Approvato l’Italicum. Tutto concluso o non finisce qui?

Pubblicato: 7 maggio 2015 in Politica
Tag:, , ,

foto

di Giuseppe Lauricella*

Lunedì scorso abbiamo approvato l’Italicum, ovvero la legge elettorale per eleggere la prossima Camera dei deputati.

È evidente che, essendo una legge che vale soltanto per la Camera dei deputati, lo scenario che si profila dipende dalla approvazione, o meno, della Legge Costituzionale di modifica del bicameralismo, in chiave “differenziata”.

Fino ad oggi e fino a quando non si modificherà, il nostro bicameralismo è “perfetto”, nel senso che le due Camere svolgono le stesse funzioni e sono entrambe elette con suffragio universale e diretto.

Qualora dovessimo riuscire – come è auspicabile – a modificare il nostro bicameralismo, da “perfetto” a “differenziato”, delle due Camere solo una, la Camera dei deputati, sarebbe eletta direttamente, con l’Italicum, appunto, mentre l’altra, il Senato, diverrebbe una Camera con funzioni sostanzialmente diverse, che non accorda o revoca la fiducia al governo (come, invece, la Camera dei Deputati) e composta da consiglieri regionali e sindaci, attraverso elezioni di secondo grado.

In tal caso, l’Italicum produrrebbe coerentemente i suoi effetti, essendo stato concepito quale sistema “dedicato” solo ad una Camera.

Ma cosa succederebbe se, al contrario, in caso di elezioni, la riforma costituzionale non fosse ancora andata in porto?

È chiaro che si porrebbe un problema: un sistema elettorale concepito in funzione di una sola Camera elettiva, ma con due Camere da eleggere.

A quel punto, avremmo due vie: 1) andare ad elezioni con due diversi sistemi elettorali, l’Italicum per la Camera dei deputati e il consultellum per il Senato; 2) modificare l’Italicum per adattarlo ed estenderlo anche al Senato.

Nel primo caso, si rischierebbe di non avere una maggioranza coerente tra Camera e Senato, vanificando il “fine” che ha giustificato l’Italicum, ovvero avere un vincitore ed una maggioranza certa e coesa, atteso che avremmo, da un lato, un sistema ad effetti maggioritari (l’Italicum) e, dall’altro, un sistema ad effetti proporzionali (il consultellum).

Quindi, ritengo che dovremmo, per coerenza e opportunità, modificare l’Italicum, per renderlo, appunto, coerente e in grado di garantire l’effetto maggioritario in entrambe le Camere.

Ma a quel punto, in sede di modifica, a seconda del momento politico contingente, potrebbero emergere “esigenze emendative” dell’Italicum anche per la stessa Camera, oltre la semplice armonizzazione del sistema elettorale di Camera e Senato.

Per esempio, potrebbe correggersi il modo di assegnare il seggio ad un pluricandidato (bloccato) eletto in più collegi, adottando un criterio automatico (assegnando il seggio del collegio in cui il primo dei non eletti abbia ricevuto percentualmente un numero di preferenze minore rispetto agli altri primi dei non eletti nei collegi del pluricandidato della stessa lista); inoltre, potrebbe eliminarsi il ballottaggio, in modo da assegnare il premio di maggioranza soltanto qualora una lista raggiungesse la soglia del 40% nel primo ed unico turno: sarebbe un criterio – a mio parere – più democratico e più rispondente al reale consenso, prevedendo, in mancanza del raggiungimento del 40%, un governo di coalizione su base proporzionale, come avviene, d’altra parte, in tutti i sistemi “parlamentari” o “di origine parlamentare” che conosciamo (Germania, Gran Bretagna, per citarne alcuni).

Peraltro, questo criterio eviterebbe che, a secondo turno, per una serie di contingenze “astrali”, vincesse una lista che al primo turno ottenesse anche meno del 20%, prendendo tutto. Insomma, si eviterebbe – su scala nazionale, – un “effetto-Parma”.

Una soluzione che eliminerebbe alla radice ogni aspirazione alle coalizioni al ballottaggio, argomento, peraltro, specioso, atteso che, fin dalla presentazione delle liste, nulla vieta che vari partiti si riuniscano in un’unica lista.

Altro aspetto riguarda la riforma costituzionale e la composizione del SenatoSenato, oltre che le sue funzioni.

Sul tema della funzione, si comincia a ragionare nel senso di un Senato modello-Bundesrat: i membri rappresentano i governi delle regioni e decidono con voto unico (ogni regione ha un voto, magari ponderato, in ragione della sua dimensione).

Per la composizione, qualora si potesse riaprire la modifica, avevo già proposto una soluzione che ritengo equilibrata, sia nel rispetto della esigenza “risparmio”, sia nel senso della rappresentatività. Prevedevo un Senato di 180 membri, di cui 100 senatori eletti a suffragio universale e diretto (con conseguente riduzione a 530 membri della Camera dei deputati, ovvero 100 in meno, in modo da avere un “saldo zero” tra le due camere) e 80 rappresentativi delle regioni e delle categorie. È un’ipotesi, vedremo.

Insomma, ritengo che la partita sia tutt’altro che chiusa. C’è molta strada ancora da percorrere, sperando che alla fine ne scaturisca un sistema composito, coerente ed efficace.

* (deputato nazionale PD, componente della Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...