A proposito di autanasia

Pubblicato: 19 settembre 2016 in Attualità

di Pasquale Hamel

Quando parliamo di eutanasia quasi sempre, noi terzi, prescindiamo dal considerare il dramma di chi opera questa scelta o di coloro che, per qualche ragione, sono coinvolti nella scelta. Personalmente, sono convinto che la vita sia sacra ma, anche, che via sia una differenza sostanziale fra vita e vitalità per cui, ad esempio, un’esistenza vegetativa non possa essere considerata vita o, ancora, che vivere la sofferenza oltre I limiti del sopportabile, laddove quel soffrire non comporti possibilità di ripresa, legittimi interventi radicali. Mi rendo conto del turbamento che inducono queste affermazioni in chi non può accettare che l’uomo possa essere padrone della propria vita, mi rendo conto e rispetto profondamente il diritto di chi pensa, in nome della sacralità della vita, che questo diritto a mettere fine alla proria esistenza o a quella altrui, nei casi di irreversibilità , non debba avere il crisma della legittimità, mi rendo anche conto che, accettare l’idea di avere il diritto di disporre della propria vita potrebbe prestarsi ad abusi e a degenerazioni, e per queso motivo penso che la viglianza debba essere massima, ma pur con la massima comprensione, credo che non si possa sfuggire al confronto con questo problema e con chi vive i drammi dei quali scrivo.

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