Archivio per gennaio, 2016

153190866Nella Legge di Stabilità 2016 la pressione tributaria sulle aziende agricole viene tagliata di oltre il 25%, passando dai 2.360 milioni di euro di quest’anno ai 1.760 milioni dell’anno prossimo.

VIA IMU E IRAP DAI TERRENI AGRICOLI 600 milioni di euro di risparmio per le aziende agricole con l’eliminazione totale delle due imposte.

AUMENTO COMPENSAZIONI IVA PER PRODUZIONE DI LATTE E CARNI Oltre 50 milioni di euro per alzare subito la compensazione Iva sulla produzione di latte al 10% e sulle carni bovine e suine (rispettivamente al 7,7% e all’8%).

CREDITO D’IMPOSTA Esteso il credito d’imposta per gli investimenti produttivi anche all’agricoltura e alla pesca nelle aree del Mezzogiorno.

CONTRIBUTI PER LE ASSUNZIONI IN AGRICOLTURA Prevista l’estensione degli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato anche per il settore agricolo.

CASSA INTEGRAZIONE PESCA Per la tutela del reddito dei pescatori e degli operatori ittici viene rifinanziata la cassa integrazione della pesca per 18 milioni per il 2016.

ASSICURAZIONI CONTRO LE CALAMITÁ Confermato il budget di 140 milioni in due anni a sostegno delle assicurazioni contro le calamità.

PROROGA PROGRAMMA NAZIONALE TRIENNALE DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA Il programma 2013-2015 viene prorogato fino al 31 dicembre 2016 e rifinanziato per 3 milioni per il 2016.
RAZIONALIZZAZIONE ENTI: ACCORPAMENTO ISA E SGFA IN ISMEA Per aumentare l’efficienza dell’amministrazione e favorire l’accesso al credito delle imprese agricole, l’Istituto Sviluppo Agroalimentare (ISA) e la Società Gestione Fondi per l’Agroalimentare (SGFA) vengono incorporati nell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA).

FONDO MACCHINE AGRICOLE Stanziati 45 milioni per il rinnovo delle macchine agricole. Il fondo, creato presso l’Inail, è destinato a finanziare gli investimenti per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali. La misura ha l’obiettivo di favorire l’innalzamento degli standard di sicurezza a favore dei lavoratori, l’abbattimento delle emissioni inquinanti e l’aumento dell’efficienza delle prestazioni.

Giovanni MattalianoUn “master d’improvvisazione sui temi ebraici” aperto ai musicisti professionisti e non solo. A tenerlo, dalle 15.30 alle 17.30 di mercoledì 27 gennaio a Villa Castelnuovo, in viale del Fante 66, saranno Giovanni Mattaliano (clarinetti) e Massimo Patti (contrabbasso).

Un appuntamento ancora più significativo perché si tiene nel “Giorno della Memoria”, la ricorrenza internazionale in ricordo e commemorazione delle vittime della Shoah.

«E’ un’iniziativa che cade in questa ricorrenza – spiega Mattaliano – malinconica e triste, ma anche assolutamente rigenerante grazie alla musica di questo periodo della storia dell’umanità, segnato dall’uccisione di 6 milioni di ebrei. Tra questi, c’erano migliaia di musicisti e artisti di ogni genere. Un brano bellissimo, per esempio, fu scritto da un compositore deportato, Olivier Messiaen, che lo disegnò su un tavolo di legno, immaginando che fosse la tastiera di un pianoforte. Un pezzo stupendo per violino, violoncello, pianoforte e clarinetto, della durata di 50 minuti circa, che ho avuto la fortuna di eseguire, dal titolo Quatuor pour la fin du Temps” (Quartetto per la fine del tempo). Il mondo ebraico si è sempre rigenerato attraverso percorsi di creatività che hanno dato tanto: dalla musica jazz a quella sefardita, dalla yiddish alla klezmer».

Giovanni Mattaliano e Massimo PattiE tanti sono i musicisti che hanno lasciato il segno. Grandi compositori di origine ebraica del calibro di George Gershwin, Benny Goodman, Woody Hermann, come anche il grande Glenn Miller che, nel ’44,  muore in una circostanza stranissima, scomparendo con l’aereo con il quale stava andando a Berlino per tenere dei concerti.

«Tutto questo bagaglio di esperienze di mondi da unire e sovrapporre lo porteremo il 27 a Villa Castelnuovo – aggiunge Giovanni Mattaliano – dove, per due ore, musicisti e semplici appassionati di musica, cercheremo di costruire un percorso nuovo attraverso il suono della musica ebraica. Una giornata alla cui riuscita potrà contribuire chiunque abbia voglia di creare un momento spirituale che colleghi all’anima sperimentale del suono. Un’occasione per affrontare idealmente lo stesso cammino di un popolo, che ha sempre dato energia artistica e creativa al resto dell’umanità».

Chiunque potrà, dunque, prendere parte a questa grande jam session “in memoria della Shoah”. Basta presentarsi anche un quarto d’ora prima dell’inizio del master, portando un qualunque strumento o anche la sola voce. Un’esperienza che verrà ancora di più valorizzata dalle riprese video e dalle foto che Giuliana Torre realizzerà, veicolandole nei giorni a venire sui social per dare modo di capire cosa si può fare quando si avvicinano spiritualmente più culture e più anime. Al termine dell’evento verrà anche rilasciato un attestato di partecipazione con validità artistica.
La quota di partecipazione sarà di soli 20 euro. Per qualunque altra informazione o per maggiori dettagli, si può chiamare al cell. 338.5674507.

 

A chiamarlo “pasticciaccio”   forse si sminuisce il problema.  Ad oggi, infatti, crediamo sia venuta fuori solo la punta di un gigantesco iceberg! Eppure chi frequenta con costanza il palazzo di Viale Regione non si stupisce affatto.

Mala burocrazia unita a una gestione approssimativa,  che spesso  lascia  più perplessi che convinti sulla bontà dell’operato dell’Amministrazione gli stessi tecnici interni all’assessorato, non poteva che partorire questo incubo. Perché proprio di un incubo si tratta. A cominciare dalle oltre 8mila aziende che dovranno, stando alla sentenza del Tar Palermo 955/2015  e alla successiva ordinanza,  restituire  quanto percepito  da un bando dichiarato, ormai definitivamente nullo. A queste 8mila aziende si sommeranno le altre, quasi tutte zootecniche, che non avranno percepito quanto,  crediamo, fosse di loro spettanza.

In Assessorato  sono riusciti a fare anche questo: scontentare chi ha vinto il bando e scontentare chi lo ha perso! Anche di ciò in pochi ormai si meravigliano.

Ma veniamo ai fatti

Alla fine del 2012 viene pubblicato  il bando relativo alle misure agroambientali  del Psr (misura 214) e per la prima volta l’assessorato, nella persona della dirigente preposta al rosa-barresisettore, Rosaria Barresi, fa la scelta di inserire in un’unica graduatoria  sia il biologico che la riduzione  fitofarmaci che l’aiuto per le razze zootecniche in via di estinzione, destinando complessivamente così al bando 320 milioni di euro.

A partecipare  ben 10mila aziende. Ma ne vengono finanziate circa 8mila.

Una parte consistente degli esclusi è costituita da aziende zootecniche della provincia di Enna. A pesare sull’esclusione la particolarità della zootecnia estensiva delle aree interne a cui il bando riservava un basso punteggio. Motivi per i quali buona parte di queste aziende sono state inserite negli ultimi posti in graduatoria e pertanto escluse. Un gruppo di aziende zootecniche, rappresentate in buona  sostanza dalla piccola associazione Unione  Allevatori Sicilia, ha da subito iniziato una civile azione di protesta, finalizzata a chiedere,  come  già più volte fatto in passato, lo scorrimento  della graduatoria e il pagamento di tutte le aziende aventi i requisiti.  Questa  richiesta è stata anche supportata da una domanda ufficiale di scorrimento della graduatoria, firmata da venti Parlamentari regionali e da un’analoga richiesta firmata dalle confederazioni regionali Cia, Coldiretti e Confagricoltura. Questi tentativi non hanno sortito nessun effetto e l’Amministrazione è rimasta ferma sulle proprie decisioni.

Facendo due calcoli, a oggi, si scopre che il semplice scorrimento della graduatoria, inserendo le aziende escluse da parametri ritenuti poco confacenti alla realtà delle aree interne, avrebbe  comportato   un’ulteriore spesa annua di meno di 2 milioni e quindi nei cinque anni si sarebbero spesi meno di 10 milioni.

Inoltre,  a onor del vero, va segnalato,  per meglio capire il doppio errore commesso in assessorato,  che successivamente a questo bando ne è stato emanato uno ulteriore di 210 milioni, per cui era sufficiente ridurre di 10 milioni  il bando  successivo e pagare, in questo modo, tutte le aziende  in graduatoria nel 2013, evitando cosi il gran pasticcio che vede oggi Regione e aziende entrambe perdenti! Un pasticcio che rischia davvero di travolgere le aziende agricole che non potranno  restituire quanto percepito per mancanza di liquidità di cassa e  allo stesso tempo mettere in ginocchio i già logori conti della Regione.

I ricorsi

Difronte  all’assoluta incomunicabilità  con l’Amministrazione,   le  aziende escluse   sisono rivolte al Tar, il quale, nel marzo del 2015, con la sentenza n. 955, ha stabilito la nullità del bando  e di tutti gli atti con sequenziali motivando  la sentenza col fatto che l’Amministrazione  aveva previsto un’unica graduatoria per tipologie d’intervento completamente  diverse  (lotta integrata  e biologico).

L’Amministrazione non ha tenuto in nessun conto la sentenza  e ha continuato ad operare come se la stessa non esistesse.

I ricorrenti  a luglio hanno chiesto  e ottenuto dal Tar l’ulteriore annullamento degli altri atti, (circolari, decreti) emanati successivamente alla sentenza  n. 955 e che non hanno tenuto conto delle disposizioni contenute in tale sentenza.

Nel  frattempo  la sentenza 955, oltre che esecutiva, è diventata  anche definitiva perché l’Amministrazione non ha richiesto appello al CGA nei termini stabiliti.

Infine i ricorrenti hanno proposto al Tar la loro reintroduzione in  graduatoria, ottenendo, con ordinanza del 14 dicembre,  il rigetto della richiesta con la seguente motivazione: “Considerato però che la misura cautelare chiesta da parte ricorrente risulta del tutto avulsa dalla sentenza di questa Sezione n. 955/2015,  e dalle sue conseguenze, mirando  ad ottenere  l’inserimento dei ricorrenti in una misura di finanziamento portata avanti attraverso un procedimento interamente annullato…”.

La diffida

I ricorrenti in data 21 dicembre hanno inviato ad Agea, alla Commissione Europea, all’Assessorato all’Agricoltura, al Presidente  della Regione, una diffida dove intimano, ognuno per le proprie competenze, ad agire secondo le disposizioni della sentenza n. 955, ormai definitiva, e quindi bloccare ogni pagamento e chiedere alle imprese agricole di restituire le tre annualità  già percepite per complessivi 180 milioni di euro.

Possibili scenari

Quali sono ad oggi i possibili scenari?

Le conseguenze dell’applicazione della sentenza 955 possono essere le seguenti:

  1. Blocco dei pagamenti in corso
  2. Richiesta alle aziende agricole di restituzione  delle somme erogate dal 2013 al 2015
  3. Mancata rendicontazione  alla  UE di 320 milioni del  PSR 2007/2013
  1. Diniego da parte delle ditte della restituzione delle somme
  2. Messa in fermo amministrativo di tutte le ditte che non restituiscono le somme con conseguente blocco di tutte le agevolazioni a cominciare dal carburante agricolo
  3. Migliaia di ricorsi da parte delle ditte contro l’amministrazione re- gionale con soccombenza della stessa amministrazione
  4. Condanna dell’Amministrazione a pagare i premi  non  riscossi, le spese legali e i possibili danni arrecati dai fermi amministrativi

In definitiva l’unico risultato possibile è quello di migliaia di aziende sull’orlo del fallimento e la Regione con un buco di bilancio di diverse centinaia di milioni di euro.

Il tutto, alla luce di quanto sin qui appurato, causato dalla decisione di non pagare alcune centinaia di aziende per una spesa complessiva di meno di 10 milioni di euro avendo a disposizione 210 milioni di euro utilizzati con il successivo bando.

Per le aziende escluse: oltre al danno anche la beffa!

Le  aziende  escluse  non riceveranno  quindi nessun  indennizzo.

Bene. Ma che spese hanno affrontato? Circa 2mila euro ad azienda per ogni annualità, tra assoggettamento ad un organismo certificatore e spese tecniche, ma, cosa ancora più grave, le aziende escluse hanno scelto di praticare agricoltura biologica con la  conseguente perdita fisiologica di circa il 35% sulla produzione.

Le aziende  ammesse hanno ricevuto il contributo,  quelle escluse hanno ricevuto danno e beffa.

Ad essere maggiormente  colpite  sono le aziende zootecniche  che hanno scelto di operare in biologico. Infatti sono state ben 1800 le domande escluse, pari al 90% delle domande escluse di tutto il bando! E questa alta percentuale di esclusione va proprio  contro le raccomandazioni  della UE che invece invita a privilegiare queste produzioni.  Dove nasce il problema? Le aziende zootecniche,stando al bando voluto dalla direzione Interventi strutturali dell’assessorato Regionale, non ricevono un contributo uguale per tutti. Vengono stabilite, infatti, delle differenziazioni su parametri UBA/HA ovvero animali per ettaro presenti in azienda.

In pratica,  si riceve un contributo  a scaglioni, partendo da un mi nimo di un UBA (pari a un bovino adulto) per ogni 2 ettari ad un massimo di due UBA ogni ettaro.

In pratica  si va da un minimo di 220 euro/ettaro a un massimo di 370, se gli animali pascolano  su foraggere (campi  coltivati)  e da un minimo di 55 euro ad un massimo di 220 se allevati su pascoli naturali.

L’Autorità di gestione non sa se alla fine dovrà pagare il massimo o il minimo  e potenzialmente  si dichiara pronta  a pagarle tutte, ma un conto è pagare 74 milioni di euro, (370 x 200mila ettari circa) oppure il minimo 11 milioni di euro (55 x 200mila)

Di fatto è emerso che il 99% delle aziende ammesse ha presentato un carico inferiore o uguale a una UBA/HA. Ciò vuol dire che l’assessorato ha sborsato una cifra notevolmente  inferiore a quella che potenzialmente ha dichiarato di poter coprire. Perché quindi ostinarsi a escludere ugualmente  le 1.800  aziende? Una decisione tecnico-politica che costerà molto in termini di immagine e di spesa sia alla Regione che alle stesse aziende. Quelle che hanno  incassato e quelle che sono state escluse. Un capolavoro diremmo! Cosa fa oggi l’assessorato? La strada scelta è quella del ricorso al CGA, come già notificato per le vie legali alle parti. Ricorso questo che, secondo tutti gli addetti ai lavori, sarà praticamente  inutile. I termini sono ormai scaduti, l’assessorato, a suo tempo,  in maniera inspiegabile e approssimativa, non si è opposta  evitando  di impugnare  la prima sentenza. Tutto ciò lascia presupporre  che inutile sarà un ulteriore ricorso.  Solo spese legali a carico dei contribuenti  e un’agonia senza fine per chi ha vinto il bando e per chi è stato escluso. Con il concreto  rischio che la Ue non riconosca questo bando  e non consenta quindi  la sua rendicontazione  finale. Tutto a carico della regione quindi.  Nelle stanze della dirigente del Dipartimento interventi strutturali  si continua  a far finta di niente. Nascondere la testa sotto la sabbia non ha mai risolto nulla. I nodi stanno ormai venendo al pettine.  Appena verrà chiesto, dalle parti vincitrici del ricorso, di dare seguito all’ordinanza del Tar, cadrà inesorabilmente questo castello di carte e i problemi saranno scaricati sulle aziende che hanno percepito negli anni passati il premio di un bando che, per caparbietà  e approssimazione,  è nato viziato e di nullità dopo pochi anni è morto.

Agrisette

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Rischia di implodere tutto il sistema dei Consorzi di Bonifica della Sicilia, oberati dai debiti sempre più crescenti, senza risorse necessarie a garantire la normale attività e soggetti da tempo a subire innumerevoli procedimenti risarcitori. Oltre 2.100 i dipendenti che gravitano attorno ai Consorzi di Bonifica tra tempo indeterminato e stagionali con un costo che si aggira sui 50 Milioni di euro. Oltre 130 milioni di debiti e di contenziosi in atto. Invasi semivuoti e limiti strutturali mettono a rischio la Stagione irrigua”. Questo è il grido d’allarme della presidente regionale di CIA Sicilia Rosa Giovanna Castagna.
“L’Assessore regionale all’agricoltura – evidenzia Castagna – deve intervenire per fermare l’aumento delle tariffe irrigue operate dai Consorzi di Bonifica e l’esecutività dei ruoli consortili in atto, assolutamente insopportabili dal mondo agricolo e fuori da ogni logica di gestione moderna e innovativa”.
“La Confederazione Italiana Agricoltori – aggiunge Castagna – ha più volte sottolineato come nelle condizioni attuali rimane incomprensibile ed assurdo decidere il taglio dei trasferimenti delle risorse ai Consorzi di Bonifica più di quanto previsto dalle normative”.
“Per tutta risposta – sottolinea Castagna – nonostante le direttive dei due precedenti Assessori all’Agricoltura (le tariffe irrigue verranno mantenute in linea con gli anni passati e abbiamo definito le procedure per predisporre e approvare i bilanci di previsione senza incidere sulle tariffe… ), per far quadrare i conti i Direttori dei Consorzi di Bonifica aumentano a dismisura i ruoli irrigui scaricando sugli agricoltori una gestione dissennata che rischia di affossare la migliore agricoltura di qualità di cui la Sicilia ne vanta la primogenitura”.
“Gli agricoltori – continua Castagna – chiedono al Governo della Regione e all’assessore Antonello Cracolici di intervenire con urgenza per mettere ordine al sistema della Bonifica restituendo agli agricoltori la gestione democratica di Enti che siano efficienti, risanati e puliti da ogni incrostazione debitoria. E’ necessario revocare l’art.47 della legge Regionale n. 9/2015 nella parte in cui si prevede il disimpegno finanziario della Regione Siciliana fino al pareggio bilancio dei Consorzi a decorrere dal 2021. Si decida in merito alle priorità sui grandi interventi relativi allo stato strutturale delle dighe, i collegamenti tra invasi, lo stato di salute delle reti scolanti e delle condotte idriche nonché lo stato dell’arte delle centrali di sollevamento e la loro funzionalità”.
“E’ forte la nostra preoccupazione – conclude Castagna – rispetto alla situazione che vive il mondo Agricolo e alla necessità di dotare la Sicilia di strumenti snelli ed efficienti che oltre alla distribuzione dell’acqua ad un costo equo, possano operare per la salvaguardia del territorio e la sua manutenzione così come recitano i nuovi indirizzi di economia agricola nell’ambito del contesto Europeo e dello sviluppo sostenibile che le attuali normative impongono”.

Fondi bio, Cia “risolvere questione”

Pubblicato: 11 gennaio 2016 in Attualità

  

Sulla vicenda del biologico è inevitabile interrogarsi sull’efficacia della tempestività dell’Amministrazione regionale e su quanto l’incertezza politica pesi sulla realtà delle   imprese”. Così Rosa Giovanna Castagna, presidente della Cia regionale Sicilia, dopo che a causa di una sentenza del Tar e di ritardi della Regione oltre 8 mila imprese agricole corrono il rischio di dovere restituire i contributi ricevuti dal 2013 al 2015. Si tratta dei fondi destinati dall’Ue per l’agricoltura biologica, pari a 320 milioni.”È evidente – aggiunge – che non si può chiedere agli agricoltori di restituire somme legittimamente ricevute e già investite, non ne sono responsabili nè direttamente nè indirettamente (così come legittimo è il ricorso al Tar degli esclusi). Sarà semmai qualcun altro a dover trovare il modo di risolvere la questione, ribadendo la necessità di non trovare soluzioni peggiori del danno: le aziende incluse nella graduatoria del vecchio bando non hanno avuto possibilita’ di accedere al nuovo, quindi l’eventuale conferma dell’annullamento inficia di fatto il nuovo bando”. “Ben diverso è invece l’aspetto che ha generato questa vicenda: su questo punto pretendiamo maggiore attenzione nella stesura dei prossimi bandi e massimo coinvolgimento delle organizzazioni di categoria prima dell’emanazione degli stessi”, conclude Castagna.

(ITALPRESS).

  La vera emergenza sociale in Italia è “quella dei poveri e delle persone che perdono lavoro con più di 55 anni, poi ci sono i giovani”. E’ quanto dice, a Sky TG24, il presidente dell’Inps Tito Boeri. Secondo Boeri, le ultime regole sul mondo del lavoro, il Jobs Act, che “prevede anche le tutele crescenti, hanno aumentato i contratti a tempo indeterminato per i giovani e mi aspetto che aumentino nei dati di novembre e dicembre”. “Tutto ciò – aggiunge – dà più stabilità, ma bisogna aumentare anche la possibilità di impiego per i giovani” per garantire loro un domani pensioni eque.

Per aumentare le possibilità di impiego per i giovani, ha osservato Boeri, “bisogna per questo dare più flessibilità in uscita dal mondo del lavoro” delle persone in età pensionabile. “E’ questo – ha aggiunto ancora l’economista- che bisogna fare per evitare che i giovani abbiano un domani pensioni troppo più basse” rispetto alle generazioni di pensionati attuali”.

 “Si può avere maggiore flessibilità senza violare regole Ue” – Boeri si dice convinto che si possa “avere maggiore flessibilità senza violare le regole dell’Unione, bisognerebbe però chiedere questa flessibilità per avere maggiore elasticità nel prepensionamento”.

“Le proposte che abbiamo fatto – aggiunge Boeri nell’intervista di Maria Latella – vanno in questa direzione. Andare un po’ prima in pensione ma con qualche aggiustamento”. Nell’immediato, ha aggiunto l’economista, “ha dei costi per lo Stato ma nel medio termine no”, è una soluzione che “non aumenta il debito pubblico”.

“Dare un po’ di ossigeno all’economia, favorire l’occupazione giovanile” sono gli obiettivi di questa scelta, e, ha continuato Boeri, “abbiamo verificato che nelle aziende private sono rimaste persone non motivate, quindi aiutamoli a uscire”.

 “Pensioni, proviamo a rendere ‘bancabile’ anche il sabato” – Spazio poi anche al pagamento delle pensioni, che è stato anticipato al primo del mese. “Stiamo vedendo – dice il presidente Inps – se riusciamo con le banche a rendere anche il sabato bancabile”.      

Fonte Skytg24

One man and one woman show 

Pubblicato: 8 gennaio 2016 in Attualità

  

  
Il duo Moschella&Mulè insieme al maestro Diego Spitaleri al piano danno nuova veste a pezzi di repertorio che hanno consolidato la coppia nell’arco degli anni e con i quali ha calcato importanti teatri italiani. Un percorso teatrale in cui la dimensione ironica e la comicità pungente ed originale del duo si fanno privilegiato canale di trattamento di particolari lacune sociali ed umane. Il tutto scandito e coronato da suggestive canzoni italiane e non interpretate dai due attori, suonate al piano da Diego Spitaleri e al cajon dallo stesso Moschella.
Il pubblico presente potrà degustar vini e prodotti tipici siciliane offerti da Oliver Wine House. La performance, accolta nella caratteristica location del Teatro dei Biscottari, precede la preparazione del nuovo spettacolo del duo dal titolo “Una coppia in tre” che debutterà ad aprile 2016.

Nei giorni 16 e 23 gennaio teatro dei Biscottari di Palermo 

Via dei Biscottari, 27 – info: 335.7563372.

Ingresso comprensivo di degustazione di cibo e vino di qualitá è di 12 euro. Inizio 21,30


Giuseppe Moschella ed Emanuela Mulé sono due versatili attori siciliani da anni impegnati in progetti di teatro (Teatro Zelig di Milano, Teatro del Sale di Firenze, Teatro dei Satiri di Roma, Taorminaarte ecc…) e cinema (premiati al Chicago International Film Festival, Premio Rocco Chinnici…, che hanno riscosso largo consenso di critica e di pubblico. Tra i riconoscimenti l’Efebo d’oro e il Premio Pergamene Pirandello.

I due artisti amano abbracciare tutti i generi teatrali amalgamando dimensione musicale, interpretativa e suggestive immagini ma amano anche esplorare e vivere meccanismi e contesti diversi da quelli teatrali, infatti hanno lavorato anche per la tv (fiction come Incantesimo, La squadra, La baronessa di Carini, Ho sposato uno sbirro 2, spot televisivi nazionali ed internazionali), in diversi film per il cinema e con la loro Cammelli Cinema Teatro hanno realizzato film brevi vincitori e finalisti in importanti festival internazionali. Sono stati spesso ospiti in trasmissioni nazionali Rai (Cinematografo, Applausi e Sottovoce di Gigi Marzullo), Mediaset, sky e Rds.

Attualmente sono in concorso al David di Donatello 2015 con il loro ultimo film breve “La moglie sola” (ad oggi quasi 8000.000 visualizzazioni su youtube) e presto nuovi progetti teatrali e cinematografici li vedranno coinvolti.

tenerife

Di Angelo Forgia

“A Tenerife, nelle isole Canarie, puoi fare quello che vuoi in qualsiasi giorno dell’anno, perché il clima te lo consente”. In realtà, a Tenerife, oltre al clima invitante, si vive bene perché non si è assillati da uno Stato-vampiro che succhia il sangue ai cittadini. L’hanno capito in tanti, in Italia. E infatti, stando a quello che si racconta in tv e sulla rete, sono oltre 10 mila gl’italiani che, negli ultimi anni, si sono trasferiti a Tenerife.

E’ importante ascoltare i loro racconti. Perché è ascoltando le loro parole che gl’italiani possono fare un raffronto corretto tra la vita nelle Canarie e la vita nel nostro Paese. L’invivibilità dell’Italia diventa ogni giorno più palese. Ma è ascoltando le testimonianze dei tanti pensionati che sono andati a vivere a Tenerife – ma anche normali cittadini del nostro Paese che lì hanno avviato con successo attività economiche – che un italiano si rende conto delle bugie che i vari Renzi, Napolitano, Monti e via continuando hanno raccontato a noi cittadini. E, soprattutto, delle panzane che ci racconta ancora Renzi.

Abbiamo conosciuto un signore che oggi vive e lavora a Tenerife. E che è tornato in Italia per raccogliere le ultime cose. “Per raccogliere le ultime cose sì – ci dice – e per scappare dall’Italia per sempre, Paese ormai invivibile. Io mi chiedo e chiedo: ma come fate a sopportare un governo che vi prende in giro? La Tv e i giornali – non tutti, per la verità, ma la maggioranza sì – dicono che il governo Renzi ha ridotto le tasse. Come fanno gl’italiani a non vedere che il cavallo di battaglia di Renzi – l’abolizione dell’IMU sulla prima casa – scatterà quest’anno, e che fino a un mese fa avete pagato tutto? Si dà come una grande vittoria una cosa che deve ancora verificarsi, dimenticando di aggiungere che il Canone Rai è stato infilato nella bolletta dell’energia elettrica, per colpire, alla fine, i più poveri, i pensionati da 500 Euro al mese che già arrivavano a stento e tra mille sacrifici alla fine del mese. A questi toglieranno anche la televisione. Se vorranno tenersela dovranno sobbarcarsi altre rinunce. Ma in Italia chi è che difende la povera gente?”.

“Io sto andando via – aggiunge – ma non capisco come fanno gl’italiani a farsi prendere in giro da questo governo. Questo signor Renzi dice di ave ridotto le tasse. E lo sbandiera ancor prima di averle ridotte, ammesso che riduzione sarà. Ma non dice agl’italiani che ha tagliato i fondi alle Regioni. Renzi dice di aver tagliato le tasse, ma farà pagare ai cittadini circa 200 prestazioni sanitarie che fino allo scorso anno erano a carico del servizio sanitario nazionale. Non solo. Le Regioni si apprestano a tagliare altri servizi sanitari. Avete letto sui giornali che in Italia aumentano i morti? E perché aumentano, secondo voi? La mortalità aumenta perché in Italia ormai si mangia male. Ci si cura male. E in alcuni casi non ci si cura affatto. Per circa 10-12 milioni di persone – i poveri d’Italia – non c’è più prevenzione sanitaria personale. Non ci sono i soldi per curarsi. E di questo dobbiamo ringraziare l’Unione Europea e i politici da quattro soldi che ci hanno trascinato in questa Europa del rigore”.

“Renzi dice che ha ridotto le tasse – aggiunge il nostro amico italiano che da un anno e mezzo vive a Tenerife – ma non dice che le Regioni si apprestano a tagliare altri servizi ai cittadini. E che i Comuni – che hanno subito tagli pesantissimi – si apprestano ad aumentare tasse e imposte locali. Insomma, più che le tasse, il governo Renzi ha tagliato i servizi agl’italiani. A cominciare dal servizio sanitario. E ha creato le condizioni per costringere i Comuni a tartassare di nuove tasse i cittadini. Ma questo il governo non lo dice. Per non parlare dei costi che aumentano. Come i costi delle autostrade”.

“Ma lo sapete che significa per l’economia del Centro Nord Italia l’aumento del costo di percorrenza delle autostrade? Sono aumenti dei costi a carico delle imprese. Perché quasi tutte le merci in Italia viaggiano sul gommato. Aumento dei costi che le imprese non potranno recuperare. Perché oggi, con la deflazione che c’è, a un aumento dei costi di produzione non può corrispondere un aumento dei prezzi dei prodotti. Già la gente acquista il giusto. Se i prezzi aumentano, la riduzione della domanda è ormai immediata”.

“La vuole sapere una cosa? – ci dice sempre il nostro interlocutore -. A Tenerife ci sono un sacco di pensionati italiani. E sa perché? Perché con una pensione di mille, mille e 200 Euro nel Centro Nord Italia è ormai impossibile vivere. In condizioni ordinarie si potrebbe anche arrivare a fine mese. Facendo sacrifici. Anche sul cibo. Già, sul cibo. Ma chi l’avrebbe mai detto che a Milano, a Torino, a Genova con pensioni da mille e 200 Euro al mese – che ai tempi della Lira erano quasi 2 milioni e mezzo di lire al mese! – ci sarebbero stati problemi per arrivare alla fine del mese, anche per i cibo? Eppure è così. E sapete perché? Perché c’è da pagare il riscaldamento per sette mesi l’anno. E i conti saltano”.

“A Tenerife i pensionati con mille e 200 Euro al mese – aggiunge il nostro interlocutore – vivono benissimo. Non solo per il clima mite che fa risparmiare sui riscaldamenti, ma anche per i servizi, per la tranquillità. La qualità della vita è di gran lunga migliore. Ci si sveglia respirando l’aria di mare. Si vive senza stress. E il discorso non riguarda solo i pensionati. La verità è che l’Italia è diventata impossibile per molte famiglie, ormai impoverite e, soprattutto, per le imprese. Ci raccontano un sacco di fesserie sulla riduzione delle tasse. Ma la verità è che se a Milano, a Torino o in una qualunque altra città italiana, piccola o grande che sia, insomma se in una qualunque città si avvia una qualunque attività economica, beh, le tasse non ti fanno respirare”.

“Per caso, proprio perché in questi giorni sono tornato in Italia, mi è capitato di ascoltare il discorso di fine anno del Presidente Mattarella. Ma dove vive questo signore? L’evasione fiscale di qua, l’evasione fiscale di là. Ma lo sa il presidente della Repubblica che se le imprese italiane dovessero pagare tutte le tasse create dalla follia di questo Stato, più della metà delle stesse imprese chiuderebbe nel giro di ventiquattr’ore? Tanta gente, in Italia, non è alla fame perché altri non pagano le tasse. Tante famiglie sono alla fame perché non arrivano più alla fine del mese, mentre prima, con gli stessi soldi, quando si pagavano meno tasse e non c’era l’Euro, non avevano grandi problemi. Mi riferisco alle tasse occulte, quelle che non si vedono. Come i costi della Giustizia. Oggi anche una causa di lavoro è diventata un problema. Questo grazie al governo Letta. Una vergogna. Tante attività economiche chiudono perché con un’imposizione fiscale del 50 per cento è impossibile fare impresa. L’evasione fiscale, in Italia, per il sistema delle imprese, è in moltissimi casi una questione di sopravvivenza. Poi ci sono i cappi imposti dall’Unione Europea dell’Euro, che sono incredibili. E da tre anni non si applica il Fiscal Compact, sennò l’Italia non esisterebbe già più”.

Il nostro interlocutore ci racconta che a Tenerife si vive bene. Chi fa impresa non è tartassato. Anzi viene aiutato. Non ci sono i Comuni che impongono balzelli anche per l’aria che si respira. La vita è tranquilla. Si vive bene da pensionati e da lavoratori. “E’ l’Italia che ormai è invivibile – ci dice salutandoci il nostro interlocutore -. Vado via senza rimpianti. Lascio un Paese pessimo. Finito. Dove le autorità di governo prendono in giro i cittadini. Buona fortuna”.