Archivio per giugno, 2016

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Fare Memoria Viva. Un impegno quotidiano” è il tema dell’incontro – dibattito, organizzato alle 17 di sabato 25 giugno, nell’Atrio “Paolo Borsellino” della Biblioteca Comunale di Casa Professa, in ricordo dell’ultimo intervento pubblico del dott. Paolo Borsellino, avvenuto il 25 giugno del 1992.

A organizzarlo è l’associazione “Cittadinanza per la Magistratura“, che vuole ricordare il giudice ucciso dalla mafia il 19 luglio di 24 anni fa con un appuntamento ormai divenuto consueto per la città, facendo in tal modo memoria viva attraverso un nuovo passo e una nuova spinta finalizzati a un impegno vissuto ogni giorno al di là di vuote passerelle.

«Questa sesta edizione – spiegano gli organizzatori – ha l’obiettivo di ricordare in modo costruttivo e non retorico i processi e le storie di vittime di mafia spesso sconosciute e mai ricordate. Ne parleremo insieme a testimoni che, in prima persona, sono stati protagonisti di momenti storici del nostro Paese e con quanti si impegnano a trasmettere alle nuove generazioni un messaggio affinché tale memoria non vada persa. Perdere il passato, infatti, equivale a distruggere il futuro».

A consentire di fare questo viaggio nella memoria – appuntamento al quale teneva in modo particolare Giovanni Palazzotto, una delle anime più travolgenti e coinvolgenti di “Cittadinanza per la Magistratura, tragicamente scomparso l’1 agosto dello scorso anno -, ma anche in quell’oggi che consente di valorizzare e custodire quanto coraggiosamente e faticosamente fatto, saranno: Antonio Buttitta, professore emerito di Antropologia Culturale; Giuseppe Di Chiara, docente di Diritto Processuale Penale; Matteo Frasca, presidente dell’ANM Palermo; Alfonso Giordano,  presidente della Corte d’Assise  del primo Maxiprocesso; Giovanni Paparcuri, collaboratore dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per l’informatizzazione del primo Maxiprocesso. Ad aprire l’incontro, alcune letture di Sofia Muscato. Modererà il dibattito, la giornalista Gilda Sciortino.

13340172_1770776003209628_4730812018739509966_odi Raffaele Vescera

Napoli, asfissiata dallo stalking di Renzi, supportato da De Luca che invitava a votare per il centrodestra, non si lascia ingannare e riconferma De Magistris con una percentuale straordinaria che va oltre il 66%. Risultati amari per il governo nazionale e regionale, e più di tutto per gli affaristi che speravano di rimettere le mani sulla capitale del Sud.

A Roma, la Raggi s’irraggia oltre il 67% e strappa il Giachetti, già consunto e rivoltato.

A Torino, Fassino al 44% si fa ancor più cadaverico e resta appeso all’Appendino.

A Milano, Sala non fa il pienone e nel testa a testa potrebbe perdere la faccia.

Renzi piange, ha sbagliato a fare i compiti, qualcuno lo bacchetterà rimandandolo a ottobre, se prima non decide di abbandonare il barcone di Montecitorio, lasciando ad altri più capaci il timone della bagnarola Pd che affonda.

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Al ballottaggio con Lettieri. Fuori la candidata del Pd, Valeria Valente, e quello M5s, Matteo Brambilla

“Non si era mai visto un sindaco uscente senza soldi, che ha avuto contro tutti i poteri forti, il governo, la camorra, tutti i partiti politici, arrivare primo al ballottaggio distanziando di 18 punti il secondo arrivato. E’ l’inizio di una rivoluzione che far parlare di Napoli nei prossimi 5 anni”. Cosi’ il sindaco uscente di Napoli, Luigi de Magistris, commenta l’esito delle elezioni amministrative aprendo la conferenza stampa convocata in un hotel di Napoli. “Siamo diventati un soggetto politico nazionale e internazionale. Siamo un unicum”. “Noi – aggiunge – vogliamo avere un ruolo internazionale. Vogliamo che si guardi a Napoli come un nuovo soggetto, come Atene e Barcellona”.

Un duello già visto, quello tra De Magistris e Gianni Lettieri a Napoli. Un’esclusione pesante, quella della candidata del Pd, Valeria Valente per la quale negli ultimi giorni era sceso in campo Renzi in prima persona. E un risultato deludente, soprattutto rispetto all’andamento nazionale, per i 5 Stelle.

La prima parte del risultato delle amministrative a Napoli, in attesa del finale che sarà scritto il 19 giugno con il ballottaggio, consegna una serie di spunti politici di rilievo e lascia aperto un interrogativo: per chi voteranno gli elettori di Pd e i grillini tra 15 giorni? Il sindaco uscente Luigi de Magistris ha vinto questa volta la sfida della prima parte del campionato – a differenza di cinque anni fa quando fu l’attuale sindaco a piazzarsi al secondo posto – attestandosi su un risultato superiore al 42 per cento. Una vittoria parziale che forse in qualche sostenitore lascia però l’amaro in bocca visto che c’era chi pensava che si potesse chiudere subito la partita. Lettieri vince lui la sfida con la candidata del Pd, sfiorando il 24% contro il 21,5 della Valente.

Resta sotto il 10%, invece, Matteo Brambilla, che si era aggiudicato le comunarie online del Movimento 5 Stelle. La Valente paga le divisioni all’interno del partito, le primarie lacrime e sangue, cominciate con la brutta storia dell’euro ai simpatizzanti e che hanno segnato lo scontro con un nome nobile del partito, Antonio Bassolino. E non è servita nemmeno la stretta di mano in extremis tra l’ex sindaco di Napoli e la Valente. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che esulta per il risultato straordinario di Enzo Napoli, eletto sindaco di Salerno con il 72% (e nel capoluogo comunque non c’era nessuna lista con il simbolo del Pd, ma alcuni raggruppamenti diretta espressione di De Luca) nella notte ha commentato il risultato di Napoli sottolineando che “conoscevamo ampiamente la situazione e anzi abbiamo avuto un recupero”, ma ha anche sottolineato l’effetto devastante di una “balcanizzazione correntizia”. Resta da capire se abbia influito, tra i militanti storici, l’effetto dell’alleanza con i verdiniani di Ala che a Napoli ottengono l’1,5%.

De Magistris è sindaco civico che resta pienamente in corsa, un arancione come il riconfermato primo cittadino di Cagliari, al primo turno, Zedda e ha la soddisfazione di vedere una sua lista al primo posto tra i partiti a Napoli. Da ambienti vicini a Lettieri si punta sul fatto che per la prima volta un sindaco uscente non riesce a vincere direttamente, ma è costretto a ricorrere al ballottaggio. Stesso ragionamento nel comitato Valente dove si sottolinea la difficoltà della corsa della candidata dem. I voti dei grillini a Napoli, secondo una lettura che fa lo stesso candidato sindaco Brambilla, sono andati probabilmente direttamente allo stesso de Magistris. E quindi l’ingegnere brianzolo ha pagato lo scotto alla presenza del candidato arancione oltre ad aver presentato una sola lista, a differenza ad esempio dell’ampio schieramento del sindaco uscente. Brambilla considera comunque già un importante risultato l’ingresso, per la prima volta del Movimento 5 Stelle in Consiglio dopo che nella precedente consultazione non c’era riuscito uno dei big del partito, Roberto Fico. Negli altri capoluoghi, insieme con la schiacciante vittoria di Napoli a Salerno (il secondo, di Forza Italia, Roberto Celano arriva al 9,4%), sarà costretto a Benevento al ballottaggio l’ex Guardasigilli, Clemente Mastella, con l’esponente del Pd, Raffaele Del Vecchio. A Caserta si voterà ancora il 19 giugno con il candidato del centrosinistra Carlo Marino contro Riccardo Ventre, in vantaggio, del centrodestra o Francesco Apperti.

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Il TTIP per ora non passa, in compenso arriva il CETA. E non è una buona notizia – dice il noto giornalista Marcello Foa.

Parola di una fonte insospettabile:il Guardian.

CETA significa Comprehensive Economic and Trade Agreement ed è un accordo di libero scambio ancora sconosciuto ai più che prevede la soppressione delle barriere tariffarie tra Canada e Unione Europea. Questo trattato a fine giugno passerà al vaglio del Consiglio Europeo e potrebbe presto entrare in vigore.

Le finalità sono simili a quelle del TTIP. L’obiettivo dichiarato è di ridurre la regolamentazione sulle aziende ma si tratta di un altro trucco per limitare ancora una volta la sovranità degli stati, favorire le grandi banche e danneggiare i consumatori.

Gli USA hanno già annesso il Canada, ma nessuno lo ha notato. La Casa Bianca ha dato l’annuncio sul proprio sito in perfetto diplomatichese.

Come fa notare Nick Dearden sul Guardian, se un governo europeo decidesse, ad esempio, di bandire una sostanza chimica potenzialmente cancerogena, un’azienda canadese potrebbe fargli causa perché le verrebbe impedito di fare profitti. E, attenzione, il processo si terrebbe in un tribunale speciale. Proprio così, un tribunale ad hoc con giudici eletti dai politici canadesi e dalla commissione di non eletti di Bruxelles, e supervisionato dagli avvocati della multinazionale di turno.

Se il TTIP non dovesse essere firmato, il CETA sarebbe un escamotage per le aziende americane: 41mila su 47mila hanno una succursale in Canada, e con questo trattato potrebbero avviare azioni legali contro i governi europei che vanno contro i loro interessi. (Leggi qui per approfondire: http://goo.gl/wjECTs)

E poi c’è la questione banche: “La possibilità dei governi di controllare le banche e i mercati finanziari verrà ulteriormente ridotta. Il tentativo di limitare la crescita delle banche che sono ‘troppo grandi per fallire’ potrebbe portare un governo davanti a un tribunale segreto,” scrive Dearden sul Guardian. Ovvero, i grandi istituti avranno un potere pressoché illimitato.

In tutto questo i governi possono fare poco per salvarci. Il G7, conclude Dearden, “non può pensare ad altro che agli interessi delle élite dominanti del mondo.Dobbiamo essere noi come cittadini a rivendicare la democrazia, e i movimenti contro il TTIP e il CETA sono le attuali linee del fronte”.