Archivio per febbraio, 2016

  

Di Luisella Costamagna

Cara Debora Serracchiani, la sua sembrava una di quelle rare storie che riconciliano con la politica: la giovane sconosciuta del Pd di Udine che prende la parola all’Associazione dei Circoli, conquista la platea cantandole al segretario Franceschini e da lì vola sulla scena nazionale. Sembrava una fiaba.  Sembrava, perché a vederla oggi, vicesegretario del Pd renziano, la sensazione è quella di un gigantesco abbaglio. In quell’ormai lontano 2009 scandiva: “Non ci possiamo riconoscere in un Paese che non tassa i ricchi solo perché pensa che siano troppo pochi”. Applausi. “Il problema è aver fatto fare a Di Pietro opposizione da solo su temi che ci appartengono, come il conflitto d’interessi e la questione morale”. Ovazione. Ma ora che guida il partito di governo, che fine hanno fatto quei temi e quei provvedimenti?
La distanza – abissale – tra le sue parole di ieri e l’oggi non si ferma qui. Nel 2011 scriveva: “Il dibattito sul mercato del lavoro si sta riducendo a un referendum sull’art. 18, e questo è quanto di più sbagliato e lontano dagli interessi dei lavoratori possa fare la politica”; nel 2012 se la prendeva con la Confindustria e il Pdl, che volevano modificare ulteriormente quell’articolo rispetto alla legge Fornero: “Il campo del licenziamento soggettivo e disciplinare per definizione non ha alcun collegamento con la crisi economica e la necessità di fronteggiarla”. Oggi, invece, va bene farsi dettare il Jobs Act dalla Confindustria anche sui licenziamenti soggettivi, l’art. 18 si può rottamare e la riforma con Renzi diventa – parole ancora sue – “di sinistra”.  
Nel 2013 era addirittura “incazzata”: “Quando ho sentito il nome di Marini ho ripensato alla Bicamerale. Poi ho visto la foto di Bersaniche abbracciava Alfano e ho pensato: abbiamo toccato il fondo” – disse alla Stampa quando si doveva decidere il capo dello Stato – “Berlusconi è una malattia da cui non guarisco. Come quei fastidi che ti fanno dire: sono 20 anni che ho la psoriasi. L’Italia merita qualcosa di diverso”. E invece, col suo segretario-premier, avete prolungato l’infiammazione a tutti gli italiani stringendo un patto con un condannato e decaduto dal Parlamento (almeno durante la Bicamerale non lo era), che – l’ha detto ancora lei a luglio – “è sempre il benvenuto, ci dà più garanzie del M5S”, e con Alfano siete passati dall’abbraccio al bacio di governo, scavando sul fondo. L’Italia – lo dico io a lei – si meritava qualcosa di diverso.
Cara Serracchiani, la sua metamorfosi è innegabile: la colorata Amélie della politica, che incarnava Il favoloso mondo combattendo l’apparato, ha lasciato il posto a una grigia dirigente di partito che guai ad attaccare il segretario, lui è perfetto e fa solo cose perfette, se no ve le suono. Ma al di là della delusione (penso ai molti giovani che si sono identificati in lei e l’hanno sostenuta, portandola dov’è adesso) di scoprire che in politica, con le poltrone di mezzo, non ci possono essere fiabe, resta un dubbio atroce, sul tipo di quello generato dai saldi: non si sa se ci prendevano in giro prima, vendendoci abiti a prezzo esorbitante, o lo fanno dopo rifilandoci avanzi di magazzino. Nel suo caso, era in buona fede prima o lo è oggi? Almeno allora erano solo parole, oggi invece – ahimè – sono fatti concreti. 

Il fatto quotidiano

  

Di Maria Grazia Sottile

Come tutti sapete in questi giorni si discute della finanziaria siciliana e momenti nevralgici come questi diventano una occasione ghiotta per far passare di tutto e di più. 

L’ultima idea strepitosa di Crocetta e Baccei è lo scippo dei fondi destinati alla pensione dei dipendenti regionali.

Prima del 2009 tutta la previdenza non veniva amministrata in maniera separata, ma tutto veniva gestito attraverso il grande calderone del bilancio regionale dove confluivano i contributi dei dipendenti e da dove si attingeva per pagare le pensioni. 

Ci si rese presto conto che questo sistema non poteva essere più sostenuto e con le l.r. n. 2/2002 si cercò di affidare la gestione del sistema pensionistico all’INPDAP. L’accordo con l’INPDAP fu ritenuto troppo oneroso e non andò in porto. Quindi con l’articolo 15 della legge regionale 6/2009 fu creato il Fondo Pensioni Sicilia.

 I dipendenti che sono “serviti” dal Fondo sono stati suddivisi in due categorie, da un lato quelli con “Contratto 1” assunti prima del 1986 per i quali la pensione viene erogata con fondi del bilancio, dall’altro per tutti coloro che sono stati assunti dopo il 31 dicembre 2003, “Contratto 2”, si applica il sistema contributivo statale. Per i dipendenti “Contratto 2” – la pensione viene gestita dal Fondo, il trattamento contributivo è identico a quello degli statali.

 Il Fondo Pensione Sicilia gestisce le pensioni del “Contratto 2”, mentre si limita a fare da tramite per le altre.

La creazione del Fondo, oltre che fare ordine nel sistema previdenziale e contributivo, ha dato la possibilità ai dipendenti di mettere in sicurezza le somme versate a titolo contributivo che in passato erano in balia della politica di turno che li utilizzava per delle spese che spesso e volentieri erano scellerate.

La legge regionale 6/2009 prevedeva inoltre che la Regione trasferisse al Fondo 885 milioni di euro, pari al montante contributivo dei dipendenti, con rate annuali da 59 milioni di euro. 

Quindi la creazione del Fondo Pensioni Sicilia, per dirla in maniera evangelica è stata cosa “buona e giusta”, ma i nodi al pettine sono arrivati presto, la Regione si è subito manifestata inadempiente nel versamento del dovuto al Fondo ed ha cercato di sopperire alle sue insolvenze cercando di cedere alcuni immobili in luogo del pagamento, immobili che si sono rivelati assolutamente incapaci di creare reddito.

Malgrado tutti e tutto il Fondo è stato capace di gestire i contributi raccolti in maniera giusta, cercando, anche con degli investimenti, o con dei prestiti agevolati ai dipendenti, di salvaguardare i contributi dei dipendenti regionali, chiudendo peraltro in attivo.

Il Crocetta ed il Baccei avrebbero individuato nel Fondo Pensioni Sicilia il pozzo di San Patrizio, siccome è un Ente che funziona e vi confluiscono i contributi (tutti soldi nostri e non loro) e che garantirà la pensione ai dipendenti regionali, gli occhi di questi due loschi figuri hanno luccicato. Quindi hanno messo in moto la macchina del “banco piglia tutto”, si sono messi in testa che possono tranquillamente appropriarsi dei fondi del Fondo Pensioni Sicilia per garantire i Comuni con cui la Regione avrebbe delle pendenze di non si capisce cosa.

Il Governatore che si autoproclama “rispettoso della legge” è il primo a non rispettare le norme, infatti è inadempiente verso il Fondo perchè non provvede a rinominare gli organi a cui è scaduto l’incarico determinando un rallentamento dell’attività dello stesso, in più al posto di assolvere ai suo doveri si ingegna per defraudare i dipendenti regionale e distruggerne quello che può essere una serena vecchiaia. 

Come può la Regione debitrice nei confronti del Fondo, chiedere allo stesso che si faccia suo creditore per ulteriori prestiti che verosimilmente non verrano mai restituiti?

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Nella seduta del 22 febbraio dell’A.R.S. con all’ordine del giorno l’esame del D.D.L. n132/A Bilancio di previsione 2016 è stato approvato un emendamento presentato dal Movimento 5 Stelle ed illustrato dall’On. Ciaccio che ha ridotto il fondo per il trattamento di posizione e di risultato della dirigenza regionale dell’importo di un milione di euro da destinare ad opere marittime nei porti di seconda categoria, seconda, terza e quarta classe.

L’emendamento presentato dal Movimento 5 Stelle doveva essere dichiarato irricevibile dal Presidente dell’A.R.S. e dalla Commissione II Bilancio, in quanto la consistenza del fondo è stata determinata con norme di leggi finanziarie e, pertanto, non poteva essere modificata con lo strumento utilizzato.

Il Governo, si è debolmente opposto, sostenendo che l’importo del fondo è quantificato in base ai contratti vigenti, per cui si vanno a toccare obbligazioni giuridicamente vincolanti.

Il Governo e la maggioranza che lo sostiene non sono stati in grado di difendere il proprio disegno di legge di bilancio, consentendo l’ennesimo attacco alla dirigenza regionale, esclusi gli alti burocrati.

Da oltre due anni i dirigenti regionali subiscono tagli senza alcun criterio, se non quello di razziare le risorse destinate alla categoria responsabile della gestione dell’Amministrazione pubblica.

 

Anp e Cia alla Camera___________________________________________________________________________________________________________

di Carmelo Travaglia *

Questa mattina insieme a una delegazione dell’Anp -Associazione nazionale Pensionati della Cia, abbiamo illustrato al vicepresidente della Camera dei Deputati, Marina Sereni  la petizione per l’aumento delle pensioni basse.

La raccolta delle firme della petizione è partita nel maggio scorso su tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica, il Parlamento, il Governo, i partiti. Sono state raccolte oltre 100.000  adesioni per chiedere al Governo:

  1. L’aumento delle pensioni minime;
  2. l’estensione del bonus di 80 euro ai pensionati al di sotto dei 1.000 euro mensili (oltre l’80 per cento dei pensionati iscritti all’Anp-Cia ha una pensione che oscilla da un minimo di 502 a 1.000 euro mensili);
  3. l’ampliamento delle aree esenti da tasse;
  4. una sanità pubblica più efficiente con la medicina integrata, anche per chi vive nelle zone rurali;
  5. interventi per la non-autosufficienza.

Un’iniziativa nata  per richiamare le Istituzioni e le forze politiche su un tema centrale per la sostenibilità del tessuto sociale del Paese.

Oggi la situazione precaria nella quale tanti pensionati sono costretti a vivere (parliamo di agricoltori, ex mezzadri, ex contadini, ex coloni, braccianti) donne, uomini che dopo una vita di lavoro nei campi percepiscono una pensione mensile che si aggira intorno ai 500 euro, in molti casi una pensione integrata al minimo.

La vice presidente della Camera dei Deputati, Marina Sereni, si è ritrovata d’accordo e ha valutato ragionevole la proposta di aumentare di 80 euro le pensioni minime.

“Dobbiamo -ha evidenziato Marina Sereni- selezionare le priorità per affrontare, una per volta, le problematiche più urgenti del Paese. La questione dei pensionati indigenti, in generale, oltre a quelli svantaggiati che vivono nelle aree interne e rurali hanno la dignità di essere considerati un tema da mettere in evidenza nell’agenda politica del Governo.”

La delegazione di Cia/Anp oltre a Cinzia Pagni e Vincenzo Brocco era composta da: Alberto Giombetti responsabile relazioni istituzionali per la presidenza della Cia, i vice presidenti di Anp, Giovanna Gazzetta, Alessandro Del Carlo, Valter  Manfredi, dallo scrivente, oltre alla coordinatrice di Anp Daniela Zilli e il presidente dell’Inac  Antonio Barile.

  • Presidente regionale Sicilia pensionati CIA 
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Di Augusto Cavadi

Da settimane, ormai, i ragazzi del Liceo “Cannizzaro” perseverano in una contestazione assai civile nelle motivazioni e nei modi. Come davanti a molte scuole, anche in via Arimondi un cartello vieta la circolazione di automobili e scooter; e, come davanti a molte scuole, il divieto resta lettera morta. Mai un vigile urbano, una pattuglia della polizia o dei carabinieri, che faccia rispettare il divieto: così, asfissiati dallo smog e perennemente sfiorati da auto e moto, hanno deciso di auto-tutelarsi organizzando dei turni per fermare i contravventori.

Ovviamente l’iniziativa espone questi ragazzi a rimbrotti, pressioni seduttive da parte di signore della buona borghesia, chiare minacce da parte di bulli in fuoristrada rampanti. E sono soli. Drammaticamente soli. Forse senza saperlo, sono diventati un’ipostatizzazione del cittadino palermitano medio: un soggetto troppo piccolo per difendersi dall’illegalità sistemica che lo assedia e soffoca da molti lati.

Sono anni ormai che alcuni di noi criticano fermamente occupazioni di edifici scolastici e altre manifestazioni di protesta da parte di studenti troppo spesso più ‘agitati’ che informati. Ma, proprio per questo,  sarebbe imperdonabile continuare a negargli solidarietà quando – come adesso – hanno ragione da vendere. Senza ‘se’ e senza ‘ma’. Come hanno ragione gli alunni della succursale del liceo Garibaldi, a pochi passi dal Cannizzaro, che la mattina non possono posteggiare gli scooter negli spazi riservati perché sono abitualmente occupati da auto. Non possono posteggiare davanti a scuola, ma neppure nel vicino posteggio di via Sampolo: esso pure sistematicamente occupato da auto in sosta abusiva. Non gli resta che trasgredire a loro volta,  occupando i marciapiedi zeppi di cartacce e cacche di cani a ogni ora di ogni santo giorno.

Con queste premesse e in questo contesto, una volta varcata la soglia dell’aula scolastica bisognerebbe educarsi reciprocamente  – insegnanti e alunni – al senso del rispetto dell’ambiente naturale, della bellezza artistica, della legalità democratica, dell’impegno civico: con che probabilità di successo è facile intuirlo. Insomma, con lo striscione e la resistenza nonviolenta  a mani nude, alcuni nostri figli stanno chiedendo alle istituzioni di spezzare un circolo infernale. Non so sino a quando persevereranno senza scoraggiarsi, ma so che al sindaco o al prefetto basterebbe una telefonata per spezzarlo.

 

 

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La Cia – AGRICOLTORI ITALIANI e Codacons hanno deciso di mettere in campo un’iniziativa di denuncia molto forte, per tenere sempre accesi i riflettori sul problema dello sfruttamento nelle campagne. Infatti le due organizzazioni, hanno chiesto ad una delle più affermate fotografe del panorama internazionale, Tiziana Luxardo, di rappresentare questa piaga che ancora viva nel nostro Paese. Lei lo ha fatto, realizzando un calendario per l’anno 2016 dal titolo “Siamo uomini o caporali…” che farà sicuramente discutere, scuotendo l’opinione pubblica.

L’odioso fenomeno del caporalato in Italia è ancora un problema non pienamente risolto. Sul campo si contano ancora le vittime, perlopiù stranieri sfruttati ma anche nostri connazionali: uomini e donne. Degli schiavi, alle volte dei veri “fantasmi”, i cui corpi non vengono neanche rinvenuti.

Fortunatamente, c’è oggi una presa di coscienza del problema più diffusa, tanto che il Governo ha varato nuove e più stringenti leggi tese a debellare questa odiosa pratica, questo reato. Dal canto loro gli agricoltori italiani, che per la stragrande maggioranza operano nella più cristallina legalità ed etica, utilizzeranno il calendario per invitare i colleghi ad aderire alla “Rete del lavoro agricolo di qualità”.

Tra le vittime di questi criminali, spesso alimentati dal sistema delle mafie, ci sono proprio gli agricoltori perbene e i consumatori. I primi danneggiati due volte: in termini d’immagine del settore e nella competitività delle loro produzioni. I secondi, acquirenti inconsapevoli di prodotti frutto di violenze e malaffare.

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“Davvero sui generis e, in un certo senso, contraddittoria la posizione assunta da Roberto Speranza che invita Matteo Renzi a mettere ‘tutto il suo peso’ sul ddl Cirinna’ come gia’ sul jobs act e l’italicum. Cosa dovrebbe fare Renzi, porre la questione di fiducia anche su un tema che riguarda i diritti civili? Sarebbe una forzatura come, d’altro canto, fu qualificata tale dallo stesso Speranza quando la fiducia fu posta sul jobs act e soprattutto sulla legge elettorale”. Lo afferma il deputato Pd Giuseppe Lauricella. “La posizione assunta da Renzi sulle unioni civili – aggiunge – mi sembra quella corretta, lasciando lo spazio di riflessione e di scelta allo stesso Parlamento, finalmente chiamato ad assumersi la responsabilita’ su una legge che delineera’ la struttura della famiglia fondata sul matrimonio e delle formazioni sociali, nelle quali – per quanto mi riguarda – vanno riconosciuti tutti i diritti alle coppie conviventi (omo o etero che siano) ma non le pretese. Dovra’ definirsi una chiara la distinzione, come dice la nostra Costituzione, suffragata dalla recente e costante giurisprudenza costituzionale”.

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Di Angelo Forgia

Da oggi pomeriggio a  Roma, presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur e fino a domenica 21 si terrà “Cosmopolitica”,  tre giorni per  delineare la nuova sinistra italiana. 

Si va verso il cambiamento guardando al futuro con un occhio attento alla difesa della Costituzione e alle fasce deboli della popolazione, infatti nell’appello si evidenzia come si vuole “difendere la Costituzione e i suoi valori, la democrazia. Il governo Renzi e il PD vanno in una direzione diametralmente opposta e ci raccontano che non c’è alternativa. Per noi invece non solo l’alternativa è possibile ma è necessaria ed è basata sui diritti, sull’uguaglianza, sui beni comuni”.

Domani si darà vita a una sorta di assemblea permanente attraverso tavoli tematici con ventiquattro laboratori per analizzare e raccogliere proposte  su quattro cardini: “Democrazia e Costituzione”, “Ambiente e riconversione ecologica”, “Scuola, università, ricerca e saperi”, “Diseguaglianze, lavoro e welfare”.

I lavori si chiuderanno con l’assemblea plenaria di domenica.

La base di partenza. “Viviamo in un tempo in cui comandano i mercati, e se dentro i mercati comanda il grande capitale finanziario, la democrazia si restringe. Nei tempi, così come nei contenuti, “i mercati non aspettano” perché le scelte sono determinate non dai bisogni e dai desideri dei cittadini ma dalla disponibilità del grande capitale ad investire in un determinato territorio. E come è noto i capitali preferiscono collocarsi dove minori sono i salari e i diritti.

La competizione politica in questi anni ha avuto come posta il dimostrarsi più efficiente e più pronta a modellare il proprio paese secondo i dettami del pensiero unico neoliberista. Ma è così che la politica perde la sua ragion d’essere e la sua credibilità. Se la politica agisce sulla base di stati di necessità determinati altrove, le persone ritengono sempre più inutile votare e partecipare alla vita dei partiti. Specialmente le persone più povere, per reddito e per sapere. La politica che compete nel campo ristretto disegnato dagli interessi del grande capitale finanziario diventa sempre più rissosa e meno trasparente. La degenerazione morale della politica origina dal venire meno di chiare alternative strategiche, di interessi e di valori.

Se gli obiettivi da raggiungere sono per tutti gli stessi, se si rifiuta in partenza l’idea che un altro mondo è possibile, se cadono le distinzioni che hanno segnato le storie della sinistra e della destra, la politica diventa sempre di più un affare interno di chi nella politica investe per affermare se stesso. La casta dei professionisti della politica, che si rottama per rigenerarne una nuova.

È per questo che abbiamo deciso di intraprendere la strada della costruzione di un partito della sinistra. Perché siamo partigiani. Rispetto alla parte che ha voce, soldi, potere noi scegliamo l’altra parte, quella che oggi non trova voce e ascolto dentro la politica istituzionale. La parte di quelli che hanno visto ridurre il proprio reddito e la possibilità di decidere della propria vita, mentre ricchezze e potere si sono concentrati nelle mani dei pochi. La parte di quelli che credono che il sapere sia un modo per orientarsi nel mondo e per orientarlo, che stia insieme alla libertà e alla bellezza e non alla ricerca del profitto e dell’utile. La parte delle intelligenze negate, di quelli a cui non è stata data la possibilità di accedere al sapere e di quelli che vedono ogni giorno svalorizzata la conoscenza che hanno acquisito con impegno e fatica. La parte di quelli che non misurano l’uscita dalla crisi sulla base di qualche decimale di PIL in più o in meno, magari trainati da quegli stessi fattori (il petrolio a buon mercato, l’aumento della liquidità monetaria) che hanno provocato la crisi economica e messo a rischio il pianeta; bensì dal lavoro buono e dignitoso che si riuscirà a costruire, dalla salubrità dell’ambiente in cui viviamo, dalla diffusione del sapere e della cultura, dalla salvaguardia e dall’estensione dei beni comuni, da una più equa redistribuzione dei profitti dalle rendite finanziarie verso i salari, la ricerca libera e l’innovazione tecnologica. Rispetto ad un mondo che ha subordinato ogni cosa all’utile e al profitto siamo dalla parte dell’uguaglianza e della libertà.

Ma i partiti attuali non sembrano avere nessuna voglia di affrontare le ragioni vere della loro crisi di rappresentanza, che si manifesta nel crescente astensionismo e nel venire meno della partecipazione alla loro vita. Hanno anzi scelto quasi ovunque la strada del decisionismo e del restringimento degli spazi nei quali si esercita la democrazia. Si vota per decidere chi comanda. Dopo starà a chi comanda esercitare un potere sempre meno trasparente e sempre più subalterno alle logiche del grande capitale. È questa la ragione di fondo che orienta la riforma della Costituzione e quella delle legge elettorale che il Parlamento ha votato e che saremo chiamati a confermare o a respingere con un referendum. Se si intende continuare a smantellare lo stato sociale, a ridurre i diritti di chi lavora, a martoriare il territorio con le grandi opere e le trivellazioni, occorre ridurre gli spazi dove il popolo e che lo rappresenta prendono la parola.

Il Parlamento deve essere un luogo di maggioranze blindate e di truppe fedeli, con tempi sempre più ristretti per discutere e deliberare. Rischiamo di diventare la repubblica del silenzio ­assenso rispetto alle decisioni di chi comanda. E si riducono le risorse economiche e progettuali a disposizione delle autonomie locali, quelle che comunque devono fare i conti in presa diretta con le domande dei cittadini. Il referendum per la Costituzione sarà il primo terreno su cui il nuovo soggetto politico in costruzione si cimenterà. Per evitare che venga prosciugata l’acqua in cui la buona politica può esercitarsi. Non sarà solo una battaglia a difesa della Costituzione nata dalla Resistenza. Sarà una battaglia per dare alla Costituzione piena attuazione. Dal diritto al lavoro, a quello alla salute, alla casa, all’istruzione e alla cultura, promuovendo campagne e se occorre referendum per affermare i diritti negati dalle misure del governo su questi terreni. E per affrontare con lo spirito della nostra Costituzione i nuovi grandi problemi che mettono a rischio la convivenza e la vita stessa nel nostro Paese e nel Pianeta.

Il riscaldamento climatico, le migrazione dei popoli, la risposta al terrorismo e alla guerra, il diritto ad una vita felice delle donne e degli uomini indipendentemente dal loro orientamento sessuale. E come aprire nei luoghi del lavoro e della vita spazi di partecipazione nei quali le persone siano chiamate a deliberare sulle scelte che riguardano il loro presente e il loro futuro.
Il partito che vogliamo costruire si presenterà alle elezioni ma non sarà il partito delle elezioni. Sarà presente nelle istituzioni ma non sarà il partito degli eletti. Sarà il partito che intende promuovere la democrazia di ogni giorno. E che assicurerà il suo pieno sostegno e quello delle sue stesse presenze istituzionali, come già oggi fanno il gruppo parlamentare della sinistra italiana e gli amministratori locali impegnati sul progetto, a tutti i movimenti, i sindacati, le associazioni che nel territorio e nei luoghi di lavoro promuovono partecipazione e conflitto. Perché sa che nessun vero cambiamento è possibile senza rivitalizzazione della società e del tessuto democratico diffuso del nostro Paese, senza ricostruzione della trama sociale lacerata e divisa da anni di egemonia politica, culturale, economica e sociale del neoliberismo.

Nella società degli individui frammentati e massificati, tenuti insieme dalla cultura del consumismo, vince la destra comunque si chiami. Il nostro partito non pretenderà di esser il soggetto unico della politica. Se c’è ancora speranza di salvare l’Italia e l’Europa è perché in questi anni migliaia di presone hanno continuato a pensare e a ragionare insieme sulle scelte che riguardano la loro vita e il loro rapporto coi grandi problemi del mondo. Cominciando a praticare le cose che chiedevano e rivendicavano. Dal diritto alla casa, all’istruzione, alla salute, al rispetto dell’ambiente, alla solidarietà attiva nei confronti dei migranti, alla difesa e alla valorizzazione del beni comuni. La nostra aspirazione al governo e la nostra possibilità di governare si fondano sulla piena autonomia e sulla creatività di questi soggetti. Soggetti che dal canto loro ogni giorno verificano come, proprio per salvaguardare la loro autonomia e la loro capacità di incidere, sia necessaria anche una presenza che ne assuma contenuti e obiettivi nelle sedi dove si possono spostare e finalizzare risorse, dove di decide lo spessore delle frontiere,la pace e la guerra. Nel governo delle amministrazioni locali, degli Stati, dell’Europa.

Questo intreccio fra movimenti sociali e obiettivi di governo spiega l’avanzata in Europa di una nuova sinistra, da Syriza a Podemos. E l’affermarsi in alcuni degli stessi partiti storici di leaders esplicitamente alternativi al neoliberismo dominante e al predominio della finanza. Jeremy Corbyn in Inghilterra. Bernie Sanders negli Stati Uniti. Si apre oggi in Italia, in Europa, nel mondo un nuovo spazio politico a sinistra oltre la crisi delle socialdemocrazie. Il nostro partito non pensa se stesso come il vertice di una piramide ma come il nodo di una rete in cui si moltiplicano le esperienze di autogestione, di mutualismo, di auto organizzazione.

Nemmeno il percorso che intendiamo intraprendere per fondare il nuovo partito sarà verticale, tanto meno verticista. Nessuno deve essere legittimato a dirigere sulla base delle sue precedenti esperienze di direzione. Perché anche il modo di fare politica di chi ha messo a disposizione sé stesso per il nuovo progetto, nei partiti come nei movimenti, non è stato esente dai molti dei vizi della politica che vogliamo superare. E perché oggi l’intelligenza necessaria ad affrontare i grandi problemi che il mondo attraversa è diffusa tra quelle migliaia di persone che mentre la politica insisteva nei vecchi rituali e nelle vecchie formule, hanno provato a tenere insieme e a pensare insieme i loro problemi e i problemi del mondo. Sono loro che devono essere protagoniste del percorso che si apre. Sono le loro idee, le loro esperienze che devono nutrire il percorso a partire dai tre giorni di febbraio. Loro come persone e non per la tessera che hanno in tasca. Il nuovo soggetto non può essere la semplice unione tra quanti in questi anni hanno provato a resistere, coi loro partiti o come minoranza nel partito di Renzi, alla deriva neoliberista e decisionista. Non ha come obiettivo di conquistare una dignitosa percentuale all’interno di un corpo elettorale drasticamente ridotto dalla sfiducia e dall’astensionismo. Deve avere l’ambizione di conquistare alla partecipazione democratica gli sfiduciati e i delusi: e i tanti che fanno politica, la politica che conta, nei luoghi del lavoro e della vita. È per questo che abbiamo detto no al nuovo soggetto come federazione delle esperienze organizzate esistenti. È per questo che partirà una vera e propria marcia per l’alternativa, un cammino di assemblee e di piccoli e grandi incontri che attraverserà l’Italia per organizzare il confronto pubblico sui temi, coinvolgendo reti sociali e di movimento, associazioni, ricercatori, sindacati e singoli cittadini in una grande discussione sul futuro del paese.

Chi farà nel nuovo partito la sua prima esperienza politica deve contare quanto chi viene da una lunga storia. Certamente sarà necessario dare vita a strutture di coordinamento e di servizio che organizzino la partecipazione e la mobilitazione sugli obiettivi che insieme ci daremo. Ma siamo chiamati tutti a vigilare perché questa delega provvisoria fino al Congresso Costituente non sia una requisizione del dibattito politico e delle decisioni. Le strutture territoriali che costruiremo non dovranno essere semplici terminali per mobilitare la gente su decisioni assunte altrove, ma i momenti essenziali della stessa elaborazione politica. I grandi obiettivi generali che ci daremo saranno tanto più forti e convincenti quanto più nasceranno dalle pratiche sociali e dai pensieri che le alimentano. I nuovi strumenti di comunicazione, come la piattaforma digitale, così come il coordinamento intelligente delle occasioni più tradizionali di confronto diretto, rappresenteranno i luoghi nei quali si incontreranno le idee e le proposte nate nei territori, per diventare patrimonio di tutte e di tutti.”

 

Piano Sviluppo Rurale Sicilia 2014/2020

Pubblicato: 15 febbraio 2016 in Attualità

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AGRINSIEME Sicilia esprime forte preoccupazione per le difficoltà denunciate dalle aziende agricole siciliane, difficoltà che al momento risultano attribuibili ad un rallentamento delle operazioni commerciali per i comparti più rappresentativi dell’isola, ad uno sfavorevole andamento climatico, all’aumento dei costi accessori come quelli della bonifica ed alla mancanza di liquidità dovuta in particolare ai ritardi e, in altri casi al blocco, delle erogazioni degli interventi comunitari.

Per rispondere a queste difficoltà reali, preso atto che l’Assessorato ha attivato le procedure di sblocco degli aiuti per le misure 121 ed indennità compensative, AGRINSIEME Sicilia chiede che da parte del governo regionale vengano responsabilmente e tempestivamente date risposte e trovate le soluzioni ai seguenti problemi:

Agricoltura Biologica

Districare il groviglio di informazioni non confermate che preoccupano le aziende. Garantire inoltre ai soggetti che hanno beneficiato della misura del PSR la non restituzione delle somme già percepite. È poi indispensabile fornire immediatamente una corretta informazione per quanto riguarda gli adempimenti necessari per la tutela legale degli stessi beneficiari.
Per i soggetti esclusi, dare seguito a quanto concordato nel corso dell’audizione della III° Commissione ARS (Attività Produttive) ovvero di percorrere la strada di una mediazione concordata per i ricorrenti al bando.
Definire le modalità per la erogazione d’urgenza delle spettanze relative alle annualità del biologico rimaste bloccate, tenendo conto che i tempi della giustizia amministrativa non possono gravare sui conti economici delle migliaia di aziende siciliane NON RESPONSABILI del problema in atto.

Indennità compensative

Immediato pagamento in procedura automatica annualità 2014 e 2015.

PSR 2007/2013

Procedere alla immediata liquidazione di tutte le spettanze contributive relative alle pratiche già definite e collaudate, per consentire lo sblocco delle polizze fideiussorie e gli altri vincoli bancari e creditizi che continuano a creare costi aggiuntivi alle aziende impegnate nelle misure, specialmente di quelle ad investimento. Verificare inoltre se tutti gli USA (ex IPA) hanno inserito in pagamento tutte le istanze.

Zootecnia

In considerazione dei ritardi nell’entrata in vigore delle nuove procedure per l’assegnazione dei pascoli demaniali, essenziali per lo svolgimento dell’attività zootecnica nelle aree interne, l’emanazione di un provvedimento “ponte” per l’assegnazione temporanea dei pascoli avuti in affidamento nella scorsa campagna.

Consorzi di Bonifica

Un intervento immediato per la sospensione dei canoni consortili e ciò in attesa della definizione della prossima finanziaria regionale.

Carburanti agricoli

Immediata erogazione della dotazione annuale di gasolio agricolo.

Burocrazia regionale

Individuazione delle responsabilità del “affaire biologico” e introduzione di regime sanzionatorio per colpe, ritardi o errori provocati dalla burocrazia regionale.
Attivazione di un protocollo procedurale per il coordinamento tra struttura regionale ed organi provinciali e territoriali. In molti casi si assiste ad una applicazione diversa delle stesse disposizioni creando disparità di trattamento tra i fruitori dei servizi all’interno della Sicilia.

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