Ecco come (9). Fare impresa

Pubblicato: 15 aprile 2015 in Attualità
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di Donato Didonna

Penso che le cause del sottosviluppo in Sicilia abbiano principalmente una natura culturale. Esiste invece un malinteso convincimento secondo il quale esse originino dalla povertà, spesso in associazione ad un intramontato luogo comune ideologico secondo cui l’impresa produttiva sarebbe lo strumento capitalistico principale per lo sfruttamento del lavoro. L’impresa deve essere invece intesa come il luogo eletto per la produzione di ricchezza. Il luogo dove convergono lavoro, scienza, tecnologia, cultura gestionale e capacità organizzative e commerciali.

Nelle aree sottosviluppate l’invocazione fondamentale è quella che contempla la venuta di un “qualcuno” dall’esterno che venga ad insediarsi per promuovere ricchezza e sviluppo (quando non si invochino direttamente i soldi da Roma: “La Finanziaria ha dimenticato la Sicilia”). Nelle aree sottosviluppate difficilmente la promozione del sistema produttivo è indigena. In Sicilia si riscontra una diffusa presenza di soggetti impegnati ad offrire lavori fittizi ed organizzare tutte le varie forme di precariato, con esse perpetuando una cultura assistenziale (e perciò stesso parassitaria) deleteria per i giovani. Piuttosto che rimuovere gli ostacoli di natura burocratica e mettere in campo politiche complessive di sviluppo, la stessa politica regionale promuove società tese a rendere strutturale il precariato e ad utilizzare gli associati quali clientes permanenti del potere politico.

Quale dovrebbe essere invece il rimedio per uscire dal sottosviluppo? 860735_10200283454123230_517806592_oIntanto mettere in campo una politica economica complessiva tesa ad invogliare i giovani a fare impresa, a sostenerli nella acquisizione della giusta dimensione competitiva nel mercato, a sostenerne magari la internazionalizzazione, nonché l’innovazione tecnologica e produttiva. Inoltre, organizzare il territorio in funzione dello sviluppo integrato dell’economia, inserendo negli orizzonti culturali e professionali delle giovani generazioni l’idea di fare impresa.

Come favorire quindi lo sviluppo di nuove imprese, specie giovanili? La Regione Siciliana potrebbe dirottare parte delle notevoli risorse finanziarie assorbite oggi (con grandi benefici elettorali, ma con dubbi benefici sociali ed economici) dal settore della formazione professionale, con il suo rispettabile budget annuo anche di 250 milioni, a favore di due obiettivi concreti: fornire una consulenza qualificata alle nuove iniziative imprenditoriali e garantirne l’accesso al credito. Immagino una convenzione tra la Regione e primarie società di consulenza internazionali come Accenture, KPMG, Pricewaterhouse Coopers, ecc. (utili anche a favorire joint venture tra imprenditori siciliani e clienti nazionali ed esteri di queste società) che fornisca assistenza, pagata dalla Regione, nella valutazione del progetto imprenditoriale e nella redazione del relativo business plan. I progetti ritenuti validi e promettenti da tali società di consulenza, potrebbero poi avvalersi della garanzia della Regione per l’accesso al credito. In caso di mortalità, non fisiologica, di questi progetti imprenditoriali, la Regione avrebbe la facoltà di rescindere il rapporto con le società di consulenza che a suo tempo li avevano positivamente valutati.

In questo modo, a parità di spesa pubblica, si potrebbero concretamente sostenere nuove iniziative imprenditoriali (senza regalare soldi a fondo perduto: non è servito mai a molto!), favorire l’apertura nell’isola di sedi di queste società di consulenza internazionali portatrici di un prezioso know-how di cultura d’impresa, favorire la creazione di joint venture (anche, ma non necessariamente, con adeguati incentivi finanziari e/o fiscali) e favorire, infine, a livello sociale, la libertà economica di una generazione di giovani, riscattandoli dall’intermediazione politica tradizionale nell’affannosa ricerca di uno stipendio aziendedignitoso.

In fin dei conti, in cosa consiste il fare impresa? Nel cogliere un’esigenza di mercato, sufficientemente avvertita, per la cui soluzione taluno sia disposto a pagare un prezzo, e approntare una soluzione efficiente ed imprenditorialmente organizzata che valorizzi proprie competenze ed attitudini. Questo è il segreto di ogni idea di impresa, specie nel settore dei servizi. Si pensi a quanto si potrebbe inventare per migliorare la qualità della vita urbana, dell’ambiente, della fruizione turistica e culturale, dell’intrattenimento, ecc.. Altro filone, non meno importante, su cui puntare per promuovere nuove imprese, specie quelle più innovative tecnologicamente, sarebbe quello della collaborazione con le Università, spesso ridotte a diplomifici di scarso valore per il mercato del lavoro, così come si sta facendo attraverso gli incubatori di imprese: interessante l’esperienza a Palermo del Consorzio ARCA. Non a caso le aree geografiche a ridosso di Università prestigiose, come ad esempio Cambridge, diventano distretti industriali di piccole e medie imprese molto innovative.

Penso che la libertà economica costituisca la premessa di quella civile: quando si soffrono problemi economici il voto rappresenta un bene di lusso da vendere al miglior offerente.

(continua)

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