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Sinistra Italiana in Sicilia: eletti i vertici. “Siamo e restiamo alternativi al PD”
di Giulio Ambrosetti

La riammissione della lista di Stefano Fassina alle elezioni comunali di Roma ha rilanciato Sinistra Italiana, lo schieramento politico che, con fatica, si sta cercando di costruire a sinistra del PD.

imageOggi Fassina è più che mai lanciato nella campagna elettorale romana. E’ uno dei candidati a sindaco della Capitale. Un test elettorale importante, per Sinistra Italiana, perché un buon risultato a Roma potrebbe diventare il traino per le prossime elezioni politiche.

Insomma l’elettorato italiano di sinistra non è condannato a votare per il PD di Renzi, di Napolitano e della Ministra Boschi. C’è anche spazio per un partito di sinistra che non plaude al Jobs Act e alla pessima riforma costituzionale che la Ministra Boschi sta provando, con scarso successo, a propagandare.

E in Sicilia come va Sinistra Italiana? L’abbiamo chiesto a uno dei fondatori di questo partito in Sicilia: Angelo Forgia, una storia socialista alle spalle, tra i fondatori del Megafono e oggi deluso dall’esperienza del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta.

Non è che, alla fine, intrupperete anche il presidente Crocetta, che oggi sembra in rotta di collisione con il PD?

“Non se ne parla nemmeno. Crocetta, di fatto, ha gestito un fallimento politico e amministrativo. La sua esperienza di presidente della Regione siciliana è da dimenticare. Ripeto: ha fallito su tutta la linea. E ha fallito insieme con il PD e con i partiti e i movimenti di un improbabile centrosinistra. Da noi non ci potrà essere spazio per personaggi come lui”.

Insomma, siete alternativi a Crocetta.

“Assolutamente sì. Il presidente Crocetta, lo ribadisco, è il simbolo di un grande fallimento. I risultati dei suoi tre anni e mezzo di governo sono sotto gli occhi di tutti. Il suo Governo non ha un programma, non ha argomenti. Quello che è visibile è una grande ‘macelleria’ sociale. Non c’è un solo settore della vita pubblica siciliana che registri qualche risultato positivo”.

Eppure Crocetta si ripropone alla guida della Sicilia. Dice che i Siciliani sono con lui…

“Non solo lui si ripropone, ma lo ripropone anche il leader dell’UDC siciliana, Giampiero D’Alia. Ma la loro è solo una minestra riscaldata”.

Nei giorni scorsi, ad Enna, c’è stata l’assemblea regionale di Sinistra Italiana. Com’è andata?

“Bene, anzi, benissimo. Erano presenti i rappresentanti di tutta la Sicilia. L’assemblea ha eletto chi rappresenterà la Sicilia a Roma”.

E chi sono gli eletti?

“Sono l’ex parlamentare regionale socialista Raffaele Gentile, Alessandra Joppolo e Ottavio Navarra. Poi ci sono i venti componenti della direzione regionale”.

Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre ripetono sempre che Sinistra Italiana sarà un soggetto politico nuovo e non la somma di vecchie sigle. Un soggetto politico che, aggiungono, si candida a governare l’Italia con idee e valori della sinistra.

“Il programma politico è questo”.

Però le vecchie sigle ci sono sempre.

“Non mi pare proprio. Rifondazione comunista è fuori da questa esperienza. C’è un dialogo aperto con alcuni dirigenti e parlamentari di SEL, ma non con Nicki Vendola, anche lui lontano da questa nuova esperienza politica. Semmai una personalità politica a noi vicina è il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. E un motivo c’è”.

Ovvero?

“De Magistris rappresenta in pieno la sinistra che noi vogliamo costruire: una sinistra fatta di persone impegnate in politica che dialogano direttamente con la base. Sotto questo profilo, l’esperienza di De Magistris a Napoli, lo ripeto, è indicativa della nostra idea di politica. Non a caso il PD sta facendo di tutto per indebolire il sindaco di Napoli. Renzi e compagni hanno capito che De Magistris è forte perché parla direttamente al cuore dei napoletani. Sanno che se il messaggio e lo stipe politico del sindaco di Napoli dovesse prendere piede per il PD renziano, partito verticistico, potrebbe essere l’inizio della fine”.

A Palermo si parlava di un avvicinamento del sindaco Leoluca Orlando.

“Assolutamente no. Orlando ‘viaggia’ con il PD e, in particolare, con Matteo Renzi e con il Ministro Graziano Delrio. Con noi l’attuale sindaco di Palermo non ha nulla a che dividere”.

Ma chi sono i vostri rappresentanti siciliani nel Parlamento nazionale?

“C’è il senatore Francesco Campanella. C’è il parlamentare nazionale Erasmo Palazzotto. E poi Luca Casarini”.

Non è che ci riproponete la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini?

“Non credo proprio. La spirito di Sinistra Italiana è rappresentato dal legame con i territori. E i candidati al Parlamento nazionale non potranno che essere espressione dei territori siciliani”.

Torniamo alle elezioni romane. E’ vero che siete in possesso di sondaggi molto incoraggianti?

“I nostri sondaggi li conoscono tutti. Fassina, a Roma, viene dato all’11 per cento. E non c’è da stupirsi. Roma è una città che può contare su un elettorato di sinistra che oggi il PD di Renzi non rappresenta”.

E a livello nazionale?

“Stiamo lavorando in tutta l’Italia. Il concetto è sempre lo stesso: il PD di Renzi è un partito che ha sposato il liberismo economico. Il Jobs Act ne è una delle tante testimonianze. Noi siamo molto fiduciosi. La nostra fiducia, lo ribadisco, nasce dal fatto che stiamo costruendo un partito dal basse e non dal vertice”.

Ma è vero che in Sicilia Sinistra Italiana può contare sulla presenza e sui voti di tanti socialisti?

“Io parlerei di una matrice socialista non strutturata che in Sicilia si riconosce nelle posizioni di Sinistra Italiana. Letta così, possiamo dire che la presenza di questa matrice socialista è molto diffusa”.

 

E’ vero che,a partire da Agrigento, siete in contatto con gli amministratori comunali che in Sicilia si battono per la gestione pubblica dell’acqua?

“Noi siamo favorevoli alla gestione pubblica dell’acqua. A differenza del PD di Renzi che, invece, vuole affidare ai privati questo settore. Va da sé che gli amministratori comunali siciliani che si battono per l’acqua pubblica sono i nostri interlocutori”.

Ovviamente, al referendum di Ottobre voterete No.

“Certo che voteremo No alla pessima riforma della Costituzione del Governo Renzi. Da qui ad Ottobre daremo vita a tante iniziative in tutta la Sicilia. per spiegare ai cittadini che questa follia darebbe a Renzi un potere immenso. Votare No, oggi, è un dovere civico”.

                                                              LE REAZIONI

Simone Di Trapani (Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia e Libertà)

“Quanto scritto oggi sul quotidiano online contiene alcune gravi inesattezze. La prima si trova già nel titolo, dal momento che Sinistra Italiana in Sicilia non ha eletto vertici che possano arrogarsi il diritto di dichiarare a nome del nascente soggetto politico. Piuttosto è stato nominato, ahimè, un comitato promotore siciliano, del quale anch’io faccio parte, che, non essendo stato legittimato da un voto, non ha alcuna rappresentatività”.

“La seconda inesattezza, ma qui siamo sul terreno della politica, è il giudizio che Forgia (fan di Crocetta fino a qualche mese fa) dà del Sindaco Orlando, che non può che essere, alla luce di quanto detto prima, un mero giudizio personale. Sinistra Ecologia e Libertà, di cui mi onoro di essere coordinatore provinciale di Palermo eletto legittimamente da un congresso, ha cominciato da diversi mesi, insieme a Rifondazione Comunista e L’Altra Europa con Tsipras, un percorso che raccoglie singole persone, esperienze collettive, reti sociali, associazionismo diffuso e movimenti che lavorano nel territorio e che, in questi anni, hanno elaborato e realizzato proposte concrete ed efficaci, determinando importanti processi di rinnovamento”.

“Un percorso che ha trovato nell’attuale Amministrazione comunale terreno fertile per far crescere il progetto di una Sinistra concreta, ampia, democratica e alternativa al Partito Democratico, di cui il Sindaco Orlando ha rappresentato l’unica opposizione autorevole negli ultimi quattro anni, a differenza dello scrivente Forgia”.

 

Luca Casarini   

Leggo l’intervista rilasciata da Angelo Forgia, in merito alla nascita anche in Sicilia di sinistra Italiana, o meglio del percorso costituente di sinistra Italiana che ci porterà a fine anno a svolgere il vero e proprio congresso della sua fondazione. L’assemblea molto partecipata di Enna è stato il primo passo, e tanti altri dovremmo compierne per giungere alla meta, che è quella di costituire in Italia non un nuovo, ennesimo, partito, ma un “partito nuovo”, capace di ridare senso anche alla parola “sinistra”. Trovo alcune affermazioni di Forgia, così come le leggo, totalmente sbagliate per quel che mi riguarda, e sulle quali vale la pena di soffermarsi perché hanno a che fare con il merito e il metodo, con stile e cultura politica. Con il Dna insomma di qualcosa che è in gestazione, e quindi va preservato da “modificazioni genetiche”. Forgia detta la linea politica: primo grave errore, inaccettabile. Nessuno in questo “partito nuovo” ha e avrà nostalgie per quel “centralismo democratico” tanto caro alla sinistra del ‘900, e nemmeno per quel decisionismo rampante che caratterizza le formazioni politiche del nostro tempo. Sinistra Italiana, proprio perché è immersa in un processo costituente, forma la sua “linea politica” in maniera partecipata, approfondita, condivisa. Quindi quando uno parla dovrebbe sempre premettere che lo sta facendo per sé, come contributo alla discussione, i cui esiti sono legati alle decisioni prese dalle persone, non da “generali senza esercito”. In questo, il “comandare obbedendo” di matrice zapatista, ci sarà davvero utile come bussola per costruire il nuovo soggetto politico. Forgia poi si lancia in una bocciatura senza appello di Orlando, accomunandolo a Crocetta. Ritengo totalmente sbagliato anche questo, nel merito oltre che nel metodo, perché il sindaco Orlando, presente con noi all’atto di partenza del processo costituente che si è tenuto a Roma lo scorso febbraio, non è un nostro avversario, ma un interlocutore fondamentale, importante, utile. Lo riteniamo in molti dentro Sinistra Italiana, e non è un caso se è stato invitato ad intervenire insieme a Luigi De Magistris. Se in Sicilia, tra le due presenze “complementari” in campo che sono Crocetta e Faraone, che compongono le fattezze del nuovo gattopardismo e accomunate dagli stessi interessi che bloccano il cambiamento, irrompesse una “anomalia”, radicale nella difesa dei beni comuni e credibile nel progetto di rilancio di una terra martoriata come la nostra, sarebbe una cosa straordinaria e stimolante: non si può immaginarlo senza figure come Orlando e Accorinti e tanti e tante altri sindaci e amministratori di medi e piccoli comuni che stanno combattendo sul campo. Quindi, al contrario di quello che dice improvvidamente Forgia, io e tanti e tante altri che partecipiamo a Sinistra Italiana, ci stiamo muovendo in questo senso. Quello che forse Forgia non ha capito è che a noi interessa costruire una proposta radicale e allo stesso tempo credibile, cioè che abbia delle possibilità di riuscire ad incrinare sul piano istituzionale, ciò che sembra immutabile. Farlo vuol dire ragionare in grande, in maniera larga e non produrre un minoritarismo di testimonianza, che è l’aspetto quasi immorale nel quale certa sinistra nasconde il proprio essere inutile alla società. Essere nel Assemblea Regionale vuol dire per noi aiutare chi nella società sta già costruendo una nuova Sicilia, con lotte, movimenti, forme di vita e di lavoro alternativi. Vogliamo parlare della gigantesca battaglia che dovremmo sostenere contro i programmi di privatizzazione dei beni comuni che i gattopardi di tutte le famiglie stanno già agitando? Vogliamo finalmente battere un colpo al fianco di chi si è sempre opposto, con le lotte e non con le chiacchiere, al Ponte sullo stretto, al Muos, alla devastazione ambientale? Alla mancanza di lavoro resa strutturale dalle politiche europee, nazionali e regionali? Se vogliamo farlo davvero, non possiamo solo “partecipare” con qualche partitino inutile, ma essere protagonisti di una grande alleanza di alternativa. Sinistra Italiana farà il suo percorso, ma di sicuro io mi batterò sempre per una forma partito che valorizzi i territori e le esperienze politiche originali ed innovative, diverse tra loro, e non per riprodurre in sedicesimo e con i modellini fatti a tavolino, ciò che avviene da altre parti. Partito a rete, idee originali, laicità e non liturgie, niente arroccamenti minoritari, inutili alle persone e utili solo a qualche eletto in cerca di poltrone: questa battaglia culturale e politica sarà l’anima e il cuore, per quel che mi riguarda, del processo costituente di una sinistra nuova. E Niki Vendola, vorrei informare Forgia, è più vicino e presente di quanto lui pensi.

 

Sinistra italiana scommette sulla Sicilia

di Antonella Sferrazza

A che punto è Sinistra Italiana? Si sa che  il 19 20 e 21 Febbraio, a Roma, ci sarà una manifestazione nazionale. Il via, si dice, all’organizzazione del partito della Sinistra. “Una Sinistra di governo, ma Sinistra”, ci dice Tommaso Lima, coordinatore a Palermo di Futuro a Sinistra. Il nostro è un blog di informazione, come ricordiamo spesso, che punta a raccontare l’Italia vista dal Sud. Oggi proveremo a raccontare Sinistra Italiana vista dalla Sicilia.

Oltre a Tommaso Lima cercheremo di capirne di più dando la parola anche ad Angelo Forgia. Non è un caso che abbiamo deciso di fare una chiacchierata con loro due. Il primo – Tommaso Lima – è cresciuto nel vecchio Pci, ed oggi si trova molto a disagio nel vedere quello che dovrebbe essere il suo partito – il PD – che con Renzi sulla plancia di comando (e al governo del Paese) non sembra avere molto a che vedere con le ragioni storiche della sinistra. Lo stesso discorso vale per Angelo Forgia, di tradizioni socialiste, anche lui lontano dal renzismo.

 

Tommaso Lima parte da lontano. Dice: “Penso che possiamo parlare di un momento storico caratterizzato da un restringimento degli spazi di democrazia per come li abbiamo conosciuti dal secondo dopoguerra ad oggi. Oggi ciò che appare trasformato è il mondo del lavoro. Dove sono stati introdotti elementi di forte discrezionalità che hanno portato il nostro Paese indietro, compromettendo alcuni dei diritti dei lavoratori”.

Il coordinatore di Futuro a Sinistra di Palermo ricorda che la crisi italiana si inserisce nella crisi dell’Europa dell’Euro. “Questa crisi – sottolinea Tommaso Lima – nasce dalla rottura del compromesso tra capitalismo e democrazia. Oggi il capitalismo finanziario sembra non avere freni, soggiogando i fattori della produzione, a cominciare dal lavoro. Siamo nel piano di una crisi strutturale, frutto di una politica deflattiva, con una moneta unica – l’Euro – che prima che da accordi economici e monetari avrebbe dovuto essere fondata su valori civili e culturali.Sono molte le istituzioni comunitarie non legittimate democraticamente, alle quali i singoli paesi europei hanno ceduto sovranità in materia economica, mettendo di fatto in mano a queste organizzazioni, controllate dalla finanza, il destino di centinaia di milioni di uomini”.

A Forgia chiediamo di parlare un po’ dell’organizzazione del partito in Sicilia. “Piano piano – ci dice – ci stiamo radicando in tutte le province della nostra Isola. Siamo già presenti a Palermo, a Messina, a Siracusa, a Caltanissetta, a Ragusa, a Siracusa e via continuando. Lavoriamo molto nei territori, a contatto con la gente. Operiamo nel concreto”.

Sia Angelo Forgia, sia Tommaso Lima sono stati tra i fondatori del Megafono, il movimento del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta. Esperienza poi affossata dallo stesso governatore dell’Isola, che ha preferito ripararsi sotto le ali del PD, partito nel quale, del resto, era stato eletto al Parlamento europeo proprio in Sicilia. Crocetta – che da presidente della Regione sta affossando la Sicilia – è sempre stato nel Partito Democratico. ll Megafono, alla fine, è servito solo al solito Giuseppe Lumia – alleato del presidente della Regione siciliana – per farsi rieleggere al Senato nel 2013. Questo perché lo stesso Lumia non aveva i voti per affrontare le primarie del PD siciliano e, di conseguenza, non avrebbe trovato posto nelle liste del Partito Democratico in Sicilia perché la base di questo partito lo detesta.

Oggi Angelo Forgia e Tommaso Lima non sono più con Crocetta. Anzi, a dir la verità, sono stati tra i primi a lasciare il presidente della Regione quando ancora Sinistra Italiana non era stata nemmeno immaginata. Per loro, legati alla sinistra, è stato quasi naturale avvicinarsi al movimento di Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre. 

 

Chiediamo ai nostri interlocutori: Sinistra Italiana è un partiAngelo Forgiato serio o verrà comunque risucchiato da Renzi? Poniamo la domanda perché Renzi ha chiesto a Stefano Fassina – che ha annunciato la candidatura a sindaco di Roma – di partecipare alle primarie del PD. E l’ha chiesto anche a Ignazio Marino. Simpatico Renzi, no? Prima fa fuori Marino dal Campidoglio perché non fa quello che dice lui e poi, come se non fosse successo nulla, gli chiede di partecipare alle primarie…

A questo punto interviene Tommaso Lima. Che spiega:“Renzi ha imbastardito le primarie, che ormai, nelle sue mani, non hanno più limiti e contenuti politici e morali. Il capo del governo del nostro Paese ha usato le primarie per scardinare  la Sinistra italiana e, perché no?, anche la democrazia. Oggi Renzi sta usando le primarie per costruire il partito della nazione con Berlusconi”.

Detto questo, torniamo a Sinistra Italiana. Il partito, in Sicilia, dicono i nostri due interlocutori, si va organizzando. Ma noi vogliamo salire un po’ più su, per provare ad arrivare al cuore politico della questione. SEL, per esempio. Che è passato con Sinistra Italiana.

Domanda secca: voi pensate veramente che Nicki Vendola e i suoi siano sinceri? Hanno veramente lasciato il PD – dove sono stati eletti al Parlamento nazionale – o sono il cavallo di Troia dentro Sinistra Italiana? Non è che sono passati con Fassina, con D’Attorre e con tutti i protagonisti del nuovo soggetto della Sinistra per affossare quest’esperienza?

Tommaso Lima: “Non è così. Vendola e i suoi sono sinceri. Stanno lavorando per una Sinistra alternativa al PD”.

Angelo Forgia: “Anch’io sono convinto che SEL abbia intenzione di dare vita a un soggetto di Sinistra autonomo dal PD. Certo, se SEL si sciogliesse sarebbe tutto più semplice e nessuno porrebbe più certe domande”.

Qualche domanda sulla Sicilia non può mancare. Ovviamente sulla politica siciliana. Inutile chiedere ai due dell’esperienza di Crocetta: “Per noi – dicono in coro Tommaso Lima e Angelo Forgia – Crocetta non esiste più. Del resto, la Regione governata da lui e da chi l’appoggia è fallita. Politicamente, economicamente, finanziariamente e, soprattutto, culturalmente”.

E del PD siciliano che ne dite?

Angelo Forgia: “Perché esiste un PD siciliano?”.

Tommaso Lima: “E’ una formazione politica con il più alto tasso di trasformismo della politica italiana. L’immagine che dà di sé il PD siciliano è una continua transumanza  di ceti politici sena popolo”.

E la Palermo di Leoluca Orlando? Quando Fassina ha lasciato il PD alcuni consiglieri comunali orlandiani si sono mossi, dando l’impressione che Orlando si sarebbe orientato a sinistra. Del resto, il PD, nel capoluogo siciliano, è all’opposizione. Sembrava cosa fatta. Invece, nelle scorse settimane, Orlando ha scavalcato il PD siciliano – che per lui non ha mai contato molto – e ha intavolato una trattativa con il PD romano. E oggi il Comune di palermo è gestito all’insegna del renzismo più sfrenato: tasse per i cittadini a più non posso e servizi che fanno pena.  

Il sindaco era in difficoltà, per la storia del Tram: un progetto costato 320 milioni di Euro. Una somma enorme, peraltro con progetto e lavori contestati dall’Anticorruzione nazionale.

In effetti, 15 chilometri, o giù di lì, di Tram, al costo di 20 milioni di Euro a chilometro sembrano eccessivi. Solo in un Paese di ‘banditi’ una cosa del genere può passare inosservata. Per fortuna che Palermo non è più la ‘Capitale’ mondiale della mafia, altrimenti sarebbe stato un problema…

Intanto la magistratura penale di Palermo ha detto che è tutto regolare. A parte 80 milioni di Euro in più sui quali dovrà indagare la Corte dei Conti. Vedremo come andrà a finire. La speranza che non finisca a tarallucci e vino c’è, se è vero che è stata smantellata (in verità senza morti & feriti) la vecchia gestione della Sezione per le misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ed è finito sotto inchiesta il presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, considerato fino a qualche tempo fa un paladino dell’antimafia.

Tommaso Lima sorride: “Se dobbiamo costruire un soggetto di sinistra in Sicilia, che ci piaccia o no, con Orlando dobbiamo parlare”.

Angelo Forgia: “Sarà perché sono socialista, ma oggi quando penso a Orlando mi viene in mente una frase che Ciriaco De Mita ha pronunciato di recente a Caltanissetta: Orlando ha sempre parlato di me come maestro. Ma io non sono d’accordo”. E in merito alla sua candidatura alle amministrative di Palermo che fosse una sua creatura “Veramente il suo nome mi fu fatto per primo da Salvo Lima”. Beh, ricordi a parte, credo che Tommaso Lima abbia ragione. Anche se io penso che, più che con Orlando, che ormai mi sembra all’ultimo giro, dobbiamo provare a dialogare con i tanti palermitani che hanno votato Orlando, che sono molto interessati a un soggetto di sinistra alternativo al PD”.

  

                                                             “CARTA DI ENNA”

il contributo del“Comitato Futuro a Sinistra Sicilia”per il processo costituente della SinistraItaliana

Preso atto della radicale mutazione genetica che connota oramai in modo visibile e marcato la parabola del PD di Renzi, l’esigenza di dar vita a un ampio, plurale e ricco processo costituente in grado di ridare forza, consistenza organizzativa ed una chiara identità politico-culturale alla Sinistra Italiana, radicandola fortemente nel tessuto sociale e civile del Paese, è un compito urgente e ineludibile. Ripopolare e rivitalizzare lo spazio politico della Sinistra per riaffermarne le sue ragioni è il tema e l’obiettivo improcrastinabile che è richiesto per rivitalizzare la democrazia italiana. La peculiarità della situazione italiana è data dal fatto che, di fronte al tracollo della destra berlusconiana, il PD sta progressivamente occupando il centro del sistema, interpretando in autonomia il ruolo di garante delle politiche di austerità e del progetto di ristrutturazione neoliberista in atto. Puntando ad attrarre l’elettorato deluso della destra, esso rinuncia a rappresentare l’interesse del lavoro e della parte più debole della popolazione, che cerca altrove, spesso in proposte politiche populiste, una propria rappresentanza, o si ritira nell’astensione. Il Pd si fa inoltre promotore del restringimento degli spazi di partecipazione democratica e di un pericoloso indebolimento delle istituzioni di garanzia con il “pacchetto” Italicum-riforma costituzionale”. Inoltre, l’idea di dar vita ad un “partito della nazione” –  approdato ad una fisionomia volutamente indefinita da partito “pigliatutto”, che sotto il mantra della modernizzazione cela la riproposizione di politiche moderate già ipotizzate dalla destra (dai provvedimenti sul jobs act a quelli sulla “Buona scuola” alle riforme costituzionali, dal filo rosso del verticismo “decisionista” e dell’impoverimento dei luoghi della discussione collettiva, dal parlamento allo stesso partito) – costituisce prova della radicale trasformazione della cultura politica della nuova classe dirigente, espressa da Renzi e dal “renzismo”. Sinistra-Italiana

Risiedono anche in queste intenzioni di posizionarsi al “centro”, da parte del PD le ragioni dell’indebolimento di una “SINISTRA” in grado di corrispondere agli attuali e inevitabili processi di globalizzazione. Eppure di una sinistra si sente, oggi più che mai, il bisogno. Una Sinistra Italiana plurale e popolare che sappia intercettare e rappresentare gli interessi di quella maggioranza della popolazione che negli ultimi anni, per effetto dei processi in atto, ha visto aumentare la propria insicurezza e ridurre le condizioni di benessere e prosciugato il ventaglio di opportunità in grado di dare senso al futuro per le nuove generazioni. Una Sinistra Italiana che sappia attrarre e coordinare verso un progetto politico comune quelle risorse intellettuali e di riflessione che pure sono presenti nella società italiana. Nel Pd non c’è spazio per sviluppare un’iniziativa politica e una visione all’altezza della sfida”. Non è un caso che un simile partito raccolga sempre più spesso adesioni di ceto politico e classe dirigente proveniente dal centrodestra: non si tratta solo del ritorno dell’opportunismo e del trasformismo che è parte della storia profonda d’Italia, ma di una ancor più inquietante effettiva sintonia politica, ormai del tutto metabolizzata da un partito permeabile, senza identità, leaderista a Roma e notabilare in periferia.

Da qui dunque le ragioni dell’avvio di un processo politico costituente in grado di riaffermare le ragioni di una politica di sinistra. Tale esigenza trova la sua urgenza anche, e in special modo, in Sicilia, stretta nella morsa di una crisi sociale, occupazionale, di progressivo impoverimento, di mancanza di chiare prospettive di sviluppo e opportunità civili, mentre il quadro politico-istituzionale dell’isola continua a offrire la propria drammatica incapacità e inadeguatezza, con un Governo Crocetta giunto alla sua quarta composizione, avvitato nel suo pressappochismo legislativo e in processi di preoccupante trasformismo politico, causa principale della decennale permanenza di un gelatinoso e vischioso reticolo di connessioni e intrecci burocratico-istituzionali, da cui emergono ed esplodono i molti casi di illegalità, corruzione, scandali e malaffare che mortificano e impediscono la possibilità di un rinnovamento della politica e l’affermazione di una classe dirigente, finalmente libera da condizionamenti e dalle paludi di consorterie presenti nei partiti e nelle Istituzioni.

Con LA CARTA DI ENNA s’intende dar vita e inaugurare, anche in Sicilia, un “processo politico costituente” – aperto, fortemente inclusivo, plurale ed ospitale, fatto di donne, uomini, giovani, lavoratori, studenti, professionisti, intellettuali, ecc.. – verso la ricomposizione organizzativa e radicata, presente in tutti i Comuni dell’Isola, della Sinistra Siciliana, che, guardando positivamente i percorsi avviati in sede nazionale con la costituzione diFuturo a Sinistra all’assemblea di Roma del quattro luglio, con le sue diramazioni locali in tutto il Paese e anche in Sicilia quasi un tutte le province attiva da tempo sotto forma di comitati provinciali ed oggi organizzata come “Comitato Regionale di Futuro a Sinistra Sicilia”, e la più recente costituzione del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana attraverso i percorsi politici in atto aperti dall’Assise del 7 novembre, al Teatro Quirino a Roma, dagli esponenti e parlamentari di SEL e Futuro a Sinistra, il nostro comitato regionale auspica e intende contribuire, anchedalla Sicilia, alla costituzione di un partito che, rifuggendo dalla connotazione “liquida” che Renzi ha inteso conferire al suo PD, sappia dar vita a una forza organizzata e strutturata, ripensata nelle sue forme rispetto alla tradizione irrecuperabile del partito di massa novecentesco, pertanto lontana da nostalgie e passatismi, con meccanismi moderni di partecipazione e comunicazione, consapevole della necessità di “rappresentare” il proprio messaggio politico attraverso personalità autorevoli e “forti” ma non subalterna al leaderismo dilagante, ispirata da cultura di governo, dalla capacità di individuare una propria agenda di priorità che non si limiti a denunciare problemi ma sappia indicare soluzioni politiche praticabili ed efficaci, e perciò lontana tanto dalla pura amministrazione dell’esistente quanto dalla protesta vociante e sterile; consapevole della necessità del consenso ma non prigioniera di populismi e semplificazioni di questioni complesse; che immetta principi e valori antichi (lavoro, diritti, garanzie, partecipazione, europeismo) in un alveo politico e programmatico che ne valorizzi l’attualità e la necessità con un linguaggio nuovo e una cornice di riferimento ispirata ad un moderno umanesimo sociale.

La Sinistra Siciliana è pronta a dare il proprio contributo al consolidamento di tale processo politico, ideale e organizzativo nel quadro nazionale.

                                            Enna, 19 dicembre 2015.

tenerife

Di Angelo Forgia

“A Tenerife, nelle isole Canarie, puoi fare quello che vuoi in qualsiasi giorno dell’anno, perché il clima te lo consente”. In realtà, a Tenerife, oltre al clima invitante, si vive bene perché non si è assillati da uno Stato-vampiro che succhia il sangue ai cittadini. L’hanno capito in tanti, in Italia. E infatti, stando a quello che si racconta in tv e sulla rete, sono oltre 10 mila gl’italiani che, negli ultimi anni, si sono trasferiti a Tenerife.

E’ importante ascoltare i loro racconti. Perché è ascoltando le loro parole che gl’italiani possono fare un raffronto corretto tra la vita nelle Canarie e la vita nel nostro Paese. L’invivibilità dell’Italia diventa ogni giorno più palese. Ma è ascoltando le testimonianze dei tanti pensionati che sono andati a vivere a Tenerife – ma anche normali cittadini del nostro Paese che lì hanno avviato con successo attività economiche – che un italiano si rende conto delle bugie che i vari Renzi, Napolitano, Monti e via continuando hanno raccontato a noi cittadini. E, soprattutto, delle panzane che ci racconta ancora Renzi.

Abbiamo conosciuto un signore che oggi vive e lavora a Tenerife. E che è tornato in Italia per raccogliere le ultime cose. “Per raccogliere le ultime cose sì – ci dice – e per scappare dall’Italia per sempre, Paese ormai invivibile. Io mi chiedo e chiedo: ma come fate a sopportare un governo che vi prende in giro? La Tv e i giornali – non tutti, per la verità, ma la maggioranza sì – dicono che il governo Renzi ha ridotto le tasse. Come fanno gl’italiani a non vedere che il cavallo di battaglia di Renzi – l’abolizione dell’IMU sulla prima casa – scatterà quest’anno, e che fino a un mese fa avete pagato tutto? Si dà come una grande vittoria una cosa che deve ancora verificarsi, dimenticando di aggiungere che il Canone Rai è stato infilato nella bolletta dell’energia elettrica, per colpire, alla fine, i più poveri, i pensionati da 500 Euro al mese che già arrivavano a stento e tra mille sacrifici alla fine del mese. A questi toglieranno anche la televisione. Se vorranno tenersela dovranno sobbarcarsi altre rinunce. Ma in Italia chi è che difende la povera gente?”.

“Io sto andando via – aggiunge – ma non capisco come fanno gl’italiani a farsi prendere in giro da questo governo. Questo signor Renzi dice di ave ridotto le tasse. E lo sbandiera ancor prima di averle ridotte, ammesso che riduzione sarà. Ma non dice agl’italiani che ha tagliato i fondi alle Regioni. Renzi dice di aver tagliato le tasse, ma farà pagare ai cittadini circa 200 prestazioni sanitarie che fino allo scorso anno erano a carico del servizio sanitario nazionale. Non solo. Le Regioni si apprestano a tagliare altri servizi sanitari. Avete letto sui giornali che in Italia aumentano i morti? E perché aumentano, secondo voi? La mortalità aumenta perché in Italia ormai si mangia male. Ci si cura male. E in alcuni casi non ci si cura affatto. Per circa 10-12 milioni di persone – i poveri d’Italia – non c’è più prevenzione sanitaria personale. Non ci sono i soldi per curarsi. E di questo dobbiamo ringraziare l’Unione Europea e i politici da quattro soldi che ci hanno trascinato in questa Europa del rigore”.

“Renzi dice che ha ridotto le tasse – aggiunge il nostro amico italiano che da un anno e mezzo vive a Tenerife – ma non dice che le Regioni si apprestano a tagliare altri servizi ai cittadini. E che i Comuni – che hanno subito tagli pesantissimi – si apprestano ad aumentare tasse e imposte locali. Insomma, più che le tasse, il governo Renzi ha tagliato i servizi agl’italiani. A cominciare dal servizio sanitario. E ha creato le condizioni per costringere i Comuni a tartassare di nuove tasse i cittadini. Ma questo il governo non lo dice. Per non parlare dei costi che aumentano. Come i costi delle autostrade”.

“Ma lo sapete che significa per l’economia del Centro Nord Italia l’aumento del costo di percorrenza delle autostrade? Sono aumenti dei costi a carico delle imprese. Perché quasi tutte le merci in Italia viaggiano sul gommato. Aumento dei costi che le imprese non potranno recuperare. Perché oggi, con la deflazione che c’è, a un aumento dei costi di produzione non può corrispondere un aumento dei prezzi dei prodotti. Già la gente acquista il giusto. Se i prezzi aumentano, la riduzione della domanda è ormai immediata”.

“La vuole sapere una cosa? – ci dice sempre il nostro interlocutore -. A Tenerife ci sono un sacco di pensionati italiani. E sa perché? Perché con una pensione di mille, mille e 200 Euro nel Centro Nord Italia è ormai impossibile vivere. In condizioni ordinarie si potrebbe anche arrivare a fine mese. Facendo sacrifici. Anche sul cibo. Già, sul cibo. Ma chi l’avrebbe mai detto che a Milano, a Torino, a Genova con pensioni da mille e 200 Euro al mese – che ai tempi della Lira erano quasi 2 milioni e mezzo di lire al mese! – ci sarebbero stati problemi per arrivare alla fine del mese, anche per i cibo? Eppure è così. E sapete perché? Perché c’è da pagare il riscaldamento per sette mesi l’anno. E i conti saltano”.

“A Tenerife i pensionati con mille e 200 Euro al mese – aggiunge il nostro interlocutore – vivono benissimo. Non solo per il clima mite che fa risparmiare sui riscaldamenti, ma anche per i servizi, per la tranquillità. La qualità della vita è di gran lunga migliore. Ci si sveglia respirando l’aria di mare. Si vive senza stress. E il discorso non riguarda solo i pensionati. La verità è che l’Italia è diventata impossibile per molte famiglie, ormai impoverite e, soprattutto, per le imprese. Ci raccontano un sacco di fesserie sulla riduzione delle tasse. Ma la verità è che se a Milano, a Torino o in una qualunque altra città italiana, piccola o grande che sia, insomma se in una qualunque città si avvia una qualunque attività economica, beh, le tasse non ti fanno respirare”.

“Per caso, proprio perché in questi giorni sono tornato in Italia, mi è capitato di ascoltare il discorso di fine anno del Presidente Mattarella. Ma dove vive questo signore? L’evasione fiscale di qua, l’evasione fiscale di là. Ma lo sa il presidente della Repubblica che se le imprese italiane dovessero pagare tutte le tasse create dalla follia di questo Stato, più della metà delle stesse imprese chiuderebbe nel giro di ventiquattr’ore? Tanta gente, in Italia, non è alla fame perché altri non pagano le tasse. Tante famiglie sono alla fame perché non arrivano più alla fine del mese, mentre prima, con gli stessi soldi, quando si pagavano meno tasse e non c’era l’Euro, non avevano grandi problemi. Mi riferisco alle tasse occulte, quelle che non si vedono. Come i costi della Giustizia. Oggi anche una causa di lavoro è diventata un problema. Questo grazie al governo Letta. Una vergogna. Tante attività economiche chiudono perché con un’imposizione fiscale del 50 per cento è impossibile fare impresa. L’evasione fiscale, in Italia, per il sistema delle imprese, è in moltissimi casi una questione di sopravvivenza. Poi ci sono i cappi imposti dall’Unione Europea dell’Euro, che sono incredibili. E da tre anni non si applica il Fiscal Compact, sennò l’Italia non esisterebbe già più”.

Il nostro interlocutore ci racconta che a Tenerife si vive bene. Chi fa impresa non è tartassato. Anzi viene aiutato. Non ci sono i Comuni che impongono balzelli anche per l’aria che si respira. La vita è tranquilla. Si vive bene da pensionati e da lavoratori. “E’ l’Italia che ormai è invivibile – ci dice salutandoci il nostro interlocutore -. Vado via senza rimpianti. Lascio un Paese pessimo. Finito. Dove le autorità di governo prendono in giro i cittadini. Buona fortuna”.

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di Angelo Forgia

L’ultimo balzello introdotto dal governo Renzi è la tassa sui vulcani. Ne parla Liberoquotidiano.it. Stando a quello che leggiamo, si tratta di un contributo di sbarco nelle isole minori. A molti ricorderà la tassa sui viaggiatori: il balzello da 2 euro a carico dei passeggeri di aerei e navi che è stato sostituito dall’imposta di soggiorno. Insomma, una sorta di “ZTL marina” dove gli uomini in carne ed ossa vengono assimilati alle automobili. Un’idea tassaiuola a cui finora nessuno aveva pensato.

Il governo Renzi – sempre a caccia di soldi degl’italiani per pagare gli interessi sull’ ‘intelligente’ debito pubblico italiano, o per pagare le missioni di guerra in mezzo mondo ribattezzate “missioni di pace” – ha pensato bene di riformulare il testo della tassa sui viaggiatori e di circoscriverla agli “sbarchi nelle isole minori”, mediante “collegamenti di linea o vettori aeronavali abilitati al trasporto di persone. Il contributo sarà di 2,50 euro e potrà lievitare fino a 5 euro per le isole dove sono presenti vulcani attivi”.

“Il balzello – leggiamo sempre su Liberoquotidiamo.it – è contenuto nella legge che introduce misure per promuovere la green economy e il contenimento dell’uso eccessivo del suolo, e sarà dovuto da ogni singolo passeggero. La tassa verrà inserita nel prezzo del biglietto, e sarà riscosso dalle compagnie di navigazione o dalle compagnie aeree che operano nelle isole. Il contributo potrà essere alzato fino a 5 euro quando sull’isola in cui si sbarca saranno presenti fenomeni vulcanici attivi”.

La tassa colpirà tutte le isole minori italiane. E raddoppierà nelle isole dove sono presenti “fenomeni vulcanici attivi”.

“Il gettito – recita la legge – servirà a finanziare interventi di raccolta e smaltimento rifiuti, di recupero e salvaguardia ambientale nonché interventi in materia di turismo, cultura, polizia locale e mobilità nelle isole minori”.

Per un sito come il nostro – che punta a raccontare l’Italia vista dal Sud – risulta interessante scoprire gli ambiti di applicazione di questo nuovo balzello, soprattutto dal punto di vista ‘tasso-vulcanologico’. Intanto la ‘filosofia’ e la ‘prassi’ di questa tassa, che si riassume nel seguente quanto stringente ragionamento: l’Unione Europea dell’Euro non molla la presa sul rigore economico antikeynesiano, l’Italia è uno dei Paesi chiamato a pagare (a differenza della Germania, che è chiamata a incassare) e quindi a inventare nuove tasse per ‘svuotare le tasche dei cittadini.

Il governo Renzi, con grande abilità mediatica (grazie anche a chi gli va dietro disinformando) sta provando a far passare la notizia di una riduzione delle tasse. “Abbiamo abbassato le tasse”, gridano Renzi e i renziani. In realtà, non hanno abbassato le tasse, perché hanno lasciato Regioni e Comuni senza soldi. Le Regioni saranno costretta a tagliare servizi. mentre i Comuni aumenteranno le tasse e le imposte locali. Renzi, come avviene da quando governo l’Italia, sta solo prendendo per i fondelli gl’italiani.

In più ha inventato la già citata “ZTL marina”. Una tassa non esosa, ma di sistema, che colpirà tante persone. Quante? Intanto, come già accennato, tutti coloro i quali si recheranno nelle isole minori: 2,5 Euro. Che raddoppierà nelle isole minori dove sono presenti “fenomeni vulcanici attivi”.

Ma cosa s’intende per “isole minori’? Due parole infelici, da sempre contestate – e a ragione – da chi vive negli arcipelaghi italiani. Perché chiamarle “isole minori”? E poi minori rispetto a chi?

Di certo il nuovo balzello da 5 Euro – cioè raddoppiato – si applicherà in tutte le isole Eolie. Perché le isole Eolie sono la testimonianza scientifica di “fenomeni vulcanici attivi”. Insomma, Stromboli a Vulcano, ma non solo Stromboli e Vulcano, perché i fenomeni vulcanici attivi riguardano tutto l’arcipelago eoliano (il mare che si snoda attorno a Panarea è pieno di fenomeni vulcanici secondari visibili).

Anche Pantelleria è piena di fenomeni vulcanici attivi: quindi la tassa raddoppiata a 5 Euro la pagheranno sia coloro i quali si recheranno in quest’isola con l’aereo, sia coloro i quali opteranno per le navi (che in realtà sono in pessime condizioni).

Lampedusa dovrebbe essere esclusa dal balzello, perché è un’isola di origine calcarea, emersa dopo l’ultima deglaciazione (era un pezzo di continente africano). Ma Linosa è un’isola di origine vulcanica: è se ci sono fenomeni vulcanici attivi il Comune di Linosa (che è tutt’uno con il Comune di Lampedusa) avrà diritto ad incassare la tassa. Lo stesso discorso vale per Ustica, isola di origine vulcanica: se si ritroveranno fenomeni vulcanici secondari, la tassa sarà raddoppiata: 5 Euro a ‘cranio’.

E la Sicilia? Qui il tema è delicato. Gli arcipelaghi che circondano l’Isola – le Eolie, Ustica, le Egadi, Pantelleria, le Pelagie – danno vita alle “isole minori” della Sicilia. Ma la Sicilia, volendo, potrebbe essere considerata una grande “isola minore” d’Italia con dentro l’Etna, il più grande vulcano attivo d’Europa. Poiché l’Italia di Renzi è più che “europeista”, l’Etna, perché no?, potrebbe essere considerato un vulcano attivo di una grande “Isola minore” d’Europa…

Considerato che il Comune di Catania ha un bilancio con i ‘buchi’ – grazie anche ai tagli operati dal governo Renzi (e dai mancati trasferimenti della Regione siciliana massacrata sempre dal governo Renzi, che solo quest’anno ha scippato alla Sicilia circa 10 miliardi di Euro) – si potrebbe pensare di ‘girare’ una quota di questa tassa al Comune di Catania, che potrebbe iniziare a risollevare le sorti economiche e finanziarie della Città Etnea.

Non solo. Tra la Sicilia e la Calabria, in mezzo al mare, esiste il più esteso vulcano sottomarino d’Europa: il Marsili.E’un vulcano attivo che potrebbe dare vita a maremoti di grande intensità. Il Marsili presenta una lunghezza di circa 70 chilometri e una lunghezza pari a circa 30 chilometri. Il tutto per una superficie pari a 2 mila e 100 chilometri quadrati. Questo enorme vulcano si eleva per circa 3 mila metri dai fondali marini di Sicilia e Calabria, raggiungendo con la sommità la quota di circa 450 metri al di sotto della superficie del mare.

Sopra il Marsili – che, lo ricordiamo, è un vulcano attivo – passano tante navi: anche ai passeggeri di queste navi potrebbe essere chiesto il pagamento della tassa, magari a metà, visto si passa sopra il Marsili (alla fine il Marsili potrebbe essere assimilato a un’isoa di origine vulcanica non emersa…). In questo caso, estendendo la ZTL sperimentata in queste ore dal Comune di Palermo – dove il Consiglio comunale ha introdotto una ZTL non più per non inquinare, ma per fare ‘cassa’, consentendo agli automobilisti di passare da una grande area della città pagando oltre 100 Euro all’anno – si potrebbe pensare a una cosa simile pure in mezzo al mare.

Dimenticavamo: il Comune di Sciacca potrebbe far pagare la ZTL marina ai pescatori che passano sopra l’Isola Ferdinandea: in questo caso si tratta di un’isola di origine vulcanica già comparsa nel 1831: era alta quasi 70 metri con una superficie di circa 4 chilometri. L’isola diede vita a una disputa internazionale: e proprio mentre stava per scoppiare una mezza guerra s’inabissò..

Ormai la politica siciliana ha preso una deriva trasformista. Chi ha creduto nella “Rivoluzione” di Crocetta si ritrova un governo di centro con l’apporto della destra. E chi ha votato per il Nuovo Centrodestra “scopre” di avere eletto al Parlamento siciliano soggetti che governano con il centrosinistra. Una pagliacciata politica fatta solo di poltrone

di Angelo Forgia*  

Nel 1970 l’idea che ci potesse essere un estremismo di sinistra non venne accettata dalle sinistre, i cui esponenti chiesero, addirittura, la rimozione del Prefetto Mazza. La storia, però, avrebbe dato ragione al Prefetto e torto ai partiti di sinistra. Perché il terrorismo rosso – le Brigate Rosse, per l’appunto – diventerà realtà. Ma non è di questo che oggi vogliamo parlare. Oggi, partendo dalla storia degli “opposti estremismi”, vogliamo segnalare la presenza, tutta siciliana, degli “opposti trasformismi”.

Cosa intendiamo con la formula “opposti trasformismi”? Semplice: la presenza di due forme di

trasformismo politico che oggi governano la Sicilia con risultati modesti, se non negativi: il trasformismo del PD e il trasformismo del Nuovo Centrodestra Democratico del Ministro Angelino Alfano. Il primo è un trasformismo di sinistra, o meglio, di centrosinistra (più centro che sinistra, in verità). Il secondo è un trasformismo più marcato, se si vuole peggiore del primo.

E’ importante intendersi sulla nozione di trasformismo. In politica per trasformismo s’intende la sostituzione del confronto aperto tra maggioranza (che governa) e opposizione (che controlla l’attività di governo) con la cooptazione, nella maggioranza, di parlamentari dell’opposizione per esigenze di potere. Il teorico del trasformismo politico è stato Agostino Depretis, ex garibaldino, che nel 1882 era addirittura il leader della Sinistra liberale nel Parlamento italiano, nonché capo del governo di quegli anni. Depretis sollecitava esponenti della Destra storica ad entrare nella maggioranza di governo. Di fatto, il trasformismo è una degenerazione della democrazia e dell’attività parlamentare, perché i primi ad essere raggirati sono gli elettori, che eleggono un deputato o un senatore moderato che, invece, va a far parte di un governo di colore politico opposto (e viceversa).

Il trasformismo, ai tempi di Depretis, bloccava le istanze progressiste del Parlamento. L’allora capo del governo italiano utilizzava i parlamentari moderati per neutralizzare le istanze progressiste.

Anche quella di Renzi è una forma di trasformismo. Prendiamo il caso della “riforma” del Senato. Di fatto, Renzi vorrebbe un Senato non elettivo con competenze di gran lunga meno importanti rispetto a quelle che gli assegna la Costituzione italiana del 1948. La sinistra del PD si oppone. E Renzi punta a far approvare il depotenziamento del Senato con i voti del Nuovo Centrodestra di Alfano (partito nato da una costola di Forza Italia). E siccome i voti di Alfano e dei suoi non bastano, ha “imbarcato” anche Verdini e altri senatori eletti nel centrodestra di Berlusconi.

In questo caso abbiamo un esempio spureo di “opposti trasformismi”: c’è il trasformismo di Renzi, che ha trasformato il PD – un partito che dovrebbe essere di sinistra – in una formazione politica centrista. Quello di Renzi, paradossalmente, è un trasformismo tutto sommato onesto: l’attuale capo del governo non ha mai detto di essere di sinistra, anzi è orgoglioso delle sue origini democristiane, e non ha mai nascosto l’obiettivo di mettere all’angolo (la formula che ha utilizzato è “rottamare”) tutti gli esponenti del vecchio Pci. Renzi, insomma, è trasformista fino a un certo punto: i veri trasformisti, se proprio dobbiamo essere corretti, sono gli elettori della sinistra – cioè gli elettori che provengono dal vecchio Pci o dalla tradizione socialista – che votano per lui. Perché un elettore di sinistra non dovrebbe votare per il PD di Renzi, in quanto quest’ultimo, correttamente, non nasconde le proprie origini moderate e la propria azione politica moderata, molto vicina alla Germania governata dalla Merkel.

Diverso, ma fino a un certo punto, è il discorso per gli alfaniani a livello nazionale. Alfano e i parlamentari che lo seguono sono stati eletti nel centrodestra e governano in un governo di centrosinistra. Anche in questo caso Alfano e i suoi, a Roma, sono trasformisti a metà, perché il governo Renzi, come già accennato, più che di centrosinistra è di centro. Alla fine, anche per l’azione di governo – cioè per i provvedimenti adottati dal governo Renzi, che non sono certo di sinistra -, i problemi sono più per gli elettori di centrosinistra che per i (pochi, in verità) elettori di Alfano.

In Sicilia, invece, lo scenario cambia completamente. Nella nostra Regione assistiamo in modo palese a due “opposti trasformismi”: il trasformismo del governo di Rosario Crocetta e il trasformismo degli alfaniani siciliani. Crocetta, nella campagna elettorale del 2012, si era presentato come un candidato di sinistra. Lui stesso, dopo la sua elezione, peraltro molto risicata e frutto delle divisioni del centrodestra, parlava di “Rivoluzione”. I risultati, in verità, sono modesti, se non fallimentari.

Potremmo parlare della vicenda del Muos di Niscemi, che Crocetta è riuscito a trasformare (parola corretta, perché si tratta sempre di trasformismo…) in una mezza operetta. O della vicenda dei rifiuti, con le discariche – in buona parte private – al posto della raccolta differenziata. Due clamorose smentite del programma di Crocetta. Per non parlare delle politiche del lavoro, se è vero che l’attuale governo regionale ha penalizzato costantemente i lavoratori: formazione, operai della Forestale, dipendenti regionali, medici pubblici (questi ultimi con le retribuzioni bloccate da sei anni e con una continua riduzione delle strutture sanitarie).

Certo, molti dei fallimenti di Crocetta sono imputabili alla sua oggettiva inadeguatezza (basti pensare all’accordo-capestro che ha firmato lo scorso anno con il governo Renzi, rinunciando per quattro anni agli effetti positivi di alcuni pronunciamenti della Corte Costituzionale in materia di rapporti finanziari tra Stato e Regione: in pratica, postergando l’arrivo nelle casse della Regione, oggi a secco, di oltre 5 miliardi di Euro: una vera e propria follia della quale lo stesso presidente della Regione si è pentito, anche se in ritardo). Però, nel suo caso, il trasformismo c’è: e coinvolge tutti i partiti che lo sostengono nel Parlamento siciliano. In pratica, pur di mantenere il potere, Crocetta e il PD stanno tradendo gli impegni assunti con i propri elettori.

Uguale e contrario – e per certi versi di gran lunga peggiore – è il trasformismo del Nuovo Centrodestra siciliano. Alla fine, il partito di Alfano, a livello nazionale, non supera l’1 per cento. Il 4% delle elezioni europee raggranellato da questa formazione politica è stato “drogato” dalla gestione del Ministero degli Interni: cosa che non sarà più possibile, sia perché la presenza nel governo Renzi e gli scandali – Mafia Capitale in testa – hanno logorato Alfano e i suoi, sia perché alle prossime elezioni politiche il Movimento 5 Stelle dovrebbe monitorare i voti in ogni angolo d’Italia, sezione per sezione, per evitare che si ripeta lo “scherzetto” delle europee. Ma se a livello nazionale il Nuovo Centrodestra è in caduta libera, in Sicilia conserva ancora un 5-6 per cento e forse anche qualcosa in più. Si tratta di deputati del Parlamento siciliano eletti, nel 2012, da un elettorato di centrodestra. E si tratta di deputati che, in questa legislatura, hanno più volte criticato Crocetta. Ma adesso i parlamentari regionali del Nuovo Centrodestra siciliano, per una mera questione di poltrone, vorrebbero entrare a far parte del governo Crocetta. Una contraddizione rispetto alla loro elezione e un tradimento nei confronti dei loro elettori.

Siamo davanti, insomma, a una degenerazione della democrazia e della vita parlamentare. Con “capitomboli” politici di bassissimo livello. Con Crocetta che, fino a qualche mese fa, ripeteva a destra e a manca che mai e poi mai avrebbe “imbarcato” nel suo governo il Nuovo Centrodestra. E con i deputati regionali del Nuovo Centrodestra che hanno detto peste e corna del governo Crocetta e che, adesso, si stanno “imbarcando” nello stesso governo che hanno aspramente criticato.

Siamo allo squallore della vita politica e parlamentare. Una manifestazione di “opposti trasformismi” che ha il sapore di una pagliacciata politica.

* Nella vita Angelo Forgia si occupa di agricoltura. Ma ha sempre avuto la passione per la politica. Cresciuto nella sinistra, ha creduto, nell’estate del 2012, all’avventura di Rosario Crocetta, allora candidato alla presidenza della Regione siciliana nel centrosinistra, che si presentava come il presidente che avrebbe attuato una “rivoluzione”. Angelo Forgia è stato tra i fondatori del Megafono – il movimento politico legato al presidente della Regione – ed è stato protagonista dei “Circoli per Crocetta”. Erano, questi “Circoli”, siciliani che, nelle città e nei paesi dell’Isola, nel 2013, davano vita a piccoli nuclei di sostegno all’azione del governo Crocetta. 

Oggi Forgia non è più accanto a Crocetta. Non coordina i “Circoli” – che in verità sembrano spariti – e non è nel Megafono, che forse è sparito con i “Circoli”. La “Rivoluzione” annunciata da Crocetta si è trasformata in una mera gestione del potere. E lo stesso Crocetta, come racconta in questo articolo Forgia, non ha nulla a che vedere con la Sinistra, con i valori ai quali si ispiravano il Megafono ed i “Circoli”. 

In quest’analisi non c’è soltanto l’amarezza per un’esperienza politica e amministrativa fallita, ma anche lo sforzo di interpretare il trasformismo. O meglio, gli “opposti trasformismi”: il trasformismo di Crocetta, che si è rimangiato quasi tutto il programma politico del 2012 ed il trasformismo del Nuovo Centrodestra, che sta utilizzando i voti dei moderati siciliani per puntellare un governo che gli stessi elettori moderati siciliani detestano. 

Da La Voce di New York.