Archivio per luglio, 2016

IMG_5206Toninelli non perde occasione per chiedere l’inosservanza delle norme, che per lui sono un optional. E non è la prima volta. D’altro canto, Toninelli  è ormai noto per la sua abilità di affermare tutto e il suo contrario. I termini per l’indizione del referendum  sono dettati dalla legge e non stabiliti dalla presidenza del Consiglio. È evidente che il margine di 60 giorni riconosciuto dalla legge assegna alla presidenza del Consiglio la responsabilità di individuare una data possibile per lo svolgimento della consultazione referendaria, tenuto conto anche delle diverse questioni e problematiche che possono esservi in un dato momento storico. Quindi, Toninelli si produce in un mero esercizio di strumentalizzazione politica avulso dal contesto normativo, avvalorando così quanto affermato dal presidente Mattarella, che altro non ha fatto che richiamare al rispetto della legge.

Lo afferma Giuseppe Lauricella, deputato del Pd in commissione Affari costituzionali della Camera.

poveri-vecchiaLe stime diffuse in questo report sono riferite a due distinte misure della povertà: assoluta e relativa, che sono elaborate utilizzando due diverse definizioni e metodologie basate sui dati dell’indagine sulle spese per consumi delle famiglie (cfr. Glossario).

Nel 2015 si stima che le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta siano pari a 1 milione e 582 mila e gli individui a 4 milioni e 598 mila (il numero più alto dal 2005 a oggi).

L’incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile sui livelli stimati negli ultimi tre anni per le famiglie, con variazioni annuali statisticamente non significative (6,1% delle famiglie residenti nel 2015, 5,7% nel 2014, 6,3% nel 2013); cresce invece se misurata in termini di persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013).

Questo andamento nel corso dell’ultimo anno si deve principalmente all’aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con 2 figli (da 5,9 a 8,6%) e tra le famiglie di soli stranieri (da 23,4 a 28,3%), in media più numerose.

L’incidenza della povertà assoluta aumenta al Nord sia in termini di famiglie (da 4,2 del 2014 a 5,0%) sia di persone (da 5,7 a 6,7%) soprattutto per l’ampliarsi del fenomeno tra le famiglie di soli stranieri (da 24,0 a 32,1%).

Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono nei comuni centro di area metropolitana (l’incidenza aumenta da 5,3 del 2014 a 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%).

L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento (il valore minimo, 4,0%, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se è almeno diplomata l’incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare).

Si amplia l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2 del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7 a 11,7%). Rimane contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) e ritirata dal lavoro (3,8%).

fonte ISTAT

DEMOCRAZIA E AGIBILITÀ POLITICA NON SONO UNA CONCESSIONE MA UN DIRITTO COSTITUZIONALERIPRENDIAMOCI LE PIAZZE PER GRIDARE LE RAGIONE DEL NO.

Come cittadini, aderenti e attivisti del Coordinamento Democrazia Costituzionale sentiamo forte l’esigenza di contribuire in ogni modo al massimo coinvolgimento di tutti i cittadini italiani.
Abbiamo preso atto del possente e antidemocratico dislivello informativo imposto dalle forze anticostituzionali che vogliono la deforma della nostra costituzione.
Stiamo affrontando una battaglia epocale contro la trasformazione della nostra repubblica parlamentare in una repubblica di fatto presidenziale, dovendo sottostare alle “regole di un gioco” che ci sono imposte con la prepotenza di un potere sempre meno democratico, perché fondato sulla capacità dell’economia e della finanza di condizionare la grande comunicazione di massa, un gioco truccato attraverso una violazione sostanziale dei nostri diritti costituzionali.
L’unico strumento col quale opporci è il coinvolgimento diretto delle persone e dei cittadini che hanno compreso la gravità di quanto sta accadendo, affinché si mobilitino per rendere incisive le ragioni del NO al referendum e il diritto di affermarle in ogni ambito della vita politica e sociale e nelle piazze delle nostre città.
Per questo motivo proponiamo al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale di porsi l’obiettivo di una grande mobilitazione nazionale dei cittadini in tutte le piazze più centrali delle principali città nelle giornate del 24 e 25 settembre, facendo di questo obiettivo l’oggetto del coinvolgimento degli attivisti e delle iniziative che si creeranno in queste prossime settimane.
Il proposito è quello di incontrare più persone possibile in un luogo non solo largamente visibile ma che abbia anche il valore simbolico della riconquista della agibilità politica nelle piazze.
Un evento di due giorni in cui organizzare momenti di pubblica discussione e di intrattenimento che diano vita nelle piazze alla causa della tutela della democrazia e dei diritti costituzionali nel modo più coinvolgente possibile.
Invitiamo quindi tutti gli attivisti e i comitati a condividere questa proposta affinché divenga un obiettivo di tutte le forze che vogliono dire NO al prossimo referendum di ottobre, affinché questo obiettivo venga accolto e deliberato anche da tutte le istanze che a livello nazionale promuovono la causa del NO.
Vi sottopongono e sottoscrivono questo appello le cittadine e i cittadini di cui all’elenco che segue.
Link per aderire all’appello: http://goo.gl/forms/shQ6RBFVs7Z5Nd2p1
Link per visualizzare le adesioni: https://docs.google.com/spreadsheets/d/13DXz3DYn2u7V17aYZCHBmEYDIMCybo_Lo5nJRAKBGGE/edit?usp=sharing

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Logo Cia con Scritta

I dati Istat non ingannino: parlare di crescita dell’economia agricola meridionale rischia di essere esagerato se non inesatto. Lo sostiene il presidente nazionale della Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino, secondo cui “la ventata di ottimismo che ha fatto seguito alla diffusione delle rilevazioni sull’andamento dell’economia agricola meridionale nel 2015 richiede una lettura approfondita che non può prescindere da alcune riflessioni sui singoli comparti produttivi”. 

Stando all’Istituto nazionale di Statistica, il Mezzogiorno registra il primo recupero del Pil (+1%) dopo sette anni di cali ininterrotti, con un eclatante +7,3% del valore aggiunto del comparto agricolo. “Un segnale positivo che testimonia la dinamicità del settore agricolo e certifica gli sforzi quotidiani delle imprese, ma non si può ignorare che a tale crescita non sia seguito un adeguato trasferimento reddituale agli imprenditori”, commenta Scanavino.

“Sono ancora molte le produzioni simbolo dell’agricoltura del Mezzogiorno che vivono uno stato di grande difficoltà: se si guarda ad esempio ai prezzi pagati agli agricoltori, le ultime quotazioni indicano un calo generale del 4,6%. Una contrazione che supera i 15 punti percentuali per la frutta e il 30% per l’olio d’oliva, settore particolarmente penalizzato dalla mancata gestione dell’emergenza Xylella. Senza dimenticare le difficoltà che hanno caratterizzato l’ultima campagna agrumicola e i problemi di alcuni ortaggi come ipomodori”.
 
Non va trascurata poi, prosegue il leader Cia, il fatto che, come testimoniano i dati delle Camere di Commercio, nel primo trimestre 2016 hanno chiuso oltre 6.200 aziende agricole del Sud: un dato che equivale al 40% delle cessioni avvenute su tutto il territorio nazionale.
 
Anche sul fronte internazionale restano in campo la questione embargo con la Russia e si apre la questioneRegno UnitoPer queste ragioni, secondo la Cia, è opportuno siano messe in campo politiche necessarie a rilanciare la redditività degli agricoltori sia sul fronte nazionale sia su quello comunitario. E a proposito delle affermazioni di ieri del responsabile del Mipaaf sulla proroga dell’embargo  Scanavino annota che “finalmente il ministro Martina, nonché alcuni esponenti del mondo istituzionale, politico e associativo sembrano aver preso coscienza della gravità della situazione: gli agricoltori italiani ora si augurano che segua un impegno in sede diplomatica per una risoluzione celere e definitiva della crisi”.
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