Ecco come (2). La grande incompiuta

Pubblicato: 21 marzo 2015 da Sicilia più in Attualità
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di Donato Didonna

La Sicilia è essa stessa un’opera incompiuta, come le tante opere pubbliche “azzoppate” che funestano il suo territorio: è una buona idea, una bella bozza che difetta però di una completa e convincente realizzazione. Di certo, le potenzialità non le mancano, sia in termini di qualità delle risorse umane che di quelle economiche, ambientali e culturali, ma le potenzialità, da sole, non bastano. Chi vi è nato e cresciuto può anche credere che sia il posto più bello del mondo, ma chi è nato altrove, o ha comunque una certa esperienza del mondo al di fuori dei suoi confini, sa che così non è, anche se, questo sì, teoricamente, potrebbe esserlo.

860735_10200283454123230_517806592_oI peggiori nemici della Sicilia sono gli stessi Siciliani: non tutti, ovviamente. E la causa più profonda di questa situazione sta, a mio avviso, nella “concorrenza sleale” che si dà tra economia di mercato ed economia parassitaria.

Qual è la principale industria della Sicilia, quella che offre più lavoro e reddito? È la politica! La mia analisi è volutamente semplice e semplificatrice e parte dalla “osservazione della scodella”: qual è la fonte ultima da cui proviene il contenuto della scodella in cui mangia la gran parte dei Siciliani? Essa è costituita dalle immense risorse finanziarie intermediate dalla politica: 23-25 miliardi di euro di budget annuale!

La società siciliana vive di ricchezze prodotte, in gran parte, da altri e altrove. La “concorrenza sleale” si dà appunto tra chi si cimenta, nell’impresa o nelle professioni, con il mercato vero − quello che paga solo il merito e il valore aggiunto − e chi, più comodamente, sempre nell’impresa o nelle professioni, si cimenta con l’intermediazione di una politica che gestisce il bisogno, mai il suo riscatto: se questa classe politica riscattasse dal bisogno i Siciliani, costoro che bisogno avrebbero di questa… classe politica?

Ma, allo stesso tempo, è anche vero che questa classe politica va bene alla maggioranza dei Siciliani, perché cimentarsi con il mercato è più faticoso che coltivare rapporti amicali con i potenti di turno. Si conferma così che la classe politica non è migliore o peggiore della società che la esprime, per il semplice motivo che, scientificamente, la rappresenta. Dimmi chi ti rappresenta e ti dirò chi sei!

Da almeno 60 anni (prima con risorse nazionali, poi con quelle europee) i flussi finanziari che sostengono il reddito e i consumi di un’estesa ed influente rappresentanza di Siciliani (politici, burocrati, dirigenti, impiegati e pensionati pubblici, amministratori di società ed enti partecipati dalla Regione e dagli altri enti locali, professionisti e consulenti di tali enti, imprese fornitrici ed appaltatrici di tali società ed enti con i rispettivi dipendenti e dirigenti, azionisti e professionisti di fiducia, ecc.) provengono da:

  1. il 100% delle entrate tributarie dei Siciliani, che rappresentano circa il 10% della popolazione italiana: prerogativa propria ed esclusiva delle Regioni a Statuto speciale (i “fratelli d’Italia” possono solo dare, mai ricevere!);
  2. il fondo di solidarietà nazionale: sempre in virtù dello Statuto autonomistico (art. 38), la Sicilia rivendica ulteriori risorse dallo Stato;
  3. leggi nazionali, decreti e leggine ad hoc, come quelle che hanno salvato dalla bancarotta i comuni di Catania e Palermo;
  4. le rimesse degli emigrati;
  5. il riciclaggio di denaro proveniente da attività criminali gestite, in Italia o all’estero, da Siciliani affiliati o contigui a Cosa Nostra;
  6. la Cassa per il Mezzogiorno e successive variazioni (es. Sviluppo Italia);
  7. le compensazioni interne: ad esempio, l’integrazione al reddito per la produzione di olio, grano, ammasso e distillazione nella viticultura, contributi agli agrumicoltori per la distruzione delle eccedenze, contributi per mantenere incolti i terreni, ecc.;
  8. i programmi operativi e fondi strutturali europei: sono fondi che l’UE destina ad aree sottosviluppate del territorio europeo e che il Governo della Regione, non solo non riesce a spendere interamente, ma utilizza spesso e volentieri in modo distorto e clientelare rispetto alle sue finalità.

Non avendo tutte queste risorse creato le condizioni di un vero sviluppo economico (vedi il caso della Spagna o dell’Irlanda, nell’ultimo ventennio) tale da consentire la fuoriuscita della Sicilia dall’area del sottosviluppo, se non in modo casuale e non certo virtuoso per l’allargamento ad est dell’Unione Europea, il Governo della Regione ha patito un’ultima proroga, fino al 2013, dell’erogazione dei fondi strutturali europei, pianificando così il suo “sottosviluppo” sino a quella data. Poi si vedrà…

Può allora una società pervasa da cultura parassitaria liberarsi da sola dai suoi parassiti, e se sì, come?

(continua)

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