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carta serviziScatta l’esenzione dal canone Rai per gli over 75 che, per decreto, è ora estesa a una più ampia platea. Sale infatti l’asticella per il reddito annuo massimo necessario all’esonero, che ora passa da 6.713 euro a 8 mila.  La soglia degli esentati da 115 mila passa a 350 mila.

Per essere esonerati dal pagamento dell’imposta, i pensionati  che hanno compiuto 75 anni e con un reddito annuo non superiore a 8.000 euro potranno quindi agli uffici dell’Agenzia delle Entrate per presentare una dichiarazione sostitutiva di richiesta di esenzione oppure spedirla con raccomandata, senza busta, al seguente indirizzo: Agenzia delle Entrate – Ufficio Torino 1 Sat – Sportello abbonamenti tv – Casella Postale 22, 10121 -Torino. Nelle nostre sedi del Patronato INAC-CIA  in tutta Italia troveranno anche assistenza. La richiesta, accompagnata da un documento di identità valido, dovrà essere compilata sull’apposito modello. Chi fruisce dell’esenzione per la prima volta dovrà presentare la richiesta entro il 30 aprile. Per coloro che intendono invece beneficiarne a partire dal secondo semestre, la scadenza è fissata al 31 luglio.

Inoltre, per continuare ad avvalersi dell’agevolazione negli anni successivi (se le condizioni di esenzione permangono), non è necessario presentare ulteriori dichiarazioni. Se invece, negli anni successivi alla presentazione della dichiarazione si perde il possesso dei requisiti per beneficiare della esenzione, è necessario versare il canone.

Chi nel corso dell’anno attiverà per la prima volta un abbonamento al servizio radiotelevisivo, dovrà inviare la richiesta di esenzione entro 60 giorni dalla data in cui sorge l’obbligo di pagare il canone. Coloro che, in presenza dei requisiti previsti, hanno pagato il canone per gli anni 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014, 2015 e 2016 possono chiederne infine il rimborso tramite il modello disponibile , accompagnato dalla dichiarazione sostitutiva che attesta il possesso dei requisiti.

IMG_3100Ministero dell’Economia presenta risoluzione che pone fine a ingiustizia

La risoluzione del Dipartimento Finanze del Ministero dell’Economia chiarisce che l’esenzione dal pagamento dell’Imu sui terreni agricoli a favore dei coltivatori diretti (CD) e imprenditori agricoli professionali (IAP) riguarda anche i CD e gli IAP pensionati iscritti alle relative gestioni previdenziali, che continuano a condurre i propri terreni.

Finalmente -affermano Cia e Anp- si pone rimedio a un’ingiustizia che abbiamo sempre denunciato. Nel 2017 abbiamo portato avanti questa istanza con iniziative su tutto il territorio nazionale, sensibilizzando le Istituzioni preposte. Questa risoluzione, concludono Cia-Agricoltori Italiani e Anp-Associazione nazionale pensionati, la consideriamo una nostra vittoria.

di Carmelo Travaglia

I pensionati hanno finora garantito, in larga misura, la tenuta sociale delle famiglie italiane subendo, nell’ultimo quindicennio, tagli, mancati aumenti, ridotte indicizzazioni, drenaggio fiscale: il potere d’acquisto dei loro assegni è ormai ridotto del 30%.
Hanno sostenuto, negli ultimi anni, l’obiettivo  di rilanciare l’economia, l’occupazione e ciatoscana_logobox_anpl’impresa, riavviando la crescita e, in rigoroso silenzio e piena disponibilità, hanno fatto la loro parte accollandosi un carico di sacrifici ai limiti della sopportabilità.
Sono impegnati sui temi della solidarietà, della difesa del suolo, dello sviluppo dei territori rurali, subendo il crescente isolamento ed i costi conseguenti a servizi pubblici sempre meno presenti in tali borghi.
Ciò nonostante, tra impoverimento delle pensioni e disagi socio-assistenziali, i pensionati sono ormai relegati ai margini del dibattito politico-istituzionale e ben 8 milioni vivono in semi povertà, con assegni mensili sotto i mille euro e, 2,2 milioni addirittura sotto i 500 Euro.
Anche il Comitato per i diritti sociali del Consiglio d’Europa, nel rapporto di gennaio 2014, ha denunciato la violazione, in Italia, della Carta Sociale Europea. Infatti, i minimi di pensione dovrebbero essere pari al 40% del reddito medio nazionale: 650 Euro mensili anziché 502.

CHIEDONO PERTANTO EQUITÀ E GIUSTIZIA SOCIALE PER UNA ESISTENZA DIGNITOSA

attraverso, prioritariamente:
l’estensione ai pensionati sotto i 1000 euro mensili del bonus di 80 euro, l’adeguamento dei minimi di pensione, in un biennio, al 40% del reddito medio nazionale, l’ampliamento della no tax area;Pensionati
il recupero progressivo del potere d’acquisto delle pensioni conseguite dopo una vita di lavoro, con una più puntuale indicizzazione e la eliminazione del drenaggio fiscale;
la riorganizzazione della sanità pubblica, concretizzando con determinazione il piano volto a territorializzare i servizi anche nei centri rurali, con un ruolo primario dei medici di base e la costituzione dei pool di specialisti multidisciplinari 24 ore su 24;
la dotazione di risorse adeguate per la non autosufficienza, le politiche sociali, la lotta alla povertà e per politiche di prevenzione, di educazione alla salute per l’invecchiamento attivo e sano.
Le risorse necessarie possono essere reperite, con una ripresa dello sviluppo e del PIL, attraverso le necessarie riforme e una più incisiva lotta:
1) alla evasione ed alla elusione fiscale;
2) alla corruzione ed alla criminalità;
3) agli sprechi ed ai privilegi di numerose caste;
Si rende necessaria, inoltre, la trattenuta progressiva del contributo di solidarietà su tutte le pensioni superiori a 5.000 Euro mensili, ivi compresi i vitalizi.

Associazione Nazionale Pensionati della Confederazione Italiana Agricoltori

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