Crocetta? A casa. Ma prima servono la nuova legge elettorale e la gestione pubblica dell’acqua

Pubblicato: 20 luglio 2015 da Sicilia più in Politica
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Le polemiche di queste ore, a prescindere dalla veridicità di certe contestate intercettazioni, ci dicono che una stagione politica si è conclusa. Occorre una svolta profonda. Alla Sicilia servono un nuovo Parlamento e un nuovo governo. Sostituendo tutti gli assessori e i burocrati che hanno operato nei governi Lombardo e Crocetta

di Angelo Forgia*

Le polemiche di questi giorni che hanno investito la Sicilia, al di là della veridicità di certe intercettazioni, ci consegnano con chiarezza un dato politico inoppugnabile: è iniziato il periodo del post Rosario Crocetta. Piaccia o no, ma nel bene e nel male una stagione si è chiusa. Non resta che tirare i bilanci, in verità un po’ magri, e capire come avviare la transizione.

La fretta, recita un vecchio adagio, è sempre una cattiva consigliera. Per questo è necessario mantenere i nervi saldi. La fine anticipata della legislatura sembra ormai dietro l’angolo.

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Anche se ancora non sappiamo se sarà il governatore Crocetta a prendere atto dell’impossibilità di proseguire la sua esperienza di governo o se saranno i deputati del Parlamento siciliano, con le proprie dimissioni (servono le dimissioni di 46 parlamentari su 90), a mettere la parola fine a questa legislatura.

In questo senso, sono molto importanti le dimissioni già rassegnate da Nino Malafarina, parlamentare della Lista Crocetta-Megafono, e le dimissioni del parlamentare del PD, Fabrizio Ferrandelli. Due atti di grande dignità politica. Non sappiamo se a queste ne seguiranno altre. Ma sappiamo con certezza che, prima di sciogliere la legislatura il Parlamento siciliano dovrà approvare tre leggi: la nuova legge elettorale, la legge Sblocca Sicilia e la legge per il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. Dovrebbe esserci anche la legge sui Liberi Consorzi di Comuni e sulle tre Città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Ma su questo fronte abbiamo la sensazione che potrebbe trattarsi di fatica inutile, alla luce dell’applicazione del Decreto legislativo n. 118 del 2011 che, com’è noto, potrebbe provocare problemi a tantissimi Comuni siciliani. E in ogni caso, considerate le divisioni che attraversano trasversalmente la politica siciliana sulla gestione del Liberi Consorzi di Comuni (che, com’è noto, dovrebbero sostituire le Province), sembra più logico evitare d’impantanare il Parlamento dell’Isola in discussioni che andrebbero per le lunghe.

A nostro modesto avviso, l’emergenza è rappresentata dalla nuova legge elettorale. Non ci sembra logico andare al voto per rinnovare l’Assemblea regionale siciliana con la legge elettorale del 2001. Sarebbe una follia. Com’è noto, i deputati passeranno da 90 a 70. Votare con la vecchia legge elettorale significherebbe portarsi dietro un listino di 7 deputati che toglierebbero sette seggi a chi avrebbe alle spalle il consenso popolare. Per eleggere sette soggetti privi di consenso popolare. Il tutto per non avere nemmeno la matematica certezza di garantire la maggioranza d’Aula al futuro presidente della Regione.

Con tre candidati, infatti (e non meno di tanti dovrebbero essere a contendersi la presidenza della Regione siciliana: uno di centrodestra, uno di centrosinistra e un grillino), c’è – in questo caso sì – la matematica certezza, che il futuro presidente, con i sette deputati del listino, non avrebbe la maggioranza a Sala d’Ercole, la sede del Parlamento siciliano.

Ricordiamo che esiste già un disegno di legge di riforma della legge elettorale approvato dalla prima Commissione del Parlamento dell’Isola (Affari istituzionali). In base a questo disegno di legge, il listino viene abolito e i sette seggi vengono così ripartiti: uno al presidente della Regione eletto; un secondo seggio al secondo classificato nella “corsa” alla presidenza della Regione; mentre i restanti cinque seggi vanno assegnati ai candidati delle liste che, in proporzione ai collegi, hanno ottenuto i migliori risultati. Questa, insomma, potrebbe essere la base di partenza per approvare una nuova legge elettorale.

La seconda legge che il Parlamento siciliano deve discutere e approvare prima dello scioglimento è la riforma del servizio idrico. La Commissione Ambiente ha già varato un testo. Non resta che mandarlo in Aula per la discussione e l’approvazione. Dicono che Renzi e i renziani lo vorrebbero affossare per arrivare al commissariamento della Regione su questa materia. Noi non ci crediamo. Perché il commissariamento lascerebbe ai privati la gestione dell’acqua in Sicilia. Facendo un grande favore a soggetti che, spesso, in Sicilia potrebbero coincidere con i mafiosi. Ai quali si lascerebbe la possibilità di intercettare i fondi della Programmazione europea 2014-2020 in materia di opere idriche. Ovvero centinaia e centinaia di milioni di euro. Conoscendo la sensibilità del Presidente del Consiglio, Renzi, e del leader dei renziani siciliani, Davide Faraone, in materia di lotta alla mafia, siamo certi che mai e poi mai lascerebbero tale opportunità ai poteri oscuri. Per non parlare del fatto che, nel 2011, il popolo italiano, con un referendum, si è pronunciato in favore della gestione pubblica dell’acqua. Ripetiamo: il popolo italiano vuole la gestione pubblica dell’acqua e non la semplice acqua pubblica, perché l’acqua è già pubblica!

Detto questo, sarebbe bene che la politica siciliana si apprestasse ad imprimere una vera svolta. A cominciare dall’antimafia, che non può più essere quella di facciata. Evitando, anche, di riproporre schemi e personaggi che ormai fanno parte del passato. Siamo tutti addolorati delle polemiche che in queste ore investono la famiglia di Paolo Borsellino, personaggio che è un patrimonio di tutti i Siciliani. Detto questo, serve una svolta anche rispetto alle figure che hanno caratterizzato gli ultimi due governi della Regione. Ci riferiamo alle figure politiche e alla burocrazia. Noi riteniamo che tutti i personaggi che hanno fatto parte dell’esperienza Crocetta – tutti, nessuno o nessuna esclusa – non debbano essere riproposti e riproposte. Servono volti nuovi, sia per la guida degli assessorati, sia per la guida dei dipartimenti. Anche per dare ai Siciliani il segnale – vero – che si volta finalmente pagina.

Angelo Forgia, nella vita, si occupa di agricoltura. Ma è anche un appassionato di politica. Ma di una politica fatta in mezzo alla gente: nei movimenti e non nei partiti tradizionali. Oggi commenta la crisi della Regione siciliana. Ipotizzando il voto anticipato per la prossima primavera. Sognando una svolta a partire dal basso.

da La Voce di New York

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