Archivio per la categoria ‘Previdenza sociale’

Naspi 2015: come funziona? La Naspi, acronimo di Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, come evidenziato in precedenza, partirà dal prossimo 1° maggio e riguarderà i lavoratori che, a partire dalla stessa data, perdono il lavoro involontariamente.crisi-economica-3

Naspi 2015: beneficiari ed esclusi. Il nuovo ammortizzatore sociale è destinato a tutti i lavoratori che hanno perso involontariamente il lavoro. Rimangono esclusi dall’indennità:

  • i dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni
  • gli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato.

Entrambe le categorie saranno infatti tutelate dalla vigente regolamentazione. Potranno beneficiare della Naspi anche i soggetti che hanno presentato le dimissioni per giusta causa e coloro che hanno risolto consensualmente il rapporto di lavoro nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n . 604, come modificato dall’articolo 1, comma 40 ,della legge n. 92 del 2012 .

Naspi 2015: requisiti. Per poter usufruire della Naspi, i soggetti disoccupati devono aver maturato i seguenti requisiti:

  • stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1 , comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n .181, e successive modificazioni;
  • il lavoratore deve poter far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione;
  • il lavoratore deve poter far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Naspi 2015: durata. La durata della Naspi varia in base alla storia contributiva di ogni soggetto e potrà arrivare a un massimo di 24 mesi per chi ha lavorato negli ultimi 4 anni, scendendo fino a 18 mesi alla data 1° gennaio 2017. Andando nei particolari, la durata massima prevista è pari alla metà delle settimane coperte da contribuzione nei quattro anni precedenti il giorno di perdita del lavoro. Dal conteggio vengono esclusi i periodi che hanno già causato l’erogazione delle altre indennità di disoccupazione. Ricordiamo che per gli eventi di disoccupazione che si verificheranno dall’1.1.2017, la durata della prestazione non potrà superare le 78 settimane.

Naspi 2015: importo e calcolo. Per quanto riguarda l’importo mensile dell’indennità, esso viene calcolato dividendo il totale delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni per il numero di settimane di contribuzione. Il quoziente viene infine moltiplicato per il numero 4,33. Ricordiamo che il calcolo delle retribuzioni si basa sia sugli elementi continuativi che su quelli non continuativi, oltre che in base alle mensilità aggiuntive. Nel caso in cui la retribuzione mensile risultante dall’operazione fosse pari o inferiore, per il 2015, all’importo di 1195 euro mensili, l’importo della Naspi sarà determinato in misura pari al 75% della retribuzione stessa. Se invece, l’importo della retribuzione mensile fosse superiore ai 1195 euro mensili, al 75% sopra descritto, verrà aggiunto un importo pari al 25% del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo. In tutti i casi, l’importo massimo mensile per la Naspi non potrà superare i 1300 euro, rivalutato annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente. Lo stesso massimale di 1195 euro sarà soggetto a rivalutazione annuale. Inoltre, a decorrere dal primo giorno del quinto mese di fruizione dell’indennità, l’importo della Naspi verrà ridotto progressivamente del 3% al mese, a partire dal primo giorno del quarto mese di fruizione. Infine, sottolineiamo che alla Naspi non verrà applicata la trattenuta del 5,84% prevista sull’importo delle prestazioni di sostegno al reddito.

Entro il mese giugno sarà presentata al Governo Renzi una “proposta organica” di riforma delle pensioni da parte dell’Inps. Lo ha detto intervenendo ieri sera a Otto e mezzo, su La 7, il nuovo presidente dell’Inps Tito Boeri, notoriamente critico nei confronti della riforma delle pensioni Fornero, che ha innalzato l’età pensionabile e introdotto forti penalizzazioni sulla pensione anticipata di uomini e donne. L’economista bocconiano, oggi ai vertici dell’Istituto nazionale per la previdenza sociale, è tornato a ribadire la necessità di introdurre nuovi sistemi di flessibilità in uscita dal lavoro che consentano ai sessantenni di accedere in anticipo al pensionamento.

“L’Inps – ha ricordato Boeri – non ha potere legislativo, ci generiche Inpslimitiamo ad applicare le leggi sulle pensioni”. Boeri, che presto avrà un incontro con il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ha spiegato a Otto e mezzo che all’Inps si sta già “lavorando a delle proposte che si muovono sull’asse assistenza-previdenza“. Sullo stesso asse si pongono i ddl Damiano ed altri dieci proposte di legge abbinate, al vaglio da questa settimana della commissione Lavoro della Camera e che entro l’estate, proprio verso giugno (così come la proposta dell’Inps sulla riforma pensioni), potrebbero confluire in una sorta di testo unificato sulla previdenza, come già annunciato dalla relatrice dei ddl Maria Luisa Gnecchi (Pd). Tutte proposte, comunque, in sintonia con il Boeri-pensiero: “Credo – ha detto il presidente dell’Inps – ci debba essere una certa flessibilità nell’uscita, con regole – ha sottolineato – che devono essere sostenibili“.

Pensione anticipata e tagli alle pensioni d’oro: le proposte di Boeri

Il professor Boeri è tornato a parlare di nuovi tagli alle pensioni d’oro. “Credo che, al di sopra di un certo importo delle pensioni, sia necessario intervenire”, ha dichiarato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, non fornendo comunque indicazioni dettagliate sulla cifra che potrebbe essere considerata come tetto massimo. Mentre qualche settimana fa, in un’intervista a Presa Diretta, Boeri, parlando di numeri, aveva ipotizzato un prelievo del 20%, massimo del 30%, sulle pensioni più alte di 3.000 euro al mese. Novità importanti da Boeri pure sul “problema” legato agli incrementi della speranza di vita a cui si adeguano le pensioni, “su cui bisogna riflettere”, ha detto il presidente Inps, spiegando che questo “è un limite delle riforme fatte durante il Governo Monti“.

Se sei disoccupato oppure hai perso il lavoro, potresti avere diritto alla Social Card Disoccupati 2015, un bonus a sostegno del reddito previsto dal Governo.

di an_fo

Ma vediamo subito che cos’è, chi ne ha diritto e quali sono i requisiti necessari.

Cos’è la Social Card 2015?

La Social Card Disoccupati 2015, esattamente come quella messa in campo negli scorsi anni, altro non è che una carta acquisti che prevede una disponibilità mensile per gli aventi diritto che va da 231 a 404 euro. L’importo dipenderà dal numero dei componenti del nucleo familiare. Nel dettaglio:

  • 231 euro se il nucleo è composto da due membri;
  • 281 euro se i membri sono tre;
  • 331 euro se la famiglia è composta da quattro persone;
  • 404 euro per famiglie con più di quattro persone.

È importante sapere che l’accredito avverrà ogni due mesi e non mensilmente.social-card-2014
Esattamente come una carta bancomat, la Social Card possiede una banda magnetica e un chip per poter essere letta presso i POS dei negozi. Per poter effettuare i pagamenti sarà necessario digitare un PIN che verrà recapitato a casa dell’avente diritto. Il credito presente nella carta avrà la durata di dodici mesi dalla prima ricarica (ad esempio se la prima ricarica avviene il 15 febbraio 2015, il credito sarà valido fino al 14 febbraio 2016).

Chi ha diritto alla Social Card?

Per poter presentare la domanda, nel nucleo familiare devono essere presenti le seguenti condizioni lavorative:

  • i componenti del nucleo familiare in età attiva (dunque di età compresa tra i 15 e i 66 anni) devono essere senza lavoro;
  • almeno un componente del nucleo familiare deve aver perso l’occupazione negli ultimi 3 anni
;
  • se uno (o più) componenti del nucleo percepisce redditi da lavoro dipendente o da tipologie contrattuali flessibili (come le collaborazioni a progetto), il reddito complessivo del nucleo familiare non deve superare i 4.000 euro negli ultimi 6 mesi: in sostanza bisogna percepire un reddito massimo di circa 650 euro mensili.
Quali sono i requisiti necessari?

Per poter accedere al bonus bisogna rispettare determinati requisiti:

  • cittadinanza italiana o comunitaria;
  • cittadinanza extracomunitaria con presenza di regolare permesso di soggiorno CE e residenza da almeno un anno nel Comune in cui si presenta la domanda;
  • residenza in una delle seguenti regioni italiane: Sardegna, Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Abruzzo, Molise e Campania. Oppure nei Comuni di: Bologna, Bari, Catania, Genova, Firenze, Napoli, Milano,Torino, Roma, Verona, Palermo, Venezia;
  • indice ISEE pari o inferiore a 3.000 euro;
  • patrimonio mobiliare (conti correnti, titoli ecc.) inferiore a 8.000 euro;
  • le indennità previdenziali o assistenziali percepite non devono superare i 600 euro mensili;
  • non possedere autoveicoli immatricolati nell’ultimo anno;
  • 
non possedere nessun autoveicolo superiore a 1300cc di cilindrata immatricolato negli ultimi 3 anni;
  • non possedere nessun motoveicolo superiore a 250cc immatricolato negli ultimi 3 anni;
  • in caso di prima casa di proprietà, il suo valore IMU deve essere inferiore a 30.000 euro;
  • nel nucleo familiare deve essere presente almeno un minore di 18 anni fiscalmente a carico.
Come fare domanda?

Il modulo per fare la domanda deve essere scaricato dal sito del Comune di residenza, in alternativa ci si può recare direttamente presso gli uffici comunali.Inps pensione cartelle previdenziali istituto nazionale previdenza sociale
Una volta compilato il modulo e predisposti gli opportuni allegati bisogna portare il tutto presso un ufficio postale che avvierà l’iter della pratica trasmettendo tutta la documentazione  all’INPS che sarà tenuta a fare tutti i controlli per verificare che quel determinato nucleo familiare abbia effettivamente diritto al bonus. A quel punto si verrà contattati per il ritiro della carta acquisti, sempre presso l’ufficio postale.

di VINCENZO BORRUSO

Non più tardi di cinquant’ anni fa la convalescenza in campagna era d’ obbligo per molti malati. Rappresentava un luogo comune nei romanzi di appendice. E se non c’ era la campagna, per i palermitani c’ era la contrada dell’ Olivuzza, una contrada salubre e ancora poco abitata fra l’ Ottocento e il Novecento, dove si affittava una casa. Soprattutto dopo malattie come il “mal sottile”, la tubercolosi, la “clorosi” delle giovanette o la “depressione melanconica”. Oggi le convalescenze o le malattie croniche si smaltiscono in città, dove la concentrazione di servizi socio-sanitari ci rassicura sul piano tecnico, ma non su quello dell’ inquinamento atmosferico o su quello dei rumori molesti. Le concentrazioni urbane sono cresciute tanto nel nostro paese che più della metà della popolazione vive nelle grandi città.

(segue dalla prima di cronaca) In Sicilia si parla in atto dello spopolamento delle campagne, dell’ assottigliamento di province come Enna, di zone montane dove borghi e masserie vanno sparendo da un decennio all’ altro. Si può ritenere che a provocare il fenomeno non sia estranea la mancanza sul territorio di servizi socio-sanitari di cui ormai tutti i siciliani, villici o cittadini, sentono il bisogno. Non solo ospedali, ma residenze sanitarie assistite, consultori familiari, servizi specialistici e di riabilitazione, case-albergo, case famiglia per anziani, minori, disabili. Ci ha fatto impressione che gli stessi argomenti siano presenti nel Piano di sviluppo rurale per gli anni 2007-2013 che, relativamente alla Sicilia, finanzia iniziative in grado di diversificare10525690_336002679896068_5532508030237121226_n le attività delle aziende agricole e a promuovere «nuove opportunità di lavoro, anche al fine di rafforzare i rapporti di natura culturale ed economica con le componenti non agricole della società». Fra queste nuove opportunità le aziende agrituristiche, le aziende e fattorie didattiche, le aziende agricole sociali, come dice la Cia (Confederazione italiana agricoltori) siciliana. Strutture ad alto contenuto assistenziale ed educativo, aziende con una utenza formata da disabili (è noto il favore che incontra l’ ippoterapia per alcuni handicap), da bambini in età prescolare, da anziani. Il finanziamento, per quanto da rivalutare poiché finora è costituito dal 10 per cento del fondo, riguarda la ristrutturazione e il recupero di fabbricati aziendali, l’ abbattimento delle barriere architettoniche, l’ adeguamento alla normativa igienico-sanitaria e di prevenzione dei rischi, servizi igienici per disabili, acquisto di attrezzature informatiche e di trasporto degli ospiti. Previste, quindi, attività educative sia per scolaresche che per ospiti adulti; attività di educazione sanitaria e alimentare con la valorizzazione di cibi biologici attraverso laboratori del gusto. Le attività assistenziali, come scrive Angelo Forgia, responsabile regionale per le politiche sociali della Cia, si potrebbero estendere agli anziani non autosufficienti prevedendo per loro soggiorni periodici di «respite» alle famiglie, di ospitalità per degenze post-ospedaliere protette in collaborazione con le Ausl e con le organizzazione di volontariato e del terzo settore. Le aziende di agriturismo in Sicilia hanno un limite rappresentato dalla attività stagionale. L’ invito di esse a un lavoro in rete con la sanità, per quello che abbiamo letto sul Piano di sviluppo rurale, le troverà consenzienti. Una rete che includesse, anche per effetto dell’ applicazione in Sicilia della legge 328 del 2000 sulla integrazione socio-sanitaria, gli assessorati Sanità, Famiglia e Agricoltura, aumenterebbe il budget da investire in attività socio-sanitarie, renderebbe possibile che alcuni servizi sanitari ad alto contenuto sociale possano avere ulteriori luoghi e strutture dove assistere disabili, anziani, cronici per adeguati periodi dell’ anno senza un aumento delle spese di gestione, renderebbe possibile l’ erogazione di servizi sociali in atto non supportati da una adeguata rete assistenziale, contribuendo ad una valorizzazione della campagna, se non al suo ripopolamento. La Confederazione agricoltori della Sicilia si prepara alla realizzazione di tali obiettivi proponendo ai suoi pensionati la costituzione di una grande associazione no-profit i cui fini siano dare risposta ai bisogni di educazione permanente degli anziani, ai diritti della persona, anche in situazioni di disagio, alla valorizzazione di salubri e tradizionali abitudini di vita.

Repubblica — 16 marzo 2007 pagina 1 sezione: PALERMO