Archivio per giugno, 2015

Si è svolta oggi a Catania l’assemblea regionale di Anabio, l’associazione degli agricoltori biologici della Cia. Durante i lavori, ai quali ha partecipato il direttore nazionale Antonio Sposicchi, è stato eletto presidente di Anabio Sicilia Antonino Scuderi, agrumicoltore della provincia di Catania. “Mi farò portavoce delle istanze di questa importante fetta di agricoltura siciliana – dichiara il neo eletto presidente di Anabio – auspicando un incremento dei redditi dei produttori biologici proporzionale all’incremento della produttività”.

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“A fronte di un aumento pari quasi al 25% di superficie agricola biologica – dichiara Rosa Giovanna Castagna, presidente regionale della CIA – non corrisponde in Sicilia una distribuzione e un consumo uniforme su tutto il territorio”. “Occorre da parte della politica regionale una maggiore valorizzazione di questa produzione – aggiunge Castagna – capace di compensare la minore redditività della pratica biologica. Contiamo in tal senso di poter dare un valido contributo al tavolo tecnico regionale sull’agricoltura biologica.”

Doppio appuntamento, domani, martedì 30 giugno, per Anna Mauro e la compagnia di “Radici di Sole”, in scena alle 18 e alle 21 al Teatro Crystal di via Mater Dolorosa, a Palermo. Il primo spettacolo sarà “Domani è un’altra notte”, testo ispirato all’autrice nell’86 dall’incontro con un bimbo che vendeva per strada pacchi di sale, invogliando i Domani è un'altra nottepotenziali clienti con una cantilena ben nota alla Palermo “vecchia” e dei mercati. Oggi, a più di vent’anni dalla stesura della sua prima opera (un esordio nel teatro per ragazzi), la Mauro si chiede cosa è cambiato, in un mondo in cui il problema dell’infanzia non rispettata è più attuale che mai. A salire sul palco saranno i suoi 17 ragazzi per quello che si può considerare il saggio finale del laboratorio tenuto durante l’anno con loro dall’autrice e regista palermitana. In scena: Alberto Gottuso, Alessia Barhoumi, Andrea Marchese, Benedetto Pace, Daniele Marchese, Eloise Barone, Enrico Gippetto, Flavia Sindona, Flavio Modica, Greta Pace, Livia Modica, Manuela Cinà, Martina Pochini, Marzia Barone, Nicolò Gaeta, Silvia Sindona. La fata della Notte: Claudia Aloi. Ad accompagnare “Domani è un’altra notte”, sarà la splendida musica di “Per far teatro” scritta da Aldo Reina. I costumi sono di Simonetta Genova, mentre l’audio e le luci di Giuseppe Vacca.

Cambio di scene alle 21, sempre domani e sempre al Crystal, per “La La scuola stregatascuola stregata”, la cui storia si dipana all’interno di un istituto scolastico, occupato dai suoi studenti. Riflessioni amare sull’attuale condizione della scuola, ma anche sul modo di educare oggi i ragazzi animeranno la scena, non risparmiando battute pungenti e sagaci come solo la Mauro sa fare. “La scuola stregata” va in scena per la prima volta. Sul palco: Alberto Gottuso, Ambra Compagno, Andrea Marchese, Benedetta Giannì, Daniele Marchese, Elvira Ciminnisi, Enrico Gippetto, Federica Cafiso, Flavio Modica, Francesco Italia, Gilda Sciortino, Greta Pace, Marta Alabisi, Martina Pochini, Marco Barone, Nicolò Gaeta, Pippo Falcone, Santino Serio, Sergio Pochini, Simonetta Genova, Valentina Di Piazza, Vittorio Gottuso. Anche in questo caso le luci sono di Giuseppe Vacca.

Oggi Renzi dice che i “migranti economici” debbono essere rimpatriati. Ma lo dice solo dopo che la Francia e altri Paesi europei hanno chiuso le frontiere. Senza rendersene conto, il capo del governo del nostro Paese ammette che dietro l’assistenza ai migranti non c’è chiarezza. Insomma l’inchiesta Mafia Capitale ha colpito nel segno

di Angelo Forgia

Dice oggi il capo del governo del nostro Paese, Matteo Renzi: “I richiedenti asilo si accolgono, i migranti economici vengano rimpatriati”. Poi aggiunge che “per la prima volta l’Europa riconosce il problema immigrazione… Per risolvere il problema immigrazione ci sono due modi di procedere: uno è quello di rinfacciarsi il passato, ma non porta a niente. L’altro è quello di provare insieme a risolvere un problema”. E ancora: “L’Italia è un Paese serio, solido, la cui risposta sul tema dell’immigrazione deve essere condivisa e congiunta. Per noi gli immigrati in mezzo al mare si salvano, siamo orgogliosi e grati per quello che ha fatto l’Italia. Ci vuole, però, condivisione in Europa e più il Paese si mostra compatto meglio è”.

Insomma, Renzi (foto sotto, tratta da vita.it) sulla questione immigrazione, dice più cose. Alcune un po’ in contraddizione. Finora èrenzi in giacca passata la linea di salvare tutti ad ogni costo. Ma questo fa parte della cultura di chi va per mare. Soccorrere chi è in difficoltà è un imperativo categorico. Il problema è che, i naufraghi, una volta giunti in Italia, cambiano nome. In Sicilia si chiamano migranti. Se raggiungono Milano o altre città del Centro Nord diventano profughi. Per alcuni di loro, dopo un periodo che va da un anno a due anni, c’è la possibilità di diventare richiedenti asilo politico. Ma nel nostro Paese, dati alla mano, i richiedenti asilo politico variano dal 7 al 10 per cento rispetto al totale. E gli altri chi sono? Come li chiamiamo? Renzi, come già accennato, ha usato un altro nome: migranti economici. La Lega di Salvini ne utilizza un altro ancora: immigrati clandestini.

La verità è che, nel nostro Paese, c’è un po’ di confusione. Anzi, molta confusione. E c’è, soprattutto, chi sugli immigrati ha costruito un grande affare, forse l’affare del secolo. Come avvenuto spesso negli anni passati con il contrabbando di sigarette, con la droga, con il traffico di armi, al centro di questo vorticoso giro di milioni di denaro c’è, piaccia o no, la Sicilia. Perché è in Sicilia che sbarca il 90 per cento di migranti.

Il grande affare comincia sulle coste del Nord Africa, in Libia. Chi deve effettuare la traversata, stando a quanto finora è stato accertato, paga da 3 a 5 mila euro. Trattandosi di miglia di persone il giro di affari è a nove zeri. Tutti diciamo: sono gli scafisti. Ma chi sono gli scafisti? E presumibile, in un mondo dove le mafie non si lasciano sfuggire nulla, che questo grande affare sia sfuggito alla loro attenzione?

Ma gli scafisti, da soli, non farebbero nulla. I migranti debbono arrivare in Europa. E il Paese che fino ad oggi li ha accolti, nella stragrande maggioranza dei casi, è l’Italia. Sicilia in testa. E’ stato ed è solo una questione di solidarietà? La domanda è legittima, non tanto per quello che finora è stato scoperto in Sicilia, quanto per quello che è già venuto fuori dall’inchiesta Mafia Capitale. E non è certo un caso se, da Roma, le indagini abbiano già toccato il Cara di Mineo. Con il coinvolgimento del sottosegretario, Giuseppe Castiglione, uomo forte del Ministro degli Interni Angelino Alfano in Sicilia. E chi è Alfano? Il politico italiano che, più di ogni altro, ha voluto l’operazione Mare Nostrum.

Con l’operazione Mare Nostrum la vita dei migranti che scelgono di arrivare in Europa via mare è diventata più sicura. Perché i soccorsi sono stati prestati sotto le coste libiche. Ed è così ancora con l’operazione Triton e con le imbarcazioni di mezzo mondo che prelevano i naufraghi sotto le coste libiche e li portano in Italia. Ma perché tutti portano i migranti in Italia? Ieri, a questa domanda, ha provato a rispondere un’inchiesta di Alessandro Mauceri pubblicata proprio su questo giornale (come potete leggere qui). La risposta è che non è scritto da nessuna parte che le imbarcazioni di mezzo mondo debbano portare i naufraghi-migranti in Italia. Eppure i continuano a portare in Italia. Perché?

La solidarietà, certo. Ma anche il grande affare, tutto italiano, legato alla gestione dei migranti. Cooperative ‘bianche’, cooperative ‘rosse’. Con la Procura della Repubblica di Roma che, a proposito della già citata inchiesta su Mafia Capitale, insiste sulla natura mafiosa dei protagonisti. La vicenda, a questo punto, diventa brutta. Bruttissima. Perché in questa babele dei centri di accoglienza succede di tutto. Qualche anno fa le immagini dei migranti del centro di Lampedusa trattati come automobili al lavaggio ha fatto il giro del mondo. Si pensava che, almeno a Lampedusa, le cose cambiassero. Invece, qualche giorno fa, è passata sotto silenzio una notizia inquietante: i parlamentari del Movimento 5 Stelle che si catapultano a Lampedusa e denunciano di aver trovato il centro di accoglienza vuoto. Anzi, per la precisione, hanno detto che il centro è stato svuotato proprio quando hanno saputo del loro arrivo. Incredibile!

E’ normale tutto questo? E’ normale che, in Sicilia, da qualche anno a questa parte, invece di investire nell’agricoltura di qualità, nel manifatturiero e in altri settori economici, si privilegi la gestione dei migranti a spese della collettività? Perché alla fine questo proliferazione patologica del Terzo settore, è inutile che ci giriamo attorno, è tutta a carico dei bilanci pubblici dello Stato, delle Regioni e dei Comuni.

E che dire, in Sicilia, dei centri di accoglienza per minori non accompagnati arrivati con i barconi? Al dicembre di due anni fa, in Sicilia, se ne contavano oltre 300. Con un costo annuo di 80 milioni di euro. Dal gennaio di quest’anno dovrebbe pagare lo Stato. Ma, stranamente, il Parlamento siciliano, nel Bilancio 2015, ha stanziato 24 milioni di euro. Per carità: giustissimo assistere i minori. Ma siamo sicuri che questi soldi vadano tutti ai minori e non, in buona parte, a chi li gestisce? E poi, se deve pagare lo Stato, perché è intervenuta la Regione? E chi pagherà il 2014 e il 2013, quando un minore costava 74 euro al giorno? (da quando paga lo Stato – come già ricordato, dall’1 gennaio di quest’anno – il costo di un minore è passato a 45 euro al giorno: come mai?).

Ancora: quanti sono i soggetti che oggi, nella nostra Isola, lavorano in questo settore dell’accoglienza? Non è che, tra qualche anno, ci ritroveremo con questo personale che chiederà alla Regione siciliana il riconoscimento dello status di precari? Ed è normale che in tutti questi centri di accoglienza le forniture vengano fatte senza evidenza pubblica a spese della collettività?

Ma tutto questo sistema potrebbe collassare. E qui torniamo a Renzi. Alle sue parole: “I richiedenti asilo si accolgono, i migranti economici vengano rimpatriati”. Di fatto, il sistema è stato in piedi fino a quando, in tempi brevi, il 90 per cento dei migranti arrivati in Italia veniva accompagnato fuori dai confini del nostro Paese. Cioè verso la Francia e verso i Paesi del Centro Nord Europa. Solo che la Francia e alcuni Paesi del Centro Nord Europa stanno chiudendo le frontiere. Hanno capito che l’Italia è il baricentro di questo grande affare?

Di certo i valori della sinistra – accoglienza e solidarietà – potrebbero essere messi da parte. Ancora lo scenario è confuso. Perché Renzi, l’abbiamo detto, è un po’ contraddittorio. Anche se pone il problema dei migranti economici da rimpatriare. Ammettendo che, fino ad oggi, c’è stata confusione. Insomma l’inchiesta Mafia Capitale non sembra campata in aria. Anzi. Forse i valori della sinistra non avrebbero dovuto fare da stampella a un sistema che si sta rivelando pieno di crepe e venato di malaffare. Fatto sta che la situazione sta diventando critica. Lo stesso Alfano, improvvidamente, di recente, ha ammesso che, dall’Italia, sono spariti 50 mila migranti. Spariti? Meglio dire emigrati in Europa clandestinamente. Verso quell’Europa che ora si sta chiudendo a riccio. Non sarà facile venire fuori da questa situazione. Questa volta gli slogan e le richieste di fiducia in Parlamento potrebbero non bastare.

da La Voce di New York

di Milvia Averna

Due centri di aggregazione diversi tra loro ma uniti dal comune intento di rivitalizzare la Guadagna, quartiere popolare di Palermo adagiato nella Conca d’oro. Sono Guadagna.com, centro commerciale fresco di restyling, che il prossimo martedì 30 giugno riaprirà al pubblico dopo circa due anni di stop, ed il Centro Arcobaleno 3P, nato per la ferrea volontà dell’ordine delle Assistenti Sociali Missionarie e di una donna, suor Anna Alonzo, che lo gestisce insieme all’associazione Pro.vi.de– Regina della Pace, e che ogni giorno dà calore e dignità umana, a centinaia di uomini, donne e bambini che vivono il disagio della povertà, della solitudine e di una vita difficile.

Donne di Guadagna di Erminia Scaglia

Donne di Guadagna di Erminia Scaglia

Il 29 giugno alle ore 19,00 in via Villagrazia 77, a Palermo, sarà celebrato il taglio del nastro di Guadagna.com insieme all’inaugurazione della mostra “Donne di Guadagna”, trenta scatti realizzati dalla fotografa e storica dell’arte Erminia Scaglia, in occasione del premio conferito dal Comune di Palermo alla religiosa Anna Alonzo per il suo impegno sociale. Un lavoro delicato e ricco di colorata poesia che sarà visitabile fino al prossimo Festino di Santa Rosalia. Durante la cerimonia pubblica di apertura, presentata da Beppe Palmigiano ed Eliana Chiavetta, sarà elevata una statua fluttuante, realizzata dall’artista della cartapesta Paola Barbasso, che riproduce una donna, Angela. A tagliare il nastro saranno il sindaco di Palermo,Leoluca Orlando, e l’amministratore unico della società Solidea, Ettore Artioli, gestore di Guadagna.com.

La struttura del Guadagna.com e la sua storia

Guadagna.com si sviluppa su 12.000 coperti e 20.000 tra piazzali, viabilità e aree per impianti. Impiegherà complessivamente 180 unità di personale e vedrà la presenza di un ipermercato Conad, con un reparto ottica e una parafarmacia, l’elettronica di Expert, e in galleria Original Marines, KoKo, V65 pelletteria, Zoo-Service, Z & H, Blooker uomo, Sarah Cole donna, Winner giocattoli, Marina Romano scarpe. Sul grande maxi schermo, che sovrasta il patio coperto, sarà proiettato un video che raccoglie le immagini che ripercorrono la storia della struttura, sorta negli anni ’60 come stabilimento industriale Italtel, fino a quando negli anni 80 si trasferì nell’avveniristico stabilimento industriale di Carini voluto dall’allora amministratore delegato di Italtel Marisa Belisario. In passato, vi sono stati prodotti forni a microonde, telefoni e persino radar per caccia Tornado. Nel 2007, è stato parzialmente convertito in centro commerciale, ed oggi, dopo un restauro durato sei mesi,e che ha impegnato trecento maestranze di diciotto differenti aziende, si presenta con un nuovo logo radiante verde e look moderno, con alluminio, acciaio e cristalli, ideato da AD Progetti di Angelo Agnello e Mimì Di Giuseppe.

di Yuri Testaverde

Il 23 giugno scorso, presso l’Aula Consiliare del III Municipio di Roma Capitale, la presentazione del libro del noto docente palermitano Giuseppe Carlo Marino e del giornalista Pietro ScaglioneL’altra resistenza. Storie di eroi antimafia e lotte sociali in Sicilia“, é stata interessante occasione per spunti di riflessione su argomenti sempre attuali.

L’incontro, coordinato dalla giornalista del giornale Radio Rai1 Milvia Spadi, ha visto la partecipazione del Prof.Giuseppe Carlo Marino, 155_2già autore di diversi libri sulla storia e sull’analisi del fenomeno mafioso, del giudice siciliano Maria Grazia Giammaritaro, già Rappresentante speciale e Coordinatore per la lotta alla tratta degli esseri umani presso l’OSCE, dei sociologi Prof. Francesco Carchedi, esperto di immigrazione e responsabile Area ricerca del Consorzio Parsec, del Prof. Maurizio Fiasco, consulente della Consulta Nazionale Antiusura e già consulente della Commissione Parlamentare Antimafia, con interventi finali dell’Ass. Politiche Sociali III Municipio di Roma Capitale Eleonora di Maggio, e della Responsabile Terzo Settore di Libera Antimafia Francesca Zangari.

É emersa subito, dirompente, la visione condivisa di una lotta per la legalità da unire imprescindibilmente alla lotta per la giustizia sociale, senza la quale anche una parte dell’antimafia istituzionale finisce per divenire parolaia, senza quelle solide fondamenta su cui strutturare ed orientare l’azione stessa.

Il libro vuole approfondire la storia dell’antimafia sociale, dando spazio anche alla descrizione dei percorsi di formazione e gestione del potere mafioso all’interno della macchina istituzionale, ed evidenziandone elementi di infiltrazione dall’esterno, se non di vera connivenza con il mondo politico stesso. Durante la discussione, infatti, emerge come la mafia, in realtà, venga considerata non in chiave antisistema, ma anzi pronta ad abbracciarlo fino a “fare affari” con quegli attori sociali che vogliono e possono collaborare, mentre é ancora pronta a levare di mezzo persone che possono risultare scomode con gli interessi e obiettivi mafiosi stessi. Il capo mafioso, quindi, viene dipinto come un appartenente alla “borghesia mafiosa”, alla classe dirigente dominante, pronto a tenere contatti e scambi con l’élite politico-finanziaria a cui mira, e dunque non sembra esser visto appartenere ai ceti popolari, distaccandosi da quegli stessi delinquenti e manovalanza criminale a cui, comunemente, invece li si associa.

I sistemi mafioso e politico sembrano non avere solo punti in comune, ma i confini sembrano non ben delineati ed essere interconnessi, creando un cosiddetto “terzo livello” tra la direzione strategica generale, la criminalità organizzata e la politica, nel momento in cui può essere feconda una comunanza di interessi comuni.

Ecco che l’autore fa emergere, nel suo intervento, tutta la sua sapienza storica e profondità di conoscenza, nel momento in cui afferma che se la mafia fosse stato solo un fenomeno di criminalità organizzata, sarebbe stata ampiamente già debellata, e invece é una questione tutt’altro che risolta, e legata anche alla debolezza strutturale di questi Stati in cui la democrazia non si é ben consolidata nel suo processo storico, andando a coprire dei vuoti politico-sociali. Ecco spiegata la blanda lotta istituzionale alla mafia, almeno fino all’inizio degli anni ’70, in un continuum storico-politico che può esser fatto partire dal periodo di Crispi, del trasformismo giolittiano, per poi continuare coi rigurgiti fascisti e del consolidamento del potere democristiano in piena epoca repubblicana. Alle prime inchieste di Sydney Sonnino e Leopoldo Franchetti, seguì di ufficiale ben poco altro, almeno fino a quando, in seguito alla Strage di Ciaculli del 1963, molto dolorosa per lo Stato, si trovano nel 1965 le prime Disposizioni di legge in cui viene esplicitamente fuori la parola mafia.

Seguendo questo filo logico, la naturale conseguenza é quella di affermare, per l’autore, che la formazione dell’antimafia sociale risalga a molto tempo prima di quella istituzionale, con esempi positivi e concreti, in quanto la mafia danneggiava i ceti popolari stessi, ma che questa stessa antimafia, invece di essere sostenuta e valorizzata, sia stata nel tempo repressa e sfiduciata, perché la mafia stessa sia riuscita ad annidarsi dentro il sistema, creando un rapporto organico tra sistema mafioso, politico ed istituzionale.

L’uso privatistico della legge che ne consegue, dunque, é la logica azione dei “baroni siciliani” e non, é un uso distorto della legge che é privatizzata e usata dal potere e da quelle classi dominanti colluse, che contribuiscono a fare percepire, nell’insieme, un sistema che sembra mafioso nel complesso.

La magistratura, in questo teatrino sconfortante e poco democratico, sembra restare sospesa, e i magistrati impegnati, ieri come oggi, in una lotta semi-solitaria come quella di Nino Di Matteo, non sembrano coadiuvati e potuti sostenere nemmeno da una sinistra polverizzata, debole e divisa, e che deve trovare ancora le sue forze e la sua strada. La situazione é ulteriormente complicata dalla presenza ormai massiccia di mafie straniere, che collaborano con quelle locali in un assetto di illegalità diffuso, rimettendo in gioco la formazione e la gestione del potere, in un assetto di Globalmafie, una visione cara a Marino, che la sostiene da diversi anni, e che prospetta una valutazione e una soluzione della questione su un piano non solo locale, ma globale.

Dalla appassionata discussione del pomeriggio, ne esce fuori la visione di un libro che mira all’arduo compito di unire due culture nell’elemento della lotta sociale antimafia, due culture politiche che si sono guardate l’un l’altra durante il corso del Novecento, quella cattolica e quella laica, e non sempre in comunione tra loro. Non é dunque un caso che il libro di un autore di scuola marxista, sia stato edito dalla cattolicissima casa editrice Paoline, e che il Prof.Marino stesso si lasci sfuggire che il libro sia dedicato anche a Papa Francesco, nella tacita speranza che questa storia dell’antimafia civile possa non ridursi ad essere antimafia autocelebrativa ed elitaria, ma divenire “antimafia di massa”, come la chiama Marino, in modo che la memoria possa essere usata come metodo di combattimento sempre inclusivo e collettivo.

Ecco che, così analizzati in questa chiave di lettura, i fatti di Sicilia possono risultare anche apparire, riflessi d’Italia.

di Dora Turco

Immagini per riflettere“, è la collettiva itinerante di 24 artisti della fotografia, unnamedaderenti al Circolo Fotografico Immagine di Monreale, affiliato Uif (Unione Italiana Fotoamatori) che sarà allestita al Castello di Marineo dal 4 al 24 luglio. La mostra, promossa dal Comune per il tramite dall’assessore ai Beni Culturali di Marineo Ciro Spataro, è realizzata in collaborazione con Gattopardo Arte di Mariadele Raniolo e Antonio Amorello e rientra nel calendario degli eventi del trimestre estivo del Castello, organizzati con il coordinamento di Pina Castronovo della Bottega d’Arte di Bagheria. L’inaugurazione è prevista per le ore 19,30 con il buffet a cura della Pizzeria “Al Castello” di Salvatore Pulizzotto.

La collettiva si avvale di 65 scatti complessivi: “immagini per riflettere a colori e in bianco e nero, sui vari ambiti della vita – come sottolinea Giovanni Artale, presidente del Circolo Fotografico Immagine – Nell’atto del riflettere è insita una duplice valenza che va dal valore simbolico e reale della luce, elemento cruciale per ogni fotografo, al desiderio sotteso di far emergere ciò che è nelle cose, spaziando dalla spiritualità alla natura, dagli affetti alla solitudine, dalla gioia al dolore, attraverso tutti i soggetti possibili”.

Tra gli autori di spicco: Luigi Mirto, architetto 52 enne di Monreale, fotoamatore insignito del titolo di Benemerito della Fotografia Italiana, le cui opere già note e apprezzate in molte parti del mondo, saranno esposte a partire dal prossimo 13 luglio al Louvre di Parigi; Pasquale Castronovo, fotografo professionista 39 enne di Bagheria, Adobe certified specializzato nel panning, la tecnica utilizzata per riprendere i soggetti in movimento; e lo stesso presidente del CFI Giovanni Artale, autore di immagini Google, premiato CRAL per il concorso “Sicilianamente” e per il concorso “Bagheria da un obiettivo” sezione bianco e nero. Al suo attivo, anche la segnalazione al 4° Trofeo Città di Luzzi e il secondo posto al 12° Memorial Lesevic di Genova, con la fotografia “Amori Eterni”.

La collettiva approda a Marineo, dopo una prima edizione, svoltasi lo scorso dicembre, al complesso conventuale di San Gaetano a Monreale a conclusione delle attività del primo anno sociale nell’ambito della parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù, nel cui seno il Circolo è nato ed opera quale attiva branca oratoriale, in sintonia con Monsignor Ferdinando Toia, responsabile della Caritas diocesana di Monreale.

Odissea

Le sirene, Sicilia e Cariddi, le vacche del Sole, hanno popolato il nostro immaginario fin da bambini. Ancora adesso, lo spavento, l’attesa, lo stare allerti, la sensazione di smarrimento, sono condizioni indispensabili per la narrazione. Il viaggio del temerario Ulisse trova una nuova voce attraverso il suono, il canto e la parola, che vengono intrecciati come fili di un tappeto per creare una nuova composizione.

E’ tratto dal XII libro dell’Odissea il Recital dal titolo “Nell’isola io volli addentrarmi”, in programma alle 21.30 di oggi, venerdì 26 Giugno, a “Cantunera”, fucina culturale dell’associazione “Città del’Arte”.

Sul palco di questo giovanissimo teatro del centro storico di Palermo: Miriam Palma (voce), Rinaldo Clementi (voce) e Gabriele Giannotta (chitarra classica).

Lo spettacolo fa parte della sezione “La donna è mobile” della “Rassegna prima”, dedicata al Teatro contemporaneo: diverse voci al femminile, un teatro realizzato dalle donne, che tocca generi e linguaggi diversi e consapevoli, apportatore di momenti di grande emozione. Il tutto, mosso dalla ricerca che le donne autrici stanno conducendo da anni, per un lavoro che richiede impegno, ma anche un po’ di ironia.

Evento con aperitivo e buffet, dalle 20 alle 21, al costo di 12 euro (comprensivo di bevanda). Il solo spettacolo (compresa bevanda), invece, costerà 8 euro. Prenotazioni al cell. 389.2158948.

di Giuseppe Lauricella 

Immigrazione: trovato il compromesso con l’UE

Sul tema dell’immigrazione il nostro Paese e il nostro Governo, da alcuni mesi, stanno combattendo una battaglia quasi solitaria. Proprio giovedì il Premier Renzi è intervenuto alla Camera alla vigilia del Consiglio europeo per delineare la linea dell’Italia sul tema dell’immigrazione e del ruolo che l’Unione Europea deve giocare nelle prossime settimane. Linea preannunciata da Matteo Renzi con una lettera inviata al quotidiano transalpino Le Monde e pubblicato in Italia da La Stampa. “Se costretti a far da soli non ci tireremo indietro” – ha scritto Renzi – “Non rinunceremo a salvare nemmeno una vita, perché abbiamo alle spalle secoli di civiltà ai quali non rinunciamo per un punto di gradimento, la vita vale più di un sondaggio”.

Oltre all’aspetto emergenziale, rappresentato dai barconi alla deriva nel Mediterraneo, le altre grande questioni sul tavolo sono due: i rimpatri e la solidarietà degli altri Paesi membri nella redistribuzione delle quote.

Sul primo il Governo ha già annunciato che chi non avrà i requisiti per restare in Europa sarà riaccompagnato nei Paesi d’origine. Porte aperte ai chi ha diritto all’asilo, rimpatrio per i migranti economici, anche se vista l’ampiezza del fenomeno non si tratta di una misura risolutiva. La seconda questione è in queste ore sul tavolo del summit di Bruxelles e riguarda i 40 mila richiedenti asilo approdati sulle nostre coste e su quelle greche da aprile in poi. È in corso una trattativa sulla redistribuzione delle quote di migranti su base volontaria o su base obbligatoria come propone il nostro Governo. Federica Mogherini, Alto rappresentate UE per le politiche estere, ha preannunciato un compromesso traducibile nel principio della volontarietà vincolante ma diversi Stati membri sono contrari.

La prima novità è stata annunciata dal Presidente del Consiglio fotosu Facebook alle tre di notte di oggi: “L’Europa accetta la redistribuzione di 40mila donne e uomini arrivati sulle coste nostre e greche. Un primo passo, certo. Non sufficiente a mio giudizio. Ma superiamo il principio del trattato di Dublino, sciaguratamente firmato in passato anche dall’Italia.”

A quanto pare l’apertura c’è stata, con molti distinguo e alcune defezioni. Ora la partita si sposta sul tema delle quote che sarà affrontato dai Ministri degli Interni nel mese di luglio e si prevede una redistribuzione dei 40 mila migranti entro il biennio.

Approvata alla Camera la riforma del reato di diffamazione a mezzo stampa

Oggi alla Camera abbiamo approvato la riforma della disciplina della diffamazione a mezzo stampa. Il testo interviene sulla legge sulla stampa, sul codice penale di procedura penale, sul codice civile e di procedura civile. Si tratta di un provvedimento innovativo ed efficace, che da una parte tutela i cittadini e dall’altra garantisce la libertà dei giornalisti e dei giornali. L’aspetto centrale della riforma è l’eliminazione del carcere per i giornalisti, un principio di civiltà che andava reintrodotto. Nello specifico il testo apporta delle modifiche alla legge sulla stampa, cambiamenti ormai resi necessari visti i grandi cambiamenti che hanno investito il mondo dell’informazione. In particolare si è estesa la definizione di stampa o stampato che risaliva alla legge sulla stampa del 1948, estendendo l’ambito di applicazione anche alle testate giornalistiche online iscritte ai tribunali. Sono riviste le norme che disciplinano il diritto di rettifica della persona che sia ritenuta lesa nella dignità, nella reputazione o nell’onore che dovranno essere pubblicate entro 2 giorni senza commento, senza risposta e senza titolo; stesse caratteristiche dovrà avere la rettifica online. Previste sanzioni per chi non ottempera alle richieste ed è previsto anche l’intervento del giudice.

Pensioni: in arrivo le rivalutazioni

Sta per arrivare alla Camera la discussione del decreto legge n.65 del 21 maggio 2015, contente misure urgenti in materie molto importanti e delicate quali le pensioni, gli ammortizzatori sociali e le garanzie legate al TFR. Il Governo è intervenuto in maniera tempestiva per risolvere il vulnus prodotto dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimi alcuni articoli del DL n.201 del 2011, che prevedeva il blocco delle indicizzazioni delle pensioni “in considerazione della contingente situazione finanziaria”. Il nuovo provvedimento individua una rivalutazione per fasce: per il 2012 e il 2013 saranno rivalutate al 100% le pensioni fino a tre volte il minimo, al 40% quelle tra tre e quattro volte il minimo, al 20% quelle tra quattro e cinque volte il minimo, al 10% infine quelle tra cinque e sei volte il minimo. Per gli assegni complessivamente superiori a sei volte il minimo non ci sarà alcun adeguamento. Per il 2014 e il 2015 la rivalutazione è stabilita invece al 20% e, a decorrere dall’anno 2016, al 50 per cento.

di Alfonso Pascale

L’enciclica “Laudato si’” di papa Francesco andrebbe letta più volte per immedesimarsi davvero nel suo estensore. E se ne può comprendere pienamente il senso solo dopo un confronto tra più punti di vista, da sviluppare con un approccio multidisciplinare: teologico, storico, filosofico, antropologico, scientifico. Quello che non bisognerebbe fare è intruppare il papa nelle proprie “guerre sante” ma rispettare lo spirito del documento che apre a tutte le posizioni e invita al dialogo fecondo.

L’impressione che ne ricavo dopo una prima lettura è che ci troviamo dinanzi ad papa_francescoun testo che ambisce, infatti, ad un confronto a tutto campo con tutti, indipendentemente dai convincimenti religiosi, filosofici e politici. Non solo coi credenti e non solo con gli uomini di buona volontà; tutti dovremmo poter dialogare per contaminarci vicendevolmente. Un testo che offre un’analisi della questione ambientale intimamente connessa alla questione sociale e che guarda con rispetto a tutte le posizioni in campo. Un testo che parte da una profonda fiducia nell’uomo e nella sua capacità di produrre un cambiamento e dall’idea che qualsiasi persona che abiti il pianeta possa assumersi la sua quota di responsabilità nell’affrontare la crisi sociale e ambientale, contribuendo a promuovere uno “sviluppo sostenibile e integrale”.

L’enciclica sul rapporto tra uomo e ambiente si colloca nel solco già scavato dalla lettera apostolica di Paolo IV “Octogesima adveniens” del 1971. In quel testo si parlava esplicitamente di “sfruttamento sconsiderato della natura” e del rischio incombente che l’uomo potesse “distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione”. Successivamente, Giovanni Paolo II ha invitato ad una conversione ecologica globale e Benedetto XVI ha proposto di riconoscere che l’ambiente naturale è pieno di ferite prodotte dal nostro comportamento irresponsabile. Gran parte del testo serve dunque a ribadire posizioni già espresse dai predecessori.

Il documento contiene un’ampia panoramica della crisi ecologica e delle ipotesi di soluzione oggi in campo allo scopo di assumere i migliori frutti della ricerca scientifica oggi disponibile: inquinamento, rifiuti, cultura dello scarto, cambiamenti climatici, acqua, perdita di biodiversità, deterioramento della qualità della vita e della mobilità nelle città sono i temi affrontati. E nell’individuare la causa di fondo di tali problemi punta il dito sulla condizione di isolamento in cui oggi si trova l’individuo e la continua erosione delle relazioni interpersonali come esiti diretti del modello di sviluppo economico, fondato sull’idea della crescita illimitata, e delle innovazioni tecnologiche introdotte non più mediante un’osmosi tra conoscenza scientifica e saperi esperienziali ma mediante forme di dominio esercitate da forze potenti.

Non ci sono novità rilevanti

Non si riscontrano novità su diversi temi a partire dall’aborto, la cui giustificazione è ritenuta incompatibile con la difesa della natura (“Non appare praticabile un cammino educativo per l’accoglienza degli esseri deboli che ci circondano, che a volte sono molesti o importuni, quando non si dà protezione a un embrione umano benché il suo arrivo sia causa di disagi e difficoltà”). Anche riguardo al tema delle politiche di controllo della natalità, l’enciclica non mostra aperture: secondo papa Francesco, infatti, “la crescita demografica è pienamente compatibile con uno sviluppo integrale e solidale”, in maniera che “incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni è un modo per non affrontare i problemi”.

Resta dunque aperto il problema del rapporto tra crescita demografica e squilibrio nella distribuzione della popolazione nel territorio e, a tale proposito, s’invoca la costruzione di un’etica delle relazioni internazionali per l’uso delle risorse ambientali, ma non si indicano dei principi a cui attenersi.

Tra i temi che non presentano novità merita di essere segnalato quello degli Organismi geneticamente modificati (Ogm). Checché ne dica Carlo Petrini, nel documento non c’è affatto una condanna di questa tecnologia, bensì viene ravvisata la necessità di “assicurare un dibattito scientifico e sociale che sia responsabile e ampio”. Scrive il papa: “Quella degli Ogm è una questione di carattere complesso, che esige di essere affrontata con uno sguardo comprensivo di tutti i suoi aspetti, e questo richiederebbe almeno un maggiore sforzo per finanziare diverse linee di ricerca autonoma e interdisciplinare che possano apportare nuova luce”. C’è qui una critica molto esplicita a talune scelte degli Stati, a partire dal nostro Paese, che da tre lustri non finanziano più linee di ricerca sugli Ogm, come denunciato ultimamente in Parlamento dalla Sen. Elena Cattaneo.

Per quanto riguarda il tema della crescita economica, bisogna fare attenzione a non fraintendere il termine “decrescita” nelle proposte del papa : alcune attività e realtà devono decrescere (quelle ad altro impatto ambientale ) e altre devono crescere (quelle innovative a minore o nullo impatto). La critica è rivolta al mito della priorità della crescita economica senza qualità sociale e ambientale e non già alla crescita sostenibile.

Una novità sembra essere il passaggio sulle dinamiche dei media e del mondo digitale, “che, quando diventano onnipresenti, non favoriscono lo sviluppo di una capacità di vivere con sapienza, di pensare in profondità, di amare con generosità”. E si auspica “uno sforzo affinché tali mezzi si traducano in un nuovo sviluppo culturale dell’umanità e non in un deterioramento della sua ricchezza più profonda”. È del tutto condivisibile l’idea che “la vera sapienza, frutto della riflessione, del dialogo e dell’incontro generoso fra le persone, non si acquisisce con una mera accumulazione di dati” e che la comunicazione mediata da internet “permette che condividiamo conoscenze e affetti, benché, a volte impedisce di prendere contatto diretto con l’angoscia, con il tremore, con la gioia dell’altro e con la complessità della sua esperienza personale”. Torna anche in questo caso, la giusta preoccupazione per l’esito insoddisfacente nelle relazioni interpersonali e per i rischi di un dannoso isolamento dell’individuo.

Le responsabilità della politica e della società civile

La forza dell’enciclica va ricercata nelle parole usate per sottolineare l’aggravamento della crisi ambientale e le responsabilità della politica e della cultura: “Il problema è che non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di costruire leadership che indichino strade, cercando di rispondere alle necessità delle generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future”. E l’affondo continua così:  “Si richiede dalla politica una maggiore attenzione per prevenire e risolvere le cause che possono dare origine a nuovi conflitti. Ma il potere collegato con la finanza è quello che più resiste a tale sforzo, e i disegni politici spesso non hanno ampiezza di vedute”. Il papa imputa l’aggravamento dei problemi ambientali alla mancanza di una classe dirigente di rilevanza mondiale che sappia agire con lungimiranza e in piena autonomia rispetto ai poteri finanziari. Ma il dito è puntato anche verso una società civile incapace di confrontarsi rispettosamente su temi di così vasta portata. Il documento del papa riconosce infatti “che si sono sviluppate diverse visioni e linee di pensiero in merito alla situazione e alle possibili soluzioni”. C’è chi afferma – ricorda il pontefice – che i problemi ecologici si risolveranno semplicemente con nuove applicazioni tecniche, senza considerazioni etiche né cambiamenti di fondo. Altri ritengono che la specie umana, con qualunque suo intervento, può essere solo una minaccia e compromettere l’ecosistema mondiale, per cui conviene ridurre la sua presenza sul pianeta e impedirle ogni tipo di intervento. “Fra questi estremi – afferma Francesco – la riflessione dovrebbe identificare possibili scenari futuri, perché non c’è un’unica via di soluzione. Questo lascerebbe spazio a una varietà di apporti che potrebbero entrare in dialogo in vista di risposte integrali”.

Il dialogo tra saperi diversi

L’enciclica dedica poi un capitolo alle convinzioni di fede che derivano dalla sapienza dei racconti biblici e che vengono offerte come contributo fecondo al dibattito tra scienza e fede, tra fede e ragione: elementi questi che si collocano su piani diversi ma possono integrarsi, alimentando una conoscenza reciproca tra culture, religioni, arti, convinzioni filosofiche, acquisizioni scientifiche.  Anche in questo caso non viene stravolta la visione tradizionale della Chiesa sul rapporto tra essere umano e natura ripresa dalla Genesi, che pone l’essere umano al centro del mondo naturale, con la responsabilità di prendersene cura. Una lettura, questa, che – da quando, nel 1967, Lynn White, studioso statunitense di storia medievale, definì il cristianesimo come la religione più antropocentrica del mondo – si è spesso attirata l’accusa di cadere in un eccessivo antropocentrismo, presentando l’essere umano come “signore della creazione”, con il compito di soggiogare la natura e di domarla a suo piacere, e ponendo l’universo semplicemente al suo servizio. Una visione a cui è stata ricondotta, anche, la responsabilità di aver alienato l’essere umano dall’ambiente, in quanto l’unico “a immagine e somiglianza di Dio”, dunque non realmente naturale, e di aver separato in maniera netta Dio dalla natura, spogliando questa di ogni sacralità e in tal modo svalutandola e riducendola a una materialità inerte, senza alcuna rilevanza salvifica.

Anche a giudizio del papa “il pensiero ebraico-cristiano ha demitizzato la natura”, in quanto, “senza smettere di ammirarla per il suo splendore e la sua immensità, non le ha più attribuito un carattere divino”. Ma in ciò egli vede, al contrario, un’ulteriore sottolineatura del “nostro impegno nei suoi confronti”: “Un ritorno alla natura non può essere a scapito della libertà e della responsabilità dell’essere umano, che è parte del mondo con il compito di coltivare le proprie capacità per proteggerlo e svilupparne le potenzialità”. Come pure il papa riconosce all’essere umano, “benché supponga anche processi evolutivi”, “una novità non pienamente spiegabile dall’evoluzione di altri sistemi aperti”, “una singolarità che trascende l’ambito fisico e biologico”: “La novità qualitativa implicata dal sorgere di un essere personale all’interno dell’universo materiale presuppone un’azione diretta di Dio, una peculiare chiamata alla vita e alla relazione di un Tu a un altro tu”.

L’approfondimento serve al pontefice per respingere un’accusa contro il pensiero giudaico-cristiano che avrebbe favorito lo sfruttamento selvaggio della natura, ricavando dal racconto della Genesi un’immagine dell’essere umano come dominatore e distruttore.  “Coltivare” e “custodire” la terra, di cui parla il testo biblico, sono due concetti che si completano a vicenda e implicano una relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e natura. “Ogni comunità – argomenta l’Enciclica – può prendere dalla bontà della terra ciò di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza, ma ha anche il dovere di tutelarla e garantire la continuità della sua fertilità per le generazioni future”. La Bibbia non dà adito, dunque, ad un antropocentrismo dispotico che non si interessi degli altri viventi.  E la Chiesa non dice in maniera semplicistica che le altre creature sono completamente subordinate al bene dell’essere umano, come se non avessero un valore in sé stesse e noi potessimo disporne a piacimento. La sapienza biblica è pervasa dalla convinzione che “tutto è in relazione, e che la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri”. Insomma, il papa prende le distanze dall’”ossessione di negare alla persona umana qualsiasi preminenza”. E nega che “un antropocentrismo deviato” possa lasciare il posto “a un biocentrismo”, perché ciò implicherebbe introdurre un nuovo squilibrio, che non solo non risolverebbe i problemi, bensì ne aggiungerebbe altri.

L’enciclica opera uno sforzo evidente per superare gli aspetti più anti-ecologici della tradizione giudaico-cristiana: sia riconoscendo agli altri esseri viventi un valore proprio di fronte a Dio; sia ricordando “che noi stessi siamo terra”; sia abbracciando una visione olistica, in cui tutto è intimamente connesso, tutto è in relazione, tutti gli esseri formano “una sorta di famiglia universale”.

Rifondare il rapporto tra scienza, tecnica e società

La lettura di questo capitolo sulle convinzioni di fede ci riporta, per molti versi, a quella cultura contadina che compone la linfa vitale delle radici delle nostre società odierne.  La trasformazione della natura a fini di utilità è una caratteristica del genere umano fin dai suoi inizi, e in tal modo la tecnica “esprime la tensione dell’animo umano verso il graduale superamento di certi condizionamenti materiali”.

Del resto, la nascita dell’agricoltura, diecimila anni fa, combinandosi con l’uso di simboli, misure, calcolo e scritture, rese possibile lo sviluppo della scienza applicata.  E ciò ha consentito alle società umane di evolvere verso forme di organizzazione complesse. La cultura agricola esperienziale, propria del mondo rurale, e quella scientifica, agronomica ed economico-agraria, si sono entrambe caratterizzate, fino agli albori degli anni sessanta, per la loro capacità di far convivere una visione economico-produttivistica dell’attività agricola con una visione conservativa delle risorse ambientali.

Nella cultura contadina è presente da un tempo immemorabile l’idea che la terra in determinate condizioni “si stanchi”. Ora, l’idea di stanchezza attiene ad un organismo vivente e il fatto che i contadini abbiano sempre associato questa condizione anche alla terra per rispettarne il decorso è la prova di un profondo senso di responsabilità nei confronti di questo bene.  Il momento in cui avviene la rottura tra la conoscenza scientifica e la cultura agricola esperienziale e, dunque, dell’equilibrio tra visione produttivistica dell’attività agricola e visione conservativa delle risorse ambientali va, a mio avviso, collocata dagli anni sessanta in poi con il venir meno progressivamente di un impegno pubblico nella trasmissione del progresso tecnico e, più complessivamente, nelle politiche territoriali che guardano non solo al sostegno agli investimenti ma anche alle attività educative e di crescita culturale.

Da lì bisogna ripartire, con una visione globale dei problemi ambientali e coinvolgendo l’insieme dei cittadini, per ridefinire il rapporto tra scienza, tecnica e società, rifondandolo sulla responsabilità, sull’educazione e sull’interazione dei saperi. Da questa angolatura, l’enciclica contiene un’impostazione chiara, aperta e fiduciosa. E potrà sicuramente essere di stimolo ad una ripresa del confronto su questioni decisive che riguardano il futuro dell’umanità, se tutti accettiamo l’invito all’ascolto reciproco.

logo“Peace Celebration” è il titolo della manifestazione che si svolgerà domenica 28 giugno al Teatro Greco di Segesta. Una serata interamente dedicata alla Pace, con musica, letture, immersi in un contesto che non ha eguali. A promuoverlo è l’associazione “Percorsi”, segretariato del Pledge to Peace: la dichiarazione d’intenti siglata al Parlamento Europeo il 28 Novembre 2011, che ha avuto un suo momento focale al Castello Utveggio di Palermo, il 25 maggio scorso, in occasione della conferenza internazionale di Medicina per la Pace. Ospite d’eccezione Prem Rawat, ambasciatore del Pledge to Peace, presenza irrinunciabile anche a Segesta.  “Peace Celebration” sarà anche l’evento di apertura del Calatafimi Segesta Festival Dionisiache 2015: un’occasione per celebrare il tema della pace insieme a quanti la pace cercano di portarla tutti i giorni, con azioni concrete, nella propria e altrui vita.

«Dobbiamo riflettere sulla pace ogni giorno – afferma Piero Scutari, presidente di “Percorsi” – e farlo con ogni mezzo. Domenica 28 noi lo faremo attraverso tanti bei momenti, ma soprattutto insieme a tutte le persone eccezionali che abbiamo incontrato lungo il tour siciliano».

Importante, questo momento, anche per il sindaco di Calatafimi-Segesta, Vito Sciortino, la cui amministrazione ha aderito al “Pledge to Peace”.

teatro-segesta«Siamo veramente onorati di ospitare questo evento – afferma il primo cittadino –, anche perché sarà l’ouverture della stagione, che non potevamo cominciare meglio di così.  Importante, però, per noi sarà continuare su questa strada promuovendo tante altre iniziative di riflessione sul tema della pace».

Sono in tutto 2200 i posti del Teatro di Segesta, che si stanno pian piano riempiendo. La serata, presentata da Massimo Minutella, avrà come protagonisti ufficiali anche Salvo Ficarra e la Lab Orchestra, ma non si escludono sorprese. Lo spettacolo avrà inizio alle 19.30 circa per concludersi intorno alle 21.30, ma si comincerà a entrare alle 17.30 per consentire a tutti di prendere posto serenamente.

L’ingresso sarà gratuito, ma se si vuole prenotare il proprio posto bisognerà farlo attraverso il sito Internet www.sicilia2015.it oppure scrivendo all’e-mail percorsi@gmail.com.