Palermo: i giovani, la scuola e le istituzioni sorde

Pubblicato: 24 febbraio 2016 in Attualità

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Di Augusto Cavadi

Da settimane, ormai, i ragazzi del Liceo “Cannizzaro” perseverano in una contestazione assai civile nelle motivazioni e nei modi. Come davanti a molte scuole, anche in via Arimondi un cartello vieta la circolazione di automobili e scooter; e, come davanti a molte scuole, il divieto resta lettera morta. Mai un vigile urbano, una pattuglia della polizia o dei carabinieri, che faccia rispettare il divieto: così, asfissiati dallo smog e perennemente sfiorati da auto e moto, hanno deciso di auto-tutelarsi organizzando dei turni per fermare i contravventori.

Ovviamente l’iniziativa espone questi ragazzi a rimbrotti, pressioni seduttive da parte di signore della buona borghesia, chiare minacce da parte di bulli in fuoristrada rampanti. E sono soli. Drammaticamente soli. Forse senza saperlo, sono diventati un’ipostatizzazione del cittadino palermitano medio: un soggetto troppo piccolo per difendersi dall’illegalità sistemica che lo assedia e soffoca da molti lati.

Sono anni ormai che alcuni di noi criticano fermamente occupazioni di edifici scolastici e altre manifestazioni di protesta da parte di studenti troppo spesso più ‘agitati’ che informati. Ma, proprio per questo,  sarebbe imperdonabile continuare a negargli solidarietà quando – come adesso – hanno ragione da vendere. Senza ‘se’ e senza ‘ma’. Come hanno ragione gli alunni della succursale del liceo Garibaldi, a pochi passi dal Cannizzaro, che la mattina non possono posteggiare gli scooter negli spazi riservati perché sono abitualmente occupati da auto. Non possono posteggiare davanti a scuola, ma neppure nel vicino posteggio di via Sampolo: esso pure sistematicamente occupato da auto in sosta abusiva. Non gli resta che trasgredire a loro volta,  occupando i marciapiedi zeppi di cartacce e cacche di cani a ogni ora di ogni santo giorno.

Con queste premesse e in questo contesto, una volta varcata la soglia dell’aula scolastica bisognerebbe educarsi reciprocamente  – insegnanti e alunni – al senso del rispetto dell’ambiente naturale, della bellezza artistica, della legalità democratica, dell’impegno civico: con che probabilità di successo è facile intuirlo. Insomma, con lo striscione e la resistenza nonviolenta  a mani nude, alcuni nostri figli stanno chiedendo alle istituzioni di spezzare un circolo infernale. Non so sino a quando persevereranno senza scoraggiarsi, ma so che al sindaco o al prefetto basterebbe una telefonata per spezzarlo.

 

 

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