Archivio per la categoria ‘Ambiente’

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Il Programma di sviluppo rurale (PSR) per la Sicilia è stato formalmente adottato dalla Commissione europea il 24 novembre 2015, che delinea le priorità della Sicilia per l’utilizzo del € 2,2 miliardi di denaro pubblico che è disponibile per il periodo di 7 anni 2014- 2020 (€ 1,3 miliardi del bilancio dell’UE, 874.000.000 € di co-nazionale -funding).

PSR Sicilia sta mettendo particolare enfasi sulle azioni legate a preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi, nonché sulle azioni relative al miglioramento della competitività dei settori agricolo e forestale e per promuovere l’inclusione sociale e lo sviluppo economico nelle zone rurali. L’agricoltura biologica è considerato molto importante in quanto un totale di quasi 140 000 ettari riceveranno un sostegno per la conversione all’agricoltura biologica e un altro 758 000 ettari di mantenere la produzione biologica. Circa il 30,4% della superficie agricola dovrebbe entrare sotto contratti di gestione volti ad agevolare la gestione delle risorse idriche, quasi il 30,4% della superficie agricola sarà in base a contratti di migliorare la gestione del suolo e il 31,4% della superficie agricola arriverà sotto contratti di gestione a sostegno della biodiversità. Per migliorare la competitività degli agricoltori, 1 800 aziende agricole riceveranno un sostegno per gli investimenti in ristrutturazione e la modernizzazione e 1 625 giovani agricoltori saranno concessi aiuti alle imprese start-up. Inoltre, particolare attenzione è dedicata a innovazione nella selezione delle operazioni sostenute e il 2,6% della spesa pubblica RDP viene stanziato per azioni che favoriscono l’innovazione, la cooperazione e lo sviluppo della base di conoscenze. In questo contesto la Sicilia darà attuazione del partenariato europeo per l’innovazione per contribuire a fornire soluzioni innovative per il settore agricolo. Infine, PSR Sicilia contribuirà alla inclusione sociale e lo sviluppo economico nelle zone rurali con oltre il 83% della popolazione rurale di cui strategie di sviluppo locale.

Il supporto per lo sviluppo ruraleè il 2 ° pilastro della politica agricola comune, fornire agli Stati membri una dotazione di finanziamenti dell’UE per la gestione a livello nazionale o regionale, programmi pluriennali cofinanziati. In totale, sono previsti 118 programmi in tutti i 28 Stati membri. Il nuovo Regolamento per il periodo 2014-2020 indirizzi sei priorità economiche, ambientali e sociali, e programmi contengono obiettivi chiari che stabilisce che cosa si vuole raggiungere. Inoltre, al fine di coordinare le azioni migliori e massimizzare le sinergie con gli altri paesi europei Structural & Investment Funds un accordo di partenariato è stato concordato con ciascuno Stato membro evidenziando la sua strategia di massima per investimenti strutturali, finanziato dall’UE.

Questo documento fornisce una breve panoramica di come le sfide e le opportunità di Sicilia si trova ad affrontare sono affrontati dal PSR.

  1. Situazione e sfide principali

In Italia, lo sviluppo rurale è attuato attraverso 22 PSR separate – una a livello nazionale e 21 PSR regionali (tra cui “meno sviluppati”, “transizione” e regioni “più sviluppate”). Inoltre, il programma Rete Rurale Nazionale prevede il finanziamento per la messa in rete di attori dello sviluppo rurale in Italia.

La Sicilia è una regione insulare del sud Italia, classificata come regione meno sviluppata. Si estende su una superficie totale di 25 711 km 2 di cui i terreni agricoli copre il 68,5% e la silvicoltura circa il 15%. Circa il 97% della superficie totale è classificata come rurale, mentre il 60% del totale Superficie Agricola Utilizzata (SAU) è attualmente classificato come zone svantaggiate. La Sicilia ha circa 5 milioni di abitanti – con un alto tasso di popolazione anziana (19,3%) – di cui solo il 3,4% vive in zone rurali, mentre il 50,1% vive in zone classificate come né pienamente rurale né urbano. Il tasso di disoccupazione è del 21% (2013), ma risale a quasi il 54% tra i giovani (età tra i 15 ei 24 anni).

La regione si trova ad affrontare cambiamenti strutturali: superficie agricola utilizzata totale (SAU) e il numero delle aziende agricole attive sono in diminuzione rispetto ai primi mesi del 2000. Oggi ci sono 219 680 aziende agricole (13,6% del totale in Italia), con una dimensione media di 6.3 ettari. Tuttavia, più della metà delle aziende agricole hanno una dimensione inferiore ai 2 ettari; inoltre, 92,2% delle aziende sono gestite da persone o da famiglie, con un solo numero limitato (anche se in aumento) di dipendenti aggiuntivi e il livello di formazione professionale in agricoltura rimane bassa. Più del 45% degli agricoltori ha più di 60 anni di età e 12% sono gestiti da agricoltori nell’ambito 40. Infine il settore rimane influenzata da una generale mancanza di infrastrutture e servizi in tutto il territorio, che ha un effetto negativo sullo sviluppo economico della terreno, come pure la qualità della vita della popolazione rurale.

A causa delle condizioni favorevoli del clima e del suolo, le più importanti produzioni agricole della regione sono: uva da tavola, pistacchi, nocciole, mandorle, agrumi, pesche, olive, olio, vino e cereali. La presenza su numerosi prodotti di qualità (DOP / IGP e biologici) è un significativo punto di forza nel settore agricolo regionale.

La Sicilia è caratterizzata da un eccezionale patrimonio naturalistico: la superficie coperta da un elevato valore aree naturali protette (parchi, riserve, siti Natura 2000) è 502 618 ettari. Oltre a 223 SCI, 30 ZPS e 2 zone umide di interesse internazionale, in Sicilia ha 238 siti appartenenti alla rete Natura 2000, che copre il 24,8% della superficie totale, il 56,4% della superficie forestale totale (512.121 ha) e il 18,6% dei la SAU (. Ad oggi 55 Natura 2000 piano di gestione per la conservazione della biodiversità sono in atto, in conformità con la Direttiva Habitat 92/43 / CEE. Le principali sfide ambientali da affrontare riguardano l’inquinamento, le malattie delle piante, le frane e l’erosione del suolo.

  1. Come PSR Sicilia affronterà queste sfide

Per affrontare le sfide, PSR Sicilia finanzierà le operazioni in tutte le sei priorità di sviluppo rurale, – con una particolare attenzione per “preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi” e “Migliorare la competitività dei settori agricolo e forestale” e “Promozione l’inclusione sociale e lo sviluppo economico nelle zone rurali “. Il focus di ciascuna priorità è spiegato brevemente di seguito.

Trasferimento di conoscenze e l’innovazione in agricoltura, silvicoltura e delle zone rurali

Il trasferimento delle conoscenze affronterà le esigenze di formazione, di coaching, di informazione e di consulenza del settore agricolo, alimentare e settore forestale, come pure altri proprietari terrieri e le PMI nelle aree rurali, in particolare in materia di pratiche sostenibili agricoli e forestali, aspetti normativi, l’innovazione e la tecnologia, la qualità prodotti e la diversificazione. Quasi 3 400 posti saranno messi a disposizione nei corsi di formazione. Un elemento importante è l’innovazione: 78 progetti saranno sostenuti per rafforzare il legame tra agricoltura, alimentare e forestale e della ricerca e dell’innovazione.

La competitività del settore agro e silvicoltura sostenibile

Il PSR sosterrà l’avvio di 1 625 giovani agricoltori e di fornire sostegno agli investimenti e aiuti per l’ammodernamento di alcune 1 800 aziende agricole, con una particolare attenzione all’innovazione come mezzo per aumentare la competitività. La sostenibilità della produzione agricola viene preso in considerazione anche per la promozione di una riduzione del consumo energetico e un uso efficiente delle fonti di energia rinnovabili.

Organizzazione della filiera agroalimentare, tra cui trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, benessere degli animali e la gestione dei rischi in agricoltura

Nell’ambito di questa priorità, Sicilia sosterrà la promozione dei prodotti di qualità e la partecipazione degli agricoltori a sistemi di qualità: il PSR è previsto per sostenere la partecipazione di 1 000 aziende agricole ai sistemi di qualità. Il PSR sosterrà anche lo sviluppo e il rafforzamento delle catene di approvvigionamento, tra filiere corte e dei mercati locali, al fine di allargare il mercato dei prodotti regionali e garantire un maggior valore aggiunto alla produzione del contadino con conseguente un reddito più elevato per l’agricoltore. I progetti di cooperazione e della catena alimentare saranno supportati per questo scopo.

Preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi in materia di agricoltura e silvicoltura

Nell’ambito di questa priorità, la Sicilia si concentrerà sul ecologici investimenti nelle aziende agricole e le procedure di gestione: il 30,4% dei terreni agricoli sarà in base a contratti per migliorare la gestione delle risorse idriche. Il problema dell’erosione sarà affrontato ponendo quasi il 30,4% della superficie agricola sotto contratti di gestione di lotta contro l’erosione del suolo. Inoltre oltre il 31,4% della superficie agricola e forestale sarà sotto contratti di gestione a sostegno della biodiversità. Circa il 35% dell’importo del FEASR assegnato sarà utilizzata per i pagamenti per superficie ad agricoltori per l’utilizzo di pratiche di ambiente / gestione del clima terrestre, tra cui l’agricoltura biologica e il sostegno alle zone soggette a vincoli naturali. Quasi 900 000 ettari di terreni agricoli riceveranno un sostegno a uno convertire o mantenere l’agricoltura biologica.

Efficienza delle risorse e del clima

Sicilia proseguirà conservazione e sequestro di carbonio soprattutto sostenendo l’ambiente e il clima pratiche rispettose, e azioni di trasferimento della conoscenza e dell’innovazione; 0,13% del totale terreni agricoli e forestali regionale sarà sotto contratti di gestione che contribuiscono al sequestro del carbonio e la conservazione.

Inclusione sociale e sviluppo locale nelle aree rurali

PSR Sicilia presta particolare attenzione all’inclusione sociale e lo sviluppo economico nelle zone rurali (11% delle risorse è stato assegnato a questa priorità), che vengono promossi attraverso il sostegno alla creazione di piccole e medie imprese, così come azienda agricola e lo sviluppo delle imprese, la creazione di più di 1 000 nuovi posti di lavoro. Il PSR include anche il supporto ad attività e servizi tecnologici e ITC. Il PSR sosterrà anche la fornitura di servizi di base e rinnovamento dei villaggi nelle zone rurali, coinvolgendo anche i servizi di assistenza sociale e di assistenza sociale. Inoltre, strategie di sviluppo locale sarà attuato attraverso 17 gruppi di azione locale LEADER e coprirà oltre l’83% della popolazione rurale. Grazie alle operazioni programmate nell’ambito di questa priorità, verrà creato 495 nuovi posti di lavoro e il 2,2% della popolazione rurale beneficerà la fornitura di servizi nuovi o migliorati.

Le cinque misure principali del PSR in termini di bilancio (finanziamento pubblico complessivo) sono:

  • 712 milioni di € stanziati per misurare 4 (Investimenti in immobilizzazioni materiali)
  • 417 milioni di € stanziati per misurare 11 (Organic)
  • 245 milioni di € stanziati per misurare 6 (Fattoria / sviluppo del business)
  • 226 milioni di € stanziati per misurare 10 (Agri -Ambiente-clima)

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di Antonella Leto

Il Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed i Beni Comuni  ha scritto al presidente Crocetta per sollecitare una sua forte presa di posizione in conferenza stato-regioni contro i decreti attuativi dello Sblocca-Italia del governo Renzi, ed in particolare contro l’art.35 sulla gestione dei rifiuti, e chiede che la Regione Siciliana deliberi per il referendum abrogativo dell’art. 35 del decreto sviluppo del governo Monti, allo scopo di bloccare i processi autorizzativi sulle trivellazioni a mare per la ricerca di idrocarburi e gas.

Le due iniziative promosse rispettivamente da Zero-Waste Sicilia e dal Coordinamento Nazionale No-Triv, già componenti del nostro Forum regionale,  sono supportate da un’ampia documentazione che abbiamo nuovamente trasmesso al Presidente, nella quale si evidenziano le ragioni etiche, tecniche e scientifiche che dovrebbero indurre Crocetta a farsi interprete dell’interesse collettivo del nostro territorio, concorrendo a determinare una opposizione convinta ai decreti attuativi ed a promuovere, insieme ad almeno altre quattro regioni, entro il 30 settembre il referendum abrogativo.

Riteniamo indispensabile che la nostra regione si doti di una politica energetica rivolta all’uscita dal fossile ed orientata alle energie rinnovabili ed al recupero di materia anziché all’incenerimento, NOINC2anche in considerazione dei mutamenti climatici in atto ai quali la conferenza sul clima di Parigi del dicembre 2015 dovrà dare risposta.

Crediamo che gli obiettivi di salvaguardia della salute dei cittadini e la tutela dei nostri mari debbano indurre a promuovere politiche di salvaguardia e sostenibilità ambientale; che con la conversione ecologica, che promuoviamo, si possa contribuire ad aumentare i livelli occupazionali nei settori del turismo e dell’impiantistica necessaria alla conversione energetica, dando ossigeno all’economia siciliana anziché favorire gli interessi di gruppi finanziari che poco o nulla lasciano sul territorio.

Auspichiamo pertanto, insieme a moltissime altre associazioni e personalità della cultura a livello nazionale, che il nostro appello possa essere accolto e che la Sicilia imbocchi un percorso virtuoso che faccia gli interessi della collettività.

Aderiamo a tutte le manifestazioni di ordine regionale e nazionale che sostengono questi obiettivi comuni.

Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed i Beni Comuni.

di Antonio Malafarina

Il 24 marzo a Caltagirone è stato presentato il progetto per la realizzazione di una centrale elettrica a biomasse che sfrutterà gli scarti dell’agricoltura, quali residui da potature, sfalci di piante alla fine del ciclo produttivo ecc., consentendo agli agricoltori una fonte di reddito aggiuntivo e l’eliminazione dei costi per il loro smaltimento .
I lavori per la sua realizzazione sono iniziati il 23 marzo .
L’energia prodotta servirà alla realizzazione di pannelli in legno per la bioedilizia, per l’estrazione di pectine e di limonene dal c.d. pastazzo di agrumi ( il residuo della spremitura ) e – per la prima volta – anche dagli scarti del ficodindia.2015-03-24 11.22.42
L’iniziativa, interamente finanziata da fondi di una banca etica, creerà lavoro diretto e nell’indotto per un centinaio di persone.
Ho sposato il progetto e li ho aiutati a superare incomprensibili ostacoli della burocrazia che stava mettendo a rischio un finanziamento iniziale di 8 milioni di euro, con grandi ricadute sull’occupazione e sullo sviluppo nel calatino, dando l’avvio ad un ciclo virtuoso per la bioeconomia in Sicilia.
La politica deve cambiare pelle e utilizzare le risorse dei territori per creare occasioni di lavoro e sviluppo. Assieme alle tante cose da fare urge un piano rifiuti per la Sicilia che trasformi i problemi in risorse, senza gravare i cittadini di costi indecenti e rendere le città discariche a cielo aperto.
Per chi ne voglia sapere di più : http://www.i-sem.net/wordpress/?p=320.

di Salvatore Petrotto

La verità, anche nella terra di Pirandello, è appannaggio solo dei pazzi?

Fino a qualche anno fa, tutti quanti, seriosi ed  impettiti come se fosse una storia vera, seguivano le “corde civili”, i cortei e le sfilate dei cosiddetti “professionisti dell’antimafia degli affari”.

Credo che di botto l’incantesimo si sia rotto.

Ed i miliardi di euro che abbiamo dovuto sacrificare in Sicilia sull’altare di una gestione illegale dei rifiuti?

Il quadro che emerge da un incontro con la stampa della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti,  in visita nei giorni scorsi  in Sicilia, rimane praticamente identico a quanto già dettagliatamente denunciato nell’ormai lontano 2009 da un’analoga Commissione presieduta dall’On. Gaetano Pecorella.

Quest’ultimo affermava:«Un dato evidente è che, laddove vi siano carenze dal punto di vista amministrativo, gestionale, politico, laddove il sistema dei controlli non funzioni, evenienze tutte che caratterizzano la Sicilia, è certamente più agevole, sia per la criminalità comune che per la criminalità organizzata, insinuarsi nelle maglie lasciate aperte dalla pubblica amministrazione, con evidente aggravamento di una realtà, qual è quella siciliana, già ampiamente compromessa».

Sono passati più di cinque anni tra una Commissione d’inchiesta e l’altra, ma la sensazione è che le cose continuino ad andare peggio.

Leggete adesso come si  esprime  la omologa  Commissione  parlamentare  d’inchiesta,  presieduta  nel 2015 da Alessandro Bratti e composta, tra gli altri, dai parlamentari Renata Polverini, Stella Bianchi, Miriam Cominelli, Stefano Vignaroli e Bartolomeo Pepe, in visita a Palermo ed a Catania, muniti dei poteri giudiziari che la legge assegna loro.

«Tante sono  le inchieste  avviate in Sicilia sulla gestione dei rifiuti, alcune di queste riguardano i rapporti con la mafia all’interno di un quadro investigativo e probatorio che  si fa sempre più inquietante. Al centro di tutto ci sarebbero le autorizzazioni sulla gestione delle discariche private. Agrigento, Catania, Caltanissetta e Palermo le procure impegnate nelle indagini e non si escludono dei risvolti a breve».

Tra le persone sentite dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in Sicilia, targata 2015, spicca su tutti Nicolò Marino, il magistrato reclutato qualche anno fa dal Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta,  per mettere ordine proprio nel settore dei rifiuti. Infatti, sono scintille, quando a prendere la parola davanti alla Commissione d’inchiesta sui rifiuti è l’ex assessore all’Energia, l’acqua ed i rifiuti, defenestrato lo scorso anno, dallo stesso Crocetta, quando ha cercato di capire cosa stava succedendo nell’Agrigentino con la  mega discarica privata di proprietà del vicepresidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro.

Nicolò Marino, nel 2013, da assessore regionale, aveva  costituito  una Commissione d’indagine sulla discarica di Giuseppe Catanzaro, vicepresidente di Confindustria Sicilia, presieduta dal suo vice capo di gabinetto, il vicequestore Ferdinando Buceti che ha lavorato alla DIA (Direzione Investigativa Antimafia) e col quale Marino aveva collaborato quando prestava servizio, da magistrato, a Caltanissetta.

Questo è quanto riferisce alla Commissione d’inchiesta sui rifiuti, a proposito della discarica del vicepresidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro:«cosa era accaduto per la creazione di questa benedetta discarica? Lo troverete anche nella relazione della Commissione che vi posso mettere a disposizione, ma sicuramente il dottor Lupo (n.d.r. dirigente regionale dell’assessorato rifiuti, acqua ed energia) ve ne potrà dare ulteriori copie. Erano sorti dei problemi fra l’allora sindaco del comune di Siculiana ed il gruppo Catanzaro, perché questa discarica sui terreni di proprietà del comune (alcuni in corso di espropriazione) voleva farla il comune di Siculiana. Lì nacque una delle tante surreali vicende antimafia siciliane. Il sindaco, infatti, venne arrestato insieme al capo dell’ufficio tecnico ed al comandante dei vigili urbani, perché accusato da Catanzaro di voler costruire e gestire questa discarica per favorire dei mafiosi. Il sindaco verrà poi assolto, quindi l’antimafia nasce con questo passaggio drammatico e surreale. Ebbi poi modo di incontrare il sindaco, che credo sia tutt’oggi molto colpito da quella vicenda giudiziaria.

Vengono assolti ed il NOE ci chiede di svolgere degli accertamenti anche sulle particelle, perché il giudice è molto duro in questi passaggi.

Nel 2009 si hanno i più grossi ampliamenti, che noi paghiamo oggi, delle discariche, con particolar riferimento a Siculiana e Oikos (2,7 milioni di metri cubi per Oikos, 3 milioni di metri cubi per Catanzaro costruzioni)».

Si è capito comunque, dalle parole del magistrato Nicolò Marino, attualmente in servizio presso il Tribunale di Roma, che  le autorizzazioni di cui ha beneficiato la Catanzaro costruzioni, nel corso di più di un decennio, erano e sono tutte quante  illegittime.

Un dato certo però è che la discarica di Siculiana ha fruttato guadagni al vice presidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro ed a suo fratello Lorenzo, che ammontano, fino ad oggi, ad oltre un miliardo di euro.

Discarica ritenuta illegale, già nel 2007, oltre che dai Carabinieri del NOE, anche dalla già citata Commissione regionale istituita, nel 2013, dall’ex assessore regionale ai rifiuti, il magistrato Nicolò Marino.

C’è inoltre da sottolineare che la discarica del vicepresidente di Confindustria Sicilia e di suo fratello Lorenzo è ancora sotto inchiesta ad Agrigento.

Il Tribunale agrigentino si pronuncerà a giorni riguardo al rinvio a giudizio di Lorenzo Catanzaro, fratello del vice di Antonello Montante (recentemente inquisito per mafia), Giuseppe Catanzaro, col quale, assieme, continuano a gestire tale discarica.

Il procedimento riguarda anche il funzionario regionale Gianfranco Cannova, (reo confesso per abusi vari e tangenti) , già rinviato a giudizio ed arrestato per altre tre discariche private siciliane e che ha firmato delle illegittime autorizzazioni, da un decennio a questa parte, per favorire la famiglia Catanzaro.

A comparire presso il Tribunale di Agrigento, quale persona indagata, il 13 novembre 2014 è stato chiamato, assieme ad un altro pubblico funzionario sotto inchiesta, anche l’ex presidente della Provincia Regionale di Agrigento ed attuale deputato regionale, l’alfaniano Vincenzo Fontana.

Attendiamo adesso i risvolti giudiziari presso le varie Procure Siciliane, conseguenti a queste pesanti dichiarazioni rese dal magistrato Nicolò Marino e relativi agli illegali ampliamenti della mega discarica di proprietà del vicepresidente di Confindustria Sicilia Giuseppe Catanzaro e di suo fratello Lorenzo, nonché le decisioni del Tribunale di Agrigento in merito al procedimento penale in corso, sin dal 2007, riguardante gli illeciti denunciati dai Carabinieri del NOE, oltre che dal magistrato Nicolò Marino.

di Giuseppe Lumia

Oggi al Senato abbiamo approvato il ddl sugli ecoreati per colpire con pene più severe chi inquina. Mai più ingiustizie, come sul caso Eternit o sul caso Ilva: chi inquina paga, con sanzioni pecuniarie e con il carcere.

La legge, che deve essere votata dalla Camera per PD: VELTRONI, LUMIA CAPOLISTA SENATO IN SICILIAl’ultima lettura, introduce nel nostro Codice Penale un nuovo titolo dedicato appunto ai “delitti contro l’ambiente” che prevede i reati di:

inquinamento ambientale, punito con la reclusione da 2 a 6 anni e una multa da 10 a 100 mila euro;

disastro ambientale, punito con la reclusione da 5 a 15 anni;

traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività e materiale a radiazioni ionizzanti, punito con la reclusione da 2 a 6 anni e una multa da 10 a 50 mila euro;

l’impedimento del controllo, punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Il testo, inoltre, prevede l’aumento delle pene in caso di 20130808_pesci_mortcircostanze aggravanti (pericolo per la vita o per l’incolumità delle persone, associazioni a delinquere, reati commessi in aree naturali protette), il divieto di ispezione dei fondali marini con il metodo dell’air gun, la responsabilità delle persone giuridiche per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato, la confisca del prodotto o del profitto del reato e, soprattutto, il ripristino dello stato dei luoghi.

CHI: L’Associazione Parco Villa Turrisi insieme ai comitati e alle associazioni ambientaliste operanti nel territorio.1924751_819647434716278_48859775_n

OBIETTIVO: Salvaguardare e valorizzare uno degli ultimi lembi della ormai saccheggiata Conca d’Oro.

DOVE: PALERMO. L’area verde di interesse è quella compresa tra le Vie L. da Vinci, Casalini, Bonafede, Piazza Russia, Mammana, Beato Angelico e quella compresa tra Via L. da Vinci, Ruggeri, De Grossis, G. E. di Blasi e Politi.

COSA:

1) Tutela conservativa di questa grande area verde e del baglio Torre Mango (tutela dalla cementificazione, dall’abusivismo edilizio, naturalizzazione dei corsi d’acqua, ecc.);

2) Realizzazione di un grande parco pubblico all’interno di queste aree;

3) Realizzazione immediata di un primo nucleo del parco attraverso l’utilizzo delle aree già di pubblica proprietà: Greenway-parco lineare lungo l’ex tracciato ferroviario Palermo-Camporeale, argini e superfici dei Canali Borsellino e Passo di Rigano (in seno ad un più ampio progetto di corridoi ecologici per i parchi di ponente), alberatura dei terreni confiscati esistenti all’interno del perimetro descritto.

PERCHE’:

1) Benefici climatici: quali ricambio d’aria per flussi e correnti;

2) Benefici idrogeologici: poiché non essendo aree impermeabilizzate, i parchi consentono all’acqua meteorica di penetrare nel sottosuolo raggiungendo le falde acquifere e quindi il mare senza raccogliere agenti inquinanti ed evitando allagamenti sul piano urbano;eJMxzgpVyIVdRgW-800x450-noPad

3) Termo-regolazione urbana: i parchi costituiscono il rimedio naturale per la diminuzione della temperatura in compensazione al calore sviluppato dalla cementificazione edilizia;

4) Qualità dell’aria: la vegetazione arborea costituisce continuo apporto di ossigeno che consente, peraltro, di mitigare il rilascio in atmosfera di polveri, fumi ed anidride carbonica;

5) Biodiversità: le grandi aree verdi rimangono ultimo rifugio per molte specie animali che hanno visto distrutto il proprio habitat naturale (come barbagianni e gufi);

6) Socializzazione: i parchi urbani da sempre sono luoghi vitali per le attività ricreative e sportive, favorendo l’aggregazione e l’integrazione sociale.

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di Francesco Cancellieri

Oltre al notevole incremento degli ultimi mesi nelle quantità di raccolta differenziata a Messina, migliora significativamente anche la qualità dei materiali avviati al riciclo.

E’ il caso, ad esempio, del vetro, raccolto per oltre 68.000 kg nel solo mese di gennaio e passato dall’ultima fascia per qualità, che il COREVE (il consorzio nazionale che effettua le analisi) denomina “E”, alla “C”. Questo significativo miglioramento comporta naturalmente anche una maggiore remunerazione economica dei materiali conferiti, che passa da 5 euro/tonnellata relativi alla fascia E, ai 39 euro/tonnellata della C, con un conseguente vantaggio economico di circa 30 mila euro annui per la sola filiera del vetro.Vetro-schema

Anche per la carta e il cartone  è migliorata significativamente la qualità del materiale avviato al riciclo, come riconosciuto dalla Cartiera Cartesar di Salerno in una recente visita all’impianto effettuata da Alessio Ciacci assieme al tecnico di Messinambiente Roberto Lisi e al consorzio nazionale COMIECO, con il quale da mesi è in corso una positiva collaborazione per un sostegno nazionale agli sforzi che la città di Messina sta facendo per migliorare la propria raccolta differenziata.

Aumentato, inoltre, significativamente anche l’avvio al riciclo del verde che, da Ottobre a Gennaio, ha visto trasformare in ottimo compost oltre 480 tonnellate di materiale, per un risparmio complessivo per la comunità di circa 25 mila euro, per il minor costo rispetto allo smaltimento in discarica.

«Questi dati – afferma il Commissario Alessio Ciacci – testimoniano la crescente sensibilità della cittadinanza di Messina, che risponde in modo sempre più forte ed attento ai percorsi di raccolta differenziata che Messinambiente, con i suoi operatori, si sforza di migliorare continuamente. Grazie a questi dati procediamo in modo sempre più deciso verso il potenziamento interno della raccolta differenziata, aumentando anche le azioni di ulteriore sensibilizzazione ed incontro con la cittadinanza».

ialacqua e ciacci«Questi dati positivi si aggiungono ai numerosi ed incoraggianti dati di risparmio economico conseguiti dall’avvio della nuova gestione di Messinambiente dell’era Ciacci-Rossi, che ha determinato risparmi di gestione ormai consolidati di oltre 1 milione di euro – afferma l’Assessore all’Ambiente Daniele Ialacqua –. Sono questi i fatti concreti che ci confermano la validità di scegliere professionalità del settore, che per Messinambiente, possano scrivere una nuova pagina». Cifre da capogiro, ma raggiunte grazie alla sempre più preziosa collaborazione interna che ha ridotto le inefficienze ed i costi superflui, costruendo un’azienda sempre più attenta alla qualità e all’economicità del servizio. «Massimo sostegno, visti i risultati, alla nuova governance e ai lavoratori dell’azienda per proseguire in questo processo di trasparenza e cambiamento che tanti risultati sta portando alla città e che ha visto cancellare le numerose e continue emergenze che prima, purtroppo spesso, eravamo costretti a subire». (fonte ciaccimagazine.org)

Nel video Mario Tozzi per Coreve, ci conduce nel viaggio del recupero del Vetro.

Il pellet che conveniva

Pubblicato: 19 febbraio 2015 in Ambiente
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Di Giuseppe Di Giovanni *

Tra le fonti energetiche rinnovabili (FER), soltanto le biomasse hanno bisogno dell’attività umana in ogni fase del processo produttivo. Nonostante le problematiche, l’energia da biomasse è sempre più utilizzata e numerosi progetti di ricerca dimostrano come l’uso di questa fonte di energia possa aiutare a riattivare l’economia nei piccoli centri rurali. Il legno in pellet è un combustibile ricavato dalla segaturapellet-green
essiccata
e poi compressa in forma di piccoli cilindri con un diametro di alcuni millimetri, tipicamente 6–8 mm. Grazie alla pressatura il potere calorifico del pellet, a parità di volume ma non di peso, è circa il doppio rispetto al legno (wikipedia). Questi aspetti rendono il pellet di sicuro interesse per la collettività, considerando il basso costo del materiale, l’efficienza nel processo di combustione, oltre che la possibilità, sopratutto nelle zone rurali, di autoprodursi l’energia consumata. Il pellet è ormai molto utilizzato come combustibile per le stufe di ultima generazione, in sostituzione dei ceppi di legno, sopratutto li dove i metanodotti non arrivano, ovvero nelle zone più impervie del nostro territorio. Il mercato del pellet nell’Unione Europea è il più grande del mondo, con un consumo approssimativo di 15,1 milioni di tonnellate nel 2012, a fronte di circa 22,4-22,5 milioni di tonnellate nel mondo. In Europa viene importato circa il 30% del materiale ligneo consumato. In testa ai paesi europei per la produzione di energia primaria da biomassa c’è la Germania (11,811 Mtep), seguita dalla Francia (10,457 Mtep) e dalla Svezia (9,449 Mtep); l’Italia si aggiudica soltanto l’ottavo posto con una produzione pari a 4,060 Mtep. In Italia il pellet è stato venduto applicando l’IVA al 10% garantendo, di fatto, una reale convenienza economica per tutti coloro che sceglievano di utilizzare questo biocombustibile. Ma nel 2015 qualcosa è cambiato.

96 milioni di ragioni per bloccare i consumi di pellet in Italia.

Fino al 31 dicembre 2014 il pellet era soggetto ad una Imposta sul Valore Aggiunto agevolata pari al 10% che, a partire dal 2015, è stata innalzata al 22%. L’aumento dell’IVA sul materiale è stato introdotto dalla Legge di Stabilità del 2015, al fine di far arrivare allo Stato circa 96 milioni di euro destinati all’incremento del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica. Ovviamente le entrate sono state stimate, dunque non è detto che avvenga un reale e concreto aumento dell’introito nelle casse dello Stato italiano. L’aumento dell’IVA sul pellet, inoltre, fa aumentare il costo della spesa per il riscaldamento delle famiglie italiane di almeno 50 euro per gli impianti singoli e ben 150-200 euro per quelli centralizzati (fonte: AIEL). Un calo dei consumi del materiale potrebbe portare ad una diminuzione di produzione, con conseguenti tagli al personale delle industrie del settore che, attualmente, ammonta a circa 40.000 unità nel nostro paese.

Ha avuto davvero senso aumentare l’IVA su questo materiale? Bisogna favorire le fonti energetiche rinnovabili e l’innovazione concretamente o sono soltanto slogan politici?

5.000 italiani hanno già chiesto di salvare il pellet.

AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali), Aielattiva nel settore delle agroenergie da oltre 10 anni, ha lanciato una petizione online per la soppressione dei commi 711 e 712 dell’articolo 1, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 relativi all’aumento dell’IVA sul pellet. La petizione, lanciata sulla nota piattaforma change.org, ha già raggiunto oltre 5.000 sostenitori in pochi giorni ed è destinata a crescere. Sostenere AIEL in questa battaglia è fondamentale, dato che a volte la politica fa scelte dettate da statistiche e numeri ben lontani dalla realtà quotidiana.

Per sostenere AIEL nella sua campagna, ecco il link di change.org.

*Dottore Forestale

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Vi va di esplorare con l’immaginazione e direttamente da casa vostra un incantevole bosco sito tra la provincia di Palermo e Monte Erice?
Noi di Sicilia più vi suggeriamo di visitare questo interessante e piacevole sito internet dedicato al Bosco di Alcamo.

di Evelina Gianoli

La Riserva Naturale Orientata Bosco di Alcamo si estende lungo la parte sommitale del Monte Bonifato, un rilievo che fa parte del vasto complesso calcareo che si snoda lungo la costa occidentale dell’isola tra la provincia di Palermo e Monte Erice.

Nella Riserva vivono numerose specie vegetali e animali. Quanto alle prime, il Bosco offre una variegata gamma di conifere,in particolare pino domestico (Pinus pinea), pino d’aleppo (Pinus halepensis) e cipresso (Cupressus sempervirens).

Nelle radure è, altresì, possibile avvistare numerose ombrellifere come il finocchio selvatico (Foeniculum vulgare), la ferula (Ferula communis) e il tordilio pugliese (Tordjlium apulum).

Quanto alle specie animali, il Bosco risulta essere la dimora di numerose specie di rapaci, fra cui la poiana, il gheppio, il barbagianni,  la civetta e l’allocco. Non nega poi ospitalità, tra gli altri, al colombaccio, al pettirosso, al merlo, alla cinciallegra. E come dimenticare la presenza di uccelli migratori come la tortora, la quaglia, il cuculo e l’upupa. Da segnalare, inoltre, la presenza del picchio rosso maggiore come nidificante.

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Per chi ama poi fare lunghe passeggiate a piedi, il Bosco di Alcamo offre la possibilità di percorrere tre interessanti ed affascinanti sentieri.

Il primo, detto S. Nicola, percorribile in 2 ore e mezza circa, è lungo 1800 metri. Percorrere questo sentiero per il visitatore è fare nella buona stagione un bagno di sole e di profumi. Il paesaggio qui cambia radicalmente, lo sguardo spazia verso sud e l’interno della Sicilia.

Più breve (850 metri) e dunque percorribile in minor tempo (un’ora circa) è il Sentiero delle Orchidee. Caratteristica del percorso è la presenza di una decina di orchidee, che all’ombra del sentiero trovano il loro habitat naturale. Da agosto ad ottobre, insieme alla fioritura delle orchidee, si possono osservare le lunghe infiorescenze della scilla marittima il cui bulbo ha proprietà cardiotoniche.

Ed infine la Panoramica Est è l’itinerario più lungo (2400 metri) che attraversa il bosco più antico e termina in cima al monte. Il sottobosco qui è fitto, come gli alberi. Continuando a salire, lo splendido panorama che va delineandosi rapisce tutta la nostra attenzione: davanti a noi il mare così vicino da vedere le increspature, il golfo di Castellammare da S. Vito a capo Rama.

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Il sito internet dedicato al Bosco d’Alcamo, nelle diverse sezioni in cui si struttura, racconta esaustivamente e valorizza questo rigoglioso patrimonio naturale, promuovendo tutta una serie di attività finalizzate a costruire comportamenti responsabili verso l’ambiente, a partire dai singoli contesti di vita e relazione, per un pieno sviluppo dell’identità, della cultura e del senso civico individuali.

Per saperne di più visitate il Sito del Bosco d’Alcamo.

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di Francesco Cancellieri

A PROPOSITO DEL COMMISSARIAMENTO DELLA SICILIA DA PARTE DI RENZI.
La Sicilia è una REGIONE a Statuto DAVVERO SPECIALE.

In base al Decreto Legislativo n.152 del 2006, tutti gli insediamenti abitativi aventi una popolazione superiore ai 2.000 abitanti devono essere dotati di reti fognarie, attraverso le quali raccogliere gli scarichi delle acque reflue. Gli scarichi devono rispettare degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e, quindi, devono essere sottoposti, per l’abbattimento degli inquinanti ad un trattamento appropriato in un impianto di depurazione, prima dello sversamento nelle acque di destinazione. Ossia, è necessario un trattamento chimico, fisico e biologico volto a produrre un prodotto finale, che immesso nell’ambiente rispetti i valori limite stabiliti per legge.

Inoltre, il D.Lgs 152/2006 (“norme in materia di ambiente”) stabilisce che il “Servizio Pubblico Integrato” è l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue la cui gestione deve essere improntata secondo i principi di: Efficienza, Efficacia, ed Economicità, nel rispetto delle normative comunitarie e nazionali.
Lo schema prevede una gestione integrata per:
ACQUEDOTTO: captazione, adduzione e distribuzione delle risorse idriche per utenze domestiche, utenze pubbliche (ospedali, caserme, scuole, stazioni, ecc),utenze commerciali (negozi, alberghi, ristoranti, uffici ecc), utenze agricole ed utenze industriali (quando queste non utilizzino impianti dedicati);
FOGNATURA: raccolta e convogliamento delle acque reflue nella pubblica fognatura;
DEPURAZIONE: trattamento, mediante impianti di depurazione, delle acque reflue scaricate nella pubblica fognatura.

EFFETTI DELLA MANCATA DEPURAZIONE DELLE ACQUE

In Sicilia, è la provincia di Siracusa ad avere il primato di mare inquinato e non balneabile, con circa 90 km, seguita da Palermo con 56 km, Messina con 29 km, Caltanissetta con 16 km, Trapani con 13 km, Catania con 11 km, Agrigento con 8 km. Chiude Ragusa con 4 km. Secondo i dati forniti nel 2013 dall’Assessorato Regionale all’Ambiente, su più di 1300 km di costa, 227 km sono off limits.
Il capoluogo dell’Isola si sviluppa su di un tratto di mare pari a 25 km, dei quali 17 (poco meno del 70%) non sono balneabili, a causa principalmente dell’inquinamento e per la presenza del porto, della cantieristica e di altre attività.
La provincia di Palermo, che vanta una costa lunga circa 150 km, da un lato presenta un miglioramento in termini percentuali, dall’altro preoccupa molto in termini assoluti, in quanto, non solo, i suoi 56 km di mare non sono balneabili, ma  i tratti di costa non sono raggiungibili a causa della“privatizzazione” di significative porzioni di costa.
Il mare di Palermo è inquinato principalmente a causa di un inadeguato sistema fognario e del parziale mancato collegamento con gli impianti depurativi, che a loro volta, non sono al top delle capacità depurative. Va evidenziato, inoltre, un diffuso smaltimento abusivo dei reflui nel sottosuolo ed un inquinamento dei fiumi e dei torrenti che attraversano il territorio della provincia di Palermo.
Si segnalano alcuni dati positivi come quelli riguardanti Catania che, al netto delle aree del porto e della stazione, presenta un mare del tutto balneabile e le città di Trapani e di Ragusa, che si trovano nella stessa condizione ottimale.
I motivi dell’inquinamento sono dovuti principalmente alla mancanza o carenza di depurazione delle acque reflue. Negli ultimi anni sono stati investiti ben 392 milioni per gli impianti di depurazione in Sicilia. Regione in cui sono stati previsti 387 depuratori (numero abnorme), di cui 321 sono attualmente in funzione, con una capacità di copertura di reflui prodotti pari al 52% della popolazione residente, una capacità di depurazione ottimale di soli 12 impianti ed una disponibilità di risorse superiore ad 1 miliardo, da poter impiegare negli impianti, ma che di fatto restano chiusi nel cassetto della Regione.

SANZIONE DELL’UE

Questa situazione ha legittimato la procedura d’infrazione da parte dell’Europa, che ha condannato l’Italia, ed in particolare ha additato la Sicilia come una delle Regioni responsabili dell’inosservanza delle direttive europee.
La sanzione è già di per sé onerosa, ma può esserlo ancor più se non ci si adegua al più presto. La penalità prevista, infatti, va da un minimo di circa 12.000 euro ad un massimo di 715.000 euro per ogni giorno di ritardo nell’adeguamento; a ciò si aggiunga una somma forfettaria calcolata sulla base del PIL, la possibile sospensione di finanziamenti europei, fino all’attuazione della sentenza.
Oltre ai tratti balneabili di mare, lungo la costa siciliana si segnala una preoccupante riduzione delle spiagge determinata dai fenomeni erosivi, dovuti all’atavica incapacità gestionale degli enti locali, a cui si somma tutta una serie di attività “lecitamente” autorizzate o abusive: lo sversamento incontrollato di sostanze inquinanti, il furto di sabbia, di ghiaia ed inerti lungo le coste e gli alvei dei fiumi.
I fenomeni erosivi e di degrado della costa, causati da interventi eseguiti nell’entroterra sui bacini idrografici alimentatori, hanno determinato conseguenze sulla configurazione dei litorali dell’Isola, in quanto hanno comportato la sottrazione di materia prima, ossia di inerti, dal bilancio sedimentario costiero. Tra questi interventi vi sono: le dighe e gli sbarramenti lungo i corsi d’acqua; le sistemazioni idrauliche forestali di ampie aree del territorio; le strutture di regimazione e laminazione delle piene; il consolidamento di versanti su larga scala; la restrizione idrica per bacini per usi irrigui e/o potabili; il prelievo di inerti dagli alvei e l’urbanizzazione in prossimità delle aste fluviali. Ed infine, gli interventi realizzati lungo la costa o nelle aree vicine (quali porti ed approdi), lo sviluppo di insediamenti abitativi costieri, i movimenti di terra, colmate e discariche in zone litoranee, le infrastrutture lungo e intra la costa, il regresso posidonieto che aggrava l’asportazione invernale dei sedimenti che non vengono sostituiti nelle altre stagioni. Queste opere hanno causato l’intercettazione del carico solido trasportato, l’immobilizzazione artificiosa della fascia litorale non più libera di evolversi naturalmente, l’irrigidimento delle linea di riva non più in grado di smorzare l’intensità del moto ondoso, a volte anzi esaltata dall’effetto di riflessione conseguente ed anche il pericolo di frane di detrito. Il regresso delle posidonie, che svolgono una importantissima funzione di barriera alle correnti, essenziale per trattenere la sabbia, è dovuto agli ancoraggi, all’inquinamento e alla posa di infrastrutture. Tale fenomeno si aggrava per l’asportazione invernale dei sedimenti che non vengono sostituiti nelle altre stagioni.

Per allentare la pressione antropica sulle coste siciliane, in cui vivono i quattro quinti della popolazione, è necessario, oggi più che nel passato, attuare una seria politica di tutela dei territori costieri compresi nella fascia entro i 2.000 metri dalla linea di battigia marina, e dei territori costieri compresi nella fascia entro i 500 metri dalla linea di battigia marina, con particolare riguardo ai compendi sabbiosi e dunali.

LA TUTELA E L’OTTIMIZZAZIONE DELL’USO DELLA RISORSA IDRICA

In una situazione così articolata e complessa non è possibile adottare interventi pensando che esista “un’unica soluzione”, ma vi sono diverse iniziative da mettere in campo: dal rifacimento delle reti, alla manutenzione degli invasi e delle reti, compreso l’aumento della risorsa idrica disponibile attraverso l’uso integrato ed il riuso delle acque depurate.

Il completamento di alcune opere rappresenta un’altra delle questioni da affrontare con grande saggezza, valutando, con grande cautela, la possibilità del completamento di queste opere, prevedendo alcuni interventi di rinaturazione di alcune aree e l’eliminazione di quelle parti inutili ed eccessive di queste opere, dimensionandole alla reale portata della fluenza delle acque.

Altro aspetto importante per fronteggiare l’emergenza idrica riguarda la possibilità di rinvenimento di nuove risorse idriche per la nostra Regione. Non sono stati fatti studi sistematici di tutto il territorio siciliano per individuare nuove sorgenti. Andrebbero immediatamente individuate quelle sorgenti vicine alle reti attuali in modo da rendere rapida l’interconnessione. Bisognerà poi realizzare la mappatura completa delle acque sotterranee e pianificare la gestione di queste risorse per immetterle nel circuito della fruizione pubblica, dopo aver stimato la quantità sostenibile di emunzione.
Sarà allo stesso tempo necessario proseguire nell’opera di riduzione dei consumi, degli sprechi e dei prelievi illegali, per gestire l’acqua come un bene comune e limitato, in modo da offrire soluzioni durature ai problemi di approvvigionamento. Occorre creare una cultura delle risorse ambientali scarse ed irregolari, in cui questa scarsità non sia determinata solo dalla reale assenza delle risorse, ma anche e soprattutto dall’opportunità di conservarla e gestirla equamente riducendo l’impatto socioeconomico ed ecologico dei prelievi. E’ necessario, infine, uscire dal reticolo delle frammentazione che oggi determina solo delle diseconomie.

ASPETTI AMBIENTALI ED ORGANIZZATIVI

La mancanza di una sufficiente disponibilità idrica in Sicilia per gli usi civili, agricoli e industriali, dipende dalla scarsa quantità di precipitazioni e da una carente gestione acquedottistica.
Il volume annuo di precipitazioni in Italia è di circa 300 miliardi di mc. Il 40% si concentra nelle Regioni settentrionali, il 24% in quelle meridionali, il 22% in quelle centrali e l’11% circa in quella insulare. La metà circa di queste precipitazioni (il 45%) non si trasforma in deflussi superficiali, e quindi in risorse disponibili, a causa delle evaporazioni e delle perdite. Il deflusso totale al netto d’evaporazioni ed evapotraspirazioni è stimato in circa 20 miliardi di mc., i deflussi sotterranei naturali e lo stato delle infrastrutture idriche riduce ad un terzo circa la quantità d’acqua realmente utilizzabile, e cioè circa 7 miliardi di mc. Questa notevole differenza di disponibilità della risorsa idrica è anche il riflesso di una diversa distribuzione stagionale delle precipitazioni durante l’anno.

LA SICILIA HA UN RECORD DAVVERO POCO INVIDIABILE:
QUELLO DEGLI SPRECHI D’ACQUA

Nell’Isola, soprattutto nei mesi estivi, ormai da decenni, almeno la metà della popolazione non riceve acqua sufficiente. Ciò avviene non solo per la carenza della risorsa idrica, ma anche per un uso irrazionale delle acque e per una inadeguata gestione; basti pensare agli usi impropri dell’acqua pregiata e allo spreco derivante dalle perdite degli acquedotti (50% circa) o ai limiti d’invasamento delle acque per la mancanza di manutenzioni e per il mancato utilizzo completo degli invasi. Inoltre,sono utilizzati sistemi irrigui poco efficaci e poco attenti allo spreco: infatti, non venendo riutilizzate per usi irrigui le acque depurate (già oggi si potrebbero riutilizzare in agricoltura circa 150 milioni di mc. di refluidepurati), ben il 70% dei prelievi idrici è utilizzato dall’agricoltura.

Gli acquedotti in Sicilia sono più di 400, la carenza d’approvvigionamento riguarda il 50% della popolazione ed è dovuta all’estrema frammentazione dell’offerta, all’obsolescenza della rete acquedottistica, ai precari sistemi di potabilizzazione, ad una rete fognaria che copre il 65% del territorio della Regione, ad impianti di depurazione mal funzionanti, precari e che depurano solo il 20% dei reflui. La carenza e/o lo scarso funzionamento dell’impiantistica depurativa (impianti e fognature) è aggravata dall’inquinamento diffuso dei suoli, causato dalle attività agricole e da discariche in uso o non più in uso (1.000 circa) che vedono numerosi corpi idrici, sia superficiali sia sotterranei in condizioni precarie.

SCARSITA’ E TUTELA DELLA RISORSA IDRICA

L’emergenza idrica di diverse aree della Sicilia non è, e non deve essere vista come una fatalità transitoria , ma è solo la punta di un iceberg prodotto anche da condizioni climatiche che tendono a peggiorare e che non appaiono congiunturali, da condizioni ambientali del suolo sempre più precarie e da un sistema organizzativo carente, dispendioso e inefficiente. La cementificazione degli alvei dei fiumi e la rettificazione dei corsi d’acqua hanno impoverito la falda limitando le capacità naturali di ricarica, in un contesto in cui il sottosuolo siciliano è particolarmente adatto a fungere da serbatoio naturale. La falda acquifera, oggi, è gravemente compromessa anche a causa della cementificazione incontrollata nelle aree urbane, sempre più ricoperte di cemento e di asfalto, e di un’assenza di strategie volte alla tutela dei corpi idrici, dei punti di ricarica e alla gestione ponderata e pubblica dell’acqua del sottosuolo. Inoltre, le brevi ma violente “bombe d’acqua” causano inondazioni disastrose, seguite da disseccamento delle falde;bisogna anche ricordare che quasi tutti i corsi d’acqua della Sicilia interessati dal fenomeno delle rettificazioni e cementificazioni si trovano ora in condizioni particolari di carenza idrica.
A questo si aggiunga un’industrializzazione dell’agricoltura che ha causato altri danni alle risorse idriche, attraverso l’attività dei trattori che favorisce l’erosione e la perdita di suolo agricolo. L’asportazione del materiale organico dal suolo e l’utilizzo eccessivo di fertilizzanti inorganici finiscono per impedire al suolo la capacità di far filtrare le acque e quindi raggiungere i terreni più profondi. La conseguenza è l’inaridimento della falda e il depauperamento della vegetazione arborea della Regione. A tale condizione si potrebbe sopperire in parte con l’utilizzo del compost prodotto dai rifiuti, ma la Sicilia per via di una gestione degli stessi incentrata sulle discariche, non può tamponare l’erosione del suolo con questa buona pratica.
La situazione quindi si evolve verso un progressivo inaridimento che renderà la Sicilia sempre più invivibile dal punto di vista geo-socio-ambientale se si considera che ormai da parecchi anni le precipitazioni nell’Isola sono inferiori anche a quelle della Tunisia.

La Sicilia, nonostante l’autonomia, è l’unica Regione italiana a non essere dotata di una propria legge per la tutela del mare e della costa, ed inoltre a non avere una strategia organica per la tutela del territorio e dei corpi idrici di superficie e sotterranei.

Per capire come funziona un depuratore ecco un semplice filmato allegato alla missione “Istantanee Operative” per CriticalCity Upload.

Tale video contributo NON vuole essere una spiegazione esauriente al processo di depurazione delle acque reflue, ma solo una sintesi semplicistica per i più curiosi. Il video è stato realizzato con foto ed immagini sia prese dalla rete sia fatte autonomamente.