Presidente Crocetta, ma che c’è andato a fare alla Leopolda sicula? A farsi sbeffeggiare?

Pubblicato: 2 marzo 2015 in Politica
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di Giulio Ambrosetti

Finita la vetrina piuttosto sconclusionata della Leopolda sicula, tra slogan renziani e luoghi comuni – e con tanta voglia di riciclarsi da parte di molti – resta una domanda, soprattutto alla luce degli attacchi che ha ricevuto dal “capo” dei renziani siciliani, Davide Faraone: cos’è andato a fare il Presidente della Regione, Rosario Crocetta a questa sceneggiata di Palermo? La domanda è legittima non tanto e non soltanto per le accuse che gli sono state rivolte, ma per l’incapacità, dimostrata dallo stesso Crocetta, di non capire che, ormai, Faraone e compagni lo hanno praticamente ‘scaricato’.davide-faraone

In politica ci sono passaggi semplici che funzionano come equazioni di primo grado. Sono stati i renziani a mettere in crisi il primo governo Crocetta e a costringerlo ad un primo rimpasto. Poi gli stessi renziani hanno di fatto spaccato i cuperliani del Pd siciliano, che erano maggioranza prima che il solito Antonello Cracolici – già protagonista del governo di Raffaele Lombardo, conclusosi con una condanna per mafia a carico dell’ex presidente della Regione – non saltasse il fosso per entrare nel governo, dividendo i cuperliani dell’Isola. Il tradimento per una poltrona nella Giunta. «Si può fare» ha detto Antonello. Così l’attuale governo – la terza Giunta Crocetta – ha “imbarcato” Cracolici e le sue “truppe cammellate” fameliche e trasformiste, lasciando fuori una parte dei cuperliani.

Sono stati gli stessi renziani, la scorsa estate, ad imporre al debole Crocetta l’accordo capestro in base al quale la Regione ha rinunciato, per quattro anni, agli effetti positivi del contenzioso tra lo Stato e la stessa Regione Siciliana, con particolare riferimento a una sentenza della Corte Costituzionale dello scorso anno che avrebbe portato nelle casse della Regione nuove risorse finanziarie. Crocetta ha firmato tale accordo in cambio di 550 milioni di euro, che lo Stato avrebbe dovuto versare nelle casse della Regione. Ma non sono arrivati nemmeno questi soldi. E’ arrivato, invece, un mutuo da quasi 2 miliardi di euro a carico dei Siciliani, che lo pagheranno nei prossimi trent’anni con l’Irpef e l’Irap ai massimi livelli! Il tutto con la “benedizione” (leggere il voto) dell’Assemblea regionale siciliana (per la precisione, con i voti del centrosinistra).

Sono stati gli stessi renziani a scippare alla Sicilia un miliardo e 200 milioni di euro del vecchio PAC, il Piano di Azione e Coesione che era stato riprogrammato dall’ex Ministro Fabrizio Barca. Soldi che avrebbero dovuto essere utilizzati nel triennio 2015-2017. “Tempi troppo lunghi”, ha sentenziato il sottosegretario Graziano Delrio, che li ha strappati alla Sicilia e li sta distribuendo alle imprese del Centro Nord Italia. Da notare la malafede dei renziani: per il Sud tre anni per impiegare questi 5 miliardi di euro sarebbero stati tanti (al miliardo e 200 milioni di euro vanno aggiunti i 3,8 miliardi che avrebbero dovuto essere utilizzati dalle altre Regioni del Mezzogiorno); mentre per le imprese del Centro Nord tre anni per mangiarsi i nostri soldi vanno benissimo!

Come si può notare, due pesi e due misure: il tutto a cura del signor sottosegretario Delrio, che ieri e l’altro ieri, dopo aver scippato un miliardo e 200 milioni di euro ai Siciliani (soldi che i Comuni dell’Isola avrebbero dovuto per lo più utilizzare per l’infanzia, per gli anziani e per i minori a rischio), ha avuto anche la sfacciataggine di presiedere la Leopolda sicula e di darsi arie da Catone, il Censore della vecchia politica! Ma tant’è.

Graziano-Delrio_980x571Dopo aver portato la Regione Siciliana sull’orlo del baratro finanziario, i renziani hanno adesso l’esigenza di trovare il capro espiatorio. E l’hanno già trovato nel solito, immancabile Crocetta, un personaggio che, recandosi all’appuntamento di sabato e domenica, si è offerto alla platea come la “vittima sacrificale”. Non ci voleva molto a capire che fine avrebbe fatto il Presidente della Regione alla Leopolda sicula. Già nell’immaginario dei Siciliani Crocetta è l’uomo che ha sfasciato la Regione e portato la Sicilia allo sbando. Di certo tutte le responsabilità non sono sue. Ma recandosi alla Leopolda sicula, ha dato ai renziani l’occasione per scaricare su di lui tutte le responsabilità dell’attuale sfascio della Sicilia. Occasione ghiotta che Faraone non si è lasciato sfuggire, rinfacciando a Crocetta la solita antimafia di facciata. Accusa contraddittoria, perché dell’antimafia di facciata di Crocetta i renziani siciliani sono parte integrante attiva. Infatti, sono anche loro a far parte dell’attuale governo regionale nel quale, oltre allo stesso Crocetta, ci sono anche gli esponenti di Confindustria Sicilia, che in fatto di antimafia di facciata non prendono lezioni da nessuno, se è vero che con questa antimafia di facciata hanno costruito le proprie carriere.

Ancora una volta Crocetta ha dimostrato di essere inadeguato. Sembrava un po’ rinsavito, soprattutto da quando ha deciso di mettersi contro i renziani siciliani che, con l’Assessore all’Economia, Alessandro Baccei, hanno dissanguato e vogliono continuare a dissanguare la Sicilia. Ma poi, forse temendo di perdere chissà che cosa (è evidente che Crocetta non esclude lo scioglimento anticipato dell’Ars a maggio per l’impossibilità, da parte dello stesso Parlamento dell’Isola, di approvare il Bilancio 2015 e, quindi, pensa a un’improbabile poltrona romana che solo una lista bloccata potrebbe assicurargli: dopo tutto quello che ha combinato e che continua a combinare nessun Siciliano sano di mente lo voterebbe), si è ‘scarapicollato’ alla Leopolda sicula, magari pensando: “Mi sputtaneranno, ma almeno salverò una mezza poltrona dopo i disastri che ho fatto e che mi hanno fatto fare a Palazzo d’Orleans”.

A nostro avviso, Crocetta ha sbagliato ancora una volta i conti. Aveva iniziato a prendere le distanze da Baccei (che non è un Marziano atterrato in Sicilia, ma il braccio destro di Delrio, quello che ha scippato alla Sicilia il già citato miliardo e 200 milioni di euro), ma è andato a far “visita” ai renziani. Ora, egregio Presidente, non si può essere contro Baccei – che vorrebbe massacrare forestali, Corpo forestale, precari, dipendenti regionali, Comuni, ex Province – e poi recarsi alla kermesse organizzata dagli stessi alleati e protettori di Baccei. Se lei non è nemmeno in grado di capire questi passaggi politici elementari – da equazione di primo grado, per l’appunto – forse è meglio che sia lei stesso a staccare la spina del suo ‘sconbiccherato’ governo.Rosario Crocetta

Quanto alla Lepolda sicula, beh, poco da dire. A parte le solite ‘pupiate’ con i selfie delle solite donne in politica (prima le ha proposte Berlusconi, ora le ripropone Renzi, che in fondo dell’ex Cavaliere è un degno allievo!), che sorridono ad effetto Marylin e promettono: «Cambieremo la politica, cambieremo la Sicilia» e bla bla. Poi l’auto-celebrazione dei “capi” e l’impegno nei “tavoli tematici” (chissà quali aulici argomenti saranno stati affrontati! Supponiamo che il 70 per cento dei giovani siciliani disoccupati, piuttosto che trovare un lavoro, non vedono l’ora di sapere di cosa hanno discusso i renziani siciliani nei loro “tavoli tematici”).

Ma quello che ci ha veramente colpito è la presenza massiccia di gente pronta a riciclarsi nel “nuovo” di Renzi. Già nei giorni scorsi, a Sala d’Ercole, c’è stato “l’antipasto” di quello che si “mangerà” nel PD siciliano con l’arrivo di quattro transfughi. Sono i parlamentari di Articolo 4 quasi tutti ex democristiani o esponenti della vecchia politica – che vanno ad “arricchire” il Partito Democratico siciliano, tra affari, clientele e camarille. Sabato e domenica si sono, invece, presentati gli esponenti della “società civile”, pronti a saltare, con la solita straordinaria abilità, sul carro di Renzi, che viene dato per sicuro vincitore, visto che dietro ha la signora Merkel e lo stesso Berlusconi, destinato ad appoggiare l’attuale capo del governo italiano, sacrificando il proprio partito, ormai ridotto un colabrodo, per proteggere le proprie aziende. In questo squallore totale, dove stanno venendo meno le ragioni ideali della politica, sguazzano Renzi e i ‘renzini’. Il tutto mentre la Sicilia, derubata di oltre 5 miliardi di euro perché trasformata nel bancomat del governo Renzi, affonda, affonda, affonda…

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