Archivio per maggio, 2018

Governo, Fassina (Leu): "Sto con Savona. Sinistra? Porta l'Italia al baratro"

C’è vita a sinistra. Abbiamo parlato della difficile situazione politica con l’ex viceministro ed economista del governo Letta Stefano Fassina che nelle scorse ore ha appoggiato la candidatura di Paolo Savona all’Economia e criticato chi a sinistra parla di battaglia finale contro i barbari del M5S e della Lega.

Lei Fassina è uno dei pochi a sinistra che si è speso in favore del professor Paolo Savona. Perché?

Il 4 marzo si è espressa una scelta di radicale discontinuità rispetto alle politiche neoliberiste dell’eurozona. Milioni di italiani delle fasce deboli hanno votato M5S al Sud e Lega al Nord. C’è un profondità di problemi che non si può rimandare. Savona è una persona autorevole e competente, è l’uomo giusto per forzare le regole europee. E in più conosce anche i nostri limiti e i nostri pregi.

Quali regole europee sono dannose?

E’ in generale l’impatto mercatilista europeo che non funziona e segue un’idea culturale estremista neoliberista. C’è un deficit di domanda interna e un soffocamento delle piccole e medie imprese. Guardi ad esempio al danno che ci possono arrecare le regole europee scritte nel fiscal compact… ma non è la sola.

Crisi delle imprese, mancanza di lavoro, povertà. La crescita arranca ma si pensa sempre ad aumentare la tassazione per sanare il debito…

Il problema fiscale esiste ed inasprire la tassazione non è indicato. Non è questa la strada. Come ad esempio è stato fatto con il governo Monti che ha addirittura causato un aumento del debito di 12 punti percentuali visto che quelle politiche di austerity hanno provocato una crollo del Pil.

Perchè secondo lei la sinistra non intercetta più le sofferenze della gente?

La sinistra è stata per anni a rimorchio di una europeismo liberista che ha perseguito gli interessi dei più forti. A questa tornata elettorale hanno votato per la sinistra solo i benestanti. Bisogna invece parlare ai ceti più deboli e stare dalla parte di chi esprime queste sofferenze. Occorre mettere in piedi una battaglia culturale per tornare ad un principio di realtà. Il mio appoggio a Savona è un tentativo di andare in questa direzione.

Molti parlano di un rischio default dell’Italia. E’ credibile?

Se le massime cariche istituzionali o gli opinion leader alimentano la ‘narrazione’ che le prossime elezioni politiche sono un referendum tra permanenza o uscita dall’unione europea, permanenza o uscita dall’Euro, permanenza o uscita dall’occidente è chiaro che i risultati possono essere devastanti. Editoriali come quello di ieri di Romano Prodi sul Messaggero che appunto propone le prossime elezioni come un referendum di tali caratteristiche o la proposta di Calenda di costruire una fronte repubblicano vanno in questa direzione. Contribuire a dire che l’Italia è in preda ai barbari non fa altro che prolungare questa fase di crisi con effetti che non possiamo prevedere. Bisogna invece riconoscere la gravità dei problemi e la necessità di fare delle forzature ragionevoli, consapevoli alle regole europee. Parlare invece di battaglia finale tra civiltà e barbiere è chiaro che ci porta a fondo. Questo lo dovrebbero capire Prodi, Calenda e il partito democratico che con questa impostazione contribuiscono a portare l’Italia nel baratro.

Affaritaliani.it

intervista a Lorenza Carlassare, di Silvia Truzzi, da il Fatto quotidiano, 30 maggio 2018

Lorenza Carlassare – professore emerito a Padova, una dei nostri costituzionalisti più autorevoli – risponde al telefono con l’abituale fermezza: “Non è difficile valutare alla luce della Carta i fatti di questi giorni. Si discute se il comportamento del capo dello Stato sia stato corretto. La risposta per un costituzionalista è facile, perché noi valutiamo le situazioni solo ed esclusivamente in rapporto al dettato costituzionale e a ciò che rientra nella tradizione del sistema parlamentare. La nostra non è una Repubblica presidenziale: da qui discendono molte conseguenze. Il presidente quando forma il governo non fa il suo governo, ma quello della maggioranza”.

E come si deve regolare?

Semplicemente tenendo conto di qual è l’orientamento della maggioranza parlamentare e di quale governo potrà ottenere la fiducia delle Camere. Quel governo dovrà avere la fiducia e conservarla, altrimenti dovrà dare le dimissioni. L’unica stella polare che deve guidare il cammino del presidente è questa valutazione sulla possibilità o meno che quell’esecutivo abbia la fiducia del Parlamento.

Dove risiede il potere decisionale del presidente?

Dopo le consultazioni, deve valutare qual è la persona maggiormente idonea a ricoprire la carica di presidente del Consiglio. È una valutazione che però non si basa su opinioni o convincimenti personali del capo dello Stato, ma sulla base delle consultazioni che altrimenti sarebbero inutili. Dopo aver individuato la persona e conferito l’incarico, la responsabilità passa al presidente incaricato che deve comporre la lista dei ministri del suo gabinetto. La proposta di cui parla l’articolo 92 della Carta vincola il capo dello Stato, che può esprimere valutazioni di cui il presidente incaricato può tenere conto se lo ritiene. Il diniego sul nome di un ministro può esserci per incompatibilità col ruolo, per conflitto d’interessi o indegnità causata, per esempio, da condanne penali, dunque solo per ragioni oggettive.

Il presidente può fare valutazioni politiche?

No. Perché non è organo di indirizzo politico. La dottrina – da Serio Galeotti a Livio Paladin, per citare due autorevolissimi costituzionalisti – è sempre stata concorde nel ritenere il presidente un organo di garanzia e non di indirizzo politico.

Si dice che il presidente si sia fatto garante della Carta, che all’art. 47 assicura la tutela del risparmio.

Mi fa felice riscontrare questo interesse per il risparmio degli italiani che per decenni non si è mai manifestato né da parte del presidente Mattarella, né dei suoi predecessori. Tanto è vero che tanti risparmiatori sono stati messi in ginocchio. E non mi riferisco solo a quelli truffati dalle banche: il risparmio è stato distrutto dai meccanismi attuali. È bene che il presidente se ne faccia carico, ma voglio far notare che nel programma di governo non erano previsti provvedimenti distruttivi del risparmio. La valutazione sulla linea economica è stata squisitamente politica. E questa sfugge alle prerogative presidenziali.

Ci sono punti del programma di governo che suscitano perplessità?

Credo quelli sulla sicurezza, citati anche in un’intervista a Gustavo Zagrebelsky qualche giorno fa su Repubblica, come l’autodifesa sempre legittima, o l’uso della pistola a onde elettriche considerata dall’Onu uno strumento di tortura, l’introduzione di reati specifici per i migranti clandestini o il trasferimento dei fondi destinati ai profughi ai rimpatri coattivi. Sono cose in evidente contrasto con la Carta: il presidente avrebbe potuto farlo notare e comunque respingere i singoli provvedimenti.

Cosa pensa della ventilata messa in stato d’accusa?

Mattarella ha certamente esorbitato dalle sue funzioni. Ma la messa in stato d’accusa è qualcosa di più complesso: bisogna dimostrare, anche con comportamenti reiterati, l’intenzione di sovvertire la Costituzione. Non è questo il caso. In ogni caso, nell’interesse del Paese è un discorso che va abbandonato perché paralizza il funzionamento delle istituzioni.

Si cita spesso il precedente di Napolitano, che ha interpretato in maniera vigorosa il suo ruolo: per Renzi anche imponendo il percorso di riforme costituzionali.

Le rispondo così: quando il presidente Cossiga esorbitava dalle sue funzioni, i costituzionalisti manifestavano le loro critiche continuamente proprio per evitare che si potesse parlare di una prassi consolidata.

La presidenza della Repubblica ne esce ammaccata?

Mi auguro con tutto il cuore di no.
(30 maggio 2018)

foto Moschella&Mulè pausa set

 Il 14 maggio 2018 il primo ciak a Palermo UNA SIGNORINA CON SESAMO film breve di GIUSEPPE MOSCHELLA

Il progetto audiovisivo (15′) è scritto e sarà diretto da Giuseppe Moschella, la produzione è di CAMMELLI con il sostegno di NuovoImaie di Roma, la direzione della fotografia sarà curata da Daniele Ciprì, tra gli attori principali, Mario Pupella, ed Emanuela Mulè, la colonna sonora sarà composta da Lino Costa. Altri interpreti: Tommaso Caporrimo, Marco Feo, Nando Chifari ed Aurora Padalino. La produzione del film avrà anche una valenza sociale e coinvolgerà i “ragazzi del Centro Tau” che negli ultimi anni hanno partecipato al Progetto “Centro Tau – Officina di Promozione Socio Culturale alla Zisa di Palermo” sostenuto dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito dell’azione “Giovani per il Sociale”. Durante la produzione i ragazzi del Centro Tau faranno un workshop sulla produzione di un’opera cinematografica e collaboreranno con la produzione sia nella fase di ambientazione che di realizzazione. Il progetto artistico cinematografico infatti prevede come location il quartiere Zisa e il rione Danisinni e gli interni del Centro Tau. Un backstage racconterà l’esperienza del coinvolgimento dei ragazzi e presenterà l’esperienza del Centro Tau per la crescita dei giovani e lo sviluppo del territorio.