Archivio per aprile, 2016

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In Sicilia il valore medio della produzione di olio di oliva negli ultimi anni e’ stato pari a 160 milioni di euro, la produzione media di olive e’ stata di 350.000 tonnellate, mentre quella di olio di 50.000 tonnellate. Questi alcuni dei dati che fotografano il mercato della produzione in Sicilia, emersi durante la conferenza stampa nelle sede dell’assessorato all’Agricoltura, a Palermo, per illustrare le prospettive del comparto dopo il riconoscimento da parte dell’Ue dell’Igp Olio Sicilia. Ed e’ la prima regione a ottenerlo. Un settore che nell’Isola occupa un superficie olivetata di 140.000 ettari (96% olive da olio, il 4% da mensa), impegna 140.000 aziende e 572 frantoi, e nel quale occorre puntare sempre piu’ alla qualita’ per creare nuove opportunita’ commerciali: secondo i dati forniti dall’assessorato, infatti, l’olio prodotto nell’Isola e’ destinato per il 15% all’autoconsumo, 45% al mercato regionale, 30% a quello nazionale e solo il 10% all’export. Accanto al riconoscimento Igp, inoltre, la Sicilia vanta anche 6 Dop: Monti Iblei, Val di Mazara, Valli Trapanesi, Monte Etna, Valle del Belice e Valdemone. “Siamo la prima regione ad aver ottenuto il riconoscimento dell’Igp Sicilia dell’olio”, afferma l’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici, “la nostra Isola e’ diventata apripista per le altre regioni che sono in attesa, come la Calabria. Questo riconoscimento non e’ una medaglia, ma un impegno che in qualche modo ci spinge a investire ancora di piu’. Sul fronte Piano di sviluppo rurale abbiamo gia’ pubblicato altri due bandi tra ieri e oggi”. L’obiettivo secondo Cracolici e’ premiare chi lavora privilegiando la qualita’ perche’ il futuro e’ rappresentato “dalla sicurezza alimentare, il biologico e il brand Sicilia. Tutto cio’ ci spinge a migliorare la nostra produzione. Al momento siamo terzi produttori di olio e ottavi nell’imbottigliarlo -aggiunge- questo la dice lunga sulla dicotomia che separa la nostra Isola dal resto dell’Italia”. 
Per il presidente del comitato Igp Olio Sicilia, Maurizio Lunetta, il percorso Igp e’ stato possibile grazie al lavoro di gruppo fatto dall’assessorato, il comitato, l’istituto Vite e olio e le organizzazioni professionali. “Ci sono nella regione poche aziende strutturate e pronte all’internazionalizzazione -spiega- e l’Igp portera’ sicuramente a un rilancio. Le aziende piu’ grosse utilizzeranno l’Igp Sicilia, trainando anche le altre. Il marchio ci permette di avere una riconoscibilita’ e uscire dal l’anonimato. L’olio sara’ prodotto, molito e imbottigliato in Sicilia. Questo e’ un grande vantaggio -conclude- che ci permette di chiudere la filiera e migliorare la tracciabilita’”. (AGI)

IMG_5206ascolta la intervista a Radio Radicale

 

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“In ordine alla pdl sulla gestione dell’acqua, il mio voto contrario all’emendamento presentato dalla Commissione Bilancio, ispirato dal ministero dell’economia, è la presa di posizione di chi – come me e di quella parte del Pd che, seguendomi, non l’ha votato – lo giudica un’inversione della ratio dell’intera legge. 
Il testo della pdl recitava: “in via prioritaria è disposto l’affidamento diretto in favore di società interamente pubbliche”. L’emendamento proposto dalla Commissione Bilancio lo modifica prevedendo che “l’affidamento può avvenire anche in via diretta a favore di società interamente pubbliche”. In sostanza, si è operata una inversione inaccettabile, dicendo che l’affidamento diretto alla società pubblica non è più una “priorità” ma – di fatto – una “possibilità”. È evidente che l’opzione viene rimessa alla politica locale, ma è altrettanto evidente che il segnale è di ridimensionamento dell’idea di “priorità” pubblica che fino al giorno prima era stato presentato come l’aspetto caratterizzante”. Chiaramente, conseguentemente, non ho votato neanche la legge.
Mi auguro che il Senato (che ancora ha il potere di farlo) riveda il testo e ripristini quel richiamo essenziale alla “priorità” della gestione pubblica, senza il quale si svuoterebbe la volontà popolare espressa con il referendum del 2011″

cropped-comitato2Martedi 26 Aprile mattina dalle ore 10 il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale di Messina sarà a piazza Unione Europea (piazza municipio) per dire no alla scellerata riforma Boschi e ad un Senato di nominati con l’immunità. Per opporci alla pessima legge elettorale, Italicum, che, grazie al meccanismo dei capolista garantiti e delle candidature multiple, ancora una volta ci priva, di fatto, del diritto di eleggere con il voto di preferenza i nostri rappresentanti in parlamento.
Alla presenza dei consiglieri comunali Gino Sturniolo e Nina Lo Presti sarà anche possibile firmare per i referendum abrogativi della legge elettorale, contro l’abnorme premio di maggioranza e per eliminare i capilista bloccati e quindi il monopolio delle segreterie di partito nella designazione dei deputati. E’ necessario restituire, attraverso la cancellazione di questa norma, il potere ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti in parlamento.

Saranno presenti l’attore Maurizio Marchetti e la musicista Viola Adamova che presenteranno alcuni brani in difesa dei nostri valori costituzionali.

Durante l’evento, nello stesso luogo alle ore 10, si terrà una conferenza stampa per spiegare le ragioni del no a questa ‘deforma’ costituzionale e presentare il comitato messinese e le iniziative che nei prossimi mesi saranno portate avanti.

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Formalizzazione del concetto di terzo settore definito come: “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, so-lidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi. Non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche.”

Definizione di alcuni criteri generali come la tutela del diritto di associazione, la valorizzazione delle formazioni sociali liberamente costituite, il riconoscimento dell’iniziativa economica privata, assicurare l’autonomia statutaria degli enti, garantire la semplificazione normativa.

Semplificazione e riordino della normativa: si prevede la semplificazione delle norme riguardanti lo statuto civile delle persone giuridiche (Titolo II del Codice Civile) e la stesura di un Codice del Terzo Settore che contenga disposizioni generali applicabili a tutti gli enti, individui le attività di interesse generale svolte dalle organizzazioni del terzo settore e la loro differenziazione tra i diversi tipi di ente, definisca forme e modalità di organizzazione, amministrazione e controllo, preveda il divieto di redistribuzione degli utili, determini le modalità di rendicontazione, verifica, controllo, informazione ispirate alla trasparenza e le modalità di tutela dei lavoratori e della loro partecipazione ai processi decisionali. Il Codice deve inoltre prevedere la definizione del Registro Nazionale del Terzo Settore e le modalità di iscrizione (obbligatoria per numerose categorie di enti) oltre che le forme di partecipazione all’elaborazione delle politiche pubbliche

Revisione della normativa in materia di volontariato e promozione sociale: viene prevista l’armonizzazione della normativa su volontariato e promozione sociale, la promozione del volontariato anche in collaborazione con il sistema scolastico e la valorizzazione dell’esperienza dei volontari in ambito formativo e lavorativo

Revisione della disciplina concernente le imprese sociali: l’impresa sociale viene definita come “organizzazione privata che svolge attività d’impresa per le finalità di cui all’articolo 1, comma 1 (NdA: il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza at-tiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione la-vorativa), destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale nei limiti di cui alla lettera d) (NdA: nei limiti massimi previsti per le cooperative a mutualità prevalente), adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività e quindi rientra nel complesso degli enti del Terzo Settore.” Si prevede inoltre l’aumento delle categorie di lavoratori svantaggiati che dovrebbero comprendere anche le nuove forme di esclusione.

Riformare il servizio civile nazionale che, assumendo la denominazione di servizio civile universale, si aprirà ai cittadini stranieri regolarmente residenti, prevederà uno status giuridico specifico per i volontari in servizio civile e modalità di accreditamento per gli enti titolari di progetto. Il progetto avrà una durata variabile tra otto mesi e un anno con possibilità di adeguamento alle esigenze di vita e lavoro del giovane volontario e potrà essere riconosciuto a fini formativi e lavorativi.

Riforma dei centri di servizio per il volontariato: i Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) potranno essere gestiti non solo dalle organizzazioni di volontariato ma da tutti gli enti del terzo settore (sebbene negli organi di governo la maggioranza deve essere garantita al volontariato) e i servizi saranno erogati a tutti gli enti che si avvalgono di volontari. È inoltre prevista la costituzione di organismi di coordinamento regionali e sovraregionali con funzione di programmazione e controllo dei CSV.

Informazione, controllo e monitoraggio: l’Osservatorio nazionale per il volontariato e l’Osservatorio nazionale per l’associazionismo di promozione sociale confluiscono nel Consiglio Nazionale del Terzo Settore, un organismo di consultazione che dovrà valorizzare le reti associative di secondo livello. Le funzioni di monitoraggio, vigilanza e controllo pubblico competono al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che una volta all’anno dovrà relazionare al Parlamento sull’attività svolta. Andranno inoltre individuate modalità di autocontrollo con il coinvolgimento delle reti di secondo livello e del CSV.

Fiscalità e sostegno economico: viene prevista la semplificazione della normativa fiscale e l’istituzione di misure di supporto come alcuni strumenti di finanza sociale, l’agevolazione delle donazioni, la costituzione di un fondo presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il consolidamento del cinque mille. Viene però richiesta maggiore trasparenza alle organizzazioni del terzo settore.

Fondazione Italia Sociale (c.d. IRI del terzo settore): si prevede l’istituzione di una fondazione di diritto privato denominata Italia Sociale con lo scopo di favorire l’incontro tra i finanziatori e gli enti beneficiari dei finanziamenti.

  
Solo loro sono almeno trecento. Se, poi, consideriamo anche le famiglie, il numero lievita sensibilmente. Trecento e passa voci che si levano alte e che gridano: «Giù le mani dallo Zen».E che, a ridosso della presentazione del piano di riqualificazione del loro quartiere, annunciato proprio oggi dal primo cittadino, chiedono se non sarà l’ennesima sfilza di promesse elettorali.

«Era il 13 Aprile del 2015 quando ho portato le ragazze a Villa Niscemi – racconta Aurelia Granà l’ex insegnante di un corso professionale – dove vennero promesse tante belle cose, facendo loro credere che la situazione potesse cambiare. Pura illusione perché, a distanza di quasi un anno, allo Zen la spazzatura sbuca sempre da tutte le parti, le fognature scoppiano e distribuiscono liquami a cielo aperto, mentre i cosiddetti “montarozzi” pieni di ogni materiale di risulta, che Orlando aveva promesso sarebbero scomparsi, fanno bella mostra di sé. Tranne, però, quelli eliminati per l’imminente arrivo della Boldrini».

«Gli spazzini vengono, guardano e vanno via – spiegano Francesca, Marika, Maria, Anna, Lucrezia, Clara e tutte le altre ragazze – dimostrandoci apertamente che la cosa non interessa assolutamente. Non diciamo che ci vorrebbe poco per sistemare le cose ma, con un pizzico di buona volontà, si potrebbero sistemare diversi spazi abbandonati e trasformarli in villette, creare aree per ì giochi dei bambini e zone in cui noi ragazzi possiamo trascorrere il nostro tempo libero. Invece non sappiamo mai dove stare ».

Altro capitolo sono i collegamenti con la città, da sempre estremamente carenti o anche del tutto assenti. Ciò comporta l’isolamento degli abitanti dal resto della città per la difficoltà di raggiungerla. Tanti sono, inoltre, i ritardi a scuola a causa di tali inefficienze.

«Nelle periferie non cambia mai nulla – afferma Eduardo Marchiano, presidente dell’associazione “Aiace” – come del resto non cambia la modalità con cui si promettono e annunciano gli interventi. Ricordiamo il nostro primo cittadino venire a fare il classico giro del mercatino a stringere mani e promettere il mondo. Passerelle viste e riviste che Orlando intende riproporre? La nostra associazione chiede da sempre la riqualificazione di questo territorio. Parlo di realtà come l’ex Onpi, di via Aiace stessa, del cotonificio per il quale ci battiamo al fine di garantire piena tutela ambientale. Dov’è quella riqualificazione urbana tanto promessa? Se ne parla solo in campagna elettorale e poi tutto torna nel dimenticatoio. Senza pensare che riqualificare significa anche dare lavoro. Le periferie non possono essere sempre e solo serbatoi di voti, di cui ci si dimentica passate le elezioni di turno. Basta veramente. Ci uniamo al grido delle ragazze dello Zen, ribadendo che queste realtà non sono il ramo secco della città, ma la sua linfa vitale».

«Ancora un’altra conferenza stampa per dire che andrà tutto bene? – tuona in conclusione la Granà –. Non ci crediamo, anche perché da tempo abbiamo finito di credere alle favole. Come dicono le mie ragazze, nulla mai cambierà! Lo Zen è Zen! Non consentiremo, però, che si strumentalizzi il degrado voluto da questa amministrazione in funzione della solita campagna elettorale. Questa gente ha un cervello pensante e sa già di non volere votare più per questo sindaco. Mi unisco a loro e dico pure io: «Giù le mani dallo Zen».

IMG_5206(ANSA) – ROMA, 9 APR – “Oggi, Travaglio lancia la raccolta delle firme per un referendum abrogativo di due aspetti dell’Italicum: il primo, le candidature “bloccate” e “multiple”; il secondo, il ballottaggio. Ricordo che nel novembre scorso ho presentato una proposta di legge per eliminare il ballottaggio dall’Italicum”. Lo afferma il deputato Pd Giuseppe Lauricella. “Quanto alle candidature bloccate e soprattutto alle candidature multiple, se il referendum costituzionale confermera’ la riforma, entro dieci giorni dall’entrata in vigore potra’ essere richiesto il controllo di costituzionalita’ alla Corte  costituzionale, che non potra’ che confermare almeno l’illegittimita’ delle candidature multiple e, probabilmente, del ballottaggio attesa la sproporzione che puo’ provocare tra voti e seggi ottenuti. Se, invece, il referendum non dovesse avere esito positivo, si dovra’ comunque ripensare il sistema elettorale, attesa la sopravvivenza del Senato, proprio per evitare un sistema strabico anche sul piano del rapporto di fiducia”, osserva Lauricella.

Il 17 aprile vota Si

Pubblicato: 8 aprile 2016 in Attualità

 

Il senatore ex Pd risponde al premier che lo aveva accusato di lasciare il partito ma non la poltrona

FullSizeRenderCorradino Mineo passa al contrattacco e dice di Matteo Renzi: «So quanto si senta insicuro quando non si muove sul terreno che meglio conosce, quello della politica contingente». Ma non solo. «So — aggiunge infatti il senatore ex Pd — quanto possa sentirsi subalterno a una donna bella e decisa. Fino al punto — rincara — di rimettere in questione il suo stesso ruolo al governo». Nei giorni scorsi l’ex direttore di RaiNews era stato attaccato dal premier che in un’intervista a Bruno Vespa per il suo libro «Donne d’Italia» lo aveva accusato di lasciare il partito ma non la poltrona: «È sempre lì,a spiegare come va il mondo. Al massimo si dimette dal Pd, ma la poltrona non la lascia, per carità. Chi va a raggiungere Landini, Camusso, Vendola, Fassina faccia pure». L’ex direttore di Rainews24 ha così deciso di replicare: «Non mi chiamo Renzi, non frequento Verdini, non sono nato a Rignano. Quanto alla “poltrona”, a differenza forse di qualcun altro, io non ne ho bisogno. Ho lavorato per 40 anni, salendo passo dopo passo il cursus honorum, da giornalista fino a direttore. Probabilmente ho ancora “mercato”. E prosegue: «Non ora, perché ho preso un impegno accettando la candidatura che Bersani mi propose nel 2013, e lo manterrò, quell’impegno, in barba a chi vorrebbe “asfaltare” il dissenso». 

<Corriere>

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On. Giuseppe Lauricella

La commissione Affari costituzionali ha iniziato oggi la discussione sulle riforme costituzionali che dovranno approdare la prossima settimana in Aula, ma lo scontro non c’e’ stato sui contenuti, bensi’ sull’intenzione del gruppo del Pd di presentare le firme per chiedere il referendum confermativo. Dopo la relazione illustrativa del relatore Emanuele Fiano (Pd), e’ intervenuto Danilo Toninelli, di M5s, che ha chiesto “ufficialmente” alla maggioranza ed al Pd in particolare. di non presentare le firme necessarie per chiedere il referendum. “E’ una sgrammaticatura costituzionale del Pd – ha spiegato al termine dei lavori Toninelli ai giornalisti – perche’ il referendum e’ uno strumento riservato alle opposizioni, a chi non e’ d’accordo, altrimenti non e’ un referendum, ma un plebiscito”. Benche’ sia del Pd, anche Giuseppe LAURICELLA ha criticato l’annunciata intenzione del gruppo Dem di raccogliere e presentare le firme per il referendum. Anche LAURICELLA ha affermato che il referendum confermativo e’ uno strumento a disposizione delle opposizioni e non della maggioranza.