La “Sicilianite”

Pubblicato: 17 aprile 2015 da Sicilia più in Attualità
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di Margherita Tomasello

In questi ultimi anni, grazie alla diffusione dei social network, siamo diventati tutti un po’ protagonisti della vita sociale/economico/politica della nostra Sicilia. Anzi, ormai ci spingiamo oltre, dando soluzioni sia per il benessere italiano che per quello internazionale. Perché? Prima di tutto perché finalmente anche noi possiamo parlare ed essere presi in considerazione e poi perché è facile dietro una scrivania poter additare tutto e tutti e poi spegnere il computer e dedicarsi ad altro. In fin dei conti, una volta spento il mezzo, non è più compito mio.

Ed allora diventiamo tutti bravissimi, come quelli che il lunedì si incontrano al bar per parlare delle partite di calcio e si sentono i migliori allenatori che ogni presidente vorrebbe nella propria squadra.

La cosa più difficile non è, naturalmente, far uscire aria dai nostri polmoni o cliccare i tasti della tastiera del nostro computer, ma fare realmente quelle cose che ci fanno eccitare ogni qual volta le vediamo sui post di facebook e siamo pronti a mettere mi piace o condividere!

In questi giorni ha preso vita un gruppo chiamato “adesso basta”, che nel giro di due giorni è arrivato ad una quota di circa 18.000 utenti iscritti. Cosa unisce tutte queste persone, compresa la sottoscritta, che decidono di aderire ad un gruppo di anonimi (perché in fondo non si sa a “chi appartiene”)? Credo proprio la disperazione.

Siamo diventati un popolo di disperati. Non ce la facciamo più! Ed allora abbiamo bisogno di gridarlo, di arrabbiarci. C’è chi vuole fare un sit-in, chi invece un flash mob, chi non crede più neanche a queste forme di protesta e si dissocia pubblicamente. Ed allora? Che facciamo? Vediamo il nostro futuro e quello dei nostri figli rubato e strappato in questo modo, e non ci sta più bene. Ci hanno tentato i grillini, ci abbiamo creduto, ma anche a loro è arrivata la “sicilianite”, “tutti chiacchere e distintivo”. Perché?

Non per colpa loro. E non è colpa di nessuno. Partiamo dal presupposto che chi inizia una carriera politica lo fa veramente con il migliore dei propositi. Poi con il tempo diventa peggio degli altri. Ed allora quale è la soluzione? Cambiare il sistema, non gli uomini. È questo sistema politico/giuridico che non va! Se vogliamo cambiare questa nostra terra dobbiamo iniziare da questo punto. E si fa solo con la Rivoluzione.

La parola rivoluzione fa un po’ paura a tutti, perché viene associata a guerriglie e violenze. Pensiamo, per esempio, al movimento del ‘68 che, pur non avendo conquistato il potere politico, ha però colonizzato gran parte delle coscienze nel nostro paese, portando a compimento una vera e propria rivoluzione culturale, un profondo cambiamento nel vissuto sociale. Ed allora, nel miglior modo pacifico, se siamo veramente quel popolo di integerrimi, di profondi e veri moralisti contro le mafie e tutti i tipi di corruzione, contro la sporcizia e la devastazione della nostra terra, contro ogni tipo di malaffare, scorciatoia, raccomandazione, iniziamo a  riformare tutto, ricominciamo daccapo, ricostituiamo  la politica rendendola veramente al servizio del cittadino.

Non avete voglia di scrivere una pagina della storia siciliana? Proviamoci. Piuttosto che vivere una vita da pecore, perché non proviamo a liberare le nostre paure e vivere un giorno (e forse così anche il nostro futuro) da leoni? Non bastano più i dialoghi con una politica vecchia e piuttosto sorda, ci vuole un vento di novità che spazzi via ogni bruttura e guarisca dalla “sicilianite” tutti quanti, compresi gli inermi e i lamentosi. Non voglio che la Sicilia venga ricordata come quella del Gattopardo, “cambia tutto per non cambiare niente”, ma voglio ricordare il Gattopardo come la Storia che cambia veramente. E la Storia, così come il futuro, la costruiamo noi!

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