Cronache di un parricidio

Pubblicato: 25 settembre 2015 in Attualità
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di Franco Busalacchi

Padre, così Eugenio Montale chiama il nostro mare nella sezione “Mediterraneo” della sua raccolta “Ossi di seppia”. Padre.

Ebbene, ieri uno scellerato manipolo di politici snaturati, insensibili, senza un passato e, ne sono certo, senza futuro, hanno dato una mano a quanti per i loro interessi economici e per fare business hanno intenzione di trivellare il nostro mare. no_trivelle_belice-398x215Pur sapendo che quella gente è come le cavallette, che mangiano, defecano e se ne vanno.

Questa violenza annunciata mi ha riportato con tutto me stesso ad un’altra, antica e terribile violenza che il nostro mare ha subito e della quale sono stato testimone. Sto parlando di quella che oggi è la spiaggia fantasma, il litorale che fino ai primi anni sessanta del secolo scorso andava da Sant’Erasmo, vicino alla foce del fiume Oreto, alla borgata della cosiddetta Bandita, assumendo nel suo procedere via via il nome delle borgate che si succedevano: Romagnolo, Sperone, Acqua dei Corsari, fino al confine con il paesino di Ficarazzi. La spiaggia cominciava subito sotto la lunga via Messina Marine; bastava scavalcare il basso muretto che fungeva da guardrail, attraversare quindi i binari della ferrovia a scartamento ridotto che una volta portava dalla stazione di Sant’Erasmo a Corleone e si era tra gli scogli.

Tempo fa alcuni ragazzi hanno girato un film su quella storia. Il cuore del film è nel passo indietro nel tempo che i piccoli protagonisti compiono. Stanno guardando annoiati e perplessi quello che c’è adesso in quei luoghi desolati, quand’ecco che per magia essi diventano i padri di se stessi quando erano ragazzi e si ritrovano in quei luoghi com’erano una volta .

Ebbene, nella vita reale io sono uno di quei ragazzini degli anni cinquanta del secolo scorso. Io ho visto. Io so. Ho vissuto per alcuni anni in una casa di fronte al mare dello Sperone. Era un secondo piano, nelle belle giornate si vedeva chiaramente l’isola di Ustica. Una terribile mattina una fila interminabile di autocarri cominciò a ribaltare su quegli scogli tonnellate e tonnellate di sfabbricidi.64056-0 La città, nel silenzio pauroso imposto dalla mafia e dalla politica del malaffare, stava sfigurando e saccheggiando se stessa e stava scaricando la propria rozzezza, la propria incultura, la propria ignoranza, la propria viltà e indifferenza su quella spiaggia che oggi vive immortale nelle tele dei grandi pittori dell’Ottocento palermitano, Lojacono, Catti, Leto.

Piano piano i ristoranti alla moda, De Filippo, Spanò, Renato, furono circondati dal terriccio e, invece di reggersi sulle loro vecchie caratteristiche palafitte, si dovettero acconciare a guazzare nel fango e nella mota. Vissero una grama vita per pochi anni e poi dovettero chiudere.

Noi, quelli della mia età, ci sentimmo espropriati della nostra fanciullezza, vittime di una ingiustizia e di una violenza intollerabili. Io vissi un doppio trauma. Per raggiungere la scuola che frequentavo dovevo attraversare Piazza Croci. In uno di quei giorni barbarici, scendendo dall’autobus, vidi davanti a me il cielo, un cielo che lì non c’era mai stato, che non doveva esserci. Una luce nuova inondava la piazza. Il cielo si era aperto dando spazio alla luce, perché la notte precedente Villa Deliella, il capolavoro liberty del Basile, era stata demolita per far posto ad un mostruoso condominio. Almeno questo sconcio, grazie alla coraggiosa campagna di un giornale cittadino, fu scongiurato.

Quella stagione di prevaricazione per fortuna è finita. I suoi tenebrosi interpreti sono scomparsi, chi con ignominia, chi per morte violenta, come comuni banditi. La loro fine è stata come la loro vita, violenta e brutale. Hanno raccolto quello che avevano seminato.

Nessuno ricorda più il mare davanti a Romagnolo, allo Sperone, ad Acqua dei Corsari, alla Bandita, tutti nomi che in noi ragazzi evocavano romantiche avventure del passato e misteri da scoprire.

Ecco che cosa è mancato veramente a quei miserabili nuovi prevaricatori che ieri sera hanno votato per un nuovo scempio del nostro mare: la memoria.

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