Archivio per luglio, 2015

di Giulio Ambrosetti

Lo confesso: ho sempre avuto difficoltà a seguire i cambiamenti di opinione (e di casacca) di Fabrizio Ferrandelli. Anche se le dimissioni da parlamentare regionale sono state un bel gesto. Detto questo, gli riconosco una bella preparazione, una grande volontà e una discreta fantasia.Fabrizio-Ferrandelli

La sua candidatura alla presidenza della Regione Siciliana potrebbe anche essere bella. A patto che non abbia nulla, ma proprio nulla a che spartire con il governo Renzi. Perché, a rigor di logica, non si può parlare di cambiamento della politica e poi voler attuare questo cambiamento dentro il PD renziano. Forse Ferrandelli dovrebbe chiarire questo punto. Se pensa di candidarsi da renziano, nel PD, è giusto avvertirlo – visto che è giovane e spesso fa confusione – che non ha alcuna speranza, perché il PD siciliano, stando agli ultimi sondaggi, non va oltre il 17 per cento. Ferrandelli dovrebbe dire a chiare lettere se sta con Renzi o no, perché Renzi e renziani, in Sicilia, significano morte della stessa.

di Giovanna Seminara

La questione femminile in Sicilia non è stata mai neanche posta. Come se in fondo vivessimo nel migliore dei mondi possibile o se i problemi delle donne riguardassero sempre le “altre” e non certo noi. Come se i problemi o le difficoltà non riguardassero in generale tutto l’universo femminile, ma solo una piccola parte di esso.

La questione femminile, in generale, riguarda diversi aspetti: i livelli di istruzione, i tassi occupazionali, e la conciliazione llavoro-job-da-locandina-cgilavoro-famiglia. A questi in Sicilia va aggiunta la questione culturale, che li assorbe tutti e riesce a trasformarli in qualcosa di completamente diverso da come sono analizzati ed interpretati nel resto dell’Italia.

L’Italia intera rimane tuttora ancorata a consolidati stereotipi culturali, che si evincono anche dalla scelte dei percorsi universitari da intraprendere: il 76% delle matricole delle facoltà umanistiche sono donne, mentre in quelle scientifiche le ragazze sono solo il 37%. Le donne, che “non devono avere la preoccupazione di cercarsi una occupazione”, se proprio devono studiare è bene che lo facciano per accrescere la propria cultura. A questo si aggiunga che vi sono lavori ritenuti più adatti alla figura femminile, come quello di insegnate e, più in generale, di pubblico impiegato.

Ma cosa significa essere una donna, magari madre, ai tempi della crisi? Se la questione si pone con riferimento al sud, ed alla Sicilia in particolare, l’analisi dei dati ISTAT del 2014 diventa molto interessante.

Il tasso di occupazione femminile e quello dei lavoratori anziani presentano generalmente valori più bassi di quello maschile. Anche nel 2013 il tasso di occupazione degli uomini è stato superiore a quello femminile in tutti gli stati membri della U.E, anche se con notevoli differenze da paese a paese.

I tassi di occupazione, in generale, variano notevolmente anche in relazione al livello di istruzione raggiunto dagli individui: coloro che possiedono un diploma di istruzione terziario (istruzione universitaria di ciclo breve, master o dottorato), hanno tassi di occupazione decisamente superiori alle persone con un livello di istruzione primaria o secondaria inferiore.

Il mercato del lavoro dell’ U.E. è stato fortemente colpito dalla crisi economica. Dal 2008 al 2013 l’occupazione è diminuita di 5,9 milioni di unità e le perdite maggiori si sono riscontrate nelle nazioni del sud Europa. In Italia le regioni meridionali sono state le più colpite dalla perdita di lavoro.

L’occupazione femminile in Europa ha avuto dinamiche contrapposte: in Germania, Belgio, Austria, Svezia e  Regno Unito si è registrato un aumento significativo dei dati occupazionali, mentre in Spagna, Grecia e Portogallo si sono avute considerevoli perdite nelle percentuali di occupazione femminile.

Al sud le madri occupate sono il 35%, contro il 66,4% del Nord ed il 61,5 % del centro, e le donne che lamentano sempre maggiori difficoltà nella conciliazione lavoro-famiglia sono in crescita. Le difficoltà denunciate dalle madri lavoratrici sono: la quantità di ore di lavoro, la presenza di turni o di orari disagiati (pomeridiani o serali o nel fine settimana), l’eccessiva distanza da casa, le frequenti riunioni o trasferte.

Uno degli aspetti che al sud certamente limita la possibilità di conciliazione tra lavoro e famiglia è la mancanza di disponibilità di persone o servizi a cui affidare i bambini. Vi è una incapacità delle istituzioni a recepire la necessità di servizi pubblici per l’infanzia come requisito fondamentale per l’ingresso della figura femminile nel mondo lavorativo e per la sua permanenza.

Incentivare la presenza femminile nei settori in cui è maggiormente carente, come quello agricolo o imprenditoriale e commerciale, è il primo passo per incrementare l’occupazione femminile. A tal fine occorre: detassare il lavoro delle donne e prevedere una serie di incentivi per l’imprenditorialità femminile; agevolare con contratti part-time il rientro dalla maternità, ponendo congedi uguali e obbligatori per entrambi i genitori al fine di ridurre in tal modo le discriminazioni al momento dell’assunzione.

Le istituzioni e la società non possono, inoltre, ignorare che vi è un sempre crescente numero di madri single e di donne vittime di violenze, che necessitano di un lavoro per poter essere messe nelle condizioni di provvedere al sostentamento del proprio nucleo famigliare.  Queste categorie femminili più deboli devono essere messe nelle condizioni di poter accedere al mercato del lavoro.51450_1030tashmanwomensvotingcolumno

La concezione di famiglia si è radicalmente trasformata ed anche le istituzioni devono prenderne atto, se non vogliono vedere un tasso di natalità sempre più prossimo allo zero. Per questo bisogna rivedere sia le strutture a sostegno delle nuove categorie di famiglia sia le tipologie degli interventi di aiuto per le nuove figure lavorative, che certamente hanno esigenze diverse, ma che non possono essere ulteriormente ignorate.

In Sicilia il divario fra donne di serie A e di serie B non può continuare ad essere sottovalutato, visto che così continuando le condizioni economiche ed occupazionali renderanno il divario talmente profondo da arrivare a punti di vera ingiustizia sociale: basti pensare alle donne rumene nel ragusano abusate e sfruttate, colpevoli di avere figli a cui pensare. Molte donne siciliane sono o prossime a tale drammatica situazione o, addirittura, nelle medesime condizioni, perché abbandonate e dimenticate da una politica e da istituzioni impregnate di sprechi e cattiva gestione.

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di Margherita Tomasello

Era appena iniziata la “rivoluzione” dell’antimafia imprenditoriale ed il mio intuito femminile (chiamiamolo così) mi aveva fatto capire che purtroppo era solo una questione di facciata. Mi hanno dato della vecchia, della giovane, quella che non capisce. Mi hanno additato, sperando che così facendo potessero guadagnare sempre più punti. Oggi ogni commento è superfluo! Anche io sono stanca  di dover parlare di questa gente. Queste sono meteore che da sole si innalzano e da sole si spaccano nell’atmosfera per essere dimenticate nel nulla. Bisogna, invece, iniziare a brillare per onestà, semplicità, collaborazione. E siamo in tanti, veramente tanti, che abbiamo voglia di rivedere il nostro futuro. Oggi desidero ricordare l’articolo di Repubblica datato 07/02/2008 e con questo anche dare un messaggio di coraggio. Ce la faremo, perché le finzioni prima o poi si scoprono e la verità trionfa sempre!

Archivio de la Repubblica.it, 7/2/2008
Industriali, rotto il fronte antimafia

«Siamo un’ associazione di imprenditori e non di antimafia. Credo che dovremmo parlare meno di certi temi e più di sviluppo». Queste frasi, pronunciate durante un convegno dal presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Palermo, Margherita Tomasello, hanno provocato scalpore nella sede degli industriali. C’è chi bolla la sortita della Tomasello come «uno sfogo giovanile», come il presidente di Assindustria, Antonino Salerno, e chi le ritiene, invece, frutto di «un ragionamento vecchio», come il presidente regionale di Confindustria, Ivan Lo Bello. Sta di fatto che alla maggioranza degli imprenditori dell’associazione, schierata a capo del movimento di rivolta in Sicilia contro il racket, questa analisi è sembrata ingiusta. Sganciate dal contesto del convegno – un dibattito con le banche sugli strumenti finanziari a disposizione delle imprese – le dichiarazioni rilanciate dalle agenzie hanno avuto l’effetto di una bomba. Il vice presidente nazionale di Confindustria, Ettore Artioli, è sceso in campo in serata per escludere una contrapposizione tra l’imprenditrice e la linea seguita dall’associazione. «Credo che sia importante anzi prendere spunto dalle sue dichiarazioni per portare ancora avanti il percorso di Confindustria in Sicilia – dice Artioli -. Liberare questa terra dalla criminalità significa prendersi la responsabilità di rilanciare i temi veri dello sviluppo e della libertà di fare impresa. Nella lotta alla criminalità non ci può essere alcun passo indietro». Stupito il presidente Lo Bello: «Mi sorprendono queste affermazioni, già sentite in passato, che contraddicono dichiarazioni di tutt’altro tenore fatte dalla Tomasello». Gelo anche da Salerno, leader di Assindustria, che non approva le accuse lanciate in un momento «storico», di svolta nel mondo delle imprese. «La legalità è la prima delle infrastrutture che servono per lo sviluppo dell’economia siciliana – replica Salerno -. Occorre parlare di antimafia e occorre agire antimafia. La battaglia di Confindustria contro il racket è prima di tutto una battaglia di sviluppo e civiltà». Tante le reazioni polemiche. «La battaglia per la legalità è un imperativo categorico. Nel cammino intrapreso dagli imprenditori siciliani contro il racket e la mafia non può esserci alcun tentennamento», sostiene Barbara Cittadini, componente della giunta nazionale di Confindustria. Scettico anche Alessandro Albanese, presidente dell’Asi: «Non condivido per niente». Sul caso interviene duro il presidente della commissione Antimafia, Francesco Forgione: «Parole incomprensibili, che sembrano voler cancellare tutti i passi in avanti che il mondo delle imprese siciliane ha fatto in questi mesi».
Antonella Romano

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Vi aspettiamo, alle 21:30 di giovedì 30 luglio, “a Cantunera”, in piazza Monte Santa Rosalia 12 (accanto Palazzo Branciforte), per un evento imperdibile.

“Le Sirene: chi ha paura del loro canto?” è uno spettacolo concepito come una narrazione, intrecciata a canti e musica, il cui testo è elaborato a partire da brani sia originali sia tratti da testi poetici e letterari di autori come Omero, Tomasi di Lampedusa, Pascoli e Kafka.

Accompagneranno la performance le immagini di Mariella Calò, artista contemporanea che recentemente ha pubblicato il libro illustrato “La vera storia delle sirene” (ed. il Palindromo).

Si tratta di una performance di narrazione, canti e musica di e con Rosalia Billeci. Praticamente il tentativo di dare vita a uno dei miti più affascinanti e misteriosi della nostra cultura, cercando di tratteggiarlo sia dal punto di vista poetico-artistico che psico-antropologico.

Fonte di grande ispirazione per gli artisti di tutti tempi, delle sirene si è detto tutto ed il contrario di tutto: arpie crudeli e cattive, principesse del mare buone e soccorritrici, vergini e caste sacerdotesse o adescatrici meretrici, miti pastorelle, cannibali, spiriti planetari. Ma su una cosa tutti sono d’accordo: il loro canto è irresistibile, incanta e incatena gli uomini.

In scena, insieme a Rosalia Billeci, ci saranno: Nicola Marchese (chitarra) e Aldo Mangiaracina (voce e chitarra).

Lo spettacolo, dalle 20 alle 21, è associato ad aperitivo con buffet, al costo di 12 euro. Prenotazioni al 329.5670724 (Sara Cappello) o al 389.2158948 (Gilda Sciortino). Per il solo spettacolo, il costo del biglietto è di 8 euro (comprensivo di bevanda).

Le polemiche di queste ore, a prescindere dalla veridicità di certe contestate intercettazioni, ci dicono che una stagione politica si è conclusa. Occorre una svolta profonda. Alla Sicilia servono un nuovo Parlamento e un nuovo governo. Sostituendo tutti gli assessori e i burocrati che hanno operato nei governi Lombardo e Crocetta

di Angelo Forgia*

Le polemiche di questi giorni che hanno investito la Sicilia, al di là della veridicità di certe intercettazioni, ci consegnano con chiarezza un dato politico inoppugnabile: è iniziato il periodo del post Rosario Crocetta. Piaccia o no, ma nel bene e nel male una stagione si è chiusa. Non resta che tirare i bilanci, in verità un po’ magri, e capire come avviare la transizione.

La fretta, recita un vecchio adagio, è sempre una cattiva consigliera. Per questo è necessario mantenere i nervi saldi. La fine anticipata della legislatura sembra ormai dietro l’angolo.

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Anche se ancora non sappiamo se sarà il governatore Crocetta a prendere atto dell’impossibilità di proseguire la sua esperienza di governo o se saranno i deputati del Parlamento siciliano, con le proprie dimissioni (servono le dimissioni di 46 parlamentari su 90), a mettere la parola fine a questa legislatura.

In questo senso, sono molto importanti le dimissioni già rassegnate da Nino Malafarina, parlamentare della Lista Crocetta-Megafono, e le dimissioni del parlamentare del PD, Fabrizio Ferrandelli. Due atti di grande dignità politica. Non sappiamo se a queste ne seguiranno altre. Ma sappiamo con certezza che, prima di sciogliere la legislatura il Parlamento siciliano dovrà approvare tre leggi: la nuova legge elettorale, la legge Sblocca Sicilia e la legge per il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. Dovrebbe esserci anche la legge sui Liberi Consorzi di Comuni e sulle tre Città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Ma su questo fronte abbiamo la sensazione che potrebbe trattarsi di fatica inutile, alla luce dell’applicazione del Decreto legislativo n. 118 del 2011 che, com’è noto, potrebbe provocare problemi a tantissimi Comuni siciliani. E in ogni caso, considerate le divisioni che attraversano trasversalmente la politica siciliana sulla gestione del Liberi Consorzi di Comuni (che, com’è noto, dovrebbero sostituire le Province), sembra più logico evitare d’impantanare il Parlamento dell’Isola in discussioni che andrebbero per le lunghe.

A nostro modesto avviso, l’emergenza è rappresentata dalla nuova legge elettorale. Non ci sembra logico andare al voto per rinnovare l’Assemblea regionale siciliana con la legge elettorale del 2001. Sarebbe una follia. Com’è noto, i deputati passeranno da 90 a 70. Votare con la vecchia legge elettorale significherebbe portarsi dietro un listino di 7 deputati che toglierebbero sette seggi a chi avrebbe alle spalle il consenso popolare. Per eleggere sette soggetti privi di consenso popolare. Il tutto per non avere nemmeno la matematica certezza di garantire la maggioranza d’Aula al futuro presidente della Regione.

Con tre candidati, infatti (e non meno di tanti dovrebbero essere a contendersi la presidenza della Regione siciliana: uno di centrodestra, uno di centrosinistra e un grillino), c’è – in questo caso sì – la matematica certezza, che il futuro presidente, con i sette deputati del listino, non avrebbe la maggioranza a Sala d’Ercole, la sede del Parlamento siciliano.

Ricordiamo che esiste già un disegno di legge di riforma della legge elettorale approvato dalla prima Commissione del Parlamento dell’Isola (Affari istituzionali). In base a questo disegno di legge, il listino viene abolito e i sette seggi vengono così ripartiti: uno al presidente della Regione eletto; un secondo seggio al secondo classificato nella “corsa” alla presidenza della Regione; mentre i restanti cinque seggi vanno assegnati ai candidati delle liste che, in proporzione ai collegi, hanno ottenuto i migliori risultati. Questa, insomma, potrebbe essere la base di partenza per approvare una nuova legge elettorale.

La seconda legge che il Parlamento siciliano deve discutere e approvare prima dello scioglimento è la riforma del servizio idrico. La Commissione Ambiente ha già varato un testo. Non resta che mandarlo in Aula per la discussione e l’approvazione. Dicono che Renzi e i renziani lo vorrebbero affossare per arrivare al commissariamento della Regione su questa materia. Noi non ci crediamo. Perché il commissariamento lascerebbe ai privati la gestione dell’acqua in Sicilia. Facendo un grande favore a soggetti che, spesso, in Sicilia potrebbero coincidere con i mafiosi. Ai quali si lascerebbe la possibilità di intercettare i fondi della Programmazione europea 2014-2020 in materia di opere idriche. Ovvero centinaia e centinaia di milioni di euro. Conoscendo la sensibilità del Presidente del Consiglio, Renzi, e del leader dei renziani siciliani, Davide Faraone, in materia di lotta alla mafia, siamo certi che mai e poi mai lascerebbero tale opportunità ai poteri oscuri. Per non parlare del fatto che, nel 2011, il popolo italiano, con un referendum, si è pronunciato in favore della gestione pubblica dell’acqua. Ripetiamo: il popolo italiano vuole la gestione pubblica dell’acqua e non la semplice acqua pubblica, perché l’acqua è già pubblica!

Detto questo, sarebbe bene che la politica siciliana si apprestasse ad imprimere una vera svolta. A cominciare dall’antimafia, che non può più essere quella di facciata. Evitando, anche, di riproporre schemi e personaggi che ormai fanno parte del passato. Siamo tutti addolorati delle polemiche che in queste ore investono la famiglia di Paolo Borsellino, personaggio che è un patrimonio di tutti i Siciliani. Detto questo, serve una svolta anche rispetto alle figure che hanno caratterizzato gli ultimi due governi della Regione. Ci riferiamo alle figure politiche e alla burocrazia. Noi riteniamo che tutti i personaggi che hanno fatto parte dell’esperienza Crocetta – tutti, nessuno o nessuna esclusa – non debbano essere riproposti e riproposte. Servono volti nuovi, sia per la guida degli assessorati, sia per la guida dei dipartimenti. Anche per dare ai Siciliani il segnale – vero – che si volta finalmente pagina.

Angelo Forgia, nella vita, si occupa di agricoltura. Ma è anche un appassionato di politica. Ma di una politica fatta in mezzo alla gente: nei movimenti e non nei partiti tradizionali. Oggi commenta la crisi della Regione siciliana. Ipotizzando il voto anticipato per la prossima primavera. Sognando una svolta a partire dal basso.

da La Voce di New York

L’opinione. Il governo Crocetta è ormai al capolinea. Anche la nomina di un esponente del PD – Baldo Gucciardi – alla gestione della sanità siciliana non cambia lo scenario. Con molta probabilità, nella prossima primavera si andrà al voto. Per questo è necessaria una svolta civica che vada al di là dei partiti tradizionali ormai poco credibili

di Angelo Forgia*

E’ inutile girare attorno al problema: il governo regionale di Rosario Crocetta è ormai al capolinea. A questa conclusione si arriva non perché Matteo Renzi ha fatto sapere che la Sicilia potrebbe essere chiamata al voto presto – a quanto sembra di capire, nella primavera del prossimo anno – ma perché le condizioni politiche, sociali e finanziarie della Regione non consentono il proseguimento di questa legislatura. Anche la nomina di un esponente del PD, Baldo Gucciardi, ad assessore alla Salute, non cambia molto lo scenario. Detto questo, ci sembrano opportune alcune considerazioni sul bilancio fallimentare del governo e sulle prospettive politiche.

In questi giorni il PD siciliano – e segnatamente l’area renziana di questo partito – sta provando a scaricare sul Presidente Crocetta tutte le responsabilità di un’esperienza di governo che non ha brillato per lungimiranza. Ora, il governatore dell’Isola ha di certo grandi responsabilità, ma questo non assolve gli altri protagonisti del governo, con riferimento ai partiti. E non ci riferiamo solo alle forze politiche che hanno appoggiato Crocetta, ma anche alle opposizioni: basti pensare che, la scorsa settimana, a Sala d’Ercole – la sede del Parlamento dell’Isola – il governo è stato salvato da Forza Italia e dal Movimento 5 Stelle.

Si badi, non si è trattato di un caso isolato. Non dobbiamo dimenticare che, ad inizio legislatura, i grillini hanno appoggiato il governo Crocetta in più occasioni; per non parlare dei deputati di Forza Italia che hanno approvato il mutuo da un miliardo di euro.

Anche il PD non ha molte attenuanti. Una parte di questo partito ha sempre appoggiato il governo. Lo stesso Crocetta, proprio per salvaguardare i propri equilibri interni al Partito Democratico, non ha esitato a sacrificare il Megafono. Per un anno abbiamo assistito a baruffe tra Crocetta e il PD. Con il secondo governo il Presidente della Regione ha “imbarcato” la cosiddetta area Dem di Giuseppe Lupo. Con il terzo governo – l’attuale – Crocetta ha tirato dentro i renziani, l’area che fa capo ad Antonello Cracolici e persino una parte della cosiddetta area Cuperlo. Insomma, per dirla tutta, solo una parte dell’area Cuperlo della Sicilia è rimasta fuori dal governo. Questi, per carità, hanno titolo per criticare Crocetta. Ma i vari Davide Faraone, Antonello Cracolici e lo stesso segretario regionale di questo partito, Fausto Raciti, a che titolo attaccano Crocetta?

In politica bisogna dire la verità. Chi è responsabile del fallimento della Formazione professionale? Dov’erano i partiti di governo quando sono stati mandati al “macero” quasi 10 mila dipendenti di questo settore per consegnare le future risorse del Fondo sociale europeo ai privati che passano per imprenditori, ma che sono solo degli imprenditori falliti che, da decenni, vivono abbarbicati alla spesa pubblica, tra Camere di Commercio ed enti regionali vari? E chi sta gestendo in modo fallimentare i servizi per il lavoro? E le risibili politiche turistiche, imperniate sul clientelismo ad personam, chi le sta manovrando?

Certo, oggi che tutto sta crollando, è facile scaricare i fallimenti politici e amministrativi sul Presidente della Regione. Un personaggio che – lo ribadiamo – ha pesanti responsabilità: a cominciare dall’accordo che lo stesso Crocetta ha siglato a Roma, proprio con Renzi, lo scorso anno, rinviando di ben quattro anni l’applicazione di una sentenza della Corte Costituzionale che avrebbe consentito alla Regione di incassare quasi 5 miliardi di euro. Magari la Regione non li avrebbe incassati tutti subito: ma con questo titolo di credito avrebbe potuto, con semplici operazioni finanziarie, fronteggiare la pesante situazione di “cassa”.

Invece, oggi, assistiamo a una grande mistificazione. Con Crocetta che, su facebook, attacca Faraone, ma dice solo mezze verità: dice che le finanze della Regione sono state saccheggiate, ma non attacca Renzi – che è il vero saccheggiatore – nella speranza (vana?) di un’improbabile candidatura “blindata” all’ombra dell’Italicum.

Però la verità, come ci ricorda Gramsci, “è sempre rivoluzionaria”. E la verità è che i renziani del PD siciliano – con in testa Faraone – stanno tradendo e pugnalando la Sicilia. Una Regione massacrata dai prelievi operati dal governo Renzi. Un governo che, dopo aver saccheggiato quasi 10 miliardi di euro, restituisce appena 300 milioni di euro. Il tutto in uno scenario di menzogne, complice un’informazione carente, se non di parte, che nasconde la verità. Così anche i leghisti veneti – disinformati dai giornali di Berlusconi e dai silenzi del PD renziano – attaccano la Sicilia per questi 300 milioni di euro. Non sapendo che Roma ha strappato alla Regione siciliana circa 10 miliardi di euro! Una vergogna!

Ma queste verità nascoste, anzi le menzogne avallate da berlusconiani e PD renziano (che strana coppia, no?), ci consentono di guardare alle prospettive politiche della Sicilia con una diversa luce. Noi non siamo tra quelli che, guardando al PD, fanno di tutta l’erba un fascio. In questo partito ci sono sensibilità diverse da Renzi e dal renzismo.  Alcune hanno già lasciato questo partito per dare vita a un nuovo soggetto politico: penso a Civati, a Cofferati, a Fassina e a tanti altri. Ma tanti sono ancora dentro questo partito. Rimangono con grande sofferenza, perché non vogliono regalare tutto a Renzi e alle massonerie finanziarie tedesche che foraggiano (e quindi controllano) l’attuale capo del governo italiano.

Oggi – guardando anche alla ferocia con la quale la “presunta” Unione Europea sta imponendo alla Grecia un’umiliazione incredibile (nemmeno americani, russi e inglesi, subito dopo la seconda guerra mondiale, a Yalta, imposero simili condizioni ai tedeschi, che pure si erano macchiati di un genocidio: una responsabilità di gran lunga più grave dei 320 miliardi di debiti della Grecia!) – bisogna pensare, proprio a partire dalla Sicilia, a qualcosa di diverso. Mettendo al primo punto la libertà.

Il tempo stringe. E i vecchi partiti, ormai compromessi, in Sicilia come a Roma, non sono nelle condizioni di proporre soluzioni credibili. E’ bene che la parola passi ai movimenti. Sotto questo profilo – concetto che una volta abbiamo già espresso – l’esperienza dell’attuale sindaco di Agrigento, Calogero “Lillo” Firetto, ci sembra un buon esempio da cui partire. Firetto è partito dai movimenti civici. Ed ha costretto i partiti a seguirlo. Dalla Sicilia – da sempre “laboratorio politico” destinato a fare da apripista a soluzioni politiche nazionali – può partire un messaggio di libertà, rivolto anche al popolo greco, al quale la nostra Isola è legata da cultura e tradizioni. Serve una svolta che deve partire dal “basso”.

*Angelo Forgia, nella vita, si occupa di agricoltura. Ma è anche un appassionato di politica. Ma di una politica fatta in mezzo alla gente: nei movimenti e non nei partiti tradizionali. Oggi commenta la crisi della Regione siciliana. Ipotizzando il voto anticipato per la prossima primavera. Sognando una svolta a partire dal basso.

da La Voce di New York

we-generiche-dettaglio-2Il convegno “la forza delle donne in agricoltura, testimonianze delle eccellenze italiane” si è tenuto oggi, 10 luglio, all’ Expo Centre di Expo Milano 2015 nell’ambito del programma della giornata conclusiva delle Women’s Weeks. Marta Dassù ha inaugurato la tavola rotonda alla quale hanno partecipato Claudia Sorlini, docente della Facoltà di agraria dell’Univeristà degli studi di Milano, Rosanna Zari, vicepresidente CONAF, Maria Carmela Macrì e Manuela Scornaienghi, Istituto nazionale di economia agraria, Lorella Ansaloni, Donne impresa Coldiretti e Gea Turco, Presidente Donne in Campo della Sicilia.

La capacità delle donne nutre le prossime generazioni

11011528_804108666351793_426907994974248581_nIl tema della produzione agricola e del lavoro delle donne in agricoltura sono protagonisti del convegno. Il concetto di “rete”, intesa come condivisione di mezzi e informazioni, è stato il filo conduttore dell’intera conferenza, come ha sottolineato Claudia Sorlini, affermando che: “il mondo dell’agricoltura al femminile e fervido e pieno di innovazione. Il contributo delle donne è da cercarsi per la loro capacità di rinnovare, la flessibilità e la perspicacia nel trovare settori apparentemente di nicchia che, invece, sono di successo”. Il ruolo dell’educazione, posta al centro della formazione delle madri come dei bambini, è stato spiegato da Gea Turco, la quale ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento delle donne nell’educazione dei figli a rispettare i frutti della terra, la biodiversità e ad evitare gli sprechi.

I modelli del passato per formare la coscienza del futuro
Il ruolo della donna nell’agricoltura non si limita alla coltivazione e alla lavorazione della terra. Esempi, come quello di Aurelia Josz e di Argentina Altobelli, sono stati presi a modello in uno dei video proiettati durante gli interventi delle partecipanti per raccontare l’evoluzione della richiesta del consumatore e della multifunzionalità. Gli aspetti della valorizzazione dei suoli e della biodiversità ambientale hanno portato l’attenzione sulla necessità di avvicinare i ragazzi alla natura, mentre quelli sulla gestione innovativa delle imprese agricole hanno mostrato i successi e l’affermazione di tutte le donne scese in campo per difendere, tutelare e lavorare la terra.
da EXPO

Sarà gioioso e fortemente legato alla tradizione, il festino che “Cantunera” regalerà alla città di Palermo, dedicato alla Santuzza da Sara Cappelo. Un evento interamente sostenuto e prodotto dall’associazione culturale “Città dell’arte”, che ha dato vita a questa fucina culturale nel cuore del centro storico di Palermo, con l’offerta a contributo di cibi tradizionali.Santa-Rosalia

Tre giorni – il 10, 11 e 12 Luglio – durante i quali Piazza Monte Santa Rosalia accoglierà quanti desiderano partecipare a un viaggio nella tradizione popolare.

Ricco il programma di questi tre giorni, durante i quali Sara Cappello animerà la piazza con i “Triunfi”, raccontando e cantando il repertorio poetico – musicale della devozione popolare. Insieme a lei, pronta a fare incursioni a sorpresa per raccontare i tic del popolano che va al festino – il profano che entra e interagisce con il sacro – ci sarà Alessia Spatoliatore che, attraverso una figura popolaresca come Giustina, nei cui panni si calerà, avrà da raccontare storie, ricordi e proverbi.

Si parte, quindi, Venerdì 10 alle ore 19.00, con la scopertura dell’edicola di Santa Rosalia, sempre in piazza Monte Santa Rosalia, sistemata e addobbata da Ludovica Panzera per conto di “Cantunera”. Un ulteriore omaggio al valore storico e architettonico che hanno angoli ancora nascosti e poco conosciuti della nostra città, come questa piazza dove, attraverso il culto di Santa Rosalia, si vogliono e possono recuperare le proprie radici. Dopo avere gustato i cibi proposti da “Cantunera”, seguirà il “Triunfo” con Sara Cappello.

Sabato 11, dopo avere potuto riascoltare i “Triunfi”, portati in scena in piazza da Sara Cappello, la serata proseguirà con Alessio Pardo (chitarra) e Roman Bardun (diamonica), che offriranno un viaggio sonoro tra tradizione e contemporaneità.

Domenica 12, sempre a partire dalle 19, ancora “Triunfi” – sia per chi li avrà già visti sia per quanti non ce l’avranno fatta nei due giorni precedenti – per godere in maniera differente, ma sempre fortemente radicata alla tradizione, di una festività come quella che ogni palermitano vive profondamente e intimamente.

In ognuna delle tre serate verranno, inoltre, letti i 12 brani selezionati tra quelli che stanno partecipando al concorso “Ho visto Santa Rosalia”, bandito da “Cantunera” sul rapporto che ognuno di noi ha con la figura della Santa. Se lo vorranno, gli stessi autori potranno leggere i propri elaborati.

Venerdì 10 Saranno anche presenti Simona Capone e Nicolò Geraci, allievi dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, che realizzeranno in estemporanea storie della vita della Santa o volti di Rosalia offerti al pubblico, il cui ricavato sarà devoluto alla Cooperativa “Piccole donne”, comunità alloggio di Palermo che ospita giovani donne bisognose di aiuto a causa di un passato di violenza.

Ecco, dunque, anche l’aspetto sociale di “Basilicò, Canti, Parole e Triunfi per Rosalia”, il Festino che “Cantunera” offrirà alla città, facendo rivivere la sua anima popolare in piazza Monte Santa Rosalia, accanto all’edicola di Santa Rosalia, vicino Palazzo Santa Rosalia.

Inoltre, alla fine di ogni serata, ognuno dei presenti potrà accendere una candela, dedicando un pensiero personale a Rosalia e alla città. Una “Notte delle Candele”, che sia augurio di luce e speranza alla città.

In tutte e tre le serate, con soli 10 euro si potranno, infatti, assaporare alcuni piatti della tradizione popolare, accompagnati dal buon vino e dalla frutta fresca di stagione.

Sarà anche possibile scegliere tra un semplice piatto di “babbaluci”, irrinunciabili per molti in queste particolari giornate di festa, e uno di anguria ghiacciata, godendo in modo ancora più completo di quanto offerto ai palermitani da Cantunera.

Per quanti vorranno approfittare dell’offerta, occorrerà prenotarsi al cell. 329.5670724 (Sara Cappello) o al 389.2158948 (Gilda Sciortino). Il buffet si aprirà alle ore 19.

Due esponenti storici del Megafono, Tommaso Lima e Angelo Forgia, prendono le distanze dal governo Crocetta e dal PD: “Fallimentare anche la lotta alla mafia. Ci riprendiamo la nostra libertà di pensiero e di azione”

di Giulio Ambrosetti

Sono sempre stati alleati di Rosario Crocetta. Con lui sin dalla prima ora, quando tra la primavera e l’estate del 2012 vedeva la luce la candidatura dell’attuale presidente della Regione. Tommaso Lima e Angelo Forgia sono tra i fondatori del Megafono. Il primo è stato il coordinatore di Palermo del movimento che fa capo al governatore dell’Isola e al senatore Giuseppe Lumia. Mentre Angelo Forgia è stato l’animatore e il responsabile dei Circoli del Megafono di Palermo e provincia. Ma adesso Tommaso Lima e Angelo Forgia – che non sono mai entrati a far parte del ‘Cerchio magico’ del presidente della Regione – annunciano il ‘divorzio’ da Crocetta.

“Davanti all’immobilismo del governo regionale di Rosario F91CE539-2257-11Crocetta e alla lenta, ma inesorabile decomposizione del PD siciliano – scrivono in un comunicato – non possiamo che riprenderci la nostra libertà di pensiero e di azione”. Una presa di distanza da Crocetta, che si era presentato come “autonomo” durante la campagna elettorale alle elezioni regionali del 2012. Un autonomia che, piano piano, ha finito con lo stemperarsi nelle vicissitudini del Partito Democratico.

La nostra presenza, accanto all’esperienza di Crocetta – sottolineano Tommaso Lima e Angelo Forgia nel comunicato – è sempre stata politica. Siamo sempre stati interessati a un progetto politico di cambiamento della Sicilia a partire dal basso. Ma ormai da troppo tempo, nell’esperienza di questo governo regionale, non si colgono segnali di effettivo cambiamento. Lo stesso Crocetta grida nel deserto”.

Il riferimento alla politica “a partire dal basso” non è casuale. Tommaso Lima e Angelo Forgia hanno sempre creduto nei movimenti civici: a una politica che punta a interpretare le istanze che arrivano dalla società civile. Due esempi su tutti: l’acqua e i rifiuti. Con molta probabilità, su questi due fronti erano in tanto ad aspettarsi scelte politiche e amministrative diverse. Dopo il referendum del 2011, che ha sancito la vittoria netta dei fautori del ritorno alla gestione pubblica dell’acqua, ci si aspettava una scelta di campo ferma, da parte del governo Crocetta. Una scelta in favore della gestione pubblica dell’acqua. Tra l’altro, nel Parlamento siciliano, da oltre tre anni, giace un disegno di legge d’iniziativa popolare per il ritorno alla gestione pubblica del servizio idrico. Invece tutto è rimasto impantanato nelle sabbie mobili della politica politicante. Con il risultato che, dopo tre anni, la gestione dell’acqua, in Sicilia, è ancora nelle mani dei privati.

“Anche sulla gestione dei rifiuti la Sicilia non ha fatto grandi passi avanti. Nell’autunno del 2012 si ipotizzava il potenziamento della raccolta differenziata dei rifiuti. Invece, dopo tre anni di governo, si va avanti ancora con le vecchie discariche che inquinano l’ambiente e danneggiano la salute pubblica. E si parla addirittura di inceneritori. Di fatto un ritorno alle idee di Totò Cuffaro e del suo governo. Cosa, questa, che non deve essere piaciuta molto ai due esponenti del Megafono.

Tommaso Lima e Angelo Forgia non sembrano nemmeno molto convinti che l’esperienza di Crocetta abbia funzionato bene sul fronte della lotta alla mafia: “L’attività di contrasto sostanziale alla presenza della mafia in Sicilia, con riferimento, soprattutto, alla borghesia mafiosa – osservano ancora i due esponenti storici del Megafono – avrebbe dovuto essere più incisiva. I nomi altisonanti di questa esperienza di governo, che pure avrebbero dovuto segnare una discontinuità culturale e amministrativa rispetto al passato, hanno solo profuso interessi particolari e tanta ipocrisia. Salvo a chiamarsi fuori, scaricando su altri i propri errori, quando la nave ha cominciato a imbarcare acqua”.

Una stoccata anche per il PD, partito che dal 2008, di fatto, governa la Sicilia. Un PD siciliano che, secondo i due esponenti del Megafono, è oggi “in massima parte proteso all’occupazione del potere e delle poltrone. Un PD che, peraltro – aggiungono Tommaso Lima e Angelo Forgia – non ha saputo difendere la Regione siciliana e lo Statuto autonomistico da uno Stato rapace che, per pareggiare i propri conti, ha penalizzato oltremodo la nostra Isola e, in generale, tutto il Sud d’Italia, come regolarmente certificato dalla Svimez”.

Alla fine, le considerazioni dei due esponenti del Megafono rispetto alla questione finanziaria della Sicilia sono simili a quanto scritto dai giudici della Corte dei Conti nella relazione alla ‘parifica’ del Bilancio 2014. Giudizio espresso ieri dai giudici contabili, là dove denunciano il depauperamento delle risorse finanziarie della regione ad opera dello Stato.

“In questo scenario, con una parte della sinistra che, finalmente, è tornata a mettere in discussione i troppi dogmi di un’Italia in affanno e di un’Europa incentrata sugli interessi delle banche e della finanza – concludono Tommaso Lima e Angelo Forgia – noi ci riprendiamo la nostra libertà di pensare e di agire, guardando con grande attenzione a tutto ciò che si muove nella società siciliana”.

Insomma i protagonisti del Megafono, nato come ‘Movimento’ perché radicato nei territori, ormai guardano oltre. A cosa? Con molta probabilità, a un cambiamento nel modo di fare politica. Ma anche a un cambiamento di politica, che non potrà certo essere quella del PD renziano. Del resto, ripartire “dal basso” significa collegarsi con una società civile che non ne può più di un europeismo che persegue gli interessi delle banche e della finanza a scapito dei cittadini. E’ di queste ore l’approvazione di una legge, da parte del Parlamento italiano, che consentirà alle banche fallite di pagare i ‘buchi’ con i soldi dei correntisti. Insomma, in una sinistra del genere è difficile restare.

da La Voce di New York

di Giulio Ambrosetti

I Greci non amano saltare sui carri dei vincitori. Hanno già provato, sulla propria pelle, che cosa significa essere governati dalla Troika. Le manifestazioni che inneggiano all’Euro sono solo buffonate mediatiche fomentate da un’Europa “presunto” unita e dagli Usa che, per motivi diversi, si battono per tenere la Grecia “incaprettata”.

Ma in Grecia, alla faccia di questi signori, a meno che i risultati del grecia-ultime-notiziereferendum non vengano alterati, vincerà Tsipras. I Greci voteranno per l’uscita dall’Euro. Non perché sono convinti dell’alternativa, che nessuno può conoscere: perché è impossibile conoscere cosa succederebbe in caso di addio alla moneta unica europea da parte della Grecia. Tsipras vincerà perché il fronte del no all’Euro rafforzerà il governo greco e la Grecia nella trattativa con i banditi della Troika.

L’Euro, per come si è configurato e per come fino ad oggi è stato gestito, ha favorito e continua a favorire la Germania. Questa grande e mafiosa truffa monetaria internazionale si regge su un equilibrio fragilissimo: basta che un solo Paese rifiuti di farsi “incaprettare” ed ecco che salta tutta l’impalcatura. Questo spiega il perché i massoni falliti della “presunta” Unione europea sono tutti mobilitati per far saltare il referendum. O per condizionarne l’esito. Ma falliranno. Vincerà Tsipras. E dopo la vittoria dei no il capo del governo greco detterà le condizioni alla Troika. E la Troika, con la coda in mezzo alle gambe, dovrà accettarle.

Questo non significa che l’Italia ci guadagnerà. In Italia il PD e Berlusconi non possono difendere gli Italiani dai ladri e massoni dell’Europa. Perché debbono difendere le fortune che hanno accumulato nella Prima e nella Seconda Repubblica. Questo spiega perché Renzi e Berlusconi sono alleati: perché stanno difendendo i propri interessi ai danni di 50 milioni di italiani.

Altro che europeismo. Euro-affarismo!