successiva parziale e unilaterale smentita di Crocetta è solo una delle tante mosse della impari partita a scacchi che si sta svolgendo fra il “gattone” fiorentino, che ha dalla sua consenso, leve di governo e cordoni della borsa e il “topolino” gelese, che non ha una maggioranza, procede a tentoni, emette provvedimenti privi di ancoraggio normativo e un giorno sì e l’altro pure prende schiaffoni in tutte le sedi politiche, sindacali e giudiziarie, mentre il Faraone della Leopolda sicula gli scava il terreno sotto i piedi.
Se non ci fosse in ballo il futuro della Sicilia, potrebbe essere la trama di un film comico.

di Giulio Ambrosetti

Siamo già a marzo e dobbiamo prendere atto che, fino ad oggi, l’Assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei – inviato in Sicilia dai due “scienziati” senza scienza del governo nazionale, al secolo Matteo Renzi e Graziano Delrio – ha regalato alla nostra Isola solo una quantità industriale di chiacchiere. Siamo già a marzo e l’Assessore si è cimentato in tre o quattro dotte conferenze stampa, in una trentina di interviste e in un centinaia di dichiarazioni ad effetto. Siamo già a marzo e nella commissione Bilancio e Finanze dell’Ars non è ancora arrivata la tanto attesa manovra economica e finanziaria dell’assessore Baccei.143801260-b9552799-155b-4065-83d6-90d836a22889

L’ammettiamo: seguiamo da oltre trent’anni le cronache dell’Assemblea regionale siciliana e non ci è mai capitato di incontrare, sulla nostra strada, un personaggio che sintetizza in sé tanta arroganza e tanta presunzione: e in questo, bisogna riconoscerlo, l’Assessore Baccei sembra insuperabile. Aveva detto che prima avrebbe presentato un pacchetto di riforme propedeutiche alla manovra di Bilancio 2015. Eravamo a dicembre, a Natale ancora lontano. Siamo a marzo e, a distanza di tre mesi, come già accennato, in commissione Bilancio e Finanze non c’è ancora traccia né del pacchetto di “riforme propedeutiche”, né del ‘Bozzone’ con lo schema del Bilancio e della Finanziaria. Nulla di nulla. Siamo a marzo e, a parte le chiacchiere dell’assessore Baccei, a parte i paraninfi che si porta dietro (ce n’è uno, in particolare, piazzato in assessorato dall’onorevole Davide Faraone, che si dà arie da grande economista che a vederlo è una scena!), le uniche due cose che si sono materializzate fino ad oggi sono una legge di esercizio provvisorio fuori legge (un esercizio provvisorio, a norma di legge, non può prevedere nuove spese!) non impugnata (a questo è servita, alla fine, la sostanziale abolizione dell’ufficio del Commissario dello Stato per la Sicilia: a sostanziare e ad avallare le violazioni di legge! Complimenti vivissimi alla Corte Costituzionale!) e un nuovo mutuo da quasi 2 miliardi di euro per pagare debiti e spesa corrente. Assessore Baccei, non le sembra un po’ poco? E’ tutta qui la sua bravura? Come direbbe il grande Totò: “Ma ci faccia il piacere!”. 

L’assessore Baccei vorrebbe recuperare 400 milioni di euro taglieggiando i dipendenti regionali (soprattutto la dirigenza), i pensionati della stessa Regione, gli operai della Forestale, i circa 600 addetti del Corpo forestale, i Comuni e tutti i precari, della Regione, delle Province commissariate e degli stessi Comuni. Ma teme che tutti questi soggetti si catapultino sotto il suo assessorato per mangiarselo vivo. Così, furbescamente, vorrebbe far prendere il fuoco con le mani ai deputati dell’Assemblea regionale siciliana. La strategia dovrebbe essere quella di un maxiemendamento che dovrebbe contenere il pacchetto di riforme (cioè i tagli) e Bilancio e Finanziaria. Una “minestra impiattata” che il Parlamento siciliano dovrebbe approvare a scatola chiusa, senza dibattito. Una porcata sul modello dei decreti-legge-porcate con i quali governa e legifera il Renzi-Mussolini a Roma. Bisognerà capire se troverà 46 parlamentari di Sala d’Ercole disposti ad avallare questa porcata. E, soprattutto, bisognerà capire se il Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, sarà disposto a perdere la faccia per avallare una porcata simile.palazzonormanni

Da quello che abbiamo capito, il Governatore dell’Isola, Rosario Crocetta, non sembra molto convinto del “minestrone” in preparazione in casa Baccei. Gli unici convinti dovrebbero essere i parlamentari renziani dell’Ars. Ma quanti sono? Questa è una bella domanda. Tutto sommato, tra transfughi, giannizzeri, “iloti” del Pd e cascami parlamentari vari, qualche numero, in Aula, l’Assessore Baccei e Faraone potrebbero raggranellarlo. Ma non la maggioranza. Bisognerà vedere cosa faranno il Pd, gli esponenti di Sicilia democratica e i deputati del Megafono. Il capogruppo di Sicilia democratica, Totò Lentini, da parte sua, ha detto che non accetterà tagli a dipendenti e pensionati regionali. E se manterrà la parola Baccei avrà vita difficile. Anche nel Megafono non sembra ci sia molta convinzione rispetto alla minestra-Baccei. Forse gli unici disposti a seguire l’Assessore e Faraone potrebbero essere i parlamentari del Pd, o quanto meno la maggior parte di questi, visto che ormai non hanno nulla da perdere. A parte i deputati dell’ala cuperliana che non sono entrati nel governo, tutti gli altri parlamentari di Sala d’Ercole del Pd non hanno più problemi, ogni mattina, nel guardarsi allo specchio. E bisogna capirli: a Roma sono con Renzi (e vedi che mangiano!); in Sicilia stanno con Baccei; hanno pure partecipato ai “tavoli tematici” della Leopolda sicula, dove hanno discettato per ben due giorni del nulla mescolato col niente! Insomma ormai sono impresentabili persino al cospetto dell’elettorato siciliano del Pd, ormai costretto a votare il peggio del peggio (fino a quando?).

Allora: ce la farà il nostro assessore Baccei a “sbucciare” al sangue dei Siciliani altri 400 milioni di euro con i voti della “sinistra”? Già il governo nazionale ha derubato alla Sicilia (non troviamo un termine più calzante) circa 5 miliardi di euro negli ultimi due anni. Per strappargli altri 400 milioni di euro bisognerà far perdere il lavoro, sotto tutte le forme, ad altri siciliani.

In attesa dei documenti ufficiali aspettiamo le nuove interviste, le nuove dichiarazioni e, magari, qualche altra dotta conferenza stampa dell’assessore Baccei…

 

di Giulio Ambrosetti

Un comunicato diffuso ieri sera dalle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil della Sicilia dà la misura, quasi paradossale, di una spaccatura tra le forze politiche che oggi governano la Sicilia. Proviamo a leggere e a “decriptare” insieme quello che, in fondo, non è altro che un documento politico che vede i renziani siciliani del Pd sempre più isolati.

Le tre organizzazioni sindacali fanno riferimento ad un incontro che si è svolto ieri a Palermo nei saloni di Palazzo d’Orleans, la sede del governo dell’Isola. Cgil, Cisl e Uil rivendicano “il risultato di aver ottenuto il confronto con il Presidente della Regione grazie alla mobilitazione messa in campo a partire dal 29 gennaio scorso contro i tagli al pubblico impiego siciliano. Palazzo Chigi - Incontro Governo/Regione Sicilia su finanziaria regionaleDal confronto di ieri pomeriggio – prosegue la nota delle tre organizzazioni sindacali – emerge un diverso approccio dell’Assessore all’Economia, che si è presentato con il pregiudizio di togliere presunti “privilegi”, ed il Presidente della Regione che ha, invece, sostenuto di “non voler cancellare diritti e di non volere aprire lo scontro con il sindacato, dichiarando di voler aprire un confronto sui temi posti dal disegno di legge presentatoci”.

A questo punto il passaggio più importante sottolineato da Cgil, Cisl e Uil: “Questo evidenzia una spaccatura nello stesso governo regionale, e nella compagine politica che lo sostiene, che può aprire nuovi scenari rispetto a quanto fino ad ora annunciato in termini di penalizzazioni per il pubblico impiego regionale”. Nel comunicato, insomma, si pone l’accento su un fatto politico noto già da tempo: le diversità di vedute tra il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, e l’Assessore all’Economia, Alessandro Baccei. Quest’ultimo, espressione dei renziani (è stato spedito in Sicilia dall’accoppiata Matteo Renzi-Graziano Delrio), vorrebbe penalizzare intere categorie siciliane, a partire dai dipendenti e dai pensionati della Regione. Cosa, questa, che le tre organizzazioni sindacali contestano (in realtà, anche i Cobas – l’organizzazione sindacale che ha più iscritti tra i dipendenti regionali – sono contrari alla linea dell’Assessore Baccei e hanno elaborato una controproposta).

Nel comunicato, Cgil, Cisl e Uil dicono di voler “verificare fino in fondo la reale volontà espressa di non aprire uno scontro sociale e continuano a mantenere alto il livello di mobilitazione, che culminerà con lo sciopero del 20 marzo, fino a quando le norme restrittive che riguardano pensioni, contratti, salario accessorio, indennità pensionabile del Corpo Forestale non saranno definitivamente cancellate dal testo”. Il riferimento è al passaggio della manovra messa a punto dall’Assessore Baccei (a quanto pare non condivisa dal presidente Crocetta) che punta a colpire circa 600 dipendenti del Corpo Forestale, ai quali dovrebbero essere tolti dallo stipendio 450 euro a testa.sindacati-cgil-cisl-uil-624x300

Il comunicato delle tre organizzazioni sindacali è importante perché, da un lato, mette in evidenza una spaccatura – già evidente da qualche settimana – tra il Presidente Crocetta e l’Assessore Baccei, mentre, dall’altro lato, rende sempre più debole la posizione dell’Assessore-Commissario. E’ noto che Baccei è stato imposto alla Sicilia dal governo Renzi. Il ruolo di questo Assessore – che, in realtà, si comporta come un Commissario – è quello in primo luogo, di far passare notizie sbagliate nell’immaginario dei Siciliani. La parola “sbagliate” può sembrare forte, ma in realtà non ne troviamo un’altra più calzante. Baccei, da quando si è insediato in Sicilia, non ha fatto altro che dire in tutte le salse che la situazione finanziaria della Regione è drammatica. E su questo non ci sono dubbi. Solo che lo stesso Assessore spiega poco e male il perché di questo dramma finanziario.

Baccei, correttamente, ha di fatto ammesso che il “buco” nei conti della Regione supera i 5 miliardi di euro (lo avrebbe detto all’onorevole Mario Alloro del Pd durante una pausa di una riunione in commissione Bilancio e Finanze dell’Ars). E ha aggiunto che questo “buco” non è provocato dalla sanità, ma da “altro”.

Baccei, però, non ha spiegato per filo e per segno che cosa si deve intendere per “altro”. Ha detto che ci sono sprechi. E questo è vero. Ma non ha detto che il governo nazionale – cioè il governo che l’ha spedito in Sicilia – ha scippato alla Regione, negli ultimi due anni e 2 mesi, circa 5 miliardi di euro. I conti sono presto fatti: 915 milioni di euro Roma se li è presi dal Bilancio della Regione siciliana 2013; un miliardo e 150 milioni di euro il governo nazionale li ha prelevati, sempre dal Bilancio regionale, nel 2014; altri 200 milioni, sempre nel 2014, Roma li ha tolti al Bilancio regionale per pagare i “famigerati” 80 euro al mese; un miliardo e 112 milioni di euro il governo Renzi li ha già prelevati quest’anno. A questi vanno aggiunti i fondi PAC, scippati sempre alla nostra Regione: precisamente un miliardo e 200 milioni (cifra fornita dal sottosegretario Delrio in un’intervista al Mattino di Napoli).

Se li sommiamo, arriviamo a 4 miliardi e mezzo di euro circa tolti alla Sicilia. A cui debbono aggiungersi i fondi tagliati ai Comuni siciliani, sempre da parte di Roma. In questo caso non ci riferiamo soltanto ai mancati trasferimenti da parte del governo nazionale che riguardano tutti i Comuni italiani, ma ai fondi legati alla legge sul federalismo fiscale del 2009, che in Sicilia, chissà perché, non viene applicata: cosa, questa, che fa venire meno ai Comuni della nostra Isola le risorse finanziarie per la perequazione fiscale e infrastrutturale.

Come potete notare (senza contare gli scippi sulla sanità, ai quali dedicheremo un articolo a parte domani), noi citiamo numeri, cioè dati oggettivi, mentre l’Assessore Baccei e i renziani siciliani fanno solo demagogia.143801260-b9552799-155b-4065-83d6-90d836a22889

Se ci fate caso, c’è un parallelismo tra il “buco” di 5 miliardi di euro circa riconosciuto dallo stesso Assessore Baccei e i fondi scippati alla Sicilia, che ammontano, pressappoco, a circa 5 miliardi di euro. Di fatto, l’Assessore Baccei sta provando a far pagare ai Siciliani lo scippo operato da Roma. E’ per questo che vuole penalizzare i dipendenti e i pensionati della Regione, i circa 600 dipendenti del Corpo Forestale, i circa 26 mila operai della Forestale, i precari dei Comuni e della stessa Regione e interi settori dall’Amministrazione Pubblica siciliana (si pensi ai beni culturali abbandonati: dai musei senza custodi, perché non ci sono i soldi per pagarli, alle aree archeologiche nelle quali non si effettuano nemmeno gli interventi per eliminare le zecche, con gravissimo pericolo per i turisti).

Di fatto, oggi, a difendere il maldestro tentativo di far pagare ai Siciliani i tagli operati dal governo Renzi ai danni della nostra Isola vi sono l’Assessore Baccei e i renziani del Pd. Un’altra parte del Pd è contraria a questa linea politica “ascara” (oltre al dissenso del Presidente Crocetta, ci sono anche i “mal di pancia” dell’area Cuperlo). Inoltre, un secco “no” alla linea Baccei è arrivato da Sicilia democratica di Lino Leanza e da tutto il centrodestra, a cui si uniscono Cgil, Cisl, Uil e Cobas.

Di fatto, Baccei e il parlamentare nazionale del Pd, Davide Faraone – renziano della prima ora – sono ormai isolati, non solo all’interno del Pd, ma in tutto lo schieramento politico siciliano (tra gli stessi renziani, peraltro, non tutti sono d’accordo con Baccei. Anzi). 

di Giulio Ambrosetti

Il Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, e l’Assessore Regionale all’Economia, Alessandro Baccei, sulla manovra finanziaria 2015 della Regione – che ancora non c’è, perché non esiste un documento ufficiale, ovvero un disegno di legge presentato all’Ars – fanno solo demagogia. Annunciare il taglio delle indennità dei sindaci, degli assessori e dei consiglieri comunali a fronte di un “buco” finanziario di 5 miliardi di euro della stessa Regione, provocato in buona parte dai tagli del governo nazionale di Matteo Renzi, è ridicolo. Queste nuove ed eventuali “entrate” regionali frutto dei tagli agli amministratori comunali coprirebbero, sì e no, il 2 per mille del fabbisogno finanziario della Regione. La verità è che Crocetta e Baccei non hanno lontanamente idea sul come affrontare i problemi che, insieme al governo Renzi, hanno creato alla Sicilia.
palazzonormanniTra l’altro, la Regione Siciliana, portata sull’orlo del baratro finanziario dal governo Renzi e dal governo Crocetta, deve ancora versare ai Comuni siciliani 250 milioni di euro circa a valere sul fondo regionale delle autonomie 2014 e altri 180 milioni di euro circa a valere sul fondo per il precariato, sempre del 2014. Che una Regione inadempiente si erga a “moralizzatrice” della vita pubblica siciliana ci sembra eccessivo. In politica, quando c’è da redigere le manovre finanziarie, contano i numeri. E gli attuali “numeri” dei conti regionali inchiodano Crocetta e Baccei a pesanti responsabilità politiche e amministrative.
Il Presidente Crocetta, nell’estate dello scorso anno, ha rinunciato, per quattro anni, agli effetti positivi dei contenziosi finanziari in atto tra Stato e Regione. In particolare, ha rinunciato agli effetti positivi della sentenza numero 207 della Corte Costituzionale – sentenza del 27 luglio del 2014 – che ha dato ragione alla Sicilia in materia di territorializzazione delle imposte. Se messa in esecuzione, tale sentenza avrebbe portato nelle casse della Regione una barca di soldi, circa 10 miliardi di euro.
Certo, assieme a queste entrate riconosciute dalla Consulta alla Sicilia, la Regione avrebbe dovuto caricarsi i costi dei servizi che ancora oggi lo Stato paga alla Sicilia: i docenti delle scuole, le università e i 2,2 miliardi di euro che Roma versa ogni anno alla nostra Isola per le spese sanitarie e qualcosa ancora. Fatti quattro conti, la Regione Siciliana avrebbe guadagnato non meno di un miliardo e mezzo di euro all’anno, o forse qualcosa meno. Quanto sarebbe comunque bastato per avviare con i soldi di Roma il risanamento finanziario della Regione. Invece, grazie a questa folle rinuncia da parte di Crocetta – adottata dal Presidente della Regione senza nemmeno avvertire il Parlamento siciliano – per i prossimi quattro anni il risanamento della Sicilia dovrà essere fatto sulla pelle dei siciliani.
La verità è che Crocetta, invece di tutelare gli oltre 5 milioni di siciliani, ha tutelato il governo Renzi. E in questo è perfettamente in linea con l’Assessore Baccei, con il quale sembrava in rotta di collisione. I due, che spesso non parlano lo stesso linguaggio, su un punto concordano appieno: sulle penalizzazioni da appioppare ai siciliani.Crocetta e Baccei Anche per Baccei, lo “scienziato” inviato in Sicilia dall’accoppiata “vincente” Renzi-Delrio, vale la legge dei numeri. E i numeri dicono che il governo nazionale, negli ultimi due anni e due mesi, ha tolto alla Sicilia circa 5 miliardi di euro. I conti sono presto fatti: 915 milioni di euro di accantonamenti (leggere soldi che Roma ha prelevato dal Bilancio regionale) nel 2013; un miliardo e 150 milioni di euro di accantonamenti dal Bilancio regionale 2014; 200 milioni di euro circa, sempre dal Bilancio regionale 2014, per i “famigerati” 80 euro al mese per i redditi inferiori a mille e 500 euro al mese; un miliardo e 112 milioni di euro di accantonamenti dal Bilancio regionale 2015, che ancora non c’è (ma ci sono già le entrate di Iva e Irpef della Sicilia che il governo Renzi ha già “saccheggiato” attraverso l’Agenzia delle Entrate). A questi si aggiunge lo scippo dei fondi PAC, sigla che sta per Piano di Azione e Coesione: un altro miliardo e 200 milioni di euro che il governo nazionale ha strappato alla Sicilia. Soldi che sono stati dirottati alle imprese del Centro Nord Italia a titolo di sgravi fiscali.
Assessore Baccei, se lei pensa di essere furbo, beh, sappia che noi non siamo totalmente stupidi. I conti li sappiamo fare anche noi. Li facciamo e li faremo. Lei è qui per fare gli interessi dei Siciliani e non per massacrare imprese e famiglie siciliane per conto del governo Renzi. Se pensa di far pagare ai 5 milioni di siciliani gli scippi operati dal governo Renzi, sappia che le verrà difficile, molto difficile. Anzi, a che ci siamo, la invitiamo a chiedere ai suoi referenti romani di togliere subito l’Imu sui terreni agricoli, perché l’agricoltura siciliana non può reggere quest’ennesimo balzello.

p.s.
Notiamo con “piacere” che il Governatore Crocetta e l’Assessore Baccei non parlano più di riduzione degli stipendi e delle pensioni ai dipendenti e ai pensionati della Regione. Forse perché mezzo Pd e Sicilia democratica hanno fatto “rimangiare” al Presidente e all’Assessore questi tagli. Ci auguriamo che anche il Presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando, batta i pugni sul tavolo e costringa la Regione a “cacciare” i soldi che ancora deve ai Comuni a valere sull’esercizio 2014.