L’antimafia per una poltrona

Pubblicato: 13 marzo 2015 in Attualità
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di Margherita Tomasello

Ieri si è consumato l’ennesimo delitto dell’antimafia: la nomina di Giuseppe Todaro alla Gesap. C’è tanta amarezza in giro, delusione. Si sperava che almeno lui non fosse una vittima di quel peccato originale che ha contagiato negli ultimi anni i signori dell’antimafia: l’avidità delle poltrone. E quindi anche lui è caduto nel fascino del potere a tutti costi. E dire che se avesse detto ”no, non ci sto” (sarebbero bastate queste poche parole), avrebbe avuto milioni e milioni di consensi da parte di tutti quei cittadini rimasti orfani di una bandiera alla quale hanno creduto, di quel cambiamento che avrebbero voluto per i propri figli. Che nF9A39F76-C3E7-11e vale avere una poltrona, forse per poco tempo (perché auspichiamo tutti il buon senso di un commissariamento), mentre poteva avere molto di più? Poteva diventare il vero portatore di una morale che sta cambiando e che non si piega neanche alla logica della “poltrona”.

La sensazione che si è avuta in questi giorni non è soltanto amara per il mondo oscuro che abbiamo dovuto conoscere, ma si è denotata anche una forte avidità di potere, forse perché finalmente i posti si sono resi disponibili. Subito, con grandi discorsi di morale e di cambiamento, è entrata in campo un’altra fase, quella che fino ad ora era rimasta schiacciata e non era riuscita a trovare spazi. Come avvoltoi si cerca di occupare questi illustrissimi e pagatissimi spazi.

Mi dispiace veramente tanto Giuseppe, speravo che tu fossi lontano da questa logica. Soprattutto, per quello che dici di rappresentare, avresti dovuto essere il primo a garantire, con la richiesta di un commissariamento, una trasparenza totale sia in Gesap che in Camera di Commercio; per opportunità, per ritrovare quella etica e quella speranza di un rinnovamento che oggi è stato spazzato via in modo violento e sempre più irrispettoso per tutti noi cittadini. E chissà magari saresti diventato proprio tu quel commissario che finalmente avrebbe pulito tutta la sporcizia.

È probabile che non avrò consensi per quello che sto affermando. Ma poco mi importa, perché a differenza di molti non ho nessun obbiettivo lavorativo o economico da raggiungere e nessun “gruppo” da favorire. Ho solo bisogno di stare a posto con la mia coscienza e con la mia etica, che è totalmente avulsa da tutti questi giochetti di potere che − ringrazio sempre il Signore − non mi appartengono. Oggi essere contro corrente è la vera essenza per poter cambiare qualcosa. E visto che questa logica del potere a tutti i costi ha rovinato non solo aziende ma anche famiglie ed economie buone, io dico, anzi grido, che non ci sto e con coraggio la combatterò fin quando potrò.

commenti
  1. Michele ha detto:

    Grazie alla mia età e a una vita intensamente vissuta mi sono fatto l’idea che i “professionisti dell’antimafia/pro affari” hanno attaccato l’etichetta di “mafioso” ai delinquenti, alle associazioni a delinquere, agli speculatori senza scrupoli e questo per continuare ad essere i “mafiosi” del tempo passato, quelli che volevano essere “uomini d’onore”, che uccidevano una figlia per avere tradito il genero. E oggi, magari grazie al “voltarsi dall’altra parte” o per la speranza di un “aggiungi un posto a tavola” fanno tutto quello che leggiamo con l’unica speranza che il pentito di turno se la canti.

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