Archivio per la categoria ‘Politica’

Renzi_Orlando

Matteo Renzi e Leoluca Orlando

di Angelo Forgia

Ufficialmente Renzi, ieri, è venuto a Palermo per presentare il suo libro. In realtà, stando a indiscrezioni, sarebbe piombato in Sicilia per ‘benedire’ la candidatura di Leoluca Orlando alla presidenza della Regione siciliana. L’accordo con il Ministro Alfano e D’Alia. E la ‘ritirata’ di Ottavio Navarra che, con la sua lista, convergerebbe in appoggio al sindaco di Palermo

Ufficialmente Matteo Renzi è venuto a Palermo per presentare il suo libro. Sempre ufficialmente non avrebbe dato indicazioni per le elezioni regionali siciliane del 5 novembre. E ancora ufficialmente dovrebbero essere gli esponenti del centrosinistra siciliano a trovare il candidato per la presidenza della Regione siciliana. Ma le cose stanno proprio così?

A Nientedipersonale risulta un altro scenario, che sembrerebbe del tutto diverso dall’ufficialità. A noi risulta che sarebbe stato siglato un accordo di ferro tra Renzi e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. E sarebbe proprio lui il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione, appoggiato da almeno tre liste.
Proviamo a raccontare quello che si è mosso dietro i riti dell’ufficialità andati in scena a Mondello.
In prima battuta Renzi avrebbe chiesto al presidente della Regione uscente, Rosario Crocetta, di fare un passo indietro. Le dimissioni di Crocetta, in questo schema, sono un passaggio centrale: senza le sue dimissioni, infatti, Leoluca Orlando non potrebbe essere il candidato alla guida della Sicilia. Questo perché la legge prevede che un sindaco di una città siciliana con oltre 20 mila abitanti, per poter porre la propria candidatura alla presidenza della Regione o all’Ars, si deve dimettere sei mesi prima. A meno che la legislatura dell’Assemblea regionale siciliana non si interrompa in anticipo: per esempio, con le dimissioni del presidente della Regione.
Quindi le notizie sarebbero due: dimissioni di Crocetta da Palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione; e dimissioni di Orlando da sindaco di Palermo appena eletto.
Dopo di che Orlando annuncerebbe la propria candidatura alla presidenza della Regione siciliana.
Quali e quante liste appoggerebbero la candidatura di Orlando? Per ora dovrebbero essere tre.
La prima lista sarebbe composta da Orlando accompagnato da un gruppo di sindaci (o ex sindaci). In pratica, Orlando sfrutterebbe la sua posizione di presidente dell’ANCI Sicilia (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) per comporre la propria lista. Assieme al sindaco di Palermo dimissionario si aggregherebbero i bersaniani di Articolo 1 Mdp e Sinistra Italiana.
La seconda lista dovrebbe vedere insieme il PD, Alternativa Popolare di Angelino Alfano, Dore Misuraca e Simona Vicari e i centristi di Giampiero D’Alia e Giovanni Ardizzone, più altri ex democristiani. In parole semplici, si riproporrebbe lo schema che è stato utilizzato alle elezioni comunali di Palermo: il Partito Democratico si ‘nasconderebbe’ dentro quella che, alla fine, non è altro che una lista civica. Questo consentirebbe al PD in generale e a Renzi in particolare di evitare di contare i voti in Sicilia.
I timori del PD – a Roma e in Sicilia – sono legati ai cinque anni di esperienza fallimentare di Rosario Crocetta alla presidenza della Regione. ‘Nascondendosi’ dentro una lista civica – come hanno già fatto alle elezioni comunali di Palermo – avranno tutto da guadagnare: se Orlando vincerà le elezioni, il PD siciliano sarà tra i ‘vincitori’; se, invece, si perderanno le elezioni, il PD siciliano non avrà perso perché il simbolo del partito non avrà peso parte alle elezioni.
La terza lista in sostegno di Orlando dovrebbe essere messa a punto dal leader di Sicilia futura, Salvatore Cardinale, e dal socialista, Carlo Vizzini. Quest’ultimo si è impegnato a coinvolgere in questo passaggio elettorale le tante ‘anime’ socialiste che oggi sono presenti in Sicilia.
Fine dello schema? No, c’è un ulteriore passaggio: la garanzia di non perdere voti a sinistra.
Un’alleanza centrista – con il PD alleato, se non ‘mescolato’ tra i centristi – esporrebbe il Partito Democratico a una possibile ‘emorragia’ di voti a sinistra. Alle elezioni comunali Orlando è riuscito a bloccare la sinistra con il cartello elettorale Sinistra comune. L’operazione gli è riuscita agevolmente perché Giusto Catania – che controlla la segreteria provinciale di Rifondazione comunista di Palermo – ricopriva il ruolo di assessore nella Giunta comunale uscente di Leoluca Orlando. E sono stati proprio Giusto Catania e il parlamentare nazionale di SEL, Erasmo Palazzotto ad impedire, al Comune di Palermo, la presenza di una sinistra alternativa al PD (anche se adesso lo stesso Catania, privato della poltrona di assessore comunale, avrebbe iniziato a fare un po’ le bizze…).
Sulla Regione è già stata annunciata la presentazione di una lista alternativa al PD siciliano. Si tratta di una lista che raccoglie varie ‘anime’: Rifondazione comunista, Partito comunista italiano, Risorgimento socialista, Possibile, più altri movimenti legati ai vari territori in relazione alla tutela dei beni comuni acqua pubblica e altro ancora) e alla Costituzione italiana del 1948. Il candidato di questa lista alla presidenza della Regione dovrebbe essere l’editore Ottavio Navarra, già parlamentare nazionale e regionale della sinistra.
Nell’accordo politico siglato da Renzi e Orlando è previsto il ritiro di Ottavo Navarra e la confluenza di questo schieramento politico sulla candidatura dello stesso Orlando.
Un altro punto dell’accordo prevede che, in caso di vittoria, di Orlando, la presidenza dell’Ars vada a un centrista.

>>>ANSA/ BATTAGLIA REGOLE NEL PD; RENZI, SU SEGRETERIA DECIDERO'

di  Andrea Del Monaco

Per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 2015 e il 2016 sono «anni di crescita moderata», l’occupazione è cresciuta, tuttavia «non possiamo accontentarci di numeri limitati rispetto alla dimensione del problema». Parole sacrosante! Per creare lavoro occorre investire, soprattutto nel meridione che affoga nella crisi: per farlo occorre sapere quanti soldi sono disponibili. Il presidente del consiglio Renzi ha firmato con il Presidente Pittella il Patto per la Basilicata: promessi 4 miliardi! Il 26 aprile il Presidente Emiliano ha scritto al Presidente Renzi chiedendo se il Governo abbia tagliato il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc) al Sud. Emiliano dice la verità: il Sud ha subito un taglio di 17 miliardi.

Nel contempo la Cgia di Mestre lancia l’allarme: rischiamo di perdere 9 miliardi di Fondi Ue non spesi nel ciclo 2007-2013. 7 (di quei 9) miliardi avanzati sono del Sud. E il 23 aprile il Sottosegretario De Vincenti al Corriere della Sera risponde che «la Cgia confonde le certificazioni di spesa con i pagamenti e che tutte le risorse sono state spese». In realtà ha ragione la Cgia: non si devono confondere i pagamenti con la spesa certificata. Il Sud non è una colonia: i cittadini meridionali hanno il diritto di sapere quanti soldi saranno investiti nei loro territori. E hanno anche il diritto ad un progetto strategico sulle infrastrutture e sul sistema produttivo meridionale: al contrario, il Masterplan per il Sud è diventato una semplice sommatoria di patti locali senza una visione complessiva.

Vediamo con ordine. I dati sul Fsc sono rintracciabili nella tabella E allegata alla Legge di Stabilità 2016. Il Fsc ammonta a 38,7 miliardi. Secondo la Legge di Stabilità 2014, l’80% della dotazione del Fsc deve essere investito nel Mezzogiorno. Facciamo i conti della massaia. L’80% di 38,7 miliardi è pari a 30,9 miliardi: questa è la quota del Sud. Bene, il Masterplan per il Sud destina al meridione solo 13,4 miliardi di Fsc. 13,4 non 30,9 miliardi. Mancano 17,5 miliardi. Non è finita qui: l’allocazione di quei soldi è spalmata negli anni e quindi rinviata: 2,7 miliardi nel 2016, 3 miliardi nel 2017, 3,1 miliardi nel 2018, 29,7 miliardi per gli anni 2019 e seguenti. Insomma, poichè la spesa di 29,7 miliardi è rinviata a dopo il 2019, concretamente quei 38 miliardi sono una favola. Ogni lettore può leggere la Relazione sulle Aree Sottoutilizzate allegata al Def (il Documento di Economia e Finanza del governo) alle pagine 43-46 e avere conferma. Inoltre, poiché il Fsc viene ridotto e la sua spesa viene posposta, non ci sono i soldi per realizzare le infrastrutture meridionali. Andando sul sito dei contratti istituzionali di sviluppo del Ministero dei Trasporti (http://operecis.gov.it/site/cis/home.html), contratti pagati dal FSC, si capisce come manchino 11,4 miliardi. La dorsale ferroviaria Napoli-Bari- Lecce- Taranto costa 7,1 miliardi: al 31 dicembre 2015 sono stati spesi 700 milioni, servono 6,4 miliardi per concludere l’opera. Va meglio alla dorsale ferroviaria Salerno- Reggio Calabria: costa 504 milioni: al 31 dicembre 2015 sono stati spesi solo 207 milioni, servono altri 296 milioni. Difficile il completamento della dorsale ferroviaria Messina- Catania- Palermo: costa 5,1 miliardi: sono stati spesi 1058 milioni, servono altri 4 miliardi. Infine l’Autostrada Sassari/Olgiastra costa 930 milioni: sono stati spesi 215 milioni, servono altri 715 milioni. Queste quattro opere costano 13,6 miliardi: al 31 dicembre sono stati spesi per la loro realizzazione 2,18 miliardi, servono altri 11,47 miliardi. Quindi, poiché il governo riduce la dotazione del Fsc per il Sud, poiché il governo pospone la spesa della maggior parte di quei soldi agli anni successivi al 2019, non è chiaro quando la dorsale ferroviaria Salerno-Reggio Calabria o quella Napoli-Bari-Lecce-Taranto verranno realizzate. Ma non è finita qui. Nel ciclo 2007- 2013 l’Italia aveva una dotazione di programmi cofinanziati dai fondi strutturali di 46,4 miliardi: al 31 dicembre 2015 ne ha spesi 37,1 miliardi secondo il dato della spesa certificata dalla Commissione Europea; avanzano 9,3 miliardi. Questo è il dato citato dalla CgiaA di Mestre ed è quello importante per Bruxelles.

Al contrario De Vincenti cita il dato dei pagamenti rendicontabili, pari a 43,3 miliardi. Il 31 dicembre 2015 era la data ultima per certificare la spesa dei Fondi Ue. Per non perdere la quota europea di quei 9 miliardi, l’Italia deve anticipare i soldi e rispettare due scadenze: entro il 31 marzo 2017 deve concludere la realizzazione dei progetti «normali»; entro il 31 marzo 2019 deve concludere i progetti «non funzionanti» ( non completati e in uso alla chiusura dei vecchi programmi). Per esempio, sul dragaggio del porto di Napoli la Campania non ha speso nulla dei 154 milioni stanziati, di cui 115 erano europei; la Campania, se non dragherà il porto anticipando i soldi, perderà quei 115 milioni Ue. Per tale ragione il dato importante è quello della spesa certificata e non quello dei pagamenti.

il Manifesto

Sinistra italiana scommette sulla Sicilia

di Antonella Sferrazza

A che punto è Sinistra Italiana? Si sa che  il 19 20 e 21 Febbraio, a Roma, ci sarà una manifestazione nazionale. Il via, si dice, all’organizzazione del partito della Sinistra. “Una Sinistra di governo, ma Sinistra”, ci dice Tommaso Lima, coordinatore a Palermo di Futuro a Sinistra. Il nostro è un blog di informazione, come ricordiamo spesso, che punta a raccontare l’Italia vista dal Sud. Oggi proveremo a raccontare Sinistra Italiana vista dalla Sicilia.

Oltre a Tommaso Lima cercheremo di capirne di più dando la parola anche ad Angelo Forgia. Non è un caso che abbiamo deciso di fare una chiacchierata con loro due. Il primo – Tommaso Lima – è cresciuto nel vecchio Pci, ed oggi si trova molto a disagio nel vedere quello che dovrebbe essere il suo partito – il PD – che con Renzi sulla plancia di comando (e al governo del Paese) non sembra avere molto a che vedere con le ragioni storiche della sinistra. Lo stesso discorso vale per Angelo Forgia, di tradizioni socialiste, anche lui lontano dal renzismo.

 

Tommaso Lima parte da lontano. Dice: “Penso che possiamo parlare di un momento storico caratterizzato da un restringimento degli spazi di democrazia per come li abbiamo conosciuti dal secondo dopoguerra ad oggi. Oggi ciò che appare trasformato è il mondo del lavoro. Dove sono stati introdotti elementi di forte discrezionalità che hanno portato il nostro Paese indietro, compromettendo alcuni dei diritti dei lavoratori”.

Il coordinatore di Futuro a Sinistra di Palermo ricorda che la crisi italiana si inserisce nella crisi dell’Europa dell’Euro. “Questa crisi – sottolinea Tommaso Lima – nasce dalla rottura del compromesso tra capitalismo e democrazia. Oggi il capitalismo finanziario sembra non avere freni, soggiogando i fattori della produzione, a cominciare dal lavoro. Siamo nel piano di una crisi strutturale, frutto di una politica deflattiva, con una moneta unica – l’Euro – che prima che da accordi economici e monetari avrebbe dovuto essere fondata su valori civili e culturali.Sono molte le istituzioni comunitarie non legittimate democraticamente, alle quali i singoli paesi europei hanno ceduto sovranità in materia economica, mettendo di fatto in mano a queste organizzazioni, controllate dalla finanza, il destino di centinaia di milioni di uomini”.

A Forgia chiediamo di parlare un po’ dell’organizzazione del partito in Sicilia. “Piano piano – ci dice – ci stiamo radicando in tutte le province della nostra Isola. Siamo già presenti a Palermo, a Messina, a Siracusa, a Caltanissetta, a Ragusa, a Siracusa e via continuando. Lavoriamo molto nei territori, a contatto con la gente. Operiamo nel concreto”.

Sia Angelo Forgia, sia Tommaso Lima sono stati tra i fondatori del Megafono, il movimento del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta. Esperienza poi affossata dallo stesso governatore dell’Isola, che ha preferito ripararsi sotto le ali del PD, partito nel quale, del resto, era stato eletto al Parlamento europeo proprio in Sicilia. Crocetta – che da presidente della Regione sta affossando la Sicilia – è sempre stato nel Partito Democratico. ll Megafono, alla fine, è servito solo al solito Giuseppe Lumia – alleato del presidente della Regione siciliana – per farsi rieleggere al Senato nel 2013. Questo perché lo stesso Lumia non aveva i voti per affrontare le primarie del PD siciliano e, di conseguenza, non avrebbe trovato posto nelle liste del Partito Democratico in Sicilia perché la base di questo partito lo detesta.

Oggi Angelo Forgia e Tommaso Lima non sono più con Crocetta. Anzi, a dir la verità, sono stati tra i primi a lasciare il presidente della Regione quando ancora Sinistra Italiana non era stata nemmeno immaginata. Per loro, legati alla sinistra, è stato quasi naturale avvicinarsi al movimento di Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre. 

 

Chiediamo ai nostri interlocutori: Sinistra Italiana è un partiAngelo Forgiato serio o verrà comunque risucchiato da Renzi? Poniamo la domanda perché Renzi ha chiesto a Stefano Fassina – che ha annunciato la candidatura a sindaco di Roma – di partecipare alle primarie del PD. E l’ha chiesto anche a Ignazio Marino. Simpatico Renzi, no? Prima fa fuori Marino dal Campidoglio perché non fa quello che dice lui e poi, come se non fosse successo nulla, gli chiede di partecipare alle primarie…

A questo punto interviene Tommaso Lima. Che spiega:“Renzi ha imbastardito le primarie, che ormai, nelle sue mani, non hanno più limiti e contenuti politici e morali. Il capo del governo del nostro Paese ha usato le primarie per scardinare  la Sinistra italiana e, perché no?, anche la democrazia. Oggi Renzi sta usando le primarie per costruire il partito della nazione con Berlusconi”.

Detto questo, torniamo a Sinistra Italiana. Il partito, in Sicilia, dicono i nostri due interlocutori, si va organizzando. Ma noi vogliamo salire un po’ più su, per provare ad arrivare al cuore politico della questione. SEL, per esempio. Che è passato con Sinistra Italiana.

Domanda secca: voi pensate veramente che Nicki Vendola e i suoi siano sinceri? Hanno veramente lasciato il PD – dove sono stati eletti al Parlamento nazionale – o sono il cavallo di Troia dentro Sinistra Italiana? Non è che sono passati con Fassina, con D’Attorre e con tutti i protagonisti del nuovo soggetto della Sinistra per affossare quest’esperienza?

Tommaso Lima: “Non è così. Vendola e i suoi sono sinceri. Stanno lavorando per una Sinistra alternativa al PD”.

Angelo Forgia: “Anch’io sono convinto che SEL abbia intenzione di dare vita a un soggetto di Sinistra autonomo dal PD. Certo, se SEL si sciogliesse sarebbe tutto più semplice e nessuno porrebbe più certe domande”.

Qualche domanda sulla Sicilia non può mancare. Ovviamente sulla politica siciliana. Inutile chiedere ai due dell’esperienza di Crocetta: “Per noi – dicono in coro Tommaso Lima e Angelo Forgia – Crocetta non esiste più. Del resto, la Regione governata da lui e da chi l’appoggia è fallita. Politicamente, economicamente, finanziariamente e, soprattutto, culturalmente”.

E del PD siciliano che ne dite?

Angelo Forgia: “Perché esiste un PD siciliano?”.

Tommaso Lima: “E’ una formazione politica con il più alto tasso di trasformismo della politica italiana. L’immagine che dà di sé il PD siciliano è una continua transumanza  di ceti politici sena popolo”.

E la Palermo di Leoluca Orlando? Quando Fassina ha lasciato il PD alcuni consiglieri comunali orlandiani si sono mossi, dando l’impressione che Orlando si sarebbe orientato a sinistra. Del resto, il PD, nel capoluogo siciliano, è all’opposizione. Sembrava cosa fatta. Invece, nelle scorse settimane, Orlando ha scavalcato il PD siciliano – che per lui non ha mai contato molto – e ha intavolato una trattativa con il PD romano. E oggi il Comune di palermo è gestito all’insegna del renzismo più sfrenato: tasse per i cittadini a più non posso e servizi che fanno pena.  

Il sindaco era in difficoltà, per la storia del Tram: un progetto costato 320 milioni di Euro. Una somma enorme, peraltro con progetto e lavori contestati dall’Anticorruzione nazionale.

In effetti, 15 chilometri, o giù di lì, di Tram, al costo di 20 milioni di Euro a chilometro sembrano eccessivi. Solo in un Paese di ‘banditi’ una cosa del genere può passare inosservata. Per fortuna che Palermo non è più la ‘Capitale’ mondiale della mafia, altrimenti sarebbe stato un problema…

Intanto la magistratura penale di Palermo ha detto che è tutto regolare. A parte 80 milioni di Euro in più sui quali dovrà indagare la Corte dei Conti. Vedremo come andrà a finire. La speranza che non finisca a tarallucci e vino c’è, se è vero che è stata smantellata (in verità senza morti & feriti) la vecchia gestione della Sezione per le misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ed è finito sotto inchiesta il presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, considerato fino a qualche tempo fa un paladino dell’antimafia.

Tommaso Lima sorride: “Se dobbiamo costruire un soggetto di sinistra in Sicilia, che ci piaccia o no, con Orlando dobbiamo parlare”.

Angelo Forgia: “Sarà perché sono socialista, ma oggi quando penso a Orlando mi viene in mente una frase che Ciriaco De Mita ha pronunciato di recente a Caltanissetta: Orlando ha sempre parlato di me come maestro. Ma io non sono d’accordo”. E in merito alla sua candidatura alle amministrative di Palermo che fosse una sua creatura “Veramente il suo nome mi fu fatto per primo da Salvo Lima”. Beh, ricordi a parte, credo che Tommaso Lima abbia ragione. Anche se io penso che, più che con Orlando, che ormai mi sembra all’ultimo giro, dobbiamo provare a dialogare con i tanti palermitani che hanno votato Orlando, che sono molto interessati a un soggetto di sinistra alternativo al PD”.

  

                                                             “CARTA DI ENNA”

il contributo del“Comitato Futuro a Sinistra Sicilia”per il processo costituente della SinistraItaliana

Preso atto della radicale mutazione genetica che connota oramai in modo visibile e marcato la parabola del PD di Renzi, l’esigenza di dar vita a un ampio, plurale e ricco processo costituente in grado di ridare forza, consistenza organizzativa ed una chiara identità politico-culturale alla Sinistra Italiana, radicandola fortemente nel tessuto sociale e civile del Paese, è un compito urgente e ineludibile. Ripopolare e rivitalizzare lo spazio politico della Sinistra per riaffermarne le sue ragioni è il tema e l’obiettivo improcrastinabile che è richiesto per rivitalizzare la democrazia italiana. La peculiarità della situazione italiana è data dal fatto che, di fronte al tracollo della destra berlusconiana, il PD sta progressivamente occupando il centro del sistema, interpretando in autonomia il ruolo di garante delle politiche di austerità e del progetto di ristrutturazione neoliberista in atto. Puntando ad attrarre l’elettorato deluso della destra, esso rinuncia a rappresentare l’interesse del lavoro e della parte più debole della popolazione, che cerca altrove, spesso in proposte politiche populiste, una propria rappresentanza, o si ritira nell’astensione. Il Pd si fa inoltre promotore del restringimento degli spazi di partecipazione democratica e di un pericoloso indebolimento delle istituzioni di garanzia con il “pacchetto” Italicum-riforma costituzionale”. Inoltre, l’idea di dar vita ad un “partito della nazione” –  approdato ad una fisionomia volutamente indefinita da partito “pigliatutto”, che sotto il mantra della modernizzazione cela la riproposizione di politiche moderate già ipotizzate dalla destra (dai provvedimenti sul jobs act a quelli sulla “Buona scuola” alle riforme costituzionali, dal filo rosso del verticismo “decisionista” e dell’impoverimento dei luoghi della discussione collettiva, dal parlamento allo stesso partito) – costituisce prova della radicale trasformazione della cultura politica della nuova classe dirigente, espressa da Renzi e dal “renzismo”. Sinistra-Italiana

Risiedono anche in queste intenzioni di posizionarsi al “centro”, da parte del PD le ragioni dell’indebolimento di una “SINISTRA” in grado di corrispondere agli attuali e inevitabili processi di globalizzazione. Eppure di una sinistra si sente, oggi più che mai, il bisogno. Una Sinistra Italiana plurale e popolare che sappia intercettare e rappresentare gli interessi di quella maggioranza della popolazione che negli ultimi anni, per effetto dei processi in atto, ha visto aumentare la propria insicurezza e ridurre le condizioni di benessere e prosciugato il ventaglio di opportunità in grado di dare senso al futuro per le nuove generazioni. Una Sinistra Italiana che sappia attrarre e coordinare verso un progetto politico comune quelle risorse intellettuali e di riflessione che pure sono presenti nella società italiana. Nel Pd non c’è spazio per sviluppare un’iniziativa politica e una visione all’altezza della sfida”. Non è un caso che un simile partito raccolga sempre più spesso adesioni di ceto politico e classe dirigente proveniente dal centrodestra: non si tratta solo del ritorno dell’opportunismo e del trasformismo che è parte della storia profonda d’Italia, ma di una ancor più inquietante effettiva sintonia politica, ormai del tutto metabolizzata da un partito permeabile, senza identità, leaderista a Roma e notabilare in periferia.

Da qui dunque le ragioni dell’avvio di un processo politico costituente in grado di riaffermare le ragioni di una politica di sinistra. Tale esigenza trova la sua urgenza anche, e in special modo, in Sicilia, stretta nella morsa di una crisi sociale, occupazionale, di progressivo impoverimento, di mancanza di chiare prospettive di sviluppo e opportunità civili, mentre il quadro politico-istituzionale dell’isola continua a offrire la propria drammatica incapacità e inadeguatezza, con un Governo Crocetta giunto alla sua quarta composizione, avvitato nel suo pressappochismo legislativo e in processi di preoccupante trasformismo politico, causa principale della decennale permanenza di un gelatinoso e vischioso reticolo di connessioni e intrecci burocratico-istituzionali, da cui emergono ed esplodono i molti casi di illegalità, corruzione, scandali e malaffare che mortificano e impediscono la possibilità di un rinnovamento della politica e l’affermazione di una classe dirigente, finalmente libera da condizionamenti e dalle paludi di consorterie presenti nei partiti e nelle Istituzioni.

Con LA CARTA DI ENNA s’intende dar vita e inaugurare, anche in Sicilia, un “processo politico costituente” – aperto, fortemente inclusivo, plurale ed ospitale, fatto di donne, uomini, giovani, lavoratori, studenti, professionisti, intellettuali, ecc.. – verso la ricomposizione organizzativa e radicata, presente in tutti i Comuni dell’Isola, della Sinistra Siciliana, che, guardando positivamente i percorsi avviati in sede nazionale con la costituzione diFuturo a Sinistra all’assemblea di Roma del quattro luglio, con le sue diramazioni locali in tutto il Paese e anche in Sicilia quasi un tutte le province attiva da tempo sotto forma di comitati provinciali ed oggi organizzata come “Comitato Regionale di Futuro a Sinistra Sicilia”, e la più recente costituzione del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana attraverso i percorsi politici in atto aperti dall’Assise del 7 novembre, al Teatro Quirino a Roma, dagli esponenti e parlamentari di SEL e Futuro a Sinistra, il nostro comitato regionale auspica e intende contribuire, anchedalla Sicilia, alla costituzione di un partito che, rifuggendo dalla connotazione “liquida” che Renzi ha inteso conferire al suo PD, sappia dar vita a una forza organizzata e strutturata, ripensata nelle sue forme rispetto alla tradizione irrecuperabile del partito di massa novecentesco, pertanto lontana da nostalgie e passatismi, con meccanismi moderni di partecipazione e comunicazione, consapevole della necessità di “rappresentare” il proprio messaggio politico attraverso personalità autorevoli e “forti” ma non subalterna al leaderismo dilagante, ispirata da cultura di governo, dalla capacità di individuare una propria agenda di priorità che non si limiti a denunciare problemi ma sappia indicare soluzioni politiche praticabili ed efficaci, e perciò lontana tanto dalla pura amministrazione dell’esistente quanto dalla protesta vociante e sterile; consapevole della necessità del consenso ma non prigioniera di populismi e semplificazioni di questioni complesse; che immetta principi e valori antichi (lavoro, diritti, garanzie, partecipazione, europeismo) in un alveo politico e programmatico che ne valorizzi l’attualità e la necessità con un linguaggio nuovo e una cornice di riferimento ispirata ad un moderno umanesimo sociale.

La Sinistra Siciliana è pronta a dare il proprio contributo al consolidamento di tale processo politico, ideale e organizzativo nel quadro nazionale.

                                            Enna, 19 dicembre 2015.

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Preso atto della radicale mutazione genetica che connota oramai in modo visibile e marcato la parabola del PD di Renzi, l’esigenza di dar vita a un ampio, plurale e ricco processo costituente in grado di ridare forza, consistenza organizzativa ed una chiara identità politico-culturale alla Sinistra Italiana, radicandola fortemente nel tessuto sociale e civile del Paese, è un compito urgente e ineludibile. Ripopolare e rivitalizzare lo spazio politico della Sinistra per riaffermarne le sue ragioni è il tema e l’obiettivo improcrastinabile che è richiesto per rivitalizzare la democrazia italiana. La peculiarità della situazione italiana è data dal fatto che, di fronte al tracollo della destra berlusconiana, il PD sta progressivamente occupando il centro del sistema, interpretando in autonomia il ruolo di garante delle politiche di austerità e del progetto di ristrutturazione neoliberista in atto. Puntando ad attrarre l’elettorato deluso della destra, esso rinuncia a rappresentare l’interesse del lavoro e della parte più debole della popolazione, che cerca altrove, spesso in proposte politiche populiste, una propria rappresentanza, o si ritira nell’astensione. Il Pd si fa inoltre promotore del restringimento degli spazi di partecipazione democratica e di un pericoloso indebolimento delle istituzioni di garanzia con il “pacchetto” Italicum-riforma costituzionale”. Inoltre, l’idea di dar vita ad un “partito della nazione” –  approdato ad una fisionomia volutamente indefinita da partito “pigliatutto”, che sotto il mantra della modernizzazione cela la riproposizione di politiche moderate già ipotizzate dalla destra (dai provvedimenti sul jobs act a quelli sulla “Buona scuola” alle riforme costituzionali, dal filo rosso del verticismo “decisionista” e dell’impoverimento dei luoghi della discussione collettiva, dal parlamento allo stesso partito) – costituisce prova della radicale trasformazione della cultura politica della nuova classe dirigente, espressa da Renzi e dal “renzismo”.

Risiedono anche in queste intenzioni di posizionarsi al “centro”, da parte del PD le ragioni dell’indebolimento di una “SINISTRA” in grado di corrispondere agli attuali e inevitabili processi di globalizzazione. Eppure di una sinistra si sente, oggi più che mai, il bisogno. Una Sinistra Italiana plurale e popolare che sappia intercettare e rappresentare gli interessi di quella maggioranza della popolazione che negli ultimi anni, per effetto dei processi in atto, ha visto aumentare la propria insicurezza e ridurre le condizioni di benessere e prosciugato il ventaglio di opportunità in grado di dare senso al futuro per le nuove generazioni. Una Sinistra Italiana che sappia attrarre e coordinare verso un progetto politico comune quelle risorse intellettuali e di riflessione che pure sono presenti nella società italiana. Nel Pd non c’è spazio per sviluppare un’iniziativa politica e una visione all’altezza della sfida”. Non è un caso che un simile partito raccolga sempre più spesso adesioni di ceto politico e classe dirigente proveniente dal centrodestra: non si tratta solo del ritorno dell’opportunismo e del trasformismo che è parte della storia profonda d’Italia, ma di una ancor più inquietante effettiva sintonia politica, ormai del tutto metabolizzata da un partito permeabile, senza identità, leaderista a Roma e notabilare in periferia.

Da qui dunque le ragioni dell’avvio di un processo politico costituente in grado di riaffermare le ragioni di una politica di sinistra. Tale esigenza trova la sua urgenza anche, e in special modo, in Sicilia, stretta nella morsa di una crisi sociale, occupazionale, di progressivo impoverimento, di mancanza di chiare prospettive di sviluppo e opportunità civili, mentre il quadro politico-istituzionale dell’isola continua a offrire la propria drammatica incapacità e inadeguatezza, con un Governo Crocetta giunto alla sua quarta composizione, avvitato nel suo pressappochismo legislativo e in processi di preoccupante trasformismo politico, causa principale della decennale permanenza di un gelatinoso e vischioso reticolo di connessioni e intrecci burocratico-istituzionali, da cui emergono ed esplodono i molti casi di illegalità, corruzione, scandali e malaffare che mortificano e impediscono la possibilità di un rinnovamento della politica e l’affermazione di una classe dirigente, finalmente libera da condizionamenti e dalle paludi di consorterie presenti nei partiti e nelle Istituzioni.

Con LA CARTA DI ENNA s’intende dar vita e inaugurare, anche in Sicilia, un “processo politico costituente” – aperto, fortemente inclusivo, plurale ed ospitale, fatto di donne, uomini, giovani, lavoratori, studenti, professionisti, intellettuali, ecc.. – verso la ricomposizione organizzativa e radicata, presente in tutti i Comuni dell’Isola, della Sinistra Siciliana, che, guardando positivamente i percorsi avviati in sede nazionale con la costituzione di Futuro a Sinistra all’assemblea di Roma del quattro luglio, con le sue diramazioni locali in tutto il Paese e anche in Sicilia quasi un tutte le province attiva da tempo sotto forma di comitati provinciali ed oggi organizzata come “Comitato Regionale di Futuro a Sinistra Sicilia”, e la più recente costituzione del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana attraverso i percorsi politici in atto aperti dall’Assise del 7 novembre, al Teatro Quirino a Roma, dagli esponenti e parlamentari di SEL e Futuro a Sinistra, il nostro comitato regionale auspica e intende contribuire, anche dalla Sicilia, alla costituzione di un partito che, rifuggendo dalla connotazione “liquida” che Renzi ha inteso conferire al suo PD, sappia dar vita a una forza organizzata e strutturata, ripensata nelle sue forme rispetto alla tradizione irrecuperabile del partito di massa novecentesco, pertanto lontana da nostalgie e passatismi, con meccanismi moderni di partecipazione e comunicazione, consapevole della necessità di “rappresentare” il proprio messaggio politico attraverso personalità autorevoli e “forti” ma non subalterna al leaderismo dilagante, ispirata da cultura di governo, dalla capacità di individuare una propria agenda di priorità che non si limiti a denunciare problemi ma sappia indicare soluzioni politiche praticabili ed efficaci, e perciò lontana tanto dalla pura amministrazione dell’esistente quanto dalla protesta vociante e sterile; consapevole della necessità del consenso ma non prigioniera di populismi e semplificazioni di questioni complesse; che immetta principi e valori antichi (lavoro, diritti, garanzie, partecipazione, europeismo) in un alveo politico e programmatico che ne valorizzi l’attualità e la necessità con un linguaggio nuovo e una cornice di riferimento ispirata ad un moderno umanesimo sociale.

La Sinistra Siciliana è pronta a dare il proprio contributo al consolidamento di tale processo politico, ideale e organizzativo nel quadro nazionale.

 LA CARTA DI ENNA                                               Enna, 19 dicembre 2015.

‪#‎lasinistraditutti‬

Pubblicato: 21 dicembre 2015 in Attualità, Politica

Nelle ore in cui Podemos lancia la sua sfida per l’alternativa, un gruppo di persone appartenenti a realtà politiche e sociali, ha scritto questo testo e lo mette a disposizione di chiunque ci si riconosca.
Usiamolo liberamente, copiamolo, condividiamolo, diffondiamolo, è un testo proprietà di nessuno per una sinistra di tutte e tutti.
Per la sinistra di tutte e tutti

Incontriamoci

Incontriamoci il 19, 20 e 21 febbraio a Roma per ridare senso alla parola “politica” come strumento utile a cambiare concretamente le nostre vite. Incontriamoci per organizzarci e costruire un nuovo soggetto politico, uno spazio aperto, democratico, autonomo.

Non è un annuncio. È una proposta. Non sarà un evento cui assistere da spettatori. Non ti chiediamo di venire a riempire la sala, battere le mani e chiacchierare in un corridoio come accade di solito in queste assemblee.

Mettiamoci in cammino per condividere un processo e costruire insieme un nuovo progetto politico innovativo e all’altezza della sfida. Un progetto alternativo alla politica d’oggi, svuotata e autoreferenziale, che ritrovi tanto il legame con la propria storia, quanto la capacità di scrivere il futuro.

L’obiettivo

È ora di cambiare questo paese e le condizioni di vita di milioni di persone, colpite dalla crisi e dalle politiche neoliberiste e di austerità, svuotate della capacità di immaginare il proprio futuro. Vogliamo costruire un’alternativa di società, pensata da donne e uomini, fatta di pace e giustizia sociale e ambientale, unici veri antidoti per fermare le destre e l’antipolitica, il terrore di Daesh, i cambiamenti climatici. Serve una netta discontinuità con il recente passato di sconfitte e testimonianza, per metterci in sintonia con le sinistre europee che indicano un’alternativa di lotta e speranza. Dobbiamo metterci in connessione con il nostro popolo, con i suoi desideri e le sue paure, con le centinaia di esperienze territoriali e innovative che stanno già cambiando l’Italia, spesso lontani dalla politica.
Bisognerà cambiare molto: redistribuire le ricchezze e abbattere le diseguaglianze sociali e di genere, costruire un nuovo welfare e eliminare la precarietà, restituendo dignità al mondo del lavoro. È ora di cambiare il modo in cui si produce e quello in cui si consuma, il modo in cui si fa scuola e formazione, le politiche per accogliere. Intendiamo difendere la Costituzione e i suoi valori, per difendere la democrazia.

Il governo Renzi e il PD vanno in una direzione diametralmente opposta e ci raccontano che non c’è un’alternativa. Per noi invece non solo un’alternativa è possibile ma è necessaria ed è basata sui diritti, sull’uguaglianza, sui beni comuni.

Dobbiamo organizzarci. Organizzare innanzitutto la parte che più ha subito gli effetti della crisi, chi ha voglia e bisogno di riscatto, di cambiamento, chi non crede più alla politica; lottando tanto nelle istituzioni quanto nella società. Una forza politica, non un cartello elettorale, che si candidi a governare il paese per cambiarlo e che lo faccia con un profilo credibile, in competizione con tutti gli altri poli esistenti.

Partecipa

Probabilmente ti starai facendo alcune domande: “come funzionerà il nuovo soggetto?”, “come si chiamerà?”, “quale sarà il suo programma?”, “è possibile innovare la forma partito?”, “chi sarà il suo o la sua leader?”, “c’è davvero bisogno di un leader? E, se sì, come verrà scelto?” A queste e tante altre domande la risposta è semplice e per questo rivoluzionaria: lo decideremo insieme.

Partecipiamo a questo percorso come persone, “una testa un voto”, riconoscendogli piena sovranità. Abbiamo bisogno di una sinistra di tutti e di tutte: non un percorso pattizio, ma una nuova forza politica che nasca dalla partecipazione diretta di migliaia di persone.

Cambiamo la politica, innoviamo le forme della democrazia, diamo la parola ai cittadini, attraverso una piattaforma digitale per il confronto, la codecisione, la cooperazione e l’azione. Ma non basta: serve restituire protagonismo alla vita dei territori attraverso una campagna di ascolto con assemblee per connettere percorsi e conflitti, scrivere collettivamente il nostro programma, la nostra idea di società, la strada per il cambiamento.

Invitiamo tutti e tutte a partecipare, a rimescolare ogni appartenenza, a mettersi a disposizione, fino allo scioglimento delle forze organizzate, sapendo che solo un cammino realmente inclusivo può essere la strada per coinvolgere i tanti che purtroppo sono scettici e disillusi. Sarà importante l’impegno dei rappresentanti istituzionali a tutti i livelli a mettersi al servizio del processo, agendo da terminale sociale.

Non vogliamo raccogliere solo le istanze dei singoli, ma anche quelle di tutte le esperienze collettive, le reti sociali, le forze sindacali, l’associazionismo diffuso, i movimenti, che in questi anni hanno elaborato e realizzato proposte concrete ed efficaci.

Per questo ci mettiamo in cammino. Non siamo i proprietari di questo percorso, e questo documento non ne vuole determinare gli esiti: proponiamo un obiettivo (costruire un nuovo soggetto di alternativa), un metodo (un cammino fatto di assemblee territoriali e di una piattaforma digitale, adesione individuale, piena sovranità), una data di partenza. Da quella data in poi, sarà chi deciderà di partecipare a indicare la rotta. Cominciamo un viaggio che sappia cambiare noi stessi e il mondo che ci circonda. Mettiamoci in cammino.

 

Di Nicola Cipolla

C’è un proverbio siciliano che dice: “A carzara nun mancia li cristiani” nel senso  di persone di rispetto a cui  persino la  “Madonna” in processione si inchina. La stampa sta utilizzando il materiale elaborato da Cuffaro e dai suoi collaboratori e avvocati, non certo a titolo gratuito, per presentare in una veste buonista l’ex detenuto nel momento della sua liberazione.

Due frasi di Cuffaro: “Non posso negare di avere sbagliato ma ho pagato solo io …” e poi: “Dove sono finiti i cuffariani? Io credo che l’area moderata si possa riunire e sono pronto, se me lo chiedono, a dare dei consigli”, ipotizzano Cuffaro bis, invito raccolto dal redivivo Miccichè (quello del 61 a 0) fino a Renato Schifani e Saverio Romano e così via.

Queste dichiarazioni annunciano  il  pericoloso   reingresso nella scena politica del Cuffaro, con  un ricatto di stile mafioso nei confronti dei suoi complici e sostenitori a Palermo, in Sicilia e a Roma.  Il suo percorso politico lo ha portato, prima a rompere con il centro destra  vittorioso, che lo aveva sistemato all’Ass. all’Agricoltura, per favorire l’ascesa dell’esponente “migliorista” Capodicasa alla Presidenza regionale (sempre restando padrone dell’Assessorato), e poi, dopo pochi mesi, a utilizzare il ritiro del sostegno al Capodicasa in cambio della promessa, poi realizzata, della Presidenza della Regione da parte di Berlusconi e compagni.

Negli Stati Uniti Al Capone,  responsabile di centinaia di omicidi e di reati di mafia, fu condannato, finalmente, soltanto per “evasione fiscale”, l’unico reato per il quale i tribunali americani poterono, sulla base di indagini particolari, incastrarlo. Analogamente  Totò Cuffaro, con un  processo svoltosi attraverso lunghi anni nelle varie istanze di giurisdizione, è stato condannato “soltanto” per avere avvertito alcuni capi mafiosi di indagini a loro carico,  notizie che aveva ricevuto per la sua carica e documentate attraverso intercettazioni telefoniche. Di tutto il resto delle attività del Cuffaro il Tribunale non lo ha potuto giudicare e assumere i provvedimenti del caso perché, pur essendo conclamata dalla stampa e dall’opinione pubblica la sua responsabilità in atti che pesano ancora oggi, e potrebbero pesare per lunghi anni ancora sulla vita e sull’economia del popolo siciliano, non c’erano al momento dell’inizio del processo riscontri  altrettanto validi.

Voglio portare un esempio che riguarda le energie rinnovabili e l’acqua pubblica, proprio nel momento in cui, dopo la conferenza di Parigi, questi temi sono all’ordine del giorno dell’umanità intera per evitare il rischio del disastro ecologico irreversibile.

E’ stato condannato con sentenza passata in giudicato e sottoposto a confisca di oltre un miliardo di euro un capomastro alcamese Vito Nicastri, che ha ottenuto, prima da Cuffaro e poi da Lombardo, concessioni eoliche e solari fotovoltaiche che poi ha ceduto a sua volta a grossi complessi oligopolistici italiani e stranieri.

Nicastri è stato condannato in quanto prestanome di Matteo Messina Denaro latitante da decenni e successore, come capo riconosciuto dalla mafia, di Riina e di Provenzano.

Per quanto riguarda l’acqua pubblica   Cuffaro e  Lombardo,  luogotenenti dell’ex ministro Calogero Mannino, hanno concesso, in modo truffaldino per pochi spiccioli, alla società Veolia, multinazionale francese dell’acqua, la maggioranza della società pubblica regionale, “Siciliacque”. Veolia attraverso questa società impone un prezzo di monopolio agli acquedotti comunali.

Ultimamente  ha destato  clamore il caso della crisi idrica che ha subito il Comune di Messina. Il sindaco Accorinti,  del Movimento NoPonte ed ambientalista,  si è visto costretto a rinunziare all’uso dell’acqua del maggiore acquedotto che poteva garantire la piena e totale sufficienza idrica del Comune, per non sottostare al prezzo imposto da Veolia superiore di oltre il 50% a quello richiesto in bolletta dall’amministrazione comunale. La frana dell’acquedotto pubblico di Fiumefreddo, all’altezza di Calatabiano, frana indotta dal mutamento climatico che ha travolto anche abitazioni che erano state costruite e abitate da decenni sul costone sovrastante, ha provocato una lunga interruzione idrica  con grandi disagi per la popolazione.

E si potrebbe continuare con la gestione dell’azienda forestale, delle altre aziende pubbliche come l’ERAS, dell’assunzione di personale e così via.

Se Cuffaro, invece di lanciare avvertimenti ricattatori, confessasse questi suoi crimini ottenendo i benefici riservati  ai pentiti,  si potrebbe facilitare la revisione e l’annullamento delle concessioni eoliche e fotovoltaiche e l’eliminazione di Veolia dalla gestione di “Siciliacque”. Ciò naturalmente non avverrà e allora per la magistratura, per tutte le forze ambientaliste, per il Parlamento siciliano  (in questi ultimi due anni di legislatura) e per lo stesso Crocetta, (che ha, ad esempio, tuonato contro Veolia in occasione dell’approvazione parziale del Progetto di legge di iniziativa popolare promosso dal “Forum per l’acqua pubblica e dei beni comuni”) si delinea una fase che può sconfiggere il disegno di Cuffaro e dei suoi complici e creare la prospettiva per  un rilancio dell’Autonomia siciliana che nei suoi inizi, bisogna ricordarlo, fu capace di realizzare l’unica Riforma Agraria della Repubblica e soprattutto, attraverso l’Ente Siciliano dell’Elettricità, il primo Ente pubblico della storia d’Italia del settore dell’utilizzazione idroelettrica, d’irrigazione e ora del consumo civile con oltre un miliardi di mc invasati nelle dighe.

Un ruolo decisivo, in questo processo,  potrà avere il “Comitato per la conversione ecologica della Sicilia” se saprà mobilitare, sotto la  guida dell’ANCI, la stragrande maggioranza dei Comuni siciliani che hanno adottato Piani Energetici Comunali, capaci di superare il 100% dei consumi di elettricità, gas e carburanti e, d’accordo con i sindacati, realizzare la trasformazione, come è avvenuto a Gela, delle raffinerie e delle centrali elettriche di energie fossili in aziende che producono biofuel e un domani anche biocherosene con l’aumento dell’occupazione. La Sicilia diventerebbe così  un esempio per tutta l’area del Mediterraneo per utilizzare le poche aperture contenute nei deludenti, per altro verso,  accordi di Parigi per salvare il pianeta dal disastro ambientale irreversibile.

 

 

Giuseppe Lauricella

Nasce l’associazione S&D (socialisti&democratici), che aderisce al Partito Democratico.
“Finalmente hanno maturato una scelta che io avevo fatto dal 2007. Li accogliamo per avere una maggiore presenza riformista”

Psi addio, dunque. Si va nel Pd. «Lavoreremo per rendere maggioritaria la vocazione socialista del Partito», dice Di Lello. Il gruppo va diretto in maggioranza. Non è foltissimo – lo stesso Di Lello più Lello Di Gioia – ma trova sponda in chi sta nel Pd da più tempo, dal 2007 come Lauricella, che era infatti alla conferenza e si dice contento per l’associazione: «l’associazione è una bella cosa, è cosa buona che nel mio partito sia più forte l’idea del socialismo», ma rifiuta l’idea che questa possa essere una corrente: «Le ho sempre criticate. Non aderirei», dice il prof. Giuseppe Lauricella.

E verrebbe da chiedere, però, perché per un rapporto prediletto, per spostare a sinistra il partito, non si è scelta la minoranza di Gianni Cuperlo, Roberto Speranza e dello stesso Bersani. Insomma, gli ex Ds, da sempre socialisti.

di Rodolfo Ruocco

È maturata sottotraccia. È la proposta di legge numero 3385: vuole modificare l’Italicum abolendo il ballottaggio, nel caso in cui nessuna lista ottenga il 40% dei voti per incassare il premio di maggioranza. Il progetto l’ha presentato alla Camera Giuseppe Lauricellafoto, deputato del Pd, che da mesi indica la necessità di rivedere la legge elettorale per le politiche.

È il cosiddetto “ritocchino” all’Italicum approvato dal Parlamento nei primi giorni dello scorso maggio. Ma il ballottaggio non è stato sempre un cavallo di battaglia del Pd? Lauricella invita a distinguere: «In Francia il secondo turno è di collegio e non nazionale». Indica la necessità di evitare il rischio di “forzature” con ricadute come “l’effetto Parma”. È il richiamo alla città emiliana che fu una bruttissima sorpresa per il Pd: è divenuta un caso perché lì al primo turno era nettamente in testa il candidato sindaco del centrosinistra mentre al secondo vinse il M5S, raccogliendo tutti i voti di protesta a sinistra, nel centrodestra e tra quelli prima rifugiatisi nell’astensione.

Dunque sì al premio di maggioranza alla lista che ottenga almeno il 40% dei voti (dà diritto al 55% dei seggi della Camera), sì alla soglia di sbarramento del 3%, no al ballottaggio e no al premio alle coalizioni. Lauricella argomenta: «Va garantita la stabilità politica e anche la rappresentanza delle forze minori, ma se il premio di maggioranza si desse alla coalizione elettorale e non alla lista, si rischierebbero le dinamiche ‘ricattatorie’ dei piccoli partiti». Ma se nessun partito raggiungesse il 40% dei voti e non scattasse il premio di maggioranza, non arriverebbe l’ingovernabilità? La risposta è no: «Si formerebbe un governo di coalizione. Lo ha fatto la Merkel in Germania e ha seguito questa strada Cameron in Gran Bretagna nella precedente legislatura».

Le pressioni per cambiare l’Italicum sono sempre più ampie, stanno diventando fortissime. Il Coordinamento democrazia costituzionale ha avanzato ricorso contro la legge elettorale presso 15 Corti d’appello: nel mirino c’è il ballottaggio e il premio di maggioranza. Silvio Berlusconi, la sinistra del Pd, i partiti minori della maggioranza e delle opposizioni da tempo sono sul piede di guerra per assegnare il premio di maggioranza alla coalizione e non al partito più forte.

Ad insistere è soprattutto Angelino Alfano,Alfano2 presidente del Nuovo Centrodestra, il maggiore alleato di governo di Matteo Renzi. Il motivo è semplice: il Ncd, nato alla fine del 2013 da una scissione di Forza Italia, oscilla intorno al 4% dei voti. Ora gli addii, come quelli di Gaetano Quagliariello e Nunzia De Girolamo, si stanno moltiplicando e rischia l’estinzione se nelle elezioni politiche non potrà contare su un accordo di coalizione. Riccardo Nencini, segretario del Psi, rilancia: «Chi sostiene la coalizione vincente non può che godere del premio di maggioranza».

Anche Berlusconi, ferito dalle scissioni di Alfano, Giorgia Meloni, Denis Verdini, Raffaele Fitto, punta ad ottenere il premio di maggioranza per le coalizioni: «Sono abbastanza fiducioso che si possa cambiare la legge elettorale nel senso di dare il premio di maggioranza non alla lista, ma alla coalizione». Il presidente di Forza Italia ha spiegato il motivo: «Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia insieme superano di un punto percentuale il Pd. Possiamo tornare a vincere».

La sinistra Pd una volta considerava un rischio autoritario “il combinato disposto” tra Italicum e riforma costituzionale, perché concentrava troppo potere nelle mani del presidente del Consiglio. Adesso i dissidenti democratici, dopo aver spuntato da Renzi nella riforma costituzionale l’elezione dei futuri senatori “in conformità” con le scelte dei cittadini, hanno aggiustato il tiro anche se dei “ribelli” restano. Per Vannino Chiti «ora diventa prioritaria la legge elettorale per il nuovo Senato» che deve essere approvata «il prima possibile» senza attendere il referendum sulla riforma costituzionale previsto per l’autunno del 2016. L’esponente della minoranza democratica, invece, per quanto riguarda l’Italicum ha previsto tempi più lunghi: «Realisticamente una riconsiderazione potrà aver luogo dopo il referendum, al termine dell’iter della riforma costituzionale».

Beppe Grillo, 2015101970842-BEPPE-GRILLO-MOVIMENTO-5-STELLE-NO-ALLEANZA-PD-2invece, non spinge per cambiare l’Italicum che diventerà operativo dal prossimo luglio. Chiede sempre le elezioni politiche anticipare e vede «il tacchino del Pd nel forno». Il leader del Movimento 5 Stelle ha detto ai giornalisti: «L’Italicum? Probabilmente penalizza più chi l’ha scritta che noi». Sembra piacergli il premio alla lista e non alla coalizione perché, se nessuno conseguisse il 40% dei voti, ci sarebbe il ballottaggio e «se andremo al ballottaggio vedremo». Grillo rifiuta le alleanze: in un ballottaggio tra Pd e M5S conta di vincere.

Renzi, però, per ora conferma il no a cambiare l’Italicum. Vuole realizzare le riforme strutturali per far risvegliare “la bella addormentata”, come ha definito l’Italia. Punta a far svolgere le elezioni politiche regolarmente nel 2018, alla fine della legislatura. E niente modifiche all’Italicum perché garantirà la stabilità politica: “Qualcuno ha avanzato questa idea. Mi sembra assurdo… A me, peraltro, la legge piace così com’è”.

Riforme: Lauricella, “cambiare il sistema che lega consigli a sindaci”

A Roma come in Sicilia, quando i governi vanno male non c’è modo di cambiarli: chi governa non si dimette e chi dovrebbe sfiduciare non sfiducia (o non si dimette la maggioranza). fotoLa regola del “simul stabunt simul cadent” blocca il sistema.

Forse e’ giunto il momento di riflettere sulla opportunità di tale sistema e di pensare ad una modifica nel senso del Tatarellum ad ogni livello periferico, regionale e locale: il primo della lista regionale o comunale assume la carica di presidente regionale o di sindaco. Ma se le cose non funzionano, devono poter essere cambiati nel corso della consiliatura. Fino a quando si manterrà la regola che lega inscindibilmente la “vita” dei consiglieri alla “vita” del presidente o del sindaco, il sistema rischia sempre di rimanere bloccato a danno dei cittadini e del territorio”. Lo dichiara il deputato Pd Giuseppe Lauricella.

di Antonio Malafarina

Oggi riflettevo sul post di Crocetta, che ricorda la citazione di un personaggio de “Il berretto a sonagli”, dove il signor Ciampa in un dialogo con la signora Beatrice parla delle corde che regolano la mente umana: quella civile, quella seria e quella pazza, come a dire che le convenzioni regolano la vita della società nel contrasto tra la finzione e la realtà.

La commedia di Pirandello sfocia poi nel dramma: Beatrice fa arrestare il marito per una tresca con la moglie di Ciampa, ma quest’ultimo non può sopportare l’onta delle corna e pensa al delitto della bellissima moglie per riscattare il proprio onore.IMG_20151028_055828

Amaro lo sfogo di Ciampa: in questa società, governata da convenzioni soltanto i pazzi possono osare di dire la verità. E così tutto finisce in farsa: Beatrice si finge pazza ed afferma di essersi inventata tutto. L’onore è salvo ed il marito pure.

Però in tutto questo non vorrei che Pirandello – e Crocetta – abbiano dimenticato di citare tra le corde anche quella dell’impiccato: quella che le forze politiche, a furia di tirarla, stanno spezzando e, non sapendo come riannodarla, hanno pensato di utilizzare per un suicidio.
In fondo non sarebbe un gran male: spero solo che non decidano di impiccare a quella corda solo la Sicilia.