Archivio per settembre, 2015

di Franco Busalacchi

Padre, così Eugenio Montale chiama il nostro mare nella sezione “Mediterraneo” della sua raccolta “Ossi di seppia”. Padre.

Ebbene, ieri uno scellerato manipolo di politici snaturati, insensibili, senza un passato e, ne sono certo, senza futuro, hanno dato una mano a quanti per i loro interessi economici e per fare business hanno intenzione di trivellare il nostro mare. no_trivelle_belice-398x215Pur sapendo che quella gente è come le cavallette, che mangiano, defecano e se ne vanno.

Questa violenza annunciata mi ha riportato con tutto me stesso ad un’altra, antica e terribile violenza che il nostro mare ha subito e della quale sono stato testimone. Sto parlando di quella che oggi è la spiaggia fantasma, il litorale che fino ai primi anni sessanta del secolo scorso andava da Sant’Erasmo, vicino alla foce del fiume Oreto, alla borgata della cosiddetta Bandita, assumendo nel suo procedere via via il nome delle borgate che si succedevano: Romagnolo, Sperone, Acqua dei Corsari, fino al confine con il paesino di Ficarazzi. La spiaggia cominciava subito sotto la lunga via Messina Marine; bastava scavalcare il basso muretto che fungeva da guardrail, attraversare quindi i binari della ferrovia a scartamento ridotto che una volta portava dalla stazione di Sant’Erasmo a Corleone e si era tra gli scogli.

Tempo fa alcuni ragazzi hanno girato un film su quella storia. Il cuore del film è nel passo indietro nel tempo che i piccoli protagonisti compiono. Stanno guardando annoiati e perplessi quello che c’è adesso in quei luoghi desolati, quand’ecco che per magia essi diventano i padri di se stessi quando erano ragazzi e si ritrovano in quei luoghi com’erano una volta .

Ebbene, nella vita reale io sono uno di quei ragazzini degli anni cinquanta del secolo scorso. Io ho visto. Io so. Ho vissuto per alcuni anni in una casa di fronte al mare dello Sperone. Era un secondo piano, nelle belle giornate si vedeva chiaramente l’isola di Ustica. Una terribile mattina una fila interminabile di autocarri cominciò a ribaltare su quegli scogli tonnellate e tonnellate di sfabbricidi.64056-0 La città, nel silenzio pauroso imposto dalla mafia e dalla politica del malaffare, stava sfigurando e saccheggiando se stessa e stava scaricando la propria rozzezza, la propria incultura, la propria ignoranza, la propria viltà e indifferenza su quella spiaggia che oggi vive immortale nelle tele dei grandi pittori dell’Ottocento palermitano, Lojacono, Catti, Leto.

Piano piano i ristoranti alla moda, De Filippo, Spanò, Renato, furono circondati dal terriccio e, invece di reggersi sulle loro vecchie caratteristiche palafitte, si dovettero acconciare a guazzare nel fango e nella mota. Vissero una grama vita per pochi anni e poi dovettero chiudere.

Noi, quelli della mia età, ci sentimmo espropriati della nostra fanciullezza, vittime di una ingiustizia e di una violenza intollerabili. Io vissi un doppio trauma. Per raggiungere la scuola che frequentavo dovevo attraversare Piazza Croci. In uno di quei giorni barbarici, scendendo dall’autobus, vidi davanti a me il cielo, un cielo che lì non c’era mai stato, che non doveva esserci. Una luce nuova inondava la piazza. Il cielo si era aperto dando spazio alla luce, perché la notte precedente Villa Deliella, il capolavoro liberty del Basile, era stata demolita per far posto ad un mostruoso condominio. Almeno questo sconcio, grazie alla coraggiosa campagna di un giornale cittadino, fu scongiurato.

Quella stagione di prevaricazione per fortuna è finita. I suoi tenebrosi interpreti sono scomparsi, chi con ignominia, chi per morte violenta, come comuni banditi. La loro fine è stata come la loro vita, violenta e brutale. Hanno raccolto quello che avevano seminato.

Nessuno ricorda più il mare davanti a Romagnolo, allo Sperone, ad Acqua dei Corsari, alla Bandita, tutti nomi che in noi ragazzi evocavano romantiche avventure del passato e misteri da scoprire.

Ecco che cosa è mancato veramente a quei miserabili nuovi prevaricatori che ieri sera hanno votato per un nuovo scempio del nostro mare: la memoria.

Per soli otto voti la Sicilia non sarà tra le regioni che promuoveranno i referendum popolari contro le trivellazioni in mare ed a terra. Ieri pomeriggio l’Assemblea Regionale Siciliana è stata chiamata ad esprimersi sulla possibilità di promulgare,
insieme ad almeno altre 4 regioni, i referendum abrogativi di parti di norme contenute negli art. 35 del Decreto Sviluppo e 38 dello Sblocca Italia.

Il NO compatto è giunto dal Presidente Rosario layout_wwf_trivelle_11_03Crocetta, da 11 esponenti del PD, due del Megafono ed uno del PDS-MP. Mentre già altre cinque regioni avevano deliberato, per cui i quesiti referendari saranno consegnati il prossimo 29 settembre in Cassazione, la Sicilia perde l’occasione di schierarsi per un modello di sviluppo sostenibile che, con le energie rinnovabili, potrebbe creare decine di migliaia di posti di lavoro. La scelta di favorire, invece, le energie fossili, non solo appare anacronistica dal punto di vista ambientale, a fronte dei mutamenti climatici in atto, ma contraddice l’indirizzo che l’Europa incentiva in fatto d’energia attraverso il Patto dei Sindaci per la conversione energetica.

La Sicilia ha avuto il maggior numero di adesioni dei Comuni al Patto dei Sindaci a livello europeo, anche se non si è ancora dotata di un nuovo Piano Energetico Regionale, scaduto ormai da due anni. Evidentemente le politiche regionali sono meno avanzate di quelle che esprimono gli enti locali e la mancanza di una visione complessiva di sviluppo sostenibile, di tutela dei mari, dei territori, delle falde acquifere, della salute dei cittadini e del turismo, rimangono in secondo piano rispetto agli interessi delle multinazionali. Se i referendum verranno promulgati come sembra, anche i Siciliani saranno chiamati ad esprimersi ed il Forum_Siciliano_dei_Movimenti_per_L_acqua_e_i_Beni_Comuni-2-2Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed i Beni Comuni, che ha sollecitato la giunta di governo ed i deputati regionali a promulgare i referendum, darà il suo contributo per la vittoria del SI.

Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed i Beni Comuni.

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“Cantunera racconta Palermo: dalla Kalsa alla Vucciria” è il primo percorso culturale narrato e teatralizzato alla scoperta della città, dei suoi monumenti e dei tanti racconti che nei secoli hanno visto come protagonisti fatti e storie della bella “Panormos”.

Si svolgerà domenica 27 settembre, partendo da Porta Felice per attraversare il centro storico ed approdare “a Cantunera”, in piazza Monte Santa Rosalia 12 (accanto Palazzo Branciforte).

I monumenti saranno raccontati dalla guida turistica Daniela Lo Secco, mentre la cantastorie Sara Cappello farà rivivere i personaggi delle tante storie grazie e attraverso la sua voce.

Partendo, dicevamo, da Porta Felice si visiterà l’antico quartiere arabo della Kalsa con i suoi splendidi monumenti, le chiese, le fontane e i rigogliosi giardini. Verranno ricordate storie come quelle di Marcantonio Colonna, della bella Eufrosina, delle avvelenatrici come Francesca La Sarda. Ed ancora, le vicende dei personaggi dell’Inquisizione, i rivoltosi della Gancia e le “curtigghiare” della Kalsa, Piazza Rivoluzione con il Genio di Palermo e Garibaldi. Si concluderà con la visita al mercato della Vucciria e del suo Genio, per fermarsi subito dopo “a Cantunera”, per la degustazione di vini siciliani.

Quello proposto da “Cantunera”, non è un semplice tour guidato ma un viaggio nella storia e nella memoria prendendo il via dai luoghi della città, per raccontare e per rivivere storie e leggende grazie alla teatralizzazione della cantastorie.

Luoghi: Porta Felice, Mura delle Cattive, piazza Marina, chiesa della Catena, Steri (fuori), via Alloro, chiesa della Gancia (fuori), buca della salvezza, vicoli di via Alloro, piazza Rivoluzione con Genio, Mercato della Vucciria, teatro Cantunera.

Il costo è di 15 euro a persona e comprende: visita guidata, spettacolo della cantastorie lungo il percorso, auricolari e degustazione vino a fine percorso). La prenotazione è obbligatoria e si può fare chiamando il cell. 329.5670724 oppure scrivendo all’email cappellosara@virgilio.it.

Il biglietto si potrà acquistare “a Cantunera”, in piazza Monte Santa Rosalia 12 (accanto Palazzo Branciforte) o a Porta Felice (prima dell’inizio del percorso) la stessa domenica 27 settembre. Ulteriori informazioni: dott.ssa Daniela Lo Secco, cell. 333.2431984 e 329.7263998

Il Ponte dei sospiri

Pubblicato: 21 settembre 2015 in Attualità
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di Franco Busalacchi

Anche se si tratta un rigurgito con funzioni depistanti rispetto alla miserevole operazione politica di ingresso nella maggioranza che tiene i fili che muovono il governo Crocetta, la sparata di Alfano sul Ponte sullo Stretto merita una risposta.

La questione, quando viene affrontata, ripresa, rispolverata, qualunque ne sia lo scopo, anche il più becero, non si può liquidare né con una adesione entusiastica e immotivata, né tantomeno con sarcastiche battute. Si tratta sempre e comunque di un argomento di importanza vitale e dirimere una volta per tutte la questione farebbe bene alla Sicilia e a al paese intero, il cui coinvolgimento in quest’opera ciclopica non è senza importanza, sia per l’impegno finanziario senza precedenti, sia per il coinvolgimento di un mondo produttivo e industriale assai vasto, e quindi per la concentrazione di interessi di ogni genere, leciti e illeciti.

Prima di continuare debbo dire che sono contrario alla costruzione dell’infrastruttura. I motivi sono tanti e mi proverò ad elencarli e spiegarli.
Non ho alcuna preoccupazione per la inevitabile perdita di glamour che alla Sicilia deriverebbe dalla fine della sua insularità (anche se su questo tema sarebbe interessante sapere che ne pensano i siciliani), né per la collocazione del ponte in un territorio altamente sismico che ne potrebbe compromettere la stabilità (e su questo sarebbe, oltre che interessante, assai democratico conoscere il parere delle popolazioni di Messina e Reggio Calabria). Ma questo è già merito e il dibattito può svilupparsi all’infinito.

L‘analisi corretta delle questione deve essere quella, preliminare, tra costi e benefici. E siccome i costi si scaricano sull’intero paese, per correttezza i benefici vanno analizzati con riguardo all’intero paese. Ebbene, la Sicilia dal punto di vista dei trasporti terrestri è un cul de sac. In Sicilia la terra finisce. Per chi la visita, quali che siano le ragioni, l’unica cosa da fare è tornare indietro. Vale la pena di creare un sistema gigantesco per così poco? Quali possono essere i benefici per i Siciliani, e per i non residenti, italiani e non, che, nei loro viaggi, in Sicilia e dalla Sicilia otterrebbero, a costi spaventosi per l’intera collettività, se non abbreviare il viaggio? Ma il tempo guadagnato sarebbe perduto miseramente per colpa di un sistema stradale fermo agli anni sessanta e di una rete ferroviaria d’anteguerra. Per rendere utile, sempre in astratto, il ponte, occorrerebbero parecchi miliardi di euro da destinare all’efficientamento di strade e ferrovie nell’isola. E il resto del paese resterebbe a guardare? Credo di no.

Un po’ di sano realismo non guasterebbe. L’ottimo quasi sempre è nemico del buono. E a questo punto quale sarebbe il buono? Ricordarci che la Sicilia è un isola e puntare sul mare, e, come sempre, rileggere un po’ di Storia. Il regno normanno toccò il suo apogeo quando si impadronì di un pezzo d’Africa, quasi l’intera attuale Tunisia, ottenendo una sponda capitale per i suoi commerci e la produzione di ricchezza. Oggi tutto questo è finito e anche i pochi collegamenti esistenti tra le due sponde sono ad altissimo rischio. Una cosa però non cambierà, perché su questa il mondo intero interverrebbe anche con l’atomica: il funzionamento del canale di Suez. Chiunque ci provasse sarebbe spazzato via in pochi minuti. Isis compresa. Quando il gioco si fa duro…

Di fronte a questa certezza, perché non lavorare alla realizzazione di una, meglio se due, grandi piattaforme portuali per assicurare servizi indispensabili e di alta qualità alle migliaia di navi mercantili e non che attraversano il Mediterraneo; e, in quest’ottica, ma non solo, migliorare i sistemi interni viario e ferroviario, e puntare con forza sui sistemi aeroportuali?

Ogni paragone con l’utilità, la funzionalità e perfino la bellezza di altre infrastrutture similari, senza considerare le condizioni al contorno, è fuorviante. La funzione civilizzatrice o di modernizzazione delle infrastrutture è intimamente collegata alle realtà generali e settoriali, ai rispettivi effettivi interessi, alla corretta e onesta valutazione degli scopi economici e sociali di esse.
Le cattedrali nel deserto sono il frutto avvelenato dell’esatto contrario.

Sono aperte le iscrizioni al “Workshop su Regia e Interpretazione cinematografica” che Giuseppe Moschella (regista, autore, attore) ed Emanuela Mulè (attrice)moschella-e-mulè2 terranno “a Cantunera”, in piazza Monte Santa Rosalia, 12, nel mese di ottobre. Si tratta di 6 incontri in tutto, in programma il 15, 16, 17, 22, 23 e 24: il giovedì e venerdì dalle 16.30 alle 19.30, mentre il sabato dalle 9.30 alle 13.

Un percorso rivolto a tutti coloro che intendono raccontare storie con la telecamera o col telefonino; a quanti vogliono intraprendere la carriera di attore e/o regista; a tutti gli appassionati di cinema e a chi ha in programma di recitare per il teatro, per il cinema o per la televisione. Il workshop offrirà: conoscenze di tecniche di base; competenze riguardo la dizione e l’uso corretto della voce come anche sulla trasposizione cinematografica di storie e racconti brevi e sul modo di recitare e di muoversi davanti una macchina da presa. Possono partecipare professionisti o semplici appassionati, che abbiamo compiuto la maggiore età. Non sono richieste competenze particolari ed è consigliato a quanti sentano il desiderio e la necessità di aprirsi a nuove esperienze creative. Può essere anche un ottimo modo per fare buon uso del proprio tempo libero, allacciando nuovi contatti e favorendo processi di tipo educativo, formativo, terapeutico, sociale, senza dimenticare le interessanti opportunità di lavoro che ne possono scaturire. Alla fine del percorso si rilascerà un attestato di partecipazione. Il workshop prevede un massimo di 15 partecipanti, quindi è necessaria la prenotazione.

Per informazioni, chiarimenti e prenotazioni, bisogna chiamare al cell. 329.5670724 o al tel. 091. 321350.

I docenti.

Giuseppe Moschella.  Laureato in Architettura, ha frequentato un corso di regia cinematografica e televisiva con Nanni Loy e uno stage con Lina Wertmuller; è stato protagonista in diversi teatri Italiani e, sempre in qualità di attore, ha partecipato a importanti fiction e film, diretto da registi come Roberto Faenza, Beppe Cino, Sandro Sequi e Filippo Crivelli.

Ruolo di primissimo piano (ex ballerino Liborio Galfo della Modica degli anni ’50) nell’ultimo film di Beppe Cino, tratto da “Argo il Cieco” di G. Bufalino, con Olivia Magnani come protagonista femminile. Come regista di cortometraggi è vincitore di diversi festival nazionali, premiato da personalità come Carlo Lizzani, Giuliano Montaldo e dal premio Oscar Gabriella Pescucci. Il suo penultimo “L’avvoltoio” ha ottenuto un Certificato di merito al “Chicago International  film festival 2007” per la qualità e originalità del prodotto. Ha ricevuto anche un riconoscimento alla carriera alla 31° edizione dell’Efobo D’oro”, il “Premio internazionale di Cinema e Narrativa” e il Premio “Pergamene Pirandello 2012”. Il suo ultimo cortometraggio “La moglie sola” è in concorso al “David di Donatello 2015”.

la-gatta-sul-post-che-scotta_aEmanuela Mulè. Attrice di cinema e teatro, ha iniziato ad abbracciare e amare la dimensione interpretativa una volta affacciatasi al teatro, confrontandosi con diversi generi e partecipando a numerosi master teatrali e cinematografici tenuti da personalità di levatura internazionale, come B. Hiller, Y. Kordonskij, A. Dennis, M. rosati Hansen e L. Wertmuller. Per la tv, oltre agli spot della “Unicredit” con Ornella Muti e quello della “Gran Soleil–Ferrero” (trasmesso su rete nazionale e internazionale in Francia), ha interpretato il ruolo della coprotagonista (Cristina) ne “La Baronessa di Carini”, per la regia di U. Marino, prodotto da Feelmax per Rai Fiction. E’ stata, inoltre, protagonista femminile di uno spot contro il bullismo, per la regia di S. Lianza, direttore della fotografia Vladan Radovich. Sempre per la Tv è stata protagonista di puntata nella fiction “Ho sposato uno sbirro 2” e ha avuto un ruolo in “Squadra Antimafia 3”. Per il cinema, invece, oltre in “Alla luce del sole”, ha recitato al fianco di Asia Argento e Harvey Keitel in “Le volcan” diretto da Manuel Pradal. Tra gli ultimi ruoli interpretati, c’è quello della dott.ssa Parsi, Pubblico Ministero nel film “La siciliana ribelle” di Marco Amenta, e quello nel film indipendente “Fuori dal coro” di Sergio Misuraca (a breve in uscita nei cinema). Tra gli ultimi prestigiosi premi, l’attrice ha ricevuto uno speciale riconoscimento nell’ambito del 31° “Efobo D’oro, Premio Internazionale di Cinema e Narrativa”, il Premio ”Benvenuta in Toscana” al “Cortofiction di Chianciano Terme” per l’interpretazione nel film breve “L’avvoltoio” di Giuseppe Moschella, e il Premio “Pergamena Pirandello 2012”. E’ nel 2005 che nasce il duo “Moschella &Mulè”: con l’attore e regista Giuseppe Moschella, il cui stile interpretativo e scenico è caratterizzato da un’originale dimensione ironica, attraverso la quale, con apparente leggerezza, entrambi gli artisti inducono alla riflessione su importanti lacune sociali. Tante le loro produzioni e i teatri italiani che, sempre con grande successo, li hanno ospitati. Con la loro “Cammelli Cinema Teatro”, il duo ha realizzato anche film brevi che hanno vinto importanti premi internazionali e riscosso consenso di critica e pubblico.

di Amelia Bucalo Triglia

Si è svolta questa mattina, martedi 15 settembre al Palazzo di Città del Comune di Palermo, la conferenza stampa di presentazione del programma “Ballarò d’autunno. Narrazioni Verso il museo della città” prevista a Palermo dal 25 settembre al 13 dicembre 2015._15092015085218

Sono intervenuti alla conferenza stampa il Sindaco del Comune di Palermo Leoluca Orlando, l’Assessore alla Cultura Andrea Cusumano, il Presidente della Consulta delle Culture Adham Darawsha, il presidente associazione Festival energie alter-native Dario Ferrante , il presidente Ars Nova e rappresentante “Comitato Ballarò significa Palermo”, Giulio Pirrotta e Piero Longo, presidente “Italia Nostra Palermo”.

La manifestazione “Ballarò d’autunno”, illustrata questa mattina, prende vita dal 25 settembre al 13 dicembre a Palermo per far conoscere il quartiere Ballarò, con un calendario che include una serie di appuntamenti collegati a ricorrenze emblematiche della tradizione palermitana ed alle Giornate internazionali: 26 settembre la Giornata europea delle lingue, 27 settembre Giornata mondiale del sordo, 16 ottobre Giornata mondiale dell’alimentazione, 2 novembre festa dei morti”, 13 dicembre Santa Lucia. Incontri, installazioni, perfomance, danze e racconti, convegni e concerti, esposizioni di prodotti artigianali, percorsi in bicicletta e passeggiate sono le attività inserite in “Ballarò d’autunno” per promuove i beni e le attività esistenti nel territorio, la conoscenza del patrimonio artistico e culturale, le realtà produttive e di impegno sociale della città.

“Ballarò è Palermo e Palermo è Ballarò”. È questo il messaggio che arriva da questa straordinaria iniziativa – ha detto il sindaco, Leoluca Orlando -, che cerca di coniugare radici e ali, la storia di questo quartiere con il futuro. Da questo punto di vista l’auspicio che Ballarò possa essere sempre più Palermo, cosi come lo sono Sferracavallo o Brancaccio, perché ogni quartiere di questa città deve trovare le ragioni storiche nelle proprie radici ed il motivo per rinnovarsi, per passare dal bancone di vendita al car sharing o al bike sharing. Credo sia questo il vero senso di mettere insieme una città mediorientale che vuole restare in Europa e che vuole essere europea. Ed è la conferma che Palermo si è risvegliata, uscendo dal tunnel del dissesto finanziario del Comune e dall’isolamento internazionale, con una più sempre crescente e continua presenza di turisti. Oggi, la conferma di questa apertura della città, mette il Palermitano, ogni mattina e ogni sera, nelle condizioni di avere anche il problema di dover decidere a quale manifestazione culturale partecipare”.

Per il presidente della Consulta delle Culture, Adham Darawsha, l’appuntamento con “Ballarò d’autunno”, “offre alla città una serie di eventi che danno una visione d’insieme della cultura palermitana. Legata a luoghi e persone. Oggi come consulta abbiamo aderito con forza, in quanto crediamo che questo tipo di eventi mostra un volto della città spesso messo da parte. Apprezziamo soprattutto il fatto che gli organizzatori abbiano voluto coinvolgere la consulta e le comunità migranti proprio per esprimere la diversità culturale della nostra città”.

“Il calendario con gli eventi culturali tematici, così come è stato realizzato nelle precedenti edizioni di “Ballarò d’autunno 2013”, “Festival di Rosalia 2014” e “Ballarò di Primavera 2015” – afferma Giulio Pirrotta, rappresentante del Comitato “Ballarò significa Palermo” – prevede il coinvolgimento e la partecipazione degli abitanti e degli operatori dell’Albergheria, del Capo, del centro storico dei quattro mandamenti e di Palermo in generale, proponendo, tramite lo slogan “Ballarò significa Palermo”, un’idea di cittadinanza condivisa ed un’azione di sistema che valorizzi le energie e le risorse positive presenti”.

Dal 25 al 27 settembre, tre giornate sono dedicate all’internazionalità e all’interculturalità di “Palermo in Tutte le Lingue”: letture e narrazioni tematiche nella varie lingue sono affidate a persone madrelingua e a studenti, con itinerari tra i monumenti e conversazioni a più voci sul tema.

Si balla, con il coinvolgimento del pubblico, la danza Latino Americano sabato 26 settembre in Piazza Casa Professa, la Contradanza sabato 31 ottobre alle 21 in Piazza Santa Chiara e sabato 12 dicembre con lo Swing.

ballaro_1Dal 10 al 16 ottobre “amoBallarò” prevede concerti, una mostra di Sara Garraffa alla Chiesa del Carmine Maggiore a piazza Ballarò, alla Chiesa S. Francesco Saverio all’Albergheria la proiezione del film documentario di Sergio Zavoli “Albert Schweitzer” ed il convegno “Bach, l’Africa, il pensiero teologico. Il musicista poeta di Albert Schweitzer”.

Dal 16 al 18 ottobre 2015 a Piazza Casa Professa si svolgerà “Dimmi come mangi e come ti muovi”, sull’alimentazione a Km 0, energie rinnovabili e mobilità sostenibile, per l’8° Festival Energie alter-native. “La mission del Festival – afferma Dario Ferrante, presidente associazione “Festival energie alter-native” – è creare una community di enti, associazioni, artisti e aziende che portino avanti la cultura e le applicazioni pratiche delle energie rinnovabili, mettendo in contatto con i cittadini le aziende ed i Comuni che sono interessati all’utilizzo delle energie pulite per il bene delle loro comunità”.

Il 26 ottobre a San Giovanni Decollato, in occasione dell’anniversario dalla fondazione dell’Association Francophone de Palerme, è previsto l’incontro con Jean-Marc Moura in “Migrances et traversées en Méditerranée”.

Dal 30 ottobre al 2 novembre 2015 all’Oratorio di Santa Chiara si celebrerà la “Festa dei Racconti e dei Doni”, con un villaggio di doni, narrazioni e  passeggiate.

Dall’11 al 13 dicembre è il momento di “Lumi della città”, una manifestazione tutta da scoprire creata da “Elementi ed Ars Nova” con  performance ed incontri.

“Ballarò d’autunno” è organizzata e promossa dal Comitato “Ballarò significa Palermo” composto dalle associazioni “Ars Nova”, “Italia Nostra-Palermo”, “Kleis”, “Culturae”, “Insieme per la Cultura”, e da quest’anno s’inserisce anche l’associazione “Elementi” con le sue iniziative di valorizzazione territoriale.

A “Ballarò d’autunno” ha aderito il Comune di Palermo, la Presidenza del Consiglio Comunale e la Consulta delle Culture del Comune di Palermo.

All’iniziativa collaborano inoltre, tra gli altri: rettoria di S. Giovanni decollato, progetto “Albergheria e Capo insieme”, Associazione “Segno indelebile”, “Association Francophone de Palerme”, Associazione “Biblioteca delle Balate”, Associazione “CIAS La Guilla”, Associazione “Festival Energie alter-native”, Associazione “Guide Turistiche”, Associazione Musicale “Albert Schweitzer”, Associazione “Non solo sterrato”, Associazione “Officina Creativa Interculturale”, Associazione “Parco del sole”, “Brusio Netlabel”, “Casartigiani – Palermo”, Circolo “Arci Porco rosso”, comitato “Palermo solidale con il popolo curdo”, Comunità Mauritius, Cooperativa “al Revès – Sartoria Sociale”, ERSU Palermo, Forum antirazzista Palermo, Forum delle Associazioni (Amici dei Musei, ANISA, Dimore Storiche, Italia Nostra, Salvare Palermo), “Institut Francais”, Istituto tecnico per il Turismo Marco Polo, Liceo Danilo Dolci, Liceo Vittorio Emanuele II, Liceo Ninni Cassarà, Liceo Regina Margherita, Officina di Studi Medievali – Institut Bourguiba, Oratorio S. Chiara, Osservatorio “Nourredine Adnane”, Soprintendenza Regionale ai Ben Culturali e Ambientali di Palermo, Università di Palermo – Dipartimento di Scienze giuridiche, Università di Palermo – Scuola di Lingua Italiana per Stranieri.

Le ultime notizie di stampa che parlano dello stop alle misure antimovida da parte del Tar li fanno ancora di più infuriare e promettere guerra. Sono stanchi i residenti di Piazza Marina, soprattutto quelli i cui balconi si affacciano su via Bottai, dove insistono locali come “I Bottai” e il “Kuè”, solo per fare un paio di esempi, da sempre indifferenti all’ordinanza che prevedeva il divieto di proporre musica amplificata all’esterno, limitando i decibel dopo la mezzanotte. L’inosservanza delle regole è del resto sempre stata sotto le orecchie di tutti, anche solo passando per caso da piazza Marina.

movidaCosì, stanchi di non essere ascoltati e soprattutto del fatto che, così come già avvenuto a piazza Magione, in estate è impossibile sopravvivere a tale scempio per i canali uditivi, alle 22.30 di domani, sabato 12 settembre, il “Comitato degli abitanti di piazza Marina” si ritroverà nutrito e battagliero davanti Palazzo Fatta, pronto a dire la sua e a chiedere conto e ragione.

Mai rispettato l’ordinanza – spiegano alcuni componenti del Comitato – nonostante tante discussioni e proteste da parte nostra. “I Bottai”, per esempio, hanno chiuso solo per una settimana, senza che a ciò seguisse un cambio di rotta. Ora, però, viste le novità, comincia il vero Far West, in balia degli Unni. Non ce la facciamo più, non possiamo più vivere. Neanche i vigili intervengono”.

I residenti di questa zona del centro storico non ce la fanno veramente più e chiedono di essere tutelati, garantendo la loro vivibilità.

Vogliamo capire che é un problema che riguarda la collettività? Oggi noi ma domani, dal momento che l’inosservanza delle regole è ovunque, può succedere in qualunque zona delln città. Noi, poi, in modo particolare abbiamo anche affrontato innumerevoli spese per mettere nuovi infissi e insonorizzare le finestre. Senza questo problema, non ne avremmo avuto bisogno. E’ ora di dire basta, chiedendo a quanti abitano nel centro storico di unirsi e di far sentire la loro voce”.

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di Antonella Leto

Il Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed i Beni Comuni  ha scritto al presidente Crocetta per sollecitare una sua forte presa di posizione in conferenza stato-regioni contro i decreti attuativi dello Sblocca-Italia del governo Renzi, ed in particolare contro l’art.35 sulla gestione dei rifiuti, e chiede che la Regione Siciliana deliberi per il referendum abrogativo dell’art. 35 del decreto sviluppo del governo Monti, allo scopo di bloccare i processi autorizzativi sulle trivellazioni a mare per la ricerca di idrocarburi e gas.

Le due iniziative promosse rispettivamente da Zero-Waste Sicilia e dal Coordinamento Nazionale No-Triv, già componenti del nostro Forum regionale,  sono supportate da un’ampia documentazione che abbiamo nuovamente trasmesso al Presidente, nella quale si evidenziano le ragioni etiche, tecniche e scientifiche che dovrebbero indurre Crocetta a farsi interprete dell’interesse collettivo del nostro territorio, concorrendo a determinare una opposizione convinta ai decreti attuativi ed a promuovere, insieme ad almeno altre quattro regioni, entro il 30 settembre il referendum abrogativo.

Riteniamo indispensabile che la nostra regione si doti di una politica energetica rivolta all’uscita dal fossile ed orientata alle energie rinnovabili ed al recupero di materia anziché all’incenerimento, NOINC2anche in considerazione dei mutamenti climatici in atto ai quali la conferenza sul clima di Parigi del dicembre 2015 dovrà dare risposta.

Crediamo che gli obiettivi di salvaguardia della salute dei cittadini e la tutela dei nostri mari debbano indurre a promuovere politiche di salvaguardia e sostenibilità ambientale; che con la conversione ecologica, che promuoviamo, si possa contribuire ad aumentare i livelli occupazionali nei settori del turismo e dell’impiantistica necessaria alla conversione energetica, dando ossigeno all’economia siciliana anziché favorire gli interessi di gruppi finanziari che poco o nulla lasciano sul territorio.

Auspichiamo pertanto, insieme a moltissime altre associazioni e personalità della cultura a livello nazionale, che il nostro appello possa essere accolto e che la Sicilia imbocchi un percorso virtuoso che faccia gli interessi della collettività.

Aderiamo a tutte le manifestazioni di ordine regionale e nazionale che sostengono questi obiettivi comuni.

Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed i Beni Comuni.

La trasformazione della città mediterranea nella mostra itinerante che, dopo il capoluogo siciliano, farà tappa a Parigi per presentare il lavoro della facoltà di Architettura di Palermo

La mostra itinerante “Futurs durables pour la ville méditerranéenne”14. Locandina Paris_web raccoglie gli esiti degli ultimi tre anni di attività didattica sul tema della trasformazione della città mediterranea, elaborati nell’ambito del Laboratorio di Laurea L@bCity e dei Laboratori di progettazione architettonica del  5° e 3° anno dei Corsi di Studio Magistrali in architettura di Palermo e Agrigento del Prof. Renzo Lecardane, Dipartimento di Architettura, Scuola Politecnica dell’Università di Palermo.

Un’esposizione preziosa, “Futurs durables pour la ville méditerranéenne”, che – dopo essere stata accolta a Palermo dal 21 al 30 aprile scorso e a Marsiglia dal 21 al 28 maggio –  ora farà tappa a Parigi, dove, dal 10 settembre al 9 ottobre, sarà alla Biblioteca Italo Calvino Hôtel de Galliffet dell’Istituto italiano di cultura di Parigi,  nell’ambito della 14a edizione della Settimana delle Culture straniere promossa dal Forum degli Istituti Culturali stranieri a Parigi. Un’iniziativa, quest’ultima, realizzata in collaborazione con il Ministero della Cultura e della Comunicazione, il Comune di Parigi, l’Express, Vocable, Aligre fm, Toutel’europe.eu, Eurochannel, Eunic Paris, che hanno voluto dedicare una parte della loro programmazione all’ambiente e allo sviluppo sostenibile.

Già visitata da migliaia di persone, la “Settimana delle Culture straniere” mira a promuovere la diversità culturale e a fare scoprire, a Parigi ma anche nel resto della Francia, le culture straniere. Attraverso numerosi spettacoli, convegni, esposizioni, proiezioni e incontri, la mobilitazione collettiva di 53 centri e Istituti Culturali stranieri dimostra concretamente che la preoccupazione ambientale è globale. Quest’anno, poi, l’obiettivo è la valorizzazione della cultura dei paesi intorno a una sfida che unisce tutti: la tutela ambientale e la lotta contro il cambiamento climatico.

I progetti didattici, elaborati in sinergia con alcune istituzioni universitarie e culturali europee, saranno discussi alle 18.30 di domani, giovedì 10 settembre, con i contributi di Ottavio Amaro (Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, DArTe), Xavier Dousson (ENSA Paris-Val de Seine, LACTH), Salvator-John A. Liotta (Centre National de la Recherche Scientifique, LAVUE), Luca Merlini (ENSA Paris-Malaquais, LIAT), Antoine Picon (Harvard University, Ecole Nationale des Ponts et Chaussées, LATTS), Virginie Picon-Lefebvre (ENSA Paris-Belleville, IPRAUS), Claude Prelorenzo (Ecole Nationale des Ponts et Chaussées, associé au LIAT), Nathalie Roseau (Ecole Nationale des Ponts et Chaussées, LATTS), Dominique Rouillard (ENSA Paris-Malaquais, directeur du LIAT), Maria Salerno (ENSA Paris-Malaquais, LIAT) e Philippe San Marco (Ecole Normale Supérieure de Paris).

15. Palermo_E. BarbieraL’esposizione itinerante, dopo Parigi, sarà pure a Bordeaux, Siviglia, Malaga, Reggio Calabria e Agrigento, per attivare un processo virtuoso di riflessioni sul più ampio tema della città sostenibile nel mediterraneo.

La presentazione dell’esposizione è anche su You Tube.

Ormai la politica siciliana ha preso una deriva trasformista. Chi ha creduto nella “Rivoluzione” di Crocetta si ritrova un governo di centro con l’apporto della destra. E chi ha votato per il Nuovo Centrodestra “scopre” di avere eletto al Parlamento siciliano soggetti che governano con il centrosinistra. Una pagliacciata politica fatta solo di poltrone

di Angelo Forgia*  

Nel 1970 l’idea che ci potesse essere un estremismo di sinistra non venne accettata dalle sinistre, i cui esponenti chiesero, addirittura, la rimozione del Prefetto Mazza. La storia, però, avrebbe dato ragione al Prefetto e torto ai partiti di sinistra. Perché il terrorismo rosso – le Brigate Rosse, per l’appunto – diventerà realtà. Ma non è di questo che oggi vogliamo parlare. Oggi, partendo dalla storia degli “opposti estremismi”, vogliamo segnalare la presenza, tutta siciliana, degli “opposti trasformismi”.

Cosa intendiamo con la formula “opposti trasformismi”? Semplice: la presenza di due forme di

trasformismo politico che oggi governano la Sicilia con risultati modesti, se non negativi: il trasformismo del PD e il trasformismo del Nuovo Centrodestra Democratico del Ministro Angelino Alfano. Il primo è un trasformismo di sinistra, o meglio, di centrosinistra (più centro che sinistra, in verità). Il secondo è un trasformismo più marcato, se si vuole peggiore del primo.

E’ importante intendersi sulla nozione di trasformismo. In politica per trasformismo s’intende la sostituzione del confronto aperto tra maggioranza (che governa) e opposizione (che controlla l’attività di governo) con la cooptazione, nella maggioranza, di parlamentari dell’opposizione per esigenze di potere. Il teorico del trasformismo politico è stato Agostino Depretis, ex garibaldino, che nel 1882 era addirittura il leader della Sinistra liberale nel Parlamento italiano, nonché capo del governo di quegli anni. Depretis sollecitava esponenti della Destra storica ad entrare nella maggioranza di governo. Di fatto, il trasformismo è una degenerazione della democrazia e dell’attività parlamentare, perché i primi ad essere raggirati sono gli elettori, che eleggono un deputato o un senatore moderato che, invece, va a far parte di un governo di colore politico opposto (e viceversa).

Il trasformismo, ai tempi di Depretis, bloccava le istanze progressiste del Parlamento. L’allora capo del governo italiano utilizzava i parlamentari moderati per neutralizzare le istanze progressiste.

Anche quella di Renzi è una forma di trasformismo. Prendiamo il caso della “riforma” del Senato. Di fatto, Renzi vorrebbe un Senato non elettivo con competenze di gran lunga meno importanti rispetto a quelle che gli assegna la Costituzione italiana del 1948. La sinistra del PD si oppone. E Renzi punta a far approvare il depotenziamento del Senato con i voti del Nuovo Centrodestra di Alfano (partito nato da una costola di Forza Italia). E siccome i voti di Alfano e dei suoi non bastano, ha “imbarcato” anche Verdini e altri senatori eletti nel centrodestra di Berlusconi.

In questo caso abbiamo un esempio spureo di “opposti trasformismi”: c’è il trasformismo di Renzi, che ha trasformato il PD – un partito che dovrebbe essere di sinistra – in una formazione politica centrista. Quello di Renzi, paradossalmente, è un trasformismo tutto sommato onesto: l’attuale capo del governo non ha mai detto di essere di sinistra, anzi è orgoglioso delle sue origini democristiane, e non ha mai nascosto l’obiettivo di mettere all’angolo (la formula che ha utilizzato è “rottamare”) tutti gli esponenti del vecchio Pci. Renzi, insomma, è trasformista fino a un certo punto: i veri trasformisti, se proprio dobbiamo essere corretti, sono gli elettori della sinistra – cioè gli elettori che provengono dal vecchio Pci o dalla tradizione socialista – che votano per lui. Perché un elettore di sinistra non dovrebbe votare per il PD di Renzi, in quanto quest’ultimo, correttamente, non nasconde le proprie origini moderate e la propria azione politica moderata, molto vicina alla Germania governata dalla Merkel.

Diverso, ma fino a un certo punto, è il discorso per gli alfaniani a livello nazionale. Alfano e i parlamentari che lo seguono sono stati eletti nel centrodestra e governano in un governo di centrosinistra. Anche in questo caso Alfano e i suoi, a Roma, sono trasformisti a metà, perché il governo Renzi, come già accennato, più che di centrosinistra è di centro. Alla fine, anche per l’azione di governo – cioè per i provvedimenti adottati dal governo Renzi, che non sono certo di sinistra -, i problemi sono più per gli elettori di centrosinistra che per i (pochi, in verità) elettori di Alfano.

In Sicilia, invece, lo scenario cambia completamente. Nella nostra Regione assistiamo in modo palese a due “opposti trasformismi”: il trasformismo del governo di Rosario Crocetta e il trasformismo degli alfaniani siciliani. Crocetta, nella campagna elettorale del 2012, si era presentato come un candidato di sinistra. Lui stesso, dopo la sua elezione, peraltro molto risicata e frutto delle divisioni del centrodestra, parlava di “Rivoluzione”. I risultati, in verità, sono modesti, se non fallimentari.

Potremmo parlare della vicenda del Muos di Niscemi, che Crocetta è riuscito a trasformare (parola corretta, perché si tratta sempre di trasformismo…) in una mezza operetta. O della vicenda dei rifiuti, con le discariche – in buona parte private – al posto della raccolta differenziata. Due clamorose smentite del programma di Crocetta. Per non parlare delle politiche del lavoro, se è vero che l’attuale governo regionale ha penalizzato costantemente i lavoratori: formazione, operai della Forestale, dipendenti regionali, medici pubblici (questi ultimi con le retribuzioni bloccate da sei anni e con una continua riduzione delle strutture sanitarie).

Certo, molti dei fallimenti di Crocetta sono imputabili alla sua oggettiva inadeguatezza (basti pensare all’accordo-capestro che ha firmato lo scorso anno con il governo Renzi, rinunciando per quattro anni agli effetti positivi di alcuni pronunciamenti della Corte Costituzionale in materia di rapporti finanziari tra Stato e Regione: in pratica, postergando l’arrivo nelle casse della Regione, oggi a secco, di oltre 5 miliardi di Euro: una vera e propria follia della quale lo stesso presidente della Regione si è pentito, anche se in ritardo). Però, nel suo caso, il trasformismo c’è: e coinvolge tutti i partiti che lo sostengono nel Parlamento siciliano. In pratica, pur di mantenere il potere, Crocetta e il PD stanno tradendo gli impegni assunti con i propri elettori.

Uguale e contrario – e per certi versi di gran lunga peggiore – è il trasformismo del Nuovo Centrodestra siciliano. Alla fine, il partito di Alfano, a livello nazionale, non supera l’1 per cento. Il 4% delle elezioni europee raggranellato da questa formazione politica è stato “drogato” dalla gestione del Ministero degli Interni: cosa che non sarà più possibile, sia perché la presenza nel governo Renzi e gli scandali – Mafia Capitale in testa – hanno logorato Alfano e i suoi, sia perché alle prossime elezioni politiche il Movimento 5 Stelle dovrebbe monitorare i voti in ogni angolo d’Italia, sezione per sezione, per evitare che si ripeta lo “scherzetto” delle europee. Ma se a livello nazionale il Nuovo Centrodestra è in caduta libera, in Sicilia conserva ancora un 5-6 per cento e forse anche qualcosa in più. Si tratta di deputati del Parlamento siciliano eletti, nel 2012, da un elettorato di centrodestra. E si tratta di deputati che, in questa legislatura, hanno più volte criticato Crocetta. Ma adesso i parlamentari regionali del Nuovo Centrodestra siciliano, per una mera questione di poltrone, vorrebbero entrare a far parte del governo Crocetta. Una contraddizione rispetto alla loro elezione e un tradimento nei confronti dei loro elettori.

Siamo davanti, insomma, a una degenerazione della democrazia e della vita parlamentare. Con “capitomboli” politici di bassissimo livello. Con Crocetta che, fino a qualche mese fa, ripeteva a destra e a manca che mai e poi mai avrebbe “imbarcato” nel suo governo il Nuovo Centrodestra. E con i deputati regionali del Nuovo Centrodestra che hanno detto peste e corna del governo Crocetta e che, adesso, si stanno “imbarcando” nello stesso governo che hanno aspramente criticato.

Siamo allo squallore della vita politica e parlamentare. Una manifestazione di “opposti trasformismi” che ha il sapore di una pagliacciata politica.

* Nella vita Angelo Forgia si occupa di agricoltura. Ma ha sempre avuto la passione per la politica. Cresciuto nella sinistra, ha creduto, nell’estate del 2012, all’avventura di Rosario Crocetta, allora candidato alla presidenza della Regione siciliana nel centrosinistra, che si presentava come il presidente che avrebbe attuato una “rivoluzione”. Angelo Forgia è stato tra i fondatori del Megafono – il movimento politico legato al presidente della Regione – ed è stato protagonista dei “Circoli per Crocetta”. Erano, questi “Circoli”, siciliani che, nelle città e nei paesi dell’Isola, nel 2013, davano vita a piccoli nuclei di sostegno all’azione del governo Crocetta. 

Oggi Forgia non è più accanto a Crocetta. Non coordina i “Circoli” – che in verità sembrano spariti – e non è nel Megafono, che forse è sparito con i “Circoli”. La “Rivoluzione” annunciata da Crocetta si è trasformata in una mera gestione del potere. E lo stesso Crocetta, come racconta in questo articolo Forgia, non ha nulla a che vedere con la Sinistra, con i valori ai quali si ispiravano il Megafono ed i “Circoli”. 

In quest’analisi non c’è soltanto l’amarezza per un’esperienza politica e amministrativa fallita, ma anche lo sforzo di interpretare il trasformismo. O meglio, gli “opposti trasformismi”: il trasformismo di Crocetta, che si è rimangiato quasi tutto il programma politico del 2012 ed il trasformismo del Nuovo Centrodestra, che sta utilizzando i voti dei moderati siciliani per puntellare un governo che gli stessi elettori moderati siciliani detestano. 

Da La Voce di New York.