Pignoramento: il Tribunale può autorizzare il creditore alla ricerca diretta presso le banche dati

Pubblicato: 18 marzo 2015 in Diritto
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L’art. 492-bis c.p.c., introdotto dal D.L. 132/14 convertito nella L. 162/14, prevede la possibilità di ricercare attraverso modalità telematiche i beni del debitore da sottoporre a pignoramento: compito, questo, che la norma attribuisce agli ufficiali giudiziari, previa autorizzazione del Presidente del Tribunale territorialmente competente, su istanza del creditore.

Attualmente, tuttavia, manca nel nostro ordinamento l’attuazione di questa disposizione, in quanto non sono stati ancora emanati i decreti attuativi che, ex art. 155 quater disp. att. cpc, dovrebbero individuare i casi, i limiti e le modalità di esercizio della facoltà di accesso alle banche dati, nonché le modalità di trattamento e conservazione dei dati e le cautele a tutela della riservatezza dei debitori. Pertanto, gli uffici UNEP, che peraltro non sono ancora dotati degli strumenti tecnici necessari per il collegamento con le varie banche dati, non possono di fatto effettuare alcuna ricerca con modalità telematiche.

Alle carenze degli uffici potrebbe sopperire l’art. 155 quinquies disp. att. c.p.c., che prevede che quando le strutture tecnologiche, necessarie a consentire l’accesso diretto da parte dell’ufficiale giudiziario alle banche dati non sono funzionanti, il Presidente del Tribunale può autorizzare il creditore procedente ad effettuare direttamente le ricerche presso le banche dati.

In relazione a quest’ultima disposizione, tuttavia, sono emersi alcuni come-distinguere-il-pignoramento-del-quinto-dello-stipendio-dalla-cessione-del-quinto_1d243934bf45b05fcf09a6a02632970dproblemi interpretativi, che hanno portato molti tribunali a non autorizzare la ricerca diretta da parte del creditore procedente, con la motivazione che essa può operare solo nel caso in cui gli strumenti tecnologici degli ufficiali giudiziari ci siano ma non funzionino.

Diversamente, nella situazione attuale di non operatività della normativa in commento nel suo complesso, secondo l’orientamento prevalente nessuna autorizzazione al creditore procedente può essere concessa.

Da ultimo, il Tribunale di Pavia, con ordinanza del 25 febbraio 2015, disattendendo l’orientamento sopra esposto, ha accolto l’istanza del creditore procedente che chiedeva l’autorizzazione alla ricerca con modalità telematica di ulteriori beni del debitore da pignorare, dopo avere già sottoposto a pignoramento i beni immobili rimasti invenduti.

Il Giudice dell’esecuzione motiva la decisione nei seguenti termini: “considerato che il procedimento, in linea generale, è ricostruito come autorizzazione del Presidente del Tribunale, o Giudice delegato, al creditore di operare nella ricerca telematica dei beni da sottoporre a pignoramento a mezzo dell’ufficiale Giudiziario e che allo stato, pure nella consapevolezza di diversi indirizzi interpretativi, gli ufficiali giudiziari, in mancanza delle disposizioni attuative previste, non possono effettuare alcuna ricerca, si ritiene conseguentemente sussistere nella fattispecie il potere presidenziale di superare tale mancanza, autorizzando l’accesso diretto del creditore alle banche dati.”

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