Tra i rifiuti di Confindustria Sicilia

Pubblicato: 14 marzo 2015 in Ambiente
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di Salvatore Petrotto

La verità, anche nella terra di Pirandello, è appannaggio solo dei pazzi?

Fino a qualche anno fa, tutti quanti, seriosi ed  impettiti come se fosse una storia vera, seguivano le “corde civili”, i cortei e le sfilate dei cosiddetti “professionisti dell’antimafia degli affari”.

Credo che di botto l’incantesimo si sia rotto.

Ed i miliardi di euro che abbiamo dovuto sacrificare in Sicilia sull’altare di una gestione illegale dei rifiuti?

Il quadro che emerge da un incontro con la stampa della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti,  in visita nei giorni scorsi  in Sicilia, rimane praticamente identico a quanto già dettagliatamente denunciato nell’ormai lontano 2009 da un’analoga Commissione presieduta dall’On. Gaetano Pecorella.

Quest’ultimo affermava:«Un dato evidente è che, laddove vi siano carenze dal punto di vista amministrativo, gestionale, politico, laddove il sistema dei controlli non funzioni, evenienze tutte che caratterizzano la Sicilia, è certamente più agevole, sia per la criminalità comune che per la criminalità organizzata, insinuarsi nelle maglie lasciate aperte dalla pubblica amministrazione, con evidente aggravamento di una realtà, qual è quella siciliana, già ampiamente compromessa».

Sono passati più di cinque anni tra una Commissione d’inchiesta e l’altra, ma la sensazione è che le cose continuino ad andare peggio.

Leggete adesso come si  esprime  la omologa  Commissione  parlamentare  d’inchiesta,  presieduta  nel 2015 da Alessandro Bratti e composta, tra gli altri, dai parlamentari Renata Polverini, Stella Bianchi, Miriam Cominelli, Stefano Vignaroli e Bartolomeo Pepe, in visita a Palermo ed a Catania, muniti dei poteri giudiziari che la legge assegna loro.

«Tante sono  le inchieste  avviate in Sicilia sulla gestione dei rifiuti, alcune di queste riguardano i rapporti con la mafia all’interno di un quadro investigativo e probatorio che  si fa sempre più inquietante. Al centro di tutto ci sarebbero le autorizzazioni sulla gestione delle discariche private. Agrigento, Catania, Caltanissetta e Palermo le procure impegnate nelle indagini e non si escludono dei risvolti a breve».

Tra le persone sentite dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in Sicilia, targata 2015, spicca su tutti Nicolò Marino, il magistrato reclutato qualche anno fa dal Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta,  per mettere ordine proprio nel settore dei rifiuti. Infatti, sono scintille, quando a prendere la parola davanti alla Commissione d’inchiesta sui rifiuti è l’ex assessore all’Energia, l’acqua ed i rifiuti, defenestrato lo scorso anno, dallo stesso Crocetta, quando ha cercato di capire cosa stava succedendo nell’Agrigentino con la  mega discarica privata di proprietà del vicepresidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro.

Nicolò Marino, nel 2013, da assessore regionale, aveva  costituito  una Commissione d’indagine sulla discarica di Giuseppe Catanzaro, vicepresidente di Confindustria Sicilia, presieduta dal suo vice capo di gabinetto, il vicequestore Ferdinando Buceti che ha lavorato alla DIA (Direzione Investigativa Antimafia) e col quale Marino aveva collaborato quando prestava servizio, da magistrato, a Caltanissetta.

Questo è quanto riferisce alla Commissione d’inchiesta sui rifiuti, a proposito della discarica del vicepresidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro:«cosa era accaduto per la creazione di questa benedetta discarica? Lo troverete anche nella relazione della Commissione che vi posso mettere a disposizione, ma sicuramente il dottor Lupo (n.d.r. dirigente regionale dell’assessorato rifiuti, acqua ed energia) ve ne potrà dare ulteriori copie. Erano sorti dei problemi fra l’allora sindaco del comune di Siculiana ed il gruppo Catanzaro, perché questa discarica sui terreni di proprietà del comune (alcuni in corso di espropriazione) voleva farla il comune di Siculiana. Lì nacque una delle tante surreali vicende antimafia siciliane. Il sindaco, infatti, venne arrestato insieme al capo dell’ufficio tecnico ed al comandante dei vigili urbani, perché accusato da Catanzaro di voler costruire e gestire questa discarica per favorire dei mafiosi. Il sindaco verrà poi assolto, quindi l’antimafia nasce con questo passaggio drammatico e surreale. Ebbi poi modo di incontrare il sindaco, che credo sia tutt’oggi molto colpito da quella vicenda giudiziaria.

Vengono assolti ed il NOE ci chiede di svolgere degli accertamenti anche sulle particelle, perché il giudice è molto duro in questi passaggi.

Nel 2009 si hanno i più grossi ampliamenti, che noi paghiamo oggi, delle discariche, con particolar riferimento a Siculiana e Oikos (2,7 milioni di metri cubi per Oikos, 3 milioni di metri cubi per Catanzaro costruzioni)».

Si è capito comunque, dalle parole del magistrato Nicolò Marino, attualmente in servizio presso il Tribunale di Roma, che  le autorizzazioni di cui ha beneficiato la Catanzaro costruzioni, nel corso di più di un decennio, erano e sono tutte quante  illegittime.

Un dato certo però è che la discarica di Siculiana ha fruttato guadagni al vice presidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro ed a suo fratello Lorenzo, che ammontano, fino ad oggi, ad oltre un miliardo di euro.

Discarica ritenuta illegale, già nel 2007, oltre che dai Carabinieri del NOE, anche dalla già citata Commissione regionale istituita, nel 2013, dall’ex assessore regionale ai rifiuti, il magistrato Nicolò Marino.

C’è inoltre da sottolineare che la discarica del vicepresidente di Confindustria Sicilia e di suo fratello Lorenzo è ancora sotto inchiesta ad Agrigento.

Il Tribunale agrigentino si pronuncerà a giorni riguardo al rinvio a giudizio di Lorenzo Catanzaro, fratello del vice di Antonello Montante (recentemente inquisito per mafia), Giuseppe Catanzaro, col quale, assieme, continuano a gestire tale discarica.

Il procedimento riguarda anche il funzionario regionale Gianfranco Cannova, (reo confesso per abusi vari e tangenti) , già rinviato a giudizio ed arrestato per altre tre discariche private siciliane e che ha firmato delle illegittime autorizzazioni, da un decennio a questa parte, per favorire la famiglia Catanzaro.

A comparire presso il Tribunale di Agrigento, quale persona indagata, il 13 novembre 2014 è stato chiamato, assieme ad un altro pubblico funzionario sotto inchiesta, anche l’ex presidente della Provincia Regionale di Agrigento ed attuale deputato regionale, l’alfaniano Vincenzo Fontana.

Attendiamo adesso i risvolti giudiziari presso le varie Procure Siciliane, conseguenti a queste pesanti dichiarazioni rese dal magistrato Nicolò Marino e relativi agli illegali ampliamenti della mega discarica di proprietà del vicepresidente di Confindustria Sicilia Giuseppe Catanzaro e di suo fratello Lorenzo, nonché le decisioni del Tribunale di Agrigento in merito al procedimento penale in corso, sin dal 2007, riguardante gli illeciti denunciati dai Carabinieri del NOE, oltre che dal magistrato Nicolò Marino.

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