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Il mancato pagamento delle Misure a superficie del PSR 2015-2020 sta penalizzando il comparto agricolo. Sono troppe le imprese agricole che non hanno percepito i contributi previsti nell’ambito delle Misure 11, 12 e 13 (Biologico, Indennità Compensativa e Natura 2000) del PSR relative agli anni 2015 e 2016”. Lo scrive Rosa Giovanna Castagna presidente regionale di Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) Sicilia, in una lettera inviata all’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici.

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Rosa Giovanna Castagna

Ritengo sia preoccupante – continua Castagna – che dopo tre anni dalla pubblicazione dei bandi e presentazione delle domande, la maggior parte delle imprese che sono state inserite negli elenchi utili non abbia ancora percepito alcun contributo a causa di problematiche burocratiche e cavilli di natura informatica, con un continuo rimpallo di responsabilità tra l’amministrazione regionale e l’organismo pagatore AGEA (e oltre il danno la beffa di aver dovuto constatare la grande soddisfazione del Ministro sull’operato Agea)”.

“Inoltre, – aggiunge – le imprese agricole stanno attraversando un periodo di estrema difficoltà a causa della persistente siccità e delle altissime temperature; anche i ripetuti incendi stanno condizionando la vita di molte imprese agricole”. “Bisogna aggiungere che a queste calamità si assomma anche la cattiva amministrazione pubblica (in riferimento al mancato pagamento delle Misure a superficie del PSR 2015-2020) che dà il colpo di grazia al reddito delle imprese agricole”.

Gli imprenditori agricoli non solo sono ormai allo stremo – evidenzia Castagna – ma anche si vedono negato un diritto che gli spetta per legge”. “Alla luce di quanto esposto – conclude Castagna nella lettera inviata a Cracolici – chiedo di intervenire con urgenza presso gli uffici competenti dell’assessorato e presso AGEA affinché si proceda, entro il mese corrente, all’erogazione dei pagamenti delle suddette misure per tutte le imprese agricole ancora sospese”.

Logo Cia con Scritta

I dati Istat non ingannino: parlare di crescita dell’economia agricola meridionale rischia di essere esagerato se non inesatto. Lo sostiene il presidente nazionale della Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino, secondo cui “la ventata di ottimismo che ha fatto seguito alla diffusione delle rilevazioni sull’andamento dell’economia agricola meridionale nel 2015 richiede una lettura approfondita che non può prescindere da alcune riflessioni sui singoli comparti produttivi”. 

Stando all’Istituto nazionale di Statistica, il Mezzogiorno registra il primo recupero del Pil (+1%) dopo sette anni di cali ininterrotti, con un eclatante +7,3% del valore aggiunto del comparto agricolo. “Un segnale positivo che testimonia la dinamicità del settore agricolo e certifica gli sforzi quotidiani delle imprese, ma non si può ignorare che a tale crescita non sia seguito un adeguato trasferimento reddituale agli imprenditori”, commenta Scanavino.

“Sono ancora molte le produzioni simbolo dell’agricoltura del Mezzogiorno che vivono uno stato di grande difficoltà: se si guarda ad esempio ai prezzi pagati agli agricoltori, le ultime quotazioni indicano un calo generale del 4,6%. Una contrazione che supera i 15 punti percentuali per la frutta e il 30% per l’olio d’oliva, settore particolarmente penalizzato dalla mancata gestione dell’emergenza Xylella. Senza dimenticare le difficoltà che hanno caratterizzato l’ultima campagna agrumicola e i problemi di alcuni ortaggi come ipomodori”.
 
Non va trascurata poi, prosegue il leader Cia, il fatto che, come testimoniano i dati delle Camere di Commercio, nel primo trimestre 2016 hanno chiuso oltre 6.200 aziende agricole del Sud: un dato che equivale al 40% delle cessioni avvenute su tutto il territorio nazionale.
 
Anche sul fronte internazionale restano in campo la questione embargo con la Russia e si apre la questioneRegno UnitoPer queste ragioni, secondo la Cia, è opportuno siano messe in campo politiche necessarie a rilanciare la redditività degli agricoltori sia sul fronte nazionale sia su quello comunitario. E a proposito delle affermazioni di ieri del responsabile del Mipaaf sulla proroga dell’embargo  Scanavino annota che “finalmente il ministro Martina, nonché alcuni esponenti del mondo istituzionale, politico e associativo sembrano aver preso coscienza della gravità della situazione: gli agricoltori italiani ora si augurano che segua un impegno in sede diplomatica per una risoluzione celere e definitiva della crisi”.
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we-generiche-dettaglio-2Il convegno “la forza delle donne in agricoltura, testimonianze delle eccellenze italiane” si è tenuto oggi, 10 luglio, all’ Expo Centre di Expo Milano 2015 nell’ambito del programma della giornata conclusiva delle Women’s Weeks. Marta Dassù ha inaugurato la tavola rotonda alla quale hanno partecipato Claudia Sorlini, docente della Facoltà di agraria dell’Univeristà degli studi di Milano, Rosanna Zari, vicepresidente CONAF, Maria Carmela Macrì e Manuela Scornaienghi, Istituto nazionale di economia agraria, Lorella Ansaloni, Donne impresa Coldiretti e Gea Turco, Presidente Donne in Campo della Sicilia.

La capacità delle donne nutre le prossime generazioni

11011528_804108666351793_426907994974248581_nIl tema della produzione agricola e del lavoro delle donne in agricoltura sono protagonisti del convegno. Il concetto di “rete”, intesa come condivisione di mezzi e informazioni, è stato il filo conduttore dell’intera conferenza, come ha sottolineato Claudia Sorlini, affermando che: “il mondo dell’agricoltura al femminile e fervido e pieno di innovazione. Il contributo delle donne è da cercarsi per la loro capacità di rinnovare, la flessibilità e la perspicacia nel trovare settori apparentemente di nicchia che, invece, sono di successo”. Il ruolo dell’educazione, posta al centro della formazione delle madri come dei bambini, è stato spiegato da Gea Turco, la quale ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento delle donne nell’educazione dei figli a rispettare i frutti della terra, la biodiversità e ad evitare gli sprechi.

I modelli del passato per formare la coscienza del futuro
Il ruolo della donna nell’agricoltura non si limita alla coltivazione e alla lavorazione della terra. Esempi, come quello di Aurelia Josz e di Argentina Altobelli, sono stati presi a modello in uno dei video proiettati durante gli interventi delle partecipanti per raccontare l’evoluzione della richiesta del consumatore e della multifunzionalità. Gli aspetti della valorizzazione dei suoli e della biodiversità ambientale hanno portato l’attenzione sulla necessità di avvicinare i ragazzi alla natura, mentre quelli sulla gestione innovativa delle imprese agricole hanno mostrato i successi e l’affermazione di tutte le donne scese in campo per difendere, tutelare e lavorare la terra.
da EXPO

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Semplificazioni in materia di controlli. I diversi organi di vigilanza nel settore agroalimentare agiscono in maniera coordinata, evitando sovrapposizioni e duplicazioni. Viene costituito un consorzio di tutela per le bevande spiritose, riconosciuto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. L’obiettivo è assicurare la piena integrazione con la disciplina nazionale in materia di indicazioni geografiche dei prodotti agroalimentari e dei vini in esecuzione dei relativi Regolamenti europei.

Sicurezza alimentare. Inasprite le pene per chi commette il reato di contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari. Oltre alle sanzioni attuali (reclusione fino a due anni e multa fino a 20.000 euro), viene prevista sempre l’applicazione della pena accessoria dell’interdizione dalla professione, arte, industria, commercio o mestiere, nonché l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. Il testo prevede che la sentenza di condanna per questa fattispecie di reati venga pubblicata. L’azione penale, nel caso di reato di contraffazione agroalimentare, viene esercitata dalla procura distrettuale.

Disposizioni in materia di servitù. I proprietari di strade private devono consentire il posizionamento di tubazioni, anche per la trasmissione di energia geotermica, e l’installazione di contatori per l’allacciamento di utenze domestiche o aziendali alla rete del gas. È il sindaco del Comune interessato ad autorizzare, con un’ordinanza, tali allacciamenti su strade private. Il testo approvato dalla Commissione prevede che, in fase di realizzazione di tali lavori, si tenga conto della stagionalità delle colture adiacenti alla strada. Sono previsti l’obbligo di ripristino della strada nello stato antecedente il lavoro e l’eventuale risarcimento del danno, che deve comprendere l’eventuale danno causato alle coltivazioni.

Semplificazione dei procedimenti amministrativi. Ridotti a 60 giorni i termini per il silenzio assenso relativo alle istanze funzionali all’esercizio delle attività di coltivazione, allevamento, selvicoltura e delle relative attività connesse presentate alla pubblica amministrazione per il tramite dei Centri autorizzati di assistenza agricola (CAA).

Delega al governo per semplificazioni in settori pesca e agricoltura. Entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge il Governo deve intervenire per il riordino della normativa nei settori della pesca e dell’agricoltura, abrogando norme già oggetto di abrogazione tacita o implicita; organizzando le disposizioni per materie o per settori omogenei; effettuando le modifiche necessarie per garantire coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa; risolvendo le eventuali incongruenze, anche alla luce degli orientamenti giurisprudenziali.

Società di affiancamento per le terre agricole. Il Governo è autorizzato ad adottare, nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato, un regolamento per disciplinare le forme di affiancamento tra agricoltori ultra-sessantacinquenni o pensionati e giovani, non proprietari di terreni agricoli, di età compresa tra i diciotto e i quaranta anni, anche organizzati in forma associata, allo scopo del graduale passaggio della gestione dell’attività d’impresa agricola ai giovani.

Sostegno all’agricoltura biologica. IMG_0055Viene istituito il Sistema informativo per il biologico (SIB) presso il Ministero delle politiche agricole. Il MIPAAF, basandosi sulle informazioni contenute nel SIB, istituisce l’elenco pubblico degli operatori dell’agricoltura biologica nonché dell’acquacoltura biologica.

Disposizioni in materia di attività che costituiscono subappalto. Introdotta la deroga al divieto di subappalto per l’affidamento di servizi di importo inferiore a euro 20.000 annui a imprenditori agricoli nei comuni montani o svantaggiati.

Riordino enti vigilati dal MIPAAF. Delega al Governo per il riordino che comprende anche le società e le agenzie vigilate, nonché l’assistenza tecnica (e non più della consulenza) agli allevatori. Riduzione del ricorso a contratti a soggetti esterni alla pubblica amministrazione e prioritario utilizzo delle professionalità interne. Una quota dei risparmi di spesa derivanti dalla riduzione e riordino degli enti, società ed agenzie sarà destinata per politiche a favore del settore agroalimentare, con particolare riferimento alla promozione ed alla tutela all’estero del made in Italy. Riorganizzazione dell’AGEA, che porterebbe a rivedere le funzioni di coordinamento attualmente affidate ad AGEA, con particolare riferimento al sistema di gestione e di sviluppo del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), nonché al modello di coordinamento degli organismi pagatori a livello regionale. Razionalizzazione o soppressione di AGECONTROL Spa. L’operazione potrebbe avvenire anche mediante confluenza di AGECONTROL Spa in strutture ministeriali (enti, società o agenzie vigilate dal MIPAAF).

Istituzione della Banca delle terre agricole. Avverrà presso l’ISMEA e dovrà facilitare il processo di compravendita e l’avvicendamento nella conduzione di terreni agricoli e di aziende e al fine di favorire il ricambio generazionale.

Modernizzazione della logistica. È previsto il potenziamento delle nuove infrastrutture logistiche, del comparto agroalimentare, nell’ambito delle infrastrutture strategiche e di preminente interesse nazionale, con riferimento alla “Legge Obiettivo”.Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con proprio decreto da adottare di concerto con il MIPAAF, provvede all’individuazione degli interventi che accedono ai finanziamenti dell’Unione europea allo scopo disponibili e alle risorse finalizzate per le infrastrutture strategiche stanziate dalla legge di stabilità.

Assunzione congiunta di lavoratori. Viene abbassata dal 50 al 40 per cento la percentuale di imprese agricole che devono essere presenti in un contratto di rete, per consentire alle imprese ad esso legate di procedere all’assunzione congiunta di lavoratori dipendenti per lo svolgimento di prestazioni lavorative presso le relative aziende.

Interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura. Interventi sugli ambiti di azione dell’Isa, l’Istituto di sviluppo agroalimentare. Interamente partecipata dal MIPAAF, ISA promuove progetti di sviluppo agroindustriale, può assumere partecipazioni in società operanti in agricoltura e nell’agro-alimentare, e può prestare assistenza e consulenza nel settore finanziario ad aziende e enti pubblici e privati.

Delega al governo per il riordino degli strumenti di gestione del rischio in agricoltura e di regolazione dei mercati. È previsto l’allineamento, delegato al Governo, dell’ordinamento nazionale agli orientamenti dell’Unione europea in materia di gestione del rischio in agricoltura e di regolazione dei mercati.

Disposizioni per il sostegno della pesca sociale e lo sviluppo dei prodotti provenienti da filiera corta agricola e ittica. ddd-552x414Si stabilisce che gli organismi pubblici gestori di mense, in particolare scolastiche o ospedaliere, possano introdurre criteri di precedenza nelle gare per i fornitori di prodotti agricoli e ittici a filiera corta, nonché prodotti di agricoltura biologica o comunque a basso impatto ambientale o prodotti di qualità.

Definizione dei prodotti. La Commissione ha definito, per il concentrato, la nozione di residuo, riferendolo al residuo secco; oltre ad aver riferito la polvere di pomodoro anche alla macinazione di fiocco, essa ha poi introdotto la definizione di pomodori semisecchi.

Etichettatura e confezionamento. I prodotti derivanti dalla trasformazione del pomodoro sono assoggettati alle disposizioni stabilite dalla normativa europea e nazionale in materia di etichettatura e informazione sugli alimenti ai consumatori.

Clausola di mutuo riconoscimento. Viene garantito ai prodotti provenienti da un altro Stato membro dell’Unione europea o da Paesi limitrofi aderenti ad appositi accordi multilaterali (Associazione europea di libero scambio, parte contraente dello Spazio economico europeo) di poter essere commercializzati in Italia senza restrizioni.

Delega al governo per il sostegno del settore del riso. Il Governo adotta uno o più decreti legislativi per il sostegno dei prodotti ottenuti dal riso greggio, commercializzati con la dicitura “riso”. La delega deve essere esercitata entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento.

Vigilanza e controlli. L’attività di vigilanza nel settore agroalimentare deve essere svolta in forma coordinata, evitando sovrapposizioni e duplicazioni di accertamenti, tenendo conto del piano nazionale integrato previsto dalla normativa comunitaria. Le risorse del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI) sono destinate anche al finanziamento agevolato di investimenti in ricerca ed innovazione tecnologica, effettuati da imprese agricole, forestali e agroalimentari che partecipano ad un contratto di rete, per le finalità proprie del medesimo contratto.

Sportello unico della pesca e dell’acquacoltura. Viene istituto, presso la Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura del MIPAAF, lo Sportello unico nazionale della pesca e dell’acquacoltura, con funzioni di coordinamento, orientamento e supporto agli sportelli regionali nell’esercizio delle loro funzioni.

Rete del lavoro agricolo di qualità. È previsto che alla Rete possano aderire, attraverso la stipula di apposite convenzioni, gli sportelli unici per l’immigrazione, le istituzioni locali, i centri per l’impiego e gli enti bilaterali costituiti dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori in agricoltura.

di Donato Didonna

Oggi disponiamo in abbondanza di prodotti agricoli, magari belli e grandi da vedere, reperibili tutto l’anno dal fruttivendolo, ma che non hanno più l’originario sapore. La mia generazione detiene per ultima la memoria di sapori (di frutta, verdura, ortaggi, ma anche della carne, sia bianca che rossa o del pesce non di allevamento) che i nostri figli e nipoti non apprezzeranno mai più e dico “apprezzeranno” perché chi ha avuto la fortuna di provare la differenza, sa che siamo oggi più ricchi di prodotti belli come oggetti di plastica, ma poveri di identità di sapore e spesso integrati con i più improbabili additivi chimici.

Siamo tutti vittime di una planetaria tendenza all’omologazione860735_10200283454123230_517806592_o dei sapori, importati attraverso semi selezionati magari in Olanda o Israele, oppure modificati attraverso concimi o mangimi di produzione industriale. La memoria dell’originario sapore e profumo di una banale salsa di pomodoro o di una ciliegia (che quand’ero ragazzo poteva presentare anche un bruco) è destinata a morire con la mia generazione per lasciare spazio, definitivamente, al gusto agroindustriale omologato, grazie all’uso (e all’abuso) di acqua, fertilizzanti chimici e ormoni (vegetali e animali).

Questo scenario è destinato a consolidarsi, a meno che non pretendiamo, come consumatori (e aiutiamo i nostri figli a scoprire), prodotti, forse meno grandi, colorati e belli da vedere, ma saporiti, profumati. Privilegiamo troppo la quantità sulla qualità. Perché paghiamo la frutta e la verdura in base al peso e non in base al sapore, anzi, in base al peso a parità di sapore? Il supremo tribunale per giudicare un cibo è il palato, non la vista!

La Sicilia, avendo mancato l’appuntamento con lo sviluppo industriale, ha la “fortuna” di non conoscerne, se non marginalmente, il costo ambientale (es. piogge acide). Questo dato di fatto rappresenta oggi un’opportunità per indirizzare maggiormente le produzioni agricole e zootecniche verso il prodotto di qualità di migliore valore nutrizionale, salutistico (prevenzione malattie) e di piacere (V. tematiche Slow Food), per soddisfare una domanda di cibo di qualità che sarebbe auspicabile alimentare con una adeguata informazione e non fatta morire tra nostalgia e rassegnazione.

Alcuni anni fa hanno sorpreso un po’ tutti le dichiarazioni dello scienziato Umberto Veronesi in aperto contrasto con convinzioni largamente diffuse: provoca più tumori la cattiva alimentazione dello stesso smog (per il quale pure si rivoluziona la mobilità di intere metropoli).

Anche se Veronesi sembra avere un approccio “selettivo” sulle battaglie sanitarie da combattere, intransigente con  l’industria del tabacco, ma meno con quella dei carburanti e delle automobili che intasano − non meno − i nostri polmoni con i loro fumi e polveri, prendo spunto da questa sorprendente affermazione per continuare a parlare della Sicilia e di come, se veramente se ne volesse immaginare uno sviluppo economico migliore e diverso, l’affermazione di Veronesi potrebbe suggerire nuove idee imprenditoriali.

Che la Sicilia, con il suo clima e microclima, sia una terra vocata all’agricoltura è noto da millenni, ma potrebbe anche essere una terra internazionalmente riconosciuta per la qualità “salutistica” dei suoi prodotti alimentari? Imprenditori lungimiranti dovrebbero approfondire con scienziati le caratteristiche di produzione e i protocolli di certificazione di prodotti agricoli coerenti con l’obiettivo della prevenzione dei tumori. Un marketing moderno farebbe il resto e la mancata industrializzazione della Sicilia, da problema storico, si tramuterebbe in opportunità per il futuro.

Alla base della decisione dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura di dar vita all’ASCA, l’agenzia per la qualità alimentare, vi è stata una puntata di “Porta a porta” nella quale era stato denunciato l’alto tasso di fitofarmaci ritrovato in una zucchina siciliana, notizia che aveva poi causato un crollo delle vendite. Dopo tanti anni di politiche comunitarie che hanno favorito ammassi, distillazioni e stoccaggi, una domanda di mercato più consapevole pretende ora finalmente qualità. La cronaca di questi giorni ha aggiunto alla galleria degli orrori mozzarelle di tutti i colori: blu, rosse, rosa…

Slow Food e Coldiretti hanno avviato tempo fa una raccolta di firme, “Difendiamo l’etichetta, vogliamo conoscere l’origine dei prodotti che mangiamo”, con la quale chiedevano ai parlamentari italiani di difendere la legge che obbliga a indicare l’origine geografica (Prodotto in Italia) dei prodotti agroalimentari, dalle nuove disposizioni dell’Unione Europea, volte a eliminare l’origine in etichetta perché considerata ostacolo al libero mercato e alla concorrenza. C’è la sensazione, confermata dalle leggi che vengono approvate (o abrogate), che l’agricoltura non sia più una scelta strategica e, in particolare, la difesa di un’agricoltura di qualità non sia considerata un obiettivo irrinunciabile. Al contrario, si tende a ridurre il tutto in termini di mercato, di scambio merci, e l’attenzione del legislatore sembra diretta soltanto alla facilitazione del continuo scambio a tutti i livelli e in tutte le direzioni. In sostanza non si bada più a cosa si produce, si vende e si acquista, ma a come, quanto agevolmente, si produce, si vende e si acquista. Ma la produzione di generi alimentari non può sganciarsi dalla sostanza dei prodotti stessi. I prodotti alimentari si definiscono in base alla loro qualità e la loro qualità definisce il livello della nostra salute, della nostra qualità di vita. E’ una partita troppo importante per abbandonarla in balia di mere logiche mercantili.

cibo-madeintalyDalla concorrenza del pomodoro di Pechino a quello di Pachino, gli effetti della globalizzazione si stanno, ultimamente, facendo sentire anche sul mercato ittico isolano con la concorrenza del gambero cinese a quello nostrano. Le celle frigorifere di Mazara del Vallo mi consta che scoppiavano già l’estate scorsa di gamberi rossi nostrani rimasti invenduti a causa della concorrenza dei più economici gamberetti cinesi, opportunamente imbellettati per ricordare il colore rosso violaceo dei nostri. Se non si è biologi marini, le differenze sono abbastanza difficili da apprezzare ad occhio nudo mentre, per camuffare quelle di sapore, non mancano certo agli chef aromi ed essenze varie.

Così come una democrazia, in assenza di una corretta e libera informazione, diviene un qualcosa di molto diverso e pericoloso, anche un’economia, specie se globalizzata, in assenza di un corretta e diffusa informazione diviene un paradiso per spregiudicati produttori e intermediari. In assenza di trasparenza sulla formazione dei prezzi e sull’origine delle merci, il consumatore non solo non ha modo di beneficiare dei vantaggi della globalizzazione, ma rischia anche di essere preso per il sedere perché se è legittimo decidere di comprare un prodotto cinese per il minor prezzo, non lo è certo pagare come nostrano un prodotto cinese.

Penso che la politica dovrebbe parlare di più di cose concrete come i meccanismi di formazione dei prezzi, della qualità e della tracciabilità dei prodotti alimentari: sarebbe stupido se in un territorio che, grazie al suo clima, ha una naturale vocazione alla produzione alimentare, ci si privasse della propria identità di sapori per assecondare logiche economiche solo quantitative. Eppure sono in tanti, anche nelle nostre città, a guardare con sospetto (finché non lo assaggiano) il cibo biologico, solo perché normalmente di minore calibro e meno “rifatto” rispetto a quello pubblicizzato in TV.

“A ponente di Termini vi è un abitato che si chiama Trabìa, incantevole soggiorno con acque perenni e parecchi mulini. Trabìa ha una pianura e vasti poderi, nei quali si fabbricano tanti vermicelli (itriyah) da approvvigionare, oltre ai paesi della Calabria, quelli dei territori musulmani e cristiani, dove se ne spediscono moltissimi carichi per nave”.

Quella riportata qui sopra è la più antica testimonianza storica relativa alla produzione di pasta essiccata: è tratta dal “Libro per chi si diletta di girare il mondo” scritto dal geografo arabo Al Idrisi per Ruggero II di Sicilia (1154). Il procedimento adottato per essiccazione della pasta prevedeva che essa fosse esposta al sole per qualche tempo, quindi posta in luoghi chiusi riscaldati per mezzo di bracieri, garantendo così, come dice Al Idrisi: “di affrontare anche viaggi verso destinazioni lontane senza deteriorarsi”. Viene così smentita l’antica credenza secondo cui sia stato Marco Polo a introdurre, di ritorno dalla Cina (1295), gli spaghetti, uno dei simboli dell’Italia nel mondo. Pare che persino i maccheroni derivino dal siciliano maccarruni, da “maccari”, ossia schiacciare, l’azione fatta lavorando la pasta di semola di grano duro. Questo genere di alimento, che a causa dei minuscoli granelli di cui è composta stenta ad amalgamarsi con l’acqua, richiede infatti una lavorazione molto più energica rispetto alla farina di grano tenero. Sarebbe stato logico, se non altro per motivi storici, che industrie di livello nazionale ed internazionale come Barilla (Parma) o Divella (Bari) fossero sorte in Sicilia, trasformando e non solo producendo questa preziosa materia prima. Il campo della trasformazione di cibo di qualità del territorio è un’opportunità economica da cogliere in concorrenza con quei territori che vendono un’immagine di qualità dei loro prodotti pur mancando della materia prima.

(continua)

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L’intervista. Ci sono spazi pure per operatori da impiegare nei mercatini di prodotti agricoli o esperti contabili

di Aurora Fiorenza

«La terra siciliana ha molte opportunità lavorative da offrire ai giovani». Parola del segretario regionale dei giovani imprenditori della Confederazione italiana agricoltori (Cia), Angelo Forgia, che ieri mattina è stato ospite alla trasmissione Ditelo a Rgs e ha sottolineato le possibilità di impiego in un settore come quello agricolo.

Quali sono le figure professionali che le aziende agricole richiedono oggi in Sicilia?

«C’è molto lavoro nell’ambito della campagna. Le aziende cercano 10325372_10204140788946398_5829905810390208713_ncollaboratori per agriturismi, per i mercatini degli agricoltori che facciamo nelle varie città siciliane, operatori per i servizi fiscali e di patronato, soprattutto come assistenza agli anziani. Ma in particolare cerchiamo chi ha voglia di scommettere sulla terra: siamo a caccia di nuovi imprenditori agricoli. Ed è proprio su questo che si basa il Piano di sviluppo rurale, che partirà nei prossimi sei anni. L’obiettivo è far insediare nel mondo del lavoro il maggior numero di aziende che operano in questo settore. Settore che per fortuna ha tanto da offrire».

Quali sono le città siciliane che offrono maggiore spazio a chi ha voglia di fare nuova impresa agricola?

«In realtà un po’ tutte. Il motivo? Nelle città c’è un risveglio poiché la crisi ha impoverito le famiglie e, quindi, oggi il ritorno alla terra è forte. Il territorio siciliano è ottimo per essere coltivato. Noi abbiamo molte occasioni all’interno delle nostre aziende, nei nostri patronati, nei nostri centri fiscali. Su questo vogliamo puntare: sui giovani che credono nella terra e nel benessere. Le superfici terrene ci sono, spesso vengono abbandonate o trasformate in insediamenti. Invece, noi vogliamo che la campagna rimanga tale e torni a essere protetta e produttiva. Dalle nostre terre  siciliane devono venire alla luce prodotti salutari, biologici, non inquinanti. Tutta merce che già adesso viene venduta, durante la settimana  e in particolare nel week-end, all’interno dei mercati del contadino. Ed è proprio in questi mercati che mettiamo in contatto diretto il produttore con il consumatore. Oggi chi consuma è molto più attento rispetto al passato e cerca la qualità in un mondo fatto di globalizzazione che spesso mira, invece, alla qualità».

Voi siete tra i partner del progetto europeo Garanzia Giovani. Che tipo di opportunità state mettendo a disposizione per i ragazzi siciliani?

«Abbiamo aperto tutte le nostre aziende ai giovani. In primis gli agriturismi che sono dei luoghi dove spesso le nuove generazioni non vanno e, quindi, non conoscono. Allora cerchiamo di avvicinarli alla campagna, facendogli  fare dei giri  e toccando con mano la terra. Ma non solo. Li facciamo incontrare anche con gli animali che vivono in agriturismo. Un rapporto, quello tra i ragazzi  e gli animali, che spesso nei centri  urbani non si crea. Vivere nelle metropoli significa anche stare lontani dalla realtà verde, fatta principalmente di sola natura e bellezza. Ecco, con questi tirocini, con queste esperienze lavorative rivolte ai ragazzi  vogliamo portare la città in campagna. Il lavoro nel campo dell’agricoltura esiste, mancano purtroppo le specializzazioni. Servirebbe una politica che indirizzi i giovani a queste opportunità reali. Quindi, bisogna guidare i ragazzi verso i mondi in cui ancora c’è spazio per costruire un futuro. Le nuove generazioni non vanno demoralizzate. Noi abbiamo occasioni lavorative da offrire, con il nuovo piano di sviluppo rurale abbiamo la possibilità di far nascere nuovi imprenditori agricoli. Però, spesso ci troviamo davanti a un burocrazia che ci ostacola, che non facilita le occasioni che rivolgiamo ai giovani. Basta pensare che in Sicilia ci sono delle proprietà terriere della Regione e dell’ente di Sviluppo Agricolo, potenzialmente coltivabili che potrebbero essere utilizzate, messe a disposizione di chi ha intenzione di fare azienda con la terra. Ma che purtroppo sono inutilizzate. Così, quando chiediamo di poter avviare, proprio in questi appezzamenti, un’impresa agricola giovane e fresca, scopriamo sempre che per ottenere quei terreni bisogna passare da mille permessi e superare altrettanti vincoli».

Questa difficoltà e questa pesantezza burocratica che affrontate quotidianamente, l’avete sottoposta all’attenzione dell’amministrazione regionale?

«Si. Tanto che proprio all’assessore regionale all’Agricoltura, Nino Caleca, qualche settimana fa durante un incontro, abbiamo chiesto di dare il capitale terra ai giovani, affinché questi possano connettersi, insediarsi e fare impresa sana. Solo questo chiediamo: tempi certi. Con tutta sincerità devo dire che sono davvero moltissimi i giovani che vogliono tornare alle radici. I ragazzi siciliani vogliono creare delle imprese agricole legate al biologico, alla salute, al pulito. Lo scopo di queste aziende che vogliono nascere e svilupparsi è di puntare sulla qualità. L’entusiasmo e le idee dei giovani non mancano. Anzi, spesso partono euforici, ma poi si demoralizzano quando vogliono trasformare in concretezza ciò che avevano pianificato sulla carta. Purtroppo davanti a loro non trovano delle modalità semplici per poter mettere in piedi un’azienda. Quindi, noi abbiamo un obbligo morale, che è quello di accompagnarli nel loro sogno e non ci stancheremo mai di farlo».

Giornale di Sicilia 

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