Il Ponte dei sospiri

Pubblicato: 21 settembre 2015 in Attualità
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di Franco Busalacchi

Anche se si tratta un rigurgito con funzioni depistanti rispetto alla miserevole operazione politica di ingresso nella maggioranza che tiene i fili che muovono il governo Crocetta, la sparata di Alfano sul Ponte sullo Stretto merita una risposta.

La questione, quando viene affrontata, ripresa, rispolverata, qualunque ne sia lo scopo, anche il più becero, non si può liquidare né con una adesione entusiastica e immotivata, né tantomeno con sarcastiche battute. Si tratta sempre e comunque di un argomento di importanza vitale e dirimere una volta per tutte la questione farebbe bene alla Sicilia e a al paese intero, il cui coinvolgimento in quest’opera ciclopica non è senza importanza, sia per l’impegno finanziario senza precedenti, sia per il coinvolgimento di un mondo produttivo e industriale assai vasto, e quindi per la concentrazione di interessi di ogni genere, leciti e illeciti.

Prima di continuare debbo dire che sono contrario alla costruzione dell’infrastruttura. I motivi sono tanti e mi proverò ad elencarli e spiegarli.
Non ho alcuna preoccupazione per la inevitabile perdita di glamour che alla Sicilia deriverebbe dalla fine della sua insularità (anche se su questo tema sarebbe interessante sapere che ne pensano i siciliani), né per la collocazione del ponte in un territorio altamente sismico che ne potrebbe compromettere la stabilità (e su questo sarebbe, oltre che interessante, assai democratico conoscere il parere delle popolazioni di Messina e Reggio Calabria). Ma questo è già merito e il dibattito può svilupparsi all’infinito.

L‘analisi corretta delle questione deve essere quella, preliminare, tra costi e benefici. E siccome i costi si scaricano sull’intero paese, per correttezza i benefici vanno analizzati con riguardo all’intero paese. Ebbene, la Sicilia dal punto di vista dei trasporti terrestri è un cul de sac. In Sicilia la terra finisce. Per chi la visita, quali che siano le ragioni, l’unica cosa da fare è tornare indietro. Vale la pena di creare un sistema gigantesco per così poco? Quali possono essere i benefici per i Siciliani, e per i non residenti, italiani e non, che, nei loro viaggi, in Sicilia e dalla Sicilia otterrebbero, a costi spaventosi per l’intera collettività, se non abbreviare il viaggio? Ma il tempo guadagnato sarebbe perduto miseramente per colpa di un sistema stradale fermo agli anni sessanta e di una rete ferroviaria d’anteguerra. Per rendere utile, sempre in astratto, il ponte, occorrerebbero parecchi miliardi di euro da destinare all’efficientamento di strade e ferrovie nell’isola. E il resto del paese resterebbe a guardare? Credo di no.

Un po’ di sano realismo non guasterebbe. L’ottimo quasi sempre è nemico del buono. E a questo punto quale sarebbe il buono? Ricordarci che la Sicilia è un isola e puntare sul mare, e, come sempre, rileggere un po’ di Storia. Il regno normanno toccò il suo apogeo quando si impadronì di un pezzo d’Africa, quasi l’intera attuale Tunisia, ottenendo una sponda capitale per i suoi commerci e la produzione di ricchezza. Oggi tutto questo è finito e anche i pochi collegamenti esistenti tra le due sponde sono ad altissimo rischio. Una cosa però non cambierà, perché su questa il mondo intero interverrebbe anche con l’atomica: il funzionamento del canale di Suez. Chiunque ci provasse sarebbe spazzato via in pochi minuti. Isis compresa. Quando il gioco si fa duro…

Di fronte a questa certezza, perché non lavorare alla realizzazione di una, meglio se due, grandi piattaforme portuali per assicurare servizi indispensabili e di alta qualità alle migliaia di navi mercantili e non che attraversano il Mediterraneo; e, in quest’ottica, ma non solo, migliorare i sistemi interni viario e ferroviario, e puntare con forza sui sistemi aeroportuali?

Ogni paragone con l’utilità, la funzionalità e perfino la bellezza di altre infrastrutture similari, senza considerare le condizioni al contorno, è fuorviante. La funzione civilizzatrice o di modernizzazione delle infrastrutture è intimamente collegata alle realtà generali e settoriali, ai rispettivi effettivi interessi, alla corretta e onesta valutazione degli scopi economici e sociali di esse.
Le cattedrali nel deserto sono il frutto avvelenato dell’esatto contrario.

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