Made in antimafia

Pubblicato: 11 aprile 2015 in Attualità
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di Margherita Tomasello

Nel lontano 1980 ricordo che passammo un’estate all’insegna del terrore. Eravamo stati presi di mira dalla mafia locale, che iniziò a chiedere il pizzo in azienda (la nostra azienda si trova nel territorio di Casteldaccia). Voglio ricordare che in quel periodo il potere e la violenza della mafia avevano raggiunto i livelli più alti, soprattutto in quel territorio. Basta citare il famoso triangolo della morte (Bagheria-Casteldaccia-Altavilla). E certamente lo Stato non era presente come oggi.  Io ero troppo piccola per capire cosa stesse accadendo, avevo appena 13 anni, e come ogni estate non vedevo l’ora che ci trasferissimo a Casteldaccia per iniziare le agognate vacanze.

Purtroppo per noi in quell’anno non ci furono vere vacanze, perché i nostri genitori spaventati per qualche ritorsione non ci facevano andare neanche nei nostri viali con gli amici. Ritorsioni perché, appena iniziarono le prime lettere minatorie, subito si decise di denunciare. Fummo immediatamente oggetto di attentati, quali bombe esplose nell’atrio del pastificio ed un’altra trovata nel molino fortunatamente non deflagrata, perché, se così fosse stato, tutta l’area per almeno 200 metri sarebbe stata rasa al suolo, tanto era potente. Quindi, l’estate passò praticamente fra le mura della nostra abitazione. Ora, immaginate se tutto questo fosse avvenuto, per esempio, due anni fa. Che colpo di fortuna sarebbe stato! L’azienda avrebbe avuto subito sgravi megagalattici e noi la nomina in qualche consiglio d’amministrazione o la presidenza di qualche ente. Certamente avremmo avuto le luci della ribalta e della fama e, invece di avere oggi un’azienda che ha dovuto chiudere per competere normalmente con un mercato che è senza regole e che garantisce solamente i furbetti del quartiere, godremmo di un’azienda con un bollino unico al mondo: “made in antimafia”, piuttosto che con uno squallido (retoricamente parlando) “made in Sicily”.

Penso sia giusto che i molti imprenditori, che hanno dovuto sopportare la tragedia della richiesta del pizzo ed hanno avuto il coraggio di voler denunciare, debbano essere aiutati dalla legge nel riprendere il giusto cammino imprenditoriale, ma mi chiedo: quanti di questi hanno realmente avuto benefici non solo aziendali ma anche personali? Perché, quando sento il “vostro” governatore Crocetta (perché io, non avendolo votato, non l’ho mai    riconosciuto tale) parlare sempre di antimafia, di aiuto alle aziende che denunciano, etc., mi chiedo: ma è solo per alcuni amichetti del cerchio magico? Sento spesso di imprenditori che, pur denunciando il malaffare, si sentono abbandonati dalle istituzioni e poi, invece, devo sopportare addirittura il pianto di commozione del “governatore” davanti ai nuovi assunti alla Regione tra i testimoni di giustizia. Non so perché ma mi ha tanto ricordato il pianto della Fornero, quando con questa tenera commozione la mise nel … a tutti gli Italiani. E per rincarare la dose, il “vostro” governatore si auspica che le aziende “dell’antimafia”, abbiano dedicati degli appalti e dei lavori; insomma una corsia preferenziale, alla faccia di tutte le regole del mercato, distruggendo quindi anche tutte quelle aziende sane, oneste e serie della concorrenza.

Nasce spontanea una domanda: i furbetti del quartiere cosa si inventeranno per percorrere questa strada al fine di ottenere questi benefici? Allora è arrivato il momento di parlare a tu per tu con questo signore: “Caro Sig. Crocetta, il “made in antimafia” non lo hai inventato tu, da oggi ti tolgo la paternità di una parola troppo preziosa per tutti gli onesti Siciliani, per le persone che, pur denunciando con onore e dignità, hanno continuato a mantenere i loro principi etici di onestà e corretta imprenditorialità senza mai avere e cercare nulla in cambio. Hai svalutato questo marchio, facendolo quasi diventare una barzelletta, tanto lo hai usato e strausato a proprio uso e consumo. Ora è compito di noi onesti cittadini riportarlo alla sua originale importanza e farlo nuovamente nostro, facendolo diventare un prezioso vessillo della legalità. E quando decidi di inserire nell’organico delle persone che naturalmente servono in quel momento per fare notizia e prendere punti (perché non credo che te ne possa fregare qualcosa), ricordati che  questi signori li paghiamo noi. Quindi, almeno risparmiati le lacrime. Inoltre, visto che siamo sempre noi a pagare te, sinceramente, ti avrei licenziato già da tempo, considerato che i risultati del tuo lavoro sono pessimi, con una Sicilia ormai in ginocchio, allo sbando e senza più speranze. Con questo ti faccio lo stesso invito che rivolsi ai miei “ex” colleghi di confindustria nel 2007, quando dichiarai di lottare contro la mafia con le azioni giornaliere all’interno delle nostre aziende per uno sviluppo reale, concreto e duraturo del territorio, quale unica e vera lotta alla mafia, senza inutili proclami finalizzati solo all’accumulo di poltrone!”.

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