L’EVOLUZIONE E’ POSSIBILE. ANCHE A DISPETTO DELLA MAFIA

Pubblicato: 29 dicembre 2016 in Attualità

Di Augusto Cavadi

L’autore di questo testo (per metà in prosa e per la seconda metà in versi) si presenta da sé, con accenti socratici, a p. 108: “Chi sono io, tra i tanti che nell’umana terra vivono?/ Sono colui che pensa di aver capito di non aver compreso molto, /ma che ancora vuole imparare da questa vita, /tra le folle che sanno tutto, ma non hanno capito di non sapere”.

EVOLUZIONE_coperQuanto al libro, lo si può leggere da almeno due angolazioni differenti.

Dalla prima angolazione, suggerita dal tono un po’ didattico di alcune pagine, risulta un manuale di istruzioni per vivere: un invito, non molto originale per la verità, ad affrontare gli imprevisti dell’esistenza senza temere i cambiamenti (anche radicali, anche dolorosi).

Più convincente una seconda angolazione da cui il libro può essere letto: come se si sbirciasse, segretamente, nel diario intimo di un uomo maturo che non ha perduto – per sua fortuna – la propensione adolescenziale all’introspezione e al confronto con ciò che circola nel mondo delle idee. Da questa prospettiva lo sguardo del lettore si fa più indulgente, capace dunque di perdonare persino le sviste concettuali (come “il famoso parmenideo Panta rei, tutto scorre” di p. 54, dove si attribuisce a Parmenide la teoria di Eraclito, dunque l’esatto contrario del suo pensiero), ortografiche (come il “se” senza accento, ripetuto molte volte, anche quando  si tratti di pronome e non di congiunzione), logico-argomentative (come nella considerazione, lapalissiana, all’inizio di p. 61 in cui si sostiene che “per potersi adattare al cambiamento è fondamentale […] adattarsi al cambiamento”) e tipografiche (come la dimenticanza, più d’una volta,  dell’accento sulla “e”  copula e sulla “i” del “sì” affermativo). Ma, appunto, se si sfoglia il libro come un diario privato, se ne apprezza la sincerità quasi naif delle considerazioni basate, più che su speculazioni metafisiche, sulla viva esperienza autobiografica di una persona meritoriamente impegnata nella ricerca della verità, nell’insegnamento e nella pratica sociale. Di una persona, oltre tutto, che  – come ricorda Rita Borsellino nella Prefazione – ha conosciuto da vicino l’orrido della violenza mafiosa (di cui è stato vittima il suo ex-suocero Vito Ievolella a cui Pippo Di Vita dedica una composizione poetica intrisa di pathos: “Hai dato la vita per l’orgoglio di viverla in pieno,/hai versato il tuo sangue per l’onestà del cuore/ ed hai cambiato le nostre vite, anche la mia”).

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