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Sinistra Italiana in Sicilia: eletti i vertici. “Siamo e restiamo alternativi al PD”
di Giulio Ambrosetti

La riammissione della lista di Stefano Fassina alle elezioni comunali di Roma ha rilanciato Sinistra Italiana, lo schieramento politico che, con fatica, si sta cercando di costruire a sinistra del PD.

imageOggi Fassina è più che mai lanciato nella campagna elettorale romana. E’ uno dei candidati a sindaco della Capitale. Un test elettorale importante, per Sinistra Italiana, perché un buon risultato a Roma potrebbe diventare il traino per le prossime elezioni politiche.

Insomma l’elettorato italiano di sinistra non è condannato a votare per il PD di Renzi, di Napolitano e della Ministra Boschi. C’è anche spazio per un partito di sinistra che non plaude al Jobs Act e alla pessima riforma costituzionale che la Ministra Boschi sta provando, con scarso successo, a propagandare.

E in Sicilia come va Sinistra Italiana? L’abbiamo chiesto a uno dei fondatori di questo partito in Sicilia: Angelo Forgia, una storia socialista alle spalle, tra i fondatori del Megafono e oggi deluso dall’esperienza del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta.

Non è che, alla fine, intrupperete anche il presidente Crocetta, che oggi sembra in rotta di collisione con il PD?

“Non se ne parla nemmeno. Crocetta, di fatto, ha gestito un fallimento politico e amministrativo. La sua esperienza di presidente della Regione siciliana è da dimenticare. Ripeto: ha fallito su tutta la linea. E ha fallito insieme con il PD e con i partiti e i movimenti di un improbabile centrosinistra. Da noi non ci potrà essere spazio per personaggi come lui”.

Insomma, siete alternativi a Crocetta.

“Assolutamente sì. Il presidente Crocetta, lo ribadisco, è il simbolo di un grande fallimento. I risultati dei suoi tre anni e mezzo di governo sono sotto gli occhi di tutti. Il suo Governo non ha un programma, non ha argomenti. Quello che è visibile è una grande ‘macelleria’ sociale. Non c’è un solo settore della vita pubblica siciliana che registri qualche risultato positivo”.

Eppure Crocetta si ripropone alla guida della Sicilia. Dice che i Siciliani sono con lui…

“Non solo lui si ripropone, ma lo ripropone anche il leader dell’UDC siciliana, Giampiero D’Alia. Ma la loro è solo una minestra riscaldata”.

Nei giorni scorsi, ad Enna, c’è stata l’assemblea regionale di Sinistra Italiana. Com’è andata?

“Bene, anzi, benissimo. Erano presenti i rappresentanti di tutta la Sicilia. L’assemblea ha eletto chi rappresenterà la Sicilia a Roma”.

E chi sono gli eletti?

“Sono l’ex parlamentare regionale socialista Raffaele Gentile, Alessandra Joppolo e Ottavio Navarra. Poi ci sono i venti componenti della direzione regionale”.

Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre ripetono sempre che Sinistra Italiana sarà un soggetto politico nuovo e non la somma di vecchie sigle. Un soggetto politico che, aggiungono, si candida a governare l’Italia con idee e valori della sinistra.

“Il programma politico è questo”.

Però le vecchie sigle ci sono sempre.

“Non mi pare proprio. Rifondazione comunista è fuori da questa esperienza. C’è un dialogo aperto con alcuni dirigenti e parlamentari di SEL, ma non con Nicki Vendola, anche lui lontano da questa nuova esperienza politica. Semmai una personalità politica a noi vicina è il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. E un motivo c’è”.

Ovvero?

“De Magistris rappresenta in pieno la sinistra che noi vogliamo costruire: una sinistra fatta di persone impegnate in politica che dialogano direttamente con la base. Sotto questo profilo, l’esperienza di De Magistris a Napoli, lo ripeto, è indicativa della nostra idea di politica. Non a caso il PD sta facendo di tutto per indebolire il sindaco di Napoli. Renzi e compagni hanno capito che De Magistris è forte perché parla direttamente al cuore dei napoletani. Sanno che se il messaggio e lo stipe politico del sindaco di Napoli dovesse prendere piede per il PD renziano, partito verticistico, potrebbe essere l’inizio della fine”.

A Palermo si parlava di un avvicinamento del sindaco Leoluca Orlando.

“Assolutamente no. Orlando ‘viaggia’ con il PD e, in particolare, con Matteo Renzi e con il Ministro Graziano Delrio. Con noi l’attuale sindaco di Palermo non ha nulla a che dividere”.

Ma chi sono i vostri rappresentanti siciliani nel Parlamento nazionale?

“C’è il senatore Francesco Campanella. C’è il parlamentare nazionale Erasmo Palazzotto. E poi Luca Casarini”.

Non è che ci riproponete la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini?

“Non credo proprio. La spirito di Sinistra Italiana è rappresentato dal legame con i territori. E i candidati al Parlamento nazionale non potranno che essere espressione dei territori siciliani”.

Torniamo alle elezioni romane. E’ vero che siete in possesso di sondaggi molto incoraggianti?

“I nostri sondaggi li conoscono tutti. Fassina, a Roma, viene dato all’11 per cento. E non c’è da stupirsi. Roma è una città che può contare su un elettorato di sinistra che oggi il PD di Renzi non rappresenta”.

E a livello nazionale?

“Stiamo lavorando in tutta l’Italia. Il concetto è sempre lo stesso: il PD di Renzi è un partito che ha sposato il liberismo economico. Il Jobs Act ne è una delle tante testimonianze. Noi siamo molto fiduciosi. La nostra fiducia, lo ribadisco, nasce dal fatto che stiamo costruendo un partito dal basse e non dal vertice”.

Ma è vero che in Sicilia Sinistra Italiana può contare sulla presenza e sui voti di tanti socialisti?

“Io parlerei di una matrice socialista non strutturata che in Sicilia si riconosce nelle posizioni di Sinistra Italiana. Letta così, possiamo dire che la presenza di questa matrice socialista è molto diffusa”.

 

E’ vero che,a partire da Agrigento, siete in contatto con gli amministratori comunali che in Sicilia si battono per la gestione pubblica dell’acqua?

“Noi siamo favorevoli alla gestione pubblica dell’acqua. A differenza del PD di Renzi che, invece, vuole affidare ai privati questo settore. Va da sé che gli amministratori comunali siciliani che si battono per l’acqua pubblica sono i nostri interlocutori”.

Ovviamente, al referendum di Ottobre voterete No.

“Certo che voteremo No alla pessima riforma della Costituzione del Governo Renzi. Da qui ad Ottobre daremo vita a tante iniziative in tutta la Sicilia. per spiegare ai cittadini che questa follia darebbe a Renzi un potere immenso. Votare No, oggi, è un dovere civico”.

                                                              LE REAZIONI

Simone Di Trapani (Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia e Libertà)

“Quanto scritto oggi sul quotidiano online contiene alcune gravi inesattezze. La prima si trova già nel titolo, dal momento che Sinistra Italiana in Sicilia non ha eletto vertici che possano arrogarsi il diritto di dichiarare a nome del nascente soggetto politico. Piuttosto è stato nominato, ahimè, un comitato promotore siciliano, del quale anch’io faccio parte, che, non essendo stato legittimato da un voto, non ha alcuna rappresentatività”.

“La seconda inesattezza, ma qui siamo sul terreno della politica, è il giudizio che Forgia (fan di Crocetta fino a qualche mese fa) dà del Sindaco Orlando, che non può che essere, alla luce di quanto detto prima, un mero giudizio personale. Sinistra Ecologia e Libertà, di cui mi onoro di essere coordinatore provinciale di Palermo eletto legittimamente da un congresso, ha cominciato da diversi mesi, insieme a Rifondazione Comunista e L’Altra Europa con Tsipras, un percorso che raccoglie singole persone, esperienze collettive, reti sociali, associazionismo diffuso e movimenti che lavorano nel territorio e che, in questi anni, hanno elaborato e realizzato proposte concrete ed efficaci, determinando importanti processi di rinnovamento”.

“Un percorso che ha trovato nell’attuale Amministrazione comunale terreno fertile per far crescere il progetto di una Sinistra concreta, ampia, democratica e alternativa al Partito Democratico, di cui il Sindaco Orlando ha rappresentato l’unica opposizione autorevole negli ultimi quattro anni, a differenza dello scrivente Forgia”.

 

Luca Casarini   

Leggo l’intervista rilasciata da Angelo Forgia, in merito alla nascita anche in Sicilia di sinistra Italiana, o meglio del percorso costituente di sinistra Italiana che ci porterà a fine anno a svolgere il vero e proprio congresso della sua fondazione. L’assemblea molto partecipata di Enna è stato il primo passo, e tanti altri dovremmo compierne per giungere alla meta, che è quella di costituire in Italia non un nuovo, ennesimo, partito, ma un “partito nuovo”, capace di ridare senso anche alla parola “sinistra”. Trovo alcune affermazioni di Forgia, così come le leggo, totalmente sbagliate per quel che mi riguarda, e sulle quali vale la pena di soffermarsi perché hanno a che fare con il merito e il metodo, con stile e cultura politica. Con il Dna insomma di qualcosa che è in gestazione, e quindi va preservato da “modificazioni genetiche”. Forgia detta la linea politica: primo grave errore, inaccettabile. Nessuno in questo “partito nuovo” ha e avrà nostalgie per quel “centralismo democratico” tanto caro alla sinistra del ‘900, e nemmeno per quel decisionismo rampante che caratterizza le formazioni politiche del nostro tempo. Sinistra Italiana, proprio perché è immersa in un processo costituente, forma la sua “linea politica” in maniera partecipata, approfondita, condivisa. Quindi quando uno parla dovrebbe sempre premettere che lo sta facendo per sé, come contributo alla discussione, i cui esiti sono legati alle decisioni prese dalle persone, non da “generali senza esercito”. In questo, il “comandare obbedendo” di matrice zapatista, ci sarà davvero utile come bussola per costruire il nuovo soggetto politico. Forgia poi si lancia in una bocciatura senza appello di Orlando, accomunandolo a Crocetta. Ritengo totalmente sbagliato anche questo, nel merito oltre che nel metodo, perché il sindaco Orlando, presente con noi all’atto di partenza del processo costituente che si è tenuto a Roma lo scorso febbraio, non è un nostro avversario, ma un interlocutore fondamentale, importante, utile. Lo riteniamo in molti dentro Sinistra Italiana, e non è un caso se è stato invitato ad intervenire insieme a Luigi De Magistris. Se in Sicilia, tra le due presenze “complementari” in campo che sono Crocetta e Faraone, che compongono le fattezze del nuovo gattopardismo e accomunate dagli stessi interessi che bloccano il cambiamento, irrompesse una “anomalia”, radicale nella difesa dei beni comuni e credibile nel progetto di rilancio di una terra martoriata come la nostra, sarebbe una cosa straordinaria e stimolante: non si può immaginarlo senza figure come Orlando e Accorinti e tanti e tante altri sindaci e amministratori di medi e piccoli comuni che stanno combattendo sul campo. Quindi, al contrario di quello che dice improvvidamente Forgia, io e tanti e tante altri che partecipiamo a Sinistra Italiana, ci stiamo muovendo in questo senso. Quello che forse Forgia non ha capito è che a noi interessa costruire una proposta radicale e allo stesso tempo credibile, cioè che abbia delle possibilità di riuscire ad incrinare sul piano istituzionale, ciò che sembra immutabile. Farlo vuol dire ragionare in grande, in maniera larga e non produrre un minoritarismo di testimonianza, che è l’aspetto quasi immorale nel quale certa sinistra nasconde il proprio essere inutile alla società. Essere nel Assemblea Regionale vuol dire per noi aiutare chi nella società sta già costruendo una nuova Sicilia, con lotte, movimenti, forme di vita e di lavoro alternativi. Vogliamo parlare della gigantesca battaglia che dovremmo sostenere contro i programmi di privatizzazione dei beni comuni che i gattopardi di tutte le famiglie stanno già agitando? Vogliamo finalmente battere un colpo al fianco di chi si è sempre opposto, con le lotte e non con le chiacchiere, al Ponte sullo stretto, al Muos, alla devastazione ambientale? Alla mancanza di lavoro resa strutturale dalle politiche europee, nazionali e regionali? Se vogliamo farlo davvero, non possiamo solo “partecipare” con qualche partitino inutile, ma essere protagonisti di una grande alleanza di alternativa. Sinistra Italiana farà il suo percorso, ma di sicuro io mi batterò sempre per una forma partito che valorizzi i territori e le esperienze politiche originali ed innovative, diverse tra loro, e non per riprodurre in sedicesimo e con i modellini fatti a tavolino, ciò che avviene da altre parti. Partito a rete, idee originali, laicità e non liturgie, niente arroccamenti minoritari, inutili alle persone e utili solo a qualche eletto in cerca di poltrone: questa battaglia culturale e politica sarà l’anima e il cuore, per quel che mi riguarda, del processo costituente di una sinistra nuova. E Niki Vendola, vorrei informare Forgia, è più vicino e presente di quanto lui pensi.

 

forum-siciliano-movimenti-per-lacqua-e-i-beni-comuni
 

Domani, 27 novembre 2015, in prossimità della ventunesima Conferenza mondiale sul Clima di Parigi, si costituirà a Palermo,presso il Palazzo delle Aquile, dalle ore 15:00, il Comitato promotore per la conversione ecologica dell’economia, la partecipazione democratica, la pace, la salvaguardia del pianeta, la giustizia sociale e lo sviluppo del lavoro.

Più semplicemente i soggetti singoli o in forma associativa che vi confluiranno hanno “deciso” di essere promotori e sostenitori dell’economia circolare e dell’ecologia nell’habitat siciliano, perché crediamo che proporre un nuovo modello di sviluppo per la Sicilia, che punti alla conversione ecologica della società e dell’economia, che pianifichi l’uso del territorio, delle risorse naturali, culturali ed umane, in una visione complessiva e nell’interesse delle comunità, sia l’unica scelta vitale e necessaria oggi per la nostra Terra. Dal sito dell’ANCI Sicilia, http://www.anci.sicilia.it/appello-per-la-conversione-ecologica/, che co-promuove l’iniziativa, si può leggere ed aderire all’appello per la costituzione del Comitato.

Nel proporre una visione delle politiche locali sostenibili, integrate e lungimiranti, che mettano in discussione la Strategia Energetica Nazionale (S.E.N.), rimasta letteralmente “fossilizzata” a scelte antieconomiche e tecnologicamente superate, mentre sono già mature prospettive di approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili, crediamo sia indispensabile legare a questa scelta di fondo una “governance” dei servizi pubblici locali, dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei rifiuti, ma anche dell’agricoltura e della gestione delle risorse ambientali e culturali, non improntata alla migliore allocazione delle risorse sul mercato e al soddisfacimento della logica del profitto, ma al contrario modellata su una nuova gestione del “pubblico partecipato” in cui i cittadini siano protagonisti delle scelte democratiche, legate alla prossimità del territorio, nella piena responsabilità che la conservazione e gestione dei beni comuni comporta per sé e per le generazioni future.

In questo senso è paradigmatica, ancora una volta, l’esperienza della vittoria dei referendum sull’acqua, che ha riacceso il motore della democrazia partecipata sull’intera questione dei servizi pubblici locali. Dopo l’approvazione della legge regionale n. 19 sulla gestione pubblica del Servizio Idrico Integrato, ora impugnata dal governo Renzi, ci aspettiamo che il Presidente Crocetta, come ha in più occasioni sostenuto, difenda la legge approvata dal Parlamento siciliano, non accettando alcun compromesso al ribasso di revisione del testo approvato all’Ars, sulla traccia portante della legge d’iniziativa popolare per la prima volta promossa da 35.000 firme e 140 consigli comunali. La legge 19 verrebbe così valutata dal più alto vertice di garanzia Costituzionale, qual è la Corte Costituzionale, perché il più antico parlamento del mondo ha legittimamente deliberato in ottemperanza all’art. 14 dello Statuto Speciale che, ricordiamo, ha rango costituzionale.

Ecco, noi promotori dell’economia circolare e dell’ecologia nell’habitat siciliano siamo decisi a non farci scippare acqua, democrazia e beni comuni, ma anzi ad informare e mobilitare per questi diritti e per la loro agibilità le cittadine ed i cittadini siciliani, che già in più di un’occasione hanno espresso chiaramente la loro preferenza, convinti come siamo che solo la gestione pubblica e partecipativa della “res comune” possa rappresentare il futuro virtuoso della Sicilia e della Terra tutta.

Forum siciliano dei movimenti per l’acqua ed i beni comuni

 

L’opinione. Il Presidente della Regione, Crocetta, ha tante responsabilità. Ma il PD, che l’ha voluto ed eletto alla guida della Sicilia, non può nascondere le proprie responsabilità. Muos, acque, rifiuti: dov’è stato il Partito Democratico? Per non parlare dell’apertura ad Alfano in piena Mafia Capitale…

di Angelo Forgia

Si moltiplicano, in queste ore, gli attacchi di esponenti del PD al presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta. Improvvisamente, dopo i risultati elettorali delle elezioni comunali, il governatore dell’Isola è diventato il responsabile di tutti i mali che affliggono la Sicilia. E chi è che lancia queste accuse? Il Partito che ha voluto e votato Crocetta alla guida della Sicilia.

Sia chiaro: Crocetta ha tante responsabilità. Si è presentato con il volto del cambiamento. Ma per essere eletto ha avuto bisogno di una spaccatura del centrodestra siciliano. Non dobbiamo mai dimenticare che nell’autunno del 2012, senza la candidatura di Gianfranco Miccichè appoggiata da Raffaele Lombardo, il centrosinistra non avrebbe mai vinto contro il candidato del centrodestra, Nello Musumeci. Tra l’altro, Crocetta ha vinto grazie ai voti dei partiti e dei movimenti che l’hanno sostenuto, e non perché ha “sfondato”.

Detto questo, si è presentato, come già ricordato, come l’uomo del cambiamento. Ma questa “Rivoluzione”, per usare il termine utilizzato dallo stesso governatore, si è subito infranto sul muro della Realpolitik. Sul Muos di Niscemi Crocetta, in campagna elettorale, aveva promesso le barricate. Ma le barricate non ci sono state. Sulla gestione dei rifiuti ci si attendeva una svolta. E, in effetti, in una prima fase, la presenza in Giunta dell’assessore Nicolò Marino ha lasciato ben sperare. Ma poi hanno finito con il prevalere gli interessi di Confindustria Sicilia e del senatore Giuseppe Lumia.

Non parliamo dell’acqua. Crocetta, in campagna elettorale, aveva promesso l’acqua pubblica. Ma oggi la gestione dell’acqua, in Sicilia, è ancora nelle salde mani dei privati. E questo nonostante le gestioni fallimentari di Palermo e Siracusa e i dubbi che suscita ancora oggi Sicilacque. Sarebbe, però, scorretto ascrivere i fallimenti in queste tre questioni centrali per la vita politica e sociale della Sicilia al solo Crocetta.

Sul Muos di Niscemi il PD non ha detto nulla. I dirigenti di questo partito, per dirla tutta, sono stati capaci di portare avanti una battaglia per dare il nome di Pio La Torre all’aeroporto di Comiso e a tacere, anzi a rimanere acquiescenti rispetto alla questione Muos. Sull’acqua – a parte la battaglia solitaria del parlamentare regionale del PD Giovanni Panepinto – il Partito Democratico non ha mai sollecitato una svolta politica e parlamentare per tornare alla gestione pubblica di questo settore. Anzi, per essere precisi, l’obiettivo sembra essere quello di arrivare al commissariamento, per dare modo al governo nazionale di Renzi di accentuare le gestione privatistica di questo settore. Anche sui rifiuti – a parte qualche dichiarazione estemporanea – non ci sembra che il PD siciliano abbia introdotto grandi novità. Anzi.

Paradossalmente, sul piano delle alleanze, il PD ha anche proposto un arretramento del quadro politico, sollecitando di “imbarcare” nel governo della Regione il Nuovo centrodestra del Ministro Angelino Alfano. E questo è avvenuto proprio mentre la magistratura accende i riflettori su uno dei più grandi scandali di questa legislatura: la gestione dei centri di accoglienza dei migranti, con le ruberie emerse nell’inchiesta Mafia Capitale. Vicenda che coinvolge proprio il braccio destro di Alfano in Sicilia: il sottosegretario Giuseppe Castiglione.

Sia chiaro: l’idea, di alcuni dirigenti del PD, di intruppare nel governo gli alfaniani non è nuova. Ma è molto singolare che il senatore Lumia l’abbia riproposta dopo le elezioni comunali. Forse al PD interessano i voti – che poi non sono nemmeno tanti – presi dagli uomini del Ministro Alfano alle elezioni per il Consiglio comunale di Agrigento?  In questo caso, dobbiamo riconoscere a Crocetta il merito di aver detto “No” all’apertura a una formazione politica che rappresenta il vecchio clientelismo dell’immutabile trasformismo del Sud.

Crocetta, lo ribadiamo, ha le sue responsabilità: che sono tante. Ma i soldi, alla Regione siciliana, li ha tolti il Governo nazionale: 915 milioni di euro se li è presi il governo Letta nel 2013; un miliardo e 350 milioni di euro se li è presi il governo Renzi nel 2014; e un altro miliardo e 150 milioni di euro se li è presi, quest’anno, il solito governo Renzi. Sono stati questi “accantonamenti”, per usare il termine tecnico, che hanno causato i gravi problemi finanziari della Regione. Fare finta che questi salassi non ci siano stati è solo leninismo d’accatto.

Vogliamo parlare dell’accordo firmato da Crocetta con Roma l’estate dello scorso anno, quando ha rinunciato, per quattro anni, agli effetti positivi del contenzioso con lo Stato in buona parte favorevole alla Regione? Certo, Crocetta, firmando questo “patto scellerato”, per usare la definizione di un autorevole esponente politico, ha fatto perdere alla Sicilia la possibilità di incamerare, subito, oltre 5 miliardi di euro. Ma il “patto scellerato” è stato sollecitato da Renzi, che fino a prova contraria, oltre che capo del governo italiano, è anche segretario nazionale del PD.

Che dire, allora? Che è troppo facile, oggi, scaricare tutte le responsabilità su Crocetta. Il PD, a Roma come a Palermo, si assuma le proprie responsabilità. Anche perché è stato proprio il governo Renzi a imporre, di fatto, il commissariamento del Bilancio regionale con l’arrivo di Alessandro Baccei al vertice dell’assessorato regionale all’Economia. Ricordiamo che, più volte Crocetta ha provato ad opporsi a certe scelte adottate da Baccei: scelte che, con molta probabilità, sono anche alla base del cattivo risultato elettorale del centrosinistra siciliano. Cambiare le carte in tavola, oggi, servirebbe a poco. Anche perché i Siciliani sono tutt’altro che stupidi.

 

da LaVoce di New York